TORNA IL MINISTERO DEL TURISMO? NO GRAZIE. EFFICIENZA, ECONOMICITA' E QUALITA' HANNO SOLO BISOGNO DEL MERCATO NON DI ASSISTENZIALISMO
Firenze, 13 aprile 2006. Attenuata (per ora) la buriana elettorale, ecco che le categorie economiche cercano di "passare all'incasso". E' il caso dell'Astoi, l'associazione dei tour operator, che con il suo presidente, Giuseppe Boscoscuro, fa sapere di perorare la reintroduzione del ministero del Turismo e la cassa integrazione per quelle aziende che, sotto i cinquanta dipendenti, entrano in crisi in seguito ad eventi naturali o internazionali come catastrofi e terrorismo.
Siccome stiamo parlando di uno dei settori trainanti della nostra economia, che coinvolge non pochi italiani sia come produttori che consumatori, e avvicinandosi il periodo di punta dei bilanci (in ripesa dopo le leggere crisi degli anni passati, che con la paura hanno bloccato non pochi viaggiatori), crediamo sia il caso di evitare che si vada solo in una direzione corporativa e, alla fine, dannosa per tutto il Paese.
Il ministero del Turismo. A Cosa serve? Ci dicono che dovrebbe promuovere meglio l'immagine del nostro Paese all'estero e meglio coordinare i budget delle singole regioni, nonche' per migliorare, con finanziamenti e incentivi fiscali, le strutture ricettive italiane. Non si capisce perche' un ministero (abolito con referendum alcuni anni fa) dovrebbe servire alla bisogna: quali poteri miracolistici avrebbe rispetto alle singole volonta' delle regioni e delle citta'? A noi sembra solo un orpello burocratico che tende a centralizzare un'attivita' di promozione e controllo che, proprio per il tipo di offerta e domanda, e' invece legata molto ad un territorio che definire univoco ci sembra molto azzardato. Per capire: servirebbe un ministero del Turismo per l'Ue? Vien da sorridere al solo pensiero. E l'inutilita' sarebbe la stessa anche per quello nazionale. Abbiamo il timore che la sua reintroduzione possa solo servire a dare burocrazia e a spendere soldi che invece lo Stato potrebbe usare in modo diverso. Non e' un caso, infatti, che si auspica anche la cassa integrazione, cioe' i soldi di tutti i contribuenti per foraggiare l'incapacita' aziendale di chi, nel settore, sa solo campare sugli allori. Quali sarebbero i vantaggi per i consumatori con questa ventata di assistenzialismo e di burocrazia? Che tutti i costi aumenterebbero, a partire dalle tasse, che' da qualche parte lo Stato questi soldi li dovra' pur trovare.
No, c'e' piu' di qualcosa che non ci torna. E valga l'esempio di quel che sta accadendo nel trasporto aereo, dove le uniche aziende che chiudono i bilanci in positivo, sono quelle low-cost (con questa politica aziendale anche per la gestione, non come faceva la defunta Volareweb), che fanno sentire la loro presenza sul mercato graffiando e facendosi concorrenza, e dove quelle che sono in difficolta' (Alitalia in primis) sono solo quelle che fanno pagare un volo Milano/Roma quasi come un volo per New York. C'e' sempre piu' persone che prendono l'aereo grazie a questo nuovo mercato, perche' non dovrebbe essere altrettanto per chi prenota i tour all'estero o in Italia o prenota un albergo o un villaggio? Non c'e' piu' neanche la scusa della valuta debole, da quando abbiamo l'euro. E perche' per attirare clienti le offerte, oltre ad essere economiche, non dovrebbero essere anche con migliori standard di qualita' e sicurezza? E' il mercato che crea queste condizioni, mentre cio' che oggi viene chiesto dall'Astoi e' il perfetto contrario.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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