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Coronavirus ed economia: ci porterà a superare il paradigma della scarsità?
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Editoriale di Alessandro Pedone
31 marzo 2020 10:42
 
 Essere pessimisti o ottimisti, più che una questione di ragione, è una questione di predisposizione d’animo. Sia il pessimista che l’ottimista tende a giustificare il proprio atteggiamento con argomentazioni ammantate di razionalità ma, se si è un po’ onesti con sé stessi (e magari abituati ad osservarsi all’interno) si comprende facilmente che è una questione di predisposizione personale, in genere dettata da “abitudini mentali”. 
Io ho sempre trovato più conveniente essere ottimisti e da sempre cerco di vedere il lato positivo di ogni cosa che capita. 
Faccio questa premessa perché ciò che scrivo potrebbe anche essere preso come irriguardoso nei confronti delle tante persone che in questo momento soffrono a causa del Coronavirus. Il mio intento è quanto di più lontano da questo. Sono vicino a tutte le persone che in questo momento sono in prima linea negli ospedali e non intendo minimamente sminuire le loro sofferenze ed il loro impegno. 

Al tempo stesso ritengo che questo Coronavirus potrebbe essere, visto nel lungo termine, una delle più grandi benedizioni per l’intera umanità perché potrebbe far superare definitivamente il paradigma della scarsità. Nel 2013 scrissi un articolo su questo tema: “Scarsità e Prosperità”, ma i tempi non erano affatto maturi. Ne ero pienamente consapevole mentre scrivevo, ma ritenevo comunque giusto provare a gettare qualche “semino” culturale. Oggi queste cose, per chi sa leggere tra le righe, le scrive Mario Draghi sul Financial Times, il tempio della cultura economica dominante (per una sintesi in Italiano; per la versione originale).

Ritengo che oggi ci sia qualche speranza che, con il peggiorare di questa situazione, specialmente in USA, e l’eventuale ritardo di una cura, si arrivi a realizzare regole economiche assolutamente eccezionali che renderanno evidente alla popolazione che la scarsità - oggi - non esiste più per quanto riguarda i beni di prima necessità. Oggi la scarsità è generata artificialmente dalle regole del sistema monetario, ma è solo una questione di come regolamentiamo la moneta. 
Molti anni fa i beni erano scarsi e la moneta era scarsa. 
Oggi non è più così. I beni non sono affatto scarsi è - come “profetizzò” il grande Keynes - l’umanità è giunta finalmente alla possibilità materiale di cambiare il paradigma economico ed abbandonare il concetto di scarsità.

L’umanità è tecnologicamente in grado di soddisfare i bisogni primari di tutti. Non sarebbe più necessario lavorare per dovere, perché altrimenti non sappiamo “come mettere il piatto in tavola” o come avere un “tetto sopra le spalle” o “mettere un vestito addosso”. Le necessità di base possono tranquillamente essere soddisfatte dall’enorme eccesso di produzione che l’automazione genera oggi e genererà sempre di più in futuro.
Potremo lavorare per piacere, per seguire la propria predisposizione. La propria “missione” nel mondo. 
Affinché questo sogno si realizzi è necessaria una presa di coscienza collettiva che ciò che ci limita è solo una scarsità indotta essenzialmente dal modo in cui viene prodotta e distribuita la moneta. 
Esiste la convinzione diffusa e radicata che il denaro sia una merce scarsa. 
Non possiamo dare a tutti un reddito di base per soddisfare le prime necessità perché altrimenti “mancano i soldi” o perché altrimenti “si genera inflazione”. 

Questa convinzione è fortemente radicata. Si può tentare di smontarla con argomenti logici, ma è del tutto inutile perché non è una questione logica, è pre-logica, essenzialmente psicologica. Si mescola con il senso di giustizia, con il senso del dovere, con il senso della punizione, del peccato. Non è tanto una questione da economista quanto da psicologo. (Per chi “mastica” un po’ entrambe le discipline, appare piuttosto palese che la maggioranza degli economisti, specie quelli fedeli al paradigma dell’austerità, avrebbe un gran bisogno di psicologici, ma di quelli bravi… questo però è un altro discorso).

Ebbene, questo Coronavirus potrebbe - finalmente - costringerci, a toccare con mano il fatto che il denaro non è affatto scarso. Che il limite nella “produzione” del denaro è dato semplicemente dalle nostre capacità produttive. 
Quello che potrebbe diventare scarsa è la nostra capacità di produrre. Se l’ormai scontata crisi economica perdurerà troppo tempo, ci porterà via una parte importante del sistema produttivo ed allora è ovvio che avremo meno possibilità di immettere denaro per tutti. 
Il denaro, di per sé, se progettato bene, non può essere né scarso né abbondante. 
E’ il fatto di averlo pensato come una merce, una super-merce, a crearci tutti questi problemi. Ma la funzione chiave del denaro è quella di essere uno strumento per scambiare beni e servizi. 
Dire che non c’è denaro è come dire che non c’è il metro per misurare le cose. E’ un’affermazione senza senso. Certo che se creassimo scarsità relativa ai mezzi di misurazione questo genererebbe delle serie difficoltà alla nostra capacità di realizzare prodotti. Ma ciò non significa che il “metro” di per sé sia scarso!
Questo è ciò che stiamo facendo con il denaro.
Quello che dobbiamo capire è che tutto questo aveva perfettamente un senso molti anni fa. 
Non lo ha più adesso perché la nostra capacità di produrre beni e servizi, oggi, è enormemente, enormemente superiore al nostro reale fabbisogno, almeno per ciò che concerne i beni primari.  

Abbiamo urgentissimo bisogno di ripensare il modo in cui organizziamo gli scambi di beni e servizi. Abbiamo urgente bisogno di riprogettare il denaro stesso. 
Il denaro in circolazione deve essere in equilibrio con la capacità produttiva.
L’accumulo di credito così come l’accumulo di debito deve essere disincentivato dalle stesse regole di produzione, detenzione e scambio del denaro. 
Deve esserci una “fonte” continua di “denaro-mezzo-di-scambio” il quale deve avere un meccanismo di “auto-distruzione” nel caso in cui non venga impiegato.
Dobbiamo progettare un meccanismo che abbia sistemi di auto-regolazione al proprio interno. Ce ne deve essere sempre la “giusta” quantità di denaro. Né troppa, né troppo poca in relazione alla capacità produttiva dell’umanità (o della zona nel quale quel denaro circola).

Un tempo, molti anni fa, un siffatto modo di pensare il denaro prima di tutto non era necessario, perché l’umanità non si era ancora affrancata dai bisogni primari a causa della scarsa capacità di produzione, ma secondariamente non sarebbe stato neppure tecnicamente possibile, perché mancavano le capacità tecnologiche per organizzare e mantenere un siffatto sistema. 
Oggi, invece, abbiamo sia le capacità produttive che la potenza computazionale e l’infrastruttura di comunicazione per realizzare un sistema del genere. 
Ci manca solo ed esclusivamente la consapevolezza che tutto ciò sia concretamente realizzabile. Fino a quando non lo “vedranno” un numero sufficientemente ampio di persone, resteremo impantanati in questo sistema auto-lesionista.
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