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LA RAI DI ZACCARIA E LA PRATICA DI UN SERVIZIO PUBBLICO CHE AMMAZZA IL MERCATO E LA QUALITA' DELLO STESSO.
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Editoriale 
15 febbraio 1999 0:00
 
Senza stupore abbiamo letto le intenzioni del presidente della Rai, Roberto Zaccaria, sulla "scala mobile" che dovrebbe garantire alla Rai di mantenere il primato nel settore, senza rischiare di farsi scavalcare: quando le necessita' aumentano e non ci sono soldi dovrebbe essere modificato il livello di entrate da canone rispetto a quello della pubblicita': quest'ultimo dovrebbe crescere in percentuale. Questa pubblicita' nuova che arriva, sicuramente verrebbe erosa da quella della carta stampata che, molto spesso, e' solo parcheggiata in attesa di accedere al grande fratello. Allora, per non creare danno alla carta stampata andrebbe presa tra quella che viene diramata dalle tv private ... e come fare? Semplicemente abbassando il loro tetto pubblicitario, per cui le aziende, se vogliono continuare a fare pubblicita' televisiva, espulse dalla tv privata, troverebbero la rai ad aspettarle. Tutto questo, ovviamente, non dovrebbe seguire l'elastico del mercato, ma sarebbe imposto da un'Autorita': quindi sarebbero norme a cui e' obbligatorio per tutti rispettare.
Senza stupore! Perche' la Rai "di tutto, di piu' ...." e' ormai prevedibile nella sua linea di condotta e di proposta: il pensiero giuridico di riferimento e' un divenire continuo che non rispetta delle regole, ma che ha l'obiettivo di crearne sempre nuove allo scopo di servire chi ha gia' il potere, la Rai in questo caso, che, solo perche' investita di quello che chiamano servizio pubblico, ha diritto ad ogni concessione.
In questa guerra di no-mercato, combattuta ad armi impari dai contendenti (Rai e tv private), il modo arrogante in cui la Rai gestisce il suo potere sta portando ad un unico risultato: il decadimento della qualita' di quel servizio che dovrebbe dare agli utenti, e per cui percepisce soldi direttamente dallo Stato e dai cittadini che obbligatoriamente pagano il cosiddetto canone.
Noi siamo portati a credere che la qualita' nasca dalla concorrenza e dalla uguaglianza delle condizioni di partenza; proprio il contrario di quanto avviene oggi e di quanto vorrebbe rafforzare il presidente Zaccaria con la sua proposta di "scala mobile".
Siamo eccessivi? Passate una giornata a vedere la tv di Stato e, se riuscite ad arrivare alla fine della serata in condizioni mentali e fisiche non alterate, vi renderete conto che avrete sprecato questa giornata e diminuito notevolmente il livello di informazione e di formazione civica. Una situazione di scadimento del prodotto che e' determinata dalla rincorsa al primato del mercato, piuttosto che alla qualita' del servizio: proprio il contrario di quello che dovrebbe fare un servizio pubblico.
Stiamo inoltre aspettando i famosi bilanci separati (quelli per la tv pubblica e quelli per la tv commerciale) che il commissario europeo Van Miert ha chiesto alla Rai, perche' dimostri che i soldi versati obbligatoriamente dagli utenti che possiedono un apparecchio televisivo, non vengono utilizzati per fare concorrenza alle tv commerciali. Anche se il presidente Zaccaria dice che sono pronti, nessuno li ha ancora visti, e il vero e proprio reato di abuso di posizione dominante continua ad essere consumato, sempre con il venir meno della qualita'.
Il referendum dove gli italiani avevano indicato la strada della privatizzazione della Rai, inoltre, sta per essere maciullato sempre dal presidente Zaccaria, che intende applicarne lo spirito cambiando solo il nome ai proprietari, ma non il portafoglio: in perfetta linea con il meccanismo di privatizzazione delle aziende pubbliche che si e' messo in moto da alcuni anni. Infatti il progetto di privatizzazione prevede che l'attuale proprietario conservi un pacchetto del 51%, mentre il restante 49 dovrebbe essere frammentato tra investitori istituzionali e, fino ad un massimo del 10%, tra i dipendenti dell'azienda.
Mercato? Borsa? Gare per aggiudicarsi un pacchetto? Tutte cose estranee all'azienda Rai che il presidente Zaccaria valuta 25 mila miliardi.
Questo e' il quadro della situazione, dove noi utenti svolgiamo l'esclusivo ruolo di sudditi paganti. Come abbiamo gia' detto in altre edizioni di questo giornale, ci sono metodi per non pagare il canone, ma senza soluzioni definitive, solo galleggiamenti che fidano su lentezza e non-volonta' dell'autorita' per impedire l'uso del televisore. Nel frattempo (di qualcosa di piu' sostanzioso) pensiamo che valga la pena utilizzarli.
(Vincenzo Donvito)

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