Mercoledì 15 luglio 2026
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India e cannabis: da pianta sacra a sostanza illegale, cresce il dibattito

Condominio ·

L'India è spesso considerata il luogo d'origine della cultura globale della cannabis, eppure oggi la pianta è illegale come in qualsiasi altro paese che aderisce alle convenzioni internazionali antidroga. Un paradosso storico e culturale che il sito TalkingDrugs ha ripercorso in un approfondimento sul dibattito in corso nel paese.

 

Le radici dell'uso del cannabis in India affondano in un passato remoto: nell'Atharva Veda, testo sacro indù risalente al 2000 a.C. circa, la pianta — chiamata ganja in sanscrito — è elencata tra le cinque erbe più sacre della terra ed è descritta come "liberatrice" e "fonte di felicità". La divinità Shiva è storicamente associata al bhang, la preparazione tradizionale a base di foglie e semi di cannabis, tanto da essere soprannominata "Signore del Bhang".

Questo retroterra millenario non ha però impedito la criminalizzazione della pianta. La proibizione fu introdotta sotto pressione occidentale durante il periodo coloniale britannico e successivamente consolidata con il Narcotic Drugs and Psychotropic Substances Act del 1985, che ha pesantemente criminalizzato la coltivazione, la vendita e il possesso delle infiorescenze e della resina di cannabis, creando un quadro normativo ambiguo che ha di fatto bloccato ricerca e sviluppo medico per decenni.

 

Il panorama legale attuale è però frammentato. Il bhang — ovvero le foglie e i semi della pianta — è ancora legalmente tollerato in molti stati, e i negozi certificati dal governo che lo vendono operano in diverse zone del paese, integrati nelle festività come Holi e Mahashivaratri. Le infiorescenze e la resina, al contrario, restano illegali a livello federale, con pene che possono arrivare a un anno di carcere per piccole quantità e fino a dieci anni per quantità superiori.

 

La contraddizione tra uso diffuso e divieto formale è stridente. Come racconta TalkingDrugs attraverso la testimonianza di un coltivatore anonimo della valle di Kullu, in Himachal Pradesh, intere famiglie praticano da generazioni la coltivazione clandestina sulle montagne himalayane, spesso in zone così remote da rendere i controlli di polizia poco più che simbolici. E nelle grandi città, il consumo è comune, sostanzialmente tollerato nei contesti religiosi — i sadhu (asceti induisti) fumano pubblicamente in cerimonie sacre a Varanasi senza essere fermati — mentre chiunque altro rischia sanzioni severe.

 

A gennaio, i giudici dell'Alta Corte di Delhi hanno ordinato al governo di rivedere l'attuale legislazione sulla cannabis entro sei mesi, avvicinando la scadenza di un provvedimento che tiene con il fiato sospeso attivisti e riformatori. Il movimento per la legalizzazione è rappresentato, tra gli altri, dal Great Legalisation Movement (GLM), fondato nel 2014 dall'ex giornalista Viki Vaurora, che ha organizzato le prime marce pro-cannabis in India nel 2017 e nel 2018 e ha aiutato pazienti oncologici ad accedere all'olio di cannabis.

 

Il dibattito sulla legalizzazione o depenalizzazione è però tutt'altro che semplice. Il sistema federale indiano rende difficile un'uniformità normativa nazionale: alcuni stati hanno già vietato l'alcol, e un approccio differenziato potrebbe portare a situazioni simili con la cannabis. C'è poi una questione culturale: secondo alcuni osservatori citati da TalkingDrugs, la società indiana tollera di fatto l'uso ma preferisce non affrontarlo apertamente, in una sorta di ipocrisia collettiva. Sul fronte politico, due anni fa il parlamentare Dharamvira Gandhi aveva proposto di legalizzare oppio e cannabis nel Punjab come alternativa all'eroina, segno che il tema non è del tutto fuori dall'agenda politica.

 

Dal lato economico, alcuni stati come Uttarakhand e Himachal Pradesh hanno già avviato programmi di coltivazione legale per uso industriale, puntando sul mercato globale della cannabis medicinale e della canapa. Il potenziale fiscale è rilevante: chi sostiene la legalizzazione ricorda che l'India ricava già enormi entrate dalla tassazione di alcol e tabacco, sostanze che molti studi indicano come più pericolose della cannabis.

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