TASSE SULLA BENZINA. INTERVENTI ALLA RADICE E NON SCONTI O SOSPENSIONI. L'ESPERIENZA DEL 2001 DOVREBBE ESSERE PUR SERVITA A QUALCOSA ...
Firenze, 20 maggio 2004. C'e' aria di intervento del Governo in materia di accisa della benzina. Le richieste del ministro delle Attivita' Produttive, Antonio Marzano, al suo collega dell'Economia, Giulio Tremonti, sono partite. E i presupposti che non siano la solita "pezza", nelle parole del ministro Marzano, non dovrebbero esserci: ma, a nostro avviso, si tratta pur sempre di paroline che, quand'anche fossero prese in considerazione, di fatto non affronterebbero la situazione alla radice, divenendo di fatto una "pezza".
Questo varrebbe in entrambe le possibili soluzioni fiscali: quella dello sconto e quella della riduzione.
Nel primo caso -lo sconto- l'esperienza conclusa nel 2001 dovrebbe pur aver insegnato qualcosa: con lo sconto fiscale di 50 lire il mercato non subi' alcun movimento, cosi' come rimase immobile con la fine dello stesso; gli unici a rimetterci furono i contribuenti e lo Stato. I primi perche' per un periodo di tempo si trovarono a pagare per qualcosa che non consumavano; il secondo perche' diminui' i suoi introiti fiscali.
Nel secondo caso -la riduzione-, per generoso che potrebbe essere il ministro Tremonti, stiamo sempre parlando, per il consumatore finale, di piccoli importi che, siccome crediamo che il nostro ministro non abbia una filosofia da bancarottiere, da qualche altra parte dovrebbe compensare per questo mancato introito ... e quindi il contribuente comunque ne risentirebbe con un esborso da qualche altra parte. Non solo, ma e' logica generale che quando si mette mano a qualcosa in materia fiscale, nella fase dello spostamento del prelievo da un settore ad un altro, se l'importo precedente era per esempio 5, il nuovo come minimo diventa 6, foss'anche sbriciolato in 3+3 o 2+4 o 1,5+2+2,5, etc.. e quindi anche la beffa di un aumento contributivo.
Il problema, quindi, ci sembra di tutt'altra stazza che non una letterina di un ministro ad un suo collega. Va affrontato alla radice, ponendosi tre domande: 1) e' giusto un prelievo fiscale del 70%? 2) E' giusto che la distribuzione sia per il 43% in mano allo Stato, tramite la Agip-Ip? 3) In quella che dovrebbe essere un'economia di mercato, non e' stridente il fatto che lo Stato sia nel contempo controllore e controllato, stabilendo cioe' regole che per circa la meta' del mercato e' lui stesso che deve rispettare, e drogando il mercato perche' oltre agli introiti dalle vendite -come i suoi concorrenti- ha anche introiti fiscali, che i suoi concorrenti non solo non hanno, ma devono pagare al loro principale concorrente?
Se non si trova una risposta precisa a queste tre domande, qualunque soluzione sara' trovata, sara' sempre provvisoria e negativa.
La liberalizzazione a meta' (quindi finta), con queste determinanti componenti distorsive della concorrenza, ci fa essere nell'ibrido odierno e con soluzioni "toppe" e la classica aspirina contro il cancro.
A nostro avviso le soluzioni sono solo due: monopolio o libero mercato. E relativo coraggio di fare scelte precise da parte dei nostri governanti e legislatori.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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