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Smog e blocco auto. Si diffonde il virus del fare anche se non serve a niente? Come difendersi
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Comunicato di Vincenzo Donvito
20 febbraio 2010 15:37
 
Per la prossima domenica 28 febbraio sono molte le citta' in cui, per combattere lo smog, e' previsto il blocco del traffico. Ogni Sindaco ha una sua motivazione. Il top e' quella del primo cittadino di Firenze, Matteo Renzi: “anche se non serve a niente”. L'importante e' esserci? Sembra proprio di si', visto che abbiamo un passato glorioso di blocchi del traffico che non sono serviti a niente... e l'abitudine permane. Di domenica, poi, con il traffico drasticamente ridotto rispetto a qualunque altro giorno della settimana, la decisione, dal punto di vista ambientale, e' ancora piu' sintomatica per dimostrare -se ancora ce ne fosse bisogno- che non serve a nulla. Sara', come dice il ministro Ignazio La Russa, che e' un'indicazione culturale... se lo dice lui, che guida il dicastero della Difesa....
Sembra quasi che che ci sia un virus, quello del fare, che si stia diffondendo a macchia d'olio. Visto che e' lo stesso virus che in questi giorni ci viene sempre ricordato come caratteristica di certe azioni del Governo, siamo preoccupati. Il virus del fare e' quello di una Protezione Civile che, per civilmente proteggerci meglio, lo fa in ogni ambito anche se non si tratta di terremoti e disastri..
Il virus del fare dei nostri Sindaci contro lo smog sembra avere le medesime caratteristiche, ma i Sindaci non hanno i soldi della Protezione Civile e costruiscono poco e, pur sottraendo la percentuale che va alle mazzette, lo fanno anche male: come quel tram fiorentino che ci ha messo dieci anni e costi moltiplicati per comparire su un binario di pochi chilometri che, per esempio in una citta' come Milano, servirebbe ad un settore marginale di una estrema periferia.
Che fare? Come abbiamo reagito al virus dell'influenza A: non sentire cio' che dicono le autorita', rispettarle facendogli 'marameo' e non arricchendo le casse comunali con infrazioni, ma facendo tesoro delle loro incapacita' e del nostro innato senso di sopravvivenza, soprattutto alla stupidita' istituzionale.
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