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I SINDACATI SONO COME GLI ENTI DI STATO? E' QUEST'ULTIMO CHE PAGA LE QUOTE DI ISCRIZIONE... LO STATO DEVE RESTARE FUORI DAI RAPPORTI TRA PRIVATI

Comunicato ·

Firenze, 18 Ottobre 2006. Pochi si sono accorti di una norma del dl fiscale n.262 collegato alla Finanziaria e gia' in vigore dallo scorso 4 ottobre. E non poteva essere diversamente visto il modo in cui e' stato stilato l'articolo 2 al comma 15: "l'articolo 17 comma 1 del decreto legislativo n.241/1997 si interpreta nel senso che le disposizioni dallo stesso previste si applicano anche ai contributi stabiliti dalla legge 4 giugno 1973 n.311". Chiaro, no? Nello spirito di una perfetta trasparenza dello Stato e delle sue leggi, cavallo di battaglia della politica di questo Governo, abbiamo ora un ennesimo e fulgido esempio... lasciamo perdere...
L'art.17 comma 1 etc.. e' quello che istituisce il meccanismo di compensazione (con il modulo F24) per i contribuenti titolari di partita Iva dei crediti con le imposte, i contributi dovuti all'Inps e le altre somme dovute allo Stato, regioni ed enti previdenziali. La legge 311 riguarda i contributi "associativi dovuti dagli iscritti alle associazioni sindacali a carattere nazionale nonche' i contributi per assistenza contrattuale che siano stabiliti dai contratti di lavoro". Quindi il datore di lavoro che oggi trattiene in busta paga la quota associativa del sindacato per poi versarla allo stesso, potra' non darla piu' al sindacato direttamente ma evincerla da un credito di imposta che ha verso lo Stato, che poi -e non si sa come- provvedera' a versare il dovuto al sindacato medesimo.
A parte il fatto che non si capisce perche' non abbiano scritto le cose chiare nell'art.2 del dl (forse se ne vergognavano e volevano che passasse sott'occhio?), pur essendo un sistema di riscossione che alla fine dovrebbe far tornare i conti per tutti, non si comprende perche' lo Stato debba svolgere parte attiva in queste transazioni (che gratis non sono) e perche' il sindacato (associazione privata) debba essere equiparato agli enti pubblici e all'Inps. Se succede cosi' per il sindacato, perche' non potrebbe essere altrettanto per chi si iscrive, per esempio, all'Aduc? A parte il fatto che noi -ovviamente- rifiuteremmo un tale privilegio, questo sistema proprio non ci torna anche se gli imprenditori, non sborsando liquidi, potranno monetizzare il loro credito (e quindi gestirlo -in teoria- meglio) e lo Stato liquidera' meno crediti e quindi (sempre in teoria) spendera' meno. Questi ipotetici e dubbi vantaggi valgono la creazione di privilegi a cui, come sempre succede nel nostro Paese per le diverse corporazioni, aspireranno in diversi? Di fronte a questi dubbi non possiamo che ribadire che lo Stato non deve mettere il naso nei rapporti tra privati, se non disciplinandone i limiti perche' non offendano altri e se medesimo... ma forse stiamo solo sognando uno Stato che non c'e e che pochi vorrebbero.....

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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