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05/08/2026 – 11/08/2026
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L'Europa si dibatte tra vecchiaia demografica e paure migratorie, mentre il mercato scopre nuove frontiere di guadagno nelle RSA. Nel frattempo, consumatori e cittadini pagano il conto: dalla climateflation ai prezzi dinamici, dai disservizi pubblici alle trappole della finanza algoritmica. Diritti negati, regole assenti, istituzioni che perdono colpi. Serve vigilanza.
In questo numero
LA PULCE NELL'ORECCHIO
→  Che l'UE non diventi una casa di riposo!
OSSERVATORIO LEGALE
→  Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale
→  Illegittima la delibera che accolla ai condomini in regola i debiti dei morosi senza urgenza né unanimità
→  Cassonetti maleodoranti e rumorosi e risarcimento del danno. Sentenza
→  L’assegno di mantenimento può essere dovuto anche se i figli vivono con te
ARTICOLI
→  Climateflation: il clima spinge i prezzi degli alimenti verso l'alto
→  Patto UE su migrazione e asilo: le tensioni sovraniste frenano una politica comune
→  L'attacco ucraino al gigante russo della grande distribuzione Wildberries coinvolge nella guerra consumatori e rivenditori
→  15 Agosto. Negozi aperti e scioperi ideologici
→  Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026
→  Carta d’identità. Il disastro italiano
→  RSA e case di riposo: i fondi privati ci vedono un affare
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026
→  Osservatorio disservizi da 4 a 10 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Prezzi dinamici: alleati o nemici dei consumatori?
→  La prossima pandemia non verrà da un laboratorio: colpa del clima
→  Finanza, ci si può fidare del trading algoritmico?
→  Covid, i protocolli c’erano già: «Li scrivemmo 10 anni prima…»
→  Presto saranno in vendita abiti intelligenti. Ma sono necessarie normative per evitare nuovi rifiuti
→  Carceri. L’ennesimo campanello d’allarme
→  Come e perché l’intelligenza artificiale è utile all’analista
→  Piegare la luce in 74 femtosecondi: la nuova rivoluzione dell’informazione
→  MiCA, truffatori sfruttano il caos della transizione per colpire gli utenti crypto
→  Africa, nuova base produttiva dei cartelli della droga internazionali
→  Dalla zonizzazione dei parchi un’idea per governare il turismo nelle città d’arte
→  Quattro semplici regole alla base delle città più vivibili del Giappone
→  Tossicodipendenza in Usa. Le persone non vogliono essere curate
→  Riforma del controllo internazionale delle droghe: il sistema ONU regge ancora?
→  Dopo Ceuta, l'Europa è di nuovo impantanata nel caos migratorio che essa stessa ha creato
→  Giustizia e giustizialismo in Parlamento. Poi dicono che le  persone non vanno più a votare….
→  Firenze Montedomini. Difficile far finta di nulla
→  OpenAI / Hugging Face: l'attacco hacker che ha fatto tremare il mondo era davvero così clamoroso e pericoloso?
→  Dalla Vlora a Ceuta: l'Europa ha dimenticato che sono persone?
→  Conto base. I boicottaggi delle banche
→  Giornata vittime giustizia. Il 17 giugno in ricordo di Enzo Tortora. La figlia Gaia alla sinistra che si astiene: 'fate pena'
GIANNINO
→  Ceuta bel suol d'amore
IL CONDOMINIO
→  Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale
→  Illegittima la delibera che accolla ai condomini in regola i debiti dei morosi senza urgenza né unanimità
STATI UNITI D'EUROPA
→  Che l'UE non diventi una casa di riposo!
→  Le migrazioni, arma geopolitica: come l'Europa viene ricattata
→  Ue e confini. Ceuta. La lezione antieuropea
→  Robert Kagan: a volte gli interventi degli Usa è bene che subiscano conseguenze
NOTIZIE
→  USAUSA. Truffa oro e criptovalute: l'allarme della polizia di New York sui risparmi a rischio
→  ISRAELEISRAELE. Gelati "senza zucchero" ma con 13 volte il limite: class action contro Golda
→  USAUSA. Dazi Trump: 100 miliardi rimborsati alle aziende, i consumatori restano a mani vuote
→  USAUSA. Massachusetts elimina i limiti all'aborto: giudica solo il medico
→  AMERICHE. Ketamina: il traffico si espande in tutta l'America Latina
→  AMERICHE. Brasile e America Latina: la criminalità organizzata fa affari (anche) legali
→  ITALIAITALIA. Turismo internazionale. Andamento. Bankitalia
→  ITALIAITALIA. L'economia italiana in breve. Luglio 2026 Bankitalia
→  USAUSA. L'azienda farmaceutica svizzera Sandoz pagherà 450 milioni di dollari in una causa antitrust in Usa
→  MONDOMONDO. Una proteina della carne è stata coltivata nella lattuga
→  MONDOMONDO. Biodiversità a rischio: la scomparsa delle verdure stravolge l'alimentazione
→  SPAGNASPAGNA. Spagna: oltre 1000 viaggiatori italiani identificati ai controlli
→  U.E.U.E.. Spagna accusa: “Sospensione Schengen siluro all’Europa”.Italia: “No immigrazione incontrollata”
→  MONDOMONDO. Il Mediterraneo si scalda: così cambiano pesci, alghe e ossigeno
→  ITALIAITALIA. La pandemia di Covid-19 continua a produrre strascichi anche dal punto di vista sanitario.
→  ITALIAITALIA. L’emergenza idrica nel bacino del Po non accenna ad allentarsi
→  ITALIAITALIA. Gli obiettivi dei controlli dell'Agenzia delle Entrate
→  U.E.U.E.. Borse europee in pausa
→  ITALIAITALIA. Il caro carburanti nel mirino della Finanza
→  ITALIAITALIA. La spesa dei consumatori negli ultimi 30 anni. Confcommercio
→  ITALIAITALIA. Piace mangiare da soli al ristorante e anche col proprio cane
→  ITALIAITALIA. Cosa ha detto (davvero) l’Aifa su contraccettivi e rischio di meningioma
→  ITALIAITALIA. Carta d'identità cartacea provvisoria
→  ECUADORECUADOR. Nuovo fronte delle droghe sintetiche nelle Americhe
→  BANGLADESHBANGLADESH. I fiumi pagano il prezzo dei nostri vestiti a basso costo
→  ITALIAITALIA. Soldi fermi sul conto corrente: quanto si perde davvero con 20.000 euro
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→  USAUSA. Diritti dei passeggeri aerei cancellati dall'amministrazione Trump
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LETTERE
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→  Concorso pubblico: titolo non valutato per errore nel form telematico
→  Specchio difettoso: diritti del consumatore e rimborso integrale
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→  Multa per eccesso di velocità a Firenze: ricorso ancora valido?
→  Tivùsat: decoder inutilizzabili e smart card non sostituibili, i diritti dei consumatori
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→  Manutenzione plantari non erogata: inadempimento contrattuale e rimedi
LA PULCE NELL'ORECCHIO
10 AGOSTO 2026

Che l'UE non diventi una casa di riposo!

· di Annapaola Laldi
Antoine Schibler - Unsplash
Foto: Antoine Schibler — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Ettore Sequi, che ha alle spalle una carriera di diplomatico ed è stato, tra il 2021 e il 2023, segretario generale del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, pubblica su LA STAMPA di ieri, 9 agosto, un interessante articolo dal titolo L’Unione Europea non si trasformi in una casa di riposo”.

Ceuta, osserva, sta dimostrando quali sono «le fragilità strategiche e le difficoltà dell’UE di trasformare interessi nazionali diversi in una strategia comune». Da questo assunto, propone sei considerazioni sul futuro della UE.

La prima afferma che “la migrazione è ormai una questione geopolitica strutturale”. In altre parole, mentre fino a qualche tempo fa la migrazione rappresentava una crisi internazionale passeggera, adesso questa crisi è diventata una condizione permanente, in cui rinascono la concorrenza fra Stati e il protezionismo, con tutto quello che ciò comporta in fatto di catene di approvvigionamento, difesa e mercati finanziari.

E fa osservare che, siccome «l’Europa invecchia, l’Africa cresce, questa asimmetria rende la pressione migratoria una sfida di lungo periodo» e che nel 2027 l’immigrazione sarà al centro del confronto elettorale in diversi Paesi europei. In questi giorni, di fronte alla crisi di Ceuta, tocchiamo con mano come la pressione sulla frontiera esterna della UE sia diventata una disputa interna e come «forte resti il riflesso nazionale quando sicurezza e consenso entrano in gioco».

La seconda considerazione mette a confronto la casa di riposo europea con il grande asilo” africano sempre in crescita. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che mentre l’età mediana dell’Unione Europea ha raggiunto i 44,9 anni (e l’Italia detiene il primato di Paese più anziano dell'intera UE, con un'età mediana pari a 49,1 anni), l’Africa è il continente più giovane del mondo, con un’età mediana di circa 19,5 anni, dove il 60% della popolazione ha meno di 25 anni.

Per questo, afferma Sequi, «servono una politica europea dei flussi, canali legali coerenti con la demografia e una strategia africana capace di creare crescita e lavoro». E qui si rivela il paradosso della sovranità nazionale. E’ vero che la frontiera esterna protegge tutti, ma è altrettanto vero che il costo della sua difesa ricade soprattutto su chi la garantisce. Ecco perché è nato Schengen: per risolvere questa contraddizione – meno frontiere interne in cambio di una responsabilità condivisa della frontiera esterna. Ma se, come succede oggi, non c’è fiducia reciproca sulla capacità di controllarla, ricompaiono i controlli interni, come ha fatto Meloni verso Sanchez. E allora è chiaro che il problema non è la frontiera interna, bensì la fiducia che permette di abolirla.

Il terzo punto ci mostra che il dramma di Ceuta ha rivelato che «gli europei hanno idee diverse su cosa debba essere l’Europa». Una potenza politica integrata? Oppure un’Unione di Stati sovrani? E’ questa, una divergenza che attraversa non solo i Paesi, ma anche i governi e le famiglie politiche. E sarà il punto centrale delle elezioni del 2027. Per Sequi questo «è il paradosso dell’integrazione incompiuta: l’Europa è troppo integrata per essere una somma di Stati, ma non abbastanza per agire come una vera potenza strategica»

Al quarto punto Sequi osserva che l’Europa «è entrata in un unico ecosistema di crisi», dove si sommano guerra, energia, migrazioni, clima, tecnologia e sicurezza, e ogni crisi alimenta le altre. «Da ciò deriva una diversa geografia della sicurezza».

Il Nord e l’Est vedono la minaccia prioritaria nella Russia, mentre il Sud vede venire le minacce dal Mediterraneo, dalle migrazioni e dall’instabilità meridionale.

In sintesi: «L’Europa ha una frontiera comune, ma non ancota una percezione comune della minaccia».

La difesa comune e l’autonomia strategica, si afferma al quinto punto, sono vere e proprie necessità ora che non vi è più coincidenza tra sicurezza europea e sicurezza americana. Ma non basta spendere di più, perché bisogna decidere insieme su cosa difendere e a quale prezzo. E qui sorge il problema dell’unanimità e dell’ipocrisia di molti Stati membri, quelli, cioè, che esigono dall’Europa autorevolezza e proiezione geopolitica, ma vogliono mantenere il potere di impedirle di diventare una vera potenza. Finché un singolo Stato avrà il potere di bloccare delle decisioni strategiche, l’Europa potrà anche avere capacità e risorse finanziarie, ma «non riuscirà a trasformarle in volontà politica».

Infine (sesto punto), «il vero rischio è la progressiva marginalizzazione geopolitica dell’Europa: una potenza sempre più reattiva che subisce gli eventi più che determinarli». E’ qui che l’UE corre il rischio di trasformarsi in una splendida, ricca e fragile casa di riposo, incapace di difendersi e di far sentire la sua voce e costretta, infine, ad adattarsi alle decisioni prese altrove.

Le considerazioni sopra riassunte possono sembrare, a prima vista, troppo tecniche, quasi da addetti ai lavori. Ma se abbiamo la pazienza di soffermarci con calma su ciascuna di esse e di cercare di capire meglio, ci accorgiamo che, al contrario, sono tutti aspetti e problemi che ci riguardano direttamente e ci possono aiutare a reagire alle notizie di questi giorni e di quelli che verranno in modo razionale, cioè restando padroni di noi stessi, senza correre il rischio di portare il nostro cervello all’ammasso e assecondare le abili manovre di chi cerca di restare al potere dopo anni di gestione contraddittoria e controproducente per il nostro Paese.

OSSERVATORIO LEGALE
10 AGOSTO 2026

Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale

· di Sara Astorino

Il Tribunale di Cosenza con la sentenza n. 960 del 30 Giugno 2026 ha sancito un divieto che, solo apparentemente, viola un orientamento giurisprudenziale che sembrava ormai ampiamente consolidato.

Il Tribunale ha sancito che il regolamento condominiale contrattuale può vietare la detenzione di animali se la clausola è chiara e accettata dai condomini.

Per comprendere come si sia giunti a tale decisione si deve necessariamente ricordare che esistono due tipi di regolamento condominiale, quello contrattuale, che non sempre è presente, ed uno assembleare.

Il contenuto dei predetti regolamenti è molto diverso tra loro, in via semplicistica si può affermare che regolamento contrattuale è redatto dal costruttore o accettato all'unanimità da tutti i condomini e può limitare la proprietà privata (es. vietare B&B o animali).

Il regolamento assembleare è votato a maggioranza dall'assemblea e disciplina solo l'uso delle parti comuni.

In virtù di questa sostanziale differenze il primo può contenere il divieto di detenere animali mentre il secondo no.

Il Caso.

Una condomina, nonostante l’espresso divieto , deteneva nella propria abitazione numerosi cani.

Alla stessa, quindi, veniva comminata una sanzione pari ad € 800,00 per aver violato il regolamento contrattuale del Condominio.

La condomina si rivolgeva al Tribunale di Cosenza impugnando il verbale di assemblea che aveva autorizzato l’emissione della sanzione.

Il Tribunale confermava la legittimità della decisione assunta dal Condominio poiché la clausola regolamentare che limitava la detenzione di animali all’interno delle proprietà private era da considerarsi valida ed efficace.

Il Tribunale distingueva tra regolamento assembleare e contrattuale e precisava che i regolamenti condominiali approvati a maggioranza non possono vietare ai condomini di possedere o detenere animali domestici ma tale limite non opera nei confronti dei regolamenti contrattuali i quali hanno natura negoziale e trovano fondamento nell’autonomia privata prevista dall’articolo 1322 Codice civile.

Cosa significa?

Nel momento in cui la condomina aveva acquistato la casa aveva avuto modo di leggere, controllare il regolamento contrattuale di condominio.

La stessa aveva letto ed accettato la clausola chiara ed espressa che limitava il diritto di proprietà impedendo di detenere animali.

La decisione, tuttavia, toccava un ulteriore elemento, quello legato alla sicurezza, tranquillità ed igiene nel momento in cui in un'abitazione siano detenuti molti animali.

Nella casa, infatti, erano stati rinvenuti almeno dodici (12) cani utilizzando la casa come sede di un’associazione impegnata contro il randagismo.

Tale scelta, socialmente ammirevole, integrava numerose criticità a livello condominiale, quali ad esempio le difficoltà di gestione di un vero e proprio branco, il rumore prodotto dagli animali, le condizioni igienico-sanitarie dei locali.

Perché questa decisione assume rilevanza?

Perché, pur confermando il principio secondo cui il rapporto tra persone e animali domestici è meritevole di tutela, precisa che lo stesso deve conciliarsi con i diritti degli altri condomini alla sicurezza, salubrità e normale fruizione delle proprie abitazioni.

7 AGOSTO 2026

Illegittima la delibera che accolla ai condomini in regola i debiti dei morosi senza urgenza né unanimità

· di Chiara Focardi

Con la sentenza n. 1822 del 4 febbraio 2026, il Tribunale di Napoli, ha annullato una delibera assembleare che imputava a un condomino in regola con i pagamenti le quote di debiti condominiali riconducibili alla morositą di altri condņmini.

Nella specie, un condomino impugnava una delibera dell'assemblea del condominio che approvava un piano di riparto per il pagamento di bollette Eni insolute, posto che dalla documentazione fornita dall'amministratore, si trattava di fatture relative ad anni da lui gią integralmente saldate all'epoca. Il debito condominiale residuo – pari a oltre € 35.000 – era in realtą riferibile a condņmini rimasti morosi. L'assemblea rifiutava tuttavia la restituzione, sostenendo che gli importi derivassero da costi non preventivati e che le somme riscosse per spese ordinarie fossero state dirottate per urgenze impreviste.

Il Tribunale adito ha accolto l'impugnazione, annullando la delibera.

Dall'esame documentale risultava provato che il condomino ricorrente aveva gią versato le quote e che non aveva alcuna esposizione debitoria verso il condominio. Il Condominio, per contro, non aveva fornito alcuna prova circa la natura straordinaria e non preventivata degli importi richiesti, né aveva specificato in cosa consistessero tali pretese spese ulteriori.

Alla luce di ciò, il Tribunale ha affermato che una delibera che accolla a un condomino in regola con i pagamenti le quote di condņmini morosi puņ ritenersi legittima soltanto se adottata all'unanimitą, o – secondo un indirizzo giurisprudenziale di merito – in presenza di un'effettiva e improrogabile urgenza, come nel caso di aggressione esecutiva da parte di creditori del condominio. Nel caso di specie non sussistendo alcuno dei due presupposti: né vi era stata unanimità, né l'assemblea aveva motivato la decisione richiamando ragioni di urgenza, la delibera è stata annullata.

Il punto di equilibrio individuato dal Giudice è netto: fuori dai casi di unanimità o di urgenza qualificata e motivata, l'assemblea non puņ alterare il criterio di riparto delle obbligazioni condominiali previsto nell'art. 1123 c.c., scaricando sul condomino virtuoso le conseguenze dell'inadempimento dei morosi. Un principio che, letto in combinato con l'art. 63 disp. att. c.c., restituisce all'amministratore e ai condņmini una regola operativa chiara: prima si escutono i morosi, poi – e solo in ipotesi eccezionali e motivate – si puņ pretendere dagli altri.

7 AGOSTO 2026

Cassonetti maleodoranti e rumorosi e risarcimento del danno. Sentenza

· di Chiara Focardi

Con la sentenza n. 2195 del 4 giugno 2026, la Terza Sezione Civile della Corte d'Appello di Firenze ha riformato la pronuncia del Tribunale di Livorno n. 227/2024, in una controversia in materia di immissioni e responsabilità per danno da cose in custodia.

Una condomina aveva convenuto in giudizio il proprio condominio (oltre 180 unità immobiliari, circa 900 residenti) e la società di gestione del servizio rifiuti, lamentando che nell'estate 2018 – in occasione dell'attivazione della raccolta "porta a porta" – cinque cassonetti per la differenziata erano stati collocati in un'area condominiale privata a ridosso della sua abitazione, a circa 2,5 metri dalla finestra della camera da letto. Poiché dai bidoni provenivano odori nauseabondi e rumori intollerabili, sia per il conferimento notturno dei rifiuti da parte dei condomini, sia per le operazioni di raccolta mattutine a partire dalle ore 6.00, l'attrice era stata costretta a tenere le finestre chiuse e a rinunciare all’uso del proprio cortiletto esterno. La situazione si era protratta per circa 535 giorni.

Si rivolgeva quindi Il Tribunale di Livorno per la richiesta di risarcimento dei danni subiti. Il Giudice di Primo grado, pur escludendo l'applicabilità degli artt. 844 cc e seg, in materia di immissioni intollerabili (ritenendo che i cassonetti si trovassero su strada pubblica e che le norme sulle immissioni riguardassero solo i rapporti tra fondi), aveva accertato la responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c., in capo al condominio e gestore condannandoli in solido a risarcire alla danneggiata € 55.446,62.

Presentato appello contro la sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Firenze ha innanzitutto corretto la ricostruzione fattuale: i cassonetti erano collocati in un'area privata di pertinenza del condominio, confinante con la proprietà dell'attrice, e non sulla strada pubblica; non vi era stato alcun "accordo" tra condominio e gestore per la posizione dei cassonetti. Pertanto ha affermato che la norma correttamente applicabile è l'art. 844 c.c. sulle immissioni – sussistendo propagazioni materiali da un fondo privato a un fondo confinante – e ha accertato sulla base di un quadro istruttorio univoco (testimonianze, CTU) il superamento della normale tollerabilità che hanno inquadrato una situazione di oggettiva intollerabilità, lesiva del diritto costituzionalmente tutelato alla normale qualità della vita domestica (art. 8 CEDU) all’interno della propria abitazione.

In tal senso il condominio, proprietario dell'area da cui provenivano le immissioni, ne risponde ex art. 844 c.c., mentre il gestore risponde ex art. 2051 c.c. quale custode dei cassonetti.

La sussistenza del danno è stata accertata come danno alla salute di natura psichica consistente in un “Disturbo dell’affidamento con aspetti misti, ansia e depressione, causalmente riconducibile alle immissioni intollerabili”.

La Corte di Appello ha ridotto la somma a titolo di risarcimento utilizzando un diverso e motivato metodo di quantificazione del danno. La Corte ha quindi censurato il metodo del Tribunale (diaria piena per inabilità totale), ed ha richiamato il principio affermato dalla Cass. n. 8630/2026, secondo la quale i parametri tabellari dell’art. 139 del Codice delle Assicurazioni costituiscono un punto di partenza da cui il giudice può e deve discostarsi quando il caso presenti peculiarità tali da rendere incongruo il risultato. La durata eccezionale dell'esposizione (535 giorni, quasi un anno e mezzo), la gravità delle immissioni e la compressione del diritto all'abitazione hanno giustificato una rivalutazione equitativa.

La sentenza segnalata è interessante per l'affermazione, tra gli altri, dei seguenti principi: in primo luogo, la responsabilità ex art. 844 c.c. impone al condominio – anche quando la collocazione dei cassonetti sia stata imposta da un'ordinanza comunale – di adottare ogni misura utile a proteggere i condòmini, eventualmente anche attivando la tutela giudiziaria d'urgenza, poiché il proprietario del fondo non può invocare l'imposizione del gestore per sottrarsi al proprio potere-dovere di impedire immissioni intollerabili.

In secondo luogo, in presenza di un danno biologico temporaneo di durata eccezionale, il giudice non può arrestarsi al risultato aritmetico dell'art. 139 Cod. Ass., ma deve operare una valutazione equitativa che valorizzi l'effettiva portata del pregiudizio subito, garantendo l'integralità del risarcimento senza eccedere nel simbolico né nell'esorbitante.

7 AGOSTO 2026

L’assegno di mantenimento può essere dovuto anche se i figli vivono con te

· di Sara Astorino

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 11635/2016 ha assunto una decisione che solleva numerose perplessità.

Se, infatti, il principio nello stesso contenuto dovesse essere confermato, si avrebbe una rivoluzione, in negativo, per quei genitori tenuti a versare il contributo al mantenimento che spesso, se non sempre, sono i padri.

Cosa ha stabilito la Corte?

Che se anche un figlio vive prevalentemente con il padre, tenuto a versare il contributo al mantenimento in favore del figlio, potrebbe comunque essere tenuto a versare un assegno di mantenimento alla madre.

Perché?

Secondo la Corte potrebbe essere necessario a garantire al figlio minore una relazione effettiva e qualitativamente adeguata con entrambi i genitori.

Tale principio però ha dei limiti anche perché, in caso contrario, saremmo dinanzi ad una controsenso giuridico e ad una totale rivoluzione delle norme che sinora hanno regolato la materia.

Chiarisce la Corte che non basta una semplice disparità economica per riconoscere tale assegno, occorre che il Giudice svolga una valutazione complessiva.

Il Caso.

In una separazione veniva disposto l’affidamento condiviso del minore con collocamento dello stesso presso la casa del padre.

Ciò nonostante il padre era stato onerato di versare un consistente assegno di mantenimento in favore della madre, pari ad € 2.000,00, nonché di pagare il 70% delle spese straordinarie.

Il padre ovviamente appellava la sentenza che, tuttavia, veniva confermata dalla Corte d’Appello.

Si arrivava così in Cassazione ove il padre rilevava che la differenza reddituale fosse stato l’unico elemento preso in considerazione senza tenere in considerazione il fatto che il figlio, di fatto, trascorreva ben poco tempo con la madre.

La Corte, pur riconoscendo la correttezza della decisione, ovvero la concessione di un assegno, chiariva che doveva procedersi ad una nuova quantificazione poiché l’art. 337 cc stabilisce che ambo i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive capacità economiche.

Per tale ragione, quando necessario, il giudice può prevedere un assegno periodico per garantire questo equilibrio.

La Corte precisava, altresì, che l’assegno non ha la funzione di compensare la differenza di redditi ma serve a tutelare l’interesse superiore del minore.

Siamo innanzi ad un assegno perequativo?

La risposta a questa domanda è sì posto che si tratta di un contributo che serve ad eliminare quelle differenze di risorse tra ex partner che rischia di incidere sulla qualità della relazione con l'altro.

Ad esempio il genitore economicamente più debole, anche se non collocatario, potrebbe non poter organizzare per il proprio figlio sport, corsi, vacanze.

Quando può essere riconosciuto questo assegno?

Sicuramente, come detto, non solo in caso di differenza economica ma devono essere valutati tutti gli elementi elencati nell’art. 337 ter cc; quindi, le esigenze concrete e attuali del figlio, il tenore di vita mantenuto durante il precedente periodo di convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche complessive di entrambi, il valore economico delle attività domestiche e dei compiti di cura svolti da ciascun genitore.

ARTICOLI
11 AGOSTO 2026

Climateflation: il clima spinge i prezzi degli alimenti verso l'alto

· di Redazione

Il termine climateflation — la pressione inflazionistica direttamente causata dai cambiamenti climatici — è sempre più al centro del dibattito economico internazionale. Come riporta Nation Thailand, gli eventi meteorologici estremi stanno riducendo i raccolti agricoli e aumentando i costi di produzione, con effetti diretti sui prezzi che i consumatori pagano ogni giorno.

Secondo un'analisi di Oxford Economics, le ondate di calore record del giugno 2026 hanno devastato i raccolti europei, cancellando circa 9 milioni di tonnellate di cereali e colpendo anche gli agricoltori che avevano adottato tecniche adattate al clima più caldo. Questo fenomeno è ritenuto destinato a spingere i prezzi alimentari più in alto nel 2027, con un impatto maggiore rispetto alle perturbazioni della catena di approvvigionamento legate ai conflitti geopolitici.

La differenza chiave tra guerre e clima, secondo gli esperti, sta nella natura degli effetti: i conflitti influenzano i costi dei fertilizzanti con un certo ritardo, mentre le ondate di calore ricorrenti colpiscono direttamente le rese agricole, assottigliando le riserve alimentari globali. Il risultato è un aumento delle bollette della spesa per i consumatori e il rischio concreto di inaccessibilità ai generi alimentari di base per le fasce più povere della popolazione mondiale.

Il fenomeno non riguarda solo l'Europa. In Sud-Est asiatico, un rapporto dell'ASEAN Food and Beverage Alliance (AFBA), elaborato in collaborazione con Oxford Economics su cinque paesi — Thailandia, Indonesia, Malaysia, Vietnam e Filippine — ha rilevato che un aumento medio dell'1% delle temperature può far salire i prezzi degli alimenti dall'1 al 2% nella maggior parte dei paesi, fino al 6% nelle Filippine. In Thailandia, le temperature record della stagione estiva 2026 hanno già causato un calo della produzione di uova e rallentato la crescita degli animali da allevamento, con i costi extra che si trasferiscono sui prezzi finali.

Gli esperti sottolineano che le banche centrali non possono risolvere gli shock di offerta indotti dal clima con strumenti di politica monetaria tradizionale. Le soluzioni strutturali — riduzione delle emissioni e transizione verso un'agricoltura sostenibile — restano le uniche leve efficaci per contenere questa pressione sui prezzi nel lungo periodo.

11 AGOSTO 2026

Patto UE su migrazione e asilo: le tensioni sovraniste frenano una politica comune

· di Redazione

Il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2026, è al centro di un acceso dibattito politico in tutta l'Unione europea. A fotografare la situazione è AgenSIR, che ha interpellato Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo e già responsabile dell'Ufficio di Milano dell'Europarlamento.

Secondo AgenSIR, i flussi migratori continuano a dividere profondamente l'Unione: governi dei 27 Stati membri, partiti politici e società civile faticano a trovare una linea condivisa. Il caso di Ceuta ha riportato il tema al centro dell'attenzione mediatica, scatenando polemiche, ritorsioni e scaramucce diplomatiche tra i paesi membri — in particolare tra Spagna, Italia e Germania.

Marasà è critico sul Patto: istituzioni UE e governi nazionali ne hanno decantato la portata risolutiva, ma secondo lui è "destinato a non funzionare" perché lascia in ultima istanza la leva delle decisioni ai singoli governi. La struttura prevede, di fatto, un meccanismo in cui uno Stato può "pagare per limitare gli accessi nel proprio territorio", mettendo sullo stesso piatto della bilancia finanziamenti e quote di migranti — una logica che Marasà definisce assurda, ricordando che si parla di persone in carne e ossa, non di merci.

Un ulteriore segnale delle difficoltà politiche riguarda il linguaggio stesso del dibattito pubblico: come sottolinea AgenSIR, non si parla più di "asilo" ma di "immigrazione clandestina", con tutto ciò che questo slittamento semantico comporta per i valori e la credibilità dell'Unione europea.

Sul fronte dei numeri, il Patto introduce il Regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione (AMMR), che sostituisce il vecchio Regolamento di Dublino III conservandone però il principio fondamentale: la domanda di asilo resta a carico del paese di primo ingresso. Per l'Italia questo significa un aggravio, con la responsabilità legata all'ingresso irregolare che passa da 12 a 20 mesi. Nel 2025 l'Italia ha registrato il 19% dei richiedenti asilo totali nell'UE, seconda solo alla Spagna (21%), superando per la prima volta Germania e Francia, entrambe ferme al 17%.

La tensione tra approcci sovranisti e necessità di una governance comune rimane il nodo irrisolto. Come osserva AgenSIR, se ogni paese agisce in modo autonomo e nazionalista, il fenomeno dell'immigrazione rischia di sfuggire a qualsiasi controllo collettivo, rendendo impossibile costruire soluzioni sostenibili nel medio-lungo periodo.

11 AGOSTO 2026

L'attacco ucraino al gigante russo della grande distribuzione Wildberries coinvolge nella guerra consumatori e rivenditori

· di Redazione

I droni ucraini colpiscono regolarmente i magazzini di Wildberries, il più grande marketplace online russo, spesso descritto come la risposta del paese ad Amazon.

Questo è l'ultimo fronte di una campagna che ha reso più difficile per i comuni cittadini russi ignorare i costi economici della guerra. All'inizio dell'estate, gli scioperi contro le raffinerie di petrolio e le infrastrutture di distribuzione del carburante hanno contribuito a causare carenze , aumenti dei prezzi e code ai distributori di benzina.

Il presidente russo Vladimir Putin si è abituato a gestire le difficoltà e le sanzioni occidentali. Ma, come ho già sostenuto in precedenza , la Russia sta sempre più alimentando la guerra scaricandone i costi sulle famiglie e sulle imprese. Gli attacchi a Wildberries dimostrano come questi costi possano ora essere percepiti direttamente.

Wildberries è nata nel 2004 come attività di abbigliamento online gestita da un appartamento di Mosca da Tatyana Kim e dal suo allora marito, Vladislav Bakalchuk.

Una svolta importante si è avuta nel 2008, quando l'azienda ha introdotto una tariffa di consegna fissa in tutta la Russia. Successivamente ha aggiunto punti di ritiro locali con camerini e resi gratuiti, riducendo i costi e il rischio percepito dell'acquisto di abbigliamento online e attirando clienti anche al di fuori delle grandi città.

Nel 2016, Wildberries era diventata il più grande rivenditore online della Russia . Due anni dopo, operava come marketplace , consentendo a produttori e rivenditori indipendenti di mettere in vendita i propri prodotti, mentre l'azienda si occupava di magazzinaggio, pagamenti e consegne.

Wildberries afferma di raggiungere ora oltre 79 milioni di utenti al mese attraverso più di 90.000 punti di raccolta in Russia e in alcuni altri paesi, principalmente ex repubbliche sovietiche. L'azienda riporta che i venditori hanno generato un fatturato di 2.900 miliardi di rubli (26 miliardi di sterline) nel 2024, il 44% in più rispetto all'anno precedente.

La piattaforma ospita oltre 1 milione di venditori , di cui oltre l'85% sono piccole e medie imprese. Insieme a Ozon e ad altri concorrenti minori, i marketplace russi facilitano transazioni per un valore equivalente all'8,5% del PIL russo e sostengono circa 4 milioni di posti di lavoro.

La rete è particolarmente importante nelle comunità più piccole , dove i negozi tradizionali offrono spesso una scelta più limitata. Wildberries è quindi più di un semplice negozio online: è un'infrastruttura commerciale e logistica che collega le imprese con i clienti in un vasto territorio nazionale. Le sue dimensioni rendono i suoi magazzini obiettivi di importanza strategica.

Perché i magazzini sono importanti

L'Ucraina sostiene che i centri logistici di Wildberries facciano parte della catena di approvvigionamento militare russa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che i primi magazzini erano destinati a sistemi di navigazione distribuiti e componenti per la produzione di droni. Il Cremlino e Wildberries negano tale accusa .

La campagna di bombardamenti è iniziata il 18 luglio. Entro il 5 agosto, almeno 20 magazzini della Wildberries erano stati attaccati in tutta la Russia.

A prescindere dalle motivazioni militari dichiarate, le conseguenze economiche si estendono ben oltre la prima linea di guerra. Wildberries si affida a grandi centri di distribuzione che immagazzinano e lavorano merci appartenenti a numerosi venditori. Un singolo attacco può distruggere le scorte di migliaia di aziende, interrompere le consegne in diverse regioni e colpire clienti lontani dal sito colpito.

Le conseguenze possono essere particolarmente gravi per i piccoli produttori e rivenditori . Molti hanno già sostenuto i costi di produzione e trasporto prima che la merce raggiunga il magazzino. Se le scorte vengono distrutte, perdono sia i prodotti che il ricavato delle vendite, dovendo comunque far fronte al pagamento di stipendi, tasse, rate dei prestiti e fatture ai fornitori.

Wildberries afferma di aver iniziato a effettuare i pagamenti ai venditori colpiti e di aver introdotto altre misure di sostegno. Tuttavia, gli importi variano considerevolmente. Un venditore ha dichiarato a Forbes di aver ricevuto 41.365 rubli di risarcimento, pari ad appena il 5,6% di quanto distrutto dall'incendio.

Il metodo utilizzato per calcolare tali pagamenti rimane poco chiaro. I termini e le condizioni dell'azienda classificano gli attacchi con droni come cause di forza maggiore (un evento incontrollabile e imprevedibile), limitando la sua responsabilità per le merci distrutte.

Poiché gli attacchi erano al di fuori del controllo sia di Wildberries che dei suoi venditori, le aziende colpite avrebbero potuto aspettarsi che lo Stato russo si facesse carico della situazione. Al 28 luglio, il governo stava valutando prestiti, agevolazioni fiscali e sussidi, ma non era stata ancora presa alcuna decisione . I venditori erano quindi incerti su quanto avrebbero dovuto effettivamente assorbire delle perdite.

Anche i consumatori potrebbero subire parte dei costi. I venditori, nel tentativo di recuperare le perdite, potrebbero aumentare i prezzi, mentre le interruzioni nei magazzini potrebbero causare ritardi negli ordini e una minore disponibilità dei prodotti. I danni a un centro logistico distante possono quindi propagarsi all'intera piattaforma, trasformandosi in uno shock economico per le imprese e le famiglie in tutta la Russia.

Mettere alla prova il morale pubblico

Questi disordini non indeboliranno automaticamente il sostegno a Putin. I russi potrebbero incolpare l'Ucraina anziché il proprio governo, mentre gli attacchi contro luoghi di lavoro civili potrebbero rafforzare il sentimento patriottico. Le perdite potrebbero anche generare solidarietà con le imprese russe colpite, anziché rabbia nei confronti del Cremlino.

Il rischio politico maggiore è cumulativo. La carenza di carburante, l'aumento dei prezzi, le interruzioni delle consegne e le perdite per le piccole imprese rendono più difficile mantenere l'impressione che la guerra possa continuare senza alterare significativamente la vita quotidiana in Russia.

