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10/06/2026 – 16/06/2026
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Questa settimana la newsletter affronta questioni centrali per i diritti dei consumatori e della cittadinanza: dalle decisioni giudiziarie che tutelano anziani in RSA e lavoratori sfruttati, ai diritti dei migranti nei centri di permanenza, fino alle dinamiche geopolitiche che trasformano il narcotraffico in arma di guerra. Accanto alle sentenze che definiscono obblighi contrattuali e risarcimenti, analizziamo anche i rischi di nuove frontiere tecnologiche e finanziarie, dove consumatori e cittadini rischiano di rimanere ai margini.
In questo numero
EDITORIALE
→  Il fascismo e l’antifascismo 
LA PULCE NELL'ORECCHIO
→  Dossier Amendolara: 'Assassinati per lavoro'
OSSERVATORIO LEGALE
→  RSA e malattie cronico-degenerative: Tribunale di Firenze dichiara nullo il contratto e condanna la struttura a restituire quasi 68mila euro
→  Malattia prima della vacanza: si ha diritto al risarcimento
→  Alzheimer in RSA: la Cassazione conferma che la retta è a carico del SSN
→  Immigrati. Illegittimo trattenimento in CPR. Cassazione: risarcimento possibile anche senza impugnare provvedimento
→  Aiuti familiari non contano per l'assegno di mantenimento. Cassazione
→  Anche in caso di distacco dal condominio, gli oneri per le parti comuni sono dovuti
→  Casa. Si può ricorrere in urgenza per immissioni sonore intollerabili
ARTICOLI
→  Narco-presidenze: quando il potere politico si mescola al traffico di droga
→  Cartelli messicani della droga si estendono in Africa
→  Burocrazia italiana e migrazioni
→  Piantedosi e i Cpr. Sicurezza, bluff e ideologie
→  Rincari biglietti tpl Firenze. Quando la matematica è un’opinione che serve a coprire incapacità
→  La trappola che si ammorbidisce: il segreto fulmineo delle dionee
→  Social e divieti. Alimentare schiere di futuri delinquenti
→  Colombia, la guerra alla droga non finisce: pace in pezzi e coca ai massimi
→  Funghi allucinogeni e Alzheimer: cosa può rivelarci un caso straordinario
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 9 a 15 Giugno 2026
→  Osservatorio disservizi da 9 a 15 Giugno 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  MDMA contro il trauma del 7 ottobre: Israele sperimenta la terapia psichedelica per il PTSD
→  Rifugiati climatici: 45 milioni di sfollati senza tutele giuridiche
→  Stop USA a Fable 5 e Mythos 5: quando Washington spegne l'AI per tutti
→  Krugman: 'Elon Musk è uno schema Ponzi umano'
→  Narcotraffico e guerra ibrida: quando le droghe diventano arma geopolitica
→  Petro: la Colombia è alleata degli USA contro il narcotraffico
→  SpaceX desidera che gli investitori privati ​​contribuiscano al lancio delle sue azioni. Ecco cosa sapere prima di cliccare su 'acquista'
→  L’italiano medio, i campionati di calcio e la tv di Stato
→  Firenze, ecoturismo e pratiche educative
→  Trump sposta il fuoco della lotta antidroga verso il confine con il Messico
→  BCE alza i tassi: mutui e prezzi al dettaglio nel mirino
→  Com'è vivere nei paesi più sicuri del mondo nel 2026
→  Turismo responsabile e collaborativo.. e premiato
→  SpaceX porta il mercato azionario in un nuovo mondo
→  Quando gli occhi imparano dalle foglie
→  Assegnazione casa coniugale: cosa include?
→  'Maranza' nelle nostre città: perché il barbaro è di nuovo utile
→  Cripto Trump: famiglia guadagna 2,3 miliardi, investitori perdono altrettanto
→  Conti correnti e depositi UE: nuovi strumenti più redditizi per i risparmiatori
→  UE contro Russia: guerra fredda delle criptovalute con il XX pacchetto di sanzioni
→  Assegno Unico Universale. Svolta della Cassazione: spetta al genitore affidatario principale
→  Autovelox. Tutti omologati, niente più ricorsi? Non proprio
→  Figlio disoccupato? Il genitore non paga in eterno
GIANNINO
→  Il trattato di pace di Trump
IL CONDOMINIO
→  Anche in caso di distacco dal condominio, gli oneri per le parti comuni sono dovuti
STATI UNITI D'EUROPA
→  Ucraina in Ue. Urgente
NOTIZIE
→  U.E.U.E.. Responsabilità compagnie aeree. Accordo tra Consiglio e Parlamento
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→  MONDOMONDO. FBI e Google smantellano servizio di phishing cinese
→  ITALIAITALIA. PEC, phishing e spam in aumento
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Social vietati ai minori di 16 anni
→  ITALIAITALIA. Le esportazioni italiane hanno registrato ad aprile un balzo dell’8,8% 
→  MONDOMONDO. L’accordo tra Stati Uniti e Iran fa crollare il petrolio
→  USAUSA. Psilocibina: oltre 8 milioni l'hanno usata nell'ultimo anno
→  RWANDARWANDA. Dipendenze: superare lo stigma è la chiave per affrontarle davvero
→  MONDOMONDO. Nicotina proibita, mercato nero in crescita: i casi Australia e Thailandia
→  AUSTRALIAAUSTRALIA. Ricriminalizzare la metanfetamina ignora le prove scientifiche
→  SVIZZERASVIZZERA. La Svizzera dice 'no' al tetto di 10 milioni di abitanti
→  U.E.U.E.. Accordo sui diritti dei passeggeri aerei, le indennità rimangono
→  ITALIAITALIA. RSA di lusso: anziani legati alle carrozzine, la dignità non ha prezzo
→  ITALIAITALIA. 56% italiani riduce il lavoro per assistere figli e genitori. Sondaggio
→  ITALIAITALIA. CEDU condanna l'Italia: discriminati i Testimoni di Geova sull'otto per mille
→  U.E.U.E.. Irlanda spinge per un divieto UE dei social media ai minori di 16 anni
→  ITALIAITALIA. Cannabis terapeutica: i malati italiani tra carenza di farmaci e rischio patente
→  REP. CECAREP. CECA. Nuovi divieti su cannabinoidi sintetici e oppioidi
→  AMERICHE. Trump rivendica l'uccisione del capo narco del Tren de Aragua in Venezuela
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Agente di polizia indagato per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale al fine di 'creare prove'
→  ITALIAITALIA. Banche nemiche del clima. Dossier
→  SVIZZERASVIZZERA. Record si stappatura simultanea di bottiglie di vino
→  ITALIAITALIA. Il nuovo mercato della pizza
→  ITALIAITALIA. Donare il sangue fa bene alla salute?
→  ITALIAITALIA. Dal 1 Luglio i nuovi dazi per piccoli pacchi
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LETTERE
→  Auto in garanzia ferma in officina da 120 giorni: diritti e rimedi
→  Decreto ingiuntivo da finanziaria: opposizione o transazione senza avvocato
→  Note di credito su fattura: cosa significano e come chiedere chiarimenti
→  Avvocato irreperibile: cosa fare per tutelare la propria causa
→  Pay TV e rinnovo tacito: debito prescritto dopo 10 anni senza notifiche
→  Caparra confirmatoria non restituita: come agire per inadempimento del venditore
→  Ryanair: rimborso posto a pagamento per minore e posti speciali
→  Multa autovelox lungarno Aldo Moro Firenze: è contestabile?
→  Legge 104 e auto radiata per esportazione: si perde l'agevolazione?
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→  Firma scansionata sotto referto medico
→  Fondo pensione: aliquota 15% o 20% sul riscatto dopo i 5 anni?
→  Riparazione lavatrice non riuscita: rimborso o secondo intervento gratuito
→  Acconto affitto turistico non rimborsato: come recuperarlo
→  Addolcitore acqua condominiale: obblighi, accesso tecnico e analisi
EDITORIALE
15 GIUGNO 2026

Il fascismo e l’antifascismo 

· di Vincenzo Donvito Maxia
Bruno BD - Unsplash
Foto: Bruno BD — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Siccome il nostro Paese non ha ancora chiuso i conti col trentennio fascista del secolo scorso, ecco che non si perde occasione per ricordarcelo e, ognuno a modo suo, lasciare un segno.

Una fiera di libri a Roma, che l’anno scorso si distinse per le polemiche in seguito alla presenza di una casa editrice che pubblica libri fascisti, quest’anno ha chiesto ai partecipanti che intendono avere uno stand, una dichiarazione in cui si proclamano antifascisti. Non sappiamo se altrettanta dichiarazione è prevista per chi, consumatore, va a visitare questa fiera….

La presidente del Consiglio dei ministri, toccata sul vivo (non si capisce perché altrimenti avrebbe dovuto occuparsene) ha fatto sapere che per lei questa è censura.

Si sprecano le dichiarazioni pro e contro da tutte le parti politiche.

Siccome al ridicolo non c’è mai fine, ci aspettiamo che qualche sindacato chieda altrettanta dichiarazione per chi acquista un biglietto di un qualunque trasporto o vada a richiedere un certificato presso un qualunque ufficio pubblico…. e così via. Non vediamo nessuna differenza rispetto alla frequentazione di una fiera, anzi, trattandosi di servizi pubblici e non evento privato come questa fiera, sarebbe anche più logico, nella logica di pretendere il certificato.

Riguardo alla presidente Meloni, poi, non possiamo che invitarla a considerare che non si tratta di censura, visto che non si agisce contro qualcosa di legittimo (il fascismo di per sè non è legittimo), ma stupidità e paranoia di chi, non in armonia coi propri convincimenti, ha bisogno di ripetere in ogni luogo e occasione uno dei principi fondanti del proprio pensiero. Cioé: il mio pensiero è quello che per essere definito ha bisogno di dire che è contro il proprio avversario… non è quindi un pensiero che ha positività nel proprio intrinseco, ma che per dire quel che è, riesce a dire solo di essere contro una positività (il fascismo nel nostro caso). Proprio come quando qualcuno che, di fronte alla religiosità, si proclama ateo (senza dio), dando quindi valore al dio verso cui non ha fede e riconoscendo che il proprio pensiero è solo quello contro un dio. Ragionamento semplice ma non molto in voga nell’impero dei “teismi” e delle ideologie che si affermano ammazzando o denigrando i propri avversari.

E mentre Benedetto Croce ci ha martoriato col suo “non possiamo non dirci cristiani” mentre in contemporanea viene eretto a padre del pensiero liberale (cioè il contrario). oggi ci ritroviamo con quelli che “non possiamo non dirci antifascisti” che vengono tacciati di censori da parte di chi - Meloni - sembra che non abbia cambiato opinione sul trentennio fascista e che, puntualmente, partecipa, a nome di tutti gli italiani, alle commemorazioni del 25 aprile e del 2 Giugno, feste per eccellenza di una storia dell’Italia che ha superato il fascismo.

Ce n’è da sprecare per trattati di politica, psicologia, antropologia, storia delle religioni, nonchè per riflessioni su come e cosa studiamo nella scuola dell'obbligo.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

LA PULCE NELL'ORECCHIO
13 GIUGNO 2026

Dossier Amendolara: 'Assassinati per lavoro'

· di Annapaola Laldi

Faccio seguito all’articolo del 7 giugno scorso, dal titolo “Calabria, contro il caporalato una sola risposta: la dignità” per far conoscere il dossier Assassinati per lavoro illustrato da NEV (Notiziario evangelico) del 12 giugno, con l’intervista a Luciano Cirica, membro del Consiglio della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI).


Riporto quindi integralmente l’articolo di NEV “Dossier Amendolara: “Assassinati per lavoro”

Disponibile in questi giorni un dossier dedicato alla strage di Amendolara. Ne abbiamo parlato con il consigliere FCEI, Luciano Cirica
Di Gian Mrio Gillio


12 giugno 2026
Roma (NEV), 12 giugno 2026 – In questi giorni sta girando online e sui social media un file dal titolo “Assassinati per il lavoro”, si tratta di un dossier sulla strage di Amendolara, redatto in occasione della Conferenza delle chiese valdesi e metodiste del IV Distretto, tenutasi a Guardia Piemontese, in Calabria, dal 12 al 14 giugno 2026. Ne abbiamo parlato con Luciano Cirica, membro del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).


Com’è nata questa pubblicazione?
“Assassinati per il lavoro” è il titolo che abbiamo voluto dare al dossier appena uscito e preparato insieme a Monica Natali (diacona della chiesa valdese) in occasione della strage di Amendolara. Abbiamo pensato – come chiese – di fornire un dossier su questo tema e di farlo in occasione della Conferenza del IV distretto della chiesa valdese (chiese valdesi del Sud-Italia), proprio per denunciare e esprimere la dovuta solidarietà nei confronti dei quattro lavoratori orrendamente massacrati perché “colpevolmente” desiderosi di voler vivere in modo dignitoso grazie allo stipendio.
Il tragico fatto è avvenuto a poche decine di chilometri da Guardia Piemontese, dove le chiese si sono riunite per la Conferenza distrettuale. La notizia è stata motivo di grande sofferenza. Ricordare i lavoratori era necessario, quanto lo era illuminare questo tema drammatico, che proprio nel documento ricordiamo essere ben più ampio e diffuso del singolo caso preso in esame: una piaga che non colpisce non soltanto la Calabria, bensì tutta l’Italia. Gli omicidi sono la sintesi di un sistema dilagante di sfruttamento che ci deve interrogare come credenti, come chiese, come cittadini, e come persone che difendono la democrazia. Questi barbari atti sono delle ferite laceranti per la democrazia e ci lasciano attoniti, scandalizzati; non possiamo però scandalizzarci senza operare attivamente affinché queste ferite si trasformino in azioni di testimonianza e di lotta.


Quale può essere il ruolo delle chiese, dunque?
Nel Levitico c’è scritto che quando lo straniero abiterà nel vostro paese non gli farete torto: noi invece abbiamo accettato molti torti fatti agli ultimi, in particolar modo a coloro che hanno raggiunto con fatica e sofferenze il nostro Paese. Abbiamo accettato che queste persone potessero vivere in “tuguri”, che potessero essere massacrate fisicamente dalla fatica e dal caldo, e da condizioni disumane.


Una tragedia che nasce (anche) da una certa tolleranza?
I “caporali” sono gli esecutori materiali, ma questo malaffare coinvolge tutti noi italiani perché tolleriamo un modello diventato sistema. La dinamica dello sfruttamento è attuata a livello globale; e la tragica morte delle persone di Amendolara è la punta di un iceberg di una tragedia che racconta un sistema ben più ampio e strutturato, e di cui “il caporalato” è solo la parte visibile.


In Italia esiste una legge importante recente del 2016 la 199 che punisce il caporalato, e lo fa in maniera severa…
Non solo, punisce anche gli intermediari e se conniventi i datori di lavoro che sfruttano le professioni; “fatta la legge fatto l’aggiro”, questa legge è difficile da applicare. Denunciare non è facile: i “caporali” spesso utilizzano sistemi inattaccabili stipulando contratti regolari con pagamenti regolari ma che alla fine della “fiera” non arrivano ai lavoratori; quello utilizzato è un sistema formalmente legale, ma sostanzialmente attuato in modo illegale.


Malgrado le leggi e il desiderio di legalità sembra difficile interrompere questo sistema di sfruttamento…
Tutta la filiera agricola del nostro paese vale circa 700 miliardi di euro, pari al 15% dell’economia nazionale. Questa filiera è sempre più sfruttata da un’economia mafiosa sotterranea, e spesso dal profitto dalle grandi multinazionali che impongono prezzi ai prodotti agricoli sempre più penalizzanti per chi li produce e li raccoglie, una prassi che ricade sui datori di lavoro e sui lavoratori; a solo titolo d’esempio in Calabria le multinazionali della grande distribuzione acquistano gli agrumi a sette centesimi al chilo e a fronte di queste cifre è facile immaginare quali possano essere le ricadute sui lavoratori braccianti.

Sarebbe possibile un cambiamento?
Sì, le nostre chiese lo hanno dimostrato con azioni concrete. Le nostre sono chiese piccole e promuovono azioni discrete ma importanti. Lo abbiamo fatto in passato ad esempio con i “Corridoi umanitari”, oggi ripartendo da un principio cardine: la dignità. Ridare dignità ai lavoratori – anche – in quanto persone. Riconoscendo la loro cittadinanza, riconoscendo i loro diritti, ma anche i loro doveri. Questo è stato il primo passo.


A quali esperienze si riferisce?
A quelle che abbiamo realizzato con gli Ostelli “Dambe So” (che in lingua bambarà significa ‘casa della dignità’) promossi e voluti dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e grazie ad alcune esperienze (e denunce) fatte in Calabria insieme alla Diaconia Valdese. Il modello abitativo della Fcei prevede la richiesta di un affitto simbolico e ragionevole in base al guadagno, dignitoso perché non prettamente assistenziale. Dunque necessario per fornire autonomia ad ogni singolo individuo o nucleo famigliare.

Qui è possibile scaricare il Dossier Amendolara
Qui, invece, la prefazione di Luciano Cirica
Leggi anche: Le fragole amare del 2 giugno

OSSERVATORIO LEGALE
15 GIUGNO 2026

RSA e malattie cronico-degenerative: Tribunale di Firenze dichiara nullo il contratto e condanna la struttura a restituire quasi 68mila euro

· di Claudia Moretti
Annabel Podevyn - Unsplash
Foto: Annabel Podevyn — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Con sentenza del 14 giugno 2026 (R.G. 9132/2018), il Tribunale di Firenze ha revocato un decreto ingiuntivo di oltre 15.000 euro che una residenza sanitaria assistenziale aveva ottenuto contro la famiglia di un ospite, e ha condannato la stessa struttura a restituire ai familiari quasi 68.000 euro, versati nel corso di otto anni a titolo di "quota sociale" per il ricovero. Alla base della decisione c'è un punto preciso: la natura delle prestazioni effettivamente erogate, accertata da una consulenza tecnica disposta nel corso del giudizio.

I fatti

La vicenda riguarda una donna che, all'epoca dei fatti, aveva 53 anni ed era affetta da Corea di Huntington, malattia neurodegenerativa ereditaria che le aveva già causato, fin dal 2005, un quadro di invalidità totale e di handicap grave, con necessità di un trapianto di neuroblasti striatali e di terapia immunosoppressiva cronica. Diventata non più assistibile a domicilio, nel novembre 2008 viene inserita d'urgenza, tramite il Comune e l'ASL, in una residenza per anziani e disabili del territorio fiorentino.

Al momento dell'ingresso viene fissata una quota a carico dell'utente di 29,78 euro al giorno, poi ridotta a 21,20 euro nel febbraio 2010, quando il marito - non ancora amministratore di sostegno della moglie - firma, nella sua qualità di "delegato", un contratto di ospitalità che lo rende responsabile in solido di tutte le obbligazioni verso la struttura. Dal dicembre 2016 la quota a carico della signora sale però a 57,80 euro al giorno, corrispondente all'intera "quota sociale" (il 50% del costo complessivo della retta).

Di fronte a questo aumento, nel marzo 2017 il marito comunica il recesso dal contratto e, contemporaneamente, chiede che venga rivalutato il piano assistenziale, con il riconoscimento della natura prevalentemente sanitaria - e non assistenziale - delle prestazioni rese, e la conseguente presa in carico integrale da parte del servizio sanitario. L'ASL ritiene competente sul punto la Società della Salute territoriale, che però rigetta l'istanza.

Nelle more del giudizio la signora muore. La struttura, nel frattempo, ottiene un decreto ingiuntivo di 15.698,28 euro per le rate non pagate da gennaio a novembre 2017 e lo notifica al marito e ai figli, eredi. Questi si oppongono e, in via riconvenzionale, chiedono la restituzione di tutto quanto versato dal 2008 al 2016 a titolo di quota sociale: oltre 67.000 euro.

La consulenza tecnica

Il Tribunale dispone una CTU, che ricostruisce in modo analitico il quadro clinico della signora a partire dai verbali di invalidità civile del 2005-2006 e dalla documentazione sanitaria della struttura. Ne emerge che, già dall'ingresso nel 2008, la paziente riceveva un trattamento sanitario continuativo: monitoraggio costante dei parametri vitali, gestione della terapia farmacologica cronica e dei suoi aggiustamenti, medicazioni e trattamento di episodi acuti. Con il progredire della malattia, dal 2015-2016, si aggiungono la gestione di una gastrostomia percutanea, il catetere vescicale, la contenzione per i disturbi motori e posturali, la prevenzione delle lesioni da pressione.

La conclusione del perito è netta: si tratta di prestazioni che, fin dall'inizio, "si integravano con quelle di tipo più strettamente sanitario in un percorso appunto integrato di assistenza, richiedente un approccio multidisciplinare". Il consulente di parte della struttura non ha contestato in modo specifico queste conclusioni, limitandosi a riproporre le difese già svolte negli atti.

La nullità del contratto

Il punto decisivo ricalca una giurisprudenza ormai conforme : la qualificazione giuridica delle prestazioni rende non utilizzabile lo strumento contrattuale per ovviare alle regole pubblicistiche di cassa.

L'art. 3-septies del d.lgs. 502/1992 distingue, nell'ambito delle prestazioni sociosanitarie, quelle "ad elevata integrazione sanitaria" - caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente sanitaria, e riferite tra l'altro alle disabilità conseguenti a patologie cronico-degenerative. Il DPCM 14 febbraio 2001 le definisce ulteriormente e ne pone il costo a carico del fondo sanitario: per l'utente, quindi, gratuite. La Cassazione ha più volte ribadito (tra le altre, le sentenze n. 28321/2017, 39438/2021, 21528/2021, 33394/2024, 2038/2023 e 22776/2016) che, quando le prestazioni sanitarie non possono essere fornite se non insieme a quelle assistenziali - quando sono cioè "inscindibili" - la degenza in RSA va considerata integralmente sanitaria e a carico del SSN, senza compartecipazione di Comune, utente, familiari o eredi.

Avendo la CTU accertato proprio questa inscindibilità fin dal 2008, il Tribunale ne fa discendere la nullità del contratto con cui era stato posto a carico della signora, e poi della sua famiglia, il pagamento - anche solo parziale - del ricovero. Richiamando un precedente della Cassazione (n. 17234/2017), la sentenza parla di un "difetto genetico della causa": il contratto manca di una reale funzione economica, esattamente come sarebbe nullo un contratto con cui qualcuno si impegnasse a pagare per il proprio ricovero in un ospedale pubblico.

La struttura si era difesa sostenendo di essersi limitata ad applicare quanto stabilito dagli enti pubblici: l'impegnativa di accoglienza del 2008 e la comunicazione della Società della Salute del 2017, che aveva rigettato l'istanza di rivalutazione, non erano mai state impugnate dalla famiglia, e quindi - secondo la struttura - restavano vincolanti per tutti, compreso il giudice civile. Il Tribunale supera l'argomento richiamando il potere di disapplicazione incidentale dell'atto amministrativo illegittimo da parte del giudice ordinario.

Una pronuncia che può essere utile a tutte le famiglie che si trovano in situazioni analoghe: quando a una persona ricoverata in RSA per una patologia cronico-degenerativa vengono erogate prestazioni sanitarie che non possono essere separate da quelle assistenziali, la quota di partecipazione richiesta all'utente o ai suoi familiari può non essere dovuta - anche se il contratto è stato firmato, e anche se i provvedimenti amministrativi che ne sono alla base non sono stati impugnati nei termini.

13 GIUGNO 2026

Malattia prima della vacanza: si ha diritto al risarcimento

· di Sara Astorino
Anastasiia Nelen - Unsplash
Foto: Anastasiia Nelen — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Prenotare in anticipo le proprie vacanza non è solo piacevole ma garantisce anche un risparmio. Tuttavia ciò che preoccupa, anche quando viene stipulata un’assicurazione, è che in caso di malattia, soprattutto quando si hanno figli molto piccoli, si debba non solo rinunciare alle vacanze ma anche al rimborso.

Ebbene la Cassazione con l’ordinanza n. 17316/2026 annulla questa preoccupazione poiché ha nuovamente confermato che nei casi in cui il viaggiatore non può partire per via di una malattia (impossibilità sopravvenuta) ha diritto alla restituzione integrale del prezzo pagato e non potrà mai subire l’applicazione delle penali.

Il Caso.

Due coppie, legate da rapporti di parentela, avevano acquistato due pacchetti viaggio per Londra.

A breve distanza la moglie di Alfa, e cognata di Beta, si ammalava gravemente e ciò rendeva impossibile ad entrambe le coppie poter effettuare il viaggio.

Viene, quindi, chiesto il rimborso del viaggio ovvero € 2.349,09 € ciascuno.

L’operatore si opponeva al rimborso dicendo che trattandosi di un recesso avrebbero dovuto essere applicate le penali e che, avendo le coppie stipulato una polizza assicurativa, era a questa che doveva fare riferimento.

Sia in primo che in secondo grado la tesi del tour operator viene accolta ma in Cassazione si assiste ad una vera e propria svolta.

La Corte rileva, infatti, che nei precedenti gradi di giudizio sarebbero stati commessi due errori.

Il primo: nella fattispecie non saremmo dinanzi ad un recesso volontario che si basa su una scelta libera e quindi soggetta a penali, ma ad un’impossibilità sopravvenuta, una condizione quindi che dipende da malattie o altre problematiche indipendenti dalla volontà del soggetto che, di fatto, le subisce.

Il secondo: la presenza di un’assicurazione non incide sulla circostanza che ha impedito il viaggio.

Se il viaggio è impedito da una malattia allora il fatto che sia stata stipulata o meno la polizza non esclude che il rimborso spetti al tour operator e ciò perché l’assicurazione riguarda la ripartizione del rischio tra assicurato e assicuratore, non la qualificazione del contratto di viaggio.

Cosa cambia dopo questa sentenza?

Nei contratti turistici quando una malattia, che deve essere tale da impedire la realizzazione dello scopo del viaggio, impedisce l’utilizzazione del pacchetto, il contratto si estingue ed il viaggiatore deve avere la restituzione di tutto ciò che ha pagato.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

13 GIUGNO 2026

Alzheimer in RSA: la Cassazione conferma che la retta è a carico del SSN

· di Redazione
James Gray/USFWS - Wikimedia
Foto: James Gray/USFWS — Wikimedia (Public domain)

La Corte di Cassazione ha ribadito, con una serie di pronunce ormai consolidate, un principio di grande rilievo per le famiglie dei malati di Alzheimer: la retta di ricovero nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), pubbliche o private convenzionate, deve essere interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, e non dei familiari né dei Comuni. Lo riporta L'Arena.

Il ragionamento giuridico alla base di questa posizione è chiaro: per i pazienti affetti da Alzheimer grave o da altre forme di demenza senile, non è possibile distinguere in modo netto tra la componente sanitaria e quella assistenziale delle cure erogate in struttura. Ogni gesto quotidiano — dall'igiene personale alla somministrazione dei pasti, dalla mobilizzazione alla sorveglianza continua — costituisce parte integrante di un percorso terapeutico, e non un semplice servizio alberghiero. Le prestazioni, dunque, risultano inscindibilmente integrate, e per questo ricadono interamente nell'obbligo del SSN.

La pietra miliare di questo orientamento è la sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012, con cui la Cassazione aveva già stabilito che, quando il ricovero implica prestazioni sanitarie necessarie, l'intera retta deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Da allora, la giurisprudenza ha progressivamente rafforzato questo principio: l'ordinanza n. 26943 del 17 ottobre 2024 e la sentenza n. 33394 del 19 dicembre 2024 hanno ribadito che le clausole contrattuali con cui si trasferisce il costo sulle famiglie sono da considerarsi nulle, in quanto in contrasto con norme imperative.

Un caso emblematico riguarda un cittadino milanese che dal 2016 chiedeva che il SSN si facesse carico delle spese di ricovero della madre, affetta da Alzheimer, in una RSA. Sia il Tribunale di Milano che la Corte d'Appello avevano inizialmente respinto le sue istanze, imponendogli di contribuire al 50% dei costi. La Cassazione ha ribaltato quelle decisioni, accogliendo il ricorso e affermando che le prestazioni socio-assistenziali per pazienti con patologie neurodegenerative sono inscindibili da quelle sanitarie, e pertanto interamente a carico del SSN.

Il criterio decisivo, precisano i giudici, non è la prevalenza quantitativa di una componente sull'altra, né la classificazione formale adottata dalla struttura o dalla ASL: ciò che conta è la natura effettiva e integrata delle prestazioni erogate, valutata caso per caso sulla base del piano assistenziale individuale e della documentazione clinica. In presenza di un bisogno sanitario continuativo, nessun contributo può essere richiesto al paziente o ai suoi familiari.

Il tema riguarda una platea enorme di cittadini: in Italia si contano oltre un milione di malati di Alzheimer, con più di tre milioni di persone quotidianamente coinvolte nella loro assistenza. Il costo medio di un ricovero in RSA può superare i 30.000 euro annui, un peso spesso insostenibile per le famiglie. Le famiglie che hanno già versato somme per il ricovero di un proprio caro possono inoltre agire per ottenere il rimborso di quanto indebitamente pagato, entro il termine ordinario di prescrizione di dieci anni.

Nonostante l'orientamento giurisprudenziale sia ormai consolidato, molti esperti e associazioni sottolineano l'esigenza di un intervento legislativo che regoli la materia in modo chiaro e uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando disparità applicative tra le diverse Regioni e la necessità, per le famiglie, di intraprendere lunghe e costose cause civili.

12 GIUGNO 2026

Immigrati. Illegittimo trattenimento in CPR. Cassazione: risarcimento possibile anche senza impugnare provvedimento

· di Emmanuela Bertucci

Con la sentenza n. 18658/2026, depositata il 9 giugno 2026, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno preso una posizione importante per chi è stato (o è) trattenuto in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR, ex CIE) sulla base di provvedimenti di proroga del trattenimento adottati senza che la persona trattenuta e il suo avvocato siano stati ascoltati. Per chiedere i danni allo Stato, non e’ necessario aver prima fatto ricorso contro il provvedimento che ha causato il danno.

Il caso da cui nasce la decisione riguarda un cittadino del Ghana colpito, nel 2010, da un decreto di espulsione con accompagnamento alla frontiera. Non essendo possibile eseguire subito l’espulsione, il Questore di Crotone ne dispose il trattenimento presso il CIE di Bari e il Giudice di Pace convalidò la misura per trenta giorni.

La Questura chiese poi due proroghe successive del trattenimento, e in entrambi i casi il Giudice di Pace le concesse limitandosi ad apporre un timbro sulle richieste della Questura, senza fissare un’udienza, senza convocare la persona trattenuta, senza far intervenire un interprete o un avvocato. La persona venne rilasciata il 29 giugno 2010, dopo 168 giorni complessivi di trattenimento.

L’uomo agì quindi in giudizio ottenendo il risarcimento del danno per la privazione della libertà personale subita durante le proroghe, adottate violando il suo diritto al contraddittorio, con condanna dello Stato italiano al pagamento di quasi 20.000 euro.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che, senza prima aver impugnato i provvedimenti di proroga illegittimi, l’azione di risarcimento non avrebbe nemmeno dovuto essere ammessa.

Le Sezioni Unite hanno chiarito che l’impugnazione del provvedimento di proroga del trattenimento non è un requisito previsto a pena di ammissibilità o procedibilita’ dell’azione per il risarcimento del danno.

Il ragionamento della Corte si fonda soprattutto sull’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), in materia di libertà personale, che prevede due tipi di tutela distinti: da un lato il diritto di chiedere a un giudice di verificare se la detenzione è legittima e, se non lo è, di farla cessare (tutela “preventiva” o “caducatoria”); dall’altro il diritto a ottenere un risarcimento per il danno subito a causa di una detenzione che si è già rivelata illegittima (tutela “compensativa” o risarcitoria).

Si tratta di due strumenti autonomi, complementari e non in rapporto di subordinazione l’uno rispetto all’altro. Pretendere che il primo (il ricorso) sia un passaggio obbligato per accedere al secondo (il risarcimento) significherebbe, di fatto, ridurre la tutela della libertà personale, rendendola dipendente dalla scelta processuale fatta a suo tempo dalla persona trattenuta — scelta che spesso, va detto, è condizionata da fattori molto concreti: la difficoltà di accedere subito a un avvocato, la rapidità con cui si succedono i provvedimenti, la condizione di particolare vulnerabilità di chi si trova chiuso in un centro di permanenza.

La mancata impugnazione dei provvedimenti di proroga puo’ comunque essere rilevante al fine di valutare il nesso di causa o la quantificazione del risarcimento e il giudice, nel deciderne l’importo, potrà tenere conto del comportamento della persona danneggiata, riducendo o escludendo il risarcimento nella misura in cui un ricorso tempestivo — se proposto e accolto — avrebbe potuto evitare, in tutto o in parte, il danno.

Si tratta però di una valutazione che riguarda l’ammontare del risarcimento, non la possibilità stessa di chiederlo.

La Corte di Cassazione affronta poi il tema della responsabilità della pubblica amministrazione per ciò che accade durante il trattenimento — anche nella fase del controllo giurisdizionale.

Il trattenimento di una persona straniera in un CPR (detenzione amministrativa) è un procedimento che la Corte definisce “complesso”: nasce da un atto amministrativo (decreto di espulsione e provvedimento del Questore che dispone il trattenimento), ma per essere legittimo deve passare attraverso il controllo di un giudice, che convalida la misura e, se necessario, ne autorizza la proroga.

Ora, la Corte afferma un principio molto significativo: anche se la violazione del contraddittorio nasce da un errore del giudice di pace — che ha prorogato la misura senza fissare un’udienza, senza convocare l’interessato, senza garantire la presenza di un difensore — ne risponde lo Stato nel suo complesso, poiché ha la responsabilità istituzionale di gestire il procedimento di trattenimento dall’inizio alla fine, in tutte le sue componenti, incluso il segmento giudiziario.

Questo passaggio della sentenza ha una conseguenza operativa molto concreta, che riguarda direttamente il comportamento che le Questure e l’amministrazione devono adottare non limitandosi a “beneficiare” passivamente di un provvedimento di proroga viziato ma - al contrario - verificata l’irregolarita’ dello stesso porvi rimedio: o attivandosi per rinnovare la richiesta di proroga in modo che venga questa volta garantito correttamente il contraddittorio (chiedendo quindi al giudice di fissare un’udienza, convocare l’interessato e il suo difensore); oppure cessare il trattenimento, perché il titolo che la sosteneva e’ - di fatto - illegittimo.

La responsabilità per questi errori, quindi, grava sullo Stato nel suo complesso, e non si “perde” nei meandri di un sistema in cui ciascun soggetto — Questura, Giudice di Pace, amministrazione centrale — potrebbe scaricare la colpa su un altro.

Per le persone che hanno vissuto e vivono l’esperienza del trattenimento in un CPR, si tratta di una decisione di estremo rilievo: se durante il trattenimento sono stati adottati provvedimenti di proroga senza che sia stata fissata un’udienza, senza essere stati convocati, senza la presenza di un avvocato e (se necessario) di un interprete, è possibile chiedere un risarcimento per il periodo di detenzione coperto da quei provvedimenti viziati, anche se all’epoca non si è presentato un ricorso contro di essi.

11 GIUGNO 2026

Aiuti familiari non contano per l'assegno di mantenimento. Cassazione

· di Chiara Focardi

Con l’Ordinanza n. 16637 del 2026 pubblicata il 27.05.2026, la Corte di Cassazione fa chiarezza in tema di valutazione della capacità contributiva del coniuge obbligato al mantenimento che a propria volta riceve aiuti economici dai familiari.

La vicenda trae origine da un giudizio di separazione personale tra coniugi introdotto avanti al Tribunale di Genova concluso con l’affidamento condiviso dei figli minori, il loro collocamento dalla madre, l’obbligo paterno al mantenimento ordinario e straordinario dei figli e rigetto invece della domanda di assegno di mantenimento proposta dalla moglie. A fronte di tale decisione, la donna ha adito la Corte d’Appello per la riforma della sentenza, insistendo per il riconoscimento dell’assegno di mantenimento a proprio favore, valorizzando gli aiuti economici che il marito riceveva dalla madre, pari a oltre € 5.000,00 mensili. Il Giudice di secondo grado ha riformato parzialmente la decisione, riconoscendo un assegno di mantenimento in favore della donna.

Il marito ha pertanto adito la Corte di Cassazione sostenendo che le somme ricevute dalla madre non dovevano essere considerate reddito stabile ai fini della valutazione della propria capacità contributiva per la determinazione dell’assegno di mantenimento verso la moglie.

La Suprema Corte in accoglimento, ha colto l’occasione per chiarire che la capacità economica del coniuge obbligato deve essere valutata sulla base di redditi effettivi, stabili e destinati a permanere nel tempo, non potendo infatti dipendere da aiuti eventuali rimessi alla libera volontà di terzi. Gli aiuti economici dei familiari, anche se continuativi e regolari nel tempo, sono sempre revocabili e hanno natura liberale e pertanto non costituiscono reddito in senso tecnico ai sensi dell’art. 156 c.c. e non possono rappresentare un parametro stabile per la determinazione dell’assegno di mantenimento. Diverso è invece il caso degli incrementi patrimoniali definitivi, come eredità o acquisizioni patrimoniali, che si verificano una tantum accrescendo definitivamente il patrimonio (quali le “altre circostanze” della norma) che incidono concretamente sulla situazione economica del soggetto e di cui il giudice può tenere conto.

Di conseguenza, il ragionamento della Corte d’Appello è stato ritenuto non condivisibile, per aver errato nel dare preminente rilievo agli emolumenti corrisposti dalla madre al ricorrente, perché così ragionando la Corte territoriale ha omesso di considerare che la valutazione del reddito del soggetto obbligato richiede un carattere di stabilità destinato a valere nel tempo futuro. Tale stabilità non può mai derivare da un evento incerto e non dipendente dalla volontà dell’obbligato qual è l’elargizione di una liberalità da parte dei familiari.

11 GIUGNO 2026

Anche in caso di distacco dal condominio, gli oneri per le parti comuni sono dovuti

· di Sara Astorino

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 18203/ 2026 ha affermato che anche qualora il proprietario di alcune unità immobiliari decida di distaccarsi dal condominio, egli sarà tenuto al pagamento delle spese relative ai beni e servizi rimasti in comune.

Ciò perché, secondo la Corte, in queste situazioni, decisamente residuali, in tema di parti comuni si configura una situazione equiparabile al supercondominio.

Il caso.

In proprietario di alcune villette aveva ottenuto, con sentenza passata in giudicato, di poter separare le proprie unità immobiliari dal resto del condominio.

Il Condominio, a seguito del distacco, chiedeva il pagamento di 24 mila euro di oneri condominiali.

Il proprietario si opponeva alla richiesta di pagamento ma in tutti i gradi di giudizio la sua opposizione veniva respinta poiché il distacco delle villette non comportava il venir meno dell’obbligo di pagamento della manutenzione delle parti comuni.

Secondo la Corte saremmo, in questo caso, innanzi alla costituzione di un supercondominio per la cui costituzione “non è necessaria né la manifestazione di volontà dell’originario costruttore né quella di tutti i proprietari delle unità immobiliari di ciascun condominio, essendo sufficiente che i singoli edifici, abbiano, materialmente, in comune alcuni impianti o servizi, ricompresi nell’ambito di applicazione dell’art. 1117 c.c., (quali, ad esempio, il viale d’ingresso, l’impianto centrale per il riscaldamento, i locali per la portineria, l’alloggio del portiere), in quanto collegati da un vincolo di accessorietà necessaria a ciascuno degli stabili, spettando, di conseguenza, a ciascuno dei condomini dei singoli fabbricati la titolarità "pro quota" su tali parti comuni e l’obbligo di corrispondere gli oneri condominiali relativi alla loro manutenzione”.

Come mai la Corte è giunta a tale decisione?

Per diversi motivi.

Il primo: al momento dell’accoglimento della richiesta di distacco non erano sorti due condomini diversi perché le villette, che si erano distaccate, appartenevano tutte allo stesso soggetto.

Il secondo: una parte della somma era stata deliberata prima del distacco ed in parte successivamente ma con la partecipazione anche del proprietario delle villette separate.

Egli avrebbe dovuto dunque rispettare le decisioni dell’assemblea in punto di parti comuni.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

10 GIUGNO 2026

Casa. Si può ricorrere in urgenza per immissioni sonore intollerabili

· di Smeralda Cappetti

Con l’ordinanza del 14 maggio 2026, il Tribunale di Busto Arsizio ha ribadito un principio di grande interesse per i cittadini che vivono in prossimità di bar, pub e altri esercizi pubblici: quando le immissioni sonore superano la soglia della normale tollerabilità, il giudice può intervenire in via d’urgenza per tutelare il diritto alla salute e al riposo dei residenti.


Il caso riguardava un locale situato al piano terra di un edificio condominiale, dal quale provenivano musica amplificata e schiamazzi degli avventori nelle ore serali e notturne.

Secondo il Tribunale, il superamento del limite di tollerabilità può essere accertato applicando il criterio differenziale elaborato dalla giurisprudenza: il rumore è considerato intollerabile quando supera di oltre 3 decibel il rumore di fondo dell’ambiente.


Nel procedimento, la consulenza tecnica d’ufficio ha rilevato differenziali compresi tra oltre 10 e 23 decibel, valori nettamente superiori alla soglia di riferimento. Ciò ha consentito di ritenere sussistente il fumus boni iuris, ossia la fondatezza della pretesa dei residenti.


Particolarmente significativa è anche la valutazione del periculum in mora. Il Tribunale ha affermato che, in presenza di rumori intensi e ripetuti nelle ore dedicate al riposo notturno, il rischio di un danno grave e irreparabile può essere desunto dalle stesse caratteristiche delle immissioni. Non è quindi necessario dimostrare, mediante specifiche certificazioni medico-legali, l’insorgenza di una malattia: è sufficiente la comprovata compromissione del riposo, della qualità della vita e dell’equilibrio psicofisico delle persone.


Sulla base di tali presupposti, il giudice ha ordinato la cessazione delle attività rumorose dopo le ore 22, vietando l’utilizzo degli impianti sonori e imponendo misure idonee a evitare il disturbo provocato dagli avventori, fino all’esecuzione di adeguati interventi di insonorizzazione.


La decisione conferma l’importanza degli strumenti cautelari per garantire una tutela rapida ed efficace dei diritti fondamentali dei cittadini, riaffermando che il diritto alla salute e alla normale vivibilità della propria abitazione prevale quando l’attività economica viene esercitata in modo incompatibile con il contesto residenziale.

ARTICOLI
16 GIUGNO 2026

Narco-presidenze: quando il potere politico si mescola al traffico di droga

· di Redazione

Il confine tra potere politico e criminalità organizzata legata al narcotraffico è uno dei temi più scottanti del dibattito globale sulla democrazia e lo stato di diritto. Il quotidiano nigeriano The Sun Nigeria torna su questo argomento con un'analisi dedicata alle cosiddette "narco-presidenze": quei governi o leadership politiche di alto livello che, nel corso della storia recente, si sono rivelati collusi o direttamente coinvolti nel traffico internazionale di stupefacenti.

Il fenomeno non è circoscritto a un solo continente. Dall'America Latina all'Africa, passando per alcune aree dell'Asia, si sono registrati casi in cui capi di Stato o figure apicali dell'esecutivo hanno intrattenuto rapporti diretti con cartelli della droga, utilizzando le istituzioni statali — forze armate, servizi segreti, sistema giudiziario — come strumenti di protezione e consolidamento del traffico illecito. In questi contesti, lo Stato non combatte il narcotraffico: ne diventa, di fatto, un ingranaggio.

L'analisi esamina anche le modalità con cui queste presidenze arrivano al capolinea. I meccanismi di fine sono storicamente vari: processi giudiziari interni o internazionali, pressioni diplomatiche ed economiche da parte di potenze straniere, rivoluzioni popolari, colpi di Stato, o — più raramente — una transizione elettorale che porta al potere forze politiche genuinamente avverse al narcotraffico. In alcuni casi, la fine del regime narco-presidenziale è stata violenta; in altri, è avvenuta attraverso negoziati e accordi internazionali.

Il caso più recente e clamoroso è quello del Venezuela di Nicolás Maduro, arrestato nel gennaio 2026 nell'ambito di un'operazione militare statunitense e attualmente in attesa di processo a New York con l'accusa di narcoterrorismo e traffico di droga. Ma la storia offre numerosi altri precedenti, dal coinvolgimento di generali e presidenti centroamericani nelle rotte della cocaina negli anni Ottanta e Novanta, fino ai più recenti scandali che hanno investito leader africani e asiatici.

Il tema rimane di grande attualità: il nesso tra criminalità organizzata e potere politico continua a minare la tenuta democratica in diverse regioni del mondo, alimentando corruzione, impunità e violenza strutturale a danno delle popolazioni civili.

16 GIUGNO 2026

Cartelli messicani della droga si estendono in Africa

· di Redazione

Le reti criminali dei cartelli messicani stanno rafforzando la propria presenza nel continente africano. Secondo quanto analizzato da The Soufan Center, centro di ricerca indipendente sulla sicurezza internazionale, il Cartello di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) si stanno espandendo in Africa sfruttando la debolezza delle istituzioni locali e i diffusi fenomeni di corruzione.

L'Africa viene utilizzata come hub di transito strategico per il traffico di cocaina e fentanyl verso l'Europa e l'Asia. Non si tratta però solo di rotte di passaggio: secondo il documento di postura 2026 dell'U.S. Africa Command (AFRICOM), CJNG e Cartello di Sinaloa hanno impiantato laboratori di produzione di metanfetamine in diverse aree del continente, approfittando di regioni permissive e scarsamente presidiate. Membri dei cartelli messicani sono stati arrestati nel corso di operazioni in più paesi africani, alcune delle quali hanno portato al sequestro di alcuni dei più grandi laboratori mai scoperti.

