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L'incapacità di governare: il caso dei consulenti finanziari indipendenti
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Editoriale di Alessandro Pedone
23 luglio 2014 12:29
 
Uno dei drammi di questo Paese è che, di fatto, qualsiasi governo si sussegua “non governa” nel senso che la gestione dell'ordinario, ovvero l'applicazione delle norme già votate dal Parlamento ha tempi biblici e totalmente inaccettabili.
Secondo un'indagine de “Il Sole 24-ore” a Luglio 2014 mancano ancora 511 decreti attuativi per l'attuazione di riforme varate sulla carta da Monti, Letta e Renzi, ma che restano sulla carta fino a quando il governo non emana i relativi provvedimenti attuativi.

Un caso emblematico di questa incapacità di governare di qualsiasi Governo è quello dei consulenti finanziari indipendenti. Nel lontano 2007 l'Italia ha recepito (già in ritardo) una direttiva europea sui servizi d'investimento (così detta: MIFID2,si pensi che in Europa stiamo discutendo della MIFID3...) la quale prevedeva, fra l'altro, la figura del consulente finanziario indipendente, cioè un libero professionista che, dietro il pagamento di una parcella, fornisce raccomandazioni sugli investimenti finanziari dei propri clienti. Fra le norme attuative necessarie per rendere pienamente operativa questa professione vi è la costituzione di un albo pubblico di questi soggetti. Dal 2007 ad oggi si sono susseguite, anno dopo anno, proroghe che, nelle more della costituzione di questo albo, consentissero a coloro che già operavano prima della modifica della norma, di continuare a svolgere la professione a tutela dei propri clienti-investitori.
L'ultima proroga, invece di essere annuale come le precedenti, è stata fatta solo per sei mesi poiché il Governo voleva in tutti i modi far partire l'albo entro questi sei mesi. Ebbene: la proroga è scaduta, ma l'albo non è ancora partito creando gravi disagi ad una categoria professionale, ed indirettamente agli investitori che ad essi si rivolgono, che già subisce una condizione di precarietà da anni per l'incapacità del Governo di fare il proprio mestiere.

Questo è solo un esempio di ciò che accade spessissimo. I media sono quasi sempre concentrati sulle novità legislative, ma quando il Parlamento delibera un provvedimento non è quasi mai immediatamente operativo. Servono una selva di provvedimenti ed è su questi provvedimenti che l'attenzione dei media dovrebbe concentrarsi.
La validità di un Governo dovrebbe essere valutata sulla capacità di smaltire l'insostenibile arretrato di provvedimenti attuativi perché è da quei provvedimenti che dipende l'incidenza delle decisioni, assunte sulla carta, nella vita di tutti i giorni dei cittadini.
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