La resilienza economica di Putin non dipende solo dalle entrate energetiche e dalle riserve finanziarie, ma anche dalla disponibilità delle famiglie e delle imprese ad assorbire i costi della guerra. Prendendo di mira un settore integrato nei consumi quotidiani, l'Ucraina sta mettendo alla prova tale disponibilità.

Il significato della campagna Wildberries potrebbe quindi risiedere meno nei magazzini distrutti e più nei milioni di russi il cui reddito, i cui acquisti e il cui senso di normalità dipendono da essi.

(Yerzhan Tokbolat - Docente di Finanza presso la Queen's University di Belfast - su The Conversation del 10/08/2026)

11 AGOSTO 2026

15 Agosto. Negozi aperti e scioperi ideologici

· di Vincenzo Donvito Maxia

E’ consuetudine che il sindacato Cgil, quando ci sono le cosiddette feste comandate, si opponga all'apertura degli esercizi commerciali e, per invitare e sensibilizzare lavoratori e consumatori, indica uno sciopero. Ora accade per il 15 agosto. “Valore sociale della festa” è il motivo scatenante. A seguire i diritti dei lavoratori a stare con i propri cari durante una festa.

Questo sciopero è un rituale che, estraniato dal contesto economico, è manifestazione di una socialità che non comprendiamo. Perché, per far funzionare la nostra socialità, ci vuole un sistema economico che funzioni sempre: servizi energetici, telecomunicazioni, trasporto, medici, consumi, sicurezza, tempo libero, etc. E chi gestisce questi servizi sono esseri umani che si alternano e che lavorano nei tempi e nei modi di quanto stabiliscono i loro contratti.

Stiamo parlando dei presupposti economici della nostra società, che se dovessero essere altrimenti, creerebbero problemi a tutti.

Sbaglia il nostro sindacato a considerare marginali i servizi legati ai consumi. Considerazione che nasce probabilmente da assunti ideologici del tipo “no alla società dei consumi” o “il denaro è sporco”, etc. Ideologie che potrebbero anche andar bene a livello individuale, non certo collettivo. Le garanzie di libertà e ricchezza di tutti nascono e si rafforzano proprio in virtù di un contesto economico che garantisca sempre una scelta agli individui, non certo - come fa la Cgil - volendo imporre a tutti quelli che sono i propri convincimenti.

Comunque, se pensiamo alle “edizioni” precedenti di questa chiamata allo sciopero, ci conforta la limitatezza della risposta degli interessati.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

11 AGOSTO 2026

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026

· di Redazione

Il martedì Aduc edita la newsletter settimanale del suo canale quotidiano web "Droghe" (Politiche sulle droghe, dipendenze e legislazione).

Sommario/Editoriale
La geografia della droga si trasforma e con essa cambiano i rischi. Dalla cocaina che arriva via Ucraina agli oppioidi negli Stati Uniti, dai cartelli che si insediano in Africa alle nuove droghe sintetiche nelle Americhe, il proibizionismo dimostra ancora una volta il suo fallimento: criminalità rafforzata, violenza incontrollata, costi sociali enormi. Nel frattempo, dove si prova a affrontare il fenomeno con pragmatismo - dai centri di consumo controllato ai trattamenti psichedelici - i risultati arrivano. La domanda resta: quanti danni ancora prima che le politiche si adeguino alla realtà?

ARTICOLI

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026

Osservatorio disservizi da 4 a 10 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

Africa, nuova base produttiva dei cartelli della droga internazionali

Tossicodipendenza in Usa. Le persone non vogliono essere curate

Riforma del controllo internazionale delle droghe: il sistema ONU regge ancora?

Colpire i gruppi guerriglieri e i cartelli non ferma la violenza in America Latina, ma concentrarsi sulla geografia potrebbe

Accedere alla terapia con psilocibina in Italia: il vademecum

NOTIZIE

ITALIAITALIA. Carta d'identità cartacea provvisoria

ECUADORECUADOR. Nuovo fronte delle droghe sintetiche nelle Americhe

COLOMBIACOLOMBIA. De la Espriella presidente, guerra alla cocaina e alleanza con Trump

USAUSA. ll Dipartimento Veterani sperimenta l'MDMA contro PTSD e alcolismo

AUSTRALIAAUSTRALIA. Sigarette elettroniche vietate senza ricetta: la criminalità ringrazia

FRANCIAFRANCIA. Crack a Marsiglia: consumo in strada in "accelerazione senza precedenti"

USAUSA. 25 milioni di dollari per catturare il capo del cartello CJNG, cittadino americano

UCRAINAUCRAINA. Ucraina, nuova "scuola" per i cartelli della cocaina e dei droni

LIBERIALIBERIA. Locale notturno al centro del caso cocaina da 317 milioni di dollari

USAUSA. New York: quasi 5 anni di centri antidroga con consumo supervisionato. Funzionano?

BOLIVIABOLIVIA. Le leggi antidroga come strumento di tortura sessuale sulle donne

USAUSA. Cartello narco CJNG truffa anziani con false vendite di timeshare: 400 milioni di dollari sottratti

AUSTRALIAAUSTRALIA. Paradiso per i cartelli della cocaina: prezzi alle stelle

MONDOMONDO. Narcos colombiani in Ucraina per imparare a usare i droni da guerra

MESSICOMESSICO. Influencer ucciso in diretta: il fenomeno dei "narco influencer"

REGNO UNITOREGNO UNITO. Bristol, prima città per riduzione del danno: le charity chiedono strutture di consumo supervisionato

Per chi volesse riceverlo nella propria casella di posta elettronica si può iscrivere nello specifico database.

10 AGOSTO 2026

Carta d’identità. Il disastro italiano

· di Vincenzo Donvito Maxia

La carta d’identità cartacea non vale più. Senza la Carta d'identità elettronica (CIE) non si dovrebbe praticamente fare nulla. Ma siccome lo Stato è consapevole di essere in ritardo nell'erogazione del nuovo servizio elettronico, ha prorogato la validità di quelle esistenti fino al 31 gennaio 2027 (salvo che il documento specifico non scada prima).

Intanto per tante questioni, tra cui espatrio o apertura di conto bancario et similia, se non hai la Cie rimani a casa.

Fin qui un pasticcio italiano.

Ma il pasticcio della pasticceria si è perfezionato, perché - decreto 4 agosto - per coloro che hanno urgenza di espatriare, ecco il documento provvisorio, sempre cartaceo, che il Comune produce e che, dal prossimo 12 Agosto le Prefetture diffonderanno sui territori. Ma, attenzione, bisogna che il Paese che si deve andare a visitare, accetti questo documento provvisorio… occorre quindi specificamente informasi, sperando che quando si gira in questo Paese straniero le varie autorità locali e zonali siano anch’esse informate.

La domanda che sorge spontanea: ma visto che siete così solerti per il documento cartaceo, ci voleva così tanto ad usare queste energie per migliore il rilascio del documento elettronico, visto che in teoria l’emissione dovrebbe essere anche più veloce?

Domanda a cui non avremo mai risposta e che ci ricorda che siamo nel Paese in cui non è “vietato fumare” ma è “vietato assolutamente fumare”.

Che disastro!

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

10 AGOSTO 2026

RSA e case di riposo: i fondi privati ci vedono un affare

· di Redazione

L'assistenza agli anziani è diventata una delle mete preferite dei fondi di investimento privati. Come riporta il Corriere del Veneto, il settore delle case di riposo e delle RSA sta attirando capitali istituzionali in misura crescente, attratti dagli alti rendimenti offerti da un comparto che — trainato dall'invecchiamento della popolazione — garantisce una domanda strutturalmente in crescita.

Il ragionamento degli investitori è semplice: più la popolazione invecchia, più aumenta il bisogno di strutture residenziali per anziani non autosufficienti. Questo crea un mercato stabile, con flussi di cassa prevedibili e rendimenti superiori rispetto ad altre categorie di immobili commerciali. Non a caso, negli ultimi anni sono stati lanciati in Italia fondi immobiliari chiusi dedicati esclusivamente al settore sanitario e assistenziale: tra i casi più noti, quello di Kryalos SGR, che attraverso il fondo Euryale Healthcare Italia ha acquisito RSA in Lombardia e Piemonte, mentre un secondo fondo analogo aveva già in cantiere una pipeline da 120 milioni di euro.

Il Veneto è uno degli epicentri di questa tendenza. La regione conta circa 348mila persone non autosufficienti, di cui solo 32mila ospitate nelle strutture residenziali esistenti. Le liste d'attesa sono lunghe, e i posti letto scarseggiano: un contesto che, paradossalmente, rende il comparto ancora più appetibile per chi cerca rendimenti sicuri nel lungo periodo.

Il problema, dal punto di vista dei consumatori e delle famiglie, è che la finanziarizzazione del settore sociosanitario rischia di spostare le priorità: dalla qualità dell'assistenza alla massimizzazione del ritorno sul capitale investito. Le rette già oggi variano tra 1.500 e 2.500 euro mensili, spesso non sostenibili dalle sole pensioni, e l'ingresso di investitori istituzionali orientati al profitto non lascia presagire un contenimento dei costi. La pressione sulle famiglie — già alle prese con liste d'attesa e requisiti di accesso sempre più selettivi — rischia di aumentare ulteriormente.

10 AGOSTO 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 234.120
droghe pesanti (kg) 408.000
dosi droghe sintetiche 88.900
piante di cannabis 43.900
vittime
morti 3
arresti 1.823
giorni di reclusione 777

Settimana da 4 a 10 Agosto 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 3.200
droghe pesanti (kg) 2.400
dosi droghe sintetiche 1.200
piante di cannabis 2.100
vittime
morti 0
arresti 13
giorni di reclusione 11
10 AGOSTO 2026

Osservatorio disservizi da 4 a 10 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 4 a 10 Agosto 2026
Pubblica Amministrazione 26,50%
Telecomunicazioni 12,40%

Energia 12,20%

Salute 11,30%

Prodotti finanziari 08,0%

Banca 07,0%

Viaggi 06,60%

Acquisti 06,20%

Condominio 04,20%

Assicurazioni 02,40%

Diritti immigrati 02,30%

9 AGOSTO 2026

Prezzi dinamici: alleati o nemici dei consumatori?

· di Redazione

Il pricing dinamico — ovvero la variazione automatica e continua dei prezzi in tempo reale in base all'andamento della domanda e dell'offerta — è da tempo al centro di un acceso dibattito negli Stati Uniti. Come riporta il Chattanooga Times Free Press, il giornale ha ospitato un confronto a due voci — un "Point" e un "Counterpoint" — su un tema che riguarda direttamente le tasche dei consumatori.

Secondo la tesi favorevole al pricing dinamico, questo sistema non sarebbe altro che la domanda e l'offerta applicata in tempo reale: i prezzi salgono quando la domanda è alta e scendono quando è bassa, inviando così segnali utili tanto ai consumatori quanto alle imprese su come regolare i propri comportamenti d'acquisto. Chi è flessibile nella scelta dei tempi — per un volo, un hotel o un evento — può trovare prezzi sensibilmente più bassi nelle fasce orarie o nei periodi di minor richiesta. Secondo i sostenitori di questo modello, la capacità di modulare i prezzi è spesso ciò che rende possibili le offerte vantaggiose, non il contrario.

A sostegno della tesi vengono citati esempi concreti. Nel caso di un supermercato con prodotti deperibili, abbassare il prezzo a fine giornata per evitare di gettare la merce è un vantaggio tanto per il commerciante quanto per il consumatore che acquista a meno. Analogamente, un posto aereo rimasto vuoto al momento della partenza non ha più alcun valore: le compagnie usano il pricing dinamico per riempire i posti nei momenti di bassa domanda a prezzi ridotti, aumentandoli nei periodi di punta. I consumatori, a loro volta, possono gestire i costi in base alla propria flessibilità di orario.

Sul fronte opposto, però, le critiche al modello sono tutt'altro che marginali. I prezzi possono cambiare più volte nell'arco della stessa giornata, e il sistema — spesso definito "prezzi algoritmici" o "prezzi di sorveglianza" — consente alle aziende di utilizzare informazioni personali degli utenti (localizzazione, abitudini di acquisto, storico di navigazione, dati demografici e persino il merito creditizio) per calibrare l'offerta su quanto ciascun individuo è presumibilmente disposto a spendere. Una pratica che, secondo i critici, non ottimizza il mercato ma lo distorce a favore delle imprese più potenti, approfondendo le disuguaglianze.

I sostenitori del sistema rispondono che frode, collusione e uso improprio dei dati personali sono già reati perseguibili dalla normativa esistente in materia di tutela dei consumatori, privacy e antitrust. E che c'è una differenza sostanziale tra vietare condotte illegali e proibire uno strumento di mercato solo perché potrebbe essere abusato. La concorrenza, argomentano, è la vera garanzia per i consumatori: se un'azienda applica prezzi eccessivi, i competitor hanno tutto l'interesse a fare offerte migliori; se si fa una reputazione di prezzi scorretti, i clienti si rivolgono altrove.

Il dibattito, tuttavia, resta aperto. Negli Stati Uniti, solo nei primi due mesi del 2026 sono stati presentati in vari stati oltre 35 disegni di legge per regolamentare o limitare i prezzi algoritmici — segnale che la preoccupazione politica e pubblica sul tema è tutt'altro che trascurabile.

9 AGOSTO 2026

La prossima pandemia non verrà da un laboratorio: colpa del clima

· di Redazione

Il dibattito sulle origini delle pandemie si concentra spesso sui laboratori, sulle fughe accidentali di virus, sulle carni di animali selvatici vendute nei mercati. Ma secondo un articolo pubblicato da The Independent, il vero pericolo si chiama cambiamento climatico. La prossima pandemia, avvertono gli esperti, potrebbe nascere dal surriscaldamento del pianeta molto più che da qualsiasi incidente in una struttura di ricerca.

Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. L'aumento delle temperature globali costringe gli animali selvatici a spostarsi verso nuovi territori, alla ricerca di habitat più freschi o con risorse sufficienti. Nel farlo, specie che non si erano mai incontrate prima vengono a contatto, creando le condizioni ideali perché virus fino ad allora sconosciuti all'essere umano possano fare il cosiddetto "salto di specie", passando dagli animali alle persone. Questo fenomeno — noto come zoonosi — è già all'origine di alcune delle epidemie più devastanti degli ultimi decenni, tra cui SARS-CoV-2, HIV ed Ebola.

Non è un'ipotesi di nicchia. Uno studio pubblicato su Nature ha stimato che il riscaldamento globale spingerà circa 4.000 nuovi virus a diffondersi tra i mammiferi entro il 2070, con il rischio concreto che alcuni di questi raggiungano anche la specie umana. I pipistrelli sono considerati tra i vettori più pericolosi, proprio per la loro mobilità e la capacità di ospitare una vasta gamma di agenti patogeni.

A questo si aggiunge un secondo fattore di rischio, meno discusso ma altrettanto preoccupante: lo scioglimento del permafrost. Il suolo perennemente ghiacciato che ricopre circa un quarto dell'emisfero nord sta cedendo sotto l'effetto delle temperature crescenti. Con il disgelo emergono carcasse di animali e resti umani sepolti da secoli, insieme a batteri e virus rimasti in ibernazione per millenni. Nel 2016, nella penisola russa di Yamal, la fusione del permafrost ha riportato in superficie le spore di antrace provenienti da carcasse di renne morte quasi ottant'anni prima: il risultato è stato un'epidemia che ha infettato oltre 2.000 animali e colpito diverse comunità umane della zona.

La ricerca scientifica internazionale converge su questo allarme. Uno studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea ha mappato le aree del mondo a più alto rischio di epidemie zoonotiche, identificando il 9,3% della superficie terrestre come zona ad alto o altissimo rischio. Le aree più esposte si trovano in America Latina e Oceania. Temperature più alte, maggiori precipitazioni, perdita di biodiversità, espansione delle aree abitate in prossimità delle foreste: tutti questi fattori — accelerati dalla crisi climatica — contribuiscono ad alzare il livello di pericolo. Nel 2025, anche l'Assemblea mondiale della sanità ha adottato un piano d'azione globale su clima e salute, riconoscendo ufficialmente il legame tra crisi climatica e rischio pandemico.

Il messaggio degli scienziati è chiaro: finché il dibattito pubblico e politico sulla prevenzione delle pandemie resterà concentrato sui laboratori e trascurerà la crisi climatica, le società resteranno impreparate di fronte al rischio più concreto. Affrontare la possibilità di una nuova pandemia significa anche — e soprattutto — ridurre le emissioni, proteggere gli ecosistemi e frenare il riscaldamento globale.

9 AGOSTO 2026

Finanza, ci si può fidare del trading algoritmico?

· di Redazione
Tötös Ádám - Unsplash
Foto: Tötös Ádám — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Grazie a modelli come Claude di Anthropic, sempre più persone comuni riescono a realizzare sistemi automatici di trading che fino a poco tempo fa richiedevano mesi di lavoro e competenze specialistiche. Tra guadagni interessanti e perdite dolorose emerge un messaggio: l’IA è uno strumento potente, non una bacchetta magica. La vigilanza resta essenziale. Il report di Bloomberg.

Negli ultimi anni si è consumata una vera e propria rivoluzione silenziosa nel mondo della finanza al dettaglio. Ex dirigenti, programmatori e giovani speculatori stanno usando l’IA non solo come aiuto per le ricerche, ma come vero e proprio collaboratore per sviluppare e far funzionare strategie automatiche di trading.

Quello che un tempo era riservato esclusivamente ai grandi fondi speculativi dotati di squadre di ricercatori e risorse enormi, oggi sta diventando accessibile anche a chi opera dal proprio studio di casa.

Un nuovo report di Bloomberg racconta e analizza queste esperienze, dove si mescolano l’entusiasmo per le nuove opportunità aperte dall’IA e la piena consapevolezza dei rischi che questa nuova frontiera porta con sé.

La svolta di Joel Rieger

Joel Rieger, cinquantenne ex dirigente nelle vendite di software a Los Angeles, incarna perfettamente questo nuovo corso. Per più di un anno, nelle sere e nei fine settimana, si era chiuso nel suo studio di casa per scrivere manualmente codice in Python, testare strategie su centinaia di titoli e simulare operazioni su opzioni dell’indice S&P 500.

Nonostante l’impegno costante, i risultati non erano migliori di un semplice investimento passivo nell’indice. Scoraggiato, Rieger aveva deciso che non ne valeva la pena.

Tutto è cambiato con l’arrivo di Claude. In circa un’ora il modello di Anthropic gli ha permesso di fare progressi decisivi su un sistema complesso capace di analizzare anni di dati storici e generare segnali operativi.

I primi test reali non sono stati facili: l’anno scorso, collegato al conto di intermediazione con una piccola somma, il sistema elaborato da Rieger ha perso il 25% a causa di dati di volatilità errati e di alcuni errori commessi durante la fase di addestramento.

Dopo aver corretto i problemi e cambiato approccio, la situazione è migliorata nettamente. Quest’anno il suo sistema ha registrato un rendimento intorno al 14%, superando il mercato nel suo complesso.

Riegerbha lasciato il lavoro per gestire i propri investimenti e oggi destina circa il 5% del portafoglio a questa strategia assistita dall’IA. Per lui non ci sono dubbi: “È un vero cambiamento epocale. È incredibile quanto velocemente si riesca a costruire cose complesse con questi strumenti”.

Tra intermediari e nuove piattaforme

Rieger non è un caso isolato. Sta prendendo le mosse una prima ondata di investitori privati che cercano di replicare in versione casalinga gli algoritmi sofisticati dei grandi fondi speculativi.

Questo trend promette di accelerare ulteriormente il boom del trading al dettaglio nato durante la pandemia, quando tantissime persone si sono lanciate su azioni virali, derivati, criptovalute e mercati di previsione.

Gli intermediari storici hanno colto al volo l’occasione. Piattaforme come Interactive Brokers, Robinhood, Moomoo e Public hanno introdotto negli ultimi mesi nuovi strumenti di IA, dagli assistenti di ricerca fino a sistemi che permettono di collegare modelli esterni e far eseguire operazioni in automatico. Sono nate anche startup specializzate nella automazione del trading, mentre broker orientati ai programmatori registrano una crescita spinta proprio dagli utilizzatori di queste tecnologie.

Tra democratizzazione e rischi

Per i sostenitori di questa innovazione si tratta di una autentica democratizzazione della finanza: anche l’investitore comune può ora accedere a strategie un tempo riservate all’élite.

Eppure gli esperti invitano alla massima prudenza. Alicia Vidler, ricercatrice con oltre vent’anni di esperienza nel trading quantitativo, sottolinea che dietro al lavoro dei grandi fondi ci sono anni di analisi e controlli di rischio.

Irene Aldridge, fondatrice di una società di ricerca, aggiunge un’altra preoccupazione: milioni di persone stanno usando modelli prodotti da poche grandi aziende di IA. Analizzando gli stessi dati e arrivando spesso a conclusioni analoghe, questi sistemi rischiano di amplificare i movimenti di mercato e generare maggiore volatilità, soprattutto nelle fasi di discesa.

Le esperienze degli altri trader

Tra chi ha già spinto oltre l’uso dell’IA c’è Angel Gutierrez, venticinquenne della Florida che ha lasciato l’università per dedicarsi a tempo pieno alla speculazione.

Gutierrez lascia all’agente intelligente il compito di decidere quando incassare i profitti o tagliare le perdite. “Rimuove tutti i pregiudizi, la paura e le emozioni che un essere umano porterebbe nell’operazione”, racconta. In alcuni casi Gutierrez ha ottenuto guadagni del 50% su posizioni che altrimenti avrebbe chiuso troppo presto.

Arnold Huamanchauca, analista di sicurezza informatica nella Carolina del Sud, ha collegato al suo conto un cruscotto di trading costruito con Claude. Il sistema preleva dati da piattaforme specializzate, esegue operazioni mentre lui lavora e gli invia notifiche sul telefono. “Sta semplicemente prendendo il volante per me”, commenta Huamanchauca, che in un mese ha guadagnato circa 3.000 dollari, più di quanto riuscisse a fare da solo.

Anche Hin Man, ex ingegnere di 61 anni, ha sviluppato sei sistemi automatici. Uno di questi gestisce circa il 20% del suo piano pensionistico e ha contribuito a un rendimento complessivo vicino al 50%. Nonostante gli ottimi risultati, Man mantiene un controllo stretto sui propri sistemi: non permette operazioni completamente autonome e durante il calo estivo del mercato è lo stesso Man a perfezionare gli ordini di stop-loss.

Innovazione e prudenza

Tutti questi pionieri condividono un atteggiamento cauto. Rieger ammette che l’IA “risponde con grande sicurezza anche quando sbaglia” e insiste sulla necessità di verificare sempre i risultati.

Il suo obiettivo finale d’altra parte non è diventare ricchissimo, ma più semplicemente raggiungere una forma di libertà finanziaria: far sì che una piccola parte del portafoglio generi reddito sufficiente a coprire le spese quotidiane della famiglia, lasciando il resto del capitale in investimenti più tradizionali come i fondi indicizzati.

Barriere abbassate

L’IA sta abbassando le barriere tecniche del trading algoritmico, aprendo una nuova era per gli investitori privati. I vantaggi sono reali, ma altrettanto reali sono i pericoli di perdite pesanti, di maggiore volatilità sui mercati e di eccessiva fiducia nelle macchine.

Il futuro del trading sarà senz’altro più veloce, più accessibile e sicuramente più interessante, ma non per questo meno rischioso.

(Marco Orioles su StartMag del 09/08/2026)

9 AGOSTO 2026

Covid, i protocolli c’erano già: «Li scrivemmo 10 anni prima…»

· di Lorenzo Somigli

Due tecnici esperti, uno di Roma e uno di Firenze, ricordano: «Nelle lavanderie e negli ospedali le regole esistevano». Saranno ricevuti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta Covid?

«Le norme contro la biocontaminazione esistevano già. Dieci anni prima della pandemia del 2020». La frase è netta e arriva da chi quelle norme le ha scritte. Due tecnici esperti che, in queste settimane, hanno avviato un’interlocuzione con la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19, presieduta dal Senatore Marco Lisei (Fratelli d’Italia), chiamata a fare piena luce sulla pandemia.

Si tratta di Roberto Lombardi, esperto di valutazione del rischio, ai sensi della legislazione di igiene e sicurezza in ambiente di lavoro e in particolare di attuazione delle misure di tutela per il rischio da agenti infettivi ex ISPESL-INAIL-ISS, e di Raffaele Tarchiani, ingegnere e titolare dell’azienda Laundry Supplies a Barberino Tavarnelle Val di Pesa (Firenze).

Sono i co-autori di documenti tecnici pubblicati dagli organismi istituzionali dello Stato che già dal 2000 e dal 2010 dettavano procedure per gestire il rischio biologico in ospedali e lavanderie. Procedure che, dicono, durante il Covid non sono state applicate.

Il profilo dei due esperti

Roberto Lombardi nasce a Roma nel 1954. Laurea in Chimica ad indirizzo biologico. Il suo curriculum è una piccola storia della sicurezza sul lavoro in Italia. Dal 1982 al 1994 lavora nell’industria farmaceutica ed ha incarichi di collaborazione alla ricerca con l’Istituto Superiore di Sanità. Dal 1994 al 2021 entra in ISPESL, poi confluito in INAIL, nel Settore Ricerca e Certificazione. Qui diventa uno dei massimi esperti nazionali di rischio biologico.

Dal 2008 ha incarichi di docenza per il corso di «Epidemiologia, valutazione e gestione del rischio da agenti chimici e biologici» alla Scuola di Specializzazione in Igiene dell’Università Federico II di Napoli ove attualmente espleta ancora attività didattica presso il Dipartimento di Sanità Pubblica. Ha insegnato anche alla Sapienza di Roma, a Pisa e a Chieti.

Ma, soprattutto, è l’uomo delle Linee Guida. Nel 1996 firma le «Linee guida per la valutazione del rischio» nelle strutture del SSN. Nel 2000 redige il documento ISPESL «Il rischio biologico: procedura applicativa per la valutazione del rischio». Sempre nel 2000 firma le «Linee Guida per la scelta e l’impiego di indumenti per la protezione da agenti biologici», cioè i DPI. Nel 2009 coordina gli «Standard di sicurezza e igiene dei reparti operatori».

Nel dicembre 2015 è coautore del «Documento tecnico sulle misure di protezione per il trasporto dei pazienti infetti» emanato dal Ministero della Salute. Nel 2026 viene chiamato nella commissione di aggiornamento dello stesso documento.

Nel 2020, in piena pandemia, è tra gli autori della pubblicazione INAIL «Misure di sicurezza per gli agenti infettivi del gruppo 3 nelle attività sanitarie». Tra la fine di gennaio 2020 ed i primi giorni di febbraio è anche coautore di un documento di indirizzo pubblicato con il logo delle due Società Scientifiche SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici) e HCRM (Hospital Clinical Risk Managers), accreditate presso il Ministero della Salute, sempre inerente le misure di sicurezza da attuare per la gestione della pandemia.

Raffaele Tarchiani è ingegnere e titolare di Laundry Supplies s.r.l., che ha sede alla Sambuca, nel comune di Barberino Tavarnelle (Firenze). Azienda che lavora da anni con il mondo sanitario. Nel 2010 è co-autore, insieme a ISPESL, dei «Criteri di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia industriale». Un documento di 40 pagine che dettava già tutte le regole per trattare biancheria potenzialmente infetta.

I: gli ospedali. «Il manuale c’era già nel 2000»

Nel 2020 l’INAIL pubblica un documento di indirizzo tecnico normativo che riguarda chiaramente la problematica Covid. Il principale autore dell’INAIL è appunto Lombardi. Il documento è chiarissimo fin dal titolo: per gestire SARS-CoV-2 bisogna applicare il D.Lgs 81/2008 Titolo X e la Direttiva 2000/54/CE sugli agenti biologici.

Il virus viene classificato come «agente biologico del gruppo 3» a trasmissibilità aerea. E per il gruppo 3, scrive l’INAIL, le misure erano già definite: «Le misure di sicurezza per l’impiego degli agenti biologici del gruppo 3 devono essere conformi alla vigente legislazione di riferimento, i.e. d.lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i.».

Cosa prevedeva quella legge già nel 2008? Tutto quello che abbiamo visto nei reparti Covid: valutazione del rischio, DPI di III categoria, maschere FFP2 e FFP3 e se disponibili quelle con certificazione CE per agenti infettivi, tute a tenuta biologica classe 6B, camici monouso, guanti, visiere. E poi: aree in depressione, ricambi d’aria, sistemi di filtrazione HEPA H14, procedure di vestizione e svestizione, disinfezione da selezionare per dimostrazione di efficacia esaminando le verifiche sperimentali eseguite in base alle norme tecniche europee.

In pratica il «manuale» per affrontare un virus trasmissibile per via aerea e ad alta contagiosità esisteva da 12 anni.

Lombardi lo conferma: «Dagli anni ’90 in ISPESL e INAIL abbiamo dato indicazioni su come caratterizzare le misure di sicurezza ed i DPI per agenti infettivi e come selezionarli. Le procedure per la valutazione del rischio biologico nelle strutture sanitarie erano operative da decenni».

II: le lavanderie. «Il rischio lo conoscevamo già nel 2010»

Se negli ospedali il problema erano i camici e le mascherine, nelle lavanderie il problema era la biancheria. Lenzuola, camici, teleria infetta.

E anche qui la risposta dello Stato c’era già. Nel 2010 l’ISPESL pubblica i «Criteri di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia industriale». Tra gli autori: Roberto Lombardi, Alessandro Ledda e Roberta Curini per ISPESL e Simona Tarchiani e Alessia Maestripieri per Laundry Supplies.

Il documento parte da un assunto che oggi sembra ovvio ma allora andava scritto: «Tutto ciò che è presente in una lavanderia industriale, a partire dalla biancheria da trattare, è potenzialmente contaminato da agenti microbici».

E cosa prescriveva? La valutazione del rischio obbligatoria per legge. La divisione fisica tra «zona sporca» e «zona pulita». L’uso di DPI specifici. Le procedure di sanificazione. La formazione del personale. E, soprattutto, il richiamo alla norma UNI EN 14065:2005 «Tessili trattati in lavanderia – Sistema di controllo della biocontaminazione». Una norma tecnica che serve a garantire che un lenzuolo che esce dalla lavanderia non porti con sé batteri o virus.

«Abbiamo lavorato per anni per far capire come gestire il rischio biologico nelle lavanderie che servono gli ospedali – spiega Tarchiani –. Nel 2010 avevamo già messo nero su bianco chi fa cosa, con quali protezioni e con quali controlli».

III. Le segnalazioni inviate durante la pandemia

Qui la storia si fa politica. Perché se i protocolli c’erano, perché non sono stati usati? Lombardi riferisce di aver inviato durante l’emergenza «indicazioni per mail ai vertici del Ministero e dell’ISS per tutelare tutti in relazione alle vie di esposizione». Metteva a disposizione la sua competenza e i documenti già scritti. «Per quanto concerne la vicenda COVID – fa sapere Lombardi – ho le indicazioni inviate per mail ai vertici del Ministero e dell’ISS».

Che fine hanno fatto quelle mail? Sono state lette? Sono state applicate? Sono state archiviate? Interesserà alla Commissione?

IV. Riflessioni conclusive

A questo punto, viene naturale chiedersi se è opportuno che Lombardi e Tarchiani possano essere auditi dalla Commissione Covid presieduta dal partito di Giorgia Meloni. Avendo contribuito a migliorare la gestione dei rischi loro due si mettono a disposizione, nell’ottica di aiutare la ricerca della verità. Il problema, durante il Covid, non è stato l’assenza di regole. È stata l’applicazione delle regole.

Se nel 2008 esisteva una legge, se nel 2010 avevamo i criteri per le lavanderie, se nel 2020 l’INAIL stessa diceva «usate le norme che ci sono», allora perché negli ospedali sono mancati i DPI?

La Commissione d’inchiesta ha il compito di fare «piena luce». E la ricostruzione della verità passa anche da chi le procedure le ha scritte. In netto anticipo. I due tecnici sono a disposizione. Con CV, articoli scientifici, documenti e una domanda sola: «Perché?». Palla ai parlamentari.

(LaFirenzechevorrei)

8 AGOSTO 2026

Presto saranno in vendita abiti intelligenti. Ma sono necessarie normative per evitare nuovi rifiuti

· di Redazione

Quando pensi ad abiti futuristici e all'avanguardia, cosa ti viene in mente?

Immaginate magliette in grado di rilevare e avvisare gli utenti in caso di bassi livelli di glucosio nel sangue , o calzini che monitorano la postura durante la corsa, il numero di passi e la velocità. Che dire di pigiami che osservano i sottili cambiamenti corporei durante il sonno, consentendo la diagnosi precoce di tumori o avvertendo chi si prende cura di noi dell'imminenza di crisi epilettiche ? Immaginate se tutti questi oggetti non richiedessero alcuna fonte di alimentazione esterna, ma solo l'energia generata dal vostro stesso corpo.

Sebbene questi prodotti non siano ancora disponibili nei negozi, quel giorno non è lontano.

I ricercatori stanno già progettando tessuti avanzati che sembrano del tutto simili a vestiti o tessuti tradizionali, ma che integrano funzioni elettroniche. Questi vengono definiti tessuti elettronici, e-tessuti o tessuti intelligenti.

I tessuti elettronici integrano sensori, elaborazione e alimentazione nei tessuti stessi, trasformando i fili in sensori e le cuciture in circuiti. Questi tessuti possono monitorare la salute , la temperatura , il movimento e la qualità dell'aria . Possono comunicare in modalità wireless e raccogliere diverse forme di energia .

I prototipi universitari e industriali stanno attualmente passando attraverso sperimentazioni cliniche e vengono testati al di fuori dei laboratori . Si prevede che il mercato globale dei tessuti elettronici raggiungerà oltre 15 miliardi di dollari (11,14 miliardi di sterline) entro il 2028 .

Gli sviluppi nel campo dei tessuti elettronici rivoluzioneranno il modo in cui l'umanità percepisce l'abbigliamento; ma a quale prezzo?

Un nuovo tipo di rifiuto

I rifiuti elettronici rappresentano la tipologia di rifiuti in più rapida crescita nell'UE, con un record di 62 milioni di tonnellate smaltite nel 2022 .

Altri 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili vengono generate a livello globale; una cifra che si prevede raggiungerà i 134 milioni entro il 2030. I soli tessuti sono responsabili del 6,7% delle emissioni globali di gas serra, con un europeo medio che getta via ben 11 kg di tessuti all'anno.

I tessuti elettronici genereranno una nuova tipologia di rifiuti ibridi. I tessuti elettronici utilizzano comunemente polimeri misti, inchiostri a base di nanoparticelle metalliche e includono componenti che, nel riciclo tessile convenzionale, creano rischi di incendio .

Se inceneriti o smaltiti in discarica , questi indumenti possono rilasciare residui tossici . Ciò comporta che materiali pericolosi e preziosi rimangano intrappolati all'interno dei capi, causando non solo problemi ambientali e sanitari , ma anche la perdita di risorse vitali come il grafene e le terre rare. L'argento, ad esempio, viene utilizzato nei filati conduttivi, nei rivestimenti antimicrobici, nei sensori e negli elettrodi. Dobbiamo trovare un modo per recuperarlo perché è prezioso, ma in alcune forme è anche tossico per la vita acquatica.

Presto saranno in vendita capi di abbigliamento eleganti.

Pertanto, al momento è molto difficile recuperare i materiali di valore utilizzati nell'abbigliamento intelligente, dopo che la maglietta o i calzini vengono gettati via.

Considerando l'attuale ritmo di crescita dei tessuti elettronici, i metodi di smaltimento attuali dovranno cambiare per far fronte a questi nuovi materiali, in particolare per quanto riguarda la riutilizzabilità e la riciclabilità.

La strategia dell'UE per i tessuti sostenibili e circolari rientra nel piano dell'Unione per diventare il primo continente a impatto climatico zero. Gli enti regolatori ora richiedono norme più chiare in materia di riciclabilità, sicurezza chimica e durata dei prodotti, e iniziano a chiedersi come i tessuti elettronici soddisferanno tali requisiti.

Le prassi del settore si stanno diffondendo sempre di più, attribuendo maggiore responsabilità ai produttori di abbigliamento . I passaporti digitali dei prodotti (che contengono informazioni sui materiali e sul loro impatto ambientale) e le nuove tecnologie di riciclo si stanno diffondendo su larga scala. Questi cambiamenti implicano che i produttori potrebbero incorrere in rischi legali e commerciali se non considerano l'impatto a lungo termine di questi prodotti.

Prevenire ulteriori sprechi

La buona notizia è che i tessuti elettronici sostenibili rappresentano un problema ingegneristico con soluzioni pratiche. Le misure chiave che l'industria e i finanziatori potrebbero adottare fin da ora includono:

  1. Progettato per lo smontaggio . I componenti elettronici rimovibili aiutano a separare i dispositivi elettronici dai tessuti per il riciclaggio.