I cartelli operano attraverso alleanze con organizzazioni criminali locali e, in alcuni casi, risultano intrecciati con reti terroristiche attive nella regione. Questa convergenza tra traffico di droga e gruppi jihadisti — segnalata da analisti come Vanda Felbab-Brown della Brookings Institution — aggrava ulteriormente la destabilizzazione di aree già fragili, in particolare nell'Africa occidentale e subsahariana.

Il Cartello di Sinaloa è storicamente il principale attore esterno nel traffico transatlantico di droga verso l'Europa, con nodi logistici che passano dal Nordafrica — come il Marocco — fino all'Africa centrale e meridionale. Il CJNG, separatosi dal Cartello di Sinaloa nel 2010 e oggi suo principale rivale a livello globale, ha nel frattempo esteso le proprie attività in decine di paesi, inclusi numerosi stati africani.

Sul fronte internazionale, il Dipartimento di Stato americano ha designato entrambe le organizzazioni come Foreign Terrorist Organizations (FTO) nel febbraio 2025, fornendo nuovi strumenti legali per colpirne le reti finanziarie e operative. Nonostante ciò, la presenza dei cartelli messicani in Africa rimane una minaccia in crescita per la sicurezza regionale e internazionale, con ripercussioni che arrivano fino ai mercati europei delle droghe.

16 GIUGNO 2026

Burocrazia italiana e migrazioni

· di Redazione

Nonostante esista ormai un consenso trasversale alle diverse forze politiche sulla necessità di favorire ingressi regolari di cittadini non comunitari — a sostegno della demografia e del mercato del lavoro italiani — gli arrivi annuali restano al di sotto non solo dei fabbisogni reali, ma persino delle cifre programmate. La burocrazia italiana sembra aver fortemente ostacolato gli ingressi regolari, anche in presenza di provvedimenti pensati per facilitarli. Se l’Italia vuole essere competitiva nell’attrazione di lavoratori stranieri, in un contesto in cui molti altri Paesi si contendono gli stessi profili, deve rendere i propri sistemi di ingresso più snelli ed efficaci.

I primi segnali di un sistema in crisi

Mentre sui social media il dibattito pubblico si polarizza attorno a temi come espulsioni, rimpatri e “remigrazione”, la realtà demografica e produttiva racconta una storia ben diversa. I Paesi europei sono oggi in competizione tra loro per attrarre lavoratori dall’estero, in particolare in settori ad alta domanda come quello medico-sanitario. L’Italia fatica a farsi strada in questa competizione, non soltanto per le condizioni strutturali del proprio mercato del lavoro, ma anche per la notoria lentezza e complessità del suo apparato burocratico.

Gli effetti di una burocrazia disfunzionale si sono manifestati in modo evidente già con l’ultima grande regolarizzazione avvenuta in Italia, quella introdotta durante il periodo COVID con il D.L. n. 34/2020. Pur molto attesa, la misura ha raccolto un numero di domande giudicato largamente insufficiente rispetto alle aspettative. Il Ministero dell’Interno stimava l’emersione di circa 600.000 lavoratori irregolari; tuttavia, la struttura rigida della procedura ha prodotto quello che può essere definito senza esagerazione un fallimento burocratico. Alla chiusura degli sportelli telematici erano state presentate appena 221.000 domande, di cui sole 30.000 nel settore agricolo, che avrebbe dovuto essere il principale destinatario della misura.

Le ragioni profonde di questo insuccesso risiedevano nella rigidità del sistema di presentazione delle domande e nella fiducia, rivelatasi del tutto infondata, nella disponibilità delle imprese a regolarizzare spontaneamente i propri lavoratori migranti. Ma il problema non si è fermato alla fase di raccolta delle istanze: anche l’attuazione concreta del provvedimento è stata segnata da ritardi gravi, aggravati in parte — ma solo in parte — dalle difficoltà legate alla pandemia. A quattro anni dalla chiusura delle domande, secondo uno studio di EroStraniero del 2024, era stato esaminato definitivamente soltanto il 74,8% delle pratiche. Un dato che, da solo, fotografa lo stato di salute dell’apparato amministrativo chiamato a gestire il fenomeno migratorio.

Con la regolarizzazione del 2020 si apre una fase nuova, caratterizzata da una progressiva opacità dei dati utili al monitoraggio dei provvedimenti e da uno scollamento sempre più netto tra ciò che le norme prevedono e ciò che si realizza nella pratica. È il caso emblematico dei decreti flussi, la cui effettiva portata è rimasta in larga misura difficile da valutare con precisione.

La programmazione dei flussi di ingresso: un’occasione perduta

L’obiettivo dichiarato del D.P.C.M. del 27 settembre 2023 era ambizioso: introdurre una vera programmazione dei fabbisogni economici, sostituendo i movimenti migratori irregolari — gestiti da reti criminali e trafficanti — con flussi ordinati, legali e coerenti con le esigenze del tessuto produttivo. Il piano triennale ha fissato un contingente complessivo di oltre 452.000 ingressi autorizzati nel triennio, pari a una media di circa 150.000 lavoratori l’anno: un salto quantitativo significativo rispetto agli 82.000 ingressi previsti per il 2022, e un segnale di presa d’atto — seppur tardiva — della strutturalità del fabbisogno migratorio.

Nonostante il decreto rappresenti formalmente un segnale di apertura e di riconoscimento del ruolo essenziale dei migranti nell’economia italiana, la sua attuazione ha incontrato notevoli difficoltà, mettendo ancora una volta in evidenza l’inadeguatezza degli strumenti normativi rispetto alle reali dinamiche migratorie e alle esigenze del mercato del lavoro.

I dati disponibili — pur incompleti — raccontano di un divario profondo tra previsioni e realizzazioni. Nel 2023, a fronte di 136.000 ingressi previsti, sono stati rilasciati poco meno di 39.000 permessi di soggiorno per motivi di lavoro; di questi, quasi 13.000 erano ancora riconducibili alla regolarizzazione del 2020, e oltre 8.000 riguardavano lavoratori stagionali. Nel 2024, con 151.000 ingressi attesi, i permessi rilasciati per lavoro sono stati meno di 40.500, di cui circa 4.000 ancora connessi alla regolarizzazione di quattro anni prima e quasi 17.000 relativi al lavoro stagionale. In assenza di un monitoraggio puntuale dell’intero processo, che consenta di individuare i reali colli di bottiglia, appare comunque evidente come la portata effettiva dei decreti flussi sia stata assai più limitata rispetto a quanto previsto sulla carta. Paradossalmente, è plausibile che la complessità e la macchinosità stesse del sistema abbiano contribuito a produrre nuove forme di irregolarità (EroStraniero, 2026). E la complessità della burocrazia italiana colpisce anche altre forme di migrazioni come quelle per studio che scontano anch’esse la lentezza della nostra burocrazia.

Non solo burocrazia: l’assenza di una visione sistemica

Naturalmente sarebbe riduttivo attribuire tutti i fallimenti delle politiche migratorie italiane alla sola burocrazia. I decreti flussi presentano certamente limiti procedurali, rigidità amministrative e complessità operative notevoli. Ma il problema più profondo sembra risiedere nell’assenza di un approccio realmente sistemico, capace di tenere conto del contesto concreto in cui i migranti si inseriscono una volta giunti nel Paese: dal sistema burocratico a quello economico lavorativo.

In Italia, quel contesto è rappresentato da un mercato del lavoro strutturalmente fragile e fortemente segmentato, caratterizzato da livelli molto elevati di lavoro irregolare. Nel 2023, l’economia sommersa derivante da sotto-dichiarazione e lavoro nero ha superato i 185 miliardi di euro, con un’incidenza pari all’8,6% del PIL (Istat, 2025). Si tratta di dimensioni che mettono a rischio l’inserimento lavorativo regolare di tutti i lavoratori, ma che colpiscono in misura ancora maggiore le persone più vulnerabili, tra cui i migranti. Ogni intervento normativo si inserisce dunque in una realtà che ne condiziona inevitabilmente gli esiti: la difficoltà di far coincidere i meccanismi formali di ingresso con le concrete dinamiche del mercato del lavoro contribuisce a produrre inefficienze, ritardi e, paradossalmente, nuove forme di irregolarità.

(Corrado Bonifazi e Cinzia Conti su Neodemos del 16/06/2026)

16 GIUGNO 2026

Piantedosi e i Cpr. Sicurezza, bluff e ideologie

· di Stefano Fabbri

Quando è il momento di unire le forze non si va troppo per il sottile, e anche le differenze passano in secondo piano per cercare di partire da ciò che è comunemente condiviso.
Così dovrebbe essere sulla questione sicurezza. Ed è importante che lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi abbia risposto dicendosi «completamente d’accordo» con l’appello del direttore del Foglio Caudio Cerasa, che aveva sulla sicurezza chiesto un «patto repubblicano tra maggioranza e opposizione, sindaci, regioni e magistratura». Ma nella lunga lettera pubblicata dal giornale fondato da Giuliano Ferrara, il titolare del Viminale sceglie di argomentare la sua visione puntando su quanto c’è attualmente di più divisivo su questo terreno, e cioè l’istituzione dei Cpr che tantissimi tra i sindaci e i governatori hanno respinto da lungo tempo al mittente.
Sulla natura ed efficacia dei centri di permanenza per il rimpatrio di cittadini extra comunitari si può discutere a lungo, ma appare abbastanza bizzarra l’idea di manifestare un intento di intesa non soltanto cominciando da ciò su cui c’è maggiore disaccordo, ma soprattutto su qualcosa che tende a sovrapporre la questione sicurezza per intero con quella della presenza irregolare di stranieri che ne è soltanto una parte. Non solo: quello dei Cpr è un tema su cui qualche distinguo è giunto anche da importanti voci del centrodestra che sostiene il governo di cui Piantedosi fa parte. Eppure, sempre per restare nella nostra regione, temi sui quali sperimentare la buona volontà di un «patto» ci sarebbero: a cominciare dall’adeguamento della presenza di forze di polizia a Firenze per finire con le necessità di organico negli uffici giudiziari manifestate dal procuratore di Prato, Luca Tescaroli, che ha definito la sua città un «laboratorio» della criminalità. Oppure cominciare a mettersi d’accordo su quale siano impatto e perimetro del problema sicurezza, che per il ministro non rappresenta «un’emergenza fuori controllo», nonostante il governo sia al varo del sesto decreto sicurezza. Certo, Piantedosi non ha torto a lamentare un approccio da parte del centrosinistra spesso viziato da posizioni ideologiche, anche se c’è chi, in quel campo, potrebbe dire altrettanto. E ripartire dai Cpr, seppure in una dichiarata affermazione di disponibilità all’intesa, rischia di dare loro ragione. Per giungere al «patto» occorrono serie regole di partenza che abbiano al centro un rivoluzionario spirito istituzionale capace non di accontentare tutti ma di valutare pregi e limiti di ogni proposta ragionevole. A meno di non voler lasciare spazio alle idee sbrigative quanto inefficaci vagheggiate dai seguaci di Vannacci, che non sembrano fare il gioco del centrosinistra né del centrodestra.

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 16/06/2026)

16 GIUGNO 2026

Rincari biglietti tpl Firenze. Quando la matematica è un’opinione che serve a coprire incapacità

· di Vincenzo Donvito Maxia

E’ deciso: il biglietto del gestore monopolista del trasporto pubblico locale di Firenze (Autolinee Toscane) passerà ad agosto da 1,70 a 2 euro

Un aumento del 15%, dicono, ma che è in realtà è del 17,6%. Percentuale a cui sono arrivati con operazioni in cui la matematica è funzionale alle opinioni di chi, per propri problemi gestionali e non solo per il rincaro del costo della vita, non è in grado di far fronte all’impegno preso con le pubbliche amministrazioni.

Vediamo come si compone questo aumento del 15%

Il 7%, previsto per il 2026 da contratto di servizio come scaglione tariffario, si somma all’8% come recupero del tasso di inflazione.

Il livello di inflazione attuale è al 3,2%. Per arrivare a questa percentuale l’Istat considera gli aumenti di vari prodotti e servizi, inclusi carburante ed energia elettrica.

Donde viene, quindi, l’8% per recuperare il tasso inflattivo?

Donde viene il 7% che è riferito ad adeguamento Istat e costi di gestione? Sette e Otto percento vengono dalla fantasia contabile di At, ché, se consideriamo il 3,2% Istat (molto alto a maggio e che, comunque andrebbe considerato in una media come minimo annuale…), l’aumento del biglietto dovrebbe essere di questa percentuale, cioè poco più di 5 centesimi… che per essere magnanimi e non “ingrullire” coi centesimi nei resti avrebbe potuto essere arrotondato a 1,80 euro, non certo a 2.

Insomma, la Regione che approva gli aumenti e At che li chiede non ce li impongono per la crescita del costo della vita, ma perchè sono incapaci di mantenere gli impegni economici assunti e perché vogliono guadagnare di più.

Intanto gli utenti dei loro servizi (che sarebbe meglio qualificare come sudditi) sono costretti a pagare questa decisione, visto che il loro servizio è monopolista. Un servizio che è complessivamente deficitario (corse saltate, orari non rispettati, ..), e che non finisce nel baratro solo grazie alla tramvia, che ce la stanno facendo pagare salata con gli eterni e bloccanti lavori di estensione.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

16 GIUGNO 2026

La trappola che si ammorbidisce: il segreto fulmineo delle dionee

· di Primo Mastrantoni

Nella palude silenziosa dove vivono le dionee, tutto sembra immobile. Poi un insetto sfiora i minuscoli peli sensoriali e la scena cambia in un lampo: la “bocca” della pianta scatta, si chiude come una tagliola vegetale e l’aria si riempie del fruscio improvviso delle lamine che si serrano. È un gesto rapidissimo, quasi animale, che da decenni affascina botanici e biomeccanici.

La parte sorprendente non è solo la velocità, ma il modo in cui la pianta la ottiene. Le cellule sulla superficie esterna del lobo si ammorbidiscono all’istante, permettendo alla struttura di flettersi e ribaltarsi come una molla biologica. Le piante, in genere, ammorbidiscono le pareti cellulari per crescere: è un processo lento, graduale, regolato da ormoni. Ma la dionea fa la stessa cosa in una frazione di secondo.

«Un comportamento così rapido non l’avevamo mai osservato in nessun’altra pianta», spiega il biomeccanico Simon Poppinga, che studia da anni i movimenti estremi del mondo vegetale. È come se la dionea avesse trovato un modo per accelerare un meccanismo evolutivamente pensato per la crescita, trasformandolo in un’arma.

Il mistero, però, resta aperto: che cosa ammorbidisce davvero le cellule?

Il team che ha condotto lo studio ipotizza che il contatto con la preda possa scatenare il rilascio di un cocktail di enzimi capaci di indebolire temporaneamente la struttura delle pareti cellulari, rendendole più flessibili. Una sorta di “lubrificante biologico” che permette alla trappola di scattare con precisione millimetrica.

Dopo la chiusura, la pianta torna rigida, sigilla la preda e avvia la digestione. Ma quel momento iniziale, quell’ammorbidimento istantaneo, resta uno dei trucchi più eleganti dell’evoluzione: una pianta che, per un attimo, si comporta come un predatore.

Il segreto morbido delle dionee: quando una pianta si muove più veloce di un animale

Nelle paludi umide della Carolina del Nord, dove l’aria vibra di insetti e il terreno sembra respirare, vive una delle piante più sorprendenti del pianeta: la Dionaea muscipula, la celebre dionea acchiappamosche. A prima vista è minuscola, quasi timida, con le sue foglie aperte come piccole valve dentate. Ma basta un tocco, un singolo sfioramento dei peli sensoriali, e la pianta si trasforma in un meccanismo perfetto: la trappola scatta, si chiude, e l’insetto non ha più scampo.

Il movimento è talmente rapido da sembrare un’illusione. Per decenni gli scienziati hanno cercato di capire come una pianta, priva di muscoli e nervi, possa compiere un gesto così fulmineo. Ora una nuova ricerca, pubblicata su Science, aggiunge un tassello inatteso: la dionea ammorbidisce le sue cellule esterne in una frazione di secondo, come se allentasse improvvisamente le proprie pareti per permettere alla trappola di ribaltarsi e chiudersi.

È un comportamento che non si era mai visto nel regno vegetale.

«Le piante possono ammorbidire le pareti cellulari per crescere, ma lo fanno lentamente, in ore o giorni. Qui parliamo di millisecondi», spiega il biomeccanico Simon Poppinga, che studia da anni i movimenti estremi delle piante carnivore. «Un ammorbidimento così rapido è qualcosa di completamente nuovo.»

Il meccanismo, però, resta in parte un mistero. Le cellule della superficie esterna del lobo sembrano perdere rigidità all’istante, come se qualcuno avesse premuto un interruttore invisibile. Il team di ricerca ipotizza che il contatto con la preda possa scatenare il rilascio di un cocktail di enzimi capaci di indebolire temporaneamente la struttura delle pareti cellulari. Una sorta di “lubrificante biologico” che permette alla trappola di scattare con precisione chirurgica.

Dopo la chiusura, la pianta torna rigida, sigilla la preda e avvia la digestione. Ma quel momento iniziale, quell’ammorbidimento improvviso, resta uno dei trucchi più eleganti dell’evoluzione: una pianta che, per un istante, si comporta come un predatore dotato di riflessi.

In un mondo vegetale che spesso immaginiamo immobile, la dionea ci ricorda che la natura ha più fantasia di noi. E che anche una piccola pianta di palude può nascondere un meccanismo degno di un ingegnere.

16 GIUGNO 2026

Social e divieti. Alimentare schiere di futuri delinquenti

· di Vincenzo Donvito Maxia
Mariia Shalabaieva - Unsplash
Foto: Mariia Shalabaieva — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Impazzano le proposte per “salvare i bambini” dai tentacoli dei social. Dopo l’Australia, facendo finta che il fallimento non ci sia stato, ora è l’ora del Regno Unito. Poi se ne parla ovunque. E chi non si farebbe avanti per difendere la purezza dei bambini/adolescenti.

Gli unici a cui non viene chiesta l’opinione sono i diretti interessati, a parte qualche opinione a posteriori che, per l’appunto, conferma il plof: piuttosto che vietare i social, andrebbero vietati i contenuti dannosi in Rete, e il fatto che comunque ci sono, l'incapacità dei grandi di vietarli, non giustifica la privazione della libertà.

E’ evidente che il proibizionismo non ha insegnato nulla. Fa scuola quello sulle droghe illegali: in tanti le consumano facendosi male perché non sanno neanche cosa consumano e sono stimolati da venditori che puntano solo al proprio guadagno.

Ci sono le varie leggi sulla pratica del sesso, un ginepraio.

Poi ci sono i peccati che, soprattutto in Italia, sono legge codificata/morale. Abbiamo superato, sulla carta, il divieto di aborto. Navighiamo a vista per l’eutanasia. Poi ci sono i film, che dai divieti sono passati ai consigli. E cosa dire delle fasce orarie pubblicitarie della tv, per alcolici e non solo.

E siamo arrivati ai social. Il metodo che si utilizza è sempre lo stesso: proibire. Gli anagraficamente grandi dicono agli anagraficamente piccoli cosa possono fare. E questi ultimi continuano a fare come vogliono. Non solo. Ma siccome se si spacciano per over-16 lo hanno fatto con un "artifizio", abbiamo dato loro l’occasione per far diventare vita quello che è proibito, aiutandoli a far scuola di cultura e pratica di illegalità.

E allora, che si fa? Li si lascia da soli di fronte al presunto malvagio? Sì. Non ci sono alternative, se non con risultati contrari e peggiori di quelli che i grandi auspicano. Del resto, non li lasciamo solo davanti alle notizie di guerre e violenze… ché forse sono meno dannose di un social?

E’ così, è la vita. Poi, ovviamente, ci sono le famiglie, che è bene continuino ad essere fuori della portata delle leggi dello Stato. Possiamo, nel caso, solo dare strumenti e idee perché queste famiglie siano più consapevoli e precise nelle decisioni. L’alternativa è alimentare schiere di futuri delinquenti.

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15 GIUGNO 2026

Colombia, la guerra alla droga non finisce: pace in pezzi e coca ai massimi

· di Redazione
Juan Apolinar - Unsplash
Foto: Juan Apolinar — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

A quasi dieci anni dall'accordo di pace del 2016 con le FARC, la Colombia continua a fare i conti con una guerra alla droga che non accenna a placarsi. Lo racconta il New York Times in un lungo reportage, dipingendo un paese in cui gruppi armati dissidenti, narcotrafficanti e milizie locali si contendono il controllo dei territori rurali e delle rotte del traffico di cocaina.

L'accordo siglato nel 2016 dal governo colombiano con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) — che era costato al presidente Juan Manuel Santos il Premio Nobel per la Pace — aveva aperto la strada a una stagione di speranza. Ma la pace non si è mai consolidata davvero nelle aree rurali: lo Stato non ha saputo riempire il vuoto lasciato dalla smobilitazione, e i gruppi criminali ne hanno approfittato per espandersi.

Sul fronte della cocaina, i dati sono impietosi. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (UNODC), la superficie coltivata a coca è quasi triplicata nell'ultimo decennio, raggiungendo il record di 253.000 ettari nel 2023. La produzione di cocaina è ai massimi storici, e le comunità locali si trovano intrappolate tra bande rivali e operazioni delle forze governative.

Il presidente Gustavo Petro, in carica dal 2022, aveva puntato su una strategia ribattezzata «pace totale»: avviare trattative simultanee con tutte le organizzazioni armate e criminali operative nel paese. L'iniziativa, ambiziosa sulla carta, si è scontrata con una realtà difficile da governare. I negoziati con l'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) si sono più volte arenati, mentre i gruppi dissidenti delle FARC hanno continuato ad agire sul territorio. Nel frattempo, l'eradicazione manuale delle coltivazioni di coca ha subito un brusco rallentamento rispetto alle gestioni precedenti.

A settembre 2025, l'amministrazione Trump ha inserito la Colombia nella lista dei paesi che non cooperano adeguatamente nella lotta al narcotraffico — una misura che non veniva adottata nei confronti di Bogotà da quasi trent'anni — pur emettendo una deroga alle sanzioni per ragioni di interesse nazionale. Le tensioni tra i due paesi si sono aggravate ulteriormente nei mesi successivi.

Secondo i dati dell'Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nel 2025 circa 1,4 milioni di persone in Colombia hanno subito forme di violenza che includono minacce, omicidi, sequestri, sparizioni forzate e reclutamento coatto. Le elezioni presidenziali colombiane sono previste per il maggio 2026 e il secondo turno tra i due contendenti (destra e sinistra) è previsto il prossimo 21 Giugno, e gli analisti avvertono che la violenza potrebbe diventare uno strumento attraverso cui i gruppi criminali cercano di condizionare il dibattito politico.

15 GIUGNO 2026

Funghi allucinogeni e Alzheimer: cosa può rivelarci un caso straordinario

· di Redazione
Francis Storr - Openverse
Foto: Francis Storr — Openverse (CC BY-SA 2.0)

I funghi allucinogeni sono più noti per provocare allucinazioni e alterare la percezione della realtà che per curare malattie cerebrali. La maggior parte delle persone li associa alle esperienze psichedeliche, piuttosto che al morbo di Alzheimer.

Ma un rapporto su un singolo paziente ha spinto gli scienziati a chiedersi se la psilocibina , il composto psichedelico presente nei funghi allucinogeni, possa avere effetti inattesi sul cervello che invecchia.

Il rapporto descrive i cambiamenti osservati in una donna nippo-americana di ottant'anni affetta da malattia di Alzheimer in stadio avanzato , dopo aver assunto funghi contenenti psilocibina. La demenza è un termine generico che indica sintomi che compromettono la memoria, il pensiero e l'autonomia nella vita quotidiana. La malattia di Alzheimer ne è la causa più comune.

La donna aveva subito un progressivo declino per un decennio. Negli ultimi cinque anni, aveva comunicato principalmente usando singole parole e si era affidata molto agli altri per la cura quotidiana. Aveva inoltre difficoltà a camminare e a vestirsi da sola e soffriva di incontinenza urinaria cronica.

Ha ricevuto 5 grammi di funghi contenenti psilocibina. La quantità esatta di psilocibina non è chiara perché la potenza dei funghi varia. Durante l'esperienza, ha sudato abbondantemente ed è entrata in uno stato di sonno prolungato. Circa 19 ore dopo, ha iniziato a parlare spontaneamente e a ricordare episodi della sua vita.

Nei giorni e nelle settimane successive, chi si prendeva cura di lei ha riferito che sembrava più vigile, riconosceva i familiari, camminava in modo più autonomo, aveva iniziato a vestirsi da sola e aveva riacquistato la continenza urinaria. Un mese dopo, ha ricevuto una seconda sessione supervisionata con 3 g di funghi e anche in quell'occasione è apparsa più espressiva e agile.

Il caso è stato paragonato al libro del neurologo Oliver Sacks del 1973, "Risvegli" , che descriveva pazienti che inaspettatamente recuperavano capacità perdute dopo il trattamento con la L-dopa , un farmaco utilizzato per il morbo di Parkinson , nota anche come levodopa. Le malattie e i farmaci sono completamente diversi. Entrambi sollevano interrogativi su quanta funzionalità possa rimanere latente all'interno di un cervello danneggiato.

Tuttavia, il rapporto non dimostra che le sostanze psichedeliche siano in grado di invertire il decorso della malattia di Alzheimer.

Lo studio ha coinvolto una singola persona, anziché essere una sperimentazione clinica controllata. La diagnosi si basava sulla sua anamnesi, anziché essere confermata tramite biomarcatori: segni biologici della malattia di Alzheimer rilevabili con esami come la risonanza magnetica cerebrale o l'analisi del liquido cerebrospinale. Non era presente un gruppo di controllo né test standardizzati di memoria e capacità cognitive prima e dopo il trattamento. Le osservazioni si basavano principalmente su resoconti di familiari e assistenti.

La malattia di Alzheimer comporta la presenza di proteine ​​anomale, infiammazione, danni alle connessioni tra le cellule cerebrali e, in ultima analisi, la morte dei neuroni , o cellule nervose. Non vi è alcuna prova che la psilocibina abbia invertito questi processi patologici di base.

Gli autori suggeriscono che la psilocibina potrebbe aver temporaneamente alterato la comunicazione tra le reti cerebrali sopravvissute: gruppi di regioni cerebrali che lavorano insieme. Ciò potrebbe aver reso alcune capacità più accessibili per un periodo limitato. Poiché lo studio non includeva scansioni cerebrali, questa rimane un'ipotesi non verificata.

Gli scienziati sono interessati a questa possibilità in parte per via della capacità di adattamento del cervello.

Per gran parte del XX secolo , gli scienziati credevano che il cervello adulto fosse relativamente immutabile. Ora sappiamo che il cervello può riorganizzarsi nel corso della vita. Nuove connessioni possono formarsi e le reti neurali possono modificarsi in risposta alle esperienze.

Questo processo, noto come neuroplasticità , supporta l'apprendimento, la memoria e il recupero da lesioni. Generalmente, la sua efficienza diminuisce con l'invecchiamento e la demenza.

La psilocibina agisce principalmente attraverso un recettore della serotonina chiamato 5-HT2A. La serotonina è un messaggero chimico coinvolto nell'umore, nella percezione e in altre funzioni. I recettori sono proteine ​​che permettono alle cellule di rispondere ai segnali chimici.

Studi condotti su animali suggeriscono che la psilocibina possa favorire la formazione di spine dendritiche: minuscole protuberanze sulle cellule nervose che ne facilitano la comunicazione. Le sostanze psichedeliche potrebbero inoltre influenzare le vie di segnalazione che coinvolgono il fattore neurotrofico derivato dal cervello , o BDNF, una proteina implicata nel mantenimento delle connessioni tra le cellule nervose.

Studi di neuroimaging suggeriscono che la psilocibina modifica temporaneamente la comunicazione tra le reti cerebrali su larga scala. Alcune reti diventano meno rigidamente separate, mentre i modelli di attività familiari vengono interrotti.

Nel corso dell'ultimo decennio, le sperimentazioni cliniche hanno prodotto risultati promettenti nella depressione. Studi di dimensioni più ridotte hanno inoltre esaminato la terapia assistita da psilocibina per l'ansia e alcune forme di dipendenza.

Altre ricerche hanno esplorato i possibili effetti antinfiammatori. Ciò è rilevante perché si ritiene che l'infiammazione cronica contribuisca alla malattia di Alzheimer e ad altri disturbi neurodegenerativi: condizioni in cui le cellule nervose si danneggiano gradualmente o muoiono.

La ricerca di laboratorio e sugli animali suggerisce quindi che le sostanze psichedeliche possano influenzare la crescita delle cellule nervose, l'infiammazione e l'attività delle reti cerebrali. Non è ancora noto se questi effetti si verifichino nelle persone affette dal morbo di Alzheimer.

Una ricerca separata, condotta presso l' Università della California, Berkeley , sta esaminando gli effetti della psilocibina su adulti cognitivamente sani di età compresa tra i 60 e gli 85 anni. Lo studio non ha lo scopo di testare un trattamento per la demenza. I partecipanti riceveranno psilocibina sintetica e si sottoporranno a scansioni cerebrali e test di memoria e cognizione.

Esistono importanti ragioni per essere prudenti.

La psilocibina non è priva di rischi . Le esperienze psichedeliche possono essere spaventose e disorientanti, soprattutto per le persone vulnerabili. Gli anziani possono essere esposti a un maggior rischio di cadute, problemi cardiaci e circolatori e interazioni con i farmaci.

La donna ha manifestato sudorazione profusa, sospetta febbre alta e uno stato di sonnolenza prolungato. L'assenza di complicazioni durature non garantisce la sicurezza della procedura.

Sarebbe pericoloso interpretare il rapporto come un motivo per sperimentare con funghi psichedelici al di fuori di un contesto di ricerca o clinico strettamente supervisionato.

Il caso solleva un'ipotesi: anche dopo anni di grave declino cognitivo, alcune capacità potrebbero rimanere temporaneamente accessibili. Non è ancora chiaro se la psilocibina abbia avuto un ruolo diretto, in che modo e se effetti simili possano essere riprodotti in altre persone. Rispondere a queste domande richiederà una ricerca controllata.

(Rahul Sidhu - Dottoranda in Neuroscienze presso l'Università di Sheffield. - su The Conversation del 12/06/2026)

15 GIUGNO 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 9 a 15 Giugno 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 185.720
droghe pesanti (kg) 373.900
dosi droghe sintetiche 72.300
piante di cannabis 32.400
vittime
morti 3
arresti 1.646
giorni di reclusione 678

Settimana da 9 a 15 Giugno 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 16.900
droghe pesanti (kg) 12.500
dosi droghe sintetiche 8.000
piante di cannabis 1.100
vittime
morti 0
arresti 25
giorni di reclusione 21
15 GIUGNO 2026

Osservatorio disservizi da 9 a 15 Giugno 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 9 a 15 Giugno 2026
Pubblica Amministrazione 21,90%
Telecomunicazioni 16,00%

Banca 15,10%

Prodotti finanziari 11,20%

Energia 10,50%

Salute 09,10%

Viaggi 06,10%

Acquisti 04,20%

Assicurazioni 02,70%

Condominio 02,30%

Diritti immigrati 01,00%

14 GIUGNO 2026

MDMA contro il trauma del 7 ottobre: Israele sperimenta la terapia psichedelica per il PTSD

· di Redazione

Israele si trova ad affrontare un'ondata senza precedenti di disturbi da stress post-traumatico (PTSD). Secondo quanto riporta il Jerusalem Post, uno studio del Controllore di Stato israeliano stima che circa 3 milioni di adulti abbiano sviluppato sintomi di ansia, depressione o PTSD in seguito alla strage del 7 ottobre 2023 e alla guerra che ne è seguita. Una crisi che ha messo sotto pressione il sistema di salute mentale ben oltre le sue capacità.

Il PTSD si manifesta con ricordi intrusivi, flashback, ipervigilanza cronica, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e, in alcuni casi, un senso di vuoto emotivo o dissociazione. Le sue conseguenze non si limitano alla sfera individuale: il trauma di massa erode la fiducia sociale, indebolisce il senso di sicurezza collettiva e compromette la capacità di una società di funzionare in modo stabile nel tempo. Le ricadute economiche sono altrettanto pesanti: un'analisi di MAPS Israel e Social Finance Israel stima che il costo cumulativo del trauma non trattato potrebbe raggiungere circa 157 miliardi di shekel nei prossimi anni, tra aumento della spesa sanitaria, consumo di farmaci, pressione su welfare e istruzione, e calo della produttività.

I trattamenti attualmente disponibili per il PTSD — dalla Terapia di Elaborazione Cognitiva (CPT) all'EMDR, dalla Somatic Experiencing alla farmacologia — funzionano per alcuni pazienti, in alcuni casi. Ma il sistema sanitario pubblico israeliano non riesce a garantire un accesso sufficiente alla scala che questo momento richiede: le liste d'attesa sono lunghe, il personale formato è insufficiente, i tassi di abbandono della terapia sono elevati e non tutti i pazienti rispondono ai trattamenti esistenti.

In questo contesto si inserisce la terapia assistita dall'MDMA, indicata come uno degli sviluppi più promettenti nel trattamento del trauma degli ultimi anni. Grandi sperimentazioni cliniche condotte da MAPS negli Stati Uniti hanno mostrato che quasi il 70% dei partecipanti non soddisfaceva più i criteri diagnostici per il PTSD al termine dello studio, con riduzioni significative della gravità dei sintomi. L'Australia, nel 2023, è diventata uno dei primi paesi ad autorizzare l'uso controllato di questa terapia in un quadro clinico regolamentato, con supervisione medica rigorosa; i dati preliminari reali sembrano confermare i risultati degli studi clinici sia in termini di efficacia che di profilo di sicurezza.

MAPS Israel, organizzazione no-profit dedicata alla ricerca e ai protocolli innovativi, ha avviato nell'ambito del proprio "Healing October 7 Project" uno studio unico al mondo che mette a confronto la psicoterapia assistita da MDMA in setting di gruppo con quella individuale. La sperimentazione — approvata dal ministero della Salute israeliano, sponsorizzata dal Sheba Medical Center e condotta su 168 pazienti in due centri clinici (Lev Hasharon Mental Health Centre e Be'er Sheva Mental Health Centre) — punta a valutare se il modello di gruppo possa ampliare l'accesso alle cure trattando più persone contemporaneamente. Secondo i promotori, l'MDMA riduce la paura e la reattività emotiva, consentendo ai pazienti di elaborare i ricordi traumatici in modo più efficace rispetto agli approcci tradizionali centrati sull'esposizione o sulla gestione dei sintomi.

14 GIUGNO 2026

Rifugiati climatici: 45 milioni di sfollati senza tutele giuridiche

· di Redazione

Nel mondo si contano circa 45 milioni di sfollati a causa di eventi climatici estremi, eppure il diritto internazionale non riconosce formalmente la figura del "rifugiato climatico". Come riporta Sardegnagol, si tratta di un fenomeno in rapida crescita che lascia milioni di persone prive di qualsiasi protezione legale specifica.

Il nodo centrale è la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati: il testo non include i disastri ambientali tra le cause che danno diritto alla protezione internazionale. Per quella norma, il rifugiato è chi teme di essere perseguitato per motivi legati a razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale o opinione politica. Il clima non compare. Chi fugge da siccità, alluvioni, uragani o dall'innalzamento del livello del mare non rientra in questa definizione e non può richiedere asilo in modo formale.

Il risultato è un vuoto giuridico che colpisce fasce di popolazione già estremamente vulnerabili. In assenza di uno status riconosciuto, queste persone non possono accedere a percorsi di protezione internazionale, restando esposte a condizioni di precarietà estrema senza strumenti legali a loro tutela.

Il fenomeno è in crescita costante, spinto dall'intensificarsi degli eventi meteorologici estremi legati alla crisi climatica. Le proiezioni future sono preoccupanti: la Banca Mondiale stima che entro il 2050 potrebbero essere centinaia di milioni le persone costrette a spostarsi per ragioni ambientali. L'urgenza di colmare il vuoto normativo internazionale appare quindi sempre più evidente.

13 GIUGNO 2026

Stop USA a Fable 5 e Mythos 5: quando Washington spegne l'AI per tutti

· di Redazione
Markus Winkler - Unsplash
Foto: Markus Winkler — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Il 12 giugno 2026 il governo degli Stati Uniti ha inviato ad Anthropic una direttiva in materia di controllo delle esportazioni, citando ragioni di sicurezza nazionale. Nel giro di poche ore, l'azienda ha sospeso l'accesso ai suoi due modelli di intelligenza artificiale più avanzati, Fable 5 e Mythos 5, per qualsiasi cittadino straniero — dentro e fuori il territorio americano. Compresi i dipendenti non statunitensi della stessa Anthropic. Non potendo filtrare gli utenti per nazionalità, l'azienda li ha disattivati per l'intera base clienti mondiale, pur dichiarandosi in disaccordo con la misura.

Come riporta Agenda Digitale, la motivazione addotta è tecnica: un possibile jailbreak, ovvero una tecnica che consente di aggirare i meccanismi di sicurezza del modello. Secondo le autorità americane si tratterebbe di vulnerabilità limitate e già note, ma è bastato questo per far scattare il blocco — a soli tre giorni dal lancio commerciale dei modelli.

L'episodio mette in luce con chiarezza un nodo strutturale: l'accesso all'intelligenza artificiale di frontiera dipende da autorizzazioni che possono essere revocate in qualsiasi momento. Per settori come la pubblica amministrazione, il sistema bancario, la sanità e l'energia, la questione non è meramente tecnica: riguarda la continuità operativa, la giurisdizione sui dati e il controllo dell'intera infrastruttura digitale.

La vicenda rivela anche l'ambiguità del rapporto tra Stato e piattaforme tecnologiche private. Il governo rivendica il diritto di intervenire in nome della sicurezza nazionale; l'infrastruttura concreta su cui interviene è però prodotta, gestita e distribuita da un soggetto privato globale. Il governo ordina, l'azienda esegue, i clienti subiscono — senza alcun potere di interlocuzione.

Sul piano delle soluzioni, la strada indicata dagli esperti passa per l'open source: i modelli a pesi aperti e i motori di inferenza compatibili con le API standard permettono di eseguire l'intelligenza artificiale all'interno del perimetro dell'organizzazione, senza che i dati escano e senza che l'accesso dipenda da una decisione presa altrove. Per chi costruisce servizi pubblici o opera in settori regolati, la scelta dell'infrastruttura tecnologica precede e condiziona qualsiasi altra scelta.

La direttiva del 12 giugno potrebbe rientrare — Anthropic stessa la legge come un malinteso — e l'accesso a Fable e Mythos probabilmente sarà ripristinato. Ma la lezione resta: la sospensione di questi modelli non è un semplice episodio di cronaca tecnologica, bensì un segnale concreto di quanto la dipendenza da infrastrutture digitali straniere esponga governi, imprese e cittadini a decisioni prese altrove, senza preavviso e senza rimedi immediati.

13 GIUGNO 2026

Krugman: 'Elon Musk è uno schema Ponzi umano'

· di Redazione

Il premio Nobel per l'economia Paul Krugman ha pubblicato sul suo canale Substack un articolo dal titolo eloquente: Elon Musk, Human Ponzi Scheme. La tesi centrale è che il vero prodotto di Musk — diventato il primo trilionario della storia — non siano le auto elettriche, i razzi o l'intelligenza artificiale, ma la fiducia degli investitori in sé stesso.

Secondo Krugman, la ricchezza di Musk si è storicamente retta su una fede autorealizzante: gli investitori credono nel suo genio, acquistano azioni delle sue società, le valutazioni salgono, e questo alimenta ulteriormente la reputazione di genio. Un meccanismo circolare che l'economista definisce esplicitamente uno schema Ponzi: imprese che appaiono di successo perché attirano continuamente nuovi investitori, e attirano nuovi investitori perché sembrano di successo.

A supporto della sua tesi, Krugman ricorda la lunga lista di grandi promesse mai mantenute: l'Hyperloop, gli impianti cerebrali di massa, i robotaxi ovunque, la colonia su Marte — tutte cose che Musk aveva dichiarato sarebbero esistite entro il 2025 e che restano inesistenti o del tutto marginali.

L'occasione per tornare sull'argomento è l'IPO di SpaceX, lanciata di recente sul Nasdaq. Per Krugman, questa operazione dimostra che la vera abilità di Musk non è sviluppare prodotti futuristici, ma padroneggiare i giochi di prestigio finanziari e sfruttare la propria influenza politica, in particolare quella nei confronti dell'amministrazione Trump. Un esempio citato riguarda le regole di ammissione agli indici di borsa: storicamente si attendeva almeno un anno dopo un'IPO prima di includere un titolo nei principali indici, per dare al mercato il tempo di "maturare". Per SpaceX tali regole sarebbero state piegate — una dimostrazione, secondo l'economista, della capacità di Musk di cooptare e corrompere istituzioni chiave. (Va notato che l'S&P 500 ha resistito alle pressioni e aspetterà un anno prima di includere SpaceX.)

Krugman ricorda anche l'acquisto di Twitter nel 2022, rinominato X: per finanziare l'operazione, le banche d'investimento prestarono a Musk 13 miliardi di dollari, un debito che speravano di cedere rapidamente agli investitori. Ma Musk trasformò la piattaforma in uno spazio di estrema destra, provocando la fuga degli inserzionisti e bloccando di fatto quella cessione del debito.

L'allarme più concreto dell'articolo riguarda però le conseguenze per i cittadini comuni. Gli schemi Ponzi tradizionali colpiscono solo chi vi aderisce volontariamente. Questa volta, avverte Krugman, gran parte del denaro che sostiene il sistema Musk proverrà da americani ordinari che vi sono stati di fatto costretti a partecipare: circa il 52% degli asset dei fondi comuni è investito in fondi indicizzati e oltre il 50% delle famiglie americane detiene quote di fondi comuni. Se e quando lo schema crollerà, le perdite non si limiteranno agli investitori consapevoli.

13 GIUGNO 2026

Narcotraffico e guerra ibrida: quando le droghe diventano arma geopolitica

· di Redazione

La lotta al narcotraffico non è più soltanto una questione di ordine pubblico o repressione penale. Secondo un'analisi pubblicata da Meer, rivista internazionale di approfondimento, il traffico di stupefacenti si è trasformato in una forma di guerra ibrida: uno strumento di pressione politica ed economica che intreccia criminalità organizzata transnazionale, conflitti armati e strategie di destabilizzazione statale.

Il concetto di guerra ibrida — elaborato in ambito accademico e militare per descrivere conflitti che combinano mezzi convenzionali e non convenzionali, azioni militari e pressioni economiche, cyber-operazioni e campagne di disinformazione — viene applicato nell'analisi anche al fenomeno del narcotraffico. Le organizzazioni criminali transnazionali non agiscono in isolamento: intrattengono rapporti, diretti o indiretti, con attori statali e para-statali che utilizzano i proventi del traffico di droga come leva di pressione politica ed economica su governi e istituzioni.

L'analisi evidenzia come il finanziamento di gruppi armati attraverso il commercio illegale di stupefacenti sia un meccanismo consolidato in diverse regioni del mondo. I proventi del narcotraffico alimentano l'instabilità in aree già fragili, rendendo più difficile qualsiasi processo di pacificazione o consolidamento istituzionale. In questo quadro, combattere il traffico di droga significa anche contrastare una fonte di finanziamento per conflitti e attori violenti.

L'intreccio tra criminalità organizzata e dinamiche geopolitiche ridisegna la natura stessa della minaccia: non si tratta più di fenomeni separati da affrontare con strumenti distinti — la polizia per i traffici, l'esercito per i conflitti — ma di un sistema ibrido in cui i confini tra guerra e criminalità, tra attori statali e non statali, si fanno sempre più sfumati. La stessa narrazione della "guerra alla droga", sottolinea l'analisi, può essere strumentalizzata da potenze regionali o globali per giustificare ingerenze, sanzioni e operazioni di destabilizzazione nei confronti di governi avversari.

Ne consegue che la lotta al narcotraffico richiede oggi un approccio che vada ben oltre la repressione penale tradizionale, investendo le sfere della sicurezza nazionale e internazionale, della diplomazia e della cooperazione tra Stati. Ignorare la dimensione geopolitica del traffico di stupefacenti significa affrontare solo la superficie di un fenomeno che ha radici profonde negli equilibri di potere globali.

12 GIUGNO 2026

Petro: la Colombia è alleata degli USA contro il narcotraffico

· di Redazione

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha pubblicato un editoriale di opinione sul Washington Post in cui difende la partnership con Washington nella lotta al traffico di droga e alla criminalità organizzata, respingendo le accuse mosse dall'amministrazione Trump nei confronti di Bogotà.

Nell'articolo Petro descrive il suo incontro con Donald Trump alla Casa Bianca all'inizio dell'anno come un momento decisivo: al contrario di quanto molti osservatori si aspettassero, i due presidenti sarebbero usciti dall'incontro con un obiettivo condiviso, vale a dire fermare il flusso di droga e la violenza criminale transnazionale che colpisce entrambi i paesi.

Il presidente colombiano afferma che nei mesi successivi il suo governo ha lavorato a stretto contatto con Washington per portare pace e stabilità nella regione, e che i risultati congiunti si starebbero facendo sentire tanto in Colombia quanto negli Stati Uniti. A pochi mesi dalla fine del suo mandato — il governo Petro si conclude il 6 agosto 2026 — il capo dello stato colombiano dice di essere grato a Trump per la collaborazione e orgoglioso dei risultati raggiunti insieme.

