TASSE E FLESSIBILITA' DEL LAVORO. COME SI TORNA AL LAVORO IN NERO
Roma, 30 Marzo 2006. Nel programma del candidato alla Presidenza del Consiglio, per il centro-sinistra, Romano Prodi, c'e' scritto che si tagliera' il costo del lavoro di 10 miliardi annui di euro, necessari per diminuire di 5 punti il cuneo fiscale nel primo anno di governo e questo si fara' con la rimodulazione del costo del lavoro fra stabile e precario, diversa tassazione delle rendite finanziarie, lotta all'evasione fiscale. Ci siamo gia' soffermati sul secondo punto (1), oggi consideriamo il primo. Rimodulare il costo del lavoro fra stabile e precario significa aumentare le tasse su quest'ultimo, cioe' sul mondo variegato del lavoro flessibile. Questa operazione dovrebbe indurre i datori di lavoro a preferire i contratti a tempo indeterminato sul quale tasse e contributi incidono per il 52,7%. Anche a voler diminuire il cuneo fiscale e innalzare le aliquote per quello flessibile si avra' sempre una sostanziale differenza di costi tra stabile e precario. Quale datore di lavoro vorra' pagare di piu'? Anche il popolo delle partite Iva sara' soggetto ad un incremento di tassazione. Cosa succedera'? Che il datore di lavoro o il lavoratore autonomo con Iva reagiranno all'aumento delle tasse con l'evasione o l'elusione fiscale. Diminuiranno le fatture e le varie tipologie di prestazioni flessibili e, quindi, anche il gettito fiscale previsto diminuira'. Per inciso aggiungiamo che la diminuzione del cuneo fiscale e' ben vista da Confindustria e sindacati, cioe' da coloro che poco hanno a che fare con il popolo delle partite Iva e con i lavoratori precari.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
(1) Si veda: clicca qui
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