SONDAGGI. QUANTO VALGONO?
Roma, 12 novembre 2003. I sondaggi europei ed italiani effettuati sul diffuso sentimento antisemita hanno creato grande scompiglio. Ci chiediamo quanto valore dobbiamo attribuire a questo tipo di rilevamenti. I due elementi importanti di un sondaggio sono la rappresentativita' e il metodo. Il campione preso in esame deve essere esemplificativo della popolazione intervistata, requisito certamente non soddisfatto dalle analisi fatte da media (radio, tv, giornali), proprio perche' si rivolgono ad un campione non significativo, che puo' variare moltissimo nel corso di una giornata e in relazione al mezzo scelto. Fare domande telefonicamente, anche ad un campione rappresentativo, dalle 19 alle 21 (come spesso si fa), ha grosse controindicazioni perche' ci si rivolge a persone che in quella fascia oraria sono in tutt'altre faccende affaccendate (la cena, i rapporti familiari, ecc.). Cercare di liquidare lo scomodo intervistatore, rispondendo affrettatamente e con superficialita', e' probabilmente l'atteggiamento comune ai piu'. Che valore hanno queste interviste? Sarebbe meglio fissare un appuntamento e formulare domande scritte, ma tutto questo ha dei costi e dei tempi aggiuntivi. Alle fine si sceglie il metodo piu' rapido e meno costoso, cioe' quello meno veritiero. Quanto ai contenuti della domanda ci si puo' sbizzarrire. Chi risponderebbe affermativamente alla seguente domanda: lei e' favorevole all'inquinamento, alla guerra e all'aumento dei prezzi? Ovviamente nessuno e se la successiva domanda riguarda un soggetto o una situazione che si desiderano colpire, l'effetto sara' probabilmente quello voluto, cioe' l'abbinamento della negativita' (inquinamento, guerra, aumento dei prezzi), con le persone o il contesto individuati. Anche in questo caso l'indagine perde valore e serve solo a suffragare le posizioni di chi ha ordinato il sondaggio. Quindi? Consigliamo di prendere i sondaggi, e le successive considerazioni, con beneficio di inventario.
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