Sul fronte interno, Petro rivendica i progressi dell'agenda denominata Pace Totale, che prevede negoziati dove possibile e azioni militari quando necessario. Nel 2026, sostiene, il governo ha intensificato le operazioni militari e i raid aerei contro gruppi armati come il Clan del Golfo, l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e i dissidenti delle FARC, pur aprendo trattative con alcune fazioni scissioniste per impedire la formazione di nuovi gruppi criminali.

L'editoriale si inserisce in un contesto di relazioni bilaterali molto tese. Nel settembre 2025 Washington aveva "decertificato" la Colombia — ovvero dichiarato che il paese non aveva rispettato i propri impegni internazionali antidroga — per la prima volta in quasi trent'anni. Trump aveva revocato il visto a Petro e imposto sanzioni personali nei suoi confronti, arrivando a definirlo pubblicamente un "trafficante di droga illegale". La crisi era preceduta dal gennaio 2025, quando Petro aveva rifiutato di accettare rimpatri forzati di migranti colombiani dagli USA, scatenando la rappresaglia immediata di Washington con dazi del 25% sulle importazioni dalla Colombia.

Nonostante questi scontri, il governo Petro ha più volte rivendicato risultati storici nella lotta al narcotraffico: oltre 2.840 tonnellate di cocaina sequestrate durante il suo mandato, 700 boss estradati (di cui 500 negli Stati Uniti) e un aumento dei sequestri pari al 150% rispetto all'amministrazione precedente. A novembre 2025 la polizia colombiana aveva confiscato 14 tonnellate di cocaina nel porto di Buenaventura, il maggior sequestro in un decennio.

Con l'editoriale sul Washington Post, Petro tenta di ricucire pubblicamente i rapporti con Washington a pochi mesi dalle elezioni presidenziali colombiane del maggio 2026, presentando la Colombia come un partner strategico affidabile degli Stati Uniti nella regione latinoamericana.

12 GIUGNO 2026

SpaceX desidera che gli investitori privati ​​contribuiscano al lancio delle sue azioni. Ecco cosa sapere prima di cliccare su 'acquista'

· di Redazione
Bill Ingalls - Wikimedia
Foto: Bill Ingalls — Wikimedia (Public domain)

Quando SpaceX farà il suo debutto sul mercato azionario statunitense, desidera che i piccoli investitori, in particolare i piccoli investitori privati, svolgano un ruolo importante in quella che potrebbe essere la più grande IPO di sempre.

La società spaziale di Elon Musk, formalmente nota come Space Exploration Technologies Corp., sta indirizzando parte della sua offerta pubblica iniziale di azioni direttamente ai cosiddetti investitori "al dettaglio" . Si tratta di persone che acquistano azioni tramite un conto di intermediazione sul proprio telefono, non fondi pensione o altri grandi investitori "istituzionali" che inoltrano gli ordini ai loro desk di trading professionali.

Ecco alcuni aspetti da tenere a mente con l'avvicinarsi dell'IPO:

Una parte delle azioni di SpaceX sarà destinata agli investitori ordinari

Secondo Fidelity, la maggior parte delle IPO offre agli investitori al dettaglio solo dal 5% al ​​10% dell'offerta totale. In questo caso, tuttavia, la percentuale potrebbe arrivare fino al 30%. SpaceX prevede che gli investitori al dettaglio parteciperanno alla sua IPO tramite Charles Schwab, Fidelity, Robinhood, SoFi ed E-Trade di Morgan Stanley.

Presso Fidelity, gli investitori con soli 2.000 dollari sul conto potrebbero potenzialmente aggiudicarsi azioni SpaceX nell'ambito dell'IPO. Si tratta di una cifra inferiore rispetto ai minimi di 100.000 o addirittura 500.000 dollari richiesti da Fidelity per altre offerte azionarie.

La domanda da parte degli investitori per questa IPO potrebbe essere così elevata che non tutti coloro che manifestano interesse riusciranno effettivamente ad aggiudicarsi un'azione.

Tentare una vendita a breve termine comporta dei rischi

Visto tutto il clamore che circonda SpaceX, la tentazione di acquistare azioni durante l'IPO e rivenderle rapidamente se il prezzo dovesse schizzare alle stelle potrebbe essere forte. Tuttavia, le società di intermediazione hanno delle politiche che impediscono agli investitori di partecipare a future offerte pubbliche iniziali se vendono rapidamente le azioni acquistate in un'IPO, ad esempio entro un paio di settimane.

Sono possibili forti oscillazioni di prezzo

Il potenziale elevato interesse da parte degli investitori al dettaglio in seguito all'IPO è uno dei motivi per cui SpaceX avverte che il prezzo delle sue azioni potrebbe essere volatile. Questi investitori non sono noti per la loro meticolosità, a differenza di un fondo pensione, che cerca di accumulare denaro per i pagamenti che dovrà effettuare tra anni o decenni.

Dopotutto, sono stati gli investitori al dettaglio a contribuire a spingere GameStop e altri "titoli virali" a livelli record nel 2021, livelli che gli investitori professionali hanno definito irrazionali.

Le IPO possono registrare un forte rimbalzo il primo giorno, ma questo potrebbe non durare

Secondo Jay Ritter, esperto di IPO e professore presso il Warrington College of Business dell'Università della Florida, dal 1980 al 2025 le IPO hanno registrato un aumento tipico del 7% nel loro primo giorno di negoziazione.

Tuttavia, le IPO tendono a registrare una performance inferiore rispetto a società di dimensioni simili nei cinque anni successivi, escluso il primo giorno di negoziazione. Secondo Ritter, questo calo si attesta in media al 3,6% all'anno.

SpaceX ha debiti e sta perdendo denaro

Lanciare oggetti al di fuori dell'atmosfera terrestre e costruire enormi centri dati per l'intelligenza artificiale è estremamente costoso, e alla fine di marzo SpaceX aveva accumulato un debito di 29,1 miliardi di dollari.

L'azienda ha inoltre registrato una perdita di 4,9 miliardi di dollari lo scorso anno e di altri 4,3 miliardi di dollari nei primi tre mesi del 2026. Riconosce inoltre che "potrebbe non raggiungere la redditività in futuro".

Nel lungo periodo, il prezzo di un'azione tende a seguire l'andamento degli utili realizzati dall'azienda.

Non devi acquistare SpaceX per possederla

Potreste ritrovarvi a possedere azioni di SpaceX anche senza averlo mai previsto. Basti pensare alle numerose persone che detengono quote del popolare fondo negoziato in borsa QQQ, che replica l'indice Nasdaq 100 e ha un patrimonio complessivo di circa 460 miliardi di dollari.

Storicamente, l'indice Nasdaq 100 attendeva fino a dicembre di ogni anno per aggiungere nuovi membri in una revisione annuale, al fine di garantire la presenza delle 100 maggiori società non finanziarie quotate sul Nasdaq. Tuttavia, di recente il Nasdaq ha apportato delle modifiche che consentono ad alcune grandi aziende di entrare a far parte dell'indice Nasdaq 100 dopo soli 15 giorni di negoziazione.

Ciò significa che, se l'IPO di SpaceX avrà il successo previsto, potrebbe entrare rapidamente a far parte sia del Nasdaq 100 che del fondo QQQ, mentre i detentori di QQQ non intraprenderanno alcuna azione.

La società che gestisce il più noto indice S&P 500 , tuttavia, non sta apportando modifiche che consentirebbero a SpaceX un ingresso più rapido.

Qualsiasi azione acquistata passerebbe in secondo piano rispetto all'influenza di Musk

Nella sua offerta pubblica iniziale (IPO), SpaceX offre 555,6 milioni di azioni di "Classe A". Ciascuna di queste azioni conferisce all'investitore un voto sulle decisioni degli azionisti. Ciò include questioni di grande importanza come la composizione del consiglio di amministrazione che supervisiona l'amministratore delegato.

Questa IPO non offre le cosiddette azioni di "Classe B", ognuna delle quali conferisce al suo possessore 10 voti. Musk, d'altro canto, possiede così tante di queste azioni che, dopo l'IPO, potrebbe da solo controllare oltre l'82% di tutti i diritti di voto del titolo.

Nei documenti depositati presso le autorità di regolamentazione dei titoli statunitensi, SpaceX riconosce la potenziale presenza di conflitti di interesse tra sé e Musk, nonché con altre società di sua proprietà, come Tesla.

Alcuni grandi investitori sono in totale disaccordo con la struttura proprietaria

Il mese scorso, i rappresentanti dei fondi pensione di vigili del fuoco, insegnanti e altri lavoratori in California e New York hanno inviato una lettera a SpaceX criticando alcune clausole della sua offerta pubblica iniziale, tra cui le "azioni con diritto di voto privilegiato", l'arbitrato obbligatorio per le controversie degli azionisti anziché la possibilità di intentare cause legali e il potere che Musk eserciterà sulla società.

Hanno affermato di poter diventare proprietari di azioni SpaceX perché detengono fondi indicizzati, che acquistano automaticamente azioni dopo che queste vengono incluse in determinati indici.

Se Musk riuscisse a controllare una parte così consistente del potere di voto nel consiglio di amministrazione, acquisirebbe un potere enorme al vertice di SpaceX, "rendendolo di fatto intoccabile senza il suo consenso", hanno scritto nella loro lettera l'amministratore delegato del California Public Employees' Retirement System, il revisore dei conti dello Stato di New York e il revisore dei conti della città di New York.

"Questo livello di esenzione da responsabilità è praticamente senza precedenti tra gli emittenti di grandi dimensioni statunitensi i cui statuti escludono la responsabilità nei confronti degli azionisti pubblici a queste condizioni."

Non confondete SpaceX con altre aziende dai nomi simili

SpaceX prevede di essere quotata in borsa con il simbolo "SPCX". Questo simbolo è molto simile a "SPCE", che è il simbolo di Virgin Galactic Holdings, la società di Richard Branson.

(Stan Choe su Associated Press del 10/06/2026)

12 GIUGNO 2026

L’italiano medio, i campionati di calcio e la tv di Stato

· di Vincenzo Donvito Maxia

Dispiace il flop della Rai sulla cerimonia inaugurale dei Campionati di calcio a Città del Messico che, nel momento “clou” della cerimonia, ha trasmesso il tg.

Dovremmo arrabbiarci in quanto utenti di un servizio pagato (cosiddetto canone) da tutti i possessori di un tv collegato al digitale terrestre, nonché dalla pubblicità che anticipa, segue e interrompe tutte le emissioni digitali di Stato. Ma non ce la facciamo più ad arrabbiarci. Pedissequamente ogni bolletta elettrica paghiamo la nostra quota di canone, con alcuni (numero imprecisato, nonostante stime azzardate del 5% di chi ha la luce in casa) che hanno fatto i furbi, non pagano e dicono di non avere un tv o di averlo solo come monitor per le miriadi di altri programmi che si vedono senza avere l’antenna collegata al digitale.

Non ci arrabbiamo perché siamo rassegnati e, con fare da buddisti da film, accettiamo il male combattendo con la felicità della nostra interiorità? Casi rari e, comunque, non proprio. Non ci arrabbiamo perché siamo assuefatti e abbiamo scelto di non pagare anche altre tasse, evadendo con discrezione e senza clamore. Così come facciamo parte di quel 50% (e anche di più) che non va a votare. Nonchè di quei milioni di italiani che, anche se alla fonte ci prendono i soldi, non usiamo il Servizio Sanitario Nazionale perché corriamo il rischio di non trovare soddisfazione prima della morte fisica (che quella civica, la stiamo già vivendo). I più burloni e anziani di noi canticchiano “no, non è la Bbc, questa è la Rai, la Rai tv”.

Grazie Tv di Stato, grazie governanti, grazie politici. State (e non stiamo) costruendo proprio una bella Italia.

12 GIUGNO 2026

Firenze, ecoturismo e pratiche educative

· di Gian Luigi Corinto

Per ecoturismo tradizionalmente si intende una forma di turismo responsabile che privilegia il contatto diretto con ambienti naturali e contesti culturalmente sensibili, riducendo gli impatti negativi e generando benefici per le popolazioni ospitanti. Il concetto è nato tipicamente per ambienti esotici, incontaminati e meno sviluppati. Questo approccio è interessante anche per Firenze, città con un patrimonio architettonico e artistico imponente concentrato in uno spazio molto ristretto e fragile, ma richiede una riconcettualizzazione degli aspetti educativi, da riferire non solo al “fuori”, alla natura come tale, ma anche al “dentro” della città, trasformando lo spazio urbano in “aula” di apprendimento attivo.

Per pedagogia attiva si intende un modello educativo in cui chi apprende è coinvolto in prima persona attraverso attività concrete, situazioni reali, compiti che richiedono partecipazione e responsabilità. L’educazione open air condivide con l’ecoturismo lo scenario dei luoghi vissuti e si fonda su principi chiave come partecipazione, uso dell’ambiente come “aula”, valorizzazione delle percezioni sensoriali, proposta di problemi autentici legati alla quotidianità. In questo quadro, Firenze può diventare un laboratorio di pedagogia turistica in cui lo spazio urbano non è solo contenitore di opere, ma punto di partenza per itinerari che attraversano la città, i musei, ma anche i parchi, le colline e il fiume Arno, le pratiche quotidiane dei residenti.

Le iniziative avviate a Copenaghen con il programma CopenPay hanno il merito di “mettere a terra” i principi fondamentali dell’ecoturismo, con il potenziale di incidere sulle competenze civiche dei cittadini-viaggiatori, favorendo l’acquisizione di abitudini che possono essere riportate nella vita quotidiana anche in una città come Firenze. La pratica del risparmio di risorse, l’attenzione ai rifiuti, il rispetto dei tempi e degli spazi delle comunità locali diventano così elementi di un’educazione diffusa alla sostenibilità, che non si esaurisce nello spazio della vacanza.

In questo senso, il valore educativo dell’ecoturismo non consiste solo nel “sapere di più” sull’ambiente visitato, ma nel “diventare altro”, cioè soggetti capaci di ripensare il proprio ruolo nei territori attraversati e, per estensione, nel mondo che abitiamo.

Lo spazio urbano fiorentino non deve più essere un luogo isolato – nel quale si concentra tutto il turismo – ma un nodo di una rete di esperienze che collega arte, paesaggio urbano e rurale con l’abitudine alla sostenibilità, in continuità con la tradizione fiorentina di integrare patrimonio culturale e territorio.

Firenze, con la sua imponente concentrazione di arte, può diventare un motore di un progetto educativo più ampio, che lega cultura, paesaggio e sostenibilità attraverso una pedagogia attiva anche nel settore del turismo, trasformando la presenza dei viaggiatori in esperienza di educazione alla sostenibilità.

11 GIUGNO 2026

Trump sposta il fuoco della lotta antidroga verso il confine con il Messico

· di Redazione

Come riporta Al Día News, la guerra al fentanyl è entrata in una nuova fase. Dopo mesi in cui l'amministrazione Trump aveva concentrato risorse nelle operazioni marittime per intercettare carichi di droga nel Pacifico e nei Caraibi — rivendicando un calo del 97% del traffico via mare — il presidente ha annunciato che l'attenzione si sposterà ora sul confine terrestre tra Stati Uniti e Messico. Una mossa che torna a mettere sotto forte pressione politica e diplomatica il rapporto bilaterale tra i due paesi.

L'annuncio arriva in un momento particolarmente delicato. Il Messico è sotto scrutinio internazionale per il suo ruolo nella lotta ai cartelli e al traffico di narcotici sintetici, mentre Washington continua ad alzare i toni attorno a una crisi che nell'ultimo decennio ha causato centinaia di migliaia di morti per overdose negli Stati Uniti. Il fentanyl, oppioide sintetico fino a cinquanta volte più potente dell'eroina, è diventato una delle emergenze di salute pubblica più acute del paese.

Dietro la svolta si intravede una trasformazione più ampia nella strategia di sicurezza di Washington. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha ripetutamente sostenuto che i cartelli messicani rappresentino una minaccia diretta alla sicurezza nazionale statunitense. La sua amministrazione ha promosso misure straordinarie per combatterli, tra cui la designazione di alcune organizzazioni come gruppi terroristici stranieri e l'espansione delle operazioni di intelligence per tracciarne le reti finanziarie e logistiche.

La nuova pressione sul confine terrestre riapre anche un dibattito ricorrente tra i due governi: fino a dove possono spingersi gli Stati Uniti nella lotta al narcotraffico senza violare la sovranità messicana. Trump ha più volte lasciato intendere che Washington dovrebbe adottare una postura ancora più aggressiva nei confronti dei cartelli, arrivando a ipotizzare operazioni dirette contro questi gruppi criminali.

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha risposto difendendo il bilancio della sua amministrazione in materia di sicurezza: i tassi di omicidio sarebbero in calo, migliaia di laboratori clandestini legati alle droghe sintetiche sarebbero stati smantellati, e il traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti sarebbe diminuito grazie a operazioni coordinate tra forze federali, militari e agenzie di intelligence. La posizione ufficiale di Città del Messico insiste sulla responsabilità condivisa e respinge l'idea che la crisi da oppioidi negli USA possa essere attribuita esclusivamente a fattori esterni.

Un argomento che trova consenso tra molti esperti di politiche sulle droghe: contrastare il fentanyl richiederebbe una strategia che vada ben oltre le operazioni di sequestro e contrasto, tenendo conto della domanda persistente di oppioidi negli Stati Uniti, dell'accesso ai precursori chimici provenienti dall'Asia e delle reti internazionali di riciclaggio di denaro.

Lo spostamento del focus dalle rotte marittime al confine terrestre rappresenta quindi molto più di un aggiustamento operativo. Segnala che la pressione sul Messico è destinata ad intensificarsi nei mesi a venire, aprendo una fase di negoziati complessi tra due governi che condividono oltre tremila chilometri di confine e un'economia profondamente interconnessa, ma visioni assai diverse su come affrontare uno dei traffici criminali più lucrativi e devastanti dell'emisfero.

11 GIUGNO 2026

BCE alza i tassi: mutui e prezzi al dettaglio nel mirino

· di Vincenzo Donvito Maxia

La Banca centrale europea ha deciso: il denaro da oggi costa di più: 0,25%. Non solo per i mutui per l’acquisto della casa, ma ne risente tutto il credito al consumo, con ricadute sul prezzo finale di beni e servizi acquistati a rate. Non solo. Anche i prezzi al dettaglio ne risentiranno. E saranno quelli con maggiore crescita. Se le rate del mutuo, o del credito per la lavatrice o lo smartphone o la vacanza, avranno incrementi precisi dettati dalle regole a cui gli istituti di credito non potranno non attenersi se non incrementando “solo” le creste tipo “spese di incasso”, nel mercato al dettaglio i singoli grossisti e commercianti fanno come ritengono più opportuno per guadagnare di più.

Forse sarebbe meglio che quando i regolatori come la Bce prendono certe decisioni, per quanto giuste siano nello specifico del loro mandato, farebbero meglio a considerare non solo il rapporto diretto che i risparmiatori hanno con gli istituti di credito, ma anche le ricadute su mercato e mercanti, sempre in fibrillante attesa per rimpinguare introiti che, per l’appunto, non sono dettati da regole ma solo da loro desideri.

Comunque, non si può pretendere tutto. Ben lungi, e rifuggendo, da qualunque intento regolatorio di Stato dei prezzi al dettaglio del mercato, va considerato che - lato cittadini comuni - le nostre economie non sono “attrezzate” per il bene diffuso, ma solo ognuno per il proprio.

La domanda e il dubbio è d’obbligo. Fatte queste considerazioni, siamo sicuri che gli aumenti (comunque necessari) debbano essere sempre così esosi, per quanto possa essere considerato esoso un quarto di punto.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

11 GIUGNO 2026

Com'è vivere nei paesi più sicuri del mondo nel 2026

· di Redazione

Oggigiorno i conflitti attivi sono più numerosi che in qualsiasi altro momento dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli abitanti dell'Islanda, della Nuova Zelanda e di altri paesi spiegano le caratteristiche che rendono le loro nazioni così pacifiche.

Secondo l'ultimo Indice Globale della Pace , il mondo è diventato meno pacifico rispetto all'anno scorso. La pace generale è peggiorata in 99 paesi, segnando il dodicesimo anno consecutivo di declino a livello globale. Eppure, in questo quadro sempre più negativo, un piccolo gruppo di nazioni continua a distinguersi.

"Nonostante questo calo catastrofico, i paesi ai vertici della classifica non ne hanno risentito più di tanto", ha affermato Steve Killelea, fondatore e presidente esecutivo dell'Institute for Economics & Peace, che ha creato l'indice nel 2007.

L'indice classifica 163 nazioni in base a 23 indicatori, che spaziano dalle spese militari e dai conflitti in corso ai tassi di omicidio e alla percezione della sicurezza. I luoghi che ottengono i risultati migliori in genere combinano bassi livelli di violenza con istituzioni efficienti, elevata fiducia sociale, buoni rapporti con i vicini e un'alta qualità della vita.

Abbiamo parlato con i residenti dei cinque paesi più sicuri al mondo per capire cosa si prova quotidianamente in termini di sicurezza, cosa contribuisce a mantenerla e come anche i viaggiatori possono sperimentare questa tranquillità e stabilità.

1. Islanda

L'Islanda è in cima alla classifica dal 2008 e si conferma il Paese più sicuro al mondo per il 19° anno consecutivo. Nel 2026 ha registrato un miglioramento del 2%, grazie anche a un netto calo delle manifestazioni violente, e continua a posizionarsi ai primi posti per sicurezza, bassi livelli di conflitto e limitata militarizzazione.

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I 10 paesi migliori nell'Indice globale della pace 2026

1. Islanda

2. Nuova Zelanda

3. Svizzera

4. Slovenia

5. Irlanda

6. Austria

7. Portogallo

8. Singapore

9. Finlandia

10. Giappone

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"In Islanda la tranquillità è ovunque, nella natura che ci circonda, ma è anche una scelta consapevole radicata nelle nostre comunità coese", ha affermato Oddný Arnarsdóttir, responsabile di Visit Iceland . Attribuisce questo risultato a un profondo impegno per l'uguaglianza, inclusa la parità di genere, ambito in cui l'Islanda si posiziona costantemente tra i leader mondiali, oltre che a solidi servizi pubblici e alla diffusione delle energie rinnovabili.

Questo impegno va ben oltre le semplici politiche, con i residenti che sottolineano un forte senso di coesione sociale e responsabilità condivisa. "Siamo ben consapevoli di quanto siamo fortunati a vivere in questo clima di pace", ha affermato Arnarsdóttir. "Ciò rafforza l'importanza di mantenere una società aperta e inclusiva".

Anche la sua posizione remota gioca un ruolo importante. "L'isolamento geografico dell'Islanda fa sì che sia meno coinvolta nelle tensioni globali", ha affermato Eyrún Aníta Gylfadóttir, responsabile marketing dell'Hotel Rangá . "Gli ampi paesaggi aperti, le montagne imponenti, l'aria pura e l'abbondanza di acqua dolce sono elementi centrali per la qualità della vita qui."

Per vivere appieno il ritmo più tranquillo dell'Islanda, Arnarsdóttir consiglia di rallentare e trascorrere del tempo all'aria aperta, anziché correre da un'attrazione all'altra. Scoprire la cultura termale del paese dovrebbe essere in cima alla lista. L'Islanda ospita oltre 120 piscine geotermiche, dalle spa di lusso alle piscine di quartiere dove gli abitanti del luogo si ritrovano tutto l'anno. "Vivere la tranquillità islandese è strettamente legato al benessere", ha affermato Arnarsdóttir. "Che sia attraverso la cultura dei bagni termali, il tempo trascorso nella natura o semplicemente avendo lo spazio per disconnettersi".

I visitatori dovrebbero anche assicurarsi di avventurarsi oltre le attrazioni più famose del paese. Arnarsdóttir cita gli oltre 220 musei sparsi per l'Islanda, tra cui il Museo Nazionale della capitale e il Museo dei Mostri Marini Islandesi nei Fiordi Occidentali. "Adoro i nostri musei eccentrici", ha affermato. "Questi spazi contribuiscono a condividere storie e tradizioni locali, incoraggiando al contempo le persone a viaggiare di più e a scoprire diverse zone dell'Islanda."

2. Nuova Zelanda

Classificatasi al secondo posto (in salita rispetto al terzo del 2025), la Nuova Zelanda è il Paese più sicuro della regione Asia-Pacifico, con il punteggio più basso in termini di conflitti in corso. Il suo miglioramento è dovuto in gran parte alla diminuzione delle importazioni di armi e rimane una delle nazioni più sicure e meno militarizzate al mondo.

Gran parte di questa pace è dovuta alla geografia. "Essere così lontani da tutto ha fatto sì che la Nuova Zelanda abbia in gran parte evitato il caos geopolitico che trascina altre nazioni in conflitto", ha affermato Warwick Woodley, cittadino neozelandese e fondatore di NZ Golden Visa . Ma egli individua un fattore anche nella cultura. Le persone tendono ad essere rilassate e dirette, ha detto, "generalmente più interessate a risolvere le cose che a creare scompiglio".

Qui la sicurezza è talmente normale che raramente ci si pensa. "La maggior parte delle persone non ci riflette molto, il che è probabilmente il miglior indicatore del fatto che in generale non sia una preoccupazione", ha detto Woodley. "Le armi non fanno parte della vita quotidiana qui, e dopo Christchurch le leggi sono diventate ancora più severe ". I quartieri funzionano ancora come quartieri, ha aggiunto, dove le persone si conoscono e si prendono cura l'una dell'altra. "Questo senso di responsabilità è molto importante in un paese di cinque milioni di abitanti, dove l'anonimato è più difficile da ottenere".

La bassa densità di popolazione si traduce anche in un facile accesso alla natura. "Montagne, spiagge e sentieri nella boscaglia sono tutti a portata di mano, a seconda di dove ci si trova", ha affermato Woodley. "La vita non dà la sensazione di sfuggirti costantemente di mano come accade in alcuni dei paesi più grandi e caotici."

3. Svizzera

Passata dal quinto posto dello scorso anno al terzo previsto per il 2026, la Svizzera combina bassi tassi di criminalità con una consolidata politica di neutralità militare, elementi che le consentono di rimanere uno dei Paesi più sicuri al mondo.

"Sembra che qui le persone siano disposte a farsi spazio a vicenda", ha affermato Cornelia Choe, executive coach e autrice residente a Ginevra. "Questo crea un senso di fiducia, la convinzione che in generale le persone si comporteranno correttamente e che la vita quotidiana funzioni sostanzialmente come dovrebbe."

Forse, in definitiva, è questo il significato della pace: non l'assenza di differenze, ma un impegno condiviso a trovare il modo di conviverci serenamente – Cornelia Choe

Questa fiducia si manifesta spesso nelle transazioni quotidiane. Choe ricorda di aver perso il portafoglio due volte in Svizzera. La prima volta, uno sconosciuto glielo ha rispedito per posta nel giro di pochi giorni, con i soldi ancora dentro. Anni dopo, dopo aver perso la sua carta di credito in una stazione ferroviaria, la persona che l'ha trovata ha contattato direttamente la sua banca per bloccarla e proteggerla dalle frodi. "Sono piccoli gesti, ma lasciano un'impressione duratura e creano un senso di sicurezza impagabile", ha affermato.

Per apprezzare appieno la sensazione di pace che si respira qui, i visitatori dovrebbero conoscere il forte equilibrio tra vita lavorativa e vita privata che caratterizza la Svizzera. Molte attività commerciali, ad esempio, chiudono per due ore a mezzogiorno. Vale anche la pena apprezzare le quattro lingue nazionali e le distinte identità regionali del Paese. "Le società non devono essere d'accordo su tutto per diventare più forti", ha affermato Choe. "Ho osservato una tendenza a cercare compromessi e soluzioni pratiche che permettano alle persone di progredire insieme. Forse, in definitiva, è proprio questo il significato della pace: non l'assenza di differenze, ma un impegno condiviso a trovare il modo di conviverci serenamente".

4. Slovenia

La Slovenia, che entra per la prima volta nella top five dell'indice, vanta un'ottima performance, sostenuta da basse spese militari e da elevati livelli di sicurezza.

"Gli sloveni attribuiscono grande importanza alla comunità e trascorrono molto tempo nella natura, il che, a mio avviso, contribuisce a creare in noi un senso di calma e stabilità", ha affermato Jerneja Zver, che vive a Lubiana e gestisce le operazioni nell'Europa orientale per Intrepid Travel . Zver racconta di trascorrere la maggior parte dei fine settimana all'aria aperta, facendo escursioni, andando in bicicletta, sciando o ritrovandosi con amici e familiari. La forte enfasi culturale sull'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, ha aggiunto, lascia più spazio alle relazioni che favoriscono un senso di appartenenza.

"Con i conflitti e l'incertezza che affliggono molte parti del mondo in questo momento, mi sento davvero fortunato a poter chiamare la Slovenia casa", ha detto Zver. "Apprezzo le piccole cose che un tempo davo per scontate, sapendo di poter svolgere la mia vita quotidiana in sicurezza e senza paura."

Per apprezzare appieno tutto ciò che il paese ha da offrire, Zver suggerisce di trascorrere più di un weekend a Lubiana. "Venite e passate una settimana", ha detto. Questo potrebbe includere rafting sul fiume Soča, una visita alle cascate delle gole di Vintgar vicino a Bled o un giro in bicicletta tra i pascoli di montagna del paese. "Qualunque cosa facciate in Slovenia, rimarrete estasiati dalla calorosa ospitalità della gente, dai paesaggi mozzafiato e dalla natura", ha affermato Zver. "E naturalmente, dall'ottimo cibo."

5. Irlanda

Classificatasi al quinto posto, l'Irlanda ottiene un punteggio elevato per i bassi livelli di violenza e il limitato coinvolgimento nei conflitti internazionali.

Per un Paese plasmato da un passato turbolento, quel senso di sicurezza non è scontato. "L'esperienza storica dell'Irlanda come nazione rende i suoi abitanti profondamente consapevoli dei pericoli del pregiudizio e dell'importanza di essere generosi e accoglienti verso gli altri", ha affermato Didi Ronan, fondatrice dell'hotel rigenerativo Native nel West Cork.

Ronan fa risalire questa cultura dell'ospitalità alle leggi brehon, che governarono l'Irlanda per gran parte del primo millennio e prevedevano vitto e alloggio per gli stranieri e i viaggiatori. "È nel nostro DNA", ha affermato.

La tradizione di neutralità dell'Irlanda conferisce a quel senso di pace una dimensione internazionale, poiché il paese non partecipa a guerre straniere né ad alleanze militari. "In un periodo di instabilità e incertezza globale, c'è qualcosa di rassicurante nel trovarsi su uno scoglio sperduto nell'Atlantico, con buona musica, passeggiate e libri", ha affermato Ronan.

"Apprezziamo questo privilegio, considerate le grandi sofferenze e ingiustizie subite da così tante persone nel mondo, ingiustizie che rispecchiano la nostra esperienza nazionale."

Per i visitatori, il modo più rapido per immergersi nella tranquillità dell'Irlanda è attraverso la natura, che si tratti di una passeggiata nei boschi o di un'avventura lungo la costa. Ronan consiglia di prendere il traghetto per Cape Clear Island , esplorare le rovine medievali di Three Castle Head o visitare il cerchio di pietre di Drombeg vicino a Glandore .

(Lindsey Galloway su BBC del 09/06/20226)

11 GIUGNO 2026

Turismo responsabile e collaborativo.. e premiato

· di Redazione

Da Copenaghen a Berlino, passando per Firenze e Ravenna, cresce un nuovo modello di turismo che premia chi contribuisce alla qualità dei luoghi visitati. Non sconti per consumare di più, ma esperienze in cambio di comportamenti utili alla comunità

Nel dibattito sull’overtourism si parla spesso di divieti, tasse d’ingresso e contingentamenti. Più raramente si prova a immaginare un turista diverso. Non soltanto un visitatore da gestire, ma una risorsa da coinvolgere.

È da questa intuizione che nasce CopenPay, il progetto lanciato nel 2024 da Copenaghen e oggi trasformato in una piattaforma permanente attiva tutto l’anno. Il principio è semplice: chi compie azioni considerate positive per la città riceve in cambio esperienze, servizi o ingressi culturali. Si arriva in treno? Si ottiene il noleggio gratuito di una bicicletta. Si raccolgono rifiuti nei parchi o nei canali? Si può partecipare a un tour in kayak o ricevere un pasto. Si utilizzano mezzi sostenibili? Si accede a sconti, attività culturali o iniziative dedicate.

L’aspetto più interessante non riguarda però il premio. Secondo la valutazione realizzata dall’agenzia Maple, citata da Wonderful Copenhagen, soltanto il 23 per cento dei partecipanti dichiara di essere stato motivato dall’incentivo ricevuto. Il 48 per cento afferma invece di aver aderito per vivere un’esperienza significativa e diversa dal solito. Ancora più interessante è il dato sui comportamenti successivi: sette partecipanti su dieci sostengono di aver modificato alcune abitudini una volta tornati a casa.

La vera innovazione di CopenPay sta qui. Non nell’economia del premio, ma nell’economia dell’esperienza. Il turista smette di essere un consumatore passivo e diventa, almeno per qualche giorno, un abitante temporaneo chiamato a contribuire alla qualità del luogo che visita.

Il successo dell’iniziativa è stato tale da spingere Wonderful Copenhagen a rendere il modello liberamente replicabile con il nome di DestinationPay. Oltre 350 destinazioni hanno già chiesto informazioni o supporto per adattarlo al proprio territorio. Tra queste figurano città e destinazioni in Germania, Francia, Italia, Canada, Stati Uniti, Giappone e Australia.

Le prime applicazioni stanno già prendendo forma. A Berlino è nato BerlinPay, che premia chi partecipa ad attività utili alla città, dalla cura di spazi verdi al supporto di iniziative legate all’acqua e ai quartieri. In cambio vengono offerti ingressi gratuiti, corsi, sconti e attività culturali.

Anche Brema ha sviluppato un sistema analogo. Chi raggiunge la città in treno e sceglie modalità di visita a basso impatto riceve vantaggi e agevolazioni, in collaborazione con Deutsche Bahn e operatori locali.

Helsinki sta lavorando a un proprio programma ispirato al modello danese, mentre in Italia sono già state annunciate le adesioni di Firenze e l’interesse di Ravenna. Quest’ultima ha dichiarato di vedere nel progetto uno strumento capace di trasformare la visita in partecipazione attiva.

Naturalmente esistono da tempo forme di turismo sostenibile in molte parti del mondo. Il Bhutan limita gli arrivi attraverso una tassa giornaliera destinata alla tutela ambientale e culturale. In Costa Rica numerosi programmi coinvolgono i visitatori in attività di riforestazione e conservazione. Si tratta però di modelli fondati sulla regolazione o sulla partecipazione volontaria. CopenPay introduce un elemento nuovo: la ricompensa simbolica come strumento educativo.

Resta da capire se questi programmi riusciranno davvero a incidere sui grandi numeri del turismo globale. Le esperienze finora raccolte suggeriscono però una direzione interessante. Invece di chiedere ai visitatori soltanto di consumare servizi, alcune destinazioni stanno iniziando a chiedere loro di lasciare qualcosa dietro di sé.

Un gesto, un aiuto, un contributo. Piccolo, forse. Ma sufficiente per trasformare il viaggio da semplice passaggio a relazione.

(Michele Bernardi su Linkiesta del 11/06/2026)

11 GIUGNO 2026

SpaceX porta il mercato azionario in un nuovo mondo

· di Redazione

Il mercato azionario è stato creato per aziende ordinarie che raccolgono somme ordinarie. Ci voleva Elon Musk per riscriverne le regole.

La sua clamorosa quotazione in borsa di SpaceX valuta la società circa 1.750 miliardi di dollari, con voci di un prezzo per azione di 135 dollari.

Finora, solo una ristretta cerchia di investitori facoltosi ha potuto partecipare, pertanto la valutazione non è mai stata testata sui mercati pubblici. Il nostro responsabile economico, Simon Jack, spiega perché questa potrebbe essere considerata la scommessa più audace di Musk .

SpaceX sta anche valutando la possibilità di riservare fino al 30% delle azioni agli investitori al dettaglio, ovvero persone come noi che acquistano tramite app o broker: ecco come funzionerà . Questa percentuale è insolitamente alta e rappresenta un tentativo di attingere al seguito globale di Musk.

Normalmente, una cosa del genere susciterebbe scetticismo. Ma questa volta non se ne vedono molti segnali. Si prevede che le banche coinvolte guadagneranno centinaia di milioni di dollari in commissioni, con la possibilità di ulteriori introiti, dato che anche OpenAI e Anthropic dovrebbero quotarsi in borsa quest'anno.

E ciò che accadrà dopo l'IPO potrebbe essere ancora più interessante. Il Nasdaq ha modificato le sue regole per consentire a nuove grandi aziende di quotarsi nel Nasdaq 100 in soli 15 giorni. Questo apre le porte a società come SpaceX, che potrebbero essere incluse nei principali indici quasi immediatamente.

Questo è importante perché i fondi indicizzati (detenuti da molti di noi tramite i piani pensionistici) replicano l'andamento dell'indice. Se un'azienda viene aggiunta, gli investitori sono obbligati ad acquistarne le azioni a qualsiasi prezzo. Pertanto, la modifica delle regole crea di fatto una domanda automatica.

Le prospettive: l'emissione azionaria di SpaceX non solo è destinata a battere ogni record, ma sta riscrivendo le regole. Se questo sia positivo o negativo è un argomento di cui gli investitori discuteranno a lungo anche dopo la chiusura dell'evento.

(BBC)

11 GIUGNO 2026

Quando gli occhi imparano dalle foglie

· di Primo Mastrantoni

La storia comincia in un laboratorio pieno di luce. Non quella fredda dei neon, ma quella che entra dalle finestre e cade sui banconi come un ingrediente di lavoro. È una scelta voluta: qui, alla National University of Singapore, la luce non è solo illuminazione. È materia prima.

Sul tavolo, tra pipette e microscopi, c’è una vaschetta di spinaci freschi. Sembrano pronti per un’insalata, e invece stanno per diventare qualcos’altro: un possibile rimedio a uno dei disturbi più diffusi del nostro tempo, la secchezza oculare.

Il primo a raccontarlo è il ricercatore che guida il progetto. Dice che l’idea gli è venuta osservando una foglia al sole: “Le piante non sprecano mai la luce. La trasformano in energia, in protezione, in vita. Perché non farlo anche per i nostri occhi?”.

Una domanda semplice, quasi ingenua. Ma le rivoluzioni scientifiche spesso nascono così.

Gli spinaci vengono frullati, filtrati, distillati fino a ottenere minuscole strutture: i tilacoidi, le membrane che nelle foglie catturano la luce. In natura servono a fare fotosintesi. Qui, invece, vengono trasformati in nanoparticelle chiamate LEAF, gocce di bioingegneria capaci di entrare nella cornea e lavorare come microcentrali energetiche.

La scena successiva è un’altra stanza del laboratorio, più buia. Una cavia, un occhio irritato, una pipetta che rilascia una goccia trasparente. Poi, di nuovo, la luce. È lì che avviene la magia: i tilacoidi cominciano a produrre NADPH, una molecola che ripara i danni causati dallo stress ossidativo.

Non è fantascienza. È chimica, è biologia, è ingegneria.

Cinque giorni dopo, la cornea è quasi guarita. I livelli di molecole tossiche sono crollati. L’occhio torna limpido, come se avesse imparato un trucco dalle foglie.

Fuori dal laboratorio, intanto, il mondo continua a strizzare gli occhi davanti agli schermi, all’aria secca degli uffici, alle lenti a contatto portate troppo a lungo. La secchezza oculare è diventata la malattia silenziosa della vita moderna. E l’idea che un collirio “fotosintetico” possa invertire il danno sembra quasi poetica: curare gli occhi con la luce.

I ricercatori non parlano di miracoli. Sanno che la strada verso i test clinici è lunga, piena di ostacoli. Ma sanno anche che, a volte, la natura offre soluzioni che la tecnologia non aveva ancora immaginato.

E così, mentre il sole tramonta sulle vetrate del laboratorio, gli spinaci tornano nel frigorifero, le provette vengono etichettate, e la luce — quella stessa luce che fa crescere le foglie — resta la protagonista silenziosa di una possibile rivoluzione medica.

Forse un giorno, quando avremo gli occhi stanchi e irritati, basterà una goccia e un po’ di luce per farli respirare di nuovo.

10 GIUGNO 2026

Assegnazione casa coniugale: cosa include?

· di Sara Astorino

Nei procedimenti legati a questioni familiari molto spesso si discute dell’assegnazione della casa familiare.

L’assegnazione, che va ai figli e non al genitore, esprime un concetto giuridico molto più complesso rispetto a ciò che si immagini.

L’assegnazione non si limita alla casa ma anche a tutto ciò che serve a tutelare l’habitat domestico dei figli, quindi mobili, garage, cantine etc etc.

Secondo la Corte di Cassazione spetta al coniuge non assegnatario dimostrare l’inesistenza o l’eventuale cessazione del vincolo pertinenziale.

Proprio sul vincolo pertinenziale si è concentrata con l’ordinanza n. 18556/2026 la Corte di Cassazione che ha chiarito che per estendere l’assegnazione della casa familiare ad un bene autonomo solo se l’estensione corrisponde all’interesse dei figli.

Interesse che deve essere valutato in maniera estremamente rigorosa, per tale ragione l’estensione deve considerarsi legittima solo se contribuisce alla conservazione dell’ambiente domestico di riferimento.

Il caso.

Nel corso di un procedimento di separazione al genitore convivente era stata assegnata sia la casa familiare che un secondo immobile, rustico, ritenuto pertinenza dell’abitazione principale.

Tale qualificazione veniva contestata in quanto, secondo il proprietario, il bene non era una pertinenza ma costituiva un bene autonomo.

Avendo la Corte d’Appello confermato la decisione del Tribunale, era necessario adire la Corte di Cassazione.

Era proprio la Corte a rilevare come non si fossero adeguatamente esaminate le prove e come, circostanza ben peggiore, neppure era stata effettuata la doverosa verifica dell’interesse della prole all’assegnazione di un secondo immobile.

Cosa doveva essere verificato?

Dovevano essere verificati almeno due elementi.

Il primo costituito dalla reale sussistenza della pertinenzialità ed il secondo costituito dalla reale funzione benefica per i minori.

10 GIUGNO 2026

'Maranza' nelle nostre città: perché il barbaro è di nuovo utile

· di Redazione

Ogni generazione ha il suo selvaggio da governare, reprimere e capitalizzare politicamente. Oggi si chiama così: “maranza”. Abita la città dell’esclusione e si riappropria dello stigma come gesto politico, esasperando comportamenti, abbigliamento e musica

In Italia, oggi, il nemico pubblico indossa una tuta Nike Tech, ai piedi le TN, ha un modo di occupare il marciapiede che disturba. È giovane, maschio, figlio di qualcuno che è arrivato da qualche altra parte. E soprattutto, questo è il punto, è perfettamente funzionale. Funzionale a chi lo teme, funzionale a chi lo governa, funzionale ai giornali che ci costruiscono sopra le prime pagine. In Italia, oggi, il nemico pubblico ha un nome: maranza. Il “maranza” non è un’emergenza sociale: è un’emergenza narrativa. È il modo in cui una società che non sa fare i conti con se stessa nomina il proprio disagio e lo deposita su un corpo altrui. Come ha sempre fatto.

Ogni generazione ha il suo selvaggio da governare. Oggi si chiama così.

Il barbaro non è mai scomparso. Si è solo spostato di quartiere.

Bisogna dirlo chiaramente: il “maranza” non costituisce un’invenzione recente. Non è nemmeno originale. L’Occidente moderno ha sempre avuto bisogno di un barbaro interno. Prima era il selvaggio coloniale, irrazionale, istintivo, incapace di autogoverno, che giustificava la missione civilizzatrice e il saccheggio delle risorse. Poi, con la decolonizzazione formale, il barbaro ha cambiato indirizzo ma non funzione: si è spostato nelle banlieue parigine, nei quartieri operai di Londra, nelle periferie milanesi. Edward Said, in Orientalismo (1978), mostra il meccanismo con precisione chirurgica: l’Occidente produce un Oriente immaginario, pericoloso, sessualizzato, arretrato, per definire per contrasto se stesso come razionale, civile, universale. Non è una distorsione del discorso pubblico: è la sua funzione costitutiva.

Aimé Césaire, dal lato opposto della storia coloniale, ne aveva già denunciato le conseguenze interne: una civiltà incapace di risolvere i problemi che il suo stesso funzionamento genera è una civiltà in decadenza. Frantz Fanon, in I dannati della terra (1961) e in Pelle nera, maschere bianche (1952) rivela cosa accade quando il colonizzato attraversa il mare: non diventa cittadino. Diventa problema. Il suo corpo continua a essere letto attraverso le categorie che l’impero aveva costruito per giustificare il dominio. La razzializzazione non ha bisogno delle colonie per funzionare. Funziona benissimo al Corvetto, a Sesto San Giovanni, a Tor Bella Monaca. Nel 2024, Ramy Elgaml muore a sedici anni inseguito dalla polizia a Milano. Il copione è identico a quello di Zyed e Bouna, morti nel 2005 a Clichy-sous-Bois, alle porte di Parigi, inseguiti anch’essi. Vent’anni. Nessuna lezione appresa. Nessuna struttura cambiata.

Una città costruita per escludere

Le periferie europee non sono il risultato di un fallimento urbanistico. Sono il risultato di un successo politico.

Le grandi banlieue francesi degli anni Sessanta, le cités, le HLM, gli enormi blocchi razionalisti ispirati alla Carta di Atene, erano la risposta dello Stato a un problema preciso: dove mettere la manodopera immigrata necessaria alla ricostruzione postbellica, tenendola separata dal centro. L’urbanistica non era neutrale. Era,come ha scritto Henri Lefebvre in Il diritto alla città (1968), uno strumento di produzione dello spazio al servizio dei rapporti di potere esistenti. Loïc Wacquant, in Punire i poveri (2004) e I reietti della città (2007), chiama il risultato “marginalità avanzata”: non il ghetto del passato, ma qualcosa di più sofisticato, la concentrazione territoriale di chi viene sistematicamente escluso dal mercato del lavoro regolare, dalla rappresentazione politica, dalla cittadinanza sostanziale. Una prigione senza muri, tenuta insieme dalla mancanza di alternative.

In Italia il processo è più recente, ma la logica è identica. Il paese è diventato terra di immigrazione senza mai decidere cosa farsene, né politicamente né simbolicamente. Le seconde generazioni, nate qui, cresciute qui, italiane in tutto tranne che nei documenti, abitano un limbo giuridico che non è un’anomalia burocratica: è una scelta politica deliberata. Negare lo ius soli significa negare la possibilità che la presenza diventi permanenza, che la permanenza diventi appartenenza. Significa tenere aperta, per sempre, la porta del “torna a casa tua” , anche quando casa tua è qui, e non ne hai mai vista un’altra.

Abdelmalek Sayad, sociologo algerino formatosi con Bourdieu e autore di La doppia assenza (1999), descrive con precisione l'”illusione del provvisorio”: lo sguardo europeo tratta il migrante come temporaneo anche quando è strutturale, come anomalia anche quando è normalità. Lo Stato chiama il migrante quando ha bisogno delle sue braccia, poi lo dimentica quando ha bisogno di un nemico. La figura del “maranza” è il figlio di questa doppia assenza: troppo italiano per essere straniero, troppo straniero per essere italiano. In questo vuoto si installa il capro espiatorio perfetto.

Il genere non è un dettaglio. È il cuore del meccanismo

C’è un aspetto che il dibattito pubblico continua a non vedere, o a vedere male: il “maranza” è sempre maschio. E questo non è casuale.

La figura del giovane con background migratorio viene costruita attraverso una retorica di mascolinità patologica: è violento, è incontrollabile, è sessualmente pericoloso. È troppo maschio nel senso sbagliato. Raewyn Connell, in Masculinities (1995), mostra come la mascolinità “egemone”, quella del maschio bianco borghese, razionale, padrone delle proprie emozioni, si costruisca storicamente per contrasto con forme di virilità subalterne, associate alle classi popolari, alle colonie, ai margini. Non è una descrizione del reale: è una gerarchia prodotta e riprodotta per legittimare chi sta in cima.

Ma questa gerarchia ha radici più profonde di quanto il dibattito corrente riconosca. Il virilismo, come ha ricostruito lo storico Sandro Bellassai, non è un dato naturale: è una costruzione culturale emersa nella seconda metà dell’Ottocento europeo, in risposta alle prime rivendicazioni femministe e alle trasformazioni della modernità industriale. La mascolinità dominante si è affermata attraverso il nazionalismo, l’imperialismo e la retorica coloniale, e si è definita sempre per opposizione a un “altro” maschile rappresentato come arretrato, irrazionale, deviante. Il “maranza” è l’erede diretto di quell’ “altro”: la stessa funzione, aggiornata al presente.

Il virilismo ostentato di periferia, quello delle tute e della postura spavalda nel camminare sui marciapiedi, non è una patologia originaria. È una risposta. È quello che succede quando le vie ordinarie di costruzione della rispettabilità maschile (il lavoro stabile, la casa di proprietà, il titolo di studio spendibile) sono sistematicamente precluse.

Pierre Bourdieu lo aveva già detto: quando non puoi accedere al campo, giochi con le regole che hai. Criminalizzare quella risposta senza vedere la domanda che la produce è, semplicemente, disonestà intellettuale.

Una religione in più da portare

C’è un’ulteriore dimensione che il dibattito pubblico preferisce maneggiare con retorica piuttosto che con analisi: la maggior parte dei giovani definiti “maranza” è discendente di famiglie provenienti da paesi a maggioranza musulmana. E questo non è un dettaglio secondario.

Come ha scritto Said, l’archivio coloniale continua a produrre significati fondati su una narrazione orientalista dell’Islam: alla dicotomia storica tra un Occidente moderno e un Oriente arretrato si è sovrapposta, dopo l’11 settembre 2001, una narrazione monolitica dell’islam come religione intrinsicamente violenta, che ignora la complessità del fenomeno. Il risultato è una stigmatizzazione a strati: sei figlio di migranti, vivi in periferia, sei maschio e povero, e in più sei musulamano, o ti si presume tale.

Quel che spesso sfugge è la distanza tra come l’Islam viene vissuto dalla prima generazione e come lo reinterpreta la seconda. I padri, arrivati soli o con poco, hanno spesso fatto della moschea uno spazio di rifugio, un luogo in cui l’identità veniva riconosciuta di fronte a una società che non la riconosceva fuori. I figli, cresciuti qui, fanno qualcosa di diverso: rivendicano una fede pubblica, che non si nasconde, che non chiede scusa, che si inserisce nello spazio aperto della città come parte legittima di essa. Non è radicalizzazione. È appartenenza. È esattamente quello che ogni cittadino ha il diritto di fare, e che a loro viene letto come minaccia.

Quando il subalterno risponde — e il mercato lo ascolta prima dello Stato

C’è un luogo in cui questa storia viene riscritta dal basso: la musica trap.

Baby Gang, nato a Lecco da famiglia marocchina, processato, incarcerato, e poi tornato a fare musica con una lucidità politica che molti intellettuali si sognano: nel 2025 è diventato l’artista italiano con più ascoltatori mensili su Spotify, 8,2 milioni, superando Sfera Ebbasta. Il 4 marzo 2026, davanti al giudice, aveva dichiarato: “Adesso basta, solo musica.” Tredici giorni dopo era di nuovo in carcere, raggiunto da una nuova ordinanza per armi, rapina e maltrattamenti.

Si può discutere a lungo su cosa significhi tutto questo. Quel che è difficile negare è che la sua traiettoria, la strada, la cella, la musica, la cella di nuovo, non è la storia di un individuo che ha sbagliato. È la storia di uno Stato che non ha mai saputo cosa fare di lui, e che lo ha incontrato quasi esclusivamente in divisa. È la traiettoria biografica di un giovane che, davanti agli occhi di uno Stato che lo aveva già visto realizzarsi nella carriera musicale, non si è lasciato redimere. Lui, le umiliazioni subite non le ha dimenticate. Ha deciso, secondo la formula di Louisa Yousfi, di «restare barbaro». Nomina la cella, nomina la polizia, nomina la frontiera invisibile tra chi appartiene e chi viene tollerato. I suoi testi sono referto sociologico e atto di accusa simultaneamente.

Ghali costruisce da anni una narrazione della doppia appartenenza che rifiuta il ricatto della scelta, non è italiano, nonostante le origini tunisine, non è tunisino nonostante sia cresciuto a Baggio, Milano. La molteplicità non è un problema da risolvere: è il punto di osservazione da cui il mondo si vede più chiaramente.

Gayatri Spivak aveva chiesto, nel 1988, in Can the subaltern speak?, se il subalterno potesse parlare. La risposta non era semplicemente negativa: il problema era che i meccanismi di produzione del discorso pubblico erano strutturati per non ascoltarlo, per tradurlo, per neutralizzarlo.

La trap è uno di quei rari momenti in cui qualcosa sfugge al filtro, non perché il sistema sia diventato più giusto, ma perché il mercato culturale ha le sue contraddizioni e i suoi cortocircuiti. Il riconoscimento che passa dallo streaming non è una vittoria politica. È un sintomo: questi ragazzi esistono, parlano, e qualcuno li sente nonostante tutto.

Houria Bouteldja, in I bianchi, gli ebrei e noi (2016), teorizza la riappropriazione dello stigma come gesto politico. Chiamarsi barbaro, rivendicare la propria posizione ai margini dell’impero, trasformare l’insulto in identità collettiva: è un gesto antico quanto l’oppressione. Lo hanno fatto i neri americani, lo hanno fatto le donne, lo hanno fatto i queer. Non è la sola risposta possibile. Ma è una risposta che lo Stato non sa come gestire. E questo, di per sé, è già qualcosa.

Il copione. Recitato sempre uguale, sempre impunito

Ogni volta che un ragazzo delle periferie finisce sui giornali, il copione si ripete con precisione meccanica, e con totale impunità.

Prima la cronaca nera, con il nome straniero in grassetto e tutti i dettagli dell’origine etnica che servono a costruire l’equazione implicita. Poi il commento politico: la destra che chiede ordine e militarizzazione, la sinistra moderata che si affretta a prendere le distanze per non sembrare “giustificazionista”. Poi arriva il decreto sicurezza, ce n’è sempre uno pronto nel cassetto, con il Daspo urbano, l’abbassamento dell’età penale, l’inasprimento delle pene per i minori. Stuart Hall, in Policing the Crisis (1978), chiama questo meccanismo “panico morale”: la costruzione mediatica e politica di una minaccia che legittima risposte repressive sproporzionate, mentre le cause strutturali restano intatte. Quarantasette anni dopo, il manuale è lo stesso.

Quello che non entra mai nel copione è la domanda: perché in certi quartieri, per certi ragazzi, le traiettorie si chiudono così presto? Perché lo Stato arriva in quelle periferie quasi esclusivamente in divisa? Perché un ragazzo nato a Milano da genitori stranieri deve aspettare i diciotto anni per chiedere la cittadinanza del paese in cui è cresciuto, e anche allora, se ha un precedente penale anche minore, non gli viene data?

Non sono domande retoriche. Sono domande con risposta. La risposta è scomoda, ed è per questo che non viene mai posta.

Smettere di fare finta

La colonialità, intesa nel senso che ne danno Aníbal Quijano e Nelson Maldonado-Torres, come struttura di potere che sopravvive alla fine formale del colonialismo, non è un capitolo chiuso. Abita il modo in cui un giornale sceglie quali parole usare per descrivere un arrestato. Abita la legge che nega la cittadinanza a chi è nato qui. Abita il poliziotto che ferma dieci volte di più se hai una certa faccia. Abita il professore che ha aspettative più basse. Abita il padrone di casa che non affitta. Abita il selezionatore che non richiama se il cognome suona straniero.

Non è un complotto. È una struttura. Ed è esattamente per questo che è più difficile da smontare di un complotto: non ha un responsabile unico, non ha un centro, non ha un momento fondativo da cui revocare. Si riproduce da sola, attraverso migliaia di decisioni quotidiane che si presentano come neutre e non lo sono. Michel Foucault avrebbe detto: è il potere che funziona meglio, quello che non ha bisogno di un sovrano.

Riconoscere questo non è “fare politica dell’identità” , l’accusa pigra che serve a chiudere il dibattito prima che cominci. È fare analisi. È il minimo indispensabile per cominciare a ragionare seriamente su cosa significherebbe una società all’altezza delle proprie promesse costituzionali.

Il “maranza” non è il problema. È lo specchio. Il problema è chi non ci vuole guardare dentro.

(Lavinia Cavani su DynamoPress del 04/06/2026)

10 GIUGNO 2026

Cripto Trump: famiglia guadagna 2,3 miliardi, investitori perdono altrettanto

· di Redazione

Un'inchiesta di Reuters ha ricostruito con precisione il quadro finanziario delle principali avventure crypto legate alla famiglia Trump: da un lato, guadagni stimati in oltre 2,3 miliardi di dollari per il presidente e i suoi familiari; dall'altro, perdite di pari entità a carico di oltre un milione di investitori retail.

Al centro della vicenda c'è AI Financial Corp., società quotata al Nasdaq precedentemente nota come ALT5 Sigma. Nell'agosto 2025 l'azienda aveva siglato un accordo con World Liberty Financial — il progetto crypto co-fondato da Eric Trump e Donald Trump Jr. — acquisendo circa 1,5 miliardi di dollari in token. Per farlo, aveva raccolto 750 milioni di dollari emettendo nuove azioni e ne aveva impiegati 717 milioni nell'acquisto dei token. Secondo quanto riporta CNBC, oltre 500 milioni di dollari di quella transazione sono fluiti nelle casse della famiglia Trump attraverso il meccanismo di revenue-sharing di World Liberty Financial.

Per gli investitori le cose sono andate diversamente. Il titolo ALT5 Sigma quotava circa 8,97 dollari il giorno prima dell'annuncio dell'accordo; a giugno 2026 era sceso a 66 centesimi, con un crollo superiore al 93%. Le perdite complessive degli azionisti sono stimate in circa 675 milioni di dollari. La società ha avvertito di non essere in grado di garantire la continuità aziendale e rischia il delisting dal Nasdaq se non riesce a riportare il titolo fuori dalla zona dei penny stock entro 15 sedute di borsa.

Tra le vittime ci sono investitori comuni: un ingegnere informatico del Minnesota che ha perso 60.000 dollari, un operaio dell'Indiana che ne ha persi oltre 32.000, un pensionato di New York che aveva investito 60.000 dollari a circa 7 dollari per azione e si è ritrovato con poco più di 5.300 dollari a fine maggio. La logica che aveva spinto molti ad acquistare era semplice: una società legata ai Trump sembrava un'opportunità naturale in un'era Trump. Il risultato è stato l'opposto.

Il caso AI Financial non è isolato. L'analisi di Reuters ha esaminato quattro principali iniziative crypto della famiglia, tra cui il meme coin $TRUMP e American Bitcoin. La meme coin ha perso il 97% rispetto al picco di gennaio 2025; American Bitcoin, promossa da Eric Trump come veicolo per investire in bitcoin tramite la borsa ordinaria, è scesa da 11 dollari al lancio a 1,15 dollari entro aprile 2026, lasciando gli investitori esterni con perdite superiori a 200 milioni. Nel complesso, la famiglia ha incassato oltre 2,3 miliardi rischiando capitali propri minimi, grazie a licenze, vendite di token e accordi legati alle azioni, mentre gli investitori hanno assorbito le perdite.

Il meccanismo che ha amplificato i danni è anche strutturale: la maggior parte dei token di World Liberty Financial resterà bloccata fino al 2030, impedendo agli investitori di uscire anche mentre il valore continua a calare. La famiglia, invece, aveva già incassato dalla vendita primaria dei token, al riparo dai successivi ribassi di mercato.

Sul fronte regolatorio, l'organizzazione Democracy Defenders Fund ha inviato ad aprile una lettera alla SEC chiedendo un'indagine indipendente sulla società. La SEC non ha risposto né ha confermato di stare esaminando il caso. Alcuni esperti di etica e ex regolatori hanno segnalato potenziali conflitti di interesse nelle informative societarie. La Casa Bianca ha respinto ogni accusa, ribadendo che la famiglia Trump non ha posto in essere conflitti di interesse.

10 GIUGNO 2026

Conti correnti e depositi UE: nuovi strumenti più redditizi per i risparmiatori

· di Redazione

Il risparmio degli italiani — e degli europei in generale — è ancora in larga parte fermo su conti correnti tradizionali che offrono rendimenti minimi o nulli. Come riporta Businessonline.it, il tema è ora al centro di un dibattito istituzionale che coinvolge sia il MEF sia le autorità europee: l'obiettivo è offrire ai cittadini strumenti più efficienti per far lavorare la propria liquidità.

In Italia, i conti correnti hanno visto la propria remunerazione tornare quasi a zero dopo il 2025, attestandosi ben al di sotto della media europea. Al contrario, i conti deposito — soprattutto quelli vincolati — restano ancora competitivi: più il vincolo è lungo (6, 12, 24 o 36 mesi), maggiore è il tasso riconosciuto dalla banca, che in cambio ottiene maggiore certezza nella gestione della liquidità.

Sul fronte europeo, la Commissione UE sta lavorando alla creazione di nuovi strumenti ibridi, i cosiddetti conti di risparmio e investimento, che combinino la flessibilità del conto corrente con le potenzialità di rendimento degli strumenti di investimento. Questi prodotti — accessibili a tutti i cittadini europei — puntano a essere semplici da gestire, regolamentati in modo uniforme a livello comunitario e corredati da incentivi fiscali per chi mantiene l'investimento nel medio-lungo periodo.

Secondo la Banca Centrale Europea, circa 10.000 miliardi di euro di risparmi privati sono oggi parcheggiati su conti bancari con scarso rendimento. La Commissione ha stimato che una migliore canalizzazione di questi capitali potrebbe generare fino a 350 miliardi di euro l'anno in nuovi investimenti, riducendo al contempo la dipendenza europea dai mercati finanziari statunitensi, verso cui ogni anno defluiscono circa 300 miliardi di euro.

Sul fronte della sicurezza, le indicazioni del MEF e del confronto istituzionale europeo vanno nella direzione di rafforzare la stabilità del sistema bancario e proteggere meglio i depositanti. Non si tratta di una garanzia pubblica generalizzata sui rendimenti, bensì di regole pensate per evitare che il dissesto di una banca ricada in modo disordinato sui risparmiatori. La protezione ordinaria resta quella già nota: fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Nel quadro della riforma del sistema CMDI (Crisis Management and Deposit Insurance), Parlamento e Consiglio UE hanno peraltro raggiunto un accordo per rendere più flessibile e rapido l'accesso ai fondi europei di risoluzione, riducendo il rischio che le crisi bancarie colpiscano direttamente i correntisti.

Sullo sfondo, la pressione competitiva delle banche digitali — che già oggi offrono conti remunerati con rendimenti superiori a quelli degli istituti tradizionali — sta ridisegnando le abitudini di risparmio di milioni di cittadini europei. I PIR (Piani Individuali di Risparmio) si preparano inoltre a una possibile revisione che ne confermi il ruolo di strumento di raccordo tra risparmio privato e sviluppo delle imprese.

10 GIUGNO 2026

UE contro Russia: guerra fredda delle criptovalute con il XX pacchetto di sanzioni

· di Redazione

Una vera e propria "guerra fredda" si sta combattendo nel mondo delle criptovalute tra Unione Europea e Russia. Come riporta 99Bitcoins, con il XX pacchetto di sanzioni adottato il 23 aprile 2026, Bruxelles ha imposto il divieto totale di qualsiasi transazione tra soggetti europei e provider di criptovalute stabiliti in Russia — incluse le piattaforme decentralizzate. Lo stesso vale per la Bielorussia, in un quadro parallelo di restrizioni equivalenti. Le misure sono entrate in vigore il 24 maggio 2026.

Per tre anni, l'approccio UE alle sanzioni crypto aveva ricalcato quello statunitense: colpire singoli operatori, congelare i portafogli, bloccare gli exchange nominativamente designati. Il problema, documentato da società di analisi blockchain come TRM Labs, è che ogni entità sanzionata veniva rapidamente sostituita da un successore rinominato. Quando l'exchange Garantex è stato sequestrato a marzo 2025, i suoi ex dipendenti hanno fondato Grinex in poche settimane. Quando anche Grinex ha sospeso le operazioni dopo un attacco informatico da 13 milioni di dollari nell'aprile 2026, altri provider hanno preso il suo posto.

Il XX pacchetto tenta di spezzare questo ciclo con un approccio settoriale: anziché designare singoli exchange, vieta a qualsiasi soggetto europeo di transare con qualunque provider crypto russo, indipendentemente dal nome, dalla struttura o dallo status di successore. Un cambiamento categorico: qualsiasi collegamento europeo con un exchange fondato in Russia è ora vietato per default.

Le misure colpiscono anche gli strumenti digitali legati al rublo. Il pacchetto amplia l'elenco UE delle criptovalute proibite aggiungendo RUBx e il rublo digitale, che si affiancano alla stablecoin A7A5 già in lista. Quest'ultima ha movimentato volumi per oltre 93 miliardi di dollari in meno di un anno, funzionando di fatto come un canale di pagamento parallelo per connettere imprese russe sanzionate al sistema finanziario globale. Il divieto sul rublo digitale è esplicitamente preventivo: punta a chiudere un canale di elusione prima che la Russia avvii il rilascio di massa della sua valuta digitale di banca centrale (CBDC), previsto per settembre 2026.

Le sanzioni si estendono anche oltre i confini russi. Il Consiglio UE ha designato Meer, un exchange del Kirghizistan che offre coppie di trading per la stablecoin A7A5. La società di analisi Chainalysis ha segnalato un elevato rischio di designazione per le piattaforme con sede in Asia Centrale, nel Caucaso e negli Emirati Arabi Uniti. I team di compliance dovranno ora verificare se una piattaforma abbia un "nesso operativo" con la Russia, anche se registrata a Bishkek, Almaty o Dubai — un onere ben più gravoso rispetto alla semplice verifica contro una lista di wallet o entità nominativamente sanzionate.

Il quadro normativo UE di riferimento è il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation), in vigore dal dicembre 2024, che fornisce l'infrastruttura regolamentare entro cui si inseriscono queste restrizioni. La Commissione ha anche vietato le cosiddette "operazioni di netting" con agenti russi, per prevenire ulteriori forme di aggiramento delle sanzioni.

Sul fronte russo, le autorità stanno contemporaneamente spingendo per la centralizzazione del mercato crypto interno: un disegno di legge propone la custodia obbligatoria delle criptovalute in depositari autorizzati e il divieto dei wallet personali. La combinazione di queste due dinamiche — le sanzioni europee e la stretta domestica russa — crea rischi seri per gli investitori crypto russi, che rischiano di vedersi bloccare i propri asset. Secondo alcuni esperti, le sanzioni UE stanno di fatto spingendo Mosca a costruire un proprio circuito chiuso, con la prospettiva di un isolamento completo dai servizi esterni. La Russia, intanto, ha da tempo consolidato canali alternativi attraverso Asia, Medio Oriente e giurisdizioni "amiche", dove le regole europee non si applicano.

Appena un giorno fa, il 9 giugno 2026, la Commissione europea ha presentato un XXI pacchetto di sanzioni, che per la prima volta prevede la possibilità di un divieto totale sui servizi crypto anche per i paesi terzi. Una escalation che conferma come il fronte digitale sia ormai diventato uno dei terreni principali dello scontro economico tra Occidente e Russia.

10 GIUGNO 2026

Assegno Unico Universale. Svolta della Cassazione: spetta al genitore affidatario principale

· di Sara Astorino

Quando venne approvato l’AUU, ovvero l’assegno unico universale, si pensava che avrebbe sostituito gli assegni familiari e che la sua attribuzione, stante la sua natura di sostegno alla genitorialità, avrebbe posto fine alla regola che prevedeva che gli assegni familiari venissero assegnati al genitore a cui erano affidati i figli.

Sino all’ordinanza n. 16632 del 27 Maggio 2026 questo era l’orientamento diffuso ed applicato dai Tribunali.

L’AUU doveva essere diviso nella misura del 50% tra i genitori salvo diverso accordo e salvo provvedimento del Tribunale.

Capitava così che in Tribunale, per ridurre la quota di contributo al mantenimento, il genitore rinunciasse al suo 50%.

Da oggi cambia tutto.

Il Caso.

In un procedimento avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili del matrimonio, i coniugi non si limitavano a discutere circa l’assegnazione della casa coniugale o sulla quantificazione del contributo al mantenimento. Estendevano la lite anche su come dovesse essere ripartito l’Auu.

La Corte d’Appello riteneva, quindi, che l'importo a dovesse essere ripartito in pari misura tra i genitori, in caso di affidamento condiviso, salvo differente accordo tra le parti sicché non sussistendo deroghe all'esercizio congiunto della responsabilità genitoriale non si poteva addivenire ad una diversa suddivisione del beneficio.

La madre ricorreva in Cassazione che, di fatto, riformava la decisione assunta sul punto dalla Corte d’Appello osservando che l'art. 6 del D.Lgs. 230/2021 stabiliva che, in mancanza di accordo tra i genitori del minore, l'assegno vada attribuito a quello affidatario.

Ciò non significa che l’AUU non può essere ripartito se i coniugi sono d’accordo o se il Tribunale lo ritiene opportuno.

Tuttavia non va dimenticato che la sua funzione è quella di semplificare e potenziare gli interventi diretti alla genitorialità e alla natalità.

Guardando, quindi, alla finalità è più corretto attribuirlo al genitore collocatario del minore, nell'interesse della prole, trattandosi di quello che convive con il figlio e che, dunque, provvede ai bisogni e alle esigenze immediate di quest'ultimo, nell'ambito di un mandato ex lege, seppure tacito, finalizzato all’utilizzo dell'intera somma nell'esclusivo interesse dei figli.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

10 GIUGNO 2026

Autovelox. Tutti omologati, niente più ricorsi? Non proprio

· di Redazione

Il ministro dei Trasporti ha fatto sapere di aver firmato il decreto che definisce termini e procedure di omologazione, taratura e verifica di disponibilità degli autovelox.

Il codice della strada stabilisce che solo gli autovelox omologati sono abilitati a rilevare le violazioni dei limiti di velocità. Negli ultimi anni il ministero dell’Interno aveva “azzardato” con una circolare che anche se non lo erano, le apparecchiature andavano considerate valide, ma siccome una circolare non vale più della legge (così come confermato anche da sentenze di Cassazione), buona parte dei ricorsi presentati a prefetti e giudici di pace, venivano accolti.

Ora ci sarebbe la legge, che dovremo aspettare che sia pubblicata ed in vigore per le 15 apparecchiature indicate e saranno indicate le procedure per quelle da approvare.

Tutto risolto? Non proprio. Intanto i procedimenti avviati e le infrazioni contestate fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale valgono a tutti gli effetti, visto che l’art.142 del Cds prevede l’omologazione e, ad oggi, nessun apparecchio è omologato. Inoltre il decreto può disciplinare l’omologazione, ma non far diventare omologati tutti gli autovelox approvati. Infine la competenza sull’omologazione non spetterebbe al ministero dei Trasporti, ma a quello delle Imprese (autorità metrologica in materia). La questione è quindi molto aperta.

L’unica cosa certa, al momento, è che le autorità se ne stanno occupando. Fare ricorso contro gli autovelox piazzati più che altro per fare cassa, è sempre fattibile e le possibilità di accettazione continuano ad essere alte.

I ricorsi possono essere presentati in diversi modi, più o meno onerosi per i malcapitati:

- il più semplice è in autotutela: si chiede ai vigili che hanno emesso il verbale di annullare lo stesso. Non c’è udienza del ricorrente. La polizia municipale non ha obbligo di risposta, la presentazione dell’istanza non blocca i termini per il ricorso a giudice di pace o prefetto. Occorre quindi fare attenzione e, nel caso, procedere prima che scadano i termini per gli altri tipi di ricorso.

- al Prefetto del luogo dove è stata commessa l’infrazione, entro 60 giorni dalla notifica del verbale. Non c’è udienza del ricorrente, Il Prefetto, respingendolo (e spesso lo fa), raddoppia l’importo della multa che, nel caso, potrebbe poi essere impugnata davanti al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica del rigetto.

- al giudice di pace, entro 30 giorni dalla notifica, al tribunale del luogo dove è avvenuta l’infrazione. Statisticamente il più “sicuro”, ma con degli oneri. Occorre pagare un imposta di minimo 43,00 euro, Occorre presenziare all’udienza.

Qui un po’ di informazioni tecniche

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

10 GIUGNO 2026

Figlio disoccupato? Il genitore non paga in eterno

· di Sara Astorino

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17783 del 04 Giugno 2026 torna ad affrontare l’argomento della durata del contributo al mantenimento disposto in favore dei figli maggiorenni ma non ancora economicamente indipendenti.

Col tempo la Cassazione, come confermato anche da questa sentenza, ha assunto un ruolo sempre più severo e critico nei confronti di quei figli che, ormai adulti, dipendono ancora dai genitori.

Nello specifico la Corte ha stabilito che anche se il percorso di studio non è ultimato ed i tentativi fatti per reperire un lavoro siano stati fallimentari, un figlio non può dipendere sempre dai genitori.

Ad un certo punto bisogna che se la cavi da solo o ricorrere agli aiuti sociali.

Il Caso.

Una coppia di separava dopo 33 anni di matrimonio.

Il Tribunale stabiliva, tra l’altro, a carico del padre un contributo al mantenimento in favore della propria figlia, ormai maggiorenne, pari ad € 250,00.

Ricorrendo in Appello, il padre chiedeva la revoca del contributo disposto in favore della figlia.

La Corte d’Appello riduceva l’assegno di mantenimento ma non eliminava ritenendo che la figlia, ormai trentacinquenne, non aveva perso del tutto il diritto al mantenimento.

Il padre decideva, quindi, di rivolgersi alla Corte di Cassazione che, riprendendo il proprio orientamento, accoglieva la richiesta di revoca.

Stabiliva la Corte che un figlio che abbia abbondantemente maturato la maggiore età ma che non abbia reperito, nonostante il proprio impegno, un’occupazione stabile o comunque ben remunerata non può dipendere dai genitori per avere una vita dignitosa.

Egli, per soddisfare le proprie esigenze di vita dignitosa, deve ricorrere alla dimensione sociale che fornisce strumenti di ausilio che servono ad assicurare sostegno al reddito.

Grava così sul genitore solo una diversa obbligazione che ha natura alimentare e che serve semplicemente a supplire alle esigenze di vita del bisognoso.

Cosa cambia?

Moltissimo, secondo la Corte “la capacità di mantenersi e l'attitudine al lavoro sussistono sempre, in sostanza, dopo una certa età, che è quella tipica della conclusione media di un percorso di studio anche lungo, purché proficuamente seguito, e con la tolleranza di un ragionevole tasso di tempo ancora per la ricerca di un lavoro. Sicché, è onere del figlio maggiorenne ormai divenuto adulto provare non solo la mancanza di indipendenza economica che è la precondizione del diritto preteso, ma anche di avere curato, con ogni possibile impegno, la ricerca di un lavoro.”

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

GIANNINO
15 GIUGNO 2026

Il trattato di pace di Trump

IL CONDOMINIO
11 GIUGNO 2026

Anche in caso di distacco dal condominio, gli oneri per le parti comuni sono dovuti

· di Sara Astorino

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 18203/ 2026 ha affermato che anche qualora il proprietario di alcune unità immobiliari decida di distaccarsi dal condominio, egli sarà tenuto al pagamento delle spese relative ai beni e servizi rimasti in comune.

Ciò perché, secondo la Corte, in queste situazioni, decisamente residuali, in tema di parti comuni si configura una situazione equiparabile al supercondominio.

Il caso.

In proprietario di alcune villette aveva ottenuto, con sentenza passata in giudicato, di poter separare le proprie unità immobiliari dal resto del condominio.

Il Condominio, a seguito del distacco, chiedeva il pagamento di 24 mila euro di oneri condominiali.

Il proprietario si opponeva alla richiesta di pagamento ma in tutti i gradi di giudizio la sua opposizione veniva respinta poiché il distacco delle villette non comportava il venir meno dell’obbligo di pagamento della manutenzione delle parti comuni.

Secondo la Corte saremmo, in questo caso, innanzi alla costituzione di un supercondominio per la cui costituzione “non è necessaria né la manifestazione di volontà dell’originario costruttore né quella di tutti i proprietari delle unità immobiliari di ciascun condominio, essendo sufficiente che i singoli edifici, abbiano, materialmente, in comune alcuni impianti o servizi, ricompresi nell’ambito di applicazione dell’art. 1117 c.c., (quali, ad esempio, il viale d’ingresso, l’impianto centrale per il riscaldamento, i locali per la portineria, l’alloggio del portiere), in quanto collegati da un vincolo di accessorietà necessaria a ciascuno degli stabili, spettando, di conseguenza, a ciascuno dei condomini dei singoli fabbricati la titolarità "pro quota" su tali parti comuni e l’obbligo di corrispondere gli oneri condominiali relativi alla loro manutenzione”.

Come mai la Corte è giunta a tale decisione?

Per diversi motivi.

Il primo: al momento dell’accoglimento della richiesta di distacco non erano sorti due condomini diversi perché le villette, che si erano distaccate, appartenevano tutte allo stesso soggetto.

Il secondo: una parte della somma era stata deliberata prima del distacco ed in parte successivamente ma con la partecipazione anche del proprietario delle villette separate.

Egli avrebbe dovuto dunque rispettare le decisioni dell’assemblea in punto di parti comuni.

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STATI UNITI D'EUROPA
14 GIUGNO 2026

Ucraina in Ue. Urgente

· di Vincenzo Donvito Maxia

A pochi giorni dalla riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, che ha all'ordine del giorno il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea crediamo sia opportuno trattare l'ingresso di Kiev come una vera emergenza, superando le resistenze burocratiche che hanno già rallentato di anni un processo politicamente ineludibile.

Il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso parte dell’Ucraina. Con incursioni militari che, proprio in questi giorni, registrano record. Le istituzioni Ue (e non solo) sembra se ne siano accorte solo quattro anni e quattro mesi fa, come se nel 2014, con occupazione e annessione della Crimea e lo scoppio della guerra nel Donbass, non fosse successo nulla. Per quanto riguarda l’Italia, i governi dal 2014 in poi - Renzi, Gentiloni e Conte - non hanno colto l'importanza di quanto accadeva ai confini dell’Ue (in buona compagnia della distrazione di Bruxelles). Mentre a tutti è rimasta memoria della grande “fratellanza” che i governi di Silvio Berlusconi mostrarono a Putin fino al 2011 quando a novembre terminò la “era” governativa del nostro magnate nazionale.

Solo lo scorso 12 giugno gli ambasciatori dei Paesi Ue hanno dato il via libera ai negoziati formali per l’adesione di Ucraina e Moldavia. Il motivo ufficiale di tanta attesa è che - dicono - ci sono regole e sensibilità nei Paesi membri che rendono difficile un percorso accelerato (qui un’intervista al ministro degli Esteri olandese), anche se il livello dei sistemi ucraini di difesa dimostrato in questi anni di guerra (avrebbero dovuto capitolare in alcuni giorni secondo la Russia e non solo…), farebbero impallidire qualunque velleità di altri Paesi Ue verso la gestione di qualcosa che assomigli ad una difesa militare Ue o - ci si consenta l’azzardo - un esercito europeo (si consideri il recentissimo fallimento del supercaccia franco-tedesco SCAF).

In questo contesto - senza mettere in secondo piano le vicende energetiche che a cascata ci sono state e ci sono con la Russia - l’Ue solo ora comincia il percorso formale per l’adesione dell’Ucraina. Con l’Italia che si distingue dicendo che questo ingresso non deve andare a discapito di altrettanto ingresso dei Paesi dei Balcani (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e, pur se per ora solo potenziale, Kosovo)... di fatto sminuendo l’urgenza dell’Ucraina in guerra con chi vuole fagocitarla. La velleità europea, e soprattutto italiana, (che si continua a chiamare burocrazia, bla bla), manca solo che frapponga anche l’ingresso di Georgia, Armenia e Turchia come prioritario o contemporaneo a quello dell’Ucraina.

Vai a spiegare tutta questa vicenda agli ucraini sotto le bombe e agli altri milioni esuli, nonché agli europei che, forse meglio di chi governa i propri Paesi e di chi amministra l’Ue, si chiedono perché l’Ucraina non sia già Paese membro. Perché in corso non c’è una discussione tra Putin, Ucraina e Paesi Ue, ma una guerra; dove ogni ferito o morto in più, ogni spesa militare (incluse quelle di Paesi non Ue: Usa, Uk, Norvegia, Svizzera, etc) non possono continuare ad essere considerati unici strumenti verso la pace.

La “ragion di Stato” (Ue in questo caso) non ha senso. Lo Stato siamo noi, inclusi quelli che vengono sacrificati con la perdita della vita e dei propri beni.

Giovedì 18 e venerdì 19 si riunisce il Consiglio europeo con all’ordine del giorno l’ingresso dell’Ucraina. Innegabilmente il Consiglio (27 capi di Stato e di governo dei Paesi membri) è l’organo politico per eccellenza visto che definisce priorità e indirizzi politici generali dell'Unione europea ed esamina i problemi del processo di integrazione.

Se non è URGENZA quella dell’ingresso dell’Ucraina, e se non si è in grado di “sburocratizzare” le procedure, foss’anche per salvare una sola vita umana, a cosa serve esserci?

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

NOTIZIE
16 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. Responsabilità compagnie aeree. Accordo tra Consiglio e Parlamento

Arriva l’accordo fra Consiglio e Parlamento europeo sulle norme per i diritti dei passeggeri aerei e la responsabilità delle compagnie aeree nell'Ue, che l’assemblea legislativa approverà a luglio. Le norme aggiornate mirano a rafforzare la tutela dei passeggeri, bilanciando al contempo le esigenze operative delle compagnie aeree e garantendo la connettività in tutta l'Unione europea.

Il quadro normativo rafforza i diritti esistenti dei passeggeri in caso di negato imbarco, ritardi e cancellazioni dei voli. Introduce inoltre disposizioni più chiare in materia di assistenza, riprotezione, informazioni tempestive e diritto al risarcimento.

Diritto al risarcimento

I passeggeri possono richiedere un risarcimento quando un volo arriva con oltre tre ore di ritardo oppure se un volo viene cancellato meno di 14 giorni prima della partenza.

I livelli di risarcimento rimangono simili a quelli attualmente in vigore, il che significa che, a partire da un ritardo di 3 ore, un passeggero potrebbe avere diritto a un risarcimento di 250 euro per tutti i voli di 1.500 km o meno, di 400 euro per tutti i voli infra-Ue o voli tra 1.500 km e 3.500 km e di 600 euro per tutti gli altri voli.

Diritto all'assistenza

L'accordo chiarisce anche il diritto dei passeggeri all'assistenza in caso di disservizi, con definizioni specifiche: bevande ogni due ore di attesa; un pasto dopo tre ore e ogni cinque ore successive (fino a un massimo di tre pasti al giorno); accesso a internet e due telefonate.

Qualora si renda necessario un soggiorno di una o più notti, i passeggeri dovranno essere alloggiati gratuitamente in hotel e usufruire del trasporto dall'aeroporto alla struttura ricettiva e viceversa.

Se una compagnia aerea non fornisce l'assistenza richiesta, i passeggeri possono provvedere autonomamente e richiedere il rimborso.

Le novità

L'accordo introduce anche diversi nuovi diritti, come il divieto di negare l'imbarco a un passeggero che non si è presentato al volo di andata (”no-show”).

Fra gli altri diritti introdotti ex novo, il tema della trasparenza dei prezzi: le tariffe aeree, comprensive del bagaglio a mano, dovranno essere visualizzate di default prima dell'inizio di qualsiasi procedura di prenotazione, per facilitare il confronto tra le tariffe delle diverse compagnie aeree.

Il regolamento include anche diritti specifici e rafforzati per le persone con esigenze particolari, come i soggetti con disabilità o mobilità ridotta, i bambini, i minori non accompagnati e le donne in gravidanza. Le famiglie, le persone con mobilità ridotta e i loro accompagnatori, ad esempio, potranno sedersi insieme senza costi aggiuntivi. Le politiche che penalizzano il “no-show” saranno inoltre completamente vietate per i passeggeri con mobilità ridotta, le donne in gravidanza e i minori non accompagnati.

E ancora, vengono introdotti nuovi diritti di risarcimento nel caso in cui gli aeroporti non forniscano un'assistenza sufficiente, diritti di priorità in caso di assistenza e riprotezione, possibilità di viaggiare con le proprie attrezzature per la mobilità e i cani da assistenza senza dover pagare un'assicurazione aggiuntiva, sostituzione gratuita delle proprie attrezzature per la mobilità in caso di smarrimento o danneggiamento.

Informazione e comunicazioni

I passeggeri devono essere informati in modo chiaro e completo sui propri diritti in caso di disservizio. Devono inoltre essere informati della causa del disservizio non appena tale informazione sia disponibile. Qualora una compagnia aerea preveda un ritardo del volo, i passeggeri devono essere informati immediatamente, quando possibile, e al più tardi entro l'orario di partenza previsto indicato sul biglietto. Le compagnie aeree devono offrire ai passeggeri almeno un modo gratuito ed efficiente per comunicare con loro.

Diritto alla riprotezione

Ai passeggeri che scelgono la riprotezione alla prima occasione utile in seguito a una cancellazione o a un negato imbarco (a meno che il negato non sia basato su motivi ragionevoli) deve essere offerto un percorso alternativo entro tre ore. Questo può includere, ove opportuno, la riprotezione verso un aeroporto alternativo, tramite un percorso diverso, con i servizi di un'altra compagnia aerea o con altri mezzi di trasporto. Il cambio di rotta deve essere offerto a spese della compagnia aerea e in condizioni di trasporto comparabili. I passeggeri, ad esempio, non dovrebbero essere costretti a prendere più voli in coincidenza se hanno prenotato un volo diretto. I passeggeri possono anche essere riprotetti in una classe superiore senza costi aggiuntivi. Le compagnie aeree restano responsabili del risarcimento per i ritardi all'arrivo.

Se una compagnia aerea non offre un cambio di rotta entro tre ore, i passeggeri possono organizzarlo autonomamente e richiedere un rimborso fino al 400% del prezzo del biglietto originale.

Le circostanze straordinarie

E ancora, l'accordo chiarisce ulteriormente il concetto di circostanze straordinarie, ovvero eventi al di fuori del controllo della compagnia aerea e non correlati al normale svolgimento delle sue attività. Un elenco di tali circostanze è incluso nel testo. Qualora si verifichino circostanze straordinarie, le compagnie aeree potrebbero non essere tenute a corrispondere un risarcimento finanziario. Se una compagnia aerea invoca circostanze straordinarie per respingere una richiesta di risarcimento, deve fornire ai passeggeri una spiegazione chiara, motivata e di facile comprensione.

Le circostanze straordinarie possono essere invocate solo se riguardano il volo in questione o al massimo uno dei tre voli precedenti nella sequenza di rotazione dell'aeromobile, e se esiste un nesso causale diretto tra la circostanza straordinaria e l'interruzione del servizio. L'onere della prova rimane a carico della compagnia aerea, compresa la prova che siano state adottate tutte le misure ragionevoli per evitare l'interruzione.

Le nuove norme si applicano ai passeggeri che volano all'interno dell'Ue, su voli operati da compagnie aeree Ue o extra-Ue, ai passeggeri che arrivano nell'Ue da un paese extra-Ue con una compagnia aerea Ue e a quelli in partenza dall'Ue verso un paese extra-Ue con compagnie aeree sia dell'Ue che extra-Ue.

In base all'accordo, la Commissione valuterà entro tre anni se l'ambito di applicazione del regolamento possa essere rivisto ed eventualmente esteso integralmente agli operatori di Paesi terzi. Per informare meglio i passeggeri su quali compagnie aeree siano coperte dalle norme Ue sui diritti dei passeggeri, verrà introdotta un'etichetta volontaria sui diritti dei passeggeri aerei, che sarà visualizzata durante il processo di prenotazione.

(TTG)

16 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. La salute riempie il carrello. Indagine YouGov

La salute assume un ruolo sempre più rilevante nelle scelte di acquisto degli italiani, con una crescita dell’attenzione verso prodotti legati al benessere e nuovi trend alimentari. Sugar free, senza lattosio, plant-based e gluten free registrano una diffusione sempre maggiore, rispettivamente con una penetrazione del 94%, 87%, 67% e 45%.

Il benessere diventa un driver di acquisto

A fotografare questo scenario è “La salute riempie il carrello”, il webinar realizzato da YouGov, leader nelle ricerche sul mondo del largo consumo, che analizza il rapporto tra consumatori, alimentazione e benessere.

Gli italiani guardano alla salute a lungo termine

Pensare alla salute nel lungo periodo è ormai un’esigenza diffusa: il 75% degli italiani dichiara una grande attenzione al tema, un dato superiore alla media europea del 61%.

Dopo le preoccupazioni economiche e quelle legate al cambiamento climatico, i problemi di salute rappresentano il principale pensiero delle famiglie, con particolare attenzione al peso corporeo (38%), allo stress (37%) e ai disturbi del sonno (26%).

Questa sensibilità si traduce soprattutto nell’adozione di una dieta sana (46%) e nella pratica regolare di attività sportiva (34%). Un atteggiamento che influenza anche gli acquisti quotidiani: il 51% degli italiani tiene conto degli aspetti legati alla salute nella scelta dei prodotti, il 49% considera le informazioni nutrizionali e il 47% le certificazioni di qualità.

Distribuzione e industria davanti a nuove opportunità

La crescente rilevanza del benessere come criterio di scelta apre nuove opportunità per industria e distribuzione.

Per il 60% degli italiani il supporto ricevuto nelle scelte salutistiche rappresenta un elemento importante nella selezione del punto vendita. Inoltre, il 17% degli intervistati ritiene che un assortimento più ampio migliorerebbe l’esperienza di acquisto, indicando come aree di interesse gli alimenti per il benessere intestinale (21%), i prodotti con supplementi nutrizionali (17%) e quelli dedicati al benessere e alla cura della pelle (15%).

Il prezzo resta però la principale barriera all’acquisto, indicata dal 53% dei consumatori, seguito dalla diffidenza verso i prodotti confezionati (26%) e dalla scarsa chiarezza delle liste ingredienti (21%).

In questo scenario le private label, da sempre alleate del potere d’acquisto, mostrano una crescita di penetrazione superiore rispetto ai brand nelle categorie sugar free, senza lattosio e plant-based, con un incremento di dieci punti percentuali.

Quattro trend guidano i nuovi consumi

Secondo l’analisi YouGov sono quattro i principali trend che influenzano i consumi in Europa e in Italia:

  • “ridurre per stare meglio”,
  • “costruire la salute nel tempo”,
  • “benessere facile e veloce”
  • “piacere consapevole”.