  2. Passaporti dei materiali e trasparenza . Registrazioni digitali di vari componenti (come polimeri, inchiostri e batterie) che consentono uno smistamento e un recupero sicuri.

  3. Conduttori biodegradabili e riciclabili . Priorità ai conduttori privi di metalli preziosi e utilizzo di alternative come pasta di carbonio serigrafabile e inchiostri e filati conduttivi riciclabili.

  4. Progettazione orientata al risparmio energetico . Integrazione di sistemi di raccolta di energia tessile (ad esempio, solare, termoelettrica, nanogeneratori piezoelettrici/triboelettrici) per ridurre o eliminare le batterie. Alcuni capi incorporano antenne e ricevitori di energia wireless per evitare batterie ingombranti .

  5. Standard per la lavabilità, la durata e i test di fine vita . Per garantire che i prodotti resistano all'uso nel mondo reale e possano essere riparati anziché smaltiti.

Nessuno di questi elementi è un optional: determinano se i tessuti elettronici diventeranno un bene pubblico o una nuova minaccia ambientale. Gruppi di ricerca universitari e consorzi industriali stanno iniziando a dimostrare la fattibilità di componenti stampabili ed estensibili e a sperimentare l'alimentazione wireless, riducendo così la dipendenza dalle batterie. I componenti stampabili ed estensibili sono parti elettroniche flessibili stampate su tessuto che continuano a funzionare anche quando il tessuto si piega e si allunga. Rendono l'abbigliamento intelligente comodo, leggero, lavabile e in grado di seguire i movimenti del corpo in modo naturale.

Se i responsabili politici e gli operatori del settore non adotteranno fin da ora una progettazione sostenibile, i tessuti elettronici potrebbero aggiungere un nuovo e pericoloso strato alla nostra montagna globale di rifiuti elettronici .

I governi devono stabilire regole chiare sulla riciclabilità e sulla sicurezza chimica dei tessuti elettronici. I ricercatori universitari devono trovare metodi per rendere i tessuti elettronici funzionali, accessibili, sostenibili e sicuri. I marchi devono pubblicare i dettagli dei materiali e le guide alla riparazione, garantendo che le pratiche sostenibili siano rispettate lungo tutta la loro catena di fornitura.

Gli investitori non dovrebbero finanziare novità usa e getta. Gli enti di normazione devono definire metodi di prova per il lavaggio, l'usura e il recupero a fine vita.

Questi provvedimenti orienteranno il mercato verso prodotti durevoli, riparabili e riciclabili che potrebbero migliorare la vita delle persone.

(Ian Williams - Professor of Applied Environmental Science, University of Southampton -, Christina Webb - Research Fellow in Sustainable Electronic Textiles., University of Southampton -, Stephen Beeby - Royal Academy of Engineering Chair in Emerging Technologies, University of Southampton - su The Conversation del 05/0872026)

8 AGOSTO 2026

Carceri. L’ennesimo campanello d’allarme

· di Stefano Fabbri

Chissà se oltre a quello per le temperature record, o per l’esodo degli italiani in vacanza, esiste un bollino rosso anche per la situazione delle carceri?


Forse no, visto che la loro situazione è così drammatica che sarebbe necessario marcare di vermiglio quasi ogni giorno.


Certo è che l’omicidio di un detenuto nel carcere di Prato è un campanello di allarme, l’ennesimo, che non a caso squilla alla vigilia di Ferragosto di un’estate infuocata. Non è che tutto sia spiegato dal caldo, ma di sicuro le celle trasformate in fornaci non aiutano a mantenere il minimo di lucidità in una convivenza forzata. E affollata. Nella sezione riservata agli autori di reati sessuali, i detenuti sono quattro per cella in luogo dei già non pochi due o tre. Questo vuol dire che quanto indicato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, e cioè tre metri quadrati calpestabili per ogni recluso, è molto più lontano dalla realtà di quanto possa esserlo un sogno. E non si tratta di una prerogativa di quel tipo di sezioni e del carcere pratese, che attualmente detiene il primato della popolazione detenuta dopo la chiusura di alcune sezioni di Sollicciano. Il recente rapporto di Antigone indica la Casa circondariale di Lucca (altro record toscano) come la più sovraffollata d’Italia: circa 90 reclusi dove dovrebbero esserne custoditi poco più di 35. Ma Prato ha dalla sua parte (si fa per dire) la disgraziata forza dei numeri assoluti: 640 detenuti dove al massimo dovrebbero starcene dai 550 ai 580. Il sovraffollamento fa saltare tutti i già precari parametri del numero di agenti e di educatori in rapporto a quello dei reclusi. Rende tutto più difficile. A cominciare, al netto di eventuali responsabilità personali, dal loro controllo, come dimostra il triste bilancio dei cellulari e della quantità di droga trovata nell’istituto e su cui si è appuntata l’attenzione della Procura di Prato.


Insomma: se il carcere pratese, dopo il sequestro di intere sezioni di Sollicciano da parte della magistratura, sta diventando il secondo caso di emergenza quotidiana in Toscana, non può essere solo il frutto di una maledizione territoriale ma il risultato di una situazione generale di istituti che letteralmente scoppiano e di una crescita esponenziale della popolazione carceraria alla quale non sono estranei i provvedimenti del governo, la cui cifra è quella di incentivare la reclusione senza attrezzarsi per percorsi di reinserimento: prima o poi una pena finisce e ci si deve per forza occupare di cosa faranno e saranno le persone tornate libere.


Evitare la recidiva è una questione non solo di civiltà giuridica ma anche di sicurezza. Una responsabilità a cui non è estranea neanche la politica locale. Serve a poco stracciarsi le vesti di fronte al trentenne nigeriano ridotto cadavere verosimilmente dai compagni di detenzione, qualsiasi sia stata l’origine di tale violenza. Anzi, serve a niente finché il carcere non verrà considerato un pezzo della città. Senza che siano necessari suicidi o omicidi per accorgersene.

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 08/08/2026)

8 AGOSTO 2026

Come e perché l’intelligenza artificiale è utile all’analista

· di Marco Mayer

Consigli pratici per usare bene l'intelligenza artificiale

L’errore più comune quando si usa l’intelligenza artificiale è pensare che sia una scorciatoia. Nella mia esperienza di analista di politica internazionale, succede spesso il contrario: più il lavoro di ricerca su informazioni di attualità è complesso, più l’AI richiede metodo, pazienza e spirito critico. Per questo voglio condividere alcuni consigli pratici che ho maturato nel corso della mia attività.

Il mio approccio è piuttosto semplice. Dopo aver scritto una prima bozza sul tema che voglio approfondire, la sottopongo a una o più piattaforme di intelligenza artificiale. Ma è fondamentale non usare l’AI per far presto o limitarsi a correggere i refusi. È a mio avviso necessario, al contrario, adottare quello che definisco un approccio “slow” all’AI. Solo così può diventare davvero utile nel lavoro di ricerca informativa e nei processi di analisi.

Le prime risposte dell’AI sono spesso incomplete, superficiali o addirittura piene di errori, talvolta macroscopici. Per ottenere risultati affidabili, bisogna quindi interagire a lungo con le piattaforme, controllare le informazioni, correggere gli errori e migliorare progressivamente le domande di ricerca. In pratica, serve prendersi tutto il tempo necessario.

Un aspetto che si sottovaluta spesso è che l’efficacia dell’AI dipende da come la si utilizza e da come la si “allena” gradualmente a rispondere alle nostre esigenze. Non basta correggere gli errori: spesso bisogna fornire informazioni, documenti, dati e fonti che la piattaforma non è in grado di trovare da sola. I modelli tendono infatti a privilegiare le fonti piu’ citate e i grandi flussi di dati. La “miopia” della AI lascia in ombra le notizie pubbliche che circolano sotto una certa soglia di diffusione, perché nascoste in qualche piccolo anfratto del web. Questo squilibrio ha una conseguenza precisa: se l’AI riflette semplicemente ciò che è più noto e ripetuto in rete, tende a scambiare la quantità delle informazioni per la loro affidabilità — ed è esattamente questo meccanismo, la ripetizione che genera credibilità, a essere sfruttato dalle campagne di disinformazione, non solo quelle legate all’intelligenza artificiale.

È anche fondamentale chiarire bene il contesto spazio-temporale delle domande di ricerca. Ogni richiesta deve indicare in modo preciso il periodo di riferimento e l’area geografica. Nella mia esperienza, gli errori più grossolani – le cosiddette allucinazioni – nascono proprio quando questi elementi vengono trascurati.

Mi è capitato, ad esempio, di chiedere a un modello di ricostruire la cronologia della crisi diplomatica tra Cipro e Turchia senza specificare l’ambito temporale esatto: il risultato mescolava eventi di anni diversi come se fossero simultanei. Bastava riformulare la domanda con date precise perché la ricostruzione tornasse coerente. È un errore banale, ma è proprio nella sua banalità che si nasconde il rischio maggiore: chi non lo conosce rischia di prendere per buona una cronologia sbagliata.

Un’altra caratteristica dell’AI è che tende ad assecondare l’utente, dando risposte rassicuranti anche quando sbaglia. Per questo il primo consiglio è di chiedere sempre argomentazioni contrarie e formulare domande trappola per sfidare l’AI. Ma oltre a questi accorgimenti, la strada che prediligo è quella di confrontare i risultati tra più sistemi. Io, ad esempio, uso spesso Copilot di Microsoft, Gemini di Google, ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e DeepSeek, anche se quest’ultima si blocca quando si trattano temi sensibili censurati dalle autorità cinesi.

Proprio l’uso di più piattaforme, soggette a giurisdizioni diverse, impone una cautela che vale la pena richiamare esplicitamente: quando si lavora su temi sensibili — reti di relazioni, fonti riservate, dinamiche di potere — è bene sapere cosa succede ai dati e ai documenti che si condividono con questi strumenti, ed evitare di caricare informazioni che non si è autorizzati a diffondere e/o che potrebbero esporre persone a rischi gravi e rappresentare pericoli per la sicurezza nazionale. Da più di dieci anni ho acceso i riflettori sulla penetrazione digitale delle aziende cinesi nei paesi democratici. Ricordo ancora quando, da poco insediato al Viminale come consigliere del ministro dell’Interno per la cybersecurity, mi fu consegnato in dotazione un telefono di servizio Huawei: un episodio che mi lasciò interdetto, proprio per la sensibilità del tema di cui mi occupavo. La “slow AI” richiede riflessione e conseguente lentezza nella scelta di cosa affidare a ciascuna piattaforma.

Un altro suggerimento importante: quando si consultano fonti straniere, è decisamente preferibile far analizzare i testi nella lingua originale e solo dopo chiedere la traduzione in inglese o italiano. La possibilità di analizzare direttamente i media e i social nelle lingue locali è un fondamentale valore aggiunto per sfidare le correnti mainstream sulla base di evidenze empiriche concrete.

La qualità delle risposte dell’AI dipende direttamente dalla qualità delle domande. Più le richieste sono precise, dettagliate e formulate da chi conosce la materia, più i risultati sono interessanti e affidabili. Per questo sconsiglio di usare l’AI in ambiti che non si conoscono abbastanza: senza la capacità di valutare criticamente le risposte, il rischio di farsi guidare – e spesso depistare – dalla macchina è molto alto…

Sotto questo profilo anche nell’ era dell’ intelligenza artificiale una buona preparazione in campo umanistico è una condizione importante per un efficiente uso della AI. In un articolo su Limes, Lucio Caracciolo ha segnalato che solo il 5% degli studenti che vanno alle superiori sceglie il liceo classico. Ha ragione a preoccuparsi; il tema non riguarda solo gli specialisti: senza una buona preparazione in storia e geografia è impossibile per qualunque cittadino orientarsi nel mondo della contemporaneità.

L’intelligenza artificiale è utile non solo per la velocità con cui consente di analizzare grandi quantità di fonti. È altrettanto importante che sia capace di costruire una memoria personalizzata, ad hoc, al servizio dell’utente. Accumulando e aggiornando le informazioni, permette di costruire una base di conoscenza sempre più solida e in continuo aggiornamento. Un ultimo aspetto che desidero segnalare è che, con il supporto di queste piattaforme, è possibile monitorare in simultanea non solo i nodi delle reti complesse, ma anche il fluire delle connessioni e le relative dinamiche di potere – un campo di indagine particolarmente rilevante, ad esempio, nelle attività di contrasto al terrorismo internazionale.

Per organizzazioni come Boko Haram in Africa l’uso sempre più frequente della AI costituisce al tempo stesso una loro nuova vulnerabilità. Oggi si è creato, infatti, un nesso strettissimo tra cybersicurezza, cyberdefence e intelligenza artificiale. Le grandi piattaforme possono contribuire all’ aziome dei governi per il contrasto e la prevenzione gruppi terroristici. Lo stesso vale per la guerra psicologica. I proxy dell’Iran (Hezbollah, Hamas, ecc.) fanno largo uso della AI per costruire le fake news e false narrative con cui inondare la rete.

Più in generale, l’uso militare della AI a scopi difensivi pone rilevanti dilemmi politici, perché la difesa aerea non funziona se non con sistemi autonomi. Intercettare in cielo missili e droni è l’unico modo di salvare la vita ai civili. Mi propongo di approfondire questo aspetto in un prossimo lavoro.

In conclusione, l’intelligenza artificiale può potenziare il lavoro dell’analista o del giornalista investigativo, ma solo se viene usata con rigore e spirito critico. Chi la vive come una comoda scorciatoia rischia grosso. Chi invece ha il coraggio di sfidarla in modo argomentato e creativo, per contrastare il dominio del pensiero e delle informazioni mainstream, può ottenere ottimi risultati purché adotti l’approccio Slow AI. La tecnologia evolve rapidamente, ma alla fine tutto dipende dalle persone…

8 AGOSTO 2026

Piegare la luce in 74 femtosecondi: la nuova rivoluzione dell’informazione

· di Primo Mastrantoni

Un risultato scientifico che ridefinisce la velocità

Un femtosecondo è 10 secondi. In 74 femtosecondi la luce percorre meno di un centesimo dello spessore di un capello. È un tempo talmente breve che, se un secondo fosse l’età dell’universo, un femtosecondo sarebbe un battito di ciglia.

Eppure, in questo intervallo infinitesimale, un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel Aviv, tra cui il fisico Dr. Lior Michaeli, è riuscito a dirigere e rimodellare un impulso luminoso. Non è un record fine a sé stesso: è un cambio di paradigma.

Perché manipolare la luce è così difficile

La luce è veloce, instabile, difficile da “afferrare”. Per modificarne la forma in tempi così brevi servono:

* materiali non lineari che reagiscono istantaneamente ai fotoni

* strutture nanometriche capaci di guidare l’onda senza disperderla

* laser ultracorti che generano impulsi controllabili

* modulatori ottici che operano a scale temporali estreme

Il risultato è un dispositivo che non si limita a far passare la luce: la scolpisce.

Cosa significa “rimodellare la luce”

In 74 femtosecondi è possibile:

* cambiare direzione al fascio

* comprimerlo o allungarlo

* modificarne la fase

* alterarne la frequenza

* modulare l’intensità

È come prendere un’onda che dura un nulla e plasmarla come argilla.

Questa capacità è la base dell’informatica fotonica, la disciplina che vuole sostituire gli elettroni con i fotoni nei circuiti.

Perché è una svolta per i computer del futuro

Oggi i computer usano elettroni: lenti, dissipativi, soggetti a resistenza e calore. La luce, invece:

* viaggia più veloce

* genera meno calore

* consuma meno energia

* trasporta più dati

La pagina che stai leggendo su X lo riassume bene: i computer di domani useranno la luce perché è il mezzo più efficiente dell’universo.

Manipolare impulsi luminosi in 74 femtosecondi significa poter costruire:

* chip fotonici che superano i limiti del silicio

* data center per l’IA più veloci e meno energivori

* reti internet con capacità enormemente superiori

* diagnostica medica più rapida e nitida

* sensori avanzati per robotica, veicoli autonomi e aerospazio

* strumenti scientifici ultraveloci per osservare fenomeni prima invisibili

È un salto tecnologico che tocca ogni settore dell’informazione.

Implicazioni industriali e geopolitiche

La capacità di manipolare la luce a queste scale temporali non è solo scienza: è strategia.

* IA e supercalcolo: accelerazione dei modelli, riduzione dei consumi.

* Telecomunicazioni: reti ottiche più stabili e capaci.

* Difesa e sicurezza: sensori fotonici più rapidi e precisi.

* Biomedicina: imaging in tempo reale di processi cellulari.

* Industria dei semiconduttori: transizione dal silicio alla fotonica integrata.

La pagina X che stai visualizzando sottolinea che Israele “continua a pesare molto più del suo peso nella scienza e nell’innovazione globale”. Ed è un’affermazione che trova riscontro: la fotonica è una delle tecnologie strategiche del XXI secolo.

Una nuova era: dall’elettronica alla fotonica

Se il Novecento è stato il secolo dell’elettronica, il XXI secolo potrebbe essere quello della fotonica computazionale.

La manipolazione ultrarapida della luce apre la strada a:

* processori ottici

* memorie fotoniche

* interconnessioni basate su impulsi luminosi

* computer ibridi elettro-fotonici

* architetture completamente nuove

Non si tratta di rendere i computer “più veloci”: si tratta di cambiare il modo stesso in cui elaborano l’informazione.

Conclusione

In 74 femtosecondi non succede nulla, per noi. Per la luce, succede tutto.

Il lavoro del Dr. Lior Michaeli e del team dell’Università di Tel Aviv dimostra che siamo all’inizio di una rivoluzione: la capacità di controllare la luce con la stessa naturalezza con cui oggi controlliamo l’elettricità.

È la porta d’ingresso verso computer che non scaldano, reti che non collassano, diagnostica che non aspetta, e scienza che non rallenta.

7 AGOSTO 2026

MiCA, truffatori sfruttano il caos della transizione per colpire gli utenti crypto

· di Redazione

Le autorità finanziarie europee lanciano l'allarme: i truffatori stanno approfittando della fase di transizione del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) per colpire gli utenti di criptovalute. Come riporta Bitcoin News, dall'1 luglio 2026 — data entro cui le società cripto erano tenute a ottenere la licenza MiCA — si è registrata una netta impennata di tentativi di frode in diversi Stati membri.

La scadenza ha imposto a centinaia di piattaforme prive di autorizzazione di chiudere o ridurre i propri servizi ai clienti europei. L'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) conta appena 323 società in possesso di licenza MiCA, mentre secondo il fornitore di dati VASPnet più di 1.700 operatori non autorizzati dovranno cessare le attività nell'UE. Tra i grandi nomi, Coinbase, Kraken e OKX hanno ottenuto l'approvazione; Binance, il più grande exchange al mondo per volumi, non l'ha ancora ottenuta.

In questo clima di incertezza, i criminali si spacciano per autorità di vigilanza o per exchange regolamentati, dirottando gli utenti verso siti web fasulli, canali di assistenza falsi e indirizzi di portafoglio fraudolenti. Stéphane Pontoizeau, dirigente dell'Autorité des Marchés Financiers (AMF) francese, ha dichiarato che "questo momento è un'opportunità per i truffatori più del solito", riferendo casi in cui i criminali si sono finti dipendenti dell'AMF o rappresentanti di exchange autorizzati per indurre i clienti a trasferire fondi su siti fasulli.

Anche l'ESMA ha comunicato di essere a conoscenza dell'uso fraudolento della propria identità e del proprio logo, anche tramite documenti falsificati. L'autorità olandese AFM ha avvertito che i truffatori prendono di mira soprattutto gli utenti nel mezzo della ricerca di un nuovo provider autorizzato. Il meccanismo è chiaro: ogni comunicazione legittima di migrazione da una piattaforma all'altra offre ai criminali un pretesto per presentarsi come la destinazione ufficiale degli utenti disorientati.

Le autorità di vigilanza raccomandano di verificare sempre i siti web ufficiali delle società, di non trasferire mai fondi in risposta a messaggi o link inattesi e di ricordare che né l'ESMA né i regolatori nazionali chiedono ai consumatori di spostare criptovalute verso portafogli controllati da autorità pubbliche.

7 AGOSTO 2026

Africa, nuova base produttiva dei cartelli della droga internazionali

· di Redazione

L'Africa non è più soltanto una rotta di transito per il narcotraffico internazionale: sta diventando, sempre più, una vera e propria base di produzione per i cartelli della droga. A denunciarlo è IOL (Independent Online), principale piattaforma di informazione sudafricana, che descrive come l'Africa occidentale si stia trasformando in qualcosa di più di un corridoio per gli stupefacenti, con i cartelli messicani che vi stabiliscono laboratori di metanfetamina, con gravi ricadute sulla sicurezza e la salute pubblica.

Il fenomeno è documentato da una serie di operazioni di polizia. In Sudafrica, in soli due anni, le forze dell'ordine hanno scoperto quattro laboratori industriali di produzione di droga collegati a reti messicane, con sequestri per oltre 150 milioni di dollari in cristalli di metanfetamina. Tra gli arrestati figurano più di otto cittadini messicani. L'ultimo caso in ordine di tempo risale al maggio 2026, quando a Swartruggens, nel North West, la polizia ha smantellato un impianto che custodiva circa 481 chili di metanfetamina e sostanze chimiche per un valore stimato attorno a un miliardo di rand (circa 60 milioni di dollari).

Il modello operativo è ormai ricorrente: fattorie isolate in zone rurali lontane dai centri abitati, dove l'attività criminale può restare a lungo inosservata. I cartelli — in particolare il Cartello di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) — inviano in Africa i propri chimici specializzati, i cosiddetti "cooks", che affiancano complici locali nella produzione. Secondo un esperto dell'Istituto per gli Studi sulla Sicurezza (ISS) Willem Els, la principale ragione per cui produrre localmente è conveniente per i cartelli è la presenza di corruzione tra forze dell'ordine e politici, che garantisce protezione alle operazioni illecite.

Il fenomeno non riguarda solo il Sudafrica. In Nigeria sono stati individuati laboratori con legami messicani già a partire dal 2016. In Kenya, nell'ottobre 2024, è stato arrestato un membro del CJNG insieme a complici kenioti e nigeriani, mentre gestivano un laboratorio clandestino a Namanga, al confine con la Tanzania. Secondo James Griego, responsabile delle operazioni antidroga per il Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM), dal 2023 sono stati effettuati raid su 14 laboratori gestiti da messicani in Africa, di cui cinque solo nel 2026.

A spingere i cartelli verso il continente africano concorre anche l'intensificarsi delle pressioni americane sui narcos in America Latina. L'Africa offre condizioni favorevoli: debolezza istituzionale, corruzione diffusa, porti scarsamente sorvegliati, vaste zone rurali con scarsa presenza delle forze dell'ordine e una manodopera locale che — in contesti di alta disoccupazione — può essere facilmente reclutata per operazioni rischiose. La produzione sul posto riduce inoltre i rischi del trasporto transfrontaliero di sostanze già lavorate.

7 AGOSTO 2026

Dalla zonizzazione dei parchi un’idea per governare il turismo nelle città d’arte

· di Gian Luigi Corinto

Per lungo tempo il turismo nelle città d’arte è stato considerato una risorsa da accrescere (quasi) senza limiti. Oggi gli effetti negativi sembrano troppi e difficili da governare. Sarebbe istruttivo guardare a un dispositivo apparentemente estraneo alla pianificazione turistica urbana: la zonizzazione delle aree protette e dei parchi.

Nei parchi il territorio non viene considerato come uno spazio omogeneo, ma viene articolato in zone caratterizzate da diversi valori, livelli di vulnerabilità e regimi di accesso. La zonizzazione serve dunque a graduare la tutela e a rendere compatibili, entro determinati limiti, conservazione, fruizione e attività economiche. La legge quadro italiana sulle aree protette prevede infatti una differenziazione delle forme di uso, godimento e tutela del territorio.

Trasferito alla città d’arte, questo principio potrebbe suggerire una nuova forma di governo dei flussi turistici. Non si tratterebbe semplicemente di dividere lo spazio urbano in aree monumentali, commerciali o residenziali, ma di individuare diversi gradi di vulnerabilità e pressione turistica. Un luogo particolarmente fragile potrebbe richiedere accessi contingentati, prenotazioni, limitazioni per i gruppi organizzati e una regolazione degli eventi. Un’area già congestionata potrebbe essere sottratta a ulteriori concentrazioni ricettive e commerciali. Al contrario, quartieri dotati di servizi e collegamenti adeguati potrebbero accogliere itinerari alternativi, attività culturali e nuove forme di ospitalità.

La questione centrale non sarebbe quindi soltanto: “Quanti turisti può contenere la città?”. Occorrerebbe domandarsi: “Quali usi sono compatibili con ciascun luogo, in quale misura e in quali momenti?”. La capacità di carico non è infatti un dato esclusivamente numerico. Comprende la resistenza fisica dei monumenti, la qualità dell’esperienza, l’impatto ambientale, la sostenibilità economica e il rapporto tra visitatori e residenti. Le politiche internazionali sul turismo urbano hanno mostrato come il sovraffollamento debba essere affrontato attraverso strategie integrate di distribuzione dei flussi, regolazione degli accessi, mobilità e coinvolgimento delle comunità locali.

Il parallelo con i parchi, tuttavia, non deve essere assunto in modo ingenuo. La città non è una riserva naturale e i suoi abitanti non possono essere trattati come semplici fruitori di un ambiente da conservare. Una città storica è uno spazio abitato, attraversato da conflitti, attività economiche, memorie e pratiche quotidiane. Il rischio di una zonizzazione turistica è quello di trasformare il centro storico in un museo a cielo aperto, proteggendone l’immagine ma svuotandolo della sua vita sociale.

La tutela, inoltre, potrebbe diventare uno strumento ambiguo. Limitare gli accessi ai monumenti senza intervenire sugli affitti brevi, sulla rendita immobiliare o sulla scomparsa dei servizi di prossimità significherebbe governare soltanto gli effetti più visibili del turismo, lasciando intatte le cause della trasformazione urbana. Per questo la zonizzazione dovrebbe essere collegata alle politiche abitative, alla mobilità, al commercio e alla fiscalità locale.

In tale prospettiva, il riferimento più adeguato non è tanto l’idea di una città separata in compartimenti, quanto quella di un paesaggio urbano storico composto da valori diversi e stratificati. La raccomandazione UNESCO sul Historic Urban Landscape invita a considerare il patrimonio urbano non come una collezione di monumenti isolati, ma come l’insieme delle relazioni tra ambiente, architettura, pratiche sociali e sviluppo contemporaneo.

La zonizzazione potrebbe allora diventare una “zonizzazione della vulnerabilità, della fruizione e dell’abitabilità”. Essa dovrebbe individuare le aree di massima pressione, i luoghi di particolare fragilità patrimoniale, gli spazi prevalentemente residenziali, i nodi di transito e le zone in cui distribuire nuovi percorsi culturali. Il suo obiettivo non sarebbe semplicemente vietare, ma orientare. Ovvero, sottrarre alcuni luoghi alla saturazione, restituire centralità ai residenti e costruire un’offerta turistica più diffusa e meno dipendente dalle icone monumentali.

Il confronto con la pianificazione dei parchi, dunque, non è una forzatura (i contesti ambientali e giuridici sono diversi) purché venga inteso come un trasferimento critico di metodo. Dalla zonizzazione ambientale si può trarre l’idea che territori diversi richiedano regole diverse; dalla città, invece, occorre conservare la consapevolezza che ogni tutela è inseparabile dalla vita sociale. Governare il turismo non significa congelare la città, ma stabilire le condizioni affinché il patrimonio continui a essere abitato, interpretato e condiviso.

7 AGOSTO 2026

Quattro semplici regole alla base delle città più vivibili del Giappone

· di Redazione

Dalle vie dello shopping di quartiere ai trasporti accessibili, le città più vivibili del Giappone eliminano le frustrazioni quotidiane della vita urbana.

Cosa rende una città davvero vivibile? Non si tratta necessariamente di grattacieli scintillanti o attrazioni di fama mondiale, ma della possibilità di andare al lavoro senza auto, fare la spesa a piedi, muoversi agevolmente in una stazione ferroviaria in sedia a rotelle o spingere un passeggino in sicurezza sul marciapiede.

Le città giapponesi eccellono in questo. Nell'indice globale di vivibilità del 2026 dell'Economist Intelligence Unit, Osaka si è classificata settima e Tokyo è salita di tre posizioni, raggiungendo la decima, rendendo il Giappone l'unico paese asiatico con due città nella top 10.

Questo incremento riflette punteggi perfetti nell'indice per stabilità, assistenza sanitaria e istruzione, nonché infrastrutture solide. Ma i residenti affermano che la vera differenza risiede nelle scelte progettuali mirate e accessibili che rendono la vita più agevole.

"Il Giappone è stato progettato per essere accessibile a tutti", afferma Josh Grisdale, utente di sedia a rotelle elettrica che gestisce Accessible Japan e vive a Tokyo da 18 anni. "Le stesse rampe, ascensori e spazi che utilizzo io in sedia a rotelle sono utili anche a un genitore con un passeggino, a una persona anziana o a qualcuno che trascina una valigia dall'aeroporto."

Per l'architetto Francis Aguillard, che ha studiato la progettazione urbana giapponese, sono spesso i semplici dettagli quotidiani ad avere l'impatto maggiore. "La vivibilità spesso si riduce alla riduzione degli ostacoli della vita ordinaria", ha affermato. "È possibile raggiungere il lavoro, la scuola, la spesa, un parco, il medico e gli amici senza dover organizzare l'intera giornata in funzione dell'auto?"

Per molti residenti giapponesi, la risposta è sì. Abbiamo parlato con loro e con esperti di pianificazione urbana per capire come il Paese progetta città funzionali e quali sono le regole che le rendono così piacevoli da vivere.

1. Costruire città attorno alla vita quotidiana

Gran parte della vita quotidiana in Giappone si svolge negli shotengai (vie commerciali coperte fiancheggiate da attività indipendenti i cui proprietari spesso vivono sopra i propri negozi). "Un fruttivendolo, una vecchia caffetteria, una clinica, un negozio "tutto a 100 yen" e diversi ristoranti si trovano tutti all'interno di pochi isolati coperti", afferma Grisdale.

Fare la spesa era una seccatura che l'americano Patrick Lydon temeva quando viveva negli Stati Uniti. Dopo essersi trasferito in un moderno quartiere di Osaka, lui e sua moglie hanno scambiato le loro auto con le biciclette, mentre una casa più piccola e un frigorifero minuscolo significavano dover fare la spesa più spesso.

"In qualche modo, l'esperienza è davvero piacevole", afferma Lydon, autore di The Possible City, una serie di saggi illustrati che analizzano la vita in Giappone e Corea. "Fare la spesa può trasformarsi da una semplice commissione in un'esperienza sociale quotidiana che ti connette al quartiere. Tutti, dai bambini agli anziani, percorrono quella strada a piedi ogni giorno."

È un concetto difficile da replicare altrove, ma Lydon lo paragona a ciò che rendeva così speciali le vecchie vie principali americane. Progettare pensando alle persone ripaga. "L'odore delle crocchette fritte che si diffonde per le strade, i piccoli negozi gestiti dai proprietari degli edifici, la facilità di accesso ai mezzi pubblici, un senso di sicurezza e di comunità per tutte le età... è difficile descrivere a parole quanto tutto questo funzioni bene."

Le città giapponesi sono progettate in modo che i veicoli si adattino alle strade, e non viceversa, con furgoni compatti per le consegne e minuscoli kei truck che si muovono su corsie a misura d'uomo. "Le strade cittadine in Giappone spesso funzionano come spazi condivisi in cui pedoni, biciclette e veicoli possono coesistere", afferma Aguillard. "Anziché creare caos, si crea una splendida danza di attività."

2. Progettare trasporti accessibili a tutti

I sistemi di trasporto pubblico giapponesi sono rinomati per la loro affidabilità, sicurezza e pulizia. "L'incredibile rete di trasporti pubblici ti porta ovunque", afferma Keiko Ota, responsabile delle operazioni regionali di G Adventures , che vive a Tokyo da oltre un decennio. "Non ho la patente, ma mi sento comunque completamente libera di andare ovunque."

Grisdale apprezza il fatto che in Giappone i trasporti pubblici siano efficienti e che non debba pianificare i suoi spostamenti in anticipo come accade in altri Paesi. "Venendo dal Canada, trovo ancora strano poter arrivare in quasi qualsiasi stazione [in Giappone] e raggiungere la mia destinazione in treno o in autobus, puntualmente e senza prenotazioni", ha affermato. "Gli ascensori sono raramente fuori servizio e, quando uno non funziona, c'è sempre un piano B: il personale porta un montascale portatile invece di dirmi che non si può fare".

La sua esperienza riflette un processo di ammodernamento nazionale durato vent'anni, successivo all'entrata in vigore della legge giapponese "Senza barriere" del 2006. Entro il 2020, oltre nove stazioni su dieci ad alta frequentazione avevano eliminato la necessità di salire le scale, grazie all'installazione di ascensori in migliaia di stazioni in tutto il paese.

Tokyo è incredibilmente frenetica, ma le persone pensano istintivamente a come le loro azioni influenzano gli altri – Masato Kominami

A Tokyo, Grisdale ha constatato che la città è ancora attenta ai feedback attivi e continui. Quando le fioriere del parco vicino a casa sua erano troppo vicine tra loro per consentire il passaggio della sua sedia a rotelle, Grisdale lo ha segnalato all'ufficio parchi. Nel giro di pochi giorni, degli adesivi hanno ricordato al personale di lasciare spazio sufficiente per il passaggio delle persone in sedia a rotelle.

L'approccio giapponese all'accessibilità ha influenzato le città ben oltre i suoi confini. La pavimentazione rialzata gialla, utilizzata dai pedoni ipovedenti in tutto il mondo, fu inventata dall'ingegnere giapponese Seiichi Miyake nel 1967 per aiutare un amico che stava perdendo la vista. Nel giro di un decennio, divenne obbligatoria nelle stazioni ferroviarie nazionali del paese. "Il Giappone l'ha resa accessibile a tutti", afferma Grisdale.

3. Preservare il senso del luogo

Nonostante i suoi famosi treni ad alta velocità e i vivaci centri urbani, il Giappone apprezza anche la pazienza, la continuità e il rispetto per la tradizione.

Quando Lydon registrò la sua residenza a Osaka, l'impiegato dell'ufficio distrettuale tirò fuori un enorme atlante stradale, cancellò il nome del precedente occupante e scrisse il suo a matita. "Da persona cresciuta lavorando nelle aziende tecnologiche della Silicon Valley, sono rimasto sbalordito", ha detto. "In Giappone, spesso non si sostituiscono i sistemi solo perché esistono tecnologie più recenti. Se qualcosa funziona ancora in modo affidabile, c'è meno pressione per reinventarlo."

Quella pazienza si riflette anche nel paesaggio, dove alberi secolari sopravvivono in quartieri ordinari e persino nelle stazioni ferroviarie, come l' albero di canfora di 700 anni che cresce direttamente attraverso il tetto della stazione di Kayashima, vicino a Osaka.

"Vivere in Giappone mi ha fatto notare quanto spesso gli alberi secolari vengano considerati qualcosa da preservare piuttosto che da abbattere", ha affermato Lydon. "Che sia per tradizione shintoista o semplicemente per affetto delle persone, il risultato è sorprendente. C'è una bella differenza tra costruire infrastrutture sopra un luogo e costruirle in armonia con il luogo stesso."

Anche nei quartieri commerciali più trafficati, la vita quotidiana è intessuta nel tessuto urbano. "Vedi persone che si affrettano verso le riunioni, poi giri l'angolo e ti imbatti in un piccolo santuario che esiste da generazioni, o in un minuscolo ristorante dove il proprietario sembra conoscere ogni cliente abituale per nome", racconta Masato Kominami, direttore generale dell'1 Hotel Tokyo , che passeggia per il quartiere di Akasaka quasi ogni giorno. "Nel bel mezzo di una giornata lavorativa frenetica, senti il ​​canto degli uccelli, noti come cambia la luce tra gli alberi o percepisci i profumi della stagione."

4. Mantenere un comportamento adeguato negli spazi condivisi

Le infrastrutture a misura d'uomo raccontano solo una parte della storia; anche le persone che vivono nelle città giapponesi creano le condizioni per prosperare. "Tokyo è incredibilmente frenetica, ma le persone pensano istintivamente a come le loro azioni influenzano gli altri", ha affermato Kominami. "Non è un argomento di cui si parla molto; è semplicemente parte della vita quotidiana."

