Tremonti, dpef e numeri ballerini
"Abbiamo il terzo debito pubblico senza essere la terza economia mondiale. Ridurre il deficit senza alzare le tasse", dice il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Potremmo ricordare al ministro che e' stato tale per quasi cinque anni (2001-2006), e che non ci pare che abbia fatto molto per ricondurre a normalita' un debito elevatissimo. Il caso Alitalia e' stato emblematico: invece di avviare un serio programma di ristrutturazione, come avevano fatto altre compagnie aeree, si e' supportata l'Alitalia per ben 3,332 miliardi di euro (2002-2005) senza alcun risultato. Ora con il Dpef in discussione in Parlamento si continua a giocare con i numeri: si prevedono fabbisogni per cifre iperboliche, 46,1 miliardi, quando a giugno ci si e' attestati su 23,5 miliardi che e' l'ordine di grandezza della spesa annuale, perche' il fabbisogno cresce prevalentemente nei primi sei mesi dell'anno per poi livellarsi sui valori del primo semestre. Basterebbe guardare i dati forniti dal ministero dell'Economia degli anni passati per rendersene conto. Insomma, come dice un vecchio proverbio "si piange il morto per fregare il vivo". E chi sarebbe il vivo? Il contribuente, al quale era stata promessa la diminuzione delle tasse, alla quale, vista la situazione tragica delle casse dello Stato, non si puo' dar corso. Basterebbe razionalizzare le spese per avere un sostanziale riduzione delle spese. A proposito che fine ha fatto la Commissione ministeriale sui conti pubblici, che aveva proprio il compito di razionalizzare la spesa?
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