VIOLENZA STADI. PARTITE SOLO IN TELEVISIONE MENTRE SI ORGANIZZA LA PRIVATIZZAZIONE
Firenze, 3 Febbraio 2007. Erano anni che tutti giravano intorno al problema: mobilitazioni gigantesche di forze dell'ordine, citta' e quartieri assediati da facinorosi che distruggono tutto al loro passaggio, treni blindati e gratuiti per persone che vanno alle partite con il preciso intento di fare violenze su tutto cio' che appartiene alla fazione opposta, innocenti finiti in mezzo a scontri, etc etc... scene di ordinaria follia a cui tutti, abitando in qualunque citta' italiana siamo sottoposti per soddisfare il desiderio frustrato di supremazia di persone che fanno della violenza il loro unico metodo di espressione.
Una volta erano le arene in cui combattevano i gladiatori fino alla morte, e il popolo plaudeva alla decisione dell'imperatore di donare vita o morte al vincitore e allo sconfitto, oggi ci sono le partite di calcio. Il rituale e' il medesimo e fintanto che non ci e' scappato il morto, tutti hanno fatto finta di non vedere e di non comprendere la medesima ritualita' e violenza, pur a distanza di migliaia di anni tra l'impero romano e il nostro regime democratico.
L'importante e' non farsi prender dall'emozione, sospendere le partite per qualche settimana e poi ricominciare come se nulla fosse accaduto.
In attesa di una auspicabile privatizzazione della gestione degli stadi e relativa sicurezza sul modello britannico, per non bloccare tutto c'e' solo da trasmettere le partite in televisione, rimborsando coloro che hanno pagato per gli abbonamenti agli stadi. Un metodo per non fermare la macchina del calcio e tutto il relativo indotto e per non prendere decisioni affrettate anche sulla medesima privatizzazione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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