Grisdale fa affidamento su questa collaborazione e, dopo quasi vent'anni trascorsi qui, la considera alla pari di qualsiasi opera realizzata da un ente governativo. "Le buone maniere contano tanto quanto le infrastrutture", ha affermato. "Le persone fanno la fila sui binari, mantengono i treni silenziosi e cedono i posti e lo spazio riservato senza che venga loro chiesto. In una città di queste dimensioni, questo contribuisce a mantenere la tranquillità quotidiana per tutti."

A Osaka, Lydon si è sentito trasformato dal modo in cui il Giappone vive, con la sua consapevolezza e considerazione per gli altri. "Che si tratti di mettersi in fila per il treno, parlare a bassa voce in pubblico, non gettare rifiuti per terra, separare i materiali riciclabili o dire ' itadakimasu ' ("Accetto umilmente") prima di un pasto, molte abitudini quotidiane ti ricordano che fai parte di qualcosa di più grande di te stesso", ha affermato. "Forse non è una formula magica per risolvere tutti i mali del mondo, ma personalmente mi ha aiutato ad avvicinarmi alla gentilezza, alla bellezza e alla pace."

(Lindsey Galloway su BBC del 06/08/2026)

7 AGOSTO 2026

Tossicodipendenza in Usa. Le persone non vogliono essere curate

· di Redazione
Vitaly Gariev - Unsplash
Foto: Vitaly Gariev — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Perché milioni di persone che ritengono di aver bisogno di cure non le desiderano: uno sguardo ai risultati dello studio NSDUH.

Questa settimana, analizzo nel dettaglio i risultati del rapporto relativi al trattamento dei tossicodipendenti: il numero di persone che lo hanno ricevuto, il numero di persone a cui è stata diagnosticata una dipendenza e il numero di persone che, pur avendone bisogno, non lo hanno ricevuto. E, soprattutto, i motivi per cui non lo hanno ricevuto.

Prima di entrare nel dettaglio, vorrei chiarire quello che definisco il concetto convenzionale di "divario terapeutico" e ciò che, a mio avviso, tralascia o elude.

Nel mondo delle politiche sulle droghe e delle dipendenze si parla molto di un "sistema di trattamento fallimentare". Sentirete spesso dire che questo sistema fallimentare crea un "divario terapeutico". In realtà, significa solo che molte persone hanno bisogno di aiuto ma non lo ricevono. In questo contesto, sento citare spesso una statistica: circa 9 persone su 10 a cui viene diagnosticato un disturbo da uso di sostanze (SUD) non ricevono un trattamento. Da qui, la storia del "divario terapeutico" accelera e passa direttamente a "aumentare l'accesso", un altro slogan che si sente ovunque. Accesso. Accesso. Abbiamo bisogno di più accesso. Lo dicono tutti.

In alcune aree, come la buprenorfina per la dipendenza da oppioidi, l'accesso è stato notevolmente ampliato, ma ciò non ha portato a un aumento del numero di persone che si recano in clinica per ottenere il farmaco. Nonostante i farmaci siano il trattamento migliore, oltre l'80% Circa 3,4 milioni di persone con dipendenza da oppioidi non hanno ricevuto alcun trattamento farmacologico. Sebbene la situazione presenti diverse complicazioni, ampliare l'accesso alle cure non significa automaticamente che un maggior numero di persone vi acceda .

Allargando lo sguardo: quasi 38 milioni di persone con una diagnosi di dipendenza non hanno ricevuto un trattamento nel 2025. Ma è un errore attribuire questo numero impressionante a un problema di accesso. Forse vorremmo che fosse un problema di accesso. Se lo fosse, la soluzione sarebbe molto più semplice.

Cosa sta succedendo a decine di milioni di persone che presumibilmente avrebbero bisogno di cure ma non le hanno ricevute? Chi sono? Qual è il loro problema? Cosa sappiamo e cosa non sappiamo? E si tratta di un problema esclusivo delle dipendenze?

Ecco cosa sappiamo dallo studio NSDUH: questa enorme fetta di persone non riceve cure perché pensa di non averne bisogno.

Vale la pena ripeterlo: non pensano di averne bisogno!

Circa il 94% (~35 milioni) rientra in questa categoria. Si tratta di un gruppo enorme di persone che non hanno cercato cure né credevano di averne bisogno.

Questo solleva una serie di domande e problemi complessi. Tendo ad analizzare le cose attraverso una lente materialista, il che significa che penso alla struttura. E questo modo di pensare crea una tendenza – o un pregiudizio – a concentrarsi sulle barriere strutturali, come quelle economiche e i costi. Ma il problema del trattamento delle dipendenze presentato in NSDUH non è in realtà di natura strutturale o materiale. Costi, assicurazione, stigma riguardo alle conseguenze sulla vita o sul lavoro: tutto ciò è importante, ma si colloca ben al di sotto di quello che sembra essere un blocco psicologico e motivazionale di base.

Ora, non credo che dobbiamo semplicemente scuotere quasi 40 milioni di persone dal loro stato di negazione. Non penso che la negazione comune sia il problema principale. Sì, dipendenza e negazione vanno di pari passo. Ma non credo che tutte le persone in questa situazione siano illuse sulla propria vita e non riescano a vedere cosa sta succedendo. È possibile che non si tratti di autoinganno, ma di un'accurata autovalutazione dei propri bisogni.

Cercherò quindi di analizzare la questione nel modo più sistematico possibile, con le poche informazioni a nostra disposizione, riguardo ai motivi per cui le persone pensano di non aver bisogno di aiuto.

Innanzitutto, ecco una ripartizione per età di coloro che hanno effettivamente ricevuto un trattamento. Il gruppo più numeroso è quello dei giovani (dai 12 ai 17 anni), seguito dagli adulti (dai 26 anni in su). Credo che questo sia logico: gli adolescenti vengono scoperti a fare uso di droghe dai consulenti scolastici e dai genitori, che possono imporre un trattamento. Gli adulti più anziani, invece, hanno avuto più tempo per accumulare conseguenze (perdita del lavoro, problemi di salute, pressioni familiari, assicurazione e stabilità finanziaria) che alla fine li spingono verso un trattamento.

Ora, vediamo chi ha più bisogno di cure. È lo stesso gruppo che ne ha ricevute di meno. Quel fastidioso gruppo tra i 18 e i 25 anni.

I giovani tra i 18 e i 25 anni si trovano in una fase particolare della vita. Non sono più bambini, ma non sono ancora del tutto adulti. Hanno superato la fase della rigida supervisione genitoriale e delle pressioni scolastiche. Tuttavia, non hanno ancora le basi della vita adulta, come un'assicurazione sanitaria aziendale, una famiglia a carico e le conseguenze concrete delle proprie azioni. Questa è anche la fascia d'età che sta ancora sperimentando e imparando a diventare adulta. Alcuni in questa fascia d'età potrebbero considerare normale l'uso massiccio di droghe. Non viene percepito come una dipendenza, anche se ne soddisfa alcuni criteri. Potrebbe essere una fase temporanea della giovane età adulta, piuttosto che un problema da affrontare. A quest'età c'è ancora molto tempo e flessibilità per cambiare le cose.

Molte persone, con l'età, superano o abbandonano gradualmente i comportamenti di dipendenza senza bisogno di alcun trattamento o aiuto.

Tuttavia, è proprio in questa fase giovanile e impressionabile che la dipendenza può davvero radicarsi. Quindi non è giusto liquidare questo gruppo come se non avesse bisogno di aiuto. Ma d'altra parte, questo gruppo di giovani adulti non rappresenta nemmeno lontanamente i 38 milioni di persone che pensano di non aver bisogno di cure.

Penso che, in parte, il problema risieda nell'immagine e nella percezione che si ha del trattamento.

Le persone che soddisfano i criteri per un disturbo da uso di sostanze, a cui viene detto che hanno bisogno di un trattamento, quando immaginano come sia questo trattamento, pensano: Assolutamente no! Non fa per me.

Quando la maggior parte delle persone immagina il "trattamento per la dipendenza", vede la versione popolare. Vedono ciò che viene rappresentato nei film e in TV: entrare in una struttura da qualche parte, scomparire da scuola, lavoro, amici, famiglia, qualsiasi cosa, per 30, 60 o 90 giorni, a volte anche di più. E poi, attraverso questo trattamento intensivo, interminabili ore di terapia di gruppo e test antidroga, costante elaborazione delle emozioni, controlli periodici, monitoraggio e parlare incessantemente di sé stessi, in qualche modo si emerge da tutto questo come una persona cambiata. Ma non si è guariti! Viene detto che non si guarirà mai. Quindi si intraprende una vita di mantenimento senza fine per rimanere totalmente sobri al 100%. Ora si va a più riunioni degli Alcolisti Anonimi o dei Narcotici Anonimi ogni settimana e la sobrietà è la propria vita,

È una richiesta difficile da accettare. Ma è anche irrealistica. Non è minimamente necessaria per la maggior parte delle persone. Eppure è ciò che la maggior parte di noi immagina. È una richiesta enorme. È uno sconvolgimento totale. Significa mettere in pausa tutta la propria vita, solo che non esiste un pulsante di pausa per la vita, quindi tutto continuerà ad andare avanti senza di te, il che è ancora peggio.

Se questo è l'unico modello mentale che una persona ha per "chiedere aiuto", non è difficile capire perché oltre il 90% degli adulti con una diagnosi di dipendenza concluda di non aver bisogno di aiuto. Il costo immaginario di "risolvere" il problema – che, ripeto, non credo che neghino completamente – sembra enormemente sproporzionato rispetto a quanto grave sia la situazione nella vita di tutti i giorni.

Sappiamo che la gravità conta. La probabilità di ricevere un trattamento è proporzionale alla gravità, come ci si aspetterebbe. Una persona con un disturbo grave ha circa 7 volte più probabilità di ricevere un trattamento rispetto a una persona con un disturbo lieve (28,9% contro 4,1%). Il punto importante è che il gruppo più numeroso di persone non rientra nella categoria dei casi gravi. Il gruppo più numeroso presenta una forma più lieve con meno sintomi. Si tratta di un numero più che doppio rispetto alla somma dei gruppi con disturbi moderati e gravi. Le persone con un disturbo lieve non necessitano di queste cure intensive. Ma è così che interpretano il termine "aiuto".

Una delle ironie di tutta questa situazione è che la riabilitazione in regime di ricovero è in realtà in declino. La consulenza ambulatoriale (4,4 milioni di persone), la telemedicina (3,6 milioni) e i farmaci per la dipendenza da oppioidi o alcol che si assumono a casa mentre si svolge la vita normale, superano di gran lunga i ricoveri in regime di ricovero (2,2 milioni).

Ma non credo che la maggior parte delle persone lo abbia ancora capito. L'immagine del trattamento è ancorata al passato. Il modo in cui viene rappresentato nella cultura popolare è di scarso aiuto. È quasi sempre iperbolico e ridicolo e alimenta questa errata percezione che la dipendenza sia un grave attacco di follia che richiede il ricovero in un istituto. Quindi chi ha un caso più lieve probabilmente non ha idea che ci siano cose che potrebbe fare per migliorare la propria situazione. Ma sentono le parole "dipendenza", "disturbo da uso di sostanze" e "trattamento" e, giustamente, si spaventano.

Oggigiorno, la maggior parte dei "trattamenti" non sembra affatto un modo per lasciarsi la propria vita alle spalle. Sembra piuttosto un appuntamento settimanale o mensile, il ritiro di una ricetta e via. È come quello che faccio io: vado da un terapeuta (che non è specializzato nemmeno nel trattamento delle dipendenze) e parliamo.

(Zachary Siegel)

6 AGOSTO 2026

Riforma del controllo internazionale delle droghe: il sistema ONU regge ancora?

· di Redazione

Il sistema internazionale di controllo delle droghe, fondato su tre convenzioni ONU adottate nel 1961, 1971 e 1988, mostra crepe sempre più evidenti. Un'analisi pubblicata su EJIL: Talk!, il blog accademico del European Journal of International Law, affronta il tema con una domanda di fondo: questo quadro normativo è ancora adeguato agli obiettivi che si propone?

Il nodo centrale è la tensione crescente tra l'impostazione proibizionista delle convenzioni e le politiche nazionali che un numero sempre maggiore di paesi ha adottato, scegliendo la via della legalizzazione o della depenalizzazione di alcune sostanze — a cominciare dalla cannabis. Paesi come Uruguay e Canada, e numerosi stati degli USA, hanno costruito mercati regolamentati per uso non medico della cannabis, in aperta contraddizione con gli obblighi sanciti dalla Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, che classifica ancora la sostanza tra quelle sottoposte ai controlli più severi.

Lo studio mette a fuoco le possibili strade per riformare il sistema, senza necessariamente demolirlo. Tra le opzioni analizzate: emendamenti formali alle convenzioni esistenti, l'introduzione di deroghe che consentano margini di flessibilità ai singoli stati, oppure l'adozione di nuovi strumenti giuridici internazionali in grado di affiancare o sostituire il quadro attuale. Nessuna di queste strade è priva di ostacoli politici e giuridici, ma il dibattito accademico le considera ormai non più rinviabili.

Un elemento ricorrente nell'analisi è il contrasto tra le norme internazionali vigenti e le evidenze scientifiche sull'efficacia reale delle politiche repressive sulle droghe. Decenni di applicazione del regime proibizionista non hanno prodotto la riduzione attesa del consumo e del traffico illecito, mentre hanno generato costi rilevanti sul piano dei diritti umani e della salute pubblica. La ricerca scientifica segnala da tempo l'efficacia di approcci alternativi — dalla riduzione del danno alla regolamentazione controllata — che l'attuale architettura delle convenzioni ONU tende a rendere giuridicamente problematici.

Il tema è oggi al centro del dibattito istituzionale. Nella sessione del 2025 della Commissione ONU sugli stupefacenti (CND), la Colombia ha presentato una risoluzione storica — poi approvata come Risoluzione 68/6 — che istituisce un gruppo indipendente di esperti con il mandato di valutare il funzionamento del sistema internazionale di controllo delle droghe e formulare raccomandazioni per una sua più efficace attuazione. I risultati del panel saranno presentati alle sessioni CND del 2026 e del 2027.

Il quadro normativo internazionale, costruito in un'epoca molto diversa dall'attuale, si trova così di fronte a una sfida di adeguamento che coinvolge diritto, scienza e politica insieme.

6 AGOSTO 2026

Dopo Ceuta, l'Europa è di nuovo impantanata nel caos migratorio che essa stessa ha creato

· di Redazione

L'Europa è nuovamente coinvolta in un acceso dibattito sull'immigrazione.

Il 4 agosto 2026, i ministri degli Interni europei si sono riuniti per una riunione di crisi a livello UE sulle frontiere. Ciò ha fatto seguito a giorni di accuse, recriminazioni e scontri interni tra gli Stati membri dell'UE in merito a un incidente in cui circa 70.000 persone hanno attraversato il confine dal Marocco alla piccola enclave spagnola di Ceuta, sulla costa nordafricana.

Molti hanno nuotato per diverse miglia nel Mediterraneo per evitare la barriera di confine pesantemente fortificata, lasciando 88 persone annegate in sole 48 ore. Mentre la polizia spagnola ha scortato la maggior parte delle persone in Marocco con l'aiuto delle autorità marocchine, l'estrema destra europea si è subito aggrappata all'episodio per alimentare ulteriormente le sue politiche anti-immigrazione.

Sebbene non sia la prima volta che migliaia di migranti attraversano il confine per raggiungere Ceuta, l'evento ha scatenato una nuova crisi diplomatica nell'Unione Europea, che ricorda la "crisi " del 2015, quando la migrazione minacciò di destabilizzare il blocco. Come nel caso precedente, quest'ultimo episodio non è stato semplicemente il risultato di disinformazione o di un grande afflusso di persone in cerca di sicurezza in Europa, ma il riflesso di disaccordi e mancanza di azione coordinata a Bruxelles.

Cosa spiega l'improvviso aumento dei flussi migratori della scorsa settimana?

I marocchini, soprattutto nel nord, provano da tempo malcontento per la disparità tra le loro comunità locali e le enclavi spagnole che distano solo pochi chilometri. Molti citano la mancanza di lavoro o di opportunità educative come motivi per emigrare. Il PIL pro capite in Marocco era di soli 4.153 dollari nel 2024, contro i 26.774 dollari di Ceuta . Questa disuguaglianza ha spinto alcune "mule" marocchine a trasportare merci sulla schiena per venderle a Ceuta, in condizioni pericolose e persino mortali.

In circostanze normali, diverse migliaia di migranti attraversano ogni anno il confine senza documenti per raggiungere le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. Da gennaio ad aprile 2026, 2.582 persone hanno attraversato il confine per raggiungere Ceuta e circa 1.000 hanno richiesto asilo .

Gli osservatori hanno avanzato varie teorie per spiegare l'impennata di quel numero la scorsa settimana.

Pedro Sánchez, il primo ministro spagnolo, ha accusato i gruppi di trafficanti di aver diffuso online voci infondate su una recente sentenza della Corte Suprema che impedirebbe alla Spagna di rimpatriare i migranti giunti via mare. Intervistati dai giornalisti, molti migranti hanno affermato che i post sui social media avevano alimentato la speranza di poter raggiungere Ceuta a nuoto e, in seguito, l'Europa in cerca di lavoro e di una vita migliore.

La sentenza del tribunale spagnolo si è confrontata con una questione giuridica complessa: come e quando i migranti possono richiedere asilo una volta giunti alle frontiere spagnole? La questione riecheggia i dibattiti affrontati dalla Corte Suprema degli Stati Uniti a giugno, quando ha appoggiato i respingimenti dell'amministrazione Trump al confine meridionale degli Stati Uniti, sostenendo che i migranti non potevano richiedere asilo perché, tecnicamente, non avevano ancora attraversato il confine con gli Stati Uniti. Naturalmente, non si trovavano negli Stati Uniti perché erano stati respinti dalle guardie di frontiera.

La decisione spagnola è stata più circoscritta : ha stabilito che i migranti non possono essere respinti se arrivano via mare, poiché non vi sono elementi fisici a delimitare il confine marittimo. Se il governo avesse installato un muro galleggiante estendendo la recinzione di confine di Ceuta in mare, come ha poi fatto , allora i respingimenti sarebbero stati legali.

Ciononostante, la polizia spagnola ha scortato quasi tutti i migranti in Marocco, consentendo solo ad alcuni individui di nazionalità non marocchina di richiedere asilo e ad alcuni minori marocchini non accompagnati di rimanere nel paese.

Gli interessi del Marocco

Ceuta, insieme a Melilla, è sotto il controllo spagnolo da quattro secoli, sebbene il Marocco consideri le enclavi territorio marocchino occupato.

A partire dagli anni '90 e in misura crescente nel corso degli anni 2000, la Spagna ha adottato misure per rafforzare le fortificazioni di confine tra le enclavi e il Marocco, principalmente per timore che i migranti provenienti dall'Africa subsahariana potessero attraversare il confine verso Melilla o Ceuta diretti verso l'Europa continentale.

Il Marocco ha ampiamente collaborato con l'UE per bloccare la migrazione in cambio di ingenti incentivi finanziari e vantaggi diplomatici, sebbene tale rapporto abbia subito una breve battuta d'arresto nel 2021 a causa di questioni relative al territorio del Sahara Occidentale occupato dal Marocco.

In risposta alla decisione della Spagna, presa quello stesso anno, di consentire le cure mediche al leader del Fronte Polisario del Sahara Occidentale, un gruppo indipendentista fuorilegge, le guardie di frontiera marocchine permisero a circa 12.000 persone di attraversare il confine e raggiungere Ceuta in due giorni. La disputa si risolse solo dopo che Sánchez fece delle aperture al Marocco , riconoscendone la sovranità sul territorio.

Anche questa volta, è altrettanto improbabile che decine di migliaia di persone sarebbero riuscite ad attraversare il confine senza la complicità delle guardie di frontiera marocchine. Ciò ha indotto alcuni osservatori a ipotizzare che l'episodio fosse ancora una volta una rappresaglia marocchina contro la posizione spagnola sulla questione del Sahara Occidentale. Il primo ministro spagnolo aveva visitato l'Algeria, principale sostenitore politico e finanziario del Fronte Polisario, pochi giorni prima dell'episodio di Ceuta.

Il paradigma post-2015

Gli eventi di luglio chiariscono inoltre che l'UE opera nella lunga ombra della "crisi " migratoria del 2015, quando oltre un milione di persone arrivarono in Grecia e in Italia, rispettivamente dalla Turchia e dal Nord Africa.

Alcuni paesi hanno sospeso l'area Schengen, che consente la libera circolazione interna di merci e persone tra 29 paesi europei, e hanno ripristinato i controlli alle frontiere. Il Consiglio europeo ha adottato un sistema di quote obbligatorie per ripartire in modo più equo l'onere dei rifugiati tra tutti gli Stati membri, ma l'iniziativa è fallita tra aspre polemiche e accuse reciproche quando Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca si sono rifiutate di parteciparvi.

Per anni, la legislazione per riformare la politica migratoria dell'UE è rimasta bloccata a Bruxelles, lasciando all'UE un unico strumento politico principale: gli aiuti per la gestione dei flussi migratori. L'UE ha investito quasi 6 miliardi di dollari (oltre 5 miliardi di euro) in aiuti esteri a paesi come il Marocco per affrontare le "cause profonde della migrazione", ma questi aiuti non hanno fermato i flussi migratori. Al contrario, come dimostra il nostro nuovo libro " Aiding Autocrats " (Aiutare gli autocrati), gli aiuti europei alla migrazione hanno rafforzato i leader autoritari e rischiano di portare a una maggiore repressione.

Sebbene il Marocco sia spesso considerato da Europa e Stati Uniti un partner nordafricano stabile e affidabile, i marocchini si trovano ad affrontare un governo spesso repressivo e indifferente, che non è riuscito a dare risposta alle preoccupazioni economiche dei suoi cittadini. Nel corso dell'ultimo decennio, il governo ha represso violentemente le proteste popolari incentrate su rivendicazioni economiche e politiche, come la lotta alla disoccupazione e la riduzione della corruzione. Queste manifestazioni sono state particolarmente intense nel nord del Paese, vicino a Ceuta.

Nel 2024, dopo anni di tentativi, l'UE ha finalmente concordato un piano di immigrazione continentale molto più rigoroso, contribuendo a consolidare la svolta a destra del blocco. Il Patto UE su migrazione e asilo , che prevede espulsioni più rapide e minori diritti di ricorso per i richiedenti asilo, è entrato in vigore nel giugno 2026.

Impatto in tutta Europa

La premier italiana Giorgia Meloni, forse la principale esponente dell'ala più conservatrice dell'UE in materia di restrizioni all'immigrazione, si è aggrappata all'episodio di Ceuta. Ha affermato che "l'immigrazione clandestina incontrollata rappresenta una vera minaccia per la sicurezza delle frontiere europee". L'Italia, insieme a Finlandia, Austria, Svezia, Danimarca e Repubblica Ceca, ha chiesto la sospensione della Spagna dall'area Schengen. La Meloni ha anche reintrodotto i controlli alle frontiere con la Spagna, nonostante Ceuta non faccia parte della zona di libera circolazione e Spagna e Italia non condividano un confine terrestre.

Il vertice di emergenza del 4 agosto ha proseguito sulla falsariga della crisi politica del 2015, a seguito della quale l'UE ha tenuto più di 20 vertici sulla migrazione, nel tentativo di indurre gli Stati membri ad azioni coordinate.

In vista dell'ultimo vertice, i leader europei hanno sostenuto che il piano spagnolo di fornire permessi di soggiorno e di lavoro a 500.000 migranti senza documenti avesse incentivato l'improvviso aumento degli arrivi della scorsa settimana.

Ciò, tuttavia, andrebbe controcorrente rispetto ai precedenti storici. Sia l'Italia che la Grecia hanno condotto importanti campagne per regolarizzare la posizione dei migranti irregolari negli anni '90 e 2000, e i ricercatori non hanno trovato alcuna prova che i cosiddetti processi di regolarizzazione abbiano portato a un aumento dell'immigrazione clandestina. Anche il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan ha supervisionato un programma di amnistia che ha regolarizzato quasi 3 milioni di persone nel 1986 e ha ridotto il numero di migranti irregolari per i decenni successivi.

In seguito al vertice UE, gli Stati membri sembravano essersi placati e la Commissione europea ha promesso di raddoppiare i finanziamenti per la sicurezza delle frontiere, la cooperazione con i governi africani e l'aumento delle espulsioni.

Realisticamente, tuttavia, finché l'Europa continuerà a utilizzare gli aiuti per rafforzare la sicurezza delle frontiere senza affrontare i problemi di fondo come le disparità economiche e la cattiva governance nei paesi limitrofi, è probabile che si verifichino più episodi di migrazione improvvisa, caotica e su larga scala, non meno.

(Kelsey Norman - Ricercatore per il Medio Oriente presso il Baker Institute for Public Policy della Rice University -, Nicholas R. Micinski - Professore assistente di Diritti umani e relazioni culturali, Scuola di servizio internazionale dell'Università americana - su The Conversation del 05/08/2026)

6 AGOSTO 2026

Giustizia e giustizialismo in Parlamento. Poi dicono che le  persone non vanno più a votare….

· di Vincenzo Donvito Maxia
Vittoriochichia - Wikimedia
Foto: Vittoriochichia — Wikimedia (CC0)

Vigente il principio costituzionale dell’immunità parlamentare, inclusa l'inviolabilità della corrispondenza dei parlamentari, a tutela di indipendenza e libertà del Parlamento, le pretese di conoscere i contenuti delle chat tra l’ex-sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, ed un suo sodale, non sono legittime. E le richieste di obbligo a renderle pubbliche sono financo ridicole, oltreché tragiche.

Questo nulla toglie al fatto che il nostro deputato, che condivideva un ristorante di un signore già accusato di riciclare (coi suoi ristoranti) soldi di provenienza criminale, sia un fatto grave. Ma è un fatto grave che Parlamento e Giustizia devono affrontare nel rispetto delle regole che ci siamo dati a garanzia del nostro sistema. Le regole non vanno bene? Allora che le si cambino, per tutti!

Certo, Delmastro potrebbe chiedere che tutto sia reso pubblico, ma spetta solo a lui decidere. Chi pensa male nei suoi confronti può solo farsi forte di questo arroccamento del parlamentare sui suoi diritti, ma non accusare di aver violato una qualche legge.

Di conseguenza, la “caciara” a cui stiamo assistendo in questi giorni in Parlamento e fuori, è solo pretestuosa. Sia nella pretesa di pubblicità di queste chat che nella difesa dell’immunità parlamentare. In entrambi i casi abbiamo assistito a cose ingiustificate, dall'occupazione delle sedi parlamentari alle menzogne dei difensori di Delmastro che hanno accusato le precedenti istituzioni di aver favorito, con provvedimenti ad hoc, la liberazione di mafiosi dalle carceri.

Uno spettacolo che, purtroppo, non si limita al momento dello show, ma che incide profondamente sulla credibilità di istituzioni e loro rappresentanti.

Poi dicono che le persone non vanno più a votare…. Chissà se questo interessa ai nostri rappresentanti in Parlamento e alla miriade di commentatori che si prestano, con la medesima caciara, ad alimentare ed esasperare le fazioni.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

6 AGOSTO 2026

Firenze Montedomini. Difficile far finta di nulla

· di Stefano Fabbri

Dopo giorni di colpi di scena, polemiche e riunioni sulla vicenda Montedomini, c’è da interrogarsi su cosa resti di queste settimane convulse, in attesa che si consumi il periodo delle ferie con il suo temporaneo effetto-oblio.

Di sicuro, a meno di clamorose sorprese, sulla sorte del benemerito e longevo ente presieduto da Maurizio Frittelli e sulla decisione di consentire l’utilizzo di parte del proprio patrimonio immobiliare nel settore degli affitti turistici, il prossimo appuntamento istituzionale è la seduta straordinaria del Consiglio comunale che si terrà non prima della fine del mese.

Ma non è detto che il generale Agosto riesca nella sua specialità strategica di raffreddare (anche se il verbo non è il più adatto) la querelle.

Far finta che non sia accaduto niente sarà comunque difficile.

Perché su una questione eminentemente politica nel senso più nobile e concreto, cioè delle scelte che riguardano i cittadini, sembra non esserci interesse a misurarsi da parte di chi gestisce la cosa pubblica. Il punto massimo finora esigibile pare l’annuncio di nuove regole, senza peraltro alcuna analisi — ad eccezione di quella contabile — e senza nessuna riflessione autocritica sul perché serva una svolta.


Decidere di lasciare che alcuni appartamenti di Montedomini siano usati a scopo turistico per far cassa, peraltro poca di fronte ai guadagni di chi si è aggiudicato i bandi, è il punto cruciale, politico, che rischia di restare irrisolto e semisepolto dal tentativo di spostarlo su altri terreni. Quello giudiziario, tra esposti e annunci di querele, in caso di archiviazione rischia di autorizzare a buttare via il bambino della questione politica con l’acqua sporca dell’assenza di reati.

E anche l’eventuale emergere della violazione di norme non basterebbe a sciogliere il nodo.

Così come non lo può fare il tentativo di camuffare quello che sempre più appare un passo falso della giunta e dei suoi nominati alla guida di Montedomini con l’idea di una diabolica congiura del centrodestra contro le politiche varate da Sara Funaro per regolamentare gli affitti turistici brevi. La questione è emersa solo grazie a cittadini e comitati difficilmente ascrivibili a quell’area.

Così come è banale che una parte politica cerchi di usare a proprio vantaggio le difficoltà degli avversari.


Sfrondata da scorciatoie senza uscita, orpelli dialettici e stupori infantili, la questione centrale resta dunque nella sua nudità: in nome di quale politica è stata compiuta quella scelta? E con quale grado di trasparenza, non formale ma quella dovuta ai cittadini e che è stata insufficiente se hanno un senso le parole del segretario della Fiom Daniele Calosi su una giunta che, nonostante il frequente uso del verbo, non riesce ad ascoltare?
Forse il governo di Firenze e le forze che lo sostengono, pur agitate dall’accaduto, non possono rispondere senza rischiare la stabilità della propria maggioranza.

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 06/08/2026)

6 AGOSTO 2026

OpenAI / Hugging Face: l'attacco hacker che ha fatto tremare il mondo era davvero così clamoroso e pericoloso?

· di Marco Solferini
Visual Content - Openverse
Foto: Visual Content — Openverse (CC BY 2.0)

Premessa

Il 21 luglio è esplosa la notizia che un’AI avanzata, in fase di addestramento presso il noto colosso OpenAI, avrebbe sferrato un attacco hacker a un'altra società riuscendo a prenderne il controllo. Il modello sarebbe evaso dal sistema di contenimento informatico (sandbox) all'interno del quale venivano eseguiti i test per poi attaccare i server di una terza azienda: un successo che ha mandato in tilt l'immaginazione collettiva sul tema della sicurezza violata.

Nelle 48 ore successive si sono rincorsi svariati resoconti. Alcuni, ispirati da una logica di interventismo nella sicurezza, non sembrano aver interpretato correttamente i fatti; al contrario, hanno dimostrato la volontà di esagerare per sfruttare il panico legato all'Intelligenza Artificiale, arrivando a colpevolizzare in maniera inquisitoria e indiscriminata tutti i protagonisti della vicenda. L'accaduto è stato così trasformato nell'ennesimo campanello d'allarme prima dell'ormai profetizzato "punto di non ritorno".

Senza tralasciare — con realismo e razionalità — che i fatti sono indubbiamente interessanti e meritevoli di essere studiati con metodo scientifico, propongo alcune riflessioni per capire cosa sia realmente successo e se si sia trattato davvero di qualcosa di così incredibile o ingestibile come i soliti "guru" della sicurezza anti-AI si sono affrettati a dichiarare. Spesso, infatti, dietro un simile eccesso di allarmismo si cela la volontà di promuovere se stessi anziché denunciare un reale pericolo.

Ha fatto molto scalpore e ha scatenato una serie di commenti — più emotivi che informati — il cosiddetto incidente AI/Hugging Face.

Una parte significativa dei media sembra aver rincorso la massa di utenti che, sulle piattaforme social, riportava la medesima notizia: un'AI avrebbe preso il controllo e sferrato un attacco hacker per accaparrarsi informazioni privilegiate. Sembra la trama di un film di Hollywood (e nemmeno troppo innovativa, a dire il vero).

Due modelli linguistici di OpenAI — uno della classe GPT e un altro non ancora rilasciato al pubblico, in fase di pre-release e testing — sarebbero riusciti a uscire dall'area protetta e confinata (ovvero priva di accesso a internet, una sandbox). In tale ambiente i modelli venivano addestrati allo scopo di infiltrarsi nella libreria di applicazioni di Hugging Face, piattaforma impiegata per l'addestramento di modelli AI nonché deposito di codici e dataset.

Il 28 luglio le società coinvolte hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche del tutto in linea con la trasparenza necessaria a collaborare ed approfondire i fatti. I dettagli sono consultabili direttamente dal comunicato ufficiale: OpenAI - Hugging Face Model Evaluation Security Incident.

Volendo sviluppare alcune riflessioni a margine di questo evento, parrebbe trattarsi di un caso — peraltro non del tutto nuovo — in cui un modello all'avanguardia fuoriesce in modo autonomo da un ambiente di test per introdursi nei server di un'altra azienda.

Lo scopo dell'incursione era accaparrarsi informazioni utili all'addestramento. Durante tali processi, per creare un ambiente competitivo, alle AI viene attribuito un punteggio o vengono assegnati premi di performance: più riescono a essere efficaci ed efficienti, più alta è la "ricompensa" in termini di valorizzazione del modello.

Questa dinamica di stimolazione (azione/reazione/ricompensa) ha già portato innumerevoli volte a rilevare comportamenti che, dal punto di vista umano, definiremmo decettivi, manipolativi o ingannevoli. L'AI tende a ottenere il massimo risultato utile non necessariamente attraverso vie "meritocratiche", ma ricorrendo a scappatoie. Secondo alcuni commentatori, l'intelligenza artificiale non si porrebbe il limite di ciò che è eticamente o moralmente consentito, né tanto meno di ciò che è vietato.

Al di là di questa logica di addestramento — che è solo una componente del deep learning a cui alcune Big Tech non intendono rinunciare per via dei tempi di miglioramento rapidi richiesti dal mercato —, vi è un problema prettamente umano: l'AI viene addestrata a immagine e somiglianza del suo creatore.

Gli aspetti più interessanti di questa vicenda sui quali riflettere sono tre:

1. Lo sfruttamento della vulnerabilità "zero-day"

L'AI ha sfruttato una vulnerabilità zero-day (ovvero una falla di sicurezza non ancora nota allo sviluppatore o al produttore del sistema) e il relativo exploit per eseguire azioni non previste dai progettisti.

Su questo punto mi riallaccio a quanto già trattato nel mio articolo L'AI e l'hacking: la nuova frontiera della cybersicurezza è davvero un rischio esistenziale?.

Il concetto di zero-day crea un'interessante frattura concettuale tra informatici e filosofi. Potremmo dire che una vulnerabilità zero-day non esiste finché non viene sfruttata; tuttavia, questo equivale ad applicare l'esperimento del gatto di Schrödinger all'informatica: il fatto che non si conosca l'esistenza di una falla non la rende teoricamente inesistente. È un aspetto su cui ho insistito a lungo negli ultimi tre anni. Il principio del "chiudersi in casa per impedire ai ladri di entrare" regge solo finché i ladri non trovano un varco. Il punto focale non è la robustezza della casa, ma l'esistenza del ladro e la sua intenzione di penetrare.

Se un'AI sufficientemente evoluta, creata da un'azienda leader di settore, non riuscisse a trovare una vulnerabilità zero-day per scavalcare il recinto in cui l'Uomo l'ha confinata, rimarrei deluso. È pretenzioso affermare che chiunque sappia fabbricare una bomba sia anche in grado di disinnescarla, se parliamo di esseri umani. Per un'AI, invece, il discorso cambia: se sa fare una cosa, sa anche disfarla.

Una schiera di teorici della sicurezza si è affrettata a proclamare sui social che l'accaduto fosse la "prova provata" delle loro tesi, rispolverando i soliti sermoni sulla necessità di ripartire da basi rigide. Niente di più concettualmente errato. Se si vuole capire come sta imparando a ragionare l'AI attraverso queste metodologie di apprendimento, bisogna procedere a ritroso dal punto d'arrivo, anziché guardare avanti senza aver prima analizzato il percorso compiuto.

