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AUTORITA' GARANTI: CHIUDERLE O DARGLI PIU' POTERI
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Editoriale 
1 febbraio 1999 0:00
 
Le Autorita' Garanti sono state istituite per intervenire e consigliare li' dove sono in atto profonde modifiche del sistema economico, da quello monopolistico inaugurato in Italia negli anni '60 a quello di cosiddetto di libero mercato, su cui i Governi italiani hanno precisi impegni in sede comunitaria.
Una funzione, quindi, importante per associazioni come la nostra, che hanno come obiettivo prioritario l'abolizione di quei privilegi dello Stato che limitano la liberta' economica dei cittadini consumatori e utenti. Non e' un caso, infatti, che, da quando hanno cominciato a funzionare, si e' subito creato un certo attrito tra loro e quei poteri -statali e para-statali- che lucrano sulla conservazione dello status quo: le voci di ridimensionamento si sono fatte sentire, anche in Parlamento, dove si e' parlato anche di una loro mappatura, perche' "sarebbero sconosciute" quantita' e funzioni (incredibile, ma vero!): rimostranze che, visti gli ultimi avvenimenti, stanno dando alcuni risultati. Cosa sta succedendo? Il lavoro di queste Autorita', quando e' in dissonanza con quello del legislatore o del Governo, dove finisce, a cosa serve?
Finisce nel nulla, e quindi serve a questo nulla! Dalla funzione scandalosa dell'Autorita' delle telecomunicazioni, che si presta a fare da apripista alle richieste economiche del gestore monopolista della telefonia fissa, fino al piu' "frequentato", quello che dovrebbe garantire la concorrenza e il mercato.
L'Aduc, a ques'ultima Autorita', spesso invia memorie e richieste, e in questi giorni ci hanno risposto, accomunando, nella stessa data due quesiti che avevamo posto lo scorso 3 novembre e lo scorso 8 gennaio. Sul primo -relativo ad un ipotetico blocco oligopolistico dei prezzi delle automobili- ci hanno fatto sapere che per loro non c'e'. Per il secondo -relativo alla legge per la sperimentazione di nuovi punti vendita di giornali- ci hanno dato ragione.
E ci hanno ricordato un loro precedente intervento in materia, in cui tra l'altro si legge
"l'Autorita' aveva inoltre affermato che la liberalizzazione della distribuzione editoriale dovrebbe prescindere da regimi autorizzatori subordinati al rispetto di predefiniti parametri relativi alla domanda, in quanto e' dal libero gioco della concorrenza e del mercato che dovrebbe scaturire il numero ottimale di operatori";
e inoltre "la prescrizione relativa al mantenimento di un sistema autorizzatorio per i punti vendita non esclusivi di giornali introduce una ingiustificata differenza di trattamento tra punti vendita esclusivi e punti vendita non esclusivi, ..... ostacolando l'ingresso nel mercato ... per esercizi capillarmente diffusi sul territorio al fine di moltiplicare le occasioni d'acquisto dei giornali da parte dei consumatori. Il perseguimento coerente di questo obiettivo richiederebbe infatti una completa liberalizzazione delle modalita' d'ingresso nella distribuzione dei quotidiani e dei periodici".
Una risposta che non possiamo non condividere, ma sono riflessioni e indicazioni che non hanno fatto apportare alcuna modifica al testo approvato dal legislatore. L'Autorita', infine, ci ha fatto sapere che lo scorso 21 gennaio ha disposto l'archiviazione della pratica.
E allora? Fatta la legge -l'Autorita' in questo caso- gabbato lo santo? Sembra proprio di si', perche' il parere prettamente consultivo e non anche di indirizzo dei pronunciamenti dell'Autorita', fa si' che sia stata creata una struttura che, quando non si esprime come Parlamento e Governo, produce solo materiale per l'archivio; mentre, quando collima con potere esecutivo e legislativo, sono oro colato.
Cosi' e' successo lo scorso dicembre quando a precise -quanto immotivate dal punto di vista economico- richieste di Telecom per l'aumento delle bollette telefoniche nell'ambito della sua attivita' monopolista, l'Autorita' delle Telecomunicazioni del prof. Enzo Cheli, ha risposto esaudendo in parte le richieste: Telecom sa che per ottenere 100 deve chiedere 150, e cosi' aveva fatto anche in questo caso ...... e se l'approvazione avviene da parte del Garante per la liberalizzazione del mercato ...... dovrebbe tranquillizzare anche i piu' estremisti anti-monopolisti; ma noi -e non crediamo di essere isolati- non siamo nati ieri e siamo perfettamente consapevoli che quello di Telecom e del prof.Cheli e' il piu' tradizionale e diffuso metodo oggi vigente per far digerire le peggiori normazioni penalizzanti consumatori, utenti e liberta' di mercato, travestendole da innovazioni, magari anche con volti paciosi che dalla Tv di Stato ci vengono a raccontare che hanno fatto questo per il nostro bene e per quello della liberta' dell'economia. Infatti si sono convinti che la forza di persuasione delle loro parole pronunciate attraverso il tubo catodico obbligatorio, e ' tale che possono dire i classici "fischi per fiaschi", e siccome credono che i baffi o la permanente di chi parla e' "fulminante", si sentono tranquilli nel dire anche il contrario di cio' che fanno. Per fortuna che -essendo faziosi- non siamo noi a dire che lo scollamento tra dirigenti politici ed economici con i sudditi e' sempre piu' un baratro, ma sono gli stessi cittadini che vanno sempre meno a votare e seguono sempre meno le indicazioni di chi li governa.
E' evidente che queste Autorita', cosi' come sono, sono fumo negli occhi di consumatori e contribuenti, e macchine di articolazione del consenso per Governo e Parlamento. Quindi, o si cambiano o si chiudono.
(Vincenzo Donvito)

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