Il primo riguarda la ricerca di un’alimentazione più controllata, spinta sia dalla necessità di gestire intolleranze e allergie sia dalla volontà di seguire nuovi stili di vita.

Il 15,5% delle famiglie italiane ha almeno un componente che non può assumere lattosio, mentre il 4,1% presenta una difficoltà legata al glutine. Crescono inoltre le scelte alternative: i vegetariani sono presenti nel 10,4% delle famiglie, i vegani nel 4,4%, mentre aumenta anche il fenomeno degli alcohol reducers.

Super food e prodotti funzionali in crescita

“Costruire la salute nel tempo” significa per i consumatori orientarsi verso alimenti considerati funzionali e super food.

La frutta secca guida il segmento con una penetrazione dell’88,5%, seguita dallo yogurt greco con il 57,9% e dal kefir con il 39%, prodotto che registra la maggiore crescita relativa dal 2022.

Crescono anche le referenze ad alto contenuto proteico, che nel 2025 raggiungono una penetrazione del 56,2% rispetto al 52,3% dell’anno precedente, e i prodotti ricchi di fibre.

Queste ultime rispondono alla crescente attenzione verso i disturbi intestinali, affrontati in Italia mediamente con 2,3 rimedi diversi, privilegiando alimentazione adeguata (56%), farmaci otc (40%) e integratori alimentari (36%).

Benessere facile e veloce nelle nuove abitudini

Il trend del “benessere facile e veloce” nasce dalla ricerca di soluzioni pratiche capaci di inserirsi nella routine quotidiana.

La colazione si evolve seguendo queste esigenze: crescono kefir, con una penetrazione in aumento del 9,3%, frutti di bosco (+5,2%) e creme spalmabili 100% frutta secca (+5,1%).

Diminuiscono invece succhi di frutta (-2,3%), merendine (-2,1%) e confetture con zucchero (-2,1%).

La ricerca di praticità sostiene anche il mercato delle acque funzionali (10,4%) e quello dei farmaci per la perdita di peso, utilizzati dal 7% dei consumatori europei.

Il piacere consapevole tra salute fisica e mentale

Il quarto trend, “piacere consapevole”, rappresenta il punto di incontro tra benessere fisico e desiderio di gratificazione.

In particolare cresce l’attenzione verso il benessere mentale, che occupa la prima posizione per numero di citazioni sui social media e alimenta la domanda di prodotti associati al supporto delle capacità cognitive, della memoria e del rilassamento.

Il futuro del mercato secondo YouGov

“Il consumatore affronta sempre più la salute in modo olistico e preventivo comportandosi in modo di incanalare in quella direzione il proprio stile di vita, comprese le abitudini per la cura della persona e la nutrizione. Lo sviluppo di prodotti multi-funzione e cross-categoria che rispondano a esigenze quotidiane possono così diventare in futuro la principale opportunità per l’industria. Viceversa i retailer riteniamo debbano ripensare i layout in una funzionale ottica di bisogno, sostituendo la classica suddivisione per categorie”, commenta Marco Pellizzoni, Commercial Director di YouGov Shopper.

(FoodAffairs.it)

16 GIUGNO 2026

MONDOMONDO. FBI e Google smantellano servizio di phishing cinese

FBI, Google e Black Lotus Labs di Lumen Technology hanno collaborato per smantellare Outsider Enterprise, un servizio di phishing cinese utilizzato per rubare password e dati delle carte di credito. Sono stati sequestrati server e wallet di criptovalute. L’azienda di Mountain View ha presentato una denuncia (PDF) contro i truffatori (ignoti), in cui viene evidenziato l’uso di Gemini per creare i siti fasulli.

2,5 milioni di SMS e 9.000 siti fake

Outsider Enterprise era un PhaaS (Phishing-as-a-Service) attivo da luglio 2023. I gestori fornivano ai cybercriminali meno esperti tutto l’occorrente per creare siti di phishing e tutorial per sfruttare Gemini in modo da velocizzare la generazione di codice. Il costo dell’abbonamento era 88 dollari a settimana o 200 dollari al mese. Il servizio veniva pubblicizzato tramite un canale Telegram.

Google ha pubblicato alcuni dati che dimostrano la portata della truffa: 2,5 milioni di SMS inviati in due settimane di maggio, 9.000 siti fasulli e oltre un milione di URL. Secondo l’FBI, i cybercriminali hanno rubato i dati di oltre 3,8 milioni di carte di credito e causato danni economici per oltre 1,9 miliardi di dollari.

I bersagli principali erano cittadini statunitensi. L’azienda di Mountain View ha collaborato con tre operatori telefonici (AT&T, T-Mobile e Verizon) per bloccare gli SMS prima della ricezione. Oltre 290 template (modelli) consentivano di creare siti con design simile a quello di banche, agenzie governative e operatori di telefonici. Le ignare vittime ricevevano SMS con link per risolvere presunti problemi con account o consegne di pacchi.

FBI e partner hanno smantellato l’infrastruttura e sequestrato server amministrativi, un negozio online su Shopify e un account utilizzato per testare il servizio di phishing. Sono stati inoltre sequestrati circa 100.000 USDT (criptovalute Tether) da vari wallet. I domini di phishing registrati presso provider statunitensi reindirizzano ora verso una pagina che avvisa del sequestro.

Google ha sfruttato l’occasione per confermare il supporto a sette disegni di legge presentati da politici statunitensi (democratici e repubblicani) che dovrebbero proteggere i cittadini contro le truffe online, incluse quelle basate sull’AI.

(Luca Colantuoni su PuntoInformatico.it)

16 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. PEC, phishing e spam in aumento

Nell’ambito della consueta attività di monitoraggio sulle minacce veicolate tramite Posta Elettronica Certificata, il CERT-AGID rileva con continuità la circolazione di messaggi indesiderati e potenzialmente malevoli trasmessi attraverso caselle PEC legittime riconducibili ad account compromessi o a caselle registrate per finalità illecite.

A seguito delle segnalazioni in merito al fenomeno, pervenute nelle ultime ore attraverso canali social, il CERT-AGID intende rassicurare cittadini e operatori sulle attività di contrasto in corso.

L’attività del CERT-AGID

Il CERT-AGID monitora costantemente l’ecosistema PEC italiano nell’ambito delle proprie funzioni di vigilanza. Da gennaio 2026 a oggi, sono stati gestiti oltre 650 eventi relativi a caselle PEC abusate o registrate per finalità esclusivamente illecite. Il dato, in progressiva crescita nel corso dei mesi, evidenzia un interesse sempre più marcato da parte degli attori malevoli nei confronti di questo canale di comunicazione, tradizionalmente percepito come affidabile e sicuro.

16 GIUGNO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Social vietati ai minori di 16 anni

Il Governo britannico ha annunciato che l’accesso ai social media sarà vietato per tutti i ragazzi sotto i 16 anni di età. In un discorso stamani il premier Keir Starmer ha dichiarato che si tratta di «un vero cambiamento per i nostri figli e per il loro futuro».


Una nuova legge imporrà un divieto totale di accesso ai social media sulle principali piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat e X e saranno introdotte anche restrizioni su altri prodotti come le app per le scommesse online. Il divieto, ha sottolineato il Governo, andrà oltre quanto imposto sei mesi fa dall’Australia, primo Paese al mondo ad introdurre un divieto simile.

16 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Le esportazioni italiane hanno registrato ad aprile un balzo dell’8,8% 

Le esportazioni italiane hanno registrato ad aprile un balzo dell’8,8% su base annua, con una crescita del 3,2% nei primi quattro mesi del 2026. A spingere il dato è soprattutto l’oro diretto verso la Svizzera, con vendite aumentate addirittura del 262% dall’inizio dell’anno per un giro d’affari vicino a 7 miliardi di euro. Bene anche auto (+16,1%), apparecchi elettrici (+10,4%) e farmaceutica verso la Cina, dove l’export in generale cresce del 36,2%. L’avanzo commerciale sale a 4,3 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ad aprile 2025.

(IlSole24Ore)

16 GIUGNO 2026

MONDOMONDO. L’accordo tra Stati Uniti e Iran fa crollare il petrolio

L’accordo tra Stati Uniti e Iran fa crollare il petrolio. Il Brent, benchmark per il greggio europeo, ha perso oltre il 5% scendendo sotto gli 83 dollari al barile, ai minimi da marzo. Gli analisti invitano però alla prudenza, perché la riapertura dello Stretto di Hormuz sarà graduale e richiederà settimane per smaltire circa 500 navi bloccate nel Golfo Persico. I flussi di greggio sono risaliti a 5,1 milioni di barili al giorno, contro i 10 milioni pre-guerra. Restano poi le incognite legate a mine, costi assicurativi e danni alle infrastrutture energetiche del Golfo.

15 GIUGNO 2026

USAUSA. Psilocibina: oltre 8 milioni l'hanno usata nell'ultimo anno

Phoenix Han - Unsplash
Foto: Phoenix Han — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Più di otto milioni di americani — quasi il 3% della popolazione — hanno fatto uso di psilocibina nell'arco dell'ultimo anno. È quanto emerge da una nuova ricerca condotta dall'Università dell'Illinois di Urbana-Champaign (UIUC) e pubblicata sull'American Journal of Preventive Medicine Focus. Come riporta Earth.com, lo studio è stato guidato dal professor Andrew Yockey e dalla collega Rachel Hoopsick, e si basa sui dati del National Survey on Drug Use and Health 2024, un'indagine federale che ha coinvolto circa 58.000 persone dai 12 anni in su.

La psilocibina è il composto psicoattivo presente in oltre 200 specie di funghi. L'interesse attorno a questa sostanza è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, sia per la sua potenziale applicazione terapeutica nella cura della depressione, dei disturbi d'ansia e delle dipendenze, sia per il progressivo allentamento delle restrizioni normative in alcuni Stati americani che ne stanno valutando la decriminalizzazione.

Dall'analisi emergono profili demografici precisi: gli utilizzatori tendono a essere più giovani, di sesso maschile, bianchi e con redditi più alti. Il fattore economico pesa in modo significativo: una seduta di terapia psichedelica assistita può costare fino a 6.500 dollari, raramente coperta dalle assicurazioni sanitarie. Il professor Yockey individua in questo un vero e proprio problema di accesso: chi ha redditi bassi ha meno opzioni terapeutiche disponibili e pochissime possibilità di permettersi un percorso strutturato e supervisionato.

Un dato preoccupante riguarda il cosiddetto policonsumo: la maggior parte di chi usa psilocibina non si limita a questa sostanza, ma la abbina ad alcol, cannabis, cocaina, ecstasy, LSD e ketamina. Gli esperti di salute pubblica sono particolarmente allarmati da queste combinazioni: il professor Yockey avverte che associare psilocibina ad altre sostanze come la ketamina può portare a gravi conseguenze, compreso il rischio di avvelenamento o morte, poiché si conosce ancora pochissimo sugli effetti di queste interazioni.

Quanto ai rischi della psilocibina in sé, lo studio ricorda che possono includere allucinazioni, aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, debolezza muscolare, vomito e perdita di coordinazione. Il rischio di dipendenza esiste ma è considerato molto basso. Il problema maggiore, sottolinea Hoopsick, è che l'utilizzo avviene prevalentemente al di fuori di contesti clinici controllati, il che rende impossibile conoscere dosaggi e potenza del prodotto.

Un secondo rapporto, il RAND Psychedelics Survey 2025, basato su un campione più ridotto ma riferito alla sola popolazione adulta, stima un numero ancora più alto: circa 11 milioni di americani avrebbero usato psilocibina nell'ultimo anno, spesso ricorrendo al cosiddetto microdosaggio — ovvero quantità troppo basse per produrre effetti psichedelici veri e propri.

I ricercatori si aspettano che la diffusione continui a crescere parallelamente all'evoluzione del quadro normativo e all'espansione delle ricerche sulle terapie psichedeliche. Hoopsick sottolinea che la maggior parte dei consumi avviene fuori dai trial clinici e che lo studio colma un vuoto informativo importante, tracciando per la prima volta un profilo realistico di chi usa questa sostanza nella popolazione generale e quali altri comportamenti vi sono associati.

15 GIUGNO 2026

RWANDARWANDA. Dipendenze: superare lo stigma è la chiave per affrontarle davvero

Lo stigma sociale rimane uno degli ostacoli più gravi nel percorso di cura di chi soffre di dipendenza da droghe. A ribadirlo sono gli esperti che hanno partecipato a un workshop di due giorni tenutosi a Kigali il 28 e 29 maggio, nell'ambito del progetto Tubiteho promosso da Health Development Initiative (HDI) e partner, con il supporto di Expertise France. Come riporta The New Times, l'iniziativa ha riunito giornalisti e influencer dei social media per rafforzare la comprensione dei danni legati all'uso di droghe, delle strategie di riduzione del danno e dei servizi di supporto disponibili.

La formazione mirava a dotare i professionisti dei media e i creatori di contenuti digitali di conoscenze basate sulle evidenze scientifiche e di competenze giornalistiche, così da contrastare la disinformazione, sfidare lo stigma e la discriminazione e promuovere un dibattito pubblico informato sui rischi connessi all'uso di droghe e sui percorsi di recupero.

Gli esperti hanno identificato lo stigma come una delle barriere più significative all'accesso ai trattamenti e al recupero, sottolineando che le persone che fanno uso di droghe vengono spesso etichettate come criminali o reietti sociali. Il workshop, organizzato nell'ambito del progetto Tubiteho da HDI e partner, ha messo in evidenza il ruolo cruciale dei media nel plasmare la percezione pubblica e nel condizionare la comprensione collettiva dei danni associati all'uso di sostanze. I partecipanti hanno esplorato come una narrazione imprecisa e gli stereotipi nocivi possano rafforzare lo stigma, mentre un giornalismo responsabile può contribuire alla prevenzione, alla sensibilizzazione e a un migliore accesso ai servizi di supporto.

Dynamo Ndacyayisenga, direttore generale del Centro di salute mentale di riferimento di Kigali, ha sottolineato il ruolo fondamentale delle comunità solidali nel favorire il recupero: se le persone vengono sostenute senza essere stigmatizzate, sono più disponibili a chiedere aiuto e a restare fedeli al percorso di cura. Ha invitato la popolazione a considerare la dipendenza da droghe come una condizione di salute che richiede assistenza, non punizione: è tempo di smettere di spingere queste persone ancora più ai margini della società, perché meritano assistenza professionale e non vanno viste semplicemente come trasgressori o individui privi di valori morali.

Antoine Hagenimana, funzionario senior responsabile della gestione dei disturbi da uso di alcol e droghe presso il Rwanda Biomedical Centre (RBC), ha ricordato che la dipendenza altera in modo profondo le funzioni cerebrali e richiede spesso un intervento professionale. La dipendenza da droghe è una condizione cronica, paragonabile all'ipertensione o al diabete. Gli esperti hanno ribadito che, mentre il traffico e l'abuso di droghe restano ambiti di competenza delle forze dell'ordine, la dipendenza in sé dovrebbe essere sempre più affrontata come una questione di salute pubblica, che richiede trattamento, riabilitazione e sostegno a lungo termine.

Il workshop ha dedicato ampio spazio alla riduzione del danno, un approccio di sanità pubblica volto a contenere i danni sanitari, sociali ed economici legati all'uso di droghe. Elvis Benimana, responsabile del progetto Tubiteho presso HDI, ha spiegato che questo approccio va oltre la prevenzione: garantisce che le persone che già fanno uso di droghe rimangano in contatto con i servizi sanitari e abbiano opportunità di recupero. I partecipanti hanno approfondito interventi quali la prevenzione e il trattamento dell'HIV, il supporto psicosociale, la prevenzione e gestione dei casi di overdose, la terapia con agonisti oppioidi (OAT) e i percorsi di riferimento verso ulteriori servizi sanitari e sociali.

Gli esperti hanno anche evidenziato i rischi delle pratiche di iniezione non sicure. Secondo uno studio nazionale del 2025 sulle persone che usano droghe, il 34% dei partecipanti non ha utilizzato un ago sterile durante l'ultima iniezione, mentre il 23,6% ha riferito di aver condiviso aghi con un numero di persone compreso tra tre e cinque. Lo stesso studio ha rilevato una prevalenza dell'HIV del 12,3% tra le persone che usano droghe, a riprova di come le pratiche di iniezione non sicure continuino ad aumentare la vulnerabilità all'HIV, all'epatite B, all'epatite C e ad altre infezioni trasmesse per via ematica.

Pur promuovendo la riduzione del danno, gli esperti hanno ribadito che la prevenzione resta essenziale. L'uso di droghe è spesso collegato a fattori quali la pressione dei pari, i traumi, la disoccupazione, la povertà, le difficoltà di salute mentale e l'instabilità familiare.

15 GIUGNO 2026

MONDOMONDO. Nicotina proibita, mercato nero in crescita: i casi Australia e Thailandia

Il divieto sulla nicotina non elimina la domanda: la sposta semplicemente dai canali regolamentati a quelli illegali. È questo il messaggio centrale lanciato dalla Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates (CAPHRA), che porta a esempio i casi di Australia e Thailandia per denunciare il fallimento delle politiche proibizioniste in materia di sigarette elettroniche e prodotti a base di nicotina.

Come riporta FinancialContent, in Australia le autorità hanno sequestrato oltre 20 milioni di sigarette elettroniche illegali dal gennaio 2024, ma il mercato nero della nicotina ha continuato a espandersi, con filiere illecite collegate alla criminalità organizzata e operazioni di contrasto incapaci di arginare il fenomeno. Alan Gorley, dell'associazione ALIVE Advocacy Australia, ha definito il divieto australiano sul vaping "un esempio da manuale di ciò che accade quando l'ideologia prevale sull'evidenza": la domanda non si è estinta, il mercato illegale si è allargato, le reti criminali si sono arricchite e i consumatori si trovano oggi con meno tutele di prima.

Nancy Loucas, coordinatrice esecutiva di CAPHRA, ha sottolineato come questo fallimento debba servire da monito per tutta la regione Asia-Pacifico: il proibizionismo non mette fine al consumo di nicotina, consegna il mercato agli operatori criminali, indebolisce le protezioni per i consumatori e riduce le possibilità legali per chi vuole smettere di fumare.

Anche la Thailandia conferma lo stesso schema: il divieto sulle sigarette elettroniche, in vigore da oltre undici anni, ha spinto i consumatori verso canali sotterranei. Asa Saligupta, dell'associazione ENDs Cigarette Smoke Thailand, ha spiegato che il bando non ha fatto scomparire il vaping, ma lo ha reso incontrollabile: i prodotti circolanti sono privi di regolamentazione, con composizioni sconosciute, più facili da sfruttare per i venditori illegali e meno accessibili a chi vorrebbe passare a alternative meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali.

La CAPHRA, coalizione che riunisce 11 organizzazioni di advocacy dei consumatori nell'area Asia-Pacifico, sostiene che i mercati criminali si ritirano quando alternative legali e regolamentate sostituiscono i profitti del proibizionismo. A titolo comparativo, l'organizzazione cita Nuova Zelanda e Filippine, dove mercati del vaping regolamentati si sono accompagnati a una significativa riduzione della prevalenza del fumo, in netto contrasto con i risultati osservati nei paesi che hanno scelto il divieto totale.

15 GIUGNO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Ricriminalizzare la metanfetamina ignora le prove scientifiche

In Australia, gli operatori impegnati nella riduzione del danno da droghe si oppongono con forza alla proposta di reintrodurre la criminalizzazione del possesso personale di metanfetamina (crystal meth, nota come "ice"). Come riporta la Australian Broadcasting Corporation, secondo questi esperti la misura ignora le evidenze scientifiche disponibili e rischia di aggravare lo stigma sociale nei confronti delle persone con dipendenza.

La proposta arriva dal leader dell'opposizione liberale nel Territorio della Capitale Australiana (ACT), Mark Parton, che nel suo discorso di replica al bilancio ha annunciato l'intenzione di rendere nuovamente illegale il possesso di metanfetamina, ribaltando la legge di depenalizzazione delle droghe approvata nell'ACT con il sostegno di Laburisti e Verdi. Parton ha definito quella legge "fallita" e ha dichiarato che un governo liberale non potrebbe mai trattare una sostanza così dannosa come una semplice infrazione minore.

Il premier dell'ACT, Andrew Barr, ha replicato con durezza, definendo la proposta di ricriminalizzazione "un ritorno a una politica fallita" che antepone l'ideologia alla guida politica concreta.

Sul fronte della salute pubblica, gli esperti di riduzione del danno sottolineano che penalizzare il possesso personale non riduce i consumi di droga, ma produce un effetto opposto: allontana le persone dai servizi sanitari e di supporto, privandole dell'accesso alle cure proprio nel momento in cui ne avrebbero più bisogno. Chi ha una segnalazione sulla fedina penale a causa del consumo di droghe affronta barriere sociali di lungo periodo — difficoltà nell'accesso al lavoro e all'abitazione — che peggiorano la salute mentale, la stabilità economica e le dinamiche familiari.

I sostenitori di un approccio orientato alla salute pubblica ricordano che la ricerca globale mostra come la depenalizzazione produca variazioni minime nei livelli di consumo, mentre lo stigma legato alla criminalizzazione scoraggia attivamente la richiesta di aiuto. Intervenire prima, con un approccio sanitario, produce invece risultati migliori sia per il singolo sia per la comunità.

Nel dibattito australiano pesa anche il dato sull'opinione pubblica: secondo studi recenti, la maggioranza degli australiani — il 57,3% — preferisce una risposta di tipo sanitario al possesso di metanfetamina piuttosto che una risposta penale. Un segnale che la direzione indicata dalla scienza e dai professionisti della riduzione del danno trova un riscontro crescente anche tra i cittadini.

15 GIUGNO 2026

SVIZZERASVIZZERA. La Svizzera dice 'no' al tetto di 10 milioni di abitanti

Gli elettori svizzeri ieri hanno rigettato in un referendum la proposta di fissare un tetto massimo di 10 milioni di abitanti, oltre il quale dovrebbero saltare gli accordi sulla libera circolazione con l’Ue. Il 54,8 per cento degli elettori e 13 cantoni hanno rigettato l’iniziativa promossa dal partito di estrema destra UDC, di cui è membro l’attuale presidente della Confederazione, Guy Parmelin. La presidente della Commissione ieri ha avuto una discussione telefonica con Parmelin. “Il popolo svizzero ha parlato”, ha scritto su X Ursula von der Leyen. “L’Ue e la Svizzera condividono profondi legami e una forte partnership. Continueremo a lavorare insieme per modernizzare e approfondire la nostra cooperazione a beneficio dei nostri cittadini e delle nostre imprese.” Se l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” fosse stata approvata nel referendum, gli accordi firmati il 2 marzo sarebbero stati rimessi in discussione.

(Il Mattinale europeo)

15 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. Accordo sui diritti dei passeggeri aerei, le indennità rimangono

I governi dell’Ue venerdì hanno dato il via libera a un potenziale accordo con il Parlamento europeo sulla riforma del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei, rinunciando alla richiesta di rivedere al ribasso le indennità in caso di cancellazione, ritardo o mancato imbarco. L’accordo deve essere confermato oggi dai deputati, prima di una riunione informale del Comitato di conciliazione tra le due istituzioni. Il tempo stava scadendo: un accordo doveva essere raggiunto entro la mezzanotte del 15 giugno. La proposta della Commissione risale al 2012. Il testo prevede maggiori tutele in caso di mancata presentazione, in particolare per le persone a mobilità ridotta, e garanzie contro la perdita del volo di ritorno in caso di mancata partenza all’andata. Alcune misure sono dirette contro alcune pratiche delle compagnie low-cost, come il sovrapprezzo per il posto vicino a bambini o l’obbligo di utilizzare un’app per le carte di imbarco. Sui bagagli a mano, l’accordo prevede che le compagnie pubblichino il prezzo per portare il trolley a bordo, salvo dare la possibilità al passeggero di rinunciare in cambio di uno sconto.

Il Parlamento rivendica una vittoria — Nei negoziati sulla riforma dei diritti dei passeggeri aerei, gran parte della battaglia tra il Consiglio e il Parlamento europeo si è concentrata sugli indennizzi dovuti dalle compagnie in caso di cancellazione, ritardo o mancato imbarco. Nonostante l’opposizione della Francia e un ultimo tentativo franco-tedesco di abbassare le soglie, i governi sono stati costretti a mantenere lo status quo. I passeggeri manterranno il diritto a un indennizzo da 250 a 600 euro a seconda della durata del ritardo e della lunghezza del volo. “Il Parlamento europeo ha promesso ai passeggeri che i loro diritti non sarebbero arretrati e noi non abbiamo rinunciato”, ha detto il relatore al Parlamento europeo, Andrey Novakov. “La soglia di 3 ore di ritardo per i risarcimenti è preservata. L’indennizzo è preservato.” Le proposte per rendere più facile ai passeggeri richiedere gli indennizzi — come con la distribuzione di moduli precompilati o l’inserimento di un link in un’email per presentare la richiesta — alla fine non sono passate. Le compagnie saranno semplicemente obbligate a fornire al passeggero informazioni chiare su come presentare la richiesta.

(Il Mattinale europeo)

14 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. RSA di lusso: anziani legati alle carrozzine, la dignità non ha prezzo

Rette elevate, ambienti curati, servizi di alto profilo. Eppure, dietro la facciata delle cosiddette RSA di lusso, può nascondersi una realtà ben diversa. Come riporta Zazoom, in alcune residenze sanitarie assistenziali di fascia alta gli anziani ospiti vengono tenuti legati alle carrozzine per ore, con pratiche di igiene che compromettono la loro identità e dignità di persone.

Il caso emblematico è quello di una donna dell'alta borghesia milanese, ex medico di grande prestigio, la cui vicenda mostra in modo netto come il costo elevato della retta non garantisca affatto l'umanità del trattamento. La signora, che finanzia la propria permanenza con la pensione, vive in un isolamento che il figlio giustifica come misura per il suo benessere. La realtà descritta è però quella di un luogo privo di calore umano, dove la sicurezza viene invocata come pretesto per limitare qualsiasi libertà di movimento.

Le strutture continuano a giustificare i vincoli fisici di contenzione anche quando le condizioni economiche degli ospiti sono elevate, lasciando intendere che il problema non sia di risorse ma di cultura assistenziale. Le pratiche di igiene segnalate risultano ulteriormente lesive dell'identità dei pazienti più fragili.

La vicenda riaccende il dibattito sui diritti degli anziani nelle strutture residenziali e sul reale livello di tutela garantito, indipendentemente dal prezzo pagato. La domanda che rimane aperta è se e come le autorità competenti vigilino concretamente sulle condizioni di vita all'interno di queste strutture.

14 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. 56% italiani riduce il lavoro per assistere figli e genitori. Sondaggio

In Italia cresce la "Generazione Sandwich": uomini e donne che assistono contemporaneamente figli minori, genitori anziani e familiari fragili. Oggi rappresentano il 15 per cento della popolazione e oltre una persona su due (56 per cento) ha ridotto o sospeso il lavoro almeno occasionalmente per esigenze di cura.

È quanto emerge dalla ricerca "Lavoro di cura domestico-Generazione Sandwich", realizzata da Ipsos Doxa per Nuova Collaborazione, associazione nazionale datori di lavoro domestico, su un campione di 5.655 italiani tra i 25 e i 75 anni.

Secondo l'indagine, si legge in una nota, il 77 per cento degli italiani ritiene che sia la famiglia il principale pilastro del welfare nazionale, mentre solo il 7 per cento dei caregiver riceve supporto dai servizi domiciliari pubblici. Il peso della cura incide sempre più su lavoro, reddito e qualità della vita.

Tra le persone della Generazione Sandwich, il 65 per cento dichiara che gli impegni assistenziali interferiscono con l'attività professionale, mentre il 74 per cento sostiene spese per babysitter, doposcuola, centri estivi e servizi di assistenza ai figli. La ricerca evidenzia anche un forte impatto psicologico: il 92 per cento degli italiani ritiene che la gestione della cura generi stress mentale nelle famiglie. Nella Generazione Sandwich il 67 per cento dichiara di sentirsi sopraffatto dagli impegni assistenziali e il 72 per cento lamenta una forte riduzione del tempo personale.

"Oggi sempre più persone, nel pieno della propria vita lavorativa, si trovano a sostenere contemporaneamente la gestione di figli, genitori anziani e responsabilità professionali, spesso senza adeguati strumenti di supporto - ha dichiarato Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione - Una condizione che incide sul lavoro, sul reddito, sull'equilibrio psicologico e sulla qualità della vita delle famiglie. Con questa indagine abbiamo voluto accendere i riflettori su una realtà che sta cambiando profondamente la società italiana". Secondo Nuova Collaborazione - conclude la nota - l'invecchiamento della popolazione, l'aumento della non autosufficienza e la riduzione delle reti familiari stanno trasformando il lavoro di cura in una delle principali infrastrutture sociali del Paese.

(AskaNews)

13 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. CEDU condanna l'Italia: discriminati i Testimoni di Geova sull'otto per mille

L'11 giugno 2026 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha emesso all'unanimità una sentenza con cui ha stabilito che l'Italia ha discriminato i Testimoni di Geova nell'esercizio della loro libertà religiosa. Come riporta l'Agenzia Dire, per oltre quarant'anni, nonostante ripetuti tentativi avviati fin dal 1977, alla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova non è stata concessa l'intesa prevista dall'articolo 8 della Costituzione.

In assenza di tale intesa, la Congregazione non ha potuto accedere al sistema di ripartizione dell'otto per mille, il principale meccanismo di finanziamento pubblico delle confessioni religiose tramite una quota dell'IRPEF dei contribuenti. La CEDU ha ritenuto che questa esclusione costituisca una discriminazione ingiustificata rispetto alle altre confessioni religiose che hanno invece ottenuto un'intesa con lo Stato, riconoscendola anche come lesiva di un bene patrimoniale tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

I giudici di Strasburgo hanno respinto le motivazioni addotte dal governo italiano, secondo cui alcuni precetti dei Testimoni di Geova — come il divieto di trasfusioni di sangue, il rifiuto storico del servizio militare e l'astensione dal voto politico — sarebbero contrari all'ordinamento italiano. Per la Corte, nessuno di questi elementi configura una violazione delle leggi dello Stato, e quindi non giustifica il diverso trattamento riservato a questa confessione.

La sentenza ha inoltre messo sotto accusa il sistema italiano delle intese con le confessioni religiose, giudicato privo di criteri chiari, tempi certi, obblighi di motivazione in caso di rifiuto e strumenti di ricorso efficaci: un vuoto normativo che espone le confessioni religiose a trattamenti arbitrari e discriminatori.

La Corte non obbliga l'Italia a firmare l'intesa con i Testimoni di Geova, ma stabilisce che il sistema attuale, nella sua forma discriminatoria, non può essere mantenuto. Sul piano economico, lo Stato italiano è stato condannato a versare alla Congregazione 10.000 euro per danno morale e 8.000 euro per le spese legali.

13 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. Irlanda spinge per un divieto UE dei social media ai minori di 16 anni

Il governo irlandese vuole portare al centro del dibattito europeo la questione del divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni. Come riporta EU Today, Dublino punta a promuovere una soluzione coordinata a livello UE, ma ha già chiarito che agirà da sola se l'Europa non troverà un accordo.

Il ministro delle Comunicazioni irlandese Patrick O'Donovan ha dichiarato al Dáil (il parlamento irlandese) di ritenere fermamente necessaria una restrizione complessiva a livello europeo, affermando di essere già in contatto con i suoi omologhi degli altri Stati membri. Ha però aggiunto che, in assenza di un'intesa comune, chiederà al governo l'autorizzazione ad agire sul piano nazionale.

La sicurezza online dei minori è uno dei temi prioritari della presidenza irlandese dell'Unione europea, che prenderà il via nella seconda metà del 2026. Il governo di Dublino ha già formalizzato il proprio impegno nella nuova Strategia digitale e sull'intelligenza artificiale, con cui si impegna a lavorare attivamente con gli Stati membri che condividono questa posizione per introdurre limiti di età all'uso dei social media, con particolare attenzione alla fascia under 16.

L'Irlanda occupa una posizione particolare in questo dibattito: ospita le sedi europee di molte grandi aziende tecnologiche e svolge un ruolo centrale nell'applicazione del Digital Services Act (DSA), il regolamento UE che impone alle piattaforme di grandi dimensioni di valutare e ridurre i rischi sistemici per i minori.

Il Parlamento europeo ha già approvato una risoluzione — non vincolante — che chiede un'età minima di 16 anni per accedere ai social media, alle piattaforme di condivisione video e ai chatbot basati su intelligenza artificiale. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha segnalato che il tema di un'età minima per l'accesso ai social non può più essere eluso, e secondo quanto riportato da Euronews la Commissione potrebbe presentare proposte concrete già in estate.

Nel frattempo, un apposito gruppo di esperti europei ha avviato i lavori con l'obiettivo di fornire raccomandazioni entro l'estate. La verifica dell'età rimane uno dei nodi più complessi: funzionari UE e governi nazionali stanno esaminando sistemi tecnici che permettano alle piattaforme di accertare l'età degli utenti prima di consentire l'accesso ai servizi.

L'esempio australiano ha contribuito ad accelerare il dibattito: l'Australia è stato il primo paese al mondo a introdurre per legge il divieto di social media per gli under 16, obbligando piattaforme come TikTok, YouTube e Snapchat a rimuovere gli account di utenti minorenni. Da allora, almeno otto paesi europei — tra cui Francia, Spagna e Norvegia — hanno annunciato misure analoghe.

Non mancano tuttavia le voci critiche. Una commissione parlamentare irlandese ha escluso di raccomandare un divieto di accesso tout court, osservando che nessun esperto ascoltato nel corso delle audizioni ha indicato tale misura come efficace, pratica o tecnologicamente realizzabile. Il presidente della commissione, Alan Kelly, ha invece sollecitato una legge che obblighi le aziende a modificare i propri algoritmi e a eliminare funzionalità come lo "scorrimento infinito". Anche trenta organizzazioni giovanili europee hanno scritto ai responsabili politici per chiedere di rendere i social media sicuri piuttosto che vietarli ai minori.

13 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Cannabis terapeutica: i malati italiani tra carenza di farmaci e rischio patente

National Cancer Institute - Unsplash
Foto: National Cancer Institute — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

In Italia chi riceve una prescrizione medica di cannabis terapeutica si trova a fare i conti con due problemi distinti ma ugualmente gravi, che insieme configurano una vera e propria doppia penalizzazione per i pazienti più fragili.

Il primo riguarda la disponibilità dei farmaci. La produzione nazionale di cannabis medica è storicamente insufficiente: l'unico stabilimento autorizzato è quello chimico-farmaceutico militare di Firenze, la cui capacità produttiva non riesce a coprire il fabbisogno. Il risultato è che l'Italia deve importare quantità significative di prodotti a base di cannabis, principalmente dai Paesi Bassi e dal Regno Unito. I pazienti segnalano frequenti episodi di indisponibilità del prodotto in farmacia, con il concreto rischio di interruzioni terapeutiche anche prolungate. A complicare ulteriormente il quadro, il numero di medici che conoscono le modalità di prescrizione rimane limitato, rendendo difficile persino l'accesso alla ricetta.

Il secondo problema è quello della patente di guida. Con il nuovo Codice della strada — in vigore dal 14 dicembre 2024 — è cambiata la formulazione chiave della norma che disciplina la guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti: dalla precedente locuzione "sotto effetto di sostanze stupefacenti" si è passati a "dopo l'assunzione di sostanze stupefacenti". Una modifica apparentemente tecnica, ma dalle conseguenze pesantissime per i pazienti. La legge, infatti, non distingue tra uso ricreativo e uso terapeutico: un test tossicologico positivo ai cannabinoidi — anche in assenza di qualsiasi stato di alterazione psicofisica — può portare alla sospensione immediata della patente, a sanzioni pecuniarie salate e, nei casi più gravi, persino al sequestro del veicolo e a un procedimento penale. Le forze dell'ordine sono ora dotate di test salivari rapidi (i cosiddetti "drogometri") in grado di rilevare la presenza di THC anche a distanza di giorni dall'assunzione.

Il paradosso è evidente: chi segue scrupolosamente le indicazioni del proprio medico rischia di essere sanzionato come se fosse un consumatore di sostanze illecite. Un caso emblematico, riportato da UpdayNews, è quello di un paziente che assume cannabis terapeutica ogni sera su prescrizione medica per una sindrome ansiosa: dopo un incidente d'auto si è ritrovato con la patente sospesa, nonostante la regolare documentazione clinica in suo possesso. Le promesse del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini — che aveva assicurato nessuna sanzione per i pazienti in terapia con farmaci psicotropi — non si sono tradotte in una tutela concreta.

L'11 aprile 2025 i Ministeri dell'Interno e della Salute hanno emanato una circolare per chiarire l'applicazione della norma, ma l'Associazione Pazienti Cannabis Medica la giudica insufficiente: non avendo valore di legge, non elimina le ambiguità del testo normativo e lascia ai giudici l'ultima parola, con il rischio concreto di interpretazioni difformi e penalizzanti. Si attende inoltre una pronuncia della Corte Costituzionale sulla questione.

Il risultato complessivo è che i malati sono costretti a scegliere tra la propria terapia e la possibilità di guidare, con gravi ricadute sull'autonomia personale e sulla qualità della vita, specie per chi utilizza l'auto per recarsi al lavoro. Un vuoto normativo che colpisce una platea stimata in quasi tre milioni di persone in cura con cannabis o altri farmaci a base di sostanze psicotrope.

13 GIUGNO 2026

REP. CECAREP. CECA. Nuovi divieti su cannabinoidi sintetici e oppioidi

Le autorità ceche stanno preparando una nuova stretta sulle droghe sintetiche, incluse le sostanze alla base dei prodotti di cosiddetta "erba falsa" (fake weed), ampiamente venduti in distributori automatici e negozi di Praga e di altre città del paese. Come riporta Expats.cz, si tratta dell'ultima risposta del governo ceco a un mercato delle sostanze psicoattive in rapida e continua evoluzione.

La proposta, elaborata dal Ministero della Salute, prevede l'inserimento di 17 sostanze nella categoria "sotto esame", il che ne impedirebbe la vendita e la produzione legale in Repubblica Ceca per un periodo massimo di due anni, durante il quale le autorità ne valuteranno i rischi. In aggiunta, due oppioidi verrebbero direttamente inclusi nella lista delle sostanze stupefacenti vietate. Il governo doveva discutere il provvedimento già lunedì.

Una parte significativa delle sostanze oggetto di revisione sono cannabinoidi semisintetici, molti dei quali chimicamente affini all'HHC (esaidrocannabinolo). Secondo il Ministero della Salute, nonostante i precedenti divieti, il mercato ha continuato a proporre varianti leggermente modificate di queste molecole, sfruttando le lacune normative.

Tra gli oppioidi da vietare figura il metiodon, un analogo del metadone già rilevato in diversi paesi dell'Unione Europea e associato ad almeno un decesso in Repubblica Ceca nel 2025. La seconda sostanza, il 5,6-Dicloro desmetilclorofina, era stata originariamente sviluppata per il trattamento della dipendenza da oppioidi, ma è oggi considerata rischiosa per l'elevato potenziale di overdose accidentale: le autorità ritengono che i rischi per la sicurezza superino ampiamente il suo valore terapeutico.

"Il mercato della droga, non solo in Repubblica Ceca ma in tutta l'UE, viene costantemente inondato di nuove droghe sintetiche progettate per aggirare le strutture chimiche controllate", ha dichiarato il Ministero della Salute nella relazione di accompagnamento alla proposta. "È necessario contrastare queste tendenze."

L'obiettivo dichiarato delle autorità è anticipare le mosse di un mercato sintetico in continua trasformazione, pensato proprio per eludere le norme vigenti. Le modifiche si inseriscono nel quadro del sistema a tre livelli adottato dalla Repubblica Ceca per classificare le sostanze psicoattive: dalle droghe totalmente vietate, a quelle in osservazione temporanea, fino a quelle potenzialmente regolamentabili in futuro.

13 GIUGNO 2026

AMERICHE. Trump rivendica l'uccisione del capo narco del Tren de Aragua in Venezuela

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato venerdì sera l'eliminazione di Héctor Rusthenford Guerrero Flores, noto con l'alias "Niño Guerrero", indicato come fondatore e capo del Tren de Aragua, la gang venezuelana designata dagli USA come organizzazione terroristica. Come riportano ABC News, NPR e CBS News, l'operazione è stata condotta dal Comando Sud degli Stati Uniti in piena collaborazione con le forze di sicurezza venezuelane, colpendo un compound del Tren de Aragua nello stato bolivariano di Bolívar, nel sudest del paese.

In un post pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha descritto l'attacco come una "rappresaglia" per le morti di cittadini americani che attribuisce ai membri della gang, definendo il Tren de Aragua "una delle organizzazioni terroristiche più sanguinarie del pianeta". Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sottolineato che l'operazione conferma "l'impegno condiviso tra USA e Venezuela nel combattere i narco-terroristi e nel negargli qualsiasi rifugio nell'emisfero".

Guerrero Flores, 43 anni, era ricercato dalla giustizia americana: era stato incriminato in un tribunale federale di New York con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, sostegno al terrorismo e traffico di cocaina. Il Dipartimento di Stato aveva offerto fino a 5 milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura. Il procuratore Jay Clayton lo aveva descritto come "il cervello" della trasformazione del Tren de Aragua "da gang carceraria venezuelana a organizzazione terroristica transnazionale, responsabile di innumerevoli atti di violenza, estorsione e traffico di droga in tutto il Nord America, il Sud America e l'Europa".

Il contesto politico in cui si inserisce questa operazione è tutt'altro che semplice. Secondo CBS News, l'azione congiunta con Caracas arriva cinque mesi dopo che l'esercito americano aveva rimosso il presidente venezuelano Nicolás Maduro dal potere con un raid notturno, trasferendolo successivamente a New York per affrontare un processo federale per traffico di cocaina — con Guerrero Flores citato come co-cospiratore. Da allora il Venezuela è guidato da Delcy Rodriguez, ex vice di Maduro, con cui l'amministrazione Trump ha cercato di costruire una collaborazione, anche sul fronte dell'estrazione petrolifera.

L'escalation militare degli USA contro i cartelli ha suscitato critiche da parte di alcuni legislatori, esperti legali e organizzazioni per i diritti umani, che mettono in discussione la legalità dell'uso della forza armata contro presunti trafficanti, parlando apertamente di esecuzioni extragiudiziali. L'amministrazione Trump ha intensificato questa strategia nei mesi scorsi con una campagna di attacchi contro imbarcazioni accusate di traffico di droga nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale, operazioni che hanno causato la morte di oltre 200 persone.

13 GIUGNO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Agente di polizia indagato per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale al fine di 'creare prove'

È stata avviata un'indagine penale nei confronti di un agente di polizia accusato di aver utilizzato l'intelligenza artificiale per "creare materiale probatorio".

La polizia del Derbyshire sta conducendo l'inchiesta, con la Procura della Corona (CPS) che ha confermato la propria collaborazione sulla questione. L'indagine si concentra sul presunto utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale da parte dell'agente.

Secondo un articolo del Financial Times, l'agente avrebbe utilizzato l'intelligenza artificiale per "creare materiale probatorio in diversi casi".

La Procura della Corona (CPS) ha dichiarato di essere in contatto con i team di difesa e i tribunali che potrebbero essere stati coinvolti nella presunta condotta.

Una portavoce della polizia del Derbyshire ha dichiarato: "È stata avviata un'indagine penale su un'accusa di intralcio alla giustizia a seguito del presunto utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale da parte di un agente per creare materiale probatorio in una serie di casi.

"Le forze dell'ordine stanno collaborando strettamente con la Procura della Corona in relazione a tutti i casi potenzialmente interessati, tuttavia, l'indagine è ancora nelle fasi iniziali, quindi non sono disponibili ulteriori dettagli."

“L'agente coinvolto è stato sospeso dal servizio operativo, in attesa dell'esito delle indagini. Non sono stati effettuati arresti.”

La notizia giunge nella stessa settimana in cui è stato inaugurato un nuovo centro nazionale per l'intelligenza artificiale nelle forze dell'ordine, denominato PoliceAI.

In occasione del lancio di mercoledì, il direttore ad interim di PoliceAI, Alex Murray, ha dichiarato: "Crimine e tecnologia si stanno evolvendo rapidamente.

"Le forze dell'ordine devono stare al passo con i tempi, adottando l'intelligenza artificiale in modo responsabile per catturare i criminali e garantire la sicurezza dei cittadini."

(Ben Mitchell su The Independent del 13/06/2026)

13 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Banche nemiche del clima. Dossier

Le banche non estraggono petrolio né bruciano gas. Eppure senza di loro l’industria fossile non potrebbe espandersi: sono i prestiti e le sottoscrizioni a rendere possibili nuove trivelle, gasdotti, centrali e terminal. Da dieci anni il rapporto Banking on Climate Chaos misura esattamente questo, istituto per istituto.

L’edizione 2026 racconta un sistema che non rallenta. E, soprattutto, racconta una concentrazione sempre più stretta e un dietrofront: dopo il crollo della Net-Zero Banking Alliance, molti istituti hanno abbandonato i loro stessi impegni.

In questo dossier i numeri, le due banche italiane, il caso del Gnl, il prezzo che paghiamo in instabilità e le poche eccezioni che dimostrano che si può finanziare diversamente. Perché oggi, troppo spesso, le banche sono nemiche del clima.

Dalle banche 2,4 miliardi di dollari al giorno alle fonti fossili

13 GIUGNO 2026

SVIZZERASVIZZERA. Record si stappatura simultanea di bottiglie di vino

Sabato a Chardonne, nella Svizzera occidentale, è stato battuto un insolito record mondiale: 1.088 bottiglie di vino Chasselas sono state stappate simultaneamente. Il record verrà ora iscritto nel Guinness dei primati. Il precedente record apparteneva al villaggio di Poschiavo, nel cantone dei Grigioni, con 1.054 bottiglie.

La performance si è svolta durante la prima fête des vendanges (festa della vendemmia) organizzata nel villaggio di Lavaux dall'associazione Les Amoureux de Chardonne. Il "plop" collettivo sulla Riviera ha avuto luogo intorno a mezzogiorno. I 1.088 partecipanti preregistrati avevano tutti un cavatappi in mano per eseguire il gesto contemporaneamente.

Circa 3.000 curiosi hanno assistito all'evento.

Le bottiglie da 0,375 litri di Chasselas erano etichettate con il poster della Fête des Vendanges e il logo Guinness stampato sui tappi. Ogni partecipante doveva pagare 35 franchi svizzeri (44 dollari) per prendere parte alla sfida e ricevere la bottiglia speciale, un bicchiere e un cavatappi ricordo.

La candidatura per questo record mondiale era stata accettata in anticipo dal Guinness World Records. Un giudice ufficiale del Guinness dei primati era presente il giorno stesso per supervisionare e certificare questo nuovo record mondiale per il maggior numero di bottiglie di vino stappate.

L'apertura delle bottiglie è stata notevolmente ritardata da ulteriori restrizioni imposte dal giudice ufficiale, come ha constatato un fotografo della Keystone-SDA presente sul posto. In particolare, i visitatori hanno dovuto evacuare la strada prima che le bottiglie venissero aperte.

13 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Il nuovo mercato della pizza

La pizza resta uno dei simboli più forti del Made in Italy gastronomico, ma oggi il settore deve confrontarsi con un’evoluzione profonda dei consumi e delle modalità di relazione con il cliente. Non basta più realizzare un buon prodotto: servono competenze manageriali, formazione continua e capacità di utilizzare strumenti digitali sempre più centrali, dal marketing online ai social fino alle nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.

Il digitale entra nelle strategie delle pizzerie

Il quadro che emerge dall’Osservatorio Pizza, presentato durante l’ultima edizione di TUTTOPIZZA, racconta un comparto dinamico e resiliente, che vale quasi 15 miliardi di euro all’anno e dà lavoro a oltre 300.000 addetti diretti. Un settore che continua a crescere ma che sta attraversando una fase di maturazione, con nuove esigenze legate alla professionalizzazione, alla qualità e alla gestione dell’attività.

Marketing digitale e formazione al centro

Per affrontare le nuove sfide del mercato, le pizzerie stanno investendo soprattutto in marketing digitale, indicato dal 37,5% degli operatori, e software gestionali, scelti dal 30,6%.

L’intelligenza artificiale e le automazioni risultano ancora strumenti poco diffusi, ma rappresentano una delle direttrici di sviluppo futuro per un comparto che sta iniziando a confrontarsi con nuovi modelli organizzativi e strumenti capaci di supportare la gestione, la comunicazione e il rapporto con il consumatore.

La risposta più condivisa dagli operatori resta però la formazione: l’83,3% attribuisce il massimo valore all’aggiornamento professionale, considerato fondamentale per affrontare un mercato in trasformazione.

Costi e personale le principali criticità

Nonostante la solidità del comparto, non mancano le difficoltà. I costi energetici rappresentano la principale preoccupazione per il 61,1% degli operatori, seguiti dalla difficoltà nel reperire personale qualificato (55,6%), dalla tassazione (47,2%) e dall’aumento dei costi delle materie prime (44,4%).

Particolarmente rilevante il dato sulla ricerca di professionisti formati: il 75% degli intervistati considera molto difficile trovare pizzaioli adeguatamente preparati.

La pizzeria tradizionale modello dominante

La struttura del mercato conferma il ruolo centrale della pizzeria tradizionale: il 72,2% degli operatori intervistati gestisce una pizzeria, mentre il 23,6% affianca all’offerta pizza anche attività di ristorazione.

Più contenuta la quota delle attività focalizzate esclusivamente sull’asporto, che si ferma al 15,3%.

Il settore è composto soprattutto da realtà consolidate: il 47,2% delle attività opera da oltre dieci anni, mentre un ulteriore 27,8% è presente sul mercato da almeno sei anni. Un dato che evidenzia la capacità delle pizzerie italiane di mantenere stabilità e continuità nel tempo.

Piccole imprese con grandi volumi

Le pizzerie italiane mantengono una dimensione prevalentemente medio-piccola. Il 37,5% impiega da uno a cinque dipendenti, mentre il 36,1% conta tra sei e dieci addetti. Si tratta spesso di attività familiari o con team ristretti, ma capaci di generare volumi significativi.

Il 41,7% degli operatori vende tra 50 e 100 pizze al giorno, mentre il 36,1% supera le cento pizze quotidiane, arrivando fino a 200.

Il forno a legna resiste alla tecnologia

L’Osservatorio Pizza analizza anche il tema delle tecnologie di cottura. Il forno a legna continua a essere la soluzione preferita dalla maggioranza degli operatori, con il 56,9%.

Seguono il forno elettrico, utilizzato dal 29,2%, e quello a gas con il 19,4%.

Il dato conferma come la tradizione continui ad avere un forte valore nel settore, anche in un momento in cui sostenibilità, efficienza energetica e contenimento dei costi stanno spingendo gli operatori a valutare nuove soluzioni.

Tradizione e qualità guidano

La pizza tradizionale napoletana resta la tipologia più richiesta dai consumatori, con il 62,5% delle preferenze, confermando il forte legame con la tradizione.

Cresce però anche la pizza contemporanea, che raggiunge il 38,9%, mentre la pizza gourmet resta una proposta più di nicchia con il 15,3%.

Nella scelta del cliente la qualità degli ingredienti rappresenta il fattore principale per il 55,6%, molto più rilevante rispetto al prezzo, che incide solo per il 12,5%. Al secondo posto troviamo leggerezza e digeribilità con il 23,6%.

Il dato racconta un cambiamento nelle abitudini: il consumatore è sempre più disposto a spendere di più quando percepisce qualità, ricerca e attenzione nella proposta.

Prezzi stabili e fatturati in tenuta

La pizza continua a essere percepita come un prodotto accessibile. Nel 76,4% dei casi una Margherita viene proposta tra 5 e 8 euro, mentre solo il 16,7% delle pizzerie si colloca nella fascia tra 8 e 12 euro.

Anche sul fronte economico il comparto mostra stabilità: il 41,7% delle attività dichiara una crescita del fatturato, la stessa percentuale registra una situazione stabile, mentre solo il 16,7% segnala una contrazione.

Instagram e TikTok guidano la promozione

La comunicazione digitale è diventata una componente centrale per le pizzerie italiane. Instagram si conferma il canale più efficace, indicato dal 69,4% degli operatori, seguito dal passaparola con il 51,4% e da TikTok con il 34,7%.

Anche nelle strategie promozionali prevalgono i social media, utilizzati dal 59,7% delle attività. Le piattaforme digitali sono ormai considerate strumenti indispensabili per costruire reputazione, raccontare il prodotto, valorizzare il locale e attrarre nuovi clienti.

La pizza italiana entra così in una nuova fase: una combinazione tra tradizione, qualità del prodotto e capacità di innovare attraverso digitale, formazione e nuove tecnologie.

(FoodAffairs.it)

13 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Donare il sangue fa bene alla salute?

Donare il sangue fa bene alla salute? In parte sì, ma non per le ragioni che si sentono dire più spesso. Per chi dona, il vantaggio più documentato è rappresentato dai controlli sanitari effettuati a ogni prelievo, che possono favorire la diagnosi precoce di alcune condizioni. Alcuni studi segnalano anche benefici psicologici legati al volontariato. In Italia 1,67 milioni di persone donano sangue o plasma ogni anno e nel 2024 le donazioni hanno superato quota 3 milioni, permettendo di assistere circa 640mila pazienti.

(IlSole24Ore)

13 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Dal 1 Luglio i nuovi dazi per piccoli pacchi

Dal 1 luglio sulle spedizioni extra Ue sotto i 150 euro entreranno in vigore il dazio europeo da 3 euro e la mini tassa italiana da 2 euro. Con questa misura Bruxelles cerca di arginare il boom dei piccoli pacchi, che nel 2024 hanno raggiunto 4,6 miliardi di unità, il 91% dalla Cina. Una delle preoccupazioni è che l’aggiunta del prelievo nazionale italiano spinga i corrieri a spostare i traffici verso altri hub europei, con una possibile perdita del 50% dei volumi per l’Italia. Confcommercio chiede di rinviare la tassa italiana per evitare distorsioni.

Qui un articolo di Aduc

12 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. EUDI Wallet: l'ETSI pubblica i primi standard tecnici per il portafoglio digitale europeo

Il portafoglio europeo di identità digitale (EUDI Wallet) compie un passo decisivo verso la sua concreta realizzazione: l'Istituto europeo per le norme di telecomunicazione (ETSI) ha rilasciato il primo insieme di standard tecnici a suo supporto. Come riporta Help Net Security, si tratta di un traguardo atteso nell'ambito dell'attuazione del regolamento eIDAS 2.0, entrato in vigore nel maggio 2024.

Il portafoglio digitale consentirà ai cittadini e ai residenti dell'UE di dimostrare la propria identità e di condividere attributi specifici — come l'età, un titolo di studio o un'autorizzazione — attraverso un'unica applicazione. Potrà essere utilizzato in ambiti che spaziano dai servizi pubblici all'assistenza sanitaria, dal settore bancario ai viaggi, dall'istruzione a molte altre aree della vita quotidiana. Ogni Stato membro dovrà mettere a disposizione almeno un portafoglio per i propri utenti, collegato sia ai servizi pubblici sia a quelli privati, attraverso le frontiere nazionali.

In pratica, il cittadino potrà accedere ai servizi online tramite il portafoglio con un unico set di credenziali, conservare e gestire documenti ufficiali in formato digitale, condividere informazioni verificate — come un diploma o una patente di guida — e firmare documenti con firme elettroniche aventi valore legale.

Il portafoglio è attualmente in fase di sperimentazione nell'ambito di progetti pilota su larga scala che coinvolgono servizi governativi, imprese, istituti bancari, immatricolazione di veicoli e settore dei viaggi. L'iniziativa rientra in un più ampio progetto europeo sostenuto dalla Commissione europea e dallo Spazio economico europeo.

Il Comitato tecnico ESI dell'ETSI proseguirà il proprio lavoro nel corso del 2026 e del 2027, con l'obiettivo di trasformare le specifiche tecniche in standard europei veri e propri, incorporare i riscontri provenienti dai progetti pilota e dalle prime implementazioni operative, costruire strumenti per i test di interoperabilità e conformità, e aggiungere standard per ulteriori componenti del portafoglio.

12 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. IPTV pirata smantellata a Crotone: 4 denunciati e sanzioni per quasi 2.800 utenti

Un'importante operazione della Guardia di Finanza ha portato allo smantellamento di una rete di streaming illegale in Calabria. Come riporta Key4biz, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone — con il supporto del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e del Nucleo Speciale Beni e Servizi – Gruppo Radiodiffusione Editoria di Roma — hanno individuato tre centrali di smistamento illegale del segnale IPTV, il cosiddetto "pezzotto", tutte operanti nella città pitagorica e gestite da quattro cittadini italiani.

Le centrali consentivano l'accesso abusivo ai contenuti audiovisivi a pagamento delle principali piattaforme digitali e satellitari: Sky, DAZN, NOW, Netflix, Disney+ e Spotify. Gli abbonamenti pirata venivano venduti a prezzi compresi tra 10 e 40 euro, con tanto di servizio di assistenza tecnica ai clienti in caso di problemi di visione, replicando nei fatti il modello operativo delle piattaforme legali.

Le indagini sono partite dall'analisi di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma. A insospettire gli investigatori erano state le causali di alcuni bonifici, nelle quali compariva la dicitura "IBO PLAYER PRO", un software compatibile con la riproduzione di flussi streaming illeciti e installabile su smartphone, smart TV, computer e altri dispositivi. Da lì è stata avviata una più ampia indagine finanziaria che ha permesso di ricostruire l'intera filiera: dagli "head-provider" — i gestori dei server sorgente — ai "reseller" incaricati della rivendita degli abbonamenti, fino agli utenti finali.

Gli accertamenti, estesi su tutto il territorio nazionale, hanno permesso di identificare almeno 2.769 clienti residenti in 43 province italiane. I proventi illeciti accumulati attraverso il sistema sono stati quantificati in circa 650.000 euro. Secondo la Guardia di Finanza, parte di queste somme sarebbe stata reinvestita nell'economia legale e in criptovalute, nel tentativo di occultarne la provenienza illecita.

Al termine dell'operazione, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Crotone Domenico Guarascio, i quattro responsabili sono stati denunciati per gravi violazioni del copyright, della proprietà intellettuale e per il reato di autoriciclaggio. È stato inoltre eseguito il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 650.000 euro. Nei confronti dei quasi 2.769 utenti finali identificati, nelle prossime settimane saranno notificate sanzioni amministrative con importi variabili da 154 a 5.000 euro, questi ultimi previsti per le forme più gravi di recidiva. L'operazione, indicata come una delle prime di tale portata sul territorio calabrese, si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari: le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel successivo contraddittorio processuale con le difese.

L'indagine si inserisce nelle più ampie attività di contrasto alla pirateria audiovisiva digitale, sviluppate anche in previsione dei prossimi Mondiali di calcio FIFA 2026.

12 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Volksbank: il Tribunale di Venezia accoglie la class action dei risparmiatori

È una sentenza storica quella emessa il 9 giugno 2026 dal Tribunale di Venezia: per la prima volta in Italia una class action in ambito finanziario viene vinta nel merito da consumatori e risparmiatori contro un istituto di credito. Come riporta Il NordEst Quotidiano, il Tribunale ha accolto l'azione collettiva promossa dal Comitato Azionisti Südtirol, dal Centro Consumatori Italia e dall'associazione Robin, a fianco di 650 risparmiatori provenienti da Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

L'azione legale, avviata a metà 2022, riguarda le schede prodotto consegnate da Volksbank – Banca Popolare dell'Alto Adige ai propri clienti in occasione dell'acquisto di azioni di propria emissione nel periodo compreso tra gennaio 2012 e luglio 2015. Il Tribunale ha accertato che quei documenti erano gravemente carenti sul piano informativo: non veniva illustrata in modo adeguato l'illiquidità dei titoli, non quotati su alcun mercato regolamentato, né l'assenza di garanzie in caso di rivendita. La formulazione delle schede lasciava anzi intendere ai risparmiatori che avrebbero potuto rivendere le azioni senza perdite, poiché il prezzo di emissione veniva presentato come limite minimo al di sotto del quale il prezzo di scambio non avrebbe potuto scendere. Solo nel 2013 fu introdotta la dicitura "titolo illiquido" e solo a fine 2015 la banca specificò esplicitamente il rischio che gli investitori si trovassero nell'impossibilità di disinvestire.

Nel corso degli anni i titoli si sono rivelati di fatto invendibili e hanno perso circa il 60% del loro valore. Già nel 2023, in fase preliminare, il Tribunale di Venezia aveva dichiarato ammissibile l'azione — prima volta assoluta in Italia per una class action finanziaria — e la Corte d'Appello di Venezia aveva successivamente ampliato la platea degli aderenti, includendo anche gli acquisti effettuati dopo luglio 2015.

La sentenza rinvia al 25 giugno l'avvio della consulenza tecnica contabile, che dovrà determinare gli importi da restituire e gli eventuali danni da risarcire ai singoli aderenti. La decisione si aggiunge a circa quaranta sentenze favorevoli già ottenute nei mesi scorsi dal Tribunale e dalla Corte d'Appello di Bolzano nell'ambito delle controversie relative alle azioni Volksbank. I risparmiatori sono stati difesi dagli avvocati Massimo Cerniglia, Mauro Pizzigati, Alessandro Caponi e Roberto Ciammarughi, con il supporto del Comitato Azionisti Südtirol (presieduto da Walther Andreaus), del Centro Consumatori Italia (presieduto da Rosario Trefiletti) e dell'associazione Robin (presieduta da Luca Malopri).

12 GIUGNO 2026

COREA DEL SUDCOREA DEL SUD. Coupang multata per 409 milioni Usd per violazione dei dati di 37 milioni di clienti

La Commissione per la protezione dei dati personali della Corea del Sud (PIPC) ha comminato a Coupang, il principale operatore di commercio elettronico del paese, una sanzione da 624,7 miliardi di won, pari a circa 409 milioni di dollari. Si tratta della multa più elevata mai inflitta in Corea del Sud per una violazione della normativa sulla tutela dei dati personali. Come riporta Federprivacy, il provvedimento — notificato l'11 giugno 2026 al termine di un'indagine avviata mesi prima — riguarda la fuga di informazioni personali di circa 37,55 milioni di clienti, ovvero quasi due terzi dell'intera popolazione sudcoreana.

La sanzione si articola in due componenti distinte: una prima parte, pari a 423,6 miliardi di won, per il mancato rispetto degli obblighi di sicurezza che ha reso possibile la violazione dei dati; una seconda parte, di 201,1 miliardi di won, per la raccolta illecita — senza consenso degli utenti — delle tracce di navigazione di circa 11,17 milioni di persone su siti e applicazioni di terze parti.

Secondo il regolatore, la fuga di dati non è stata il frutto di un attacco informatico sofisticato, bensì di carenze sistemiche nella gestione della sicurezza interna. Gli investigatori hanno rilevato insufficienze nella gestione delle chiavi crittografiche, nei controlli sugli accessi, nelle procedure di notifica dell'incidente e nell'indipendenza del responsabile della protezione dei dati. Un ex dipendente informatico dell'azienda avrebbe sfruttato una chiave di firma crittografica per accedere senza autorizzazione ai dati degli utenti per diversi mesi, a partire dalla primavera del 2025. I dati sottratti comprendono nomi, indirizzi email, numeri di telefono, indirizzi di consegna e cronologie degli ordini; non risultano compromessi dati di pagamento o credenziali di accesso.

La violazione è emersa pubblicamente il 17 novembre 2025, ma Coupang ha impiegato 48 ore per segnalarla alle autorità, superando la finestra di 24 ore prevista dalla legge sudcoreana: un ritardo che ha pesato in modo significativo sulla determinazione della sanzione. Anche la controllata Coupang Fulfillment Service è stata colpita da un provvedimento separato per raccolta e trattamento illecito di dati personali e sensibili.

La presidente della PIPC, Song Kyung-hee, ha dichiarato che l'incidente è avvenuto per carenze nelle misure di sicurezza adottate da Coupang, sottolineando l'inadeguatezza dei sistemi di protezione rispetto alla crescita aggressiva dell'azienda e al volume di dati dei consumatori trattati. La multa corrisponde all'incirca all'1,4% del fatturato annuo di Coupang, che nel 2025 ha raggiunto i 45.000 miliardi di won.

Le conseguenze per l'azienda vanno ben oltre la sanzione amministrativa. Il precedente amministratore delegato Park Dae-jun si era dimesso nel dicembre 2025; le azioni di Coupang, quotata alla Borsa di New York, hanno perso circa il 32% dall'inizio dell'anno. A questo si aggiunge un piano di risarcimento per i clienti colpiti, del valore di circa 1,7 trilioni di won (oltre un miliardo di dollari), che prevede la distribuzione di buoni acquisto da 50.000 won per ciascuno degli oltre 33 milioni di utenti coinvolti. Nel primo trimestre del 2026 l'azienda ha registrato una perdita netta di 266 milioni di dollari, in parte imputabile ai costi del programma di rimborso.

Coupang ha dichiarato di non aver visto riconosciute le misure preventive adottate per limitare i danni secondari della violazione e ha annunciato l'intenzione di contestare in sede legale le conclusioni del regolatore. La sanzione supera nettamente il precedente record nazionale: la multa da 134,8 miliardi di won inflitta all'operatore telefonico SK Telecom per un analogo incidente.

12 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Ombrelloni vietati nella fascia d'età 10/65 anni. Spiaggia Sardegna

Ai visitatori di una pittoresca spiaggia sull'isola italiana della Sardegna è stato comunicato che possono installare un ombrellone solo se hanno un bambino di età inferiore ai 10 anni o se hanno più di 65 anni.

Le autorità della spiaggia di Punta Molentis, sulla costa sud-orientale della Sardegna, affermano che gli incendi che hanno devastato la spiaggia, le dune e il parcheggio lo scorso anno li obbligano a imporre un limite massimo di 150 visitatori alla volta.

"È quindi necessario limitare l'impatto umano e garantire la tutela di questo patrimonio per le generazioni future", ha deciso l'amministrazione comunale di Villasimius.

Le idilliache spiagge della Sardegna attraggono da tempo un gran numero di visitatori, e Punta Molentis non è l'unica a cercare di imporre dei limiti quest'estate.

Tuttavia, questo mese il sindaco di Villasimius, Gianluca Dessi, ha firmato un'ordinanza ufficiale che impone una tariffa obbligatoria di 10 euro (8,60 sterline) per ogni visitatore che arriva in spiaggia via terra, mentre chi arriva in barca deve pagare 5 euro.

Secondo le nuove norme, l'accesso veicolare a Punta Molentis è limitato a 70 auto al giorno fino al 31 ottobre e la prenotazione per accedere alla spiaggia sarà obbligatoria, come stabilito dall'ordinanza pubblicata sul sito web del comune di Villasimius.

Ombrellini e parasole sono vietati a tutti, ad eccezione delle famiglie con bambini di età inferiore ai 10 anni e delle persone di età superiore ai 65 anni.

"L'ecosistema di Punta Molentis è uno dei più preziosi del nostro territorio, ma anche uno dei più fragili", si legge nell'avviso ufficiale .

A fine luglio 2025, i bagnanti di Punta Molentis sono stati costretti a fuggire in barca dagli incendi che divampavano lungo la costa, mentre il fumo nero si sprigionava verso il Mar Tirreno. Decine di auto sono rimaste completamente bruciate nel parcheggio della spiaggia.

Non tutti sono contenti della nuova regola.

Un sardo, scrivendo sulla pagina social di Villasimius, si è chiesto se presto sarà necessario assumere bambini piccoli o anziani per frequentare la spiaggia, sostenendo che l'unica soluzione per la ripresa della spiaggia dagli incendi sarebbe quella di chiuderla per alcuni anni.

Il sito web del turismo sardo descrive Punta Molentis come "una delle perle di Villasimius", situata sulla punta di un promontorio che si protende sulla costa meridionale dell'isola.

(Harry Sekulich su BBC del 12/06/2026)

12 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Italiani sempre più attenti al risparmio: 6 su 10 confrontano più negozi per offerte migliori

Gli italiani si confermano tra i consumatori più attenti e scrupolosi d’Europa quando si tratta di acquisti. Oltre sei persone su dieci confrontano infatti più punti vendita prima di comprare, alla ricerca delle offerte più convenienti. A evidenziarlo è “The State of Shopping 2026”, il report annuale di Shopfully, tech company italiana specializzata nel Drive to Store, realizzato in otto Paesi europei, tra cui l’Italia.

Il rapporto qualità-prezzo guida le scelte

Secondo l’indagine, il 62% degli italiani distribuisce gli acquisti tra diversi negozi per individuare le migliori promozioni, una quota nettamente superiore alla media europea, ferma al 44%.

Anche la fase di ricerca è particolarmente approfondita: il 31% dichiara di informarsi sempre online prima di effettuare un acquisto, contro una media europea del 25%.

Volantini digitali protagonisti dello shopping

Gli strumenti digitali assumono un ruolo sempre più centrale nel percorso d’acquisto. Quasi due italiani su tre (62%) utilizzano piattaforme dedicate a offerte e volantini digitali, una percentuale superiore rispetto a Francia (58%), Spagna (55%) e Germania (45%).

Il digitale si conferma quindi un alleato fondamentale per confrontare prezzi, individuare promozioni e prendere decisioni più consapevoli.

Fedeltà ai negozi sempre più debole

La maggiore capacità di confronto influenza anche il rapporto con retailer e brand. Il 60% degli italiani si dice disposto a cambiare punto vendita se trova offerte più vantaggiose, segno di una fedeltà sempre più legata alla convenienza.

Le promozioni continuano a incidere fortemente sulle scelte di acquisto: soltanto l’1% degli intervistati afferma di non esserne influenzato. Tuttavia, il criterio principale resta il rapporto qualità-prezzo, indicato dal 61% dei consumatori, seguito da qualità e prestazioni dei prodotti (47%).

Più distanti altri fattori come la reputazione del marchio (27%), mentre la pubblicità incide in modo marginale, fermandosi al 5%.

Tagli alle spese non essenziali

L’attenzione al budget porta anche a una maggiore selettività nei consumi. Oltre la metà degli italiani (52%) privilegia prodotti in promozione, mentre il 42% riduce gli acquisti non indispensabili.

Le rinunce riguardano soprattutto le categorie discrezionali. In testa ci sono arredamento e oggettistica, indicate dal 48% degli intervistati, seguite dall’elettronica (40%) e dall’abbigliamento (36%).

Più limitato l’impatto sui beni considerati essenziali, come alimentari (11%) e prodotti per la salute (7%).

Online per informarsi, negozio per comprare

Nonostante la crescita degli strumenti digitali, il punto vendita fisico continua a essere il canale preferito dagli italiani. Il 59% dichiara infatti di effettuare prevalentemente gli acquisti nei negozi tradizionali, mentre solo l’1% si affida soprattutto all’e-commerce.

Circa il 40% adotta invece un approccio ibrido, scegliendo di volta in volta il canale più adatto in base al prodotto o alla comodità.

Le piattaforme di offerte e volantini rappresentano il principale strumento di informazione (62%), seguite dai siti e dalle app di retailer e brand (38%) e dai marketplace online (31%).

La preferenza per il negozio fisico è particolarmente evidente negli acquisti alimentari, scelto dal 98% dei consumatori, e nei prodotti per la salute e la cura della persona (84%). Al contrario, categorie come elettronica (24%) e abbigliamento (20%) mostrano una maggiore propensione all’acquisto online.

L’intelligenza artificiale entra nelle decisioni d’acquisto

Anche l’intelligenza artificiale inizia a trovare spazio nelle abitudini di consumo. Il 18% degli italiani dichiara di aver già utilizzato strumenti di IA per supportare le proprie decisioni d’acquisto, una quota inferiore rispetto a quella registrata in Spagna (31%) e Francia (20%).

Le applicazioni più diffuse riguardano il confronto dei prezzi tra diversi retailer (53%), l’individuazione di offerte poco convenienti o poco trasparenti (26%) e il monitoraggio delle variazioni di prezzo nel tempo (20%).

Il consumatore cerca valore e trasparenza

“Il consumatore oggi è molto più preparato e attento: confronta prezzi, verifica le offerte e valuta il valore complessivo di ciò che acquista. Questo cambia profondamente la relazione con brand e retailer, rendendola più dinamica e meno legata alle abitudini. In questo contesto, gli strumenti digitali – inclusa l’intelligenza artificiale – contribuiscono ad aumentare il livello di consapevolezza e rendono sempre più centrale la capacità di dimostrare il valore in modo chiaro, concreto e trasparente”, ha commentato Marco Durante, Global VP Sales & Marketing di Shopfully.

(FoodAffairs.it)

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Intelligenza artificiale: il Consiglio dei Ministri approva i due decreti attuativi

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, i primi due decreti legislativi attuativi della legge italiana sull'intelligenza artificiale (legge n. 132 del 2025), completando così il percorso nazionale di recepimento dell'AI Act europeo. Come riporta Agenda Digitale, i provvedimenti portano la disciplina dell'intelligenza artificiale fuori dal solo perimetro delle autorità di controllo, collocandola dentro scuola, lavoro, pubblica amministrazione, professioni, giustizia e sicurezza.

Sul fronte della governance, il primo decreto assegna ad AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) e ad ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) il ruolo di autorità nazionali competenti: la prima come autorità di notifica, la seconda come autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto unico con le istituzioni europee. Al sistema si affiancano Banca d'Italia, Consob, Ivass e il Garante per la protezione dei dati personali, con poteri ispettivi e di cooperazione istituzionale. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha sottolineato che, grazie a questi decreti e alla legge già in vigore, l'Italia si colloca tra i primi Paesi europei ad aver costruito un quadro organico di disciplina dell'IA.

Sul fronte della formazione, il pacchetto più rilevante riguarda la scuola. Vengono stanziati complessivamente 200 milioni di euro per la formazione del personale docente: 100 milioni per la didattica con l'IA e 100 milioni per la formazione sui rischi connessi all'uso di social media, piattaforme digitali e ambienti basati su sistemi di intelligenza artificiale, con attenzione particolare al benessere dei minori. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato che l'IA entrerà in modo esplicito nel curriculum formativo, nei licei con una revisione dei percorsi legati alla matematica e alle competenze digitali, e nelle scuole elementari con l'introduzione di cenni al linguaggio dell'IA e agli algoritmi. Sono previsti inoltre percorsi per i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, finalizzati a riconoscere competenze pregresse e favorire il reinserimento nel mercato del lavoro.

Il primo decreto istituisce anche uno Spazio di sperimentazione italiano per l'IA — le cosiddette sandbox regolatorie — che consentirà a imprese, startup e sviluppatori di testare sistemi innovativi in un ambiente controllato sotto la supervisione di AgID e ACN, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.

Il secondo decreto disciplina invece l'uso dell'intelligenza artificiale nelle attività di polizia e nel sistema giudiziario, definendo l'IA come strumento di supporto e non di sostituzione dell'attività umana. Vengono introdotte regole stringenti per il riconoscimento biometrico e facciale: l'identificazione biometrica in tempo reale sarà consentita solo per specifiche finalità, richiederà l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria e avrà una durata massima di 15 giorni, salvo proroghe motivate. Resta vietata la creazione di banche dati biometriche attraverso raccolte massive di immagini dal web. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha precisato che non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa.

Sul piano della responsabilità civile, il secondo decreto introduce nuove norme processuali che facilitano l'accesso alle prove nei contenziosi per danni causati da sistemi di IA e, in alcuni casi, una presunzione del nesso causale quando si dimostra la violazione degli obblighi previsti dall'AI Act. Viene inoltre introdotta la possibilità di azione diretta nei confronti dell'assicuratore che copre la responsabilità civile del soggetto coinvolto.

I decreti sono stati approvati in esame preliminare: dovranno ora completare il passaggio parlamentare e il confronto con le Regioni e le Authority prima di diventare definitivi. La scadenza per l'esercizio della delega legislativa è fissata al 10 ottobre 2026.

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Intelligenza artificiale: il Consiglio dei Ministri approva i due decreti attuativi

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, i primi due decreti legislativi attuativi della legge italiana sull'intelligenza artificiale (legge n. 132 del 2025), completando così il percorso nazionale di recepimento dell'AI Act europeo. Come riporta Agenda Digitale, i provvedimenti portano la disciplina dell'intelligenza artificiale fuori dal solo perimetro delle autorità di controllo, collocandola dentro scuola, lavoro, pubblica amministrazione, professioni, giustizia e sicurezza.

Sul fronte della governance, il primo decreto assegna ad AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) e ad ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) il ruolo di autorità nazionali competenti: la prima come autorità di notifica, la seconda come autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto unico con le istituzioni europee. Al sistema si affiancano Banca d'Italia, Consob, Ivass e il Garante per la protezione dei dati personali, con poteri ispettivi e di cooperazione istituzionale. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha sottolineato che, grazie a questi decreti e alla legge già in vigore, l'Italia si colloca tra i primi Paesi europei ad aver costruito un quadro organico di disciplina dell'IA.

Sul fronte della formazione, il pacchetto più rilevante riguarda la scuola. Vengono stanziati complessivamente 200 milioni di euro per la formazione del personale docente: 100 milioni per la didattica con l'IA e 100 milioni per la formazione sui rischi connessi all'uso di social media, piattaforme digitali e ambienti basati su sistemi di intelligenza artificiale, con attenzione particolare al benessere dei minori. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato che l'IA entrerà in modo esplicito nel curriculum formativo, nei licei con una revisione dei percorsi legati alla matematica e alle competenze digitali, e nelle scuole elementari con l'introduzione di cenni al linguaggio dell'IA e agli algoritmi. Sono previsti inoltre percorsi per i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, finalizzati a riconoscere competenze pregresse e favorire il reinserimento nel mercato del lavoro.

Il primo decreto istituisce anche uno Spazio di sperimentazione italiano per l'IA — le cosiddette sandbox regolatorie — che consentirà a imprese, startup e sviluppatori di testare sistemi innovativi in un ambiente controllato sotto la supervisione di AgID e ACN, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.

Il secondo decreto disciplina invece l'uso dell'intelligenza artificiale nelle attività di polizia e nel sistema giudiziario, definendo l'IA come strumento di supporto e non di sostituzione dell'attività umana. Vengono introdotte regole stringenti per il riconoscimento biometrico e facciale: l'identificazione biometrica in tempo reale sarà consentita solo per specifiche finalità, richiederà l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria e avrà una durata massima di 15 giorni, salvo proroghe motivate. Resta vietata la creazione di banche dati biometriche attraverso raccolte massive di immagini dal web. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha precisato che non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa.

Sul piano della responsabilità civile, il secondo decreto introduce nuove norme processuali che facilitano l'accesso alle prove nei contenziosi per danni causati da sistemi di IA e, in alcuni casi, una presunzione del nesso causale quando si dimostra la violazione degli obblighi previsti dall'AI Act. Viene inoltre introdotta la possibilità di azione diretta nei confronti dell'assicuratore che copre la responsabilità civile del soggetto coinvolto.

I decreti sono stati approvati in esame preliminare: dovranno ora completare il passaggio parlamentare e il confronto con le Regioni e le Authority prima di diventare definitivi. La scadenza per l'esercizio della delega legislativa è fissata al 10 ottobre 2026.

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Schema Ponzi con auto di lusso e minacce: 9 arresti e 1,6 milioni sequestrati

Un'organizzazione criminale che prometteva rendimenti mensili fino al 3% attraverso il presunto sub-noleggio di supercar è stata smantellata dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato di Bergamo, su delega della Procura della Repubblica del capoluogo orobico. Come riporta Prima Monza, l'operazione ha portato all'esecuzione di nove misure cautelari nei confronti di persone residenti nelle province di Bergamo, Brescia, Firenze, Mantova, Monza Brianza e Vibo Valentia, con sequestri preventivi per oltre 1,6 milioni di euro.

Il meccanismo fraudolento ricalcava il classico schema Ponzi: agli investitori veniva prospettata, previo versamento di una cauzione, la possibilità di ottenere guadagni costanti attraverso il presunto sub-noleggio di auto di lusso fornite da una società con sede nel Bresciano. I contratti sottoscritti facevano esplicitamente riferimento a fondi comuni di investimento, sebbene nessuna delle società coinvolte fosse iscritta agli albi né autorizzata alla gestione del risparmio. Le somme raccolte finivano poi su conti intestati a prestanome, i flussi venivano giustificati con fatture per operazioni inesistenti e il denaro rimbalzava tra le aziende del gruppo fino a raggiungere, in alcuni casi, conti bancari in Irlanda e Slovenia.

Per consolidare la fiducia delle vittime, l'organizzazione organizzava cene ed eventi conviviali in provincia di Bergamo. In un caso emblematico, i truffatori hanno convinto una donna — erede di una rilevante somma di denaro — ad affidare buona parte del proprio patrimonio, facendo leva sul suo desiderio di aprire una struttura di ricovero per cani. Per rendersi credibili, uno degli indagati l'aveva accompagnata presso uno studio notarile di Roma per costituire la società, per poi incassare immediatamente l'assegno destinato al capitale sociale.

Quando le vittime tentavano di recuperare i propri soldi, il sodalizio ricorreva alla violenza. Il gruppo si avvaleva di due soggetti di origine calabrese per fare pressioni sulle vittime, sia al fine di estorcere ulteriore denaro sia per dissuaderle dal rivolgersi alle forze dell'ordine. Le indagini hanno documentato una vera e propria spedizione punitiva ai danni di un uomo, brutalmente picchiato e derubato di una Lamborghini che gli era stata in precedenza affidata, e costretto a pagare per presunti danni al veicolo. Nelle intercettazioni sono emerse minacce di morte esplicite anche nei confronti della moglie della vittima.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo dell'attività di investimento, truffa, formazione fittizia di capitali, reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio. L'operazione ha impiegato oltre cento tra poliziotti e finanzieri, con il supporto di elicotteri e unità cinofile, operativi in diverse aree del Paese.

11 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. Bce aumenta dello 0,25% i tassi d'interesse

La Banca centrale europea - per la prima volta in quasi tre anni - ha deciso un aumento dei tassi di interesse dello 0,25%, nonostante la crescita dell'area euro si sia fermata. L'istituto ha poi ulteriormente tagliato le previsioni sulla crescita e alzato quelle sull'inflazione, a fronte del prolungarsi della guerra di Usa e Israele all'Iran

La Bce alza i tassi di un quarto di punto portando il tasso sui depositi dal 2 al 2,25%. La decisione, ampiamente attesa dagli economisti dopo lo shock energetico causato dalla guerra nel Golfo Persico, è la prima stretta monetaria dal settembre 2023. Il tasso sui rifinanziamenti principali sale dal 2,15% al 2,40%, mentre quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%, con effetto dal 17 giugno 2026.

"Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine - si legge nel comunicato ufficiale della Bce - In linea con questo impegno ha deciso oggi di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro".

"Nello scenario di base delle nuove proiezioni degli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028 - prosegue la nota della Bce - L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,5% nel 2026 e nel 2027 e al 2,2% nel 2028. Rispetto all’esercizio di marzo, i nostri esperti hanno corretto al rialzo le proiezioni per l’inflazione del 2026 e del 2027 nello scenario di base, soprattutto a causa della traiettoria più elevata dei prezzi dell’energia, che in certa misura dovrebbero trasmettersi all’inflazione degli alimentari, dei beni e dei servizi. Nello scenario di base la crescita economica raggiungerebbe in media lo 0,8% nel 2026, l’1,2% nel 2027 e l’1,5% nel 2028. Si tratta di una revisione al ribasso per il 2026 e il 2027 che riflette l’impatto più pronunciato della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia".

Per la Bce "le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Questa incertezza si riflette anche nell’ampiezza dei valori dell’inflazione e della crescita nei nuovi scenari formulati a scopo illustrativo dagli esperti dell’Eurosistema, che saranno pubblicati unitamente alle proiezioni sul sito Internet della Bce".

"Con la decisione odierna il Consiglio direttivo resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dalla guerra - conclude la nota - Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi".

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Risparmiatori orientati per protezione e sicurezza. Osservatorio Athora Italia

La seconda wave dell’Osservatorio Look to the Future 2026 di Athora Italia, l’indagine realizzata in collaborazione con Nomisma che analizza il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione, fotografa un’Italia sempre più orientata alla protezione e alla sicurezza economica, ma con una crescente difficoltà a trasformare il risparmio in progettualità di lungo periodo.

Il quadro che emerge dalla ricerca evidenzia infatti una forte tensione tra consapevolezza finanziaria e comportamento concreto: gli italiani identificano nell’inflazione e nell’erosione del potere d’acquisto i principali fattori che incidono sulla capacità di risparmiare ma a prevalere è una diffusa tendenza all’inattività. Anche quando il risparmio c’è, resta spesso fermo sulla soglia, frenato soprattutto dal timore di non avere denaro immediatamente disponibile in caso di necessità. Per questo motivo oltre il 60% di chi risparmia mantiene le proprie disponibilità interamente liquide, tra conto corrente e contanti.

I risparmiatori che scelgono di detenere i propri risparmi in forma liquida considerano la liquidità una garanzia di disponibilità immediata (53%), un elemento che rafforza il senso di controllo (30%) e fonte di sicurezza (25%), elementi che confermano come oggi la paura del presente finisca spesso per prevalere sulla costruzione del futuro. Molti italiani mostrano infatti cognizione rispetto all’importanza di mantenere una quota di liquidità disponibile per affrontare imprevisti e spese quotidiane, indicando come adeguata una riserva pari a tre o quattro mesi di spese familiari (38%). Nonostante ciò, quasi la metà degli intervistati dichiara che avrebbe difficoltà a sostenere una spesa imprevista di 5.000 euro.

A incidere è anche il progressivo deterioramento della capacità di risparmio: una famiglia italiana su due dichiara che le spese eguagliano o superano le entrate, mentre il 66% segnala un peggioramento della propria capacità di accantonare risorse rispetto a 2-3 anni fa, principalmente a causa dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita. Il quadro non è univocamente negativo: il 51% degli italiani dichiara di riuscire comunque a risparmiare e circa un risparmiatore su due (53%) ha risparmiato in media tra il 5 e il 20% del reddito negli ultimi 12 mesi. Questo evidenzia che, accanto a una parte significativa di popolazione in difficoltà, resta una quota di popolazione capace di mantenere una certa capacità di accumulo.

Anche quando il risparmio è possibile, emerge un approccio prevalentemente difensivo. Le principali motivazioni che spingono ad accantonare risorse sono infatti la protezione dagli imprevisti (54%) e la ricerca di tranquillità economica (48%). Gli obiettivi di lungo periodo appaiono invece meno centrali: tra chi risparmia per progetti futuri prevalgono spese legate al tempo libero e ai viaggi, mentre l’istruzione dei figli si colloca solo al quinto posto tra le priorità indicate.

La ricerca evidenzia però anche una contraddizione significativa: gli italiani non rifiutano il concetto di investimento e ne riconoscono il potenziale in termini di rendimento, ma spesso non riescono a trasformare questa consapevolezza in azione concreta. Il rischio viene ancora percepito in modo polarizzato, come scelta tra totale sicurezza della liquidità e strumenti considerati eccessivamente rischiosi, mentre rimane meno conosciuta l’esistenza di soluzioni intermedie capaci di combinare gradualità, flessibilità e protezione.

In questo contesto cresce infatti l’interesse verso formule di investimento progressive: il 23% dei risparmiatori investe in piani di accumulo (Pac), confermando la preferenza per strumenti che consentano un approccio graduale e controllato. Le priorità principali di coloro che investono sono la protezione del capitale e la possibilità di disinvestire rapidamente in caso di necessità, confermando come oggi il bisogno di controllo e flessibilità prevalga spesso sulla ricerca di rendimento nel lungo periodo. Allo stesso tempo emerge attenzione verso polizze vita a contenuto finanziario integrate con servizi di protezione: tra i risparmiatori che investono e conoscono questo tipo di strumenti, quasi uno su due è interessato ad acquistare coperture legate alla non autosufficienza.

La consulenza continua a rappresentare un elemento centrale nel rapporto con il risparmio e gli investimenti. Chi investe si confronta principalmente con consulenti finanziari e banche, confermando il valore attribuito al supporto professionale nella comprensione dei prodotti e nella definizione degli obiettivi finanziari. In parallelo, iniziano però ad affermarsi anche nuovi strumenti digitali: il ricorso all’intelligenza artificiale riguarda il 7% di chi investe e sale al 23% tra coloro che stanno valutando di iniziare a farlo.

Jozef Bala, Amministratore Delegato di Athora Italia, ha commentato: “La ricerca evidenzia come oggi gli italiani cerchino soprattutto protezione, sicurezza e controllo sulle proprie risorse economiche. Sono consapevoli di quanto sia importante ricorrere agli investimenti, ma a frenare la capacità di accantonamento e di pianificazione è soprattutto il timore di non avere accesso immediato al denaro in caso di bisogno. Per questo motivo diventa fondamentale accompagnare le persone lungo tutto il loro ciclo di vita e favorire una maggiore conoscenza delle diverse soluzioni disponibili. L’obiettivo è aiutarle a trasformare il risparmio da difesa del presente a trampolino per guardare al futuro con più fiducia: in questo senso si conferma essenziale il valore della consulenza personalizzata e qualificata dei nostri partner distributivi su tutto il territorio nazionale”.

(AdnKronos)

11 GIUGNO 2026

MONDOMONDO. Si prevede che i Mondiali di calcio saranno l'evento con il maggior numero di scommesse nella storia

La Coppa del Mondo FIFA maschile si preannuncia come il più grande evento di scommesse di tutti i tempi, con oltre 50 miliardi di dollari di puntate piazzate a livello globale.

Secondo le previsioni della società di servizi finanziari Macquarie, durante il torneo gli scommettitori piazzeranno puntate per un valore di circa 500 milioni di dollari a partita.

La cifra totale prevista di 50 miliardi di dollari rappresenterebbe un notevole aumento rispetto ai 35 miliardi di dollari di scommesse piazzate durante i Mondiali del 2022, che si sono tenuti in Qatar.

Le associazioni che si occupano di sensibilizzazione sul gioco d'azzardo hanno avvertito che quasi tutti gli scommettitori perdono denaro nel lungo periodo e che coloro che scommettono durante i Mondiali rischiano di essere incoraggiati a provare forme di scommessa ancora più addictive.

Secondo Chad Benyon, analista di Macquarie, l'atteso aumento delle entrate derivanti dalle scommesse è dovuto principalmente all'ampliamento del numero di squadre partecipanti al torneo di quest'anno, da 32 a 48.

Di conseguenza, nel corso delle sei settimane di programmazione si disputeranno oltre 100 partite, rispetto alle 64 giocate in Qatar nel 2022.

Secondo Benyon, i fusi orari favorevoli di Stati Uniti, Canada e Messico, paesi ospitanti, contribuiranno ad aumentare il numero di spettatori a livello globale, alimentando la domanda tra gli scommettitori in Europa, America Latina e Africa.

Un altro fattore che contribuisce a questo aumento è la crescita del mercato delle scommesse sportive negli Stati Uniti, dove circa il 65% della popolazione ora può scommettere sullo sport, rispetto al 40% del 2022.

Significa che questa è la prima Coppa del Mondo sulla quale la maggioranza degli statunitensi può scommettere.

Benyon ha però avvertito che il torneo potrebbe rivelarsi un fuoco di paglia per i colossi delle scommesse se non riusciranno a convertire gli scommettitori occasionali in "scommettitori abituali, che puntano su più sport". Ha aggiunto che coloro che dispongono di piattaforme di casinò sui propri siti web sono quelli che trarranno maggior vantaggio da questo aumento.

Les Bernal, direttore nazionale di Stop Predatory Gambling, ha avvertito che "centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, soprattutto giovani uomini, subiranno debiti e difficoltà finanziarie che cambieranno per sempre le loro vite" a causa delle scommesse durante i Mondiali.

Bernal ha dichiarato: "99 scommettitori sportivi su 100 perdono denaro nel lungo termine... il modello di business degli operatori di scommesse sportive commercializzate si basa interamente sulle persone che sono diventate giocatori d'azzardo dipendenti, una dipendenza che porta le vittime a morire per suicidio a un tasso senza precedenti."

Ha esortato i politici di tutto il mondo ad agire per arginare le forme di gioco d'azzardo che creano dipendenza e impedire che i consumatori vengano "spennati" durante i Mondiali.

Matt Zarb-Cousin, attivista britannico per la riforma del gioco d'azzardo, ha affermato che gli scommettitori che puntano sui Mondiali di calcio saranno "promossi indirettamente a contenuti da casinò ancora più coinvolgenti".

Un rapporto del National Centre for Social Research ha rilevato che, nel Regno Unito, il 79% delle vincite delle società di gioco d'azzardo proveniva dal 10% dei giocatori che spendevano di più, ovvero coloro che scommettevano almeno 5.639 sterline in un anno.

Regolamentazione dei mercati di previsione

Il rapporto di Macquarie arriva in un momento in cui le normative sui mercati di previsione online negli Stati Uniti si apprestano a diventare più severe.

Mercoledì, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l'organismo di regolamentazione statunitense per i mercati delle previsioni, del petrolio e di altre materie prime, ha proposto di inasprire i controlli sulle scommesse relative a "terrorismo, assassinio, guerra, gioco d'azzardo o condotte illegali ai sensi delle leggi federali o statali".

I mercati di previsione hanno generato controversie per il modo in cui consentono agli utenti di scommettere l'uno contro l'altro su argomenti come la guerra in Iran e la guerra in Ucraina.

A seguito delle polemiche, Kalshi, operatore di mercati di previsione, ha smesso di gestire mercati su tali argomenti.

Il suo concorrente Polymarket continua a farlo, ma non ne ricava commissioni. In precedenza, ha dichiarato alla BBC che la rimozione di tali mercati non avrebbe influito sugli eventi stessi.

(Francisco Velasquez su BBC del 10/06/2026)

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Assicurazioni e truffe. Manuale dell'Associazione camperisti

Si va alla ricerca del risparmio per assicurare un veicolo ma, una volta pagato non si controlla se è una truffa.
Nel passato abbiamo affrontato e documentato come siano ricorrenti le truffe ai proprietari di veicoli, rilasciando polizze false.

In particolare, parliamo di finti intermediari o siti web truffaldini che vendono polizze RC Auto inesistenti (lasciando l’automobilista non assicurato) e l’autorità di riferimento è l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) per verificare gli elenchi ufficiali che sono:


• Elenco dei Siti Internet Irregolari (Blacklist IVASS). È un registro costantemente aggiornato dall’IVASS che contiene tutti i siti web segnalati o oscurati perché offrono polizze false o operano senza alcuna autorizzazione.


• Comunicati sui casi di contraffazione. Note ufficiali periodiche pubblicate sempre sul sito dell’IVASS in cui vengono indicati i nomi di società o finti broker (spesso attivi anche su WhatsApp o Telegram) scoperti a truffare i clienti.


• Al contrario (per verifica). Per non cadere in truffe, l’IVASS mette a disposizione il RUI (Registro Unico degli Intermediari) e una White List dei siti internet degli intermediari regolari. Se un venditore non è lì, è una truffa.

In ogni caso, dopo aver pagato a un soggetto che storicamente e personalmente non conosci, per verificare se il tuo veicolo è assicurato regolarmente, puoi scoprirlo tramite il sito ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, utilizzando il portale istituzionale dedicato ai servizi per i cittadini, chiamato Il Portale dell’Automobilista.
La consultazione è gratuita, pubblica e non richiede alcuna registrazione (non serve accedere con SPID o CIE) per la semplice verifica tramite targa.


Ecco i passaggi dettagliati per effettuare il controllo:


1. Accedi al sito ufficiale.


2. Trova il servizio. Nel menu principale o nella sezione in evidenza, seleziona la voce “Servizi Online”.


3. Seleziona la verifica. All’interno della lista dei servizi online, clicca su “Verifica copertura RCA”.


4. Inserisci i dati richiesti:
○ Tipo veicolo. Seleziona la categoria corretta dal menu a tendina (es. Autoveicolo per le auto, Motoveicolo per le moto, ecc.).
○ Targa. Inserisci il numero di targa del tuo veicolo (senza spazi).
○ Codice di sicurezza (Captcha). Digita i caratteri alfanumerici visualizzati nel riquadro per dimostrare di non essere un bot.
5. Avvia la ricerca. Clicca sul pulsante “Ricerca” (o “Cerca”).


Il sistema interrogherà in tempo reale la banca dati condivisa e aggiornata dalle compagnie assicurative e ti mostrerà:
• Lo stato della copertura (se l’assicurazione è attiva o meno).
• Il nome della compagnia assicuratrice con cui è attiva la polizza.
• La data di scadenza della copertura stessa.


Se hai appena rinnovato l’assicurazione o hai cambiato compagnia da pochissimo, tieni presente che potrebbero essere necessarie dalle 24 alle 48 ore affinché la compagnia assicurativa aggiorni i dati nel sistema telematico ministeriale.

(www.coordinamentocamperisti.it)

11 GIUGNO 2026

MONDOMONDO. Cybesicurezza. oltre 116mila attacchi nel mese di Maggio

Il Rapporto mensile HORUS di Netgroup evidenzia il dominio degli attacchi ransomware (63% degli incidenti) e una pressione crescente su manifattura, istruzione e infrastrutture critiche.

L’Italia si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale per numero di attacchi subiti.

Nel mese di maggio 2026 il cyberspazio globale ha registrato oltre 116.000 attacchi informatici: il ransomware si conferma la minaccia prevalente con 73.000 casi, pari al 63% del totale. È il quadro che emerge dal Rapporto mensile elaborato da HORUS, la piattaforma di Cyber Threat Intelligence AI-driven di Netgroup, società italiana specializzata in cybersicurezza. I dati delineano un’escalation strutturale del rischio informatico, con impatti diretti su imprese, istituzioni e infrastrutture strategiche a livello mondiale.

Gli Stati Uniti si confermano il Paese più colpito con oltre 53.000 attacchi, seguiti da Germania (oltre 3.000), Francia (oltre 2.800) e Italia (oltre 2.600), che si posiziona al quarto posto nella classifica mondiale. Il dato italiano è aggravato da una campagna sistematica condotta dal collettivo filorusso NoName057(16), che nel corso del mese ha rivendicato attacchi contro enti locali, porti, compagnie assicurative e infrastrutture critiche nazionali. Completano la classifica Spagna, Canada e Regno Unito.

Tra le tipologie di attacco, il ransomware – che crittografa i dati delle vittime fino al pagamento di un riscatto – resta la forma più diffusa con 73.000 casi censiti. Ormai prassi consolidata è il modello della “doppia estorsione”: alla cifratura dei sistemi si aggiunge la minaccia di rendere pubblici i dati sottratti, moltiplicando la pressione sulle organizzazioni colpite. In crescita costante anche i data leak e la vendita di credenziali e informazioni riservate su dark web e forum clandestini.

Il settore manifatturiero guida la classifica dei comparti più esposti con quasi 30.000 attacchi, seguito da retail, tecnologia e sanità. Preoccupa in particolare la crescita degli attacchi all’istruzione: oltre 9.600 episodi in un solo mese. Università e centri di ricerca sono bersagli sempre più appetibili per la combinazione di dati sensibili – brevetti, ricerche, anagrafi di studenti e docenti – e infrastrutture informatiche spesso vulnerabili. In crescita anche le offensive contro i settori legale e governativo.

I dati HORUS confermano la sovrapposizione crescente tra crimine informatico e conflitto geopolitico. Il collettivo NoName057(16), attivo in diversi Paesi europei con finalità esplicitamente destabilizzanti, ha intensificato le proprie campagne contro l’Italia in coincidenza con il dibattito pubblico sul sostegno all’Ucraina. Grazie al monitoraggio continuo di fonti OSINT, dark web e deep web e alle proprie capacità predittive basate sull’intelligenza artificiale, la piattaforma HORUS ha permesso di tracciare queste campagne in tempo reale, identificando i vettori d’attacco prima che producessero danni sistemici, un segnale che la cybersicurezza è ormai inseparabile dalla sicurezza nazionale.

“Il dato di maggio conferma che il cyber è ormai un dominio stabile del confronto globale. Non si tratta di singoli episodi, ma di un ecosistema strutturato in cui criminalità organizzata, tensioni geopolitiche e hacktivismo si intrecciano con logiche industriali. La vera evoluzione è nella capacità di colpire più settori in parallelo, con tecniche sempre più sofisticate e accessibili”, afferma Giuseppe Mocerino, Presidente di Netgroup.

“Per imprese e istituzioni – aggiunge Mocerino – questo significa passare definitivamente da una logica difensiva a una di intelligence permanente: monitorare, correlare i segnali e anticipare le minacce. Le superfici d’attacco restano troppo ampie, soprattutto nelle filiere energetica, manifatturiera e logistico-finanziaria. Nessun settore può permettersi di considerarsi al riparo”.

“Il livello di rischio nei prossimi mesi resta elevato. Tre le tendenze da tenere sotto osservazione: la crescita degli attacchi a istruzione e ricerca, l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento offensivo, e il consolidamento dell’Italia come bersaglio dichiarato. Serve un salto di qualità nella risposta, con maggiore condivisione delle informazioni tra pubblico e privato e investimenti adeguati in difesa avanzata”, conclude il presidente di Netgroup.

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Mercato immobiliare in crescita

Il mercato immobiliare torna a crescere nelle principali città italiane. È quanto emerge dal focus elaborato dal Consiglio Nazionale del Notariato sulla base dei Dati Statistici Notarili (DSN) 2025, che analizza l’andamento delle compravendite e dei mutui a Milano, Torino, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo e Bari. A livello nazionale, nel 2025 le compravendite di abitazioni crescono del +6,6%, mentre i mutui registrano un incremento del +18,8%, accompagnato da una crescita del +30,4% del capitale complessivamente erogato. Parallelamente aumentano anche i valori economici delle transazioni immobiliari, che raggiungono complessivamente oltre 145 miliardi di euro, con una crescita del +4,3% rispetto al 2024.

Nelle grandi città la ripresa appare diffusa, con dinamiche particolarmente sostenute dalle compravendite di prima casa tra privati, mentre continua a mostrare maggiori difficoltà il comparto delle nuove costruzioni e degli acquisti direttamente da impresa. Parallelamente, il mercato conferma la forte centralità della componente giovanile. Gli under 35 rappresentano nella quasi totalità delle città la fascia prevalente sia tra gli acquirenti che usufruiscono delle agevolazioni prima casa sia tra i contraenti di mutuo.

Si rafforza inoltre il peso della seconda casa acquistata tra privati, soprattutto nei grandi centri urbani a vocazione turistica e universitaria, dove l’investimento immobiliare continua a rappresentare una forma di tutela patrimoniale e una leva collegata al mercato delle locazioni e degli affitti brevi.

Anche il settore dei mutui mostra segnali di forte ripresa. In quasi tutte le principali città si registra un aumento sia del numero dei finanziamenti sia del capitale erogato, con una crescita significativa dei mutui di fascia medio-alta e delle operazioni di surroga. Un andamento che evidenzia una maggiore dinamicità del mercato del credito e una progressiva ripresa della capacità di spesa delle famiglie.

(IlSole24Ore)

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Cibi ultraprocessati. Non è detto che sia insani. Ricerca

Secondo i ricercatori, “serve ripensare l’idea che le preparazioni industriali siano, per definizione, qualitativamente inferiori alle equivalenti casalinghe.

Dieci ricette della tradizione italiana preparate in casa con i rispettivi equivalenti industriali disponibili nella Gdo. A metterli a confronto è una nuova ricerca dell’Università degli studi di Milano che svela alcuni falsi miti sui cibi ultra processati. Lo studio dal titolo ‘La complessità delle etichette alimentari: confronto tra preparazioni domestiche e prodotti industriali’, realizzato da Daniela Martini e Alessandra Marti, docenti del dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente dell’Ateneo milanese, emerge come “la lunghezza dell’etichetta alimentare, il numero degli ingredienti non sono, da soli, indicatori sufficienti per stabilire la qualità nutrizionale di un alimento”.

Insomma, spiegano i ricercatori ripresi da Adnkronos “serve ripensare l’idea che le preparazioni industriali siano, per definizione, qualitativamente inferiori alle equivalenti casalinghe. Anche gli ingredienti tecnologici usati nelle preparazioni industriali, spesso finiti sotto accusa, rispondono a esigenze di stabilità e sicurezza, nel rispetto delle normative vigenti. La nuova ricerca che presentiamo oggi certifica, ancora una volta, quanto la qualità di un alimento dipenda dalla formulazione complessiva e non dal processo produttivo o dal numero di ingredienti usati”.

La ricerca, realizzata con il finanziamento non condizionato di Unione Italiana Food, associazione di categoria aderente a Confindustria, e presentata oggi a Milano alla presenza, tra gli altri, delle autrici e della nutrizionista e divulgatrice scientifica Elisabetta Bernardi, ha messo a confronto lasagne al ragù, gnocchi alla sorrentina, pollo alla diavola, ciambotta, biscotti frollini con gocce di cioccolato, tiramisù, ciambella allo yogurt, crostata con confettura di albicocche, vitello tonnato e parmigiana di melanzane. Per ciascuna preparazione sono state analizzate le liste ingredienti, compresi additivi e relative funzioni tecnologiche, i valori nutrizionali per 100 grammi e per porzione, con l’obiettivo di verificare se la complessità dell’etichetta dipenda realmente dall’origine industriale e se questa fosse sufficiente a sostenere una minore qualità dell’alimento. Il punto di partenza è il dibattito intorno alla classificazione Nova, che associa gli alimenti cosiddetti ultra-processati a una valutazione fortemente negativa e che, nel dibattito pubblico, viene spesso semplificata nella contrapposizione tra cibo industriale ‘cattivo’ e cibo fatto in casa ‘buono’. Secondo le autrici, questa lettura rischia, però, di essere riduttiva.

Lo studio mostra, infatti, che molte ricette casalinghe, se dichiarate con lo stesso livello di dettaglio e secondo normativa vigente previsto per i prodotti confezionati, generano spesso liste ingredienti altrettanto articolate. La complessità dell’etichetta, quindi, non dipende necessariamente dall’industrializzazione, ma spesso dalla natura stessa della ricetta, dalla presenza di ingredienti composti, dalla dichiarazione degli allergeni e dagli obblighi informativi previsti dalla normativa. Il sistema di classificazione Nova, oggi, è messo in discussione da una parte sempre crescente della comunità scientifica e accademica. “La classificazione Nova ha acceso il dibattito sugli alimenti cosiddetti ultra-processati – osserva Bernardi -, ma diventa tra l’altro fuorviante quando viene utilizzata come indicatore assoluto di qualità. I processi alimentari non nascono per peggiorare il cibo, ma per renderlo più sicuro, conservabile e accessibile. Inoltre, la ricerca mostra che alcuni processi possono influenzare favorevolmente caratteristiche nutrizionali e sensoriali degli alimenti. Per questo è importante valutare il prodotto nella sua interezza, considerando composizione, matrice alimentare, porzioni e frequenza di consumo, piuttosto che fermarsi alla sola classificazione”.

Lo studio di Martini e Marti parte da un quesito semplice. Se davvero il numero degli ingredienti determinasse la qualità di un alimento, come apparirebbe l’etichetta di una ricetta tradizionale fatta in casa se fosse redatta secondo le regole previste per i prodotti confezionati? Per rispondere, le ricercatrici hanno selezionato 10 ricette rappresentative della tradizione gastronomica italiana e le hanno confrontate con prodotti industriali equivalenti, analizzando liste ingredienti, inclusi gli additivi e le loro funzioni tecnologiche, valutando valori nutrizionali e porzioni. Per le preparazioni domestiche sono state costruite etichette alimentari secondo le regole del Regolamento Ue 1169/2011, calcolando valori nutrizionali per 100 grammi e per porzione. Il risultato principale è che molte ricette percepite come ‘semplici’ diventano, se tradotte in linguaggio normativo, molto più articolate di quanto si immagini. “Il confronto sistematico del nostro studio – spiegano Daniela Martini e Alessandra Marti – ha mostrato come la contrapposizione tra grado di trasformazione e livello di qualità sia spesso fondata più su una percezione intuitiva che su un’analisi oggettiva. La complessità delle liste ingredienti non è necessariamente riconducibile a prodotti e processi industriali, ma spesso deriva dalla natura stessa della ricetta e dalla presenza di ingredienti composti”.

(FoodAffairs.it)

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. L’ecommerce food vale 5 miliardi

L’e-commerce Food & Grocery in Italia consolida la crescita raggiunta negli ultimi anni e nel 2026 conta 15,1 milioni di acquirenti online, pari al 35,6% della popolazione digitale italiana, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2025.

Un mercato da 5,1 miliardi di euro

Secondo i dati presentati durante Netcomm Focus Food & Grocery, il mercato vale oggi 5,1 miliardi di euro, in crescita del 5% sull’anno precedente. A trainare il comparto è soprattutto il Food Delivery, che rappresenta il 47% del valore complessivo del mercato.

La spesa alimentare si conferma il segmento con il maggior numero di utenti, raggiungendo 9,9 milioni di acquirenti online, davanti ai 6,8 milioni del Food Delivery e ai 4,2 milioni dell’Enogastronomia.

Omnicanalità e innovazione nella distribuzione

“Il Food&Grocery risulta un comparto ancora poco maturo rispetto alle altre categorie merceologiche, infatti la penetrazione dell’e-commerce in questo settore si attesta ancora al 3%”, commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.

“Le imprese della GDO e del Food sono però tra quelle che hanno innovato maggiormente negli ultimi cinque anni, guidando la transizione verso lo Smart Store e l’integrazione tra fisico e digitale. La crescita passa oggi dalla capacità di offrire esperienze omnicanale e data-driven che semplificano il percorso d’acquisto dei consumatori.”

L’alimentare resta legato al negozio fisico

Nonostante l’evoluzione digitale, il comparto alimentare continua a essere quello meno orientato agli acquisti online. A livello globale il 69% dei consumatori preferisce ancora il punto vendita fisico, mentre il 23% adotta un approccio omnicanale e solo l’8% acquista esclusivamente online.

Il Food & Grocery rappresenta inoltre un’eccezione nel panorama e-commerce: i prezzi online risultano mediamente più alti del 4,5% rispetto ai negozi fisici, principalmente a causa dei costi logistici e di consegna.

Cresce il consumatore abituale

L’analisi dei comportamenti d’acquisto evidenzia una forte crescita del profilo dell’”abitudinario”, che raggiunge il 48% degli acquirenti online, pari a circa 7,7 milioni di persone.

Parallelamente diminuisce il peso dei consumatori più orientati alla ricerca e al confronto, segnale di un mercato sempre più caratterizzato da acquisti ricorrenti e pianificati.

La fidelizzazione raggiunge livelli record: oltre sette acquisti su dieci sono infatti riacquisti effettuati presso piattaforme già utilizzate in precedenza. Nel dettaglio, il 67,4% delle transazioni avviene su siti o app già conosciuti dal consumatore.

Servizio e comodità guidano le scelte

Nel Food online la qualità del servizio pesa più del prezzo. I fattori determinanti nella scelta del merchant sono l’efficienza della consegna, la semplicità del processo d’acquisto e il risparmio di tempo.

Cresce inoltre l’importanza dell’ampiezza dell’assortimento e della comodità offerta dalle piattaforme digitali, mentre perde rilevanza la semplice familiarità con il sito utilizzato.

Smartphone protagonista degli acquisti

Lo smartphone si conferma il principale strumento di acquisto nel Food & Grocery, utilizzato nel 67,3% delle transazioni, una quota superiore alla media dell’e-commerce italiano.

Il fenomeno è particolarmente evidente nel Food Delivery, dove l’89% degli acquisti viene effettuato da dispositivi mobili. Diverso il comportamento nel comparto Enogastronomia, dove prevale ancora l’utilizzo del computer.

La consegna a domicilio rimane la modalità preferita dagli utenti, scelta dall’85% degli acquirenti online, mentre il ritiro in negozio continua a rappresentare una soluzione marginale.

Chatbot e AI influenzano le decisioni d’acquisto

L’Intelligenza Artificiale assume un ruolo sempre più importante nel percorso d’acquisto. Tra gli utenti che utilizzano chatbot e strumenti AI, il 78,2% li impiega per ricevere consigli personalizzati, il 76,2% per confrontare prezzi e caratteristiche dei prodotti e il 73,3% per semplificare la scelta riducendo il numero delle opzioni disponibili.

Parallelamente si rafforza il peso del Retail Media online, che nel triennio 2024-2026 ha influenzato circa un acquisto su quattro attraverso la pubblicità presente su siti e app di vendita.

Customer journey più semplice

Il percorso d’acquisto online nel Food & Grocery diventa sempre più lineare. La complessità del customer journey si è ridotta passando da una media di 3,7 punti di contatto nel 2024 a 3,3 nel 2026.

Tra i canali più utilizzati dai consumatori figurano il sito del brand, i motori di ricerca, le recensioni online e le notifiche push, che continuano a rappresentare strumenti centrali nel processo decisionale.

(FoodAffairs.it)

11 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. Spese per la difesa. Europei favorevoli ad un aumento, non gli italiani

Secondo il sondaggio dell’ECFR, gli europei sono diventati sempre più favorevoli ad aumentare la spesa nazionale per la difesa. In molti paesi — compresi alcuni frugali — gli intervistati si sono detti disposti a considerare un debito comune europeo per finanziare le spese per la difesa. Il sostegno è più forte in Portogallo (59 per cento), Danimarca (56 per cento), Paesi Bassi (55 per cento) e Spagna (53 per cento). Sulla spesa per la difesa, l’eccezione è l’Italia, l’unico paese in cui una maggioranza di intervistati si oppone a ulteriori spese militari. Il 58 per cento è contrario contro appena il 28 per cento favorevole.

(Il Mattinale Europeo)

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Philip Morris. Antitrust sanziona per pratica commerciale scorretta

Secondo l’Autorità i claim pubblicitari utilizzati inducono i consumatori a ritenere erroneamente che si tratti di prodotti senza effetti nocivi per la salute o con effetti meno nocivi rispetto ad altri prodotti del tabacco

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato una sanzione di 7 milioni di euro a Philip Morris Italia S.r.l., attiva nel settore della produzione e commercializzazione di prodotti del tabacco lavorato, per pratica commerciale scorretta. L’Autorità, a conclusione di una complessa istruttoria avviata su segnalazione del Ministero della Salute, ha infatti ritenuto che le espressioni e i claim “senza fumo”, “prodotti senza fumo” e “costruire/progettare/accelerare un futuro senza fumo”, utilizzati nell’ambito di un’articolata strategia di marketing per promuovere la vendita dei suoi prodotti del tabacco senza combustione, inducano i consumatori - anche minori - a ritenere erroneamente che si tratti di prodotti privi di effetti nocivi per la salute e/o meno nocivi di altri prodotti del tabacco, in particolare delle sigarette tradizionali.

Le evidenze acquisite in sede ispettiva e nel corso dell’istruttoria indicano piuttosto che una minore nocività o non nocività di questi prodotti non risulti affatto dimostrata alla luce delle attuali conoscenze scientifiche/cliniche, anche per la presenza di nicotina.

L’Autorità ha deliberato che Philip Morris Italia S.r.l. comunichi, entro sessanta giorni dalla notifica del provvedimento, le iniziative intraprese per far cessare tale pratica.

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Welfare. Il 56% delle famiglie si sente sola

La chiamano “Generazione Sandwich”: sono uomini e donne nel pieno della vita lavorativa che assistono contemporaneamente figli minori, genitori anziani o altri familiari fragili, sostituendosi in parte ai servizi pubblici e si fanno carico del peso crescente della cura. A dirlo è l’ultima indagine Ipsos Doxa commissionata da Nuova Collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico). Che fotografa una Penisola dove il 56% delle famiglie si sente sola sul fronte del welfare, e si trova costretta a ridurre o sospendere la carriera per rispondere alle esigenze di genitori e figli.

(IlSole24Ore)

11 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Dietrofront del governo sulla riforma dei medici di famiglia

Dietrofront del governo sulla riforma dei medici di famiglia, che prevedeva l’inserimento dei medici di base nelle Case di Comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. I tecnici del ministero della Salute hanno confermato alle Regioni che l’idea del decreto legge è definitivamente tramontata. Resta la convenzione con la medicina di famiglia, prossima al rinnovo, che potrebbe includere un impegno orario di almeno sei ore a settimana da spendere dentro le Case di comunità. Entro fine mese - stando al Pnrr - almeno 1038 di questi maxi ambulatori - attrezzati per visite, primi esami e prevenzione - devono essere operativi. Il rischio ora è che diverse strutture, soprattutto al Centro Sud dove si registrano i maggiori ritardi, si trasformino in scatole vuote senza personale medico e servizi.

(IlSole24Ore)

10 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. ETIAS: una macchina deciderà quali viaggiatori extra-UE potranno entrare

L’Unione Europea si appresta a introdurre un nuovo sistema di informazione e autorizzazione ai viaggi : ETIAS. Lo scopo di questo sistema è verificare in via preventiva chi arriva nei Paesi europei. Nonostante sulla carta sembri essere un semplice sistema di controllo, questa scelta potrebbe nascondere un preciso indirizzo politico nella gestione della frontiera – non più il confine fisico, ma ora addirittura virtuale in uno spazio in cui una macchina tramite delle correlazioni algoritmiche può verificare chi ha il diritto di entrare – e nel ruolo che l’Agenzia Frontex ricopre. Etias, infatti, “nasce dentro il grande progetto europeo delle “frontiere intelligenti”, concepito per digitalizzare il controllo dei movimenti e collegare banche dati, sistemi di ingresso e uscita, liste di controllo, valutazioni di rischio e strumenti automatizzati.”.
Ne parla Giuseppe Galiano in questo articolo per InsideOver che segnaliamo di seguito.

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10 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Inflazione e incertezza: le famiglie ripensano spesa e risparmi

L'inflazione non è più un dato da telegiornale: è la cifra che si nota al supermercato, la rata del mutuo che cresce, la bolletta che sorprende ogni mese. Come riporta TargatoCN, per molte famiglie la gestione del denaro è tornata al centro delle conversazioni quotidiane: non si tratta più soltanto di grandi investimenti, ma di equilibrio tra entrate e uscite, di tutela dei risparmi familiari e di scelte che fino a pochi anni fa sembravano rinviabili.

In un contesto di mercati finanziari instabili e tassi d'interesse in movimento, le decisioni economiche assumono un peso diverso. L'atteggiamento prudente convive con la necessità di far rendere il capitale: restare fermi significa spesso perdere potere d'acquisto, muoversi senza una strategia può esporre a rischi eccessivi.

Molte famiglie tengono una quota significativa di liquidità sui depositi bancari, scelta comprensibile dettata dal desiderio di sicurezza. Tuttavia, in presenza di inflazione persistente, la liquidità non remunerata perde valore reale nel tempo, in modo silenzioso ma costante. Il tema riguarda in particolare chi ha costruito un capitale con anni di lavoro e lo considera un cuscinetto per imprevisti o per il futuro dei figli. La domanda che emerge è semplice: come preservare il valore dei risparmi senza esporsi a oscillazioni eccessive?

Un altro fronte riguarda il costo del denaro. L'aumento dei tassi di interesse ha inciso sulle rate dei mutui a tasso variabile, costringendo molte famiglie che avevano sottoscritto finanziamenti in una fase di tassi bassi a rivedere il proprio bilancio mensile.

L'incertezza economica, del resto, non è un'anomalia temporanea: è una condizione ricorrente, alimentata da crisi geopolitiche, variazioni dei tassi e shock energetici che si susseguono nel tempo e modificano continuamente gli scenari. Accumulare liquidità senza un piano può sembrare prudente, ma nel tempo può tradursi in una perdita di valore reale; esporsi in modo eccessivo alla volatilità può generare tensioni difficili da sostenere. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra protezione e crescita, tenendo presente che non esiste una formula valida per tutti: ogni nucleo familiare ha una propria struttura di reddito, un proprio livello di rischio accettabile e obiettivi differenti.

Molti risparmiatori si trovano davanti a un panorama complesso: obbligazioni con rendimenti variabili, strumenti finanziari che reagiscono in modo diverso ai cambiamenti macroeconomici, mercati azionari caratterizzati da fasi alterne. In questo scenario la pianificazione finanziaria assume un ruolo centrale: non si tratta di scegliere il prodotto "migliore" in assoluto, ma di costruire un assetto coerente con obiettivi, orizzonte temporale e tolleranza al rischio. Le esigenze cambiano nel corso della vita: una giovane coppia con figli piccoli guarda alla protezione e alla crescita graduale del capitale; un lavoratore prossimo alla pensione privilegia stabilità e continuità di reddito; una famiglia con attività imprenditoriale deve considerare anche le variabili legate al business.

10 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. BCE frena Revolut in Europa: stop ai nuovi prodotti per carenze di governance

La Banca Centrale Europea ha messo il freno alla corsa di Revolut nel mercato europeo. Come riporta Il Sole 24 Ore, riprendendo le rivelazioni del Financial Times, nell'estate del 2025 Francoforte ha temporaneamente impedito alla divisione europea della banca digitale britannica di lanciare nuovi prodotti nello Spazio Economico Europeo, fino alla risoluzione di alcune «carenze» nei processi interni di approvazione.

Il nodo non riguarda la solidità patrimoniale di Revolut, bensì la sua governance: la BCE ritiene che i meccanismi adottati dalla fintech per valutare e autorizzare i nuovi prodotti non siano sufficientemente robusti rispetto alla velocità di crescita della società. L'istituto di Francoforte ha pertanto ordinato a Revolut di rivedere il proprio organico, le competenze interne e l'indipendenza delle procedure di approvazione dei prodotti. Ha inoltre richiesto che i futuri lanci vengano validati da esperti interni e ha sollecitato il consiglio di amministrazione a valutare l'impatto sulla liquidità di ogni nuova funzionalità.

Non solo: alla divisione europea di Revolut sarebbe stato imposto anche di affidare a una terza parte indipendente la revisione delle proprie funzioni di gestione del rischio, compliance normativa e supporto legale connesse al lancio di nuovi servizi. Le misure avrebbero riguardato anche le attività al di fuori dell'Unione Europea, con il divieto temporaneo di acquisire nuovi clienti o di effettuare acquisizioni aziendali in paesi extraeuropei.

Le operazioni europee di Revolut sono supervisionate congiuntamente dalla BCE e dalla Banca Centrale della Lituania, che nel 2018 ha concesso alla società la licenza bancaria europea — passaporto che le consente di operare in tutto lo Spazio Economico Europeo. Revolut è una banca digitale senza sportelli fisici che offre conti correnti e di risparmio, trasferimenti internazionali, investimenti in azioni e obbligazioni, trading di criptovalute e una serie di servizi per la gestione del patrimonio.

Non è chiaro se tutte le restrizioni siano state nel frattempo revocate. Nell'ultimo anno Revolut ha comunque proseguito la propria espansione in Europa, lanciando prodotti come mutui e conti dedicati agli adolescenti. La società, fondata nel 2015, conta oggi circa 75 milioni di clienti nel mondo e nel 2025 ha registrato un utile ante imposte di 1,7 miliardi di sterline, in crescita del 57%, su ricavi pari a 4,5 miliardi. Ha ottenuto una licenza bancaria in Messico e a marzo 2026 ha presentato domanda per ottenerne una negli Stati Uniti.

Revolut avrebbe inoltre indicato agli investitori l'obiettivo di quotarsi in borsa con una valutazione fino a 200 miliardi di dollari — un livello che supererebbe la capitalizzazione di mercato della maggior parte delle grandi banche europee, tra cui UBS e Santander.

Attualmente una operazione di vendita di azioni in corso la valuta circa 115 miliardi di dollari.

In Italia Revolut è già finita nel mirino delle autorità: ad aprile 2026 l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha inflitto al gruppo una sanzione complessiva di 11,5 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette.

La risposta di Revolut alle contestazioni della BCE è stata misurata: la società ha dichiarato di essere in «costante e costruttivo dialogo» con le autorità di vigilanza, compresa la BCE, nell'ambito delle normali attività di una banca pienamente autorizzata, e di impegnarsi a rispettare i più elevati standard di governance e gestione del rischio.

10 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Italiani all'estero extra Ue. E' legge: 2mila euro all'anno per curarsi nel nostro Paese

Per poco più di 3 milioni di italiani che vivono all'estero, ma non in un Paese europeo, sarà possibile continuare ad avere il medico di famiglia o accedere ai servizi sanitari in Italia, compresi un ricovero ospedaliero o la prescrizione dei farmaci, pagando 2mila euro l'anno. In questo modo avranno in tasca la tessera sanitaria italiana a cui potranno fare ricorso durante la loro permanenza in Italia per avere le cure di cui hanno bisogno: si pensi a esempio ai tanti pensionati che soggiornano in Paesi come l'Albania o la Tunisia che spesso per diversi mesi l'anno fanno rientro in Italia o anche i più giovani che lavorano, studiano o fanno ricerca all'estero, ma magari rientrano in Italia per alcuni periodi.

Il Senato ha definitivamente varato la proposta di legge che consente ai cittadini italiani residenti all'estero di avere l'assistenza sanitaria nel nostro Paese previo pagamento di un premio annuo di 2mila euro (il costo medio della Sanità che paghiamo in Italia secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato), con i minori che saranno comunque esenti a patto che almeno un genitore o il tutore sia in possesso della tessera sanitaria.

A chi è rivolta la legge e il contributo da pagare

La legge è diretta in particolare ai cittadini che risiedono all'estero in Paesi non aderenti all'Unione europea o all'Associazione europea di libero scambio (Efta), ma che siano iscritti all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. Chi vorrà tra questa platea potrà iscriversi al Servizio sanitario presso l'Asl che raccoglie le loro schede individuali, o, in alternativa, presso l'Asl competente per il domicilio di soggiorno ricevendo così la tessera sanitaria. Oggi, infatti, al momento dell'iscrizione all'Aire i cittadini sono cancellati dal Ssn, mantenendo una copertura limitata alle sole cure di emergenza, ma restando totalmente esclusi dalle prestazioni del medico di famiglia e da tutti gli altri servizi. In particolare i pensionati all'estero hanno diritto a una copertura limitata ai 90 giorni per le sole prestazioni ospedaliere urgenti e di pronto soccorso Come detto l'ammontare del contributo, non frazionabile, per il rilascio e il rinnovo della validità della tessera è determinato in 2.000 euro annui. Con decreto del ministro della salute, di concerto con il ministro dell'Economia, l'ammontare del contributo può essere adeguato annualmente tenendo conto delle attività di monitoraggio che saranno messe in campo e della variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell'anno precedente.

La sospensione senza il versamento annuale

Il mancato versamento del contributo annuale comporterà la sospensione dell'utente dall'accesso alle prestazioni del Ssn, in particolare non potranno essere erogate quelle programmabili e non urgenti. Anche il rinnovo della tessera sanitaria nazionale per l'accesso alle prestazioni è subordinato al versamento del contributo riferito al periodo annuale in corso nonché dei contributi dovuti per il periodo di sospensione maggiorati degli interessi legali. Le nuove disposizioni nono saranno automaticamente operative. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge sempre attraverso un decreto del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia sono determinati le modalità attuative per l'accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale per i cittadini italiani regolarmente iscritti all'Aire, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Efta, gli aspetti relativi al procedimento amministrativo correlato e l'attività di monitoraggio degli effetti derivanti dalla presente legge.

L'identikit degli italiani all'estero

Secondo gli ultimi dati dell'Istat (al 31 dicembre 2024) gli italiani che risiedono all'estero sono in tutto 6 milioni e 382mila: nei Paesi extra Ue - Dagli Usa al Canada, dall'America latina all'Australia, All'africa e all'Oriente - sono poco più di 3 milioni, mentre in Europa (il 54%) sono 3 milioni e 448mila persone. A seguire tra i continenti con più italiani residenti c'è l'America che da sola ne conta 2 milioni e 608mila residenti. Più contenute le presenze in Oceania (2,7%, 172mila residenti), Asia (1,3%, 82mila) e Africa (1,1%, 71mila). I Paesi esteri con il maggior numero di residenti italiani sono l'Argentina (987mila), la Germania (847mila), il Brasile (671mila), la Svizzera (654mila) e la Francia (483mila). Gli italiani residenti all'estero sono prevalentemente uomini (quasi il 52%). Il disequilibrio di genere - spiega ancora l'Istat - è dovuto all'origine spesso lavorativa della migrazione, soprattutto in Europa e Asia.

(da IlSole24Ore - Marzio Bartoloni - 09/06/2026))

10 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Più fondi per le energie pulite

Via libera della Commissione europea al decreto FerX, che mette a disposizione fino a 23 miliardi di euro per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. Questo provvedimento consentirà la realizzazione di 37,15 GW di nuova capacità. Secondo Bruxelles, il piano equivale a circa il 48% dell’attuale capacità rinnovabile installata nel nostro Paese e contribuirà al raggiungimento dell’obiettivo del 39,4% di consumo elettrico finale lordo da fonti pulite entro il 2030.

(IlSole24Ore)

10 GIUGNO 2026

U.E.U.E.. Contatori intelligenti per ridurre costi energetici e maggiore efficienza

Bruxelles accelera sulla diffusione dei contatori intelligenti per ridurre i costi energetici e favorire consumi più efficienti. La bozza di regolamento Ue prevede che almeno il 50% degli utenti sia dotato di smart meter entro il 2030 e il 65% entro il 2033, incentivando l’uso dell’energia nelle fasce orarie più convenienti. Il piano rientra nel programma Accelerate EU, nato per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e sostenere la transizione energetica. Tra le misure previste anche una fiscalità più favorevole per l’elettricità rispetto al gas e una revisione degli oneri di rete.

(IlSole24Ore)

10 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. In Italia si concentra più della metà delle Ztl europee

In Italia si concentra più della metà delle Ztl europee, ma con regole che cambiano da città a città. Secondo uno studio dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, nel nostro Paese ci sono 446 Ztl e 485 limitazioni complessive contando anche Lez e congestion charge. A differenza di Francia, Spagna e Germania, manca però un sistema nazionale uniforme. La ricerca chiede standard comuni, una piattaforma unica informativa e l’accompagnamento di incentivi per il rinnovo del parco auto, oltre che un potenziamento del trasporto pubblico.

(IlSole24Ore)

10 GIUGNO 2026

ITALIAITALIA. Autovelox, firmato il decreto per l’omologazione e la disciplina dei dispositivi

È finalmente ai titoli di coda la telenovela sull’omologazione degli autovelox. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha annunciato di aver firmato il decreto “che definisce le caratteristiche, i requisiti e le procedure di omologazione del prototipo, della taratura e delle verifiche di funzionalità dei dispositivi, delle apparecchiature e dei mezzi tecnici per l'accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità”.

Il decreto e le nuove regole

Il provvedimento, necessario viste le ordinanze con cui - a partire dal 2024 - la Corte di Cassazione ha stabilito che unicamente gli strumenti omologati possono essere ritenuti fonti di prova della violazione, sarà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale: salvo diverse disposizioni, dovrebbe entrare in vigore il giorno successivo e metterà la parola fine alla possibilità di fare ricorso contro le multe per eccesso di velocità accertate finora.

Questo perché, dalla pubblicazione, dovranno considerarsi automaticamente omologate le 15 apparecchiature elencate nel documento e già approvate in base a un decreto del 13 giugno 2017.

Gli altri dispositivi dovranno sottostare alle nuove procedure che, in alcuni casi, prevedono una sorta di corsia preferenziale riservata alle apparecchiature approvate prima del 2017 ma già dotate di documentazione idonea su taratura e test di laboratorio.

In questi casi, produttore o distributore possono ottenere l’omologazione integrando la documentazione già presentata. È ragionevole immaginare che le aziende siano pronte a farlo alla prima finestra utile. Il ministero, poi, dovrà esprimersi entro 60 giorni, adottando, in caso di esito positivo, il relativo decreto.

Negli altri casi, infine, resta l’iter ordinario, più complesso e certamente più lungo.

I dubbi giuridici

Tutto risolto, dunque? Non proprio. In teoria, in base alle nuove disposizioni dovrebbe cessare il contenzioso sulle multe autovelox - fatti salvi i procedimenti già avviati - esploso negli ultimi anni dopo le ordinanze della Cassazione, secondo cui solo un dispositivo omologato - e oggi nessuno ancora lo è - può costituire prova valida della violazione, come previsto dall’articolo 142 del Codice della strada.

Secondo alcuni addetti ai lavori, tuttavia, la sanatoria per i 15 dispositivi sarebbe giuridicamente illegittima: un decreto ministeriale, sostengono, può disciplinare le procedure di omologazione, ma non trasformare retroattivamente le approvazioni in omologazioni.

Un possibile vulnus che potrebbe generare nuovo contenzioso davanti ai giudici di pace, ai tribunali e, in ultima istanza, alla Cassazione.

Non solo: secondo alcuni operatori, la competenza sull’omologazione spetterebbe al ministero delle Imprese, in quanto autorità nazionale di riferimento in materia metrologica. Insomma, il fronte anti-autovelox è già pronto a dare battaglia, a dispetto delle parole del ministro Salvini, secondo cui con l’arrivo del decreto “si assicura un quadro regolatorio certo e omogeneo, idoneo a superare le criticità applicative emerse nel tempo e a garantire l’affidabilità di misura degli strumenti, la tracciabilità delle operazioni tecniche e la solidità giuridico-amministrativa degli accertamenti conseguenti al loro impiego”.

“L’obiettivo primario”, ha concluso il ministro, “resta quello di garantire la sicurezza sulle strade senza però che il controllo si trasformi in pretesto per fare cassa a spese dei cittadini”.

Gli strumenti automaticamente omologati

Marca - Decreto dirig. di approvazione

Autovelox 106 n. 476 del 09/12/2025

Vrs-Evo-T12-5-R n. 342 del 02/10/2025

Velocar Red&Speed Evo-R n. 342 del 02/10/2025

Celeritas Mse 2021 n. 401 del 19/08/2024

Tutor 3.0 n. 305 del 20/06/2024

Vergilius Plus n. 149 del 27/03/2024

Celeritas Mvd 2022 n. 290 del 25/07/2023

Vrs Evo 2 n. 271 dell’11/07/2023

T-Exspeed n. 236 del 05/06/2023

K53800_Speed n.549 del 21/12/2021

Tcs - Traffic Control System n. 378 del 09/09/2021

Autosc@N Speed n. 356 del 18/08/2021

Celeritas Mvd 2020 n. 349 del 16/08/2021

Aguia Red & Speed n. 48 del 01/03/2021

Velocar Red&Speed Evo M n. 5240 del 31/08/2017

(Quattroruote)

10 GIUGNO 2026

MONDOMONDO. Scopri quando devi buttare il cibo vecchio secondo la scienza

Di fronte a un frutto che sembra “passato” c’è chi sostiene sia ancora buono da mangiare mentre altri ritengono possa creare problemi di salute. Secondo la scienza esistono 4 segnali chiave che indicano chiaramente quando dovresti buttare il cibo vecchio. Si tratta di indicazioni che gli esperti hanno scoperto e studiato in grado di dare una linea guida più chiara.

Tali informazioni diventano sempre più importanti in una realtà il cui costo della vita sta diventando sempre più alto e dove tutto, dal carburante agli alimenti, diventa sempre più caro.

Per questo, sprecare cibo risulta sempre più doloroso. Inoltre, a causa di questi cambiamenti economici sono molte le persone che acquistano sempre meno alimenti freschi.

Rischiare la propria salute per non buttare via il cibo vecchio è molto pericoloso. Al contrario, eliminare alimenti che sono ancora buoni da mangiare diventa uno spreco. Ecco quindi i 4 segnali chiave a cui devi prestare attenzione e che rivelano senza ombra di dubbio per gli scienziati che il cibo in questione deve essere gettato nella spazzatura:

  1. Muffa visibile;
  2. Melma;
  3. Perdita di liquido;
  4. Odori forti o acidi.

Come distinguere un cibo vecchio da buttare da semplici segni del tempo

Come sostengono gli scienziati, in presenza di muffa visibile, melma, perdita di liquido, odori forti o acidi il cibo vecchio è da buttare per evitare un’intossicazione alimentare. Al contrario, rughe, imbrunimento e secchezza sono solo segni del tempo e non segnali di un deterioramento dannoso.

Le banane marroni o nere possono sembrare poco invitanti, ma sono perfettamente sicure da usare per preparare pane alle banane, pancake o frullati“, spiegano gli esperti. “Le mele vecchie possono apparire raggrinzite perché perdono acqua stando ferme. Ma queste mele sono ideali per essere stufate, cotte al forno o grattugiate“.

Verdure mollicce o avvizzite hanno perso umidità, ma non sono necessariamente da buttare perché andate a male. Invece, il pane ammuffito è da buttare via perché la muffa si diffonde facilmente negli alimenti porosi.

È possibile utilizzare il riso o la pasta cotti avanzati per preparare piatti saltati in padella o al forno entro un paio di giorni. Assicuratevi però di conservarli tempestivamente e correttamente in frigorifero e di riscaldarli completamente, ovvero fino a raggiungere una temperatura di almeno 60 °C. Se li riscaldate nel microonde, mescolate di tanto in tanto per garantire un riscaldamento uniforme.

Per quanto riguarda i latticiniè più sicuro buttare via i prodotti caseari che hanno superato la data di scadenza“, spiegano gli esperti. “Se siete amanti dei formaggi a pasta molle ma notate la presenza di muffa, buttate via l’intero blocco o la forma intera. Questo perché le radici della muffa possono penetrare in profondità nel formaggio“.

I formaggi a pasta dura come il parmigiano non sono così soggetti alla formazione di muffa, quindi spesso è possibile eliminare le parti ammuffite lasciando un margine generoso. Una corretta conservazione , ad esempio avvolgendolo nella cera o nella carta da forno e riponendolo in un contenitore, può contribuire a prolungarne la durata.

(Osvaldo Lasperini su PuntoInformatico.it)

LETTERE
16 GIUGNO 2026

Auto in garanzia ferma in officina da 120 giorni: diritti e rimedi

· di Redazione
Spett.le ADUC,

mi rivolgo alla Vostra associazione per richiedere assistenza in merito a una situazione che ritengo particolarmente grave.

Sono proprietario/a di una Jeep Avenger ibrida immatricolata in data 07.06.24 e tuttora coperta da garanzia. A seguito di un guasto, il veicolo è stato consegnato presso un'officina autorizzata Jeep il giorno 13.02.26 per la necessaria riparazione.

Ad oggi, dopo oltre 120 giorni, il veicolo risulta ancora fermo in officina poiché i ricambi necessari non sono disponibili e non mi è stata comunicata una data certa per la conclusione dell'intervento.

Nel frattempo mi è stata fornita un'auto sostitutiva elettrica, mentre il mio veicolo è ibrido. Tale soluzione mi sta causando notevoli disagi organizzativi ed economici, in quanto le caratteristiche del veicolo sostitutivo non sono equivalenti a quelle del mezzo di mia proprietà.

Nonostante i ripetuti contatti con l'officina e con il servizio clienti della casa costruttrice, non ho ricevuto risposte soddisfacenti né indicazioni precise sui tempi di riparazione.

Chiedo pertanto il Vostro supporto per valutare:

- i miei diritti in qualità di consumatore;
- la possibilità di richiedere un indennizzo per il prolungato fermo del veicolo;
- l'eventuale estensione della garanzia;
- l'ottenimento di un veicolo sostitutivo equivalente;
- ogni altra azione utile alla tutela dei miei interessi.

Resto a disposizione per fornire tutta la documentazione relativa alla pratica (ordine di riparazione, comunicazioni con l'officina, documentazione dell'auto sostitutiva e ogni altro documento utile).

RingraziandoVi anticipatamente per l'attenzione, porgo cordiali saluti.
Federica, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Federica,
La situazione che descrive è tutelata dal Codice del Consumo in materia di garanzia legale di conformità: se il guasto si è verificato entro 2 anni dalla consegna del veicolo, il venditore (concessionaria o venditore con cui ha stipulato il contratto) è obbligato a riparare il difetto gratuitamente e in tempi ragionevoli, senza arrecarle significativi inconvenienti.

Il punto critico è proprio la durata eccessiva della riparazione: oltre 120 giorni è una tempistica che difficilmente può considerarsi "tempo ragionevole". Il Codice del Consumo prevede che, qualora la riparazione non sia possibile entro un termine ragionevole o causi inconvenienti significativi, il consumatore può richiedere la sostituzione del bene o, qualora anche questa non fosse possibile o imponesse costi sproporzionati, la risoluzione del contratto con rimborso del prezzo pagato ovvero una riduzione del prezzo.

Le consigliamo quindi di procedere con questi passaggi:

1. Invii al venditore una diffida scritta formale (raccomandata A/R o PEC) in cui richiede esplicitamente la riparazione entro un termine congruo (es. 15 giorni), o in alternativa la sostituzione del veicolo o la risoluzione del contratto. In questa diffida menzioni espressamente i disagi subiti e la non equivalenza del veicolo sostitutivo fornito.
2. Se entro quel termine non ottiene risposte concrete, può adire il Giudice di Pace o avviare una mediazione civile per far valere i propri diritti, incluso un eventuale risarcimento del danno subito per il prolungato fermo e per la non adeguatezza del mezzo sostitutivo.

Riguardo all'estensione della garanzia, è prassi legittima richiedere che il periodo di fermo per riparazione venga aggiunto alla garanzia residua, sebbene non esista un obbligo normativo esplicito in tal senso: può comunque includerlo come richiesta nella diffida, insieme alla richiesta di un veicolo equivalente e un indennizzo. In breve, potrà pretendere la sostituzione o risoluzione contrattuale (come prevede la legge), ma offrire al venditore un'alternativa: se offre veicolo sostitutivo analogo, un'estensione di garanzia e un indennizzo, rinuncia alla richiesta di sostituzione o risoluzione contrattuale.

Per predisporre la diffida può utilizzare il nostro generatore di moduli per la diffida.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti (due anni a carico del venditore).
16 GIUGNO 2026

Decreto ingiuntivo da finanziaria: opposizione o transazione senza avvocato

· di Redazione
Ho ricevuto un decreto del tribunale per un debito (di circa 14.000 euro) con una finanziaria di tanti anni fa, non pagato per gravi motivi familiari. Mi impone di saldare subito o fare opposizione entro 40 giorni. Come posso fare senza avvocato (costerebbe troppo e la mia situazione economica dopo la morte di mia moglie non me lo consente)? Potrei tentare una transazione extragiudiziale?
Claudio, dalla provincia di CA

Risposta:
Gentile Claudio,
l'opposizione al decreto ingiuntivo. Tecnicamente è possibile farla anche senza avvocato davanti al Giudice di Pace se il valore è entro 1.100 euro. Per importi superiori — come nel suo caso — è necessario il patrocinio di un avvocato. Tuttavia, se versa in condizioni economiche difficili, può valutare di richiedere il patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio): ha diritto se il reddito imponibile annuo non supera una certa soglia (da verificare con un avvocato o con un sindacato che offra consulenza legale). Ovviamente, le sconsigliamo di impugnare il decreto se non ha motivi validi per opporsi.

Per quanto riguarda la transazione stragiudiziale. È assolutamente percorribile e non richiede necessariamente un avvocato. Può contattare direttamente la finanziaria (o l'eventuale società che ha acquistato il credito) e proporre un accordo in forma scritta, magari a saldo e stralcio, cioè un pagamento inferiore al dovuto a titolo di definizione definitiva. Molte finanziarie e società di recupero crediti accettano, specie su crediti risalenti, soluzioni parziali o rateali.

Le consigliamo però di non ignorare il decreto: se scadono i 40 giorni senza opposizione né accordo, il decreto diventa definitivo ed esecutivo, e la controparte potrà procedere con il pignoramento.
16 GIUGNO 2026

Note di credito su fattura: cosa significano e come chiedere chiarimenti

· di Redazione
Spett. Associazione,
Buongiorno.
Come di consueto mi rivolgo alla Vs. cortesia per tentare di capire quanto mi è successo: in data 23/11/2023 ho acquistato un erogatore di acqua per il quale mi è stata rilasciata la fattura n. ***/F del 22/11/2023 di € 2750,00. A seguito di un guasto all'apparecchio ho rivisto tutta la documentazione compreso le fatture ricevute sul sito dell'Agenzia delle Entrate. Ho potuto notare che oltre alla citata fattura sono evidenziate due note di credito (n. *** e *** del 31 dicembre 2023). Sinceramente mi sfugge il significato di tali emissioni e, pertanto, Vi chiedo cortesemente gentili chiarimenti. In tale attesa Vi porgo distinti saluti.
All/ fattura e note di credito
Antonio, dalla provincia di CZ

Risposta:
Gentile Antonio,

ci ha allegato una sola nota di credito, che riduce di 1.000 euro la fattura per l'acquisto.
Il punto da chiarire: una nota di credito a riduzione, di norma, corrisponde a un rimborso o a un minor pagamento a suo favore. Verifichi quindi se ha pagato l'intero importo (e come: contanti, bonifico o finanziamento) e se, a fronte degli storni, le è stato restituito o chiesto di meno. Se ha versato 2.750 euro e non ha avuto alcun rimborso, è questo che deve farsi spiegare per iscritto dal venditore.
Altre due cose che non tornano: lei parla di "erogatore di acqua", ma i documenti descrivono attrezzatura da cucina (vetrina sottobanco, rubinetto 5 vie, friggitrice, manutenzione 5 anni); e compare il riferimento al credito d'imposta sui beni strumentali (L. 178/2020), che spetta alle imprese, non a un privato consumatore.
Le consigliamo di chiedere al venditore, con PEC o raccomandata, una spiegazione scritta delle due note di credito e del rapporto fra importo fatturato, stornato e pagato. Si faccia valere con una lettera raccomandata A/R o PEC di messa in mora: il nostro modulo per la messa in mora e diffida
15 GIUGNO 2026

Avvocato irreperibile: cosa fare per tutelare la propria causa

· di Redazione
Spett Associazione, nel 2021 ho avviato un contenzioso per acquisto di un veicolo poi dimostratosi inutilizzabile. Da allora mi aveva seguito un'avvocata, che però da circa un anno è diventata irreperibile. Non risponde a mail, pec e la raccomandata è tornata indietro come "destinatario" sconosciuto. Apparentemente è ancora presente nell'albo. Quindi la mia pratica è praticamente ferma da un anno. Ora dovrei prendere un altro avvocato, ma chiaramente dovrei ripagarlo, cosa si può fare in questi casi?
Giuseppe, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Giuseppe,
premesso che l'Associazione non si occupa nello specifico di gestione dei rapporti con i professionisti legali e di valutare eventuali strategie processuali che il Suo avvocato potrebbe avere approntato, tuttavia possiamo indicarle i possibili passi da intraprendere:

innanzitutto è importante verificare lo stato del contenzioso/procedimento civile presso il Tribunale competente: imprescindibile rivolgersi ad un nuovo avvocato che potrà più agevolmente accedere al fascicolo telematico e capire esattamente a che punto si trova la causa, se ci sono udienze fissate o termini in scadenza imminenti. Questa verifica è urgente, perché in un contenzioso fermo da un anno potrebbero essersi maturate decadenze o preclusioni processuali.

Sul fronte dell'avvocata irreperibile, ancora iscritta all'Albo, sussistono a suo carico obblighi deontologici nei confronti del cliente come, tra gli altri, garantire la continuità della difesa, restituire la documentazione di causa. Potrebbe presentare un esposto al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati della città in cui la professionista è iscritta: l'Ordine ha poteri disciplinari e può intervenire. L'esposto può essere inviato via PEC o raccomandata A/R. In quella sede potrà anche chiedere la restituzione degli atti e della documentazione relativa alla sua pratica.

Per i costi del nuovo avvocato, qualora la condotta dell'avvocata uscente configuri un inadempimento contrattuale (abbandono della causa senza giustificazione), potrebbe in linea di principio sussistere una responsabilità professionale per i danni subiti, incluse le spese aggiuntive: percorso che spetta al nuovo avvocato valutare concretamente.

In caso di difficoltà economiche ad affrontare i costi di un nuovo difensore, può verificare se ha diritto al patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio), che dipende dal reddito ISEE: un CAF o lo stesso Ordine degli Avvocati può orientarla.

Per approfondire: la nostra guida sul gratuito patrocinio nelle cause civili la nostra guida su parcelle avvocati e diritti del cliente
15 GIUGNO 2026

Pay TV e rinnovo tacito: debito prescritto dopo 10 anni senza notifiche

· di Redazione
Ho sottoscritto un abbonamento pay TV tramite la ditta Digital Shop (già Eurocom International) pagando in anticipo l'annualità e versando lire 100.000 in cauzione per ricevere la card AB SAT SECA. Trascorso l'anno di abbonamento la ricezione dei canali TV si è oscurata automaticamente per mancato pagamento da fare in anticipo. Per tanto ho ritenuto chiuso il rapporto con la sopra citata ditta, spedendo la card AB SAT SECA. Inoltre le 100.000 lire date in cauzione ad oggi non mi sono state restituite. Questi comunque ogni due anni mi mandavano raccomandata A/R per mancato pagamento (pur di non fare andare in prescrizione la pratica). L'ultima raccomandata mi è stata inviata il 23/02/06 chiedendomi una somma di euro 3343,00.
Vi chiedo cosa fare per porre fine a questo continuo sollecito di pagamento.

Risposta:
Gentile Mauro,
se l'ultima richiesta da parte della Ditta Digital Shop, tramite il loro legale, formalmente ricevuta con raccomandata A/R è quella da Lei indicata del 23/02/2006 e da allora null'altra notifica e/o sollecito sempre con raccomandata e/o PEC o altra forma ufficiale ha ricevuto, l'eventuale credito richiesto è prescritto per superamento decennale. Pertanto, sarà necessario che Lei si faccia valere con una lettera raccomandata A/R o PEC di messa in mora: il nostro modulo per la messa in mora e diffida
contestando la pretesa di pagamento per intervenuta prescrizione e che pertanto nulla deve.
15 GIUGNO 2026

Caparra confirmatoria non restituita: come agire per inadempimento del venditore

· di Redazione
Buongiorno,
in data 20/09/2025 ho effettuato presso una catena di rivenditori un ordine per una libreria/madia del valore di € 1.479,99, versando una caparra confirmatoria di € 450.
La consegna era inizialmente prevista da contratto per gennaio 2026, ma è stata successivamente rinviata più volte: febbraio, marzo, poi entro il 30 Aprile 2026 e infine, tramite assistenza WhatsApp, mi è stato comunicato un ulteriore slittamento a giugno/luglio 2026. Sempre via WhatsApp, i primi di maggio, mi era stato confermato che avrei potuto disdire e ricevere indietro la caparra, inviando una PEC.
Ad oggi il mobile non è mai stato consegnato.
Ho inviato una prima PEC il 5 maggio chiedendo l'annullamento dell'ordine e la restituzione della caparra, senza ricevere alcuna risposta. Successivamente ho inviato il 6 giugno una seconda PEC di messa in mora e diffida formale alla restituzione delle somme entro 7 giorni, anch'essa rimasta senza riscontro. In negozio mi dicono di rivolgermi all'assistenza della sede centrale, l'assistenza via WhatsApp non mi risponde da mesi, così come al telefono.
Vorrei sapere come procedere per ottenere la restituzione della caparra versata e quali ulteriori azioni posso intraprendere nei confronti della società per il grave ritardo e l'inadempimento contrattuale.
Rosangela, dalla provincia di AG

Risposta:
Gentile Rosangela,
La situazione che descrive configura, se i fatti sono come li espone, un classico inadempimento contrattuale: il venditore non ha consegnato il bene entro i termini pattuiti e, anzi, ha rinviato la consegna più volte senza che questa sia mai avvenuta. Le comunicazioni ricevute tramite WhatsApp — in particolare quella in cui le veniva confermata la possibilità di recedere e ottenere la restituzione della caparra — costituiscono elementi utili da conservare (screenshot datati, preferibilmente con numero di telefono del mittente identificabile come il venditore).

Sul piano della caparra confirmatoria, se il venditore è inadempiente, lei ha diritto a ottenere il doppio della caparra versata, ai sensi delle norme del codice civile sulla caparra confirmatoria in caso di inadempimento altrui. Quindi non solo i 450 euro versati, ma il doppio, ossia 900 euro, oltre alla possibilità di agire per il risarcimento del maggior danno eventuale. In alternativa, può scegliere di sciogliere il contratto e chiedere semplicemente la restituzione della caparra semplice, ma la strada del doppio della caparra è quella che le converebbe percorrere se intende perseguire il rimborso pieno.

Ha già fatto le cose giuste: due PEC inviate, messa in mora formale. Il passo successivo, vista la totale assenza di risposta, è il ricorso al Giudice di Pace, che è competente per cause fino a 5.000 euro in materia civile. La sua controversia rientra ampiamente in questo limite. Non è richiesta la presenza di un avvocato davanti al Giudice di Pace per cause di valore contenuto, anche se è sempre utile valutarne l'assistenza.

Per impostare una ulteriore diffida formale o per avere un modello di lettera da conservare agli atti, può usare il nostro generatore di moduli per acquisti e e-commerce.

Conservi tutta la documentazione: contratto originale, ricevuta del versamento della caparra, le PEC inviate con le relative ricevute di accettazione e consegna, e gli screenshot delle conversazioni WhatsApp.
13 GIUGNO 2026

Ryanair: rimborso posto a pagamento per minore e posti speciali

· di Redazione
Buongiorno,
ho effettuato una prenotazione per un volo Ryanair per me, mio marito e mia figlia di due anni. Preciso che ha già compiuto i due anni e che, pertanto, ho dovuto acquistare per lei un biglietto a tariffa intera con assegnazione del posto.
Prima di effettuare la prenotazione mi ero informata consultando le FAQ e l'Help Center del sito Ryanair in merito all'assegnazione dei posti. Nelle informazioni disponibili si faceva riferimento all'obbligo per un minore di viaggiare accanto a un adulto e si specificava che, qualora almeno un adulto avesse pagato la scelta del posto, il minore sarebbe stato assegnato automaticamente e gratuitamente a un posto adiacente.
Tuttavia, durante la procedura di prenotazione, mi è stato richiesto il pagamento del posto anche per mia figlia. Non avendo la possibilità di rimandare l'acquisto per approfondire la legittimità della richiesta e temendo di perdere l'offerta disponibile per i biglietti, ho proceduto comunque al pagamento, con l'intenzione di richiedere successivamente il rimborso dell'importo versato.
Oggi ho contattato l'assistenza clienti Ryanair e mi è stato risposto che l'assegnazione gratuita del posto sarebbe stata possibile soltanto tra le 48 e le 24 ore precedenti alla partenza del volo e che, avendo già acquistato il posto, non ho più diritto ad alcun rimborso.
Vorrei inoltre segnalare un ulteriore aspetto che ritengo discutibile. I posti nei quali possono sedere anche i minori hanno un costo superiore rispetto ad altri posti dell'aeromobile, in quanto dotati di maschere per l'ossigeno adatte ai bambini. Mi chiedo se sia legittimo applicare un sovrapprezzo giustificandolo con la presenza di dispositivi di sicurezza che, a mio avviso, dovrebbero essere previsti dalla normativa e disponibili senza costi aggiuntivi per i passeggeri che ne hanno necessità.
In passato mi siete stati molto utili nel tutelare i miei diritti nei confronti di Ryanair e per questo vi chiedo se anche in questo caso vi sia la possibilità di intraprendere qualche azione per ottenere il rimborso delle somme pagate. Si tratta di circa 25 euro per il posto assegnato alla minore e di circa 60 euro complessivi considerando anche il costo dei cosiddetti "posti speciali". La cifra non è elevata, ma ritengo comunque opportuno verificare se vi siano i presupposti per contestare tale addebito.
Arianna dalla provincia di FI


Risposta:
Gentile Arianna,
La situazione che descrive presenta due profili distinti che vale la pena analizzare separatamente.

Sul primo punto, relativo al posto per la bambina, il nodo centrale è la discrepanza tra quanto indicato nelle FAQ della compagnia al momento della prenotazione e quanto comunicato successivamente dall'assistenza clienti. Se effettivamente le condizioni pubblicate sul sito prevedevano l'assegnazione gratuita del posto al minore a condizione che almeno un adulto avesse pagato la scelta del posto, e se questa condizione era soddisfatta, allora quella informazione precontrattuale fa parte integrante del contratto e la compagnia sarebbe tenuta a rispettarla. La risposta dell'assistenza clienti, secondo cui l'assegnazione gratuita era disponibile solo tra le 48 e le 24 ore prima della partenza, potrebbe essere corretta, ma solo se questa limitazione temporale era chiaramente indicata nelle FAQ che lei aveva consultato: se invece non era esplicitata o era formulata in modo ambiguo, ci sono i presupposti per contestare l'addebito. Le consigliamo di recuperare uno screenshot o una copia delle FAQ consultate al momento della prenotazione, se possibile, perché sarebbe l'elemento decisivo per sostenere la richiesta di rimborso.

Sul secondo punto, relativo ai cosiddetti posti speciali con maschera per l'ossigeno adatta ai bambini, la questione è più complessa sul piano normativo. Le normative aeronautiche (EASA e ICAO) impongono che ciascun posto a bordo sia dotato di maschera per l'ossigeno, ma la configurazione di posti specifici per bambini può rientrare nelle scelte operative della compagnia. Non le consigliamo di insistere su questo punto senza una verifica tecnica del regolamento EASA applicabile, che va al di là del nostro dominio: sarebbe opportuno verificarlo con un esperto di diritto aeronautico o tramite l'ENAC.

Come percorso concreto per il rimborso dei 25 euro, le suggeriamo di inviare un reclamo scritto formale alla compagnia, allegando la documentazione delle FAQ consultate e specificando la discrepanza rilevata. Può utilizzare il nostro generatore di moduli per il settore trasporti.

Se il reclamo non produce esito positivo, può presentare istanza all'ENAC (che vigila sull'applicazione del Regolamento UE 261/2004 e delle norme sui diritti dei passeggeri) oppure rivolgersi al Giudice di Pace per importi contenuti come questi, senza necessità di avvocato.

Per approfondire: la nostra scheda sul Giudice di Pace
12 GIUGNO 2026

Multa autovelox lungarno Aldo Moro Firenze: è contestabile?

· di Redazione
Venerdì sera mi sono visto il flash sull'autovelox in lungarno Aldo Moro, vorrei sapere se è contestabile o meno.
Vittorio, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Vittorio,
a domanda generica, risposta generica. Tutti gli autovelox, al momento, sono contestabili e potenzialmente soggetti a ricorso, perché non sono omologati. Qui trova le nostre ultime indicazioni sugli autovelox e i ricorsi
12 GIUGNO 2026

Legge 104 e auto radiata per esportazione: si perde l'agevolazione?

· di Redazione
Buongiorno,
sono il tutore legale di mio figlio minorenne con sindrome di down.
A dicembre 2024 ho acquistato un'auto usufruendo della legge 104.
Purtroppo ad aprile 2026 sono stato tamponato e l'auto ha subito danni tali da non essere riparabile.
Dopo aver contattato 2 agenzie pratiche auto ho venduto l'auto ad un commerciante che ha radiato l'auto per esportazione (le agenzie auto mi avevano detto che andava bene anche la radiazione per esportazione).
All'acquisto del nuovo mezzo mi è stato negato di usufruire della legge 104 perché l'auto doveva essere demolita.
Secondo l'Agenzia delle Entrate devo restituire la differenza dell'IVA dal 22 al 4% e non potrò usufruire nuovamente delle agevolazioni fino al termine dei 4 anni dal primo acquisto.
Volevo sapere se è possibile rimediare in qualche modo a questo problema.
Grazie.
Loris, dalla provincia di TV

Risposta:
Gentile Loris,
La situazione che descrive tocca prevalentemente aspetti fiscali e tributari che esulano dal nostro ambito di competenza diretta. Le consigliamo di rivolgersi con urgenza a un commercialista o a un CAF, portando tutta la documentazione disponibile: la perizia o la valutazione del sinistro, la documentazione assicurativa che attesti l'inidoneità alla riparazione, e i documenti della radiazione, affinché valuti se sia possibile presentare un'istanza di autotutela all'Agenzia delle Entrate, o eventualmente fare ricorso, dimostrando che la causa sostanziale della dismissione era il sinistro e non una libera scelta di vendita.

Nel merito, e in linea generale, l'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 46/E del 2010, ha chiarito che solo la cancellazione per demolizione (e non la radiazione per esportazione) consente di non decadere dall'agevolazione, perché solo la demolizione garantisce la definitiva fuoriuscita del veicolo dalla circolazione. La ratio è evitare che il veicolo agevolato venga rimesso in circolazione all'estero, eludendo il vincolo.

Con riferimento all'Agenzia di pratiche auto che le ha dato un consiglio errato e le ha così causato un danno economico, potrebbe valutare un'azione di responsabilità nei loro confronti: ma anche su questo profilo le suggeriamo di sentire un avvocato o un commercialista dopo aver chiarito la posizione con il Fisco.
12 GIUGNO 2026

CAF non risponde: come tutelarsi e cosa fare con l'Agenzia delle Entrate

· di Redazione
Buongiorno, ho un problema con un centro CAF, formato da commercialisti, che tengono da anni l'amministrazione a mia madre e che hanno pure la delega ad accedere all'utenza a lei intestata dell'Agenzia delle Entrate. Mia madre ha ricevuto una raccomandata dall'ADE, abbiamo loro richiesto spiegazioni ormai da più di un mese via mail e WhatsApp oltre che a voce, e ad oggi non abbiamo ricevuto alcun esito. Volevo capire come poter procedere visto che anche all'ultimo sollecito, che vi incollo di seguito, non hanno risposto.
Grazie

Gentili signori,

faccio seguito alla vostra precedente risposta e al successivo contatto telefonico, senza che ad oggi mi sia stato ancora fornito alcun chiarimento concreto in merito alla cartella n. ***.

Come già rappresentato, sono stata io stessa a contattare l'Agenzia delle Entrate, dalla quale ho ottenuto gli estremi della raccomandata relativa alla comunicazione richiamata da voi. Tali riferimenti vi sono stati trasmessi. Mi è stato inoltre riferito dall'Agenzia che, essendo voi in possesso della delega alla consultazione della mia posizione fiscale, la verifica avrebbe potuto essere effettuata direttamente anche da parte vostra.

Nonostante ciò, ad oggi non ho ancora ricevuto alcun riscontro né sull'origine della cartella, né sul contenuto della comunicazione, né sulla natura della pretesa tributaria richiesta.

Vi chiedo pertanto di fornirmi con cortese urgenza un riscontro scritto, chiaro e documentato, indicando:

l'origine esatta della cartella;
la natura della richiesta avanzata dall'amministrazione finanziaria;
l'esito delle verifiche da voi effettuate.

Resto in attesa di un vostro sollecito riscontro scritto e comunque entro 3 giorni dal ricevimento della presente, riservandomi, in difetto, ogni opportuna valutazione a tutela dei miei interessi.

Cordiali saluti
Simone

Risposta:
Gentile Simone,
Prelimarmente, le consigliamo di non attendere ulteriormente per capire cosa contiene la comunicazione dell'Agenzia delle Entrate: i tempi per rispondere a certi atti (cartelle, avvisi, accertamenti) sono spesso perentori. Sua madre può recarsi direttamente a uno sportello dell'Agenzia delle Entrate o di Riscossione, oppure rivolgersi a un altro CAF o commercialista di fiducia, che con la documentazione in mano possa verificare immediatamente la natura e la scadenza dell'atto ricevuto. Ancora, può accedere personalmente online al sito di ADER e verificare il contenuto della cartella.
Con riferimento al CAF con cui si è relazionata finora, sua madre ha la facoltà di revocare il mandato ai professionisti e richiedere la restituzione di tutta la documentazione in loro possesso (dichiarazioni, deleghe, corrispondenza). La revoca va comunicata per iscritto con raccomandata A/R.

Per quanto riguarda un'eventuale contestazione formale nei confronti dei professionisti per la loro condotta negligente, questa rientra nell'ambito della responsabilità professionale: se i ritardi dovessero causare un danno concreto (ad esempio la decadenza da un termine), potrebbe valutare di rivolgersi a un avvocato per valutare un'azione civile di risarcimento.
12 GIUGNO 2026

Vendita eBay: rimborso addebitato al venditore nonostante consegna confermata

· di Redazione
Buongiorno,

sono un venditore privato e chiedo assistenza per una controversia relativa a una vendita eBay.

Ho venduto una carta da collezione del valore di 210 €. La spedizione è stata acquistata tramite eBay Spedizioni powered by Packlink, con vettore Poste Italiane e copertura assicurativa.

La spedizione risulta consegnata dal tracking e Poste Italiane mi ha confermato per iscritto che la consegna risulta avvenuta in data 26/05/2026.

L'acquirente ha però dichiarato di non aver ricevuto il pacco o di non aver potuto ritirarlo dal locker per mancato invio del codice. Ha quindi aperto controversia su eBay e ha ottenuto il rimborso, con addebito economico a mio carico.

Packlink/eBay mi ha comunicato che, essendo la spedizione indicata come consegnata, per proseguire con il reclamo assicurativo serve una denuncia del destinatario per disconoscimento/mancata consegna. Il destinatario, però, si rifiuta di presentarla, sostenendo di non avere tempo o modo di farlo.

Mi trovo quindi in una situazione contraddittoria: il vettore conferma la consegna, l'assicurazione non procede senza denuncia del destinatario, eBay ha rimborsato l'acquirente e io perdo sia il valore dell'oggetto sia le spese sostenute.

Chiedo assistenza per valutare:

1. messa in mora/diffida verso eBay e/o Packlink;
2. reclamo formale verso Poste Italiane per ottenere prova tecnica della consegna;
3. eventuale denuncia/querela o altra iniziativa nei confronti dell'acquirente, qualora continui a rifiutare ogni collaborazione;
4. corretta procedura per far valere i miei diritti come venditore privato che ha acquistato un servizio di spedizione assicurata tramite piattaforma.

Posso trasmettere tutta la documentazione disponibile: ordine eBay, ricevuta spedizione, tracking, POD, risposta di Poste Italiane, comunicazioni Packlink/eBay, conversazione con l'acquirente e prova del rimborso.

Resto in attesa di un vostro riscontro.

Cordiali saluti
Christian, dalla provincia di RN

Risposta:
Gentile Christian,

La situazione che descrive è complessa perché coinvolge tre soggetti distinti (la piattaforma di vendita, l'intermediario di spedizione e il vettore) e un acquirente che, se i fatti sono come li descrive, non collabora. Occorre però chiarire subito un punto importante: ADUC tutela i consumatori, e lei in questo caso si trova nella posizione di venditore che ha acquistato un servizio da un operatore commerciale. Le indicazioni che seguono riguardano i suoi diritti contrattuali come cliente del servizio di spedizione, non come "consumatore" in senso tecnico.

Sul rapporto con il vettore di spedizione: lei ha acquistato un servizio assicurato e, se la copertura non viene liquidata per un requisito (la denuncia del destinatario) che dipende da un terzo su cui lei non ha alcun potere coercitivo, può contestare per iscritto che tale condizione risulta di fatto impossibile da soddisfare per cause a lui non imputabili. Può richiedere formalmente la documentazione completa del contratto assicurativo e le condizioni generali che regolano il sinistro, per verificare se quella clausola sia effettivamente vincolante e proporzionata.

Sul rapporto con la piattaforma di vendita: se ha prova scritta della consegna da parte del vettore (Proof of Delivery) e il rimborso all'acquirente è stato addebitato a lei nonostante ciò, può contestare la decisione in forma scritta, allegando tutta la documentazione, e chiedere una revisione formale del caso. Molte piattaforme prevedono un secondo livello di contestazione interno.

Sul rapporto con l'acquirente: se ritiene che abbia dichiarato il falso per ottenere un rimborso non dovuto, si tratta di una questione che esula dal nostro ambito e che le consigliamo di valutare con un avvocato, anche per capire se sussistano i presupposti per una denuncia penale per truffa o appropriazione indebita.

Come primo passo concreto, le consigliamo di inviare una diffida scritta al vettore e a Ebay. Si faccia valere con una lettera raccomandata A/R o PEC di messa in mora: il nostro modulo per la messa in mora/diffida
12 GIUGNO 2026

Polizza assicurativa smarrita: come ottenere copia e informazioni

· di Redazione
Da circa 10 anni ho un'assicurazione con BCC assicurazioni fatta con la banca e da più di un anno chiedo specifiche di questa assicurazione e non mi sanno dire niente. Volevo sapere come agire: premetto che ho perso la copia rilasciata dalla banca. Ho richiesto la copia a loro e dicono di non averla.
Grazie
Fabrizio, dalla provincia di BO

Risposta:
Gentile Fabrizio,
essendo nostro utente, dovrebbe aver imparato che non ci si deve rapportare solo a chiacchiere con gli intermediari, le consigliamo di procedere con una richiesta scritta formale, meglio tramite PEC o raccomandata A/R, indirizzata sia alla banca/intermediario che a BCC Assicurazioni, chiedendo copia integrale della documentazione relativa alla sua polizza.
Nella richiesta specifichi che, avendo smarrito la copia in suo possesso, chiede il rilascio di un duplicato e l'indicazione chiara di: numero di polizza, tipo di prodotto, premio versato, valore attuale, costi, garanzie, eventuale valore di riscatto e modalità di uscita.
Se entro un termine ragionevole, ad esempio 15 giorni, non riceve risposta utile, presenti un reclamo formale alla compagnia e alla banca. L'IVASS indica che il reclamo può essere presentato dal contraente, assicurato o beneficiario e che, in caso di risposta insoddisfacente o mancata risposta, ci si può poi rivolgere all'IVASS: la pagina reclami del sito IVASS.
Inoltre, dal 2026 è operativo anche l'Arbitro Assicurativo, utilizzabile per controversie assicurative dopo il reclamo, se la risposta non arriva o non risolve il problema.
Ci tenga aggiornati
Ha risposto Roberto Cappiello: il profilo di Roberto Cappiello su ADUC
12 GIUGNO 2026

Firma scansionata sotto referto medico

· di Redazione
Buongiorno, avrei una domanda: la mia compagna ha eseguito un esame diagnostico presso una struttura sanitaria privata. Noto, con un certo orrore, che il referto è sottoscritto dal medico con una banale firma scansionata.
È normale?

Grazie.
Italiano, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Italiano,
se il referto le serve oltre che come ricevuta, occorre una firma vera o Firma Elettronica Qualificata (FEQ) o Firma Digitale. Nel caso, la pretenda
12 GIUGNO 2026

Fondo pensione: aliquota 15% o 20% sul riscatto dopo i 5 anni?

· di Redazione
Buongiorno,
ho attivato un fondo pensione Amundi, su consiglio del dottor Capiello, due anni prima della pensione e sto continuando a versare anche ora che sono in pensione. La domanda è la seguente:

"Se dopo i 5 anni previsti per non incorrere in penalità, volessi riscattare il montante presente nella mia posizione, pagherei il 15% o il 20% di imposte sul montante stesso?"

La domanda è motivata dal fatto che ho letto che nella finanziaria 2026, la percentuale del 15% passava al 20% ma non ho capito se tale percentuale è riferita al riscatto da me inteso o a qualche altra azione.

Interpellata, Amundi mi dice che la percentuale è sempre del 15% e che esiste un'altra percentuale, del 23%, in caso di riscatto anticipato per non meglio identificati motivi pensionistici e relativi all'Inps. Richiesto di una risposta scritta, Amundi mi ha inviato uno scritto di difficile, per me, interpretazione che non ha risolto il mio dubbio. Allego la risposta di Amundi, chiedendo agli esperti ADUC una risposta chiara e definitiva sull'argomento. Ringraziando invio un cordiale saluto
Luigi

*****
Risposta AMUNDI
Grazie di aver contattato il Servizio Clienti di Seconda Pensione di Amundi SGR

Le comunichiamo che è possibile richiedere il riscatto parziale nella misura del 50% in caso di:
- cessazione dell'attività lavorativa con disoccupazione non inferiore ad 1 anno e non superiore a 4 anni;
- ricorso da parte dell'azienda a procedure di mobilità, cassa integrazione ordinaria o straordinaria a zero ore di almeno 12 mesi, oppure cassa integrazione seguita dalla cessazione del rapporto lavorativo.
È eventualmente possibile richiedere il riscatto totale per:
- pensionamento (tax 15%) - Comunichiamo che accedendo all'area riservata, alla sezione RISCATTI, è possibile richiedere una simulazione degli importi netti.
- cessazione dell'attività lavorativa con disoccupazione superiore a 4 anni;
- invalidità permanente (riconosciuta successivamente all'adesione al Fondo) che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo;
- trasferimento definitivo all'estero (in tal caso è necessario indicare a mano tale opzione e allegare un'autodichiarazione dove conferma il trasferimento definitivo all'estero e di non percepire più redditi in Italia);
- perdita dei requisiti, ossia in caso di inoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per i lavoratori dipendenti o cessazione dell'attività per gli altri lavoratori (in questo caso specifico è possibile richiedere anche una percentuale inferiore al 100%).

Per avviare la richiesta di riscatto, è necessario compilare il "MODULO RICHIESTA PRESTAZIONE PENSIONISTICA o RISCATTO" disponibile sul sito alla sezione DOCUMENTAZIONE - MODULISTICA.
Il modulo deve essere inviato a mezzo posta all'indirizzo AMUNDI SGR SPA - SECONDAPENSIONE FONDO PENSIONE APERTO – c/o Previnet Spa – Via Enrico Forlanini, 24 – 31022 Preganziol (TV) oppure via fax al numero *** oppure a mezzo mail tramite link

Risposta:
Gentile Luigi,
Lei è già pensionato e, se dopo almeno 5 anni di partecipazione al fondo pensione, chiede la prestazione pensionistica per pensionamento, l'aliquota ordinaria è il 15%, non il 20%. L'aliquota può ridursi fino al 9% solo con anzianità di partecipazione superiore a 15 anni.
Il 20% a cui lei si riferisce e che è stato introdotto con le novità 2026, non riguarda il normale riscatto/prestazione per pensionamento, ma la nuova modalità di "erogazione frazionata del montante" per un periodo non inferiore a 5 anni: in quel caso la tassazione parte dal 20% e può scendere fino al 15%. Il 20%-15% è riferito solo all'"erogazione frazionata del montante", mentre rendita a durata definita e prelievi liberamente determinabili restano al 15%-9%.
Attenzione però a due precisazioni:
1. il 15% si applica sulla parte fiscalmente imponibile, non necessariamente su tutto il montante, perché rendimenti già tassati e contributi non dedotti non vengono tassati di nuovo;
2. il 23% riguarda ipotesi diverse, come alcuni riscatti/anticipazioni non agevolati, non la prestazione pensionistica ordinaria per pensionamento. COVIP conferma che il riscatto agevolato sulla parte maturata dal 1° gennaio 2007 è soggetto a ritenuta del 15%, riducibile in base all'anzianità di partecipazione.
Amundi ha ragione nel dire che per il pensionamento l'aliquota resta il 15%; il 20% riguarda una nuova forma di erogazione frazionata, non il riscatto/prestazione pensionistica ordinaria richiesta dal cliente.
Ha risposto Roberto Cappiello: la scheda del consulente Roberto Cappiello
11 GIUGNO 2026

Riparazione lavatrice non riuscita: rimborso o secondo intervento gratuito

· di Redazione
Buonasera,
la mia compagna ha avuto un guasto alla lavatrice e ha chiamato il tecnico, il quale è venuto e ha diagnosticato il guasto e ha fatto un preventivo di circa 230 euro per cambiare il pezzo, la mia compagna ha accettato la riparazione.
Il tecnico ritorna e sostituisce il pezzo, prova la lavatrice a vuoto che sembrava funzionare e va via dopo essere stato pagato.
Subito la mia compagna la vuole provare e mette dentro i panni da lavare e... sorpresa, si ripresenta lo stesso difetto: la lavatrice non va e appare a display lo stesso errore che dava prima della chiamata al tecnico.
Richiama il tecnico dopo 10 minuti che era andato via ma il tecnico risponde che ha un altro appuntamento e non può tornare in giornata.
Torna dopo qualche giorno, ricontrolla la lavatrice, vede che c'è il difetto, fa qualche altra prova e sentenzia che c'è da cambiare la scheda elettronica, altri 130 euro. A questo punto la mia compagna arrabbiata rifiuta la sostituzione e manda via il tecnico.
A questo punto volevo chiedere cosa si può fare per recuperare i soldi o per fare sostituire la centralina senza pagare altri 130 euro, visto che l'errore mi pare sia del tecnico che non ha fatto la diagnosi giusta la prima volta che è venuto e si è intascato 230 euro per 10 minuti di lavoro senza risolvere il problema.
Resto in attesa di un vostro riscontro, grazie.
Cordiali saluti
Fausto, dalla provincia di PR

Risposta:
Gentile Fausto,
se i fatti sono andati come lei riferisce, la questione si colloca sul piano della corretta esecuzione del contratto d'opera: il tecnico era stato incaricato di riparare la lavatrice, ha eseguito un intervento che non ha risolto il problema, e ora chiede ulteriori compensi per un secondo intervento.
Il principio applicabile è che chi esegue un'opera o una prestazione d'opera è tenuto a eseguirla a regola d'arte. Se la diagnosi iniziale si è rivelata errata e il problema non è stato risolto, la sua compagna può contestare al professionista l'inadempimento contrattuale, vale a dire che la prestazione pagata non ha prodotto il risultato dovuto. In questo scenario, sarebbe ragionevole sostenere che il secondo intervento (sostituzione della scheda elettronica) debba essere eseguito senza costi aggiuntivi, o in alternativa che venga rimborsato quanto pagato per il primo intervento infruttuoso, poiché il guasto è rimasto esattamente lo stesso.
Le suggeriamo di procedere così. La sua compagna dovrebbe inviare al professionista una comunicazione scritta formale, per raccomandata A/R o PEC se disponibile, in cui descrive i fatti e richiede, entro un termine ragionevole (ad esempio 15 giorni), la scelta tra due opzioni: completare la riparazione senza costi ulteriori, oppure restituire il corrispettivo pagato per il primo intervento inefficace. Conservi tutte le ricevute, la documentazione del pagamento e, se possibile, una fotografia del display con il codice di errore.
Se il professionista non risponde o rifiuta, la strada successiva è il Giudice di Pace, competente per controversie fino a 5.000 euro, senza bisogno di avvocato obbligatorio. Per la lettera di messa in mora, può usare il nostro generatore gratuito di moduli.
11 GIUGNO 2026

Acconto affitto turistico non rimborsato: come recuperarlo

· di Redazione
A gennaio 2026 ho prenotato un affitto turistico in Val d'Aosta tramite un'agenzia locale, casa da 1 a 12 luglio con acconto di 570 euro. Il 15.04.26 ho dovuto disdire per motivi di salute, ho chiesto il rimborso dell'acconto e mi hanno detto che me l'avrebbero girato una volta riaffittato. Ad oggi mi dicono di non aver riaffittato e non mi hanno mandato nulla, come posso fare per riavere la somma (570 euro su un totale di 1900)?
Grazie per vostro riscontro

Risposta:
Gentile Paola,
Le suggeriamo di verificare anzitutto il testo del contratto o della conferma di prenotazione per capire cosa prevede esattamente in caso di cancellazione; se non c'è alcuna clausola che giustifichi la trattenuta integrale o condizionata, potrà inviare all'agenzia una diffida scritta (raccomandata A/R o PEC) in cui chiede formalmente la restituzione dell'acconto entro un termine perentorio (ad esempio 15 giorni), riservandosi di adire il Giudice di Pace. Per la lettera può usare il nostro generatore di moduli per il turismo
11 GIUGNO 2026

Addolcitore acqua condominiale: obblighi, accesso tecnico e analisi

· di Redazione
Volevo chiedere:
1- se è obbligatorio
2- se il tecnico può venire senza avvisare il condominio
3- se possiamo portare noi l'acqua per fare le analisi per spendere meno
Antonio, dalla provincia di RE

Risposta:
Gentile Antonio,
sul primo punto, dipende dal tipo di addolcitore e dal contratto di manutenzione stipulato. Gli addolcitori collegati alla rete idrica condominiale ad uso potabile sono soggetti alla normativa igienico-sanitaria (D.Lgs. 31/2001 e successive modifiche) che impone il mantenimento della qualità dell'acqua potabile, ma non esiste una norma nazionale che obblighi specificamente al controllo periodico dell'addolcitore con cadenza fissa. Tuttavia, se il condominio ha stipulato un contratto di manutenzione con la società fornitrice dell'addolcitore, i controlli periodici sono quasi certamente previsti contrattualmente e quindi obbligatori in base a quel contratto. Le consigliamo di verificare cosa prevede il contratto in essere.

Sul secondo — se il tecnico può venire senza avvisare — no, salvo che l'addolcitore sia accessibile senza necessità di qualcuno che lo fa accedere ai locali. L'accesso ai locali condominiali da parte di tecnici esterni deve essere generalmente comunicato preventivamente all'amministratore, che è il soggetto legittimato a consentire l'accesso alle parti comuni. Se il contratto di manutenzione prevede accessi periodici, l'amministratore dovrebbe comunque essere informato e a sua volta informare i condomini con congruo preavviso.

Sul terzo, se non esiste un obbligo legale o contrattuale di controllo periodico, nulla vi impedisce di raccogliere autonomamente un campione e portarlo a un laboratorio di vostra scelta per una verifica informale. Non avrà valore ufficiale, ma vi dirà se c'è qualcosa che non va. Se l'analisi dovesse rilevare anomalie, a quel punto avrete un motivo concreto per richiedere un controllo formale effettuato da un tecnico abilitato, con campionamento certificato e pieno valore probatorio.

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