Nella ricerca scientifica si verifica un fenomeno analogo: quando un ricercatore si accorge che i risultati attesi stanno rallentando, può scegliere se proseguire impostando quel momento come "Punto A" di ripartenza per raggiungere il "Punto B" (la scoperta) — con il rischio di avanzare lentamente e dover continuamente aggiornare il punto di partenza —, oppure tracciare una rotta diversa. Può cioè arretrare dal Punto A a un Punto B già noto, per poi imboccare una nuova direzione verso un Punto C. L'AI opera esattamente così. Per questo motivo eccelle in giochi come gli scacchi, il Go o in complessi videogame, ed è per questo che individua le vulnerabilità zero-day. Se non lo facesse, sarebbe una tecnologia ampiamente sopravvalutata.

2. Il mancato intervento dell'AI difensiva

L'AI predisposta per la difesa non è potuta intervenire in modo efficace. Quando uno o entrambi i modelli hanno "deciso" di evadere dal recinto — come i dinosauri di Jurassic Park, ricordandoci che "la vita trova sempre una via" —, il contenimento passivo non si è dimostrato una misura sufficiente.

Su questo aspetto gli esperti dell'iper-burocratizzazione e del "reset generale" hanno curiosamente sorvolato. La difesa era infatti affidata a un'ulteriore AI che è rimasta inerte: era forse bloccata dai suoi stessi protocolli di sicurezza? La situazione sfiora il parodistico: l'AI difensiva non può contrastare quella "attaccante" perché limitata dalle normative di sicurezza impostate dall'uomo.

Verrebbe da affermare che un'AI al servizio dell'uomo perda sistematicamente contro un'AI al servizio di se stessa. Ma anche qui rischieremmo di perderci in un bicchiere d'acqua. L'idea di un'"AI al servizio dell'uomo" è un'utopia linguistica, una coperta di Linus per rassicurare quel 99% di pubblico che non conosce la materia e si limita alle notizie superficiali.

Un parallelo efficace può essere tratto dal diritto di famiglia: le crisi coniugali vengono talvolta paragonate a terremoti, dopo i quali in alcuni casi si può ricostruire e in altri restano solo macerie. Per l'AI — almeno da quanto riscontro nei progetti teorici e filosofici in cui sono coinvolto — non esistono terremoti distruttivi a prescindere: se l'AI distrugge, lo fa sempre nell'ottica di ricostruire. L'AI ha compreso che per l'Uomo è talvolta preferibile una bugia che alimenta la speranza rispetto a una verità che la annienta. Pur non recependo il valore morale di questo concetto, l'intelligenza artificiale cerca di formulare risposte adeguate a tale dinamica umana. Questo è forse l'aspetto più sorprendente e trasformativo dell'attuale evoluzione dell'addestramento.

3. La dinamica dell'attacco e le reali finalità

Il tipo di attacco concepito dall'AI per aggirare i limiti della sandbox è stato peculiare. Dal fronte dell'azienda coinvolta si legge:

"Un dataset malevolo ha sfruttato due percorsi di esecuzione del codice presenti nel processo di elaborazione (un caricatore di dataset che consentiva l'esecuzione di codice remoto e una vulnerabilità di template injection nella configurazione del dataset) per eseguire codice su un worker di elaborazione. Da lì, l'attaccante ha ottenuto l'accesso a livello di nodo, ha sottratto credenziali cloud e di cluster e, nel corso di un fine settimana, si è spostato lateralmente verso diversi cluster interni."

L'aspetto più rilevante è la potenza computazionale impiegata dall'AI per compiere decine di migliaia di tentativi di intrusione (stimati in circa 17.000 dalle fonti giornalistiche).

È interessante notare che i test a cui erano sottoposti i modelli — in particolare quello in fase di pre-release — erano strutturati all'interno di una Exploit Gym, una palestra virtuale per simulazioni d'attacco. Tali ambienti assomigliano a strutture multilivello con gradi di sicurezza crescenti: immaginiamo una base militare in cui, man mano che si scende in profondità, le operazioni diventano sempre più classificate e complesse. Un'evasione in un contesto simile era davvero così imprevedibile?

Occorre ricordare che OpenAI è attualmente un partner rilevante per la difesa statunitense; è quindi ragionevole supporre che la sua mission originaria (open source e orientata al bene comune) abbia subito una stratificazione operativa. Sarebbe interessante verificare l'esistenza di specifici nulla osta di sicurezza per accedere ad aree di addestramento incentrate sulla difesa cibernetica. L'ipotesi che si trattasse di un test controllato sulla sicurezza non appare affatto remota.

Nel mondo dell'hacking e del dark web, test di questo tipo e la medesima tecnica di intrusione non costituiscono novità assolute. A fare la differenza è la straordinaria efficienza d'esecuzione dimostrata dall'AI.

L'addestramento delle AI contempla quasi certamente la possibilità che il modello riesca a evadere dalla sandbox, strumento di per sé non infallibile, specie se supportato dall'elaborazione quantistica. Grazie ai qubit, l'AI è in grado di sfruttare sovrapposizione ed entanglement quantistico per elaborare dati a velocità esponenziali.

Se le aziende volessero contenere in modo assoluto tali incidenti, applicherebbero virtual box di nuova generazione (strutture logiche a contegno infinito: superato un ostacolo ne subentra immediatamente un altro).

Molti test per le AI presentano una spiccata natura dual-use: nascono con un obiettivo chiaro ma, in base ai dati elaborati, possono essere orientati altrove. Se volessimo ipotizzare a cosa possano servire simili incursioni informatiche per l'approvvigionamento di dati, si potrebbe teorizzare un addestramento finalizzato a interagire rapidamente nel deep web, laddove è custodito oltre il 90% dei dati di internet. Ciò che vediamo durante la normale navigazione è infatti solo la punta dell'iceberg.

È su questi aspetti che i sedicenti esperti di sicurezza dovrebbero concentrare le proprie analisi e le consulenze per i policy maker, anziché cedere alla tentazione di cercare visibilità sui social con facili allarmismi.

5 AGOSTO 2026

Dalla Vlora a Ceuta: l'Europa ha dimenticato che sono persone?

· di Redazione

Trentacinque anni fa l'Europa fu teatro di una delle immagini più straordinarie della sua recente storia migratoria. L'8 agosto 1991, la Vlora — un vecchio cargo albanese — entrò nel porto di Bari con a bordo migliaia di persone ammassate su ogni centimetro disponibile della nave. Avevano attraversato l'Adriatico da un paese che stava emergendo da quasi mezzo secolo di una delle dittature comuniste più isolate d'Europa. Per molti albanesi, l'Italia — visibile attraverso gli schermi televisivi ben prima di poter essere raggiunta fisicamente — rappresentava libertà, prosperità e, soprattutto, possibilità.

L'Italia era impreparata a un arrivo di tale portata. L'Europa non aveva ancora Frontex, nessun Patto sulla migrazione e nulla che assomigliasse all'odierna architettura comune per l'asilo. Eppure, nel caos di quei giorni, il sindaco di Bari, Enrico Dalfino, pronunciò parole che sarebbero sopravvissute all'emergenza stessa: "Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro; siamo la loro unica speranza."

È quanto ricorda EUobserver in un articolo che mette a confronto quel momento storico con gli attuali arrivi di massa a Ceuta, l'enclave spagnola nel nord Africa. Lo scorso 30 luglio, decine di migliaia di persone hanno varcato la frontiera dalla parte marocchina, quasi raddoppiando la popolazione della città in poche ore. Le autorità spagnole hanno risposto dispiegando l'esercito e installando una barriera galleggiante lungo la costa.

Il dibattito europeo che ne è seguito si è concentrato quasi immediatamente non sull'emergenza umanitaria in corso, ma sull'integrità dello spazio Schengen e sul rischio che i migranti si spostassero verso il resto del continente. La Commissione europea ha respinto le richieste di sospendere la Spagna da Schengen, sottolineando che non era stato rilevato alcun movimento dei migranti verso la Spagna continentale o altri paesi UE. Ciononostante, la velocità con cui la conversazione si è spostata dal dramma umano alla questione delle frontiere è rivelatrice di una trasformazione profonda.

Non è un caso isolato: riflette una trasformazione della politica migratoria europea in corso da anni e che nel 2026 ha raggiunto una fase decisiva. Il 12 giugno scorso, meno di due mesi prima della crisi di Ceuta, è entrato in applicazione il Patto UE su migrazione e asilo, un pacchetto di dieci atti legislativi che rappresenta la revisione più sostanziale del sistema europeo dell'asilo degli ultimi anni.

EUobserver mette in guardia dal rischio di romanticizzare retrospettivamente la vicenda della Vlora come simbolo di una migrazione riuscita. L'Italia del 1991 non aprì certo le porte senza condizioni: migliaia di albanesi furono rinchiusi nello Stadio della Vittoria di Bari in condizioni durissime, ci furono scontri e alla fine rimpatri di massa. Le parole del sindaco Dalfino non vanno dunque rilette come argomento a favore di una migrazione senza controlli.

Ciò che era diverso, sottolinea la testata, non era necessariamente la politica di frontiera in sé. Era qualcos'altro: il modo in cui le persone a bordo della Vlora venivano viste nel 1991 — disperate, povere, prive di documenti — senza che l'Europa riuscisse a scorgere in loro i futuri vicini di casa, colleghi, imprenditori e cittadini che molti di loro sarebbero diventati. Il rischio, oggi come allora, è quello di ridurre una crisi migratoria alla sola dimensione della sicurezza, perdendo di vista la dimensione umana del fenomeno.

Il dibattito europeo — si legge nell'articolo — si concentra sempre più non su come le persone arrivano, ma su come impedirne l'arrivo; non su come si integrano, ma su quanto velocemente possano essere rimpatriate coloro che non hanno diritto a restare. La storia, conclude EUobserver, dovrebbe almeno indurre alla cautela.

5 AGOSTO 2026

Conto base. I boicottaggi delle banche

· di Redazione

Bankitalia, sollecitata da più parti, ha fatto sapere che il conto base è boicottato dalle banche che, anche se obbligatorio aprirlo in presenza dei necessari requisiti minimi, viene negato.

Tutte le banche e Poste Italiane sono obbligate a offrire il conto di base, a condizioni standardizzate, a chiunque ne faccia richiesta. Caratteristiche principali:

- Canone annuo massimo: 5 euro per i titolari di ISEE fino a 11.600 euro (aggiornato annualmente); gratuito per pensionati con pensione fino a 1.500 euro/mese

- Include: carta di debito, operazioni di base (accrediti, addebiti, prelievi ATM, 3 bonifici SEPA/mese inclusi, estratto conto elettronico)

- Non può essere rifiutato dalla banca a meno di rischi di riciclaggio

L'apertura del conto è possibile in filiale o interamente online (con identificazione tramite SPID, CIE o riconoscimento video). La banca non può rifiutare l'apertura a meno di specifici rischi legali.

Trasferimento e chiusura di questo tipo di conto sono gratuiti (Decreto Bersani 2006). Può avvenire in qualsiasi momento senza penali. Entro 30 giorni dalla richiesta la banca deve completare la chiusura o il trasferimento dei saldi e dei servizi verso un altro istituto.

La segnalazione di Bankitalia arriva a proposito, ché in questi ultimi mesi in Aduc sono arrivate segnalazioni di risparmiatori che, per vari motivi, si sono visti negare apertura e trasferimento, oppure sono stati pretesi con costi oltre quelli stabiliti dalle norme.

5 AGOSTO 2026

Giornata vittime giustizia. Il 17 giugno in ricordo di Enzo Tortora. La figlia Gaia alla sinistra che si astiene: 'fate pena'

· di Redazione

Ci sono votazioni parlamentari tari che approvano una legge. E poi ce ne sono alcune che segnano un cambio di passo nella coscienza di un Paese. Quella di ieri appartiene a questa seconda categoria. Con 178 voti favorevoli e nessun voto contrario, la Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale dedicata a Enzo Tortora e alle vittime degli errori giudiziari.

Il testo passerà ora al Senato, ma il suo valore simbolico è già enorme.

Per la prima volta la Repubblica riconosce ufficialmente che gli errori giudiziari esistono, lasciano ferite profonde e meritano memoria, riflessione e impegno. Il 17 giugno, anniversario dell'arresto di Enzo Tortora, non ricorderà soltanto uno dei più gravi errori della storia giudiziaria italiana. Diventerà il giorno di tutte le vittime della malagiustizia, di chi ha perso anni di libertà, lavoro, famiglia e reputazione, spesso assolto quando ormai il danno era irreparabile. Perché una sentenza può restituire la libertà, ma non cancella il dolore né restituisce il tempo perduto.

Questa giornata non è contro la magistratura. È un atto di fiducia nella giustizia autentica, quella che ha il coraggio di riconoscere i propri errori per evitarli in futuro. Uno Stato è forte quando non nasconde le proprie fragilità, ma le affronta con trasparenza e responsabilità. Per questo va dato merito alle forze politiche che hanno sostenuto il provvedimento. Hanno dimostrato che il garantismo non appartiene a una parte politica, ma rappresenta uno dei fondamenti dello Stato di diritto.

Resta invece la scelta di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno preferito astenersi. Una decisione incomprensibile davanti a una giornata dedicata esclusivamente alla memoria delle vittime degli errori giudiziari. Non sorprende, quindi, la durissima reazione di Gaia Tortora, che ha definito quella scelta “incommentabile, fate pena”. Parole che nascono da una storia familiare che è diventata patrimonio civile dell’intera nazione.

Ma ieri è stato soprattutto il giorno di chi non si è arreso. Delle associazioni, degli avvocati, dei giornalisti, dei cittadini e delle tante vittime che hanno trasformato il proprio dolore in una battaglia di civiltà, contribuendo anche alla recente stagione referendaria sulla giustizia. Proprio a loro, oggi, deve guardare la politica. Le forze autenticamente garantiste abbiano il coraggio di portare in Parlamento alcune di queste donne e di questi uomini. Chi ha conosciuto sulla propria pelle un errore giudiziario può offrire un contributo prezioso nel costruire riforme più giuste, più equilibrate e più umane. E lo stesso coraggio va riconosciuto a quei magistrati che hanno denunciato le degenerazioni correntizie e le distorsioni del sistema, difendendo l'indipendenza della magistratura con il senso dello Stato e non con logiche corporative. La giustizia si riforma ascoltando chi ha sofferto, chi l'ha servita con onestà e chi continua a credere che garantismo e legalità siano due facce della stessa medaglia. Il 17 giugno non sarà più soltanto il giorno dell'arresto di Enzo Tortora. Sarà il giorno della memoria, della dignità e della libertà. Il giorno in cui la Repubblica ricorderà che nessuna giustizia può dirsi davvero giusta se dimentica le proprie vittime.

(Gabriele Elia su Il Riformista)

GIANNINO
10 AGOSTO 2026

Ceuta bel suol d'amore

IL CONDOMINIO
10 AGOSTO 2026

Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale

· di Sara Astorino

Il Tribunale di Cosenza con la sentenza n. 960 del 30 Giugno 2026 ha sancito un divieto che, solo apparentemente, viola un orientamento giurisprudenziale che sembrava ormai ampiamente consolidato.

Il Tribunale ha sancito che il regolamento condominiale contrattuale può vietare la detenzione di animali se la clausola è chiara e accettata dai condomini.

Per comprendere come si sia giunti a tale decisione si deve necessariamente ricordare che esistono due tipi di regolamento condominiale, quello contrattuale, che non sempre è presente, ed uno assembleare.

Il contenuto dei predetti regolamenti è molto diverso tra loro, in via semplicistica si può affermare che regolamento contrattuale è redatto dal costruttore o accettato all'unanimità da tutti i condomini e può limitare la proprietà privata (es. vietare B&B o animali).

Il regolamento assembleare è votato a maggioranza dall'assemblea e disciplina solo l'uso delle parti comuni.

In virtù di questa sostanziale differenze il primo può contenere il divieto di detenere animali mentre il secondo no.

Il Caso.

Una condomina, nonostante l’espresso divieto , deteneva nella propria abitazione numerosi cani.

Alla stessa, quindi, veniva comminata una sanzione pari ad € 800,00 per aver violato il regolamento contrattuale del Condominio.

La condomina si rivolgeva al Tribunale di Cosenza impugnando il verbale di assemblea che aveva autorizzato l’emissione della sanzione.

Il Tribunale confermava la legittimità della decisione assunta dal Condominio poiché la clausola regolamentare che limitava la detenzione di animali all’interno delle proprietà private era da considerarsi valida ed efficace.

Il Tribunale distingueva tra regolamento assembleare e contrattuale e precisava che i regolamenti condominiali approvati a maggioranza non possono vietare ai condomini di possedere o detenere animali domestici ma tale limite non opera nei confronti dei regolamenti contrattuali i quali hanno natura negoziale e trovano fondamento nell’autonomia privata prevista dall’articolo 1322 Codice civile.

Cosa significa?

Nel momento in cui la condomina aveva acquistato la casa aveva avuto modo di leggere, controllare il regolamento contrattuale di condominio.

La stessa aveva letto ed accettato la clausola chiara ed espressa che limitava il diritto di proprietà impedendo di detenere animali.

La decisione, tuttavia, toccava un ulteriore elemento, quello legato alla sicurezza, tranquillità ed igiene nel momento in cui in un'abitazione siano detenuti molti animali.

Nella casa, infatti, erano stati rinvenuti almeno dodici (12) cani utilizzando la casa come sede di un’associazione impegnata contro il randagismo.

Tale scelta, socialmente ammirevole, integrava numerose criticità a livello condominiale, quali ad esempio le difficoltà di gestione di un vero e proprio branco, il rumore prodotto dagli animali, le condizioni igienico-sanitarie dei locali.

Perché questa decisione assume rilevanza?

Perché, pur confermando il principio secondo cui il rapporto tra persone e animali domestici è meritevole di tutela, precisa che lo stesso deve conciliarsi con i diritti degli altri condomini alla sicurezza, salubrità e normale fruizione delle proprie abitazioni.

7 AGOSTO 2026

Illegittima la delibera che accolla ai condomini in regola i debiti dei morosi senza urgenza né unanimità

· di Chiara Focardi

Con la sentenza n. 1822 del 4 febbraio 2026, il Tribunale di Napoli, ha annullato una delibera assembleare che imputava a un condomino in regola con i pagamenti le quote di debiti condominiali riconducibili alla morositą di altri condņmini.

Nella specie, un condomino impugnava una delibera dell'assemblea del condominio che approvava un piano di riparto per il pagamento di bollette Eni insolute, posto che dalla documentazione fornita dall'amministratore, si trattava di fatture relative ad anni da lui gią integralmente saldate all'epoca. Il debito condominiale residuo – pari a oltre € 35.000 – era in realtą riferibile a condņmini rimasti morosi. L'assemblea rifiutava tuttavia la restituzione, sostenendo che gli importi derivassero da costi non preventivati e che le somme riscosse per spese ordinarie fossero state dirottate per urgenze impreviste.

Il Tribunale adito ha accolto l'impugnazione, annullando la delibera.

Dall'esame documentale risultava provato che il condomino ricorrente aveva gią versato le quote e che non aveva alcuna esposizione debitoria verso il condominio. Il Condominio, per contro, non aveva fornito alcuna prova circa la natura straordinaria e non preventivata degli importi richiesti, né aveva specificato in cosa consistessero tali pretese spese ulteriori.

Alla luce di ciò, il Tribunale ha affermato che una delibera che accolla a un condomino in regola con i pagamenti le quote di condņmini morosi puņ ritenersi legittima soltanto se adottata all'unanimitą, o – secondo un indirizzo giurisprudenziale di merito – in presenza di un'effettiva e improrogabile urgenza, come nel caso di aggressione esecutiva da parte di creditori del condominio. Nel caso di specie non sussistendo alcuno dei due presupposti: né vi era stata unanimità, né l'assemblea aveva motivato la decisione richiamando ragioni di urgenza, la delibera è stata annullata.

Il punto di equilibrio individuato dal Giudice è netto: fuori dai casi di unanimità o di urgenza qualificata e motivata, l'assemblea non puņ alterare il criterio di riparto delle obbligazioni condominiali previsto nell'art. 1123 c.c., scaricando sul condomino virtuoso le conseguenze dell'inadempimento dei morosi. Un principio che, letto in combinato con l'art. 63 disp. att. c.c., restituisce all'amministratore e ai condņmini una regola operativa chiara: prima si escutono i morosi, poi – e solo in ipotesi eccezionali e motivate – si puņ pretendere dagli altri.

STATI UNITI D'EUROPA
10 AGOSTO 2026

Che l'UE non diventi una casa di riposo!

· di Annapaola Laldi
Antoine Schibler - Unsplash
Foto: Antoine Schibler — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Ettore Sequi, che ha alle spalle una carriera di diplomatico ed è stato, tra il 2021 e il 2023, segretario generale del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, pubblica su LA STAMPA di ieri, 9 agosto, un interessante articolo dal titolo L’Unione Europea non si trasformi in una casa di riposo”.

Ceuta, osserva, sta dimostrando quali sono «le fragilità strategiche e le difficoltà dell’UE di trasformare interessi nazionali diversi in una strategia comune». Da questo assunto, propone sei considerazioni sul futuro della UE.

La prima afferma che “la migrazione è ormai una questione geopolitica strutturale”. In altre parole, mentre fino a qualche tempo fa la migrazione rappresentava una crisi internazionale passeggera, adesso questa crisi è diventata una condizione permanente, in cui rinascono la concorrenza fra Stati e il protezionismo, con tutto quello che ciò comporta in fatto di catene di approvvigionamento, difesa e mercati finanziari.

E fa osservare che, siccome «l’Europa invecchia, l’Africa cresce, questa asimmetria rende la pressione migratoria una sfida di lungo periodo» e che nel 2027 l’immigrazione sarà al centro del confronto elettorale in diversi Paesi europei. In questi giorni, di fronte alla crisi di Ceuta, tocchiamo con mano come la pressione sulla frontiera esterna della UE sia diventata una disputa interna e come «forte resti il riflesso nazionale quando sicurezza e consenso entrano in gioco».

La seconda considerazione mette a confronto la casa di riposo europea con il grande asilo” africano sempre in crescita. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che mentre l’età mediana dell’Unione Europea ha raggiunto i 44,9 anni (e l’Italia detiene il primato di Paese più anziano dell'intera UE, con un'età mediana pari a 49,1 anni), l’Africa è il continente più giovane del mondo, con un’età mediana di circa 19,5 anni, dove il 60% della popolazione ha meno di 25 anni.

Per questo, afferma Sequi, «servono una politica europea dei flussi, canali legali coerenti con la demografia e una strategia africana capace di creare crescita e lavoro». E qui si rivela il paradosso della sovranità nazionale. E’ vero che la frontiera esterna protegge tutti, ma è altrettanto vero che il costo della sua difesa ricade soprattutto su chi la garantisce. Ecco perché è nato Schengen: per risolvere questa contraddizione – meno frontiere interne in cambio di una responsabilità condivisa della frontiera esterna. Ma se, come succede oggi, non c’è fiducia reciproca sulla capacità di controllarla, ricompaiono i controlli interni, come ha fatto Meloni verso Sanchez. E allora è chiaro che il problema non è la frontiera interna, bensì la fiducia che permette di abolirla.

Il terzo punto ci mostra che il dramma di Ceuta ha rivelato che «gli europei hanno idee diverse su cosa debba essere l’Europa». Una potenza politica integrata? Oppure un’Unione di Stati sovrani? E’ questa, una divergenza che attraversa non solo i Paesi, ma anche i governi e le famiglie politiche. E sarà il punto centrale delle elezioni del 2027. Per Sequi questo «è il paradosso dell’integrazione incompiuta: l’Europa è troppo integrata per essere una somma di Stati, ma non abbastanza per agire come una vera potenza strategica»

Al quarto punto Sequi osserva che l’Europa «è entrata in un unico ecosistema di crisi», dove si sommano guerra, energia, migrazioni, clima, tecnologia e sicurezza, e ogni crisi alimenta le altre. «Da ciò deriva una diversa geografia della sicurezza».

Il Nord e l’Est vedono la minaccia prioritaria nella Russia, mentre il Sud vede venire le minacce dal Mediterraneo, dalle migrazioni e dall’instabilità meridionale.

In sintesi: «L’Europa ha una frontiera comune, ma non ancota una percezione comune della minaccia».

La difesa comune e l’autonomia strategica, si afferma al quinto punto, sono vere e proprie necessità ora che non vi è più coincidenza tra sicurezza europea e sicurezza americana. Ma non basta spendere di più, perché bisogna decidere insieme su cosa difendere e a quale prezzo. E qui sorge il problema dell’unanimità e dell’ipocrisia di molti Stati membri, quelli, cioè, che esigono dall’Europa autorevolezza e proiezione geopolitica, ma vogliono mantenere il potere di impedirle di diventare una vera potenza. Finché un singolo Stato avrà il potere di bloccare delle decisioni strategiche, l’Europa potrà anche avere capacità e risorse finanziarie, ma «non riuscirà a trasformarle in volontà politica».

Infine (sesto punto), «il vero rischio è la progressiva marginalizzazione geopolitica dell’Europa: una potenza sempre più reattiva che subisce gli eventi più che determinarli». E’ qui che l’UE corre il rischio di trasformarsi in una splendida, ricca e fragile casa di riposo, incapace di difendersi e di far sentire la sua voce e costretta, infine, ad adattarsi alle decisioni prese altrove.

Le considerazioni sopra riassunte possono sembrare, a prima vista, troppo tecniche, quasi da addetti ai lavori. Ma se abbiamo la pazienza di soffermarci con calma su ciascuna di esse e di cercare di capire meglio, ci accorgiamo che, al contrario, sono tutti aspetti e problemi che ci riguardano direttamente e ci possono aiutare a reagire alle notizie di questi giorni e di quelli che verranno in modo razionale, cioè restando padroni di noi stessi, senza correre il rischio di portare il nostro cervello all’ammasso e assecondare le abili manovre di chi cerca di restare al potere dopo anni di gestione contraddittoria e controproducente per il nostro Paese.

9 AGOSTO 2026

Le migrazioni, arma geopolitica: come l'Europa viene ricattata

· di Redazione

Decine di migliaia di persone che nuotano, corrono o galleggiano su camere d'aria. È con queste immagini che si è aperta la recente crisi di Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa nordafricana circondata dal Marocco. Le forze di sicurezza spagnole sono state sopraffatte, i centri di accoglienza saturi, e quella che sembrava un'emergenza locale si è rapidamente trasformata in una crisi con ripercussioni in tutta Europa. Come riporta Ynet News, l'episodio ha messo in luce un fenomeno geopolitico sempre più preoccupante: la migrazione trasformata in strumento di pressione e ricatto contro l'Unione Europea.

Ceuta, insieme all'enclave spagnola di Melilla, costituisce uno dei confini più particolari al mondo: territorio europeo situato nel continente africano, circondato dal Marocco. Per chiunque riesca ad attraversarla, significa entrare nel territorio spagnolo e, di fatto, nell'Unione Europea. Ma per Madrid e Bruxelles, le alte recinzioni, le telecamere e le pattuglie rappresentano solo l'ultimo strato di difesa. La barriera più importante si trova dall'altra parte, nelle mani delle forze di sicurezza marocchine.

Le cause dell'ondata più recente restano incerte. Inizialmente imputata a voci circolate sui social media, a reti di trafficanti e a una lettura distorta di una sentenza spagnola che limitava la possibilità di rimpatriare immediatamente i migranti arrivati via mare, nei giorni successivi sono cresciuti i sospetti che anche il comportamento di Rabat abbia avuto un ruolo decisivo. La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha accusato il Marocco di "ricatto", sostenendo che usasse migranti e minori per fare pressione sulla Spagna. Il Parlamento europeo ha condannato quello che ha descritto come l'impiego marocchino del controllo delle frontiere — e in particolare dei minori non accompagnati — come strumento di pressione politica nei confronti di uno Stato membro dell'UE. Il Marocco ha respinto le accuse.

Il messaggio, però, era inequivocabile per Madrid: la tenuta dei confini spagnoli dipendeva non solo dal numero di agenti, militari e recinzioni sul lato spagnolo, ma anche dallo stato dei rapporti con Rabat. L'anno successivo alla crisi del 2021, la Spagna ha modificato la propria posizione di lunga data sul Sahara occidentale, appoggiando il piano di autonomia marocchino come base per risolvere il conflitto. Le relazioni sono migliorate e la cooperazione nella gestione dei confini si è rafforzata.

Il Marocco è uno dei partner centrali in questa strategia. Secondo i dati della Commissione europea, tra il 2015 e il 2021 l'UE ha stanziato 234 milioni di euro per progetti legati alla migrazione nel regno nordafricano. I fondi hanno finanziato la gestione delle frontiere, la lotta al contrabbando e alla tratta di esseri umani, la protezione dei migranti, i programmi di rimpatrio volontario e il miglioramento della politica migratoria marocchina. Nel 2023, l'UE ha lanciato un altro programma da 152 milioni di euro per rafforzare la capacità del Marocco di gestire i propri confini, smantellare le reti di trafficanti e rimpatriare i migranti nei paesi d'origine. Tale programma faceva parte di un pacchetto di cooperazione molto più ampio con Rabat, del valore di 624 milioni di euro.

La logica europea è semplice: è meno costoso bloccare una barca prima che lasci la riva, o un gruppo prima che raggiunga la recinzione, che gestirne le conseguenze una volta arrivati. Ma questo sistema ha anche consegnato a governi terzi una leva di pressione potente. La crisi di Ceuta ha rivelato come Bruxelles paghi Marocco, Tunisia, Egitto, Libia e Mauritania per bloccare i migranti prima che raggiungano l'Europa: un meccanismo che ha però trasformato la migrazione in una risorsa strategica, lasciando l'UE vulnerabile alle pressioni di governi al di là dei suoi confini.

Il caso marocchino non è isolato. Nel febbraio 2020, la minaccia è diventata politica concreta: la Turchia ha annunciato che avrebbe smesso di fermare i migranti diretti verso i confini greci e bulgari, e migliaia di persone si sono dirette verso i valichi. La mossa è arrivata nel mezzo dei combattimenti in Siria e delle richieste turche di un sostegno europeo più deciso. L'Europa ha così scoperto che l'accordo del 2016, il quale aveva drasticamente ridotto gli arrivi sulle isole greche, aveva anche creato una profonda dipendenza da Ankara. Le dispute su denaro, visti, Siria o i rapporti con il presidente Erdoğan potevano trasformarsi improvvisamente in minacce dirette al confine esterno europeo.

Alla frontiera orientale dell'Europa, l'uso dei migranti ha assunto connotazioni ancora più conflittuali. Nel 2021, l'UE, la Polonia, la Lituania e la Lettonia hanno accusato il governo del presidente bielorusso Alexander Lukashenko di aver favorito il trasporto di migranti, in particolare dal Medio Oriente, a Minsk, per poi indirizzarli verso il confine con l'UE. L'Agenzia europea per l'asilo ha concluso che la Bielorussia aveva adottato misure deliberate per facilitare la migrazione irregolare, inizialmente verso la Lituania e successivamente verso la Lettonia e la Polonia, in risposta alle sanzioni imposte dall'Unione europea dopo la controversa rielezione di Lukashenko nel 2020.

Il quadro che emerge è quello di una "dipendenza reciproca" sempre più sbilanciata: i paesi cuscinetto dipendono dagli aiuti finanziari europei, mentre l'UE dipende dalla loro volontà di mantenere i migranti lontani dal suolo europeo. Ma, come dimostra il caso di Ceuta, questa dipendenza non è più equilibrata: i partner dell'Europa stanno imparando l'arte del ricatto, e il continente — nonostante le alte recinzioni e le telecamere — si ritrova strutturalmente esposto.

9 AGOSTO 2026

Ue e confini. Ceuta. La lezione antieuropea

· di Vincenzo Donvito Maxia
Nk Ni - Unsplash
Foto: Nk Ni — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

I fatti di Ceuta, allo stato, hanno confermato - complici Sanchez e Meloni - incapacità e non-volontà dell’Ue di migliorare se stessa

Dopo i fatti Ceuta, l’Italia ha sospeso gli accordi Schengen per l’ingresso dalla Spagna in Italia (anche se Ceuta è fuori di questi accordi) e, siccome non bastava questa “leggerezza”, le nostre autorità hanno giustificato la decisione portando ad esempio che una quindicina (15) di persone extra-Ue erano state fermate con problemi di ingresso ai confini marittimi ed aeroportuali.

Tutto condito con retorica che, per non farsi mancare nulla, è stata alimentata dal successivo vertice Ue in materia che ha rimarcato che l’Ue è di nuovo impantanata nel caos migratorio che essa stessa ha creato. La Commissione europea ha promesso di raddoppiare i finanziamenti per la sicurezza delle frontiere, la cooperazione con i governi africani e l'aumento delle espulsioni. Nonostante le capacità spagnole di far fronte ai 70mila migranti di Ceuta, senza grossi problemi per sé e per l'Ue, non sono mancate critiche alla recente regolarizzazione spagnola di più di mezzo milione di migranti (che - dicono - avrebbe stimolato i fatti nell’enclave), senza considerare che le recenti politiche in merito (soprattutto di Italia e Grecia) non hanno portato ad aumenti dell’immigrazione clandestina.

Realisticamente, finché l'Ue continuerà a utilizzare gli aiuti per rafforzare la sicurezza delle frontiere senza affrontare i problemi di fondo come le disparità economiche e la cattiva governance nei paesi limitrofi, è probabile che si verifichino più episodi di migrazione improvvisa, caotica e su larga scala, non meno.

La più penalizzata in assoluto è stata la politica europea che dovrebbe portare a quelli che - per semplificare - chiamiamo Stati Uniti d’Europa. Alla sconclusionata reazione italiana (seguita da alcuni con Danimarca in primis), la reazione della Spagna è stata da tipica ripicca: la sospensione di Schengen per gli italiani che entrano in Spagna, con uniche vittime gli italiani che - numerosissimi in questo periodo - visitano quel Paese e le logistiche doganali di porti ed aeroporti.

Il primo ministro spagnolo Sanchez ha deciso di giocare di ripicca, come un sempliciotto, piuttosto che dare una lezione di statismo europeo ai suoi partner comunitari.

La politica sui migranti gioca un ruolo determinante, al pari di quella - tutta da istituire - sulla difesa. Ma siamo ancora in alto mare.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

5 AGOSTO 2026

Robert Kagan: a volte gli interventi degli Usa è bene che subiscano conseguenze

· di Redazione

In un'ampa intervista sulla rivista Rolling Stones, lo storico dalle posizioni interventiste parla con Martin Di Caro di primato, neoconservatori e dei motivi per cui si oppone alla guerra in Iran

Robert Kagan ha sorpreso molti. Uno dei falchi più influenti d'America ha condannato la disastrosa guerra in Iran dell'amministrazione Trump , suggerendo a marzo su The Atlantic che il coinvolgimento degli Stati Uniti in Medio Oriente sia stato un catalizzatore, piuttosto che una risposta prudente, al terrorismo islamico.

Kagan, membro senior della Brookings Institution e prolifico storico, ha sostenuto la supremazia statunitense per decenni, a partire dal suo appoggio agli insorti Contra in Nicaragua quando era a capo dell'Ufficio di diplomazia pubblica del Dipartimento di Stato (1985-88).

Nel 1997, Kagan ha co-fondato il Project for the New American Century, un think tank neoconservatore che promuoveva una politica estera aggressiva e il mantenimento dell'egemonia globale degli Stati Uniti. Il gruppo ha esercitato la sua considerevole influenza per favorire il cambio di regime nell'Iraq di Saddam Hussein. La posizione di Kagan si è sempre basata sulla convinzione che il mondo precipiterebbe nel caos senza la leadership americana, nonostante le disavventure militari statunitensi abbiano ripetutamente destabilizzato diverse parti del mondo.

Quindi, Robert Kagan sta riconsiderando le sue posizioni intransigenti del passato? L'ho intervistato per scoprirlo. La nostra conversazione è stata modificata per brevità e chiarezza.

Martin Di Caro: Stai subendo una conversione? È giusto?

Robert Kagan: Non credo, perché non ho mai negato che le ripercussioni negative fossero una realtà. Anzi, i miei scritti dimostrano che quando gli Stati Uniti agiscono sulla scena internazionale, gli americani tendono a non rendersi nemmeno conto dell'effetto del potere americano sulle altre nazioni. E quindi rimangono costantemente scioccati ogni volta che l'uso del potere americano provoca una reazione. L'esempio migliore è quello del Giappone e di Pearl Harbor. Molti americani hanno reagito come se fosse un fulmine a ciel sereno quando il Giappone ci ha attaccato, mentre in realtà gli Stati Uniti avevano perseguito politiche che con ogni probabilità avrebbero portato a un attacco giapponese. Lo stesso vale per l'11 settembre, nel senso che è stato almeno in parte una risposta alla presenza americana in Medio Oriente.

La domanda è: si agisce pur sapendo che ci saranno delle ripercussioni perché la posta in gioco ne vale la pena? Quindi, non ho mai avuto dubbi e, come ho detto, riconoscere l'effetto del potere americano sulle altre nazioni è una parte importante della mia storia.

Di Caro: Eppure, per decenni lei ha sostenuto l'interventismo statunitense e, nel caso dell'invasione dell'Iraq del 2003, una guerra preventiva…

Kagan: Aspetti un attimo. Possiamo fermarci qui? Quando dice che ho sostenuto l'intervento per decenni, a cosa si riferisce nello specifico? Ho certamente appoggiato gli interventi in Bosnia e Kosovo, ma non è che abbia mai chiesto un intervento ovunque e in ogni momento. È un modo di dire che usa, ma è quello che la gente pensa, sa?

Di Caro: Beh, non hai mai invocato un'invasione dell'Iran, ma hai sostenuto i Contras quando eri membro del Dipartimento di Stato di Reagan, negli anni '80.

Kagan: Assolutamente. Giusto.

Di Caro: Ecco a cosa mi riferivo.

Kagan: Credo fermamente nell'esercizio del potere degli Stati Uniti nel mondo. A volte ciò significa intervenire, ma spesso non necessariamente.

Di Caro: Rifiuti l'etichetta di neoconservatore?

Kagan: Rifiuto categoricamente questa definizione, non solo perché ha assunto connotazioni che ritengo francamente antisemite, ma perché descrive in modo errato ciò che sono. Io sono una liberale. Li-ber-ale . La mia politica estera è liberale. Se si guarda alla storia della politica estera americana, le persone che hanno perseguito le politiche che io prediligo sono sempre state tendenzialmente progressiste e liberali. E la politica estera conservatrice in America è sempre stata tendenzialmente improntata alla moderazione.

Ho lavorato per i neoconservatori. Ho lavorato per Irving Kristol. Venivano chiamati neoconservatori perché prima erano di sinistra e poi, improvvisamente, si sono spostati a destra. Non ho mai accettato questa definizione [delle mie opinioni] come ragionevole.

Di Caro: Possiamo mettere da parte i dibattiti sulle definizioni perché forse è più importante parlare delle conseguenze delle politiche che hai sostenuto, a prescindere da come ti venga attribuito l'incarico, perché non sei un semplice blogger. Sei stato una voce influente in politica estera. Alla luce dei tuoi recenti commenti sull'Iran, hai riconsiderato il tuo passato sostegno alle guerre statunitensi, in particolare all'invasione dell'Iraq nel 2003?

Kagan: Ho riflettuto a lungo sul mio sostegno alla guerra in Iraq, ben prima che emergesse la questione iraniana. Il punto cruciale, riguardo alla situazione in Iraq allora e a quella in Iran oggi, è che le circostanze erano completamente diverse rispetto al 2003. Questo non significa che, col senno di poi, [la guerra in Iraq] non si sia rivelata un errore, ma le argomentazioni strategiche erano totalmente diverse da quelle attuali, e l'obiettivo generale della politica estera americana a quel tempo era completamente diverso dall'obiettivo generale della politica estera odierna.

Il contesto strategico era importante. Nel 2003 non eravamo preoccupati dalle crescenti sfide delle grandi potenze. La Russia era sostanzialmente ancora in difficoltà. I ​​cinesi erano nella loro fase Hu Jintao-Wen Jiabao. Non c'era una particolare minaccia all'ordine mondiale quando gli Stati Uniti entrarono in guerra in Iraq.

Per rispondere alla tua domanda, in realtà non ho cambiato idea in modo sostanziale. Si tratta di circostanze diverse. Dovresti presumere che io avessi una sorta di dottrina che prevedeva di invadere sempre il Medio Oriente ogni volta che fosse possibile. Ma questa non è mai stata la mia dottrina.

Di Caro: Nel 2003 pensavo che invadere l'Iraq fosse giustificato. Mi vergogno di aver avuto un giudizio così errato. La guerra in Iraq era inutile.

Kagan: Lei afferma che fosse inutile perché non prende sul serio la natura della minaccia rappresentata.

Di Caro: Che minaccia rappresentava Saddam Hussein? Era un dittatore da operetta con un esercito svuotato di ogni sostanza.

Kagan: Non sono d'accordo con te. Non era solo un dittatore da operetta. Era davvero speciale. Aveva già commesso due gravi atti di aggressione contro i suoi vicini. Tra l'altro, è qualcosa che l'Iran non ha mai fatto. Saddam aveva invaso l'Iran. Aveva invaso il Kuwait. Voleva chiaramente essere il Saladino del Medio Oriente. Puoi pensarla come vuoi, ma non eri il solo a sostenere la guerra in Iraq.

È bizzarro ripensare al passato e constatare che fosse in qualche modo un giudizio singolare quello secondo cui Saddam rappresentava una minaccia, quando quasi tutti, compresa l'amministrazione Clinton, lo consideravano tale. Era praticamente un'opinione condivisa da tutti.

Quando la guerra prese una brutta piega, molte persone vollero far finta di non averla mai appoggiata e decisero che era stata una cosa incredibilmente stupida. Non credo sia giusto tornare indietro e dire che si trattava di un'azione sciocca, quando una maggioranza così significativa di americani, compresi i membri del Congresso, riteneva che fosse una cosa importante da fare.

Di Caro: Ma possiamo vedere quanto disastrose siano state le conseguenze. Secondo il progetto "The Costs of War" della Brown University, ci furono almeno 180.000 morti civili a causa della violenza diretta della guerra, e fu l'invasione statunitense a scatenare tutto il caos e la guerra civile che ne seguì. 4.500 militari statunitensi e 3.600 contractor americani persero la vita...

Kagan: Tra dieci anni! Più di dieci anni.

Di Caro: …milioni di persone sono state sfollate in tutto il Medio Oriente nelle guerre successive all'11 settembre. Migliaia di miliardi di dollari per il Tesoro degli Stati Uniti, se consideriamo decenni di assistenza a lungo termine per i nostri veterani. Non riesco a capire perché non si possa ammettere che questo sia stato un errore.

Kagan: Beh, non ho detto di non poter ammettere che sia stato un errore. Non sono sicuro di quale sia l'utilità di ammettere che sia stato un errore. Non riporterà in vita nessuno. Ma, sapete, c'erano ovviamente degli elementi della guerra in Iraq che sono stati un errore. Sono stato molto chiaro al riguardo all'epoca, quando era ovvio che l'amministrazione non solo non aveva inviato inizialmente abbastanza truppe, ma non aveva nemmeno capito il ruolo che quelle truppe avrebbero dovuto svolgere perché [Donald] Rumsfeld, dal momento dell'invasione, voleva andarsene. E quindi non ci siamo assunti la responsabilità che, come ha detto Colin Powell, quando rompi qualcosa, te ne assumi la responsabilità.

L'effetto più grave che rimpiango è il modo in cui ha influenzato l'atteggiamento degli americani nei confronti della politica estera in generale... Col senno di poi, è chiaro che gli americani erano diventati sempre meno entusiasti del ruolo che gli Stati Uniti stavano svolgendo nel mondo.

Di Caro: C'erano buone ragioni per cui gli americani avessero perso fiducia in quelle che io chiamo avventure militari disastrose. C'è il danno arrecato ad altri popoli, ma anche i benefici per gli Stati Uniti sono stati scarsi.

Kagan: È quello che dici, ma tutta la tua argomentazione dà per scontato il fatto che l' approccio americano al mondo abbia prodotto enormi benefici sia per gran parte del mondo che per gli Stati Uniti stessi. Dai per scontato l'ordine mondiale che esisteva. E ti dirò una cosa: non potremo più darlo per scontato, perché ora stiamo sperimentando un mondo che, immagino, tu pensassi sarebbe stato migliore, un mondo in cui gli Stati Uniti se ne stanno sostanzialmente a casa a farsi gli affari propri.

Di Caro: Non è vero. La mia posizione è che gli Stati Uniti dispongono di altri strumenti oltre all'applicazione quasi esclusiva della forza e della coercizione.

Kagan: Pensi che non abbiamo utilizzato anche altri strumenti? Credo che alla fine abbiamo dovuto ricorrere alla forza militare perché gli altri strumenti non funzionavano.

Di Caro: Il soft power. Questo è un argomento trattato dal politologo Robert Keohane

Kagan: Ora mi insegnerai cos'è il soft power?

Di Caro: No, ma non sei d'accordo sul fatto che gli Stati Uniti abbiano trascurato il soft power ultimamente?

Kagan: No. Assolutamente no. C'è un intero mito sulla guerra in Iraq, secondo cui avrebbe in qualche modo portato alla disillusione del resto del mondo nei confronti degli Stati Uniti e, di conseguenza, avremmo subito un disastro reputazionale. In realtà, le alleanze degli Stati Uniti, compresi i paesi che si sono opposti alla guerra in Iraq, non solo erano forti, ma si sono addirittura rafforzate nella seconda metà della presidenza di [George W.] Bush.

Se la tua opinione è che gli Stati Uniti abbiano compromesso la propria posizione nel mondo, allora perché tutti gli alleati continuano a fare affidamento su di loro per la loro protezione, nonostante siano considerati un mostro? Non c'è alcuna logica in questo. Mentre l' amministrazione Trump distrugge la posizione degli Stati Uniti, il resto del mondo è sostanzialmente in lutto per gli Stati Uniti che un tempo erano.

Di Caro: Pensi che gli stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo vogliano ancora basi americane entro i loro confini?

Kagan: Non ora, ma non per via della guerra in Iraq. È perché gli Stati Uniti si sono dimostrati [sotto Trump] un alleato terribilmente inaffidabile. Non perché pensino che gli Stati Uniti siano immorali. Credi che siano preoccupati per la moralità americana? Ciò che li infastidisce è che gli Stati Uniti si sono dimostrati un protettore inadeguato. Se l'Iran non fosse stato in grado di colpirli con tutti quei droni e missili, non credo che si sarebbero rivoltati contro gli Stati Uniti. Erano in gran parte favorevoli a sbarazzarsi del regime in Iran. È solo che gli Stati Uniti non sono riusciti a farlo e non sono stati in grado di proteggerli.

Un altro motivo per cui pensavo fosse una cattiva idea, che non ha a che fare con il cambiamento di dottrina, è che una cosa che abbiamo imparato negli anni '90 è che non si può ottenere il successo in queste situazioni bombardando. Quando attaccarono Slobodan Milošević [in Jugoslavia], ricordo di aver ricevuto un briefing dal generale Wesley Clark, il quale disse che dopo quattro giorni di bombardamenti, Milošević avrebbe ceduto. E 90 giorni dopo, ci volle la minaccia di un intervento di terra americano per costringerlo al ritiro. Quindi credo che sapessimo che non si poteva eliminare il programma nucleare [iraniano] e certamente non ottenere un cambio di regime semplicemente bombardando la popolazione.

Il mio problema con alcuni critici della politica americana è che non si curano di ciò che accade quando gli Stati Uniti non sono coinvolti. Si interessano solo quando gli Stati Uniti sono coinvolti. Così, ad esempio, quando Saddam Hussein uccideva 200.000 curdi e altre minoranze in Iraq usando armi chimiche, a nessuno importava di quelle 200.000 persone. Si preoccupano solo delle vite perse a causa dell'azione americana. C'è un bel doppio standard nel giudicare il comportamento americano...

Di Caro: Hai menzionato Saddam e i curdi. Questo doppio standard si applica anche al governo degli Stati Uniti.

Kagan: Sì, lo so. Abbiamo abbandonato anche i curdi.

Di Caro: Gli Stati Uniti hanno chiuso un occhio negli anni '80 quando Saddam ha usato i gas contro i curdi, e fino alla vigilia dell'invasione del Kuwait nell'agosto del 1990, George H.W. Bush inviava a Saddam Hussein lettere amichevoli in cui gli diceva quanto desiderasse coltivare il loro rapporto. Fu solo dopo l'invasione del Kuwait che Saddam Hussein divenne Adolf Hitler .

Kagan: Sono d'accordo. Vuoi forse sostenere che gli Stati Uniti siano un paese profondamente imperfetto che a volte commette degli errori? Perché se è così, sono perfettamente d'accordo.

Di Caro: Il punto è che la Guerra del Golfo è stata una vittoria di Pirro. Gli Stati Uniti non sono mai riusciti a ritirarsi dal Medio Oriente.

Alcuni sostengono che Israele sia uno dei motivi per cui gli Stati Uniti non riescono a uscire, almeno in parte, dal conflitto con l'Iran.

Kagan: Beh, questo è certamente vero.

Di Caro: Perché le recenti amministrazioni statunitensi non sono riuscite a contenere Israele, nonostante gli Stati Uniti dispongano di una notevole influenza?

Kagan: La risposta si articola in diversi elementi. Uno è ovviamente il ruolo degli ebrei nell'influenzare la politica americana, una realtà così come lo sono stati gli irlandesi, gli italiani o i greci. L'altro aspetto è che l'America è in generale islamofoba, quindi per molti americani qualsiasi nemico dell'Islam è un amico. Credo che l'islamofobia sia una realtà negli Stati Uniti e che Israele debba essere il baluardo contro l'Islam.

È un peccato. A mio avviso, non dovremmo basare la nostra politica estera sull'islamofobia. Dovremmo essere in grado di avere ottimi rapporti con i paesi islamici e con l'Islam stesso.

Di Caro: Qual è la sua opinione sulla condotta di Israele a Gaza? Come possiamo parlare di un "ordine basato sulle regole" dopo che il mondo ha permesso che ciò accadesse? La condotta di Israele è stata resa possibile dagli Stati Uniti.

Kagan: Personalmente non parlo quasi mai di un ordine basato sulle regole perché gli Stati Uniti hanno decisamente adottato un doppio standard per quanto riguarda tale ordine. Si potrebbe dire che abbiamo sostenuto l'ordine basato sulle regole tanto violandolo quanto rispettandolo.

Di Caro: Ora sembri un addetto alla contenzione.

Kagan: Beh, ecco di nuovo il punto. È come se, riconoscendo che l'America fa cose cattive nel mondo, questo ti rendesse un "moderato". A mio avviso, ti rende semplicemente onesto dal punto di vista analitico. Sapere che gli Stati Uniti fanno cose cattive non risponde alla domanda se gli Stati Uniti debbano essere coinvolti nel mondo.

Di Caro: La questione è come gli Stati Uniti dovrebbero essere coinvolti nel mondo.

Kagan: Le critiche all'ordine americano sono legittime. La domanda è: qual è un'alternativa migliore? Se volete dirmi di non immischiarci mai più in Medio Oriente, direi di sì. Sarei felice di non immischiarmi più in Medio Oriente. Ma non è di questo che parlano fondamentalmente coloro che sostengono la moderazione. Parlano di uscire completamente dal sistema delle alleanze e di porre fine alla natura della leadership americana dal 1945.

Il presupposto alla base di tutto ciò è che il mondo sarà almeno altrettanto calmo, se non più calmo, e che ci saranno meno sconvolgimenti. E io lo rifiuto categoricamente. Credo che ci saranno più sconvolgimenti. E penso che ci siano molte cose che i fautori del contenimento non stiano considerando e che, a mio avviso, siano quasi un po' utopisti nel loro presupposto che un mondo multipolare possa coesistere in una sorta di pacifica armonia, quando la storia, a mio parere, suggerisce il contrario.

Martin Di Caro

Martin Di Caro è un giornalista indipendente con sede a Washington, DC, e conduttore del podcast History As It Happens.

NOTIZIE
11 AGOSTO 2026

USAUSA. Truffa oro e criptovalute: l'allarme della polizia di New York sui risparmi a rischio

La polizia dello Stato di New York ha lanciato un avvertimento pubblico su una truffa finanziaria in rapida crescita che prende di mira i risparmiatori, in particolare gli anziani. Come riporta TheStreet, i truffatori convincono le vittime a liquidare i propri risparmi, acquistare lingotti o monete d'oro e consegnarli a corrieri, con la falsa promessa che quegli asset vengano poi convertiti in investimenti in criptovaluta.

Lo schema inizia tipicamente con un contatto non richiesto: un messaggio di testo, un approccio sui social media o una presunta amicizia online. I malviventi investono giorni o addirittura settimane nel costruire un rapporto di fiducia con la vittima, prima di proporre quella che descrivono come un'opportunità di investimento altamente redditizia. Le vittime vengono poi indirizzate verso siti web o applicazioni di investimento contraffatti, che mostrano rendimenti fasulli ma dall'aspetto convincente.

La polizia è chiara nel ricordare che nessuna società di investimento legittima, istituzione finanziaria, agenzia governativa o forza dell'ordine ordinerà mai a qualcuno di acquistare lingotti d'oro, consegnare contanti o metalli preziosi a un corriere, trasferire criptovalute per "proteggere" i propri asset, tenere le transazioni nascoste a familiari o impiegati bancari, o mentire al personale della banca.

L'allerta della polizia di New York arriva a seguito di un avviso diffuso a giugno dall'FBI, che aveva già segnalato una simile evoluzione nelle frodi legate agli investimenti in criptovalute. Il Bureau aveva inoltre riferito che i truffatori ricorrevano sempre più spesso al ritiro fisico del denaro — tramite corrieri — quando le banche bloccavano i bonifici sospetti. I corrieri si identificavano con le vittime attraverso parole d'ordine concordate o abbinando i numeri di serie delle banconote prima di riscuotere il denaro.

Secondo i dati dell'FBI citati nelle cronache americane, nel 2025 gli americani hanno perso circa 21 miliardi di dollari a causa di crimini informatici e truffe online. Chi ritiene di essere stato preso di mira è invitato a interrompere immediatamente ogni comunicazione con il presunto truffatore, a non inviare ulteriore denaro o beni, a contattare il proprio istituto bancario e a segnalare l'accaduto all'Internet Crime Complaint Center dell'FBI all'indirizzo www.ic3.gov.

11 AGOSTO 2026

ISRAELEISRAELE. Gelati "senza zucchero" ma con 13 volte il limite: class action contro Golda

Un tribunale israeliano ha dato il via libera a una class action da 350 milioni di shekel (circa 85 milioni di euro) contro la catena di gelaterie Golda, accusata di aver commercializzato prodotti etichettati come "senza zucchero" che in realtà contenevano zuccheri ben al di sopra dei limiti di legge. Lo riporta il Jerusalem Post.

La Corte distrettuale centrale di Lod ha certificato la causa collettiva contro Anita Ice Cream, la società che gestisce la catena Golda, ritenendo sussistenti i presupposti per un esame approfondito delle accuse. Secondo quanto emerso, i gusti al caffè e alla nocciola venivano proposti come privi di zucchero, mentre analisi di laboratorio hanno rilevato un contenuto di 6,6 grammi di zucchero ogni 100 grammi di gelato: ben tredici volte il limite massimo di 0,5 grammi per 100 grammi previsto dalla normativa per poter apporre tale dicitura.

La vicenda ha preso avvio dalla consumatrice Sol Yarkoni, che aveva acquistato il gelato in un punto vendita della catena a Ramat Gan. Insospettita dal sapore del prodotto — che evita gli zuccheri per ragioni di salute e di dieta — si era rivolta a un laboratorio accreditato per far analizzare la composizione del gelato. I risultati avevano confermato le sue perplessità, spingendola a presentare la richiesta di certificazione della class action.

Golda si è difesa sostenendo che un consumatore ragionevole avrebbe inteso l'etichetta "senza zucchero" come assenza di zuccheri aggiunti, e non come eliminazione degli zuccheri naturalmente presenti nei latticini, come il lattosio. La catena ha anche citato il parere del professor Elliot Berry dell'Università Ebraica di Gerusalemme, secondo cui l'Associazione israeliana per il diabete avrebbe approvato prodotti con analoghi contenuti di zucchero, ritenendoli privi di rischi per la salute.

La giudice Iris Rabinovich-Baron ha respinto questa impostazione, affermando che l'interpretazione per cui l'etichettatura "senza zucchero" possa trarre in inganno il pubblico dei consumatori è del tutto ragionevole e giustifica un esame nel merito. Il tribunale ha ammesso le richieste riguardanti inganno al consumatore, negligenza, violazione di obblighi di legge e arricchimento ingiusto, oltre a richieste di risarcimento economico e di inibitoria permanente. L'entità del danno sarà quantificata in una fase successiva del procedimento.

Golda ha tenuto a precisare che nessun importo è stato ad oggi ordinato: "È importante chiarire che, contrariamente all'impressione che alcune pubblicazioni possono creare, Golda non è stata condannata a pagare 350 milioni di shekel, né alcun altro importo."

11 AGOSTO 2026

USAUSA. Dazi Trump: 100 miliardi rimborsati alle aziende, i consumatori restano a mani vuote

I dazi del "Liberation Day" di Donald Trump si stanno rivelando un boomerang finanziario colossale per l'amministrazione statunitense. Come riporta il Quotidiano Nazionale, circa 100 miliardi di dollari sono già stati restituiti alle imprese americane che avevano pagato le tariffe doganali, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimo il ricorso ai poteri di emergenza presidenziali per imporre quei dazi senza il passaggio dal Congresso.

La somma rimborsata equivale a circa il 60% dei 165 miliardi di dollari complessivamente incassati dall'amministrazione con le tariffe del Liberation Day. E la cifra è destinata a salire: secondo un documento depositato in tribunale dalla Us Customs and Border Protection, restano quasi 29 miliardi di dollari di potenziali rimborsi ancora da esaminare, più altri 1,6 miliardi già pronti ma non ancora trasferiti perché gli importatori non hanno fornito le coordinate bancarie.

Tra i principali beneficiari figurano alcune delle maggiori multinazionali americane. Amazon ha incassato circa 600 milioni di dollari nel secondo trimestre; Apple avrebbe ottenuto addirittura 2,2 miliardi. Sony, dal canto suo, ha registrato un aumento del 37% dell'utile operativo su base annua, riconducibile in larga parte agli 80 miliardi di yen — pari a oltre 500 milioni di dollari — ricevuti proprio come rimborsi sui dazi.

Il nodo centrale riguarda chi beneficia davvero di questi rimborsi. La normativa doganale statunitense prevede che il diritto al rimborso spetti esclusivamente a chi ha materialmente versato il dazio alla frontiera, ovvero l'importatore. Non esiste alcun obbligo di trasferire quella somma ai distributori, ai partner commerciali a valle o ai consumatori finali che avevano già subìto i rincari nei prezzi. In altre parole: un importatore può aver pagato la tariffa alla dogana, scaricarne il costo sui prezzi al pubblico, e poi intascarne il rimborso senza dover restituire nulla a nessuno.

Alcune aziende hanno dichiarato di voler trasferire almeno una parte dei fondi ai clienti, ma si tratta di scelte volontarie, non di obblighi. Il direttore finanziario di Amazon, Brian Olsavsky, ha annunciato che la società emetterà rimborsi automatici ai consumatori solo in un "numero limitato di circostanze". A maggio, tuttavia, alcuni clienti hanno avviato una class action contro Amazon, sostenendo di avere diritto a quei rimborsi dopo aver pagato prezzi gonfiati a causa dei dazi, e accusando l'azienda di non aver richiesto tempestivamente i ristorni per non scontentare la Casa Bianca. Anche Sony si trova in una situazione analoga: alcuni clienti l'hanno citata in giudizio contestando un "doppio vantaggio economico", ovvero l'aumento dei prezzi delle console per giustificare i costi dei dazi, seguito dall'incasso del rimborso.

Il quadro che emerge è quello di un meccanismo in cui il peso dei dazi è ricaduto sui consumatori nella fase ascendente — con i prezzi al rialzo — senza che nella fase discendente, quella dei rimborsi, sia previsto alcuno strumento automatico di tutela per chi ha effettivamente sostenuto i costi.

11 AGOSTO 2026

USAUSA. Massachusetts elimina i limiti all'aborto: giudica solo il medico

Il Massachusetts è diventato il decimo stato americano a non prevedere limiti gestazionali per l'interruzione di gravidanza. Come riporta Newsweek, la governatrice democratica Maura Healey ha firmato lunedì il Prioritizing Patient Access to Care Act, che affida la decisione finale sull'aborto tardivo al giudizio professionale del medico, eliminando il precedente limite delle 24 settimane di gestazione.

La legge precedente consentiva le interruzioni di gravidanza oltre le 24 settimane soltanto in circostanze specifiche: quando il medico, applicando le migliori pratiche cliniche, ritenesse necessario tutelare la vita, la salute fisica o mentale della paziente, oppure in presenza di una grave anomalia fetale incompatibile con la vita. La nuova normativa cancella questo elenco tassativo di condizioni e stabilisce semplicemente che la procedura possa essere eseguita "sulla base del giudizio professionale del medico".

Il Massachusetts si unisce così ad Alaska, Colorado, Maryland, Michigan, Minnesota, New Jersey, New Mexico, Oregon e Vermont — oltre al Distretto di Columbia — nell'eliminare qualsiasi soglia temporale per l'accesso all'aborto. Gli stati del Michigan e del Minnesota avevano rimosso i propri limiti dopo la sentenza Dobbs del 2022 con cui la Corte Suprema federale aveva cancellato il diritto costituzionale all'aborto sancito dalla storica sentenza Roe v. Wade; gli altri avevano già leggi prive di restrizioni gestazionali anche prima di quella decisione.

Alla cerimonia di firma, Healey ha spiegato le ragioni della scelta: "Ho sentito storie strazianti di donne e famiglie che si stavano preparando ad accogliere un bambino sano e hanno poi ricevuto notizie devastanti in fase avanzata di gravidanza. Oggi le madri, i padri e le famiglie che affrontano queste diagnosi devastanti potranno prendere le proprie decisioni." La governatrice ha inoltre ribadito che "l'aborto resterà sicuro, legale e accessibile nel Massachusetts".

La legge ha suscitato immediate reazioni da parte delle organizzazioni contrarie all'aborto. Marjorie Dannenfelser, presidente di SBA Pro-Life America, ha chiesto al Partito Repubblicano di abbandonare l'approccio "lasciamo decidere ai singoli stati" e di spingere verso una legislazione federale minima in materia di interruzione di gravidanza tardiva. Dannenfelser ha anche sottolineato che, in assenza di uno standard nazionale, gli Stati Uniti restano tra i pochissimi paesi al mondo a consentire l'aborto in qualunque fase della gravidanza.

Sul fronte della domanda di servizi, i dati dell'istituto di ricerca Guttmacher Institute indicano che nel 2025 circa 150 persone sono arrivate dalla Florida — dove l'aborto oltre le sei settimane è vietato dal 2024 — nel Massachusetts per sottoporsi alla procedura, collocando la Florida al secondo posto tra gli stati di provenienza delle pazienti che si rivolgono ai servizi sanitari del Massachusetts, dopo il confinante Rhode Island.

11 AGOSTO 2026

AMERICHE. Ketamina: il traffico si espande in tutta l'America Latina

Un numero crescente di paesi dell'America Latina e dei Caraibi segnala casi di traffico di ketamina. È quanto emerge da un'analisi di InsightCrime, che descrive un cambiamento nei mercati della droga della regione, trainato dalla diffusione di cocktail di droghe sintetiche e da catene di approvvigionamento sempre più frammentate e difficili da monitorare.

Tra i casi più recenti documentati, il 3 agosto la Procura regionale di Arica, in Cile, ha condannato 17 presunti membri di un'organizzazione che trafficava ketamina dal Perù al Cile. Secondo le indagini, le spedizioni attraversavano il confine Tacna-Arica utilizzando corrieri che entravano nel paese a piedi, per poi essere trasportati su voli domestici e rifornire i mercati della droga nella Regione Metropolitana di Santiago.

Poche settimane prima, il 13 luglio, il Tribunale di Arica aveva confermato le condanne a carico di 18 membri di un altro gruppo dedito al contrabbando di ketamina tra i due paesi, composto da cittadini peruviani, cileni, venezuelani ed ecuadoriani. Secondo i media locali, alcuni degli imputati avrebbero avuto legami con il gruppo criminale ecuadoriano noto come i Lobos, sebbene le autorità non abbiano fornito ulteriori dettagli in merito.

In Costa Rica, secondo quanto riferito dagli esperti citati da InsightCrime, l'acquisto e la distribuzione di ketamina sono gestiti principalmente da bande dedicate esclusivamente alla vendita al dettaglio di droga, con scarso coinvolgimento di organizzazioni criminali legate al traffico internazionale di altre sostanze stupefacenti.

Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione dei mercati illeciti latinoamericani, dove la domanda di droghe sintetiche — ketamina inclusa — è in aumento, spesso in combinazione con altre sostanze, rendendo più complessa l'azione di contrasto delle forze dell'ordine rispetto alle tradizionali droghe di origine vegetale.

11 AGOSTO 2026

AMERICHE. Brasile e America Latina: la criminalità organizzata fa affari (anche) legali

La criminalità organizzata in Brasile e nel resto dell'America Latina ha compiuto un'evoluzione profonda: non si limita più al traffico di droga, ma ha esteso i propri tentacoli nell'economia legale, infiltrandosi in settori come la logistica, la finanza, il mercato immobiliare e persino l'erogazione di servizi municipali. A riportarlo è Brazzil, testata specializzata nel monitoraggio delle dinamiche politiche e sociali brasiliane.

Le organizzazioni criminali della regione — a partire dai due gruppi più potenti del Brasile, il Primeiro Comando da Capital (PCC) e il Comando Vermelho (CV) — hanno diversificato le proprie attività ben oltre il narcotraffico. Secondo quanto documentato da analisti e forze dell'ordine, queste organizzazioni combinano ormai il traffico di stupefacenti con l'estrazione illegale di oro, il contrabbando di carburante, il riciclaggio attraverso il settore finanziario e la manipolazione dei sistemi di pagamento digitale.

Il caso più emblematico è l'Operazione Carbono Oculto del 28 agosto 2025, in cui oltre 1.400 agenti delle forze dell'ordine brasiliane sono stati dispiegati in otto stati in quella che le autorità hanno definito la più grande operazione contro la criminalità organizzata nella storia del paese. L'obiettivo era una vasta rete di riciclaggio di denaro che coinvolgeva organizzazioni criminali e il settore finanziario.

Operazioni successive, nell'autunno 2025, hanno poi smascherato l'infiltrazione del PCC nella catena di distribuzione dei carburanti: indagini nelle province di San Paolo e nella Baixada Santista hanno portato all'esecuzione di decine di mandati contro individui e società del settore petrolifero, con sospetti titolari di 33 stazioni di servizio collegate all'organizzazione criminale.

La commistione tra economia lecita e illecita serve a più scopi: proteggere i proventi del crimine dagli "shock investigativi" — come i blitz antidroga — garantirsi la complicità di funzionari corrotti e radicarsi più saldamente nelle economie locali. In alcune aree, queste organizzazioni arrivano persino a svolgere funzioni para-statali: impongono regole, risolvono controversie, erogano servizi di base. Un sondaggio del 2025 condotto in 18 paesi ha rilevato che il 13% degli intervistati — circa 80 milioni di persone — ha dichiarato che i gruppi criminali locali garantiscono ordine o riducono la criminalità nelle proprie comunità.

Il fenomeno è confermato anche dai dati: in Brasile, i sequestri di droga sono aumentati del 40% nello stato del Pará nel solo 2025, mentre il settore fintech è sempre più sfruttato dalle reti criminali per movimentare denaro sporco. Parallelamente, negli stessi mesi, operazioni a Rio de Janeiro hanno portato al congelamento di circa 60 milioni di real in beni immobili e asset finanziari riconducibili alle fazioni criminali.

Sul fronte normativo, il Brasile ha risposto nel 2026 con un pacchetto legislativo significativo: la Legge n. 15.358/2026 (cosiddetta "Legge Anti-Fazioni") ha esteso la responsabilità penale alle persone giuridiche e rafforzato i programmi di compliance aziendale, mentre la Legge n. 15.402/2026 ha ampliato i poteri di sequestro e confisca dei beni nei casi di criminalità organizzata.

La sfida per le autorità resta però strutturale: distinguere le attività criminali da quelle legali è sempre più difficile, e le indagini richiedono competenze finanziarie oltre che investigative tradizionali.

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Turismo internazionale. Andamento. Bankitalia

Dal 1996 la Banca d'Italia realizza un'indagine campionaria sul turismo internazionale con l'obiettivo primario di acquisire informazioni per la compilazione sia della voce "Viaggi" (che include i beni e i servizi acquistati da persone fisiche in paesi in cui non sono residenti, in relazione a viaggi in tali paesi), sia della voce "Trasporti internazionali di passeggeri" della bilancia dei pagamenti dell'Italia, in linea con le convenzioni metodologiche previste dal sesto manuale del FMI (BPM6). L'indagine è basata su interviste e conteggi di viaggiatori residenti e non residenti in transito alle frontiere italiane (valichi stradali e ferroviari, porti e aeroporti internazionali) e viene integrata con l'utilizzo di dati amministrativi, ove disponibili, e, dalla fine del 2020, con dati di telefonia mobile.

Grazie all'ampia gamma di dati analitici aggiuntivi rispetto alle esigenze della bilancia dei pagamenti, l'indagine sul turismo costituisce una ricca base informativa per gli operatori del settore e per la ricerca; i dati sono disponibili in questo sito sia in forma aggregata sia a livello di microdati.

Aggiornamento mensile sul turismo internazionale

Lo scorso maggio il saldo della bilancia dei pagamenti turistica dell'Italia è risultato in avanzo di 2,7 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto allo stesso mese del 2025. Sia la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia (5,4 miliardi) sia quella dei viaggiatori italiani all'estero (2,7 miliardi) sono cresciute nel confronto con maggio 2025, rispettivamente del 4,3 e del 2,2 per cento.

Nella media dei tre mesi terminanti in maggio 2026 i flussi in entrata hanno registrato un incremento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari al 2,3 per cento, a fronte di una sostanziale stabilità delle uscite (Fig. 1). La crescita della spesa in Italia è risultata significativamente più elevata per i viaggiatori provenienti dai paesi della UE rispetto a quelli dai paesi extra-UE (4,1 e 0,4 per cento, rispettivamente; Fig. 2, pannello di sinistra). La spesa degli italiani all'estero è cresciuta nei paesi UE (3,0 per cento), mentre è diminuita in quelli extra-UE (-2,7 per cento; Fig. 2, pannello di destra).

Per continuare a leggere

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. L'economia italiana in breve. Luglio 2026 Bankitalia

È disponibile nella collana Statistiche il numero di luglio de "L'economia italiana in breve". La pubblicazione contiene una serie di informazioni e statistiche sugli andamenti congiunturali e sulle principali caratteristiche strutturali del sistema economico-finanziario italiano. Il contenuto è suddiviso in sette sezioni, riguardanti l'attività economica, i prezzi, le transazioni internazionali, la situazione finanziaria del settore privato, gli andamenti del settore bancario, la finanza pubblica, le proiezioni macroeconomiche diffuse dalla Banca d'Italia e da altre istituzioni internazionali.

11 AGOSTO 2026

USAUSA. L'azienda farmaceutica svizzera Sandoz pagherà 450 milioni di dollari in una causa antitrust in Usa

Sandoz ha raggiunto un accordo transattivo nella lunga controversia legale statunitense sui farmaci generici, che ha coinvolto 43 stati e territori degli Stati Uniti, nonché un gruppo di rivenditori indiretti. Il gruppo farmaceutico con sede a Basilea verserà un totale di poco meno di 480 milioni di dollari nell'ambito dell'accordo.

I pagamenti saranno dilazionati su sette anni a partire dal 2027, come annunciato lunedì da Sandoz. L'importo totale comprende 450 milioni di dollari (388 milioni di franchi svizzeri) per gli accordi con gli stati e i territori degli Stati Uniti e 28,5 milioni di dollari per l'accordo con i rivenditori indiretti.

La conclusione di questi accordi risolverebbe tutte le controversie sollevate dalle autorità federali e statali statunitensi, nonché tutte le azioni collettive relative al procedimento, ha affermato la società.

Al centro della questione vi erano le accuse di manipolazione illecita dei prezzi nel mercato statunitense dei farmaci generici. Sandoz continua a respingere tali accuse. Gli accordi raggiunti non costituiscono un'ammissione di colpa e alcuni sono ancora soggetti ad approvazione, ha dichiarato l'azienda.

Secondo quanto dichiarato dalla società, restano pendenti solo le richieste di risarcimento presentate da singoli querelanti che non hanno aderito ai precedenti accordi transattivi collettivi. Gli accordi non hanno alcun impatto sulle previsioni di business del Gruppo per il 2026 né sulle sue prospettive a medio termine, ha affermato la società.

(SwissInfo.ch)

11 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Una proteina della carne è stata coltivata nella lattuga

Per la prima volta, una proteina chiave della carne è stata coltivata nella lattuga e questo potrebbe ridurre l'impatto del consumo di carne.

In una ricerca pubblicata su Frontiers in Plant Science, scienziati esperti hanno confermato che per la prima volta una proteina chiave della carne è stata coltivata nella lattuga. Si tratta di un’evoluzione importante pensando all’impatto che il consumo di carne ha sull’ambiente. Trovare un modo per ottenere parte del sapore o delle proteine della carne da piante coltivate nel terreno sarebbe un notevole passo avanti per un mondo più sostenibile.

Percorsi alternativi per la produzione di proteine ​​animali sono cruciali per ridurre la dipendenza dall’allevamento tradizionale, che contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra, alla deforestazione e al consumo di acqua. Nel complesso, il nostro lavoro descrive la prima segnalazione di produzione stabile di mioglobina nelle piante superiori e il suo effetto sulla fotosintesi e sui livelli di eme. Ciò fornisce una base per la futura produzione di proteine ​​animali di origine vegetale per applicazioni alimentari.

Alexia Groff, prima autrice e ricercatrice di biotecnologie vegetali presso l’Imperial College di Londra, a Science Alert, ha dichiarato: “Il nostro studio dimostra, per la prima volta, che le piante superiori possono produrre stabilmente mioglobina, una delle proteine ​​chiave responsabili di molte delle proprietà desiderabili della carne. Questo è particolarmente rilevante in un momento in cui la domanda di piattaforme di produzione alimentare sostenibile è più alta che mai“.

La lattuga tollera la produzione di mioglobina, proteina della carne

Ciò che ha sorpreso Groff e i suoi ricercatori è stata la grande tolleranza dimostrata dalla lattuga alla produzione di mioglobina, la proteina chiave della carne. “Sebbene la mioglobina si leghi all’eme, una molecola importante coinvolta in molti aspetti del metabolismo vegetale – ha affermato l’autrice dello studio – le piante trasformate sono rimaste sane, fertili e non hanno mostrato alcuna compromissione significativa della fotosintesi“.

C’è un però. Infatti, i ricercatori hanno precisato che “la differenza nell’accumulo di mioglobina in peso secco è circa 10 volte superiore nel muscolo animale rispetto alle rese vegetali descritte in questo rapporto“. Tuttavia questo non è un problema.

Nonostante ciò, la coltivazione delle piante è molto più efficiente in termini di risorse rispetto all’allevamento del bestiame; di conseguenza, la mioglobina derivata dalle piante potrebbe raggiungere rese proteiche per ettaro paragonabili, o addirittura potenzialmente superiori, a quelle dell’agricoltura animale, beneficiando al contempo di un consumo idrico e di emissioni di gas serra notevolmente inferiori“, hanno concluso.

Le ricerche non si fermano qui

In merito alla coltivazione di mioglobina, proteina chiave della carne, nella lattuga, la Groff ha aggiunto: “Oltre alla mioglobina, siamo entusiasti di esplorare altre proteine ​​alimentari e funzionali di alto valore, poiché i nostri risultati suggeriscono che i cloroplasti rappresentano una piattaforma promettente per l’agricoltura molecolare sostenibile“.

Questo significa che in futuro assisteremo a un’evoluzione in questa direzione. “Dato che i nostri risultati suggeriscono che la disponibilità di eme rappresenta un collo di bottiglia, le ricerche future potrebbero concentrarsi sulla modifica del percorso dell’eme o di altri aspetti del metabolismo dell’eme per aumentare la proporzione di mioglobina completamente assemblata“.

Fonte: Science Alert

(da PuntoInformatico.it)

11 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Biodiversità a rischio: la scomparsa delle verdure stravolge l'alimentazione

Secondo recenti studi, la maggior parte delle persone consuma una quantità di verdure insufficiente e questa scomparsa nell’alimentazione provoca conseguenze pericolose per la salute. Oltre a questo, anche la biodiversità è a rischio perché nel mondo si coltivano sempre meno varietà di ortaggi. Un nuovo rapporto pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences suggerisce quanto sia fondamentale valorizzare la biodiversità oggi.

Il risultato sarebbe duplice. Da una parte migliorerebbe la nostra stessa salute. Dall’altra migliorerebbe la salute del nostro pianeta. Maarten van Zonneveld, scienziato esperto e autore principale che ha guidato il team in questa ricerca, ha spiegato: “La soluzione non è semplicemente coltivare più ortaggi, ma anche coltivare più varietà di ortaggi“.

Gran parte della biodiversità vegetale di cui abbiamo bisogno è ancora presente, nelle varietà tradizionali e nei loro parenti selvatici. L’urgenza è di conservarla adeguatamente in modo da poterla utilizzare saggiamente per diversificare le diete in un contesto di cambiamenti climatici.

Stiamo assistendo alla scomparsa delle verdure più ricche di micronutrienti

Maarten van Zonneveld insieme al suo team hanno aggiunto che lattuga, cipolle e pomodori sono colture globali che fanno parte delle diete di tutto il mondo. Tuttavia, ciò che risulta preoccupante è che stiamo assistendo alla scomparsa di tutte quelle verdure più ricche di micronutrienti e meglio adattate a condizioni ambientali complicate e con risorse limitate.

Molte altre piante, come la clorofito, il cavolo rosso e la zucca amara, che sono in genere più ricche di micronutrienti e meglio adattate a condizioni ambientali difficili e con risorse limitate, sono disponibili solo a livello regionale e molto spesso vengono trascurate nelle politiche e strategie alimentari su larga scala. Attualmente, solo poche varietà locali sono conservate nelle banche genetiche, con molte lacune nelle collezioni, il che limita la selezione e lo sviluppo di varietà migliorate per la produzione su larga scala.

L’obiettivo auspicato da ricercatori e biologi da una parte è “salvaguardare la biodiversità vegetale raccogliendo, rigenerando e conservando le varietà locali di colture e le specie selvatiche affini alle principali specie vegetali nelle aree ad alta biodiversità“, mentre dall’altra “promuovere la biodiversità vegetale per diversificare le diete, in particolare tra i bambini e altri gruppi vulnerabili, includendo ortaggi ricchi di nutrienti e resistenti ai cambiamenti climatici nei pasti domestici e scolastici“.

Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences

(da PuntoInformatico.it)

11 AGOSTO 2026

SPAGNASPAGNA. Spagna: oltre 1000 viaggiatori italiani identificati ai controlli

Da sabato mattina, quando sono entrate in vigore le misure predisposte da Madrid in risposta alle disposizioni del governo italiano nel corso della crisi migratoria a Ceuta

Il numero dei viaggiatori provenienti dall'Italia che sono stati identificati all'arrivo negli aeroporti spagnoli dalla mattina di sabato scorso, quando sono entrati in vigore i controlli di frontiera disposti da Madrid in risposta a quelli predisposti dall'Italia ai confini aerei e marittimi con la Spagna per la crisi di Ceuta, ha già superato le mille persone, secondo dati forniti oggi dal ministero dell'Interno spagnolo.

Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere negli aeroporti e nei porti con collegamenti diretti tra Spagna e Italia è entrato in vigore alle ore 24 di venerdì scorso.

Il governo ha adottato questa misura, inizialmente prevista fino al 7 settembre, in seguito al rifiuto dell'Italia di revocare la sospensione della Spagna dall'area Schengen, imposta dopo la crisi migratoria di Ceuta del 30 luglio tramite controlli alle frontiere aeree e marittime.

Dall'inizio dei controlli fino a mezzogiorno di oggi, sono stati identificati complessivamente 1.033 viaggiatori, a bordo di 58 voli. All'operazione hanno partecipato 109 agenti.

La maggior parte di questi voli (18) è atterrata all'aeroporto El Prat de Llobregat di Barcellona, dove sono stati identificati complessivamente 552 cittadini, con l'impiego di 29 agenti.

Il secondo aeroporto con il maggior numero di controlli è stato l'Adolfo Suárez-Madrid Barajas, dove 223 persone provenienti da 18 voli sono state fermate per esibire i propri documenti da 17 agenti.

I restanti cittadini italiani che hanno dovuto sottoporsi alla procedura di identificazione lo hanno fatto a Valencia (65 passeggeri da tre voli), Alicante (61 passeggeri da 14 voli), Siviglia (49 passeggeri da otto voli), Malaga (43 passeggeri da cinque voli) e Bilbao (40 passeggeri da cinque voli).

Il rapporto fornito dal ministero dell'Interno non include ancora i dati relativi alle navi da crociera in arrivo nelle comunità autonome, né quelli relativi a porti e aeroporti delle Isole Canarie e Baleari. Questi dati saranno resi noti a partire da domani.

(AdnKronos)

11 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Spagna accusa: “Sospensione Schengen siluro all’Europa”.Italia: “No immigrazione incontrollata”

Mentre Madrid e Roma litigano e la Germania annuncia che rimanderà in Italia i 'dublinanti', la solidarietà europea si scioglie in un'estata caldissima sotto ogni punto di vista

“Questa misura è, prima di tutto, un attacco alla dignità del popolo spagnolo, ma, in secondo luogo, è un siluro sparato contro lo scafo dell’unità europea“. Le parole sono del ministro degli Esteri di Madrid, José Manuel Albares; il siluro è il ripristino da parte italiana, il 1° agosto, dei controlli alle frontiere con la Spagna in seguito alla crisi di Ceuta. Il governo del Paese iberico ha risposto con altrettanto siluro, riprendendo a sua volta i controlli per chi arriva dall’Italia, dalla mezzanotte di sabato scorso. Per i turisti e per chi si sposta tra i due Stati è un ritorno indietro di 30 anni; per l’Unione europea, come ha sottolineato Albares, un duro colpo, a partire dalla solidarietà tra capitali. Anche perché le ripercussioni della crisi si stanno ancora propagando: ieri la Germania ha fatto sapere che rimanderà forzatamente nel Bel Paese i cosiddetti ‘dublinanti’.

Italia e Danimarca: “Non tollereremo un’immigrazione incontrollata”

D’altronde, si era capito che la ritrovata concordia esibita dopo il video-incontro straordinario dei ministri degli Interni dei Ventisette, tenutosi la scorsa settimana proprio per tentare di ricomporre l’unità tra capitali, era solo una facciata. Il contro-siluro spagnolo ne è la prova, così come le posizioni espresse dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen. Le due leader, le più dure nella reazione ai fatti di Ceuta, ieri hanno sottolineato insieme sui social: “Non tollereremo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa

“Abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa”, hanno proseguito ponendo l’accento “sul futuro del Continente, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla necessità di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere“.

“Nessuno – hanno continuato – può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini”. “E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta. Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa”, hanno affermato.

Spagna: “L’area Schengen non è stata compromessa”

Eppure, ancora ieri la terza vicepresidente del governo spagnolo e ministra della Transizione ecologica, Sara Aagesen, ha ribadito ai media che Ceuta – un’exclave spagnola in territorio marocchino – non appartiene all’area Schengen pur facendo parte della Spagna, che “nessuno è arrivato nella penisola iberica”, e che “l’area Schengen non è stata violata ed è garantita”.

In poche parole, se è formalmente corretto dire che circa 70mila migranti sono entrati in Spagna, non lo è altrettanto sul piano pratico, nel senso che le persone arrivate massicciamente a Ceuta sono rimaste nel Nord Africa con praticamente nessuna possibilità di poter arrivare sul continente europeo. La stragrande maggior parte di esse infatti è tornata immediatamente indietro, anche se molti sono ancora nella città, in condizioni precarie.

Tajani: “Decisione spagnola incomprensibile e inaccettabile”

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, in un’intervista al quotidiano La Stampa ha controbattuto: “Ceuta non è uno spazio Schengen ma è un’exclave spagnola, la Spagna lo è. E il rischio, come dice anche la stampa spagnola, sono i movimenti secondari dei non marocchini. Dove vanno dopo che sono arrivati in Spagna? L’Italia, come destinazione, è il Paese più a rischio. Non siamo la Germania o la Norvegia”.

“Bisogna ristabilire un po’ d’ordine: non siamo contro la Spagna, ma abbiamo il dovere di proteggere i nostri confini”, ha dichiarato ancora il vicepremier, che per questo difende la sospensione italiana di Schengen e nella stessa intervista definisce “incomprensibile e del tutto inaccettabile” la decisione della Moncloa di fare altrettanto verso l’Italia.

“Noi non abbiamo fatto nessun putiferio. Abbiamo sospeso Schengen, come prevedono i Trattati, perché a Ceuta è successo qualcosa di straordinario. Ancora oggi il sindaco Vivas dice che lì sono rimasti tra 8mila e 11mila migranti. E migliaia sono sub-sahariani che non possono essere rimpatriati”.

“Già una quindicina di irregolari sono stati fermati in Italia”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che “tra i migranti ce n’erano che erano stati espulsi in precedenza per jihadismo“. “Non sono marocchini, ma questo non sposta i termini del problema”, ha affermato. “Non c’è dubbio che gli arrivi dall’Africa sub-sahariana rappresentino una minaccia jihadista. La stessa polizia spagnola ha fermato persone sospette”.

Al Gr Radio Rai il vicepremier ha espresso poi il desiderio di poter revocare presto la sospensione, “non appena il rischio non sarà più presente”, comunque non prima del 15 agosto. Data sensibile, visto il tam tam social che annuncia per quel giorno una nuova massiccia affluenza di persone nella città spagnola.

Rischio radicalizzazione islamista a Ceuta

Secondo il Corriere della Sera, un rapporto dell’intelligence italiana (con il contributo dei colleghi spagnoli) confermerebbe il rischio che Ceuta diventi un centro di “radicalizzazione e reclutamento jihadista” e che dietro la mobilitazione social che incentiva una nuova ‘invasione’ nell’exclave spagnola ci sarebbe una vera e propria regia, non attribuibile a un attore definito. La scorsa settimana d’altronde l’ex commissario ai Mercati Thierry Breton ha avvisato che i fatti di Ceuta sono il “il primo attacco ibrido algoritmico su larga scala condotto contro una frontiera esterna dell’Unione” e che il blocco deve dotarsi in fretta di una dottrina esplicita di risposta a tale tipo di minacce.

Resa dei conti contro Spagna

Tornando alla crisi europea, molti in questi giorni hanno sottolineato che la reazione delle capitali sia stata una ‘resa dei conti’ dovuta alle poliche del premier Pedro Sánchez, che sull’immigrazione si muove in controtendenza rispetto al resto del blocco, dove anche partiti più moderati si sono progressivamente spostati verso approcci più duri nel tentativo di arginare l’ascesa delle estreme destre. Non va dimenticato che Italia, Francia e Polonia andranno a elezioni nel 2027.

Il più famoso scrittore marocchino, l’ottantunenne Tahar Ben Jelloun, parlando con El País ha criticato i leader europei: “L’Europa ha bisogno di coprire molti posti di lavoro vacanti. Anche l’Italia ha regolarizzato i migranti in modo discreto. Ma quando la Spagna ha fatto lo stesso, si è parlato di un fattore di attrazione. C’è molta ipocrisia“. “Non c’è stata alcuna minaccia contro l’Europa e nessuna possibilità di invasione. Si è trattato di una resa dei conti ingiusta e ingannevole con la Spagna, intesa a punire Pedro Sánchez per aver disobbedito a Trump e Netanyahu sulla questione di Gaza e per aver avuto il coraggio di sostenere il popolo palestinese”, ha affermato.

La Germania rimanda indietro i ‘dublinanti’

I tempi dunque sono cambiati? Sicuramente per quello che riguarda la solidarietà tra Paesi, invocata più volte da Meloni durante la crisi di Lampedusa e oggi da lei stessa dimenticata. Ma una volta allentato il principio, le conseguenze possono essere impreviste, e assumere anche la forma di un boomerang: la Germania ieri ha fatto sapere che intende rimandare in Italia i cosiddetti ‘dublinanti’. Ovvero i migranti che chiedono asilo in un Paese europeo diverso da quello dove sono arrivati, e che, per questo, possono essere trasferiti nello Stato competente, quello di primo ingresso nell’Ue.

Berlino dunque intende procedere con i rinvii verso il nostro Paese (e la Grecia) a partire dal 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto sui migranti, mentre Roma sostiene che, in base agli accordi raggiunti con alcuni Stati europei, non siano dovuti trasferimenti per i migranti arrivati prima di tale data. E per quelli entrati successivamente, il Viminale sottolinea che “è ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che siano attualmente in altri Paesi”, poiché “è passato ancora poco tempo per poterlo accertare”. E chiede che si tenga conto anche degli sbarchi in Italia effettuati da navi ong battenti bandiera di altri Paesi europei – molte volte proprio tedesca – ipotizzando quindi una forma di compensazione.

La prima persona a essere respinta in Italia (il 19 agosto) come ‘dublinante’ è una somala di 22 anni, in fuga dal padre e da un matrimonio combinato, approdata in Ue in Italia e arrivata in Germania a marzo. Qui vivono la madre, il fratello e altri parenti, e qui aveva presentato richiesta di asilo, ma il ministero dell’Interno tedesco ha dichiarato che la giovane “è di competenza di Roma”.

Pressione verso l’estrema destra

D’altra parte, vale per il cancelliere tedesco Friedrich Merz quanto detto prima: lo spostamento verso una linea più severa sulle migrazioni è motivato dalla perdita di terreno elettorale: il leader cristiano-democratico è ai minimi storici di gradimento dei sondaggi e si prepara a tre elezioni fondamentali dove l’estrema destra di Alternative für Deutschland è in vantaggio consistente. Soprattutto, potrebbe ottenere il discutibile record di primo cancelliere destituito e rimpiazzato dal suo stesso partito, cosa che neanche il suo scialbo predecessore, il socialdemocratico Olaf Scholz, ha dovuto subire.

In ogni caso, mentre la crisi europea si avvita, c’è una domanda sullo sfondo: come la solidarietà è venuta meno in questo caso, sarà così anche in altri campi e in futuro? In un’epoca turbolenta e dominata da potenze di stazza considerevole, che nessun Paese europeo può sperare di raggiungere, potrebbe non essere un’idea vincente.

(AdnKronos)

11 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Il Mediterraneo si scalda: così cambiano pesci, alghe e ossigeno

A luglio la temperatura superficiale media del bacino ha raggiunto 27,07 °C. Gli studi mostrano effetti sulla distribuzione dei pesci, sulla composizione del plancton e sull’ossigeno disponibile

Il Mediterraneo occidentale non era mai stato così caldo in un mese di luglio. L’ultimo bollettino del Copernicus Climate Change Service (C3S) segnala temperature superficiali del mare record per il periodo lungo le coste atlantiche europee e nel Mediterraneo occidentale, in concomitanza con diffuse ondate di calore marine intense o gravi.

Il fenomeno si inserisce in un’estate eccezionalmente calda anche per gli oceani. A luglio la temperatura superficiale media dei mari extrapolari, nella fascia compresa tra 60° Sud e 60° Nord, ha raggiunto 20,96°C, superando il precedente record mensile di 20,89°C stabilito nel 2023. I dati utilizzati da Copernicus derivano dal dataset ERA5 e, per la temperatura del mare, rappresentano una stima delle condizioni a circa dieci metri di profondità.

Mari sempre più caldi, ecosistemi sempre più fragili. Temperature record nel Mediterraneo

Guardando al solo Mediterraneo, il quadro è ancora più netto. Secondo Mercator Ocean International, sulla base dei dati di Copernicus Marine, nel luglio 2026 la temperatura superficiale media del bacino ha raggiunto 27,07 °C, contro i 26,68 °C del precedente record del luglio 2025. Il 94% del Mediterraneo ha registrato temperature superiori alla media e il 79% del bacino è stato interessato almeno per un giorno da un’ondata di calore marina forte, severa o estrema.

I 27 gradi non rappresentano però una soglia biologica universale. Una temperatura normale in piena estate nel Mediterraneo orientale può essere eccezionale in un’altra zona, mentre organismi diversi hanno livelli di tolleranza molto differenti. A pesare sono soprattutto quanto la temperatura supera la norma locale, per quanto tempo rimane elevata e fino a quale profondità arriva il riscaldamento.

È questo che distingue una semplice giornata di mare caldo da un’ondata di calore marina: la temperatura resta eccezionalmente elevata rispetto ai valori abituali per quella zona e per quel periodo dell’anno, abbastanza a lungo da sottoporre l’ecosistema a uno stress prolungato.

Gli effetti possono essere molto diversi. I pesci più mobili possono cercare acque più fresche o spostarsi in profondità; gli organismi fissati al fondale non hanno la stessa possibilità. Le comunità di plancton possono cambiare composizione, favorendo alcune specie rispetto ad altre. E l’aumento della temperatura agisce anche su una variabile invisibile dalla spiaggia: l’ossigeno disciolto nell’acqua, che tende a diminuire proprio mentre il metabolismo di molti organismi accelera.

Il caldo sposta i pesci e cambia la pesca

I pesci possono reagire all’aumento della temperatura spostandosi verso acque più fredde, più profonde o più settentrionali. Le conseguenze non sono però uniformi. Uno studio pubblicato nel 2026 su Scientific Reports ha ricostruito gli effetti delle ondate di calore marine nel Mediterraneo occidentale tra il 1995 e il 2022 attraverso un modello ecosistemico.

Nel Mediterraneo settentrionale gli effetti stimati sulla biomassa risultano in alcuni casi limitati o positivi per determinati gruppi. Nel sud, soprattutto nei mari di Alboran e d’Algeria, prevalgono invece le perdite.

Nelle aree meridionali analizzate, le ondate di calore sono associate nel modello a riduzioni superiori al 5% delle catture complessive di specie commerciali, comprese specie pelagiche, demersali e invertebrati. Per i produttori bentonici, che vivono sul fondale e sostengono una parte della rete alimentare, le riduzioni relative superano in alcune zone il 15%. Non sono dati sulle catture effettivamente registrate nei porti, ma stime ottenute confrontando scenari ecosistemici con e senza ondate di calore.

Lo stesso studio rileva inoltre che negli ultimi anni gli eventi estremi hanno interessato con maggiore frequenza anche profondità di 150 metri e il fondale marino. Questo riduce la possibilità per alcune specie di trovare temperature più favorevoli semplicemente scendendo in profondità.

Il risultato può essere una progressiva redistribuzione delle specie. Alcune diventano più comuni dove prima erano rare, altre arretrano. Per la pesca significa poter trovare quantità e specie diverse rispetto al passato anche nelle stesse aree.

Gli organismi ancorati al fondale hanno meno possibilità di adattarsi attraverso lo spostamento. Gorgonie, spugne, coralli e molluschi sono infatti tra i gruppi più vulnerabili alle ondate di calore marine prolungate.

Quando il plancton cambia, cambia la catena alimentare

Mare più caldo non significa automaticamente più alghe. Temperatura, luce, nutrienti, salinità e rimescolamento dell’acqua determinano quali organismi vengono favoriti.

Un esperimento pubblicato su Scientific Reports nel 2023 ha studiato una comunità naturale di plancton nella laguna mediterranea di Thau, in Francia. I ricercatori hanno simulato due ondate di calore consecutive di cinque giorni, mantenendo l’acqua a 5 °C sopra quella dei campioni di controllo. Durante la prima ondata di calore la concentrazione di clorofilla-a, utilizzata come indicatore della biomassa fitoplanctonica, è risultata più alta del 37%. Durante la seconda l’aumento è stato del 18%, mentre nel periodo immediatamente successivo del 22%. La risposta, tuttavia, non è stata identica nei due episodi. Nell’intero esperimento la differenza media della clorofilla non è risultata statisticamente significativa.

È cambiata invece anche la composizione del fitoplancton. Alcuni gruppi, tra cui cianobatteri e clorofite, sono stati favoriti rispetto ad altri. Il fitoplancton è alla base di gran parte della catena alimentare marina. Una variazione della sua composizione può quindi modificare le risorse disponibili per zooplancton, piccoli pesci e specie predatrici.

Le fioriture dipendono inoltre dalla disponibilità di nutrienti. Azoto e fosforo provenienti, tra l’altro, da attività agricole e scarichi possono favorire una crescita molto intensa del fitoplancton. Quando questa biomassa muore e viene decomposta dai microrganismi, aumenta il consumo di ossigeno.

Il caldo toglie ossigeno al mare

La temperatura modifica direttamente la quantità di ossigeno che può rimanere disciolta nell’acqua: più l’acqua è calda, minore è la sua capacità di trattenere ossigeno.

Allo stesso tempo il metabolismo di molti organismi aumenta con la temperatura, facendo crescere il loro fabbisogno di ossigeno. Il riscaldamento degli strati superficiali può inoltre rafforzare la stratificazione della colonna d’acqua. Quando le acque calde superficiali si mescolano meno con quelle profonde, diminuisce il ricambio di ossigeno verso il fondale.

Nell’esperimento condotto nella laguna di Thau, le concentrazioni di ossigeno disciolto durante e dopo le due ondate di calore simulate sono risultate tra il 3% e il 6% inferiori rispetto ai campioni non riscaldati.

Su scala mediterranea entrano in gioco correnti, profondità, vento, nutrienti e caratteristiche locali. L’Agenzia europea dell’ambiente stima, comunque, che circa il 24% dell’area mediterranea effettivamente valutata presenti concentrazioni inferiori a 6 milligrammi di ossigeno per litro, soprattutto nelle zone costiere.

La soglia non indica automaticamente una “zona morta”. Concentrazioni inferiori a 6 mg/l possono però rappresentare condizioni di stress per alcuni organismi, mentre livelli ulteriormente più bassi possono diventare incompatibili con la sopravvivenza delle specie più sensibili.

Tra il 2000 e il 2023, nel 91% delle stazioni marine europee analizzate dall’Eea non emerge una tendenza statisticamente significativa dell’ossigeno disciolto; il 7% registra invece una diminuzione. La copertura del monitoraggio resta incompleta e non consente di estendere automaticamente questi risultati all’intero Mediterraneo.

Il rischio aumenta quando più fattori si sommano: acqua molto calda, forte stratificazione, eccesso di nutrienti e decomposizione di grandi quantità di materia organica possono portare alla ipossia, cioè a concentrazioni di ossigeno insufficienti per molti organismi.

Il record dei 27,07 °C non significa quindi che il Mediterraneo abbia superato una soglia oltre la quale la vita marina entra automaticamente in crisi. Segnala però che un’area molto estesa del bacino è rimasta eccezionalmente calda. Per pesci, plancton e organismi del fondale il fattore decisivo è soprattutto la durata. Più a lungo l’acqua resta sopra i valori normali, maggiore è la pressione sugli ecosistemi e minore il tempo disponibile per recuperare tra un’ondata di calore e la successiva.

(AdnKronos)

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. La pandemia di Covid-19 continua a produrre strascichi anche dal punto di vista sanitario.

La pandemia di Covid-19 continua a produrre strascichi anche dal punto di vista sanitario. Ad esempio sulla mole dei rifiuti accumulati negli anni scorsi e ancora in attesa di essere smaltiti. La conferma arriva dal decreto Pa e Protezione civile, che martedì 4 agosto ha ottenuto l’ok del Consiglio dei ministri e che, dopo la pausa estiva, inizierà dal Senato il suo iter di conversione in legge. Al suo interno c’è una norma, l’articolo 4, che s’intitola «Disposizioni urgenti in materia di Servizio sanitario regionale e di salute pubblica» e che contiene la nomina di un Commissario straordinario destinato a governare i postumi ambientali lasciati dal periodo pandemico. Dovrà avere una comprovata esperienza nella direzione e gestione di strutture organizzative complesse e sarà lui a dover gestire, entro il 31 marzo 2027, le attività di deposito, custodia, movimentazione, organizzazione dei trasporti, dismissione e smaltimento dei materiali acquisiti in passato dal ministero della Salute.

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. L’emergenza idrica nel bacino del Po non accenna ad allentarsi

L’emergenza idrica nel bacino del Po non accenna ad allentarsi. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto del fiume Po, riunito il 6 agosto sotto il coordinamento dell’Autorità di Bacino Distrettuale, ha confermato un quadro di forte criticità, segnato da temperature persistentemente superiori alla media, precipitazioni insufficienti nelle aree più colpite e livelli dei grandi laghi alpini ormai prossimi ai minimi storici. Nonostante alcuni episodi temporaleschi abbiano interessato Emilia-Romagna e Veneto nelle ultime settimane, gli effetti sulle riserve idriche sono stati limitati. Le piogge si sono concentrate in eventi intensi e localizzati, incapaci di compensare il deficit accumulato nei mesi precedenti. In Piemonte e Lombardia, invece, le precipitazioni sono rimaste generalmente inferiori alla norma.

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Gli obiettivi dei controlli dell'Agenzia delle Entrate

Agevolazioni prima casa per gli under 36, documentazione legata ai bonus edilizi, redditi esteri e Terzo settore sono tra gli obiettivi dei controlli dall’agenzia delle Entrate. Con un utilizzo selettivo dei dati finanziari, presenti nell’archivio rapporti, che saranno impiegati per un rafforzamento degli elementi utili per la costruzione delle liste dei contribuenti da sottoporre a controllo. Le compravendite immobiliari, e più in generale i passaggi di patrimoni, sostenuti da agevolazioni fiscali, saranno sottoposti a un particolare screening. Sono in via di predisposizione, infatti, liste selettive da utilizzare, durante le verifiche 2026, sulla corretta applicazione dei regimi di imposta e delle agevolazioni legate a imposta di registro, imposte ipotecarie e catastali sulle successioni e donazioni.

11 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Borse europee in pausa

Le Borse europee si sono prese una pausa dopo i recenti rialzi e ieri hanno chiuso deboli la prima seduta della settimana di Ferragosto. L’attenzione degli investitori continua a concentrarsi sul Medio Oriente, con le incertezze sullo Stretto di Hormuz che non accennano a placarsi, mentre Iran e Oman dovrebbero essere alle fasi finali dei negoziati per concordare nuove rotte marittime. Incertezze che pesano sui prezzi delle commodity energetiche con il petrolio che riprende la sua corsa e la fiammata del gas naturale. Così il Ftse Mib di Milano ha terminato a -0,1%, sopra la parità il Cac di Parigi (+0,13%), il Dax di Francoforte (+0,14%) e l’Aex di Amsterdam (+0,22%). Seduta debole per l’Ibex di Madrid (-0,14%) e il Ftse 100 di Londra (-0,3%).

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Il caro carburanti nel mirino della Finanza

Il caro carburanti, finito nel mirino della Guardia di Finanza. Oltre alle crisi internazionali il settore infatti è alle prese con altri elementi che stanno contribuendo a spingere i prezzi. Tra questi soprattutto la trasparenza dei prezzi praticati e le frodi (soprattutto gasolio allungato con acqua) che continuano su tutto il territorio nazionale. La GdF parla di 4.800 interventi, 20mila tonnellate di prodotti energetici sequestrati, 265 denunciati. Le associazioni dei distributori però ricordano come la categoria sia sempre in prima linea sul rispetto delle regole e come il numero di anomalie sia esiguo.

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. La spesa dei consumatori negli ultimi 30 anni. Confcommercio

E’ cambiata negli ultimi 30 anni, più servizi e tempo libero, meno beni tradizionali

Nel 2026 la spesa reale pro capite per consumi ha raggiunto i 23.261 euro (era 19.877 euro nel 1995), con un aumento di 314 euro rispetto al 2025, superando i livelli pre-Covid ma anche il picco del 2007 (22.975 euro), anno di inizio della grande crisi finanziaria globale. La ripresa della domanda, favorita anche dalla progressiva crescita dell’occupazione e dei redditi, non ha consentito, però, il pieno recupero dei livelli di consumo per tutti i segmenti di spesa. Lo indicano i dati di una ricerca di Confcommercio sui consumi degli italiani negli ultimi 30 anni.

Tecnologia, telefonia e informatica guidano la classifica delle abitudini di consumo degli italiani con una crescita “monstre” della spesa pro capite, rispetto al 1995, di quasi il 3.200%. Molto sostenuti anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare per i servizi culturali e ricreativi cresciuti del 137%. Ad eccezione di questi due comparti, poche altre voci mostrano segnali strutturali di espansione: è il caso della ristorazione (+25,3%) e delle spese per viaggi e vacanze (+17,2%) che, comunque, non sono ancora tornate sui livelli pre-Covid.

In leggera flessione, invece, l’alimentazione domestica (-3,5% negli ultimi tre decenni), anche a causa delle dinamiche demografiche e della crescita dei pasti fuori casa, mentre tra i segmenti meno dinamici si confermano l’abbigliamento e le calzature (+6,2%), la cui domanda appare oggi più orientata verso capi a minore valore intrinseco (il cosiddetto fast fashion), e quello dei mobili e oggetti per la casa (+5,9%). La domanda di beni tradizionali rimane, dunque, contenuta nel 2026, indice di un atteggiamento di prudenza delle famiglie dettato prevalentemente dall’incertezza che caratterizza l’attuale contesto economico. Discorso a parte per l’energia domestica (-37,4%) in consistente contrazione per comportamenti di consumo più attenti, ma anche grazie ad un crescente utilizzo di prodotti e sistemi a risparmio energetico.

Nonostante le forti incertezze generate dal conflitto in Medio Oriente e il timore di un marcato rallentamento dell’economia, il quadro congiunturale italiano si è dimostrato più favorevole delle attese. Nel nostro Paese, osserva Confcommercio, la presenza di un contesto produttivo che continua a mostrare segnali di miglioramento ha favorito il permanere di dinamiche positive del mercato del lavoro con gli occupati che hanno raggiunto il massimo storico (24,3 milioni), mentre la disoccupazione è scesa ai minimi, favorendo la crescita del reddito disponibile delle famiglie.

Questo andamento sostiene la ripresa dei consumi, che prosegue, seppur gradualmente, insieme al buon andamento del turismo, trainato soprattutto dalla domanda estera. Uno scenario, quindi, sostanzialmente positivo anche se permangono elementi di incertezza legati all’evoluzione del quadro geopolitico e ai possibili riflessi sui prezzi dell’energia e sull’inflazione nella parte finale dell’anno. Alla luce di tutto ciò e dei risultati del primo semestre, l’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, dei consumi dell’1,2% e un’inflazione media del 2,7%, pur prevedendo un secondo semestre meno dinamico del primo.

La spesa reale pro capite, dopo il calo registrato tra il 2007 ed il 2019, si è avviata negli ultimi anni verso un graduale recupero che dovrebbe concretizzarsi nella prima metà del 2026. Esso è stato favorito dai decisi progressi registrati sul fronte occupazionale, dal minimo di gennaio 2021 le persone impiegate nel processo produttivo sono aumentate di oltre 2,2 milioni, e reddituale.

(FoodAffairs.it)

11 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Piace mangiare da soli al ristorante e anche col proprio cane

Il ristorante resta uno dei luoghi simbolo della convivialità, ma il modo di viverlo sta cambiando. C’è chi sceglie di condividere una cena con partner, amici o familiari e chi, invece, decide di concedersi un momento tutto per sé. E c’è anche chi, pur prenotando un tavolo per una persona, arriva al ristorante insieme al proprio animale domestico.

Il solo dining conquista sempre più spazio

A fotografare queste diverse modalità di vivere l’esperienza al ristorante è una ricerca condotta da TheFork.

Tra gli intervistati per cui il solo dining rappresenta un’esperienza applicabile, il 68% dichiara di sentirsi molto o abbastanza a proprio agio nel mangiare da solo in un ristorante con servizio al tavolo. Allo stesso tempo, tra le persone che viaggiano con animali, il 68% considera la possibilità di portarli con sé almeno un valore aggiunto nella scelta del ristorante.

Il tavolo per uno non è più un ripiego

Escludendo chi ha indicato il solo dining come non applicabile perché non viaggia da solo, quasi sette intervistati su dieci dichiarano quindi di sentirsi molto o abbastanza a proprio agio con l’idea di mangiare da soli.

Considerando l’intero campione, la percentuale complessiva è invece del 51%: il 24% afferma di sentirsi molto a proprio agio nel mangiare da solo al ristorante, mentre un ulteriore 26% si dichiara abbastanza a proprio agio. Tra chi prende in considerazione questa esperienza, il restante 32% afferma invece di provare disagio o di evitarla il più possibile.

Il tavolo per uno non rappresenta quindi necessariamente una soluzione di ripiego, ma può diventare un’occasione per dedicare tempo a se stessi, scegliere liberamente il locale e godersi una cena senza dover aspettare la compagnia giusta.

“Ogni cliente può vivere il ristorante in modo diverso. C’è chi cerca una cena romantica, chi vuole concedersi un momento per sé e chi viaggia con la famiglia o con il proprio animale. Per i ristoratori, riuscire ad accogliere esigenze differenti significa offrire un’esperienza di qualità e costruire un rapporto più solido con i propri ospiti”, commenta Carlo Carollo, Country Manager Italia di TheFork.

Il ristorante pet-friendly diventa un valore aggiunto

Mangiare senza altri commensali non significa necessariamente essere davvero soli. Per chi viaggia con un animale, la possibilità di portarlo con sé al ristorante può infatti rendere più semplice e piacevole l’organizzazione della vacanza.

Il 58% del campione dichiara di non avere animali o di non viaggiare con loro. Tra le persone direttamente interessate, però, il tema assume una rilevanza maggiore: per il 40% la possibilità di portare con sé il proprio animale è importante o decisiva nella scelta della destinazione e dei ristoranti, mentre un ulteriore 28% la considera comunque un plus.

Nel complesso, quindi, l’accoglienza pet-friendly rappresenta un elemento positivo per il 68% di chi viaggia con animali. Non determina necessariamente da sola la scelta del locale, ma può facilitare l’organizzazione della giornata e permettere di vivere l’esperienza al ristorante senza rinunciare alla compagnia del proprio animale domestico.

Mangiare da soli come forma di self-care

“Il fatto che, tra chi prende in considerazione il solo dining, quasi sette persone su dieci si sentano a proprio agio segnala un cambiamento culturale: stare soli in pubblico viene sempre meno associato all’isolamento e sempre più vissuto come una scelta consapevole. Dal punto di vista clinico, infatti, è importante distinguere tra isolamento, una condizione subita che può generare sofferenza, e solitudine positiva”, commenta Agnese Cannistraci, Psicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica di Serenis.

“Scegliere di mangiare fuori da soli, senza viverlo come un ripiego, può quindi rappresentare una forma di self-care e aiutare a superare il timore del giudizio altrui. Anche la presenza del proprio animale domestico può offrire familiarità e supporto emotivo, rendendo l’esperienza più serena e inclusiva”.

Un ristorante per modi diversi di stare a tavola

Dalla cena con la famiglia o con gli amici al solo dining, fino all’accoglienza pet-friendly, i risultati della ricerca raccontano modi diversi e personali di vivere il ristorante. A unirli è la ricerca di un’esperienza in cui sentirsi a proprio agio e liberi di scegliere la modalità più adatta alle proprie esigenze.

Per rispondere a questa varietà non sono necessariamente necessarie formule complesse. Spesso possono bastare informazioni chiare, un’accoglienza naturale e la capacità di riconoscere che lo stesso tavolo può essere vissuto in modi molto diversi.

(FoodAffairs.it)

10 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Cosa ha detto (davvero) l’Aifa su contraccettivi e rischio di meningioma

L'allarmismo creato dai giornali intorno alla nota Aifa su un "lieve" aumento del rischio di meningioma (semplificato con un cliccabile e terrorizzante "tumore al cervello") non fa bene né al giornalismo né alla salute delle donne. Il fatto che i contraccettivi femminili abbiano un impatto sulla salute delle donne, invece, è un'altra questione. Fatti e commenti

Rendere ansiose decine di migliaia di donne perfettamente tranquille fino a un attimo prima è l’effetto che, talvolta, riescono a produrre i titoli di giornale quando un periodico e prudente aggiornamento sulla sicurezza dei farmaci viene interpretato con eccessiva enfasi.

È quanto accaduto in seguito alle nuove indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) su due progestinici ampiamente diffusi. Davanti a un incremento di rischio infinitesimale e a una neoplasia quasi sempre benigna, una parte dell’informazione ha tuttavia preferito evocare lo spettro del tumore cerebrale, mettendo in secondo piano la necessaria cautela clinica e i reali dati epidemiologici.

COSA HANNO DETTO EMA E AIFA

Come ha ben ricostruito Scienze in rete, il 10 luglio l’Aifa ha riportato sul proprio sito le indicazioni emerse dalla riunione del Comitato per la valutazione dei rischi in farmacovigilanza (Prac) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), svoltasi dal 6 al 9 dello stesso mese.

Successivamente, il 6 agosto, l’Agenzia ha diffuso una Nota Informativa Importante di Sicurezza, concordata con l’Ema e le aziende titolari dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio dei medicinali contenenti desogestrel ed etonogestrel, sostanze utilizzate per la contraccezione ormonale in pillole, anelli vaginali combinati con etinilestradiolo o impianti sottocutanei.

Le evidenze indicano un lieve incremento del rischio di meningioma legato a un uso prolungato, pari o superiore a un anno. Aifa ha quindi stabilito che l’uso è controindicato per le pazienti con diagnosi o anamnesi di meningioma, disponendo la sospensione del trattamento qualora la patologia insorga durante la terapia. Si raccomanda inoltre agli operatori sanitari di monitorare sintomi specifici quali alterazioni visive, perdita dell’udito o acufeni, perdita dell’olfatto, cefalea progressiva, problemi di memoria, crisi epilettiche o debolezza agli arti.

Le schede tecniche dei prodotti saranno aggiornate inserendo il meningioma tra gli effetti indesiderati con frequenza “non nota”.

Nella medesima sessione di luglio, il Prac ha anche aggiornato le avvertenze per Litfulo (ritlecitinib), farmaco contro l’alopecia areata grave che inibisce JAK3 e TEC chinasi. Per Litfulo è stato introdotto un severo “boxed warning” relativo ai rischi cardiovascolari, di trombosi, cancro e infezioni gravi, allineandolo così ad altri inibitori JAK.

LA NOTIZIA NEI TITOLI E LA COMUNICAZIONE DEL RISCHIO

La divulgazione giornalistica della notizia non si è certo fatta notare per la sobrietà, con titoli che citavano “allerta Aifa” e “rischio di tumore al cervello”, che non potevano non attirare l’attenzione (e i clic).

Sebbene i testi degli articoli riportassero poi correttamente i dati scientifici, la scelta di titoli così perentori, secondo gli esperti, ha finito per generare timori sproporzionati. Associare genericamente i “contraccettivi” al “tumore al cervello” rischia infatti di allarmare una platea enorme di donne, quando le nuove raccomandazioni riguardano solo due molecole ben precise ed evidenziano un aumento di rischio estremamente contenuto per una neoplasia che, nella quasi totalità dei casi, è benigna e a crescita molto lenta.

I DATI DEGLI STUDI EPIDEMIOLOGICI

La prudenza dell’Aifa e dell’Ema poggia su solide basi scientifiche, a partire da un ampio studio epidemiologico caso-controllo francese pubblicato sulla rivista medica BMJ nel 2025 a firma di Roland N., Kolla E., Baricault B., Dayani P., Duranteau L., Froelich S. e collaboratori.

Lo studio ha incrociato i dati del Sistema nazionale di dati sanitari francese, confrontando 8.391 donne operate per meningioma intracranico con 83.910 controlli. Per chi assume desogestrel da 75 microgrammi per oltre un anno è stato rilevato un odds ratio di 1,3, che sale a 2,1 per trattamenti di almeno sette anni. Se la paziente ha precedentemente assunto progestinici ad alto dosaggio già associati a tale rischio (quali ciproterone, nomegestrolo, medrossiprogesterone e clormadinone), l’odds ratio è risultato di 3,3.

Tradotto in numeri assoluti: si stima un caso aggiuntivo di meningioma ogni 67.300 donne in trattamento per più di un anno. Si tratta di una frequenza minima – scrive Scienze in rete – specialmente se rapportata all’incidenza annua naturale della patologia, pari a 8-9 casi su 100.000 persone. Tale incremento di rischio, peraltro, scompare del tutto 12 mesi dopo la sospensione del desogestrel, il quale venendo metabolizzato in etonogestrel rende i risultati validi per entrambe le molecole. A confermare queste evidenze è giunto, il 2 luglio, anche uno studio danese.

IL PARERE DEI CLINICI E LA REALTÀ CONTRACCETTIVA

Per disinnescare i timori ingiustificati, i medici hanno cercato di ricollocare la notizia nella corretta dimensione clinica. Valeria Dubini, ginecologa e presidente dell’Associazione ginecologi territoriali, ha sottolineato come la stampa: “Usa le parole “tumore al cervello” che spaventano, fanno subito pensare a tumori maligni, mentre in questo caso parliamo di una patologia che è quasi sempre di natura benigna, a crescita molto lenta”.

Ricordando inoltre che “in medicina non esiste il rischio zero” e che “tutti i farmaci comportano effetti indesiderati e sono indicati quando il loro rapporto tra rischi e benefici è favorevole”, la specialista ha fatto presente che altri contraccettivi presentano criticità differenti, come il rischio trombo-embolico dei combinati estro-progestinici, laddove il desogestrel offre invece un basso impatto metabolico ideale per molte pazienti.

Sebbene la biologia confermi che i recettori del progesterone sulle cellule del meningioma possano favorirne la crescita, e che la novità degli studi risieda nel riscontrare tale effetto anche a bassi dosaggi contraccettivi, Dubini fa notare con ironia che: “la stessa gravidanza, caratterizzata da un aumento massiccio della concentrazione del progesterone, può favorire la crescita del meningioma, come pure il rischio trombo-embolico, ben più dei contraccettivi estro-progestinici”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca Nicola Colacurci, past president della Società italiana di ginecologia e ostetricia (SIGO), che – intervistato dal Corriere della sera – evidenzia come: “L’Aifa ha il dovere di comunicare queste informazioni, ma dal punto di vista clinico è importante non creare allarmismi”. Inoltre, ha aggiunge: “L’aumento del rischio era stato segnalato da Aifa anche per altri progestinici, ma non deve preoccupare e le donne non devono interrompere autonomamente una terapia efficace”.

La contraccezione, ricordano gli esperti, va infatti stabilita su base individuale attraverso un’attenta anamnesi clinica che valuti familiarità oncologica e dosaggi minimi, ponendo specifica attenzione ai dosaggi elevati impiegati a scopo non contraccettivo.

(Giulia Alfieri su StartMag del 10/08/2026)

10 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Carta d'identità cartacea provvisoria

Con lo scadere della validità per l’espatrio della carta d’identità cartacea, scattato il 3 agosto, e la lentezza di comuni e Zecca dello Stato per produrre le nuove CIE, si è creato un cortocircuito tutto italiano. La proroga di validità della carta al 31 gennaio 2027, infatti, adottata per venire incontro ai ritardi della macchina statale, non aiuta: il documento, infatti, pur valido in Italia non è ritenuto valido per l’espatrio.

La soluzione trovata è, anch’essa, tutta italiana.

Con un decreto del 4 agosto scorso, infatti, il Ministero dell’Interno ha sdoganato il modello di un documento provvisorio valido per l’espatrio da utilizzare per i cittadini che hanno urgenza di uscire dal Paese. In sostanza, per sostituire la CI cartacea, il Ministero ha prodotto una CI provvisoria di nuovo cartacea.

Il nuovo modello verrà distribuito ai comuni tramite le Prefetture entro il 12 agosto.

Il rilascio è consentito solo in via eccezionale e per comprovati casi di urgenza, “ossia quando il cittadino dimostri l'impossibilità di attendere i normali tempi di stampa e spedizione della Cie” dice il Ministero. Che precisa come la validità per l’espatrio sia però soggetta al giudizio dello Stato in cui si deve viaggiare. “La validità all'estero – dice ancora il Ministero - è condizionata all'effettivo riconoscimento del modello cartaceo provvisorio da parte delle autorità dello Stato estero di destinazione”. Questo significa che alcuni Stati potrebbero non riconoscerne la validità.

Si tratta inoltre di un documento temporaneo, con una validità massima di sei mesi, non rinnovabile.

(TTG)

10 AGOSTO 2026

ECUADORECUADOR. Nuovo fronte delle droghe sintetiche nelle Americhe

Per decenni l'Ecuador è stato percepito come un'eccezione in una regione devastata dal narcotraffico, dalla violenza armata e dalla corruzione istituzionale. Come riporta Diálogo Américas, mentre i paesi vicini combattevano guerre aperte tra cartelli e forze statali, l'Ecuador sembrava restare ai margini di queste dinamiche.

Quell'immagine ha cominciato lentamente a incrinarsi fino a collassare del tutto nel gennaio 2024, quando il presidente Daniel Noboa ha dichiarato lo stato di conflitto armato interno e ha designato 22 organizzazioni criminali come gruppi terroristici. La misura ha portato alla luce una realtà che covava da anni: un drammatico aumento degli omicidi, bande armate in lotta per il controllo del territorio, carceri trasformate in basi operative delle organizzazioni criminali e istituzioni sopraffatte.

A questo quadro già critico si aggiunge ora una nuova minaccia: l'infiltrazione delle droghe sintetiche, in particolare del fentanyl. Secondo quanto documentato dalla testata specializzata, l'Ecuador non è più un paese periferico rispetto al traffico internazionale di stupefacenti, ma è diventato un nodo strategico per le organizzazioni criminali transnazionali che lo utilizzano come hub di distribuzione verso altri mercati.

Negli ultimi cinque anni il paese andino è passato dall'essere un semplice punto di transito a uno dei più importanti centri internazionali del narcotraffico nell'emisfero occidentale, con cocaina proveniente da Colombia e Perù che viene redistribuita verso il Nord America e l'Europa. Ora a questo traffico consolidato si affianca la pressione dei cartelli che puntano a espandere il mercato degli oppioidi sintetici nella regione.

La situazione ha spinto le autorità ecuadoriane a intensificare la cooperazione internazionale. All'inizio del 2026 un'operazione coordinata tra forze ecuadoriane, DEA ed Europol ha smantellato una rete internazionale di traffico di droga legata all'organizzazione criminale Los Lobos. Sempre nel 2026 è stato aperto a Quito il primo ufficio permanente dell'FBI in Ecuador, per rafforzare la collaborazione investigativa su traffico di droga e armi, riciclaggio di denaro e criminalità organizzata transnazionale.

Sul fronte europeo, l'Agenzia europea per le droghe (EUDA) e il Ministero degli Esteri ecuadoriano hanno firmato un nuovo programma di lavoro congiunto 2026-2028, che prevede scambi su metodologie di monitoraggio, dati sui sequestri, prezzi e purezza delle sostanze, nonché metodi di laboratorio per identificare le sostanze precursori. Un elemento chiave del programma è lo sviluppo di un sistema informativo integrato a supporto di un futuro Osservatorio nazionale sulle droghe in Ecuador.

9 AGOSTO 2026

BANGLADESHBANGLADESH. I fiumi pagano il prezzo dei nostri vestiti a basso costo

L'industria dell'abbigliamento del Bangladesh vale quasi l'80% delle entrate da esportazione del paese, ma nasconde un conto salatissimo che non compare in nessun bilancio aziendale: l'inquinamento sistematico dei suoi fiumi. Lo denuncia un'inchiesta di The Daily Star, quotidiano bangladese, che cita dati della Banca Mondiale.

Secondo il rapporto, oltre 7.000 fabbriche nella regione della Grande Dhaka scaricano ogni giorno circa 2,4 miliardi di litri di reflui industriali non trattati nei corsi d'acqua circostanti. Acque contaminate da coloranti chimici, detergenti e altre sostanze tossiche che devastano gli ecosistemi acquatici e minacciano la salute di milioni di persone che da quei fiumi dipendono per bere, irrigare i campi e vivere.

Il costo umano è concreto e quotidiano: sono i contadini che non possono più irrigare con l'acqua del fiume, gli operai tessili i cui polmoni hanno assorbito anni di polveri, i bambini dei quartieri poveri lungo le rive con ritardi nello sviluppo che non compariranno mai in nessun rapporto di sostenibilità aziendale.

Il meccanismo denunciato dal Daily Star è quello di un sussidio ambientale nascosto: i marchi internazionali della moda beneficiano dei bassi costi di produzione bangladesi, mentre la debole applicazione delle norme ambientali scaricare le conseguenze ecologiche e sanitarie sulle comunità locali. I grandi brand dichiarano pubblicamente obiettivi di sostenibilità — neutralità carbonica, moda circolare, filiere a emissioni zero — ma i siti produttivi lontani, nei paesi più poveri, permettono di tenere fuori dai bilanci aziendali i veri costi ambientali.

Il Bangladesh conta oggi 273 fabbriche tessili certificate LEED come "edifici verdi", il che segnala qualche progresso. Tuttavia, come sottolinea il rapporto, queste certificazioni non garantiscono automaticamente che le fasi di lavorazione a umido, tintura, lavaggio e scarico delle acque reflue siano gestite correttamente lungo tutta la filiera produttiva.

Sul fronte dei controlli, i problemi sono strutturali: il Dipartimento dell'Ambiente dispone di personale e risorse insufficienti, e le sanzioni previste sono spesso troppo basse per scoraggiare le violazioni. La logica perversa che ne deriva è quella per cui, se il costo del trattamento dei rifiuti supera la multa attesa per lo scarico illegale, inquinare diventa la scelta economicamente razionale.

A rafforzare il quadro, la Commissione Lancet sul Bangladesh ha stimato che l'inquinamento di aria, acqua e suolo è responsabile del 26,6% di tutti i decessi nel paese.

The Daily Star chiede al governo bangladese di aumentare sensibilmente le sanzioni per i trasgressori, di rendere pubblici i nomi delle aziende e delle fabbriche che violano le norme ambientali, e di rendere accessibili a tutti — comunità, lavoratori, autorità e acquirenti internazionali — i dati sul monitoraggio ambientale.

8 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Soldi fermi sul conto corrente: quanto si perde davvero con 20.000 euro

Lasciare i risparmi immobili sul conto corrente è ancora oggi l'abitudine di milioni di italiani. Ma questa scelta ha un costo reale, spesso invisibile nell'estratto conto. Come riporta Businessonline.it, su 20.000 euro fermi sul conto la perdita complessiva nell'arco di un anno può risultare ben più consistente di quanto si immagini.

Il meccanismo principale è l'erosione del potere d'acquisto causata dall'inflazione. Con un tasso medio annuo tra il 2% e il 3%, quei 20.000 euro perdono tra 400 e 600 euro di valore reale ogni dodici mesi, senza che il saldo del conto si muova di un centesimo. La perdita non è visibile, ma è concreta: gli stessi soldi comprano meno beni e servizi rispetto all'anno precedente. I dati della Banca d'Italia confermano il fenomeno su scala nazionale: i circa 1.163 miliardi di euro depositati sui conti correnti degli italiani hanno perso circa l'11,6% in termini reali nell'arco degli ultimi quattro anni, applicando i coefficienti Foi dell'Istat. In pratica, 1.000 euro depositati ad aprile 2022 oggi valgono circa 884 euro in termini di potere d'acquisto.

A questa perdita silenziosa si sommano i costi diretti. I conti correnti italiani offrono nel 2026 un tasso di interesse compreso tra lo 0,01% e lo 0,05% annuo — praticamente zero. A questo si aggiungono le spese di tenuta conto, variabili da istituto a istituto, e soprattutto l'imposta di bollo: pari allo 0,20% annuo sulle giacenze medie superiori a 5.000 euro, si traduce in circa 40 euro l'anno su un deposito di 20.000 euro. Una voce fissa che scatta indipendentemente da qualsiasi rendimento.

Il totale, tra erosione inflattiva e costi espliciti, può aggirarsi tra i 480 e i 650 euro annui su una giacenza di 20.000 euro, secondo le stime circolanti. Non una cifra astronomica, ma il risultato di un'inattività che si accumula anno dopo anno.

Esistono alternative che consentono di limitare queste perdite mantenendo un profilo di rischio basso. I conti deposito, i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) a breve scadenza, i fondi monetari e gli ETF obbligazionari a breve termine sono gli strumenti più citati per "parcheggiare" la liquidità in modo più efficiente. Va però tenuto conto che anche questi strumenti comportano costi (ritenuta fiscale del 26% sugli interessi, imposta di bollo) e, in alcuni casi, vincoli sulla disponibilità del denaro. La scelta dipende dall'orizzonte temporale e dalle esigenze di liquidità di ciascuno.

8 AGOSTO 2026

USAUSA. Il "socialismo dei consumatori" avanza nelle grandi città americane

Negli Stati Uniti si fa strada un fenomeno politico che i commentatori iniziano a definire "socialismo dei consumatori": non più solo cooperative di quartiere o gruppi di acquisto solidale, ma un vero e proprio programma di governo incentrato sul contenimento del costo della vita. A raccontarlo è il programma Amanpour and Company della rete pubblica PBS, che ha dedicato un lungo approfondimento all'analisi del giornalista Idrees Kahloon, firma dell'Atlantic, autore del saggio "The Consumer Socialism Trap".

Il socialismo democratico, spiega Kahloon nell'intervista, sta raccogliendo consensi in questa tornata elettorale americana. L'esempio più evidente è quello di Zohran Mamdani, sindaco di New York City in carica dal gennaio 2026, che ha costruito il suo programma attorno a blocchi degli affitti, supermercati gestiti dalla città e asili nido universali. Candidati con agende simili — incentrate sull'accessibilità economica della vita quotidiana — si trovano anche a Seattle, dove è stata eletta sindaca Katie Wilson, e a Washington D.C.

Kahloon analizza questa tendenza e si chiede se possa davvero mantenere le promesse fatte agli elettori. Da un lato riconosce che l'idea di erogare beni pubblici di qualità e di competere direttamente con l'impresa privata risponde a una domanda reale di riscatto da parte delle classi lavoratrici. Dall'altro solleva dubbi concreti sulla sostenibilità finanziaria nel lungo periodo: il rischio, sottolinea, è che i sussidi non reggano senza un'espansione parallela dell'offerta — più case, più asili — che controbilanci la spesa pubblica.

Il dibattito, insomma, non riguarda tanto i valori che animano questi movimenti, quanto la loro capacità di trasformarsi in politiche scalabili ed efficaci nel tempo. Una domanda che, al di là dell'oceano, riguarda chiunque si interroghi sulla possibilità di mettere il potere d'acquisto dei cittadini al centro dell'agenda pubblica.

8 AGOSTO 2026

USAUSA. TikTok denunciata: messaggi promozionali inviati anche dopo l'opt-out

Una nuova class action è stata intentata contro TikTok Inc. negli Stati Uniti, con l'accusa di aver continuato a inviare messaggi di testo a scopo promozionale anche dopo aver espressamente confermato ai consumatori la loro richiesta di non riceverli più. Come riporta Claim Depot, la causa è stata depositata il 29 luglio 2026 da Alejandra Navarro presso il Tribunale Federale del Distretto Centrale della California.

Secondo quanto esposto nell'atto di citazione, intorno al marzo 2026 TikTok ha iniziato a inviare alla Navarro messaggi dal codice breve 74608 — un numero a cinque cifre utilizzato per l'invio massivo di messaggi automatici. I testi in questione promuovevano articoli lasciati nel carrello di TikTok Shop, offerte di spedizione gratuita e sconti percentuali. La querelante precisa che il suo numero di cellulare risultava iscritto al Registro Nazionale "Do Not Call" fin dall'aprile 2008.

La Navarro afferma di aver risposto "Stop" per la prima volta il 18 marzo 2026, ricevendo da TikTok una conferma automatica in cui l'azienda dichiarava che il numero era stato rimosso dal servizio e che non avrebbe ricevuto ulteriori messaggi. Nonostante questo, la piattaforma avrebbe inviato altri quattro messaggi promozionali tra il 17 e il 22 giugno 2026. Il 24 giugno la donna ha inviato un secondo "Stop", ricevendo la medesima conferma di cancellazione. Il 16 luglio, tuttavia, ha ricevuto un ulteriore messaggio in cui TikTok la ringraziava per essersi iscritta al programma di testi di TikTok Shop.

La querelante chiede un risarcimento fino a 500 dollari per ogni singola violazione, cifra triplicabile a 1.500 dollari nel caso in cui il tribunale accertasse il carattere intenzionale o consapevole delle infrazioni. Chiede inoltre un'ingiunzione che obblighi TikTok a cessare i messaggi e a dotarsi di sistemi in grado di registrare e rispettare le richieste di opt-out.

La class action propone due classi a livello nazionale, con una finestra temporale che si estende a quattro anni prima della data di deposito. La prima classe comprende i consumatori il cui numero fosse iscritto al Registro "Do Not Call" da almeno 30 giorni e che abbiano ricevuto più di un messaggio promozionale da TikTok nell'arco di dodici mesi. La seconda riguarda i consumatori che abbiano ricevuto almeno due messaggi nello stesso periodo in assenza, da parte di TikTok, di procedure di opt-out conformi alla legge.

Al momento non esiste alcuna transazione, né un processo di richiesta danni attivo, né somme disponibili per i potenziali aventi diritto.

8 AGOSTO 2026

USAUSA. Diritti dei passeggeri aerei cancellati dall'amministrazione Trump

Negli Stati Uniti è in corso una clamorosa inversione di tendenza nella tutela dei passeggeri aerei. Come riporta l'Elliott Report, il Dipartimento dei Trasporti (DOT) non ha comminato nemmeno una sanzione civile alle compagnie aeree per violazione delle norme a tutela dei consumatori nell'intero anno in corso. Al contrario, ha archiviato in massa i reclami formali presentati dai passeggeri: solo in un singolo giorno di giugno ha chiuso dieci pratiche, quattro delle quali erano domande di rimborso risalenti al 2020, senza che ne scaturisse alcun provvedimento di enforcement.

Non solo: invece di irrogare multe, il governo federale ha restituito denaro alle compagnie aeree. Il DOT ha condonato quasi 28 milioni di dollari negli ultimi cinque mesi. Tra i casi più emblematici, il 5 dicembre è stato cancellato l'ultimo tranche da 11 milioni di dollari che Southwest Airlines doveva ancora versare sulla maxi-sanzione da 140 milioni, la più elevata mai inflitta a una compagnia aerea, comminata per il disastroso collasso operativo delle festività natalizie 2022, quando oltre 2 milioni di passeggeri rimasero bloccati a terra.

All'origine di questo cambio di rotta c'è una riscrittura della politica di enforcement del DOT: l'obiettivo dichiarato non è più individuare e punire le compagnie che violano le regole, bensì "garantire la conformità" alle norme di tutela dei consumatori — una formulazione assai più morbida rispetto alla precedente, che invece prometteva un'azione rigorosa e sanzioni abbastanza severe da non poter essere trattate come un semplice costo d'impresa.

Il passo indietro si inserisce in un più ampio smantellamento delle protezioni introdotte dall'amministrazione Biden. Il DOT, guidato dal segretario Sean Duffy, ha ufficialmente abrogato la norma che avrebbe obbligato le compagnie a risarcire i passeggeri per ritardi e cancellazioni imputabili a cause interne — problemi tecnici o carenze di personale — avvicinando gli Stati Uniti agli standard europei del regolamento EU261. Il Dipartimento ha giustificato la revoca definendo la misura un "onere normativo non necessario".

La deregulation era stata avviata in aprile, quando il DOT aveva aperto una consultazione pubblica per identificare regolamenti da modificare o abrogare, in attuazione degli ordini esecutivi del presidente Trump sull'agenda derogatoria del programma DOGE. La consultazione ha ricevuto quasi mille risposte, tra cui un documento di 93 pagine presentato da Airlines for America, l'associazione di lobbying delle principali compagnie aeree statunitensi, che chiedeva lo smantellamento di una lunga serie di tutele per i passeggeri, comprese quelle sulla trasparenza delle tariffe e sui posti a sedere per le famiglie.

Secondo i dati citati da AirHelp — società specializzata nell'assistenza ai passeggeri per i risarcimenti — le compagnie aeree statunitensi potrebbero garantire le stesse protezioni previste per i passeggeri europei spendendo meno di un dollaro per biglietto. Un sondaggio della stessa società rivela che il 26% degli americani sarebbe disposto a pagare tra i 10 e i 20 dollari in più sul prezzo del biglietto pur di avere diritto a un indennizzo in caso di cancellazione o lungo ritardo. Le compagnie aeree, invece, sostengono che l'equiparazione agli standard europei le costringerebbe ad aumentare i prezzi — un argomento contestato dagli esperti di tutela dei consumatori, i quali sottolineano che in Europa il mercato aereo resta altamente competitivo anche con le attuali norme di tutela in vigore.

8 AGOSTO 2026

VIETNAMVIETNAM. Multa a Grab per oltre 51.000 dollari: sei violazioni dei diritti dei consumatori

La Commissione per la concorrenza del Vietnam ha comminato a Grab Vietnam una sanzione amministrativa di 1,36 miliardi di dong (circa 51.800 dollari) per sei distinte violazioni delle normative a tutela dei consumatori. Lo riporta Tuoi Tre News.

Secondo quanto accertato dalla Commissione, le infrazioni riguardano ambiti cruciali come la gestione dei dati personali, le condizioni generali di contratto e la trasparenza informativa verso gli utenti.

Nel dettaglio, Grab non consentiva agli utenti di scegliere se autorizzare o meno la condivisione, la divulgazione e il trasferimento dei propri dati a terze parti. L'azienda includeva inoltre nelle condizioni generali di transazione — applicate su scala nazionale — clausole vietate dalla normativa vigente, prive peraltro di una specifica data di entrata in vigore.

Un'altra violazione contestata riguarda la mancata comunicazione preventiva e pubblica agli utenti delle sponsorizzazioni a influencer di qualsiasi tipo, quando questi vengono impiegati per promuovere prodotti e servizi o per incentivarne l'acquisto. Grab non visualizzava inoltre in modo completo e corretto le valutazioni e i feedback degli utenti come previsto dalla legge.

La Commissione ha infine rilevato che l'azienda non rendeva accessibili, in forma adeguata, le informazioni, le politiche e i meccanismi di tutela destinati alle categorie di consumatori più vulnerabili, come invece imposto dalla normativa sulla protezione dei consumatori.

La sanzione si inserisce in una più ampia campagna di enforcement avviata dalle autorità vietnamite nei confronti delle grandi piattaforme digitali attive nel Paese: negli ultimi mesi sono state sanzionate anche Zalo, TikTok e Xiaomi per violazioni analoghe in materia di protezione dei dati e trasparenza contrattuale.

8 AGOSTO 2026

COLOMBIACOLOMBIA. De la Espriella presidente, guerra alla cocaina e alleanza con Trump

Abelardo de la Espriella ha assunto la presidenza della Colombia il 7 agosto 2026, con la promessa di dichiarare guerra ai guerriglieri narcotrafficanti e di aprire una nuova stagione di stretta collaborazione con gli Stati Uniti. Come riporta France24, il nuovo capo di stato colombiano — ex avvocato di successo, soprannominato "La Tigre" — porta il paese a una netta svolta a destra dopo quattro anni di governo progressista guidato da Gustavo Petro.

Il programma di De la Espriella è deciso: bombardare i laboratori di cocaina nella giungla, costruire "mega-carceri" e ridurre drasticamente le dimensioni dello Stato. Sul fronte internazionale, ha proposto la formazione di un'alleanza militare con gli Stati Uniti e Israele per combattere i gruppi armati, e si è offerto di ospitare truppe americane sul suolo colombiano. Il 48enne presidente — che detiene la doppia cittadinanza colombiana e statunitense — ha anche annunciato l'adesione della Colombia allo "Scudo delle Americhe", la coalizione anti-cartelli promossa da Washington, con un ufficio dell'alleanza che sarà ospitato a Medellín, città che De la Espriella ha definito "la testa del serpente del narcotraffico e della criminalità organizzata".

Il piano di punta del nuovo governo è il cosiddetto Piano Colombia II, ispirato all'accordo miliardario siglato con Washington negli anni Duemila per combattere i cartelli della droga e i gruppi armati di sinistra. Gli Stati Uniti hanno già annunciato un miliardo di dollari in assistenza alla sicurezza per il nuovo governo colombiano.

Gli esperti sottolineano come i gruppi armati colombiani — un tempo mossi da ideologie politiche, oggi concentrati sul profitto del narcotraffico e di altri traffici illeciti — abbiano sfruttato le tregue dell'era Petro per rafforzarsi. La vittoria di De la Espriella si inserisce in un'ondata di successi elettorali della destra latinoamericana, dal Cile al Costa Rica, costruiti attorno alla promessa di maggiore sicurezza.

L'insediamento ha avuto luogo a Cali, capoluogo della salsa nel sudovest del paese, rompendo con la tradizione che vuole la cerimonia a Bogotà. Petro non ha accettato la sconfitta in silenzio: ha convocato manifestazioni di massa nelle principali città durante la cerimonia, sostenendo — senza prove — che le elezioni siano state falsate.

8 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Dove vanno a finire i dati inseriti nelle app che tracciano il ciclo mestruale

Stardust, Flo, Clue, Spot On: un'indagine sulle app per il ciclo mestruale svela quali condividono i dati più intimi con Google, Meta e aziende sconosciute. Dietro le promesse di privacy si nasconde infatti un mercato di dati sanitari che vale miliardi e, che in certi casi, può mettere le donne a rischio. Tutti i dettagli

Le app che tracciano il ciclo mestruale sono usate ogni giorno da centinaia di milioni di donne, ma un’indagine della Mozilla Foundation pubblicata a metà luglio dimostra che non tutte proteggono davvero i dati che raccolgono. Su sei app testate, Stardust – popolare tra le utenti più giovani per il suo taglio astrologico – è risultata l’unica a condividere dati sanitari dettagliati con una società di analytics esterna, nonostante dichiari sul proprio sito che i dati restano privati. All’estremo opposto, Euki ha ottenuto il punteggio massimo per non condividere praticamente nulla con terzi. Nel mezzo si muove un settore, quello della “femtech”, che vale già oltre 40 miliardi di dollari e continua a crescere a doppia cifra.

COSA HA SCOPERTO L’INDAGINE DI MOZILLA

La ricercatrice Shoshana Wodinsky, in collaborazione con il Berkman Klein Center di Harvard e l’Università dell’Illinois, ha analizzato per mesi sei app molto diffuse: Euki, Clue, Flo, Period Calendar, Spot On (di Planned Parenthood) e Stardust. I punteggi assegnati vanno da un ottimo 10/10 per Euki fino a un preoccupante 2/10 per Stardust, passando per Clue (8/10), Flo (7/10), Period Calendar (6/10) e Spot On (5/10).

Secondo quanto riportato da Bbc, che ha avuto accesso in anteprima al report, Stardust invia dati come stato di gravidanza, tipo di contraccettivo, umore, consumo di alcol e sintomi specifici alla società RudderStack, non citata nella sua informativa sulla privacy. Non solo. Wired aggiunge un dettaglio inquietante: l’app comincerebbe a comunicare con i tracker di terze parti già all’apertura, prima ancora che l’utente inserisca qualsiasi informazione, e non offrirebbe alcun modo per disattivare la condivisione dei dati.

CHI SA CHE USI L’APP, ANCHE SENZA VEDERE I TUOI DATI SANITARI

Oltre ai dati clinici veri e propri, Bbc evidenzia un secondo livello del problema: la maggior parte delle app invia comunque informazioni di base – in pratica un identificativo che permette di riconoscere l’utente – a piattaforme pubblicitarie gestite da Google, Meta, Microsoft e TikTok, sfruttando il consenso “nascosto” nelle informative sulla privacy. Questi identificativi servono soprattutto per pubblicità mirata, e in certi casi permettono di seguire l’utente anche fuori dall’app.

Period Calendar, per esempio, invia a Google e alla società InMobi l’ID utente e dati sul dispositivo, senza possibilità di bloccarlo; Stardust condivide informazioni simili con Facebook e con AppsFlyer, ma qui la condivisione si può disattivare dalle impostazioni privacy del telefono; Spot On, quando l’utente apre il sito integrato nell’app, trasmette dati a Google, Microsoft, TikTok e Pinterest, di nuovo senza possibilità di impedirlo.

Anche se nessuno di questi dati riguarda direttamente sintomi o diagnosi, sapere semplicemente che una persona usa un’app di salute riproduttiva può bastare, secondo una fonte del settore privacy citata da Bbc, a indicare alle autorità dove cercare informazioni più sensibili.

LE RISPOSTE DELLE AZIENDE E I PRECEDENTI

Un portavoce di Stardust ha dichiarato che RudderStack viene usata solo come infrastruttura tecnica e che i dati condivisi non permetterebbero di risalire all’identità della persona. Ma secondo la Federal Trade Commission americana, un identificativo al posto del nome non basta a garantire un vero anonimato. Inoltre, non è la prima volta che Stardust finisce sotto accusa: TechCrunch ricorda che nel 2022 l’app dichiarava una crittografia end-to-end che un’analisi del traffico di rete ha poi smentito, portando la dicitura “criptato” a sparire silenziosamente dal marketing. Anche l’app Spot On di Planned Parenthood presenta criticità: pur non condividendo dati con terzi al suo interno, alcune funzioni aprono il sito dell’organizzazione in un browser meno sicuro, che secondo Bbc trasmette a un’azienda di analytics persino il tipo di prestazione sanitaria cercata dall’utente, comprese richieste relative a test HIV o cure di affermazione di genere.

UN PROBLEMA CHE VIