Venerdì 5 giugno 2026
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VATICANO E PREVENZIONE AIDS

Comunicato ·

E' OPPORTUNO CHE LE OPINIONI CONFESSIONALI RESTINO TALI E NON SI TRASFORMINO IN NORME E SIANO SUPPORTATE DA POLITICHE DELL'ONU
Firenze, 13 ottobre 2003. Alcuni giorni fa il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, responsabile del Consiglio Pontificio per la Famiglia, in una intervista alla britannica Bbc ha sostenuto che i preservativi lasciano passare gli spermatozoi e quindi il virus dell'Hiv. Pronta la smentita dell'Organizzazione Mondiale della Sanita': il suo portavoce Fedela Choub ha fatto sapere che tutti gli studi dimostrano che l'uso del preservativo e' efficace al 90% contro la trasmissione dell'Hiv, e quel 10% che rimane fuori e' dovuto solo ad un cattivo uso dello stesso. A conforto del Vaticano si e' poi mossa la Chiesa cattolica africana che, dal suo XIII Simposio delle Conferenze Episcopali riunito a Dakar in Senegal, ricorda che il preservativo e' responsabile dell'infezione perche' favorisce la promiscuita' sessuale.
Non ci interessa entrare nello specifico delle affermazioni del Vaticano, foss'anche -come in questo caso- facciano a cazzotti con l'evidenza: sottomettere il proprio pensiero e comportamento -anche in campo scientifico- ai dettami di una ideologia (religiosa o meno che sia), comporta di ritrovarsi in queste situazioni. Ognuno e' libero di scegliere.
Ma la questione ci preoccupa quando questa liberta' di scelta viene usata perche' altri non abbiano la stessa liberta' (di fare prevenzione con il preservativo, come nel nostro caso).
Il problema nasce perche' lo Stato Citta' del Vaticano siede all'Onu con gli stessi poteri di altri Stati, e non delle altre confessioni religiose o altre Ong (Organizzazioni non governative). Per cui da una posizione prettamente confessionale di una organizzazione confessionale che si chiama "Stato" per un semplice gioco delle parti, si condizionano decisioni che, come nel caso del nostro preservativo, non necessitano proprio di posizioni ideologiche, ma pragmatiche, scientifiche e esperenziali.
Perche' ognuno sia libero di esprimere le proprie opinioni, ma perche' questo non comporti una ecatombe al pari dei 30 milioni di africani che sono infettati dall'Hiv, occorre che ognuno svolga un proprio ruolo rispetto alle proprie funzioni: chi si rivolge alle coscienze degli individui e' bene che continui a farlo di per se', ma imporre questa comunicazione nelle leggi e nelle norme di organismi internazionali rappresentativi non delle coscienze ma degli Stati, si rasenta solo una responsabilita' nella pandemia dell'Hiv in atto.
Per queste ragioni continuiamo e rilanciamo l'iniziativa in atto della petizione al segretario generale delle Nazioni Unite, per cambiare lo status della Chiesa Cattolica Romana in seno alle Nazioni Unite. Nella qualita' di "Stato non-membro Osservatore Permanente", il Vaticano ha il vantaggio di uno status che, nell'ambito della Conferenza delle Nazioni Unite, gli consente di votare come gli altri Paesi. Ci sembra un discutibile metodo politico quello di concedere i privilegi di un Governo a chi, nei fatti, e' un'organizzazione religiosa. Lo Stato del Vaticano (il Governo della Chiesa Cattolica Romana) fornisce contributi positivi all'Onu per la pace e la giustizia, ma cio' non giustifica equiparare un'istituzione religiosa ad uno Stato. Consigliare e' un discorso, decidere e' un altro.
L'iniziativa e' a livello mondiale, promosso dal gruppo Usa "Catholics for a Free Choice" (Cattolici per una libera scelta), e sono centinaia i gruppi e le associazioni che vi hanno aderito e la stanno promuovendo. Sul portale dell'Aduc oltre alla petizione da firmare ci sono anche anche tutte le piu' esaudienti spiegazioni del caso: clicca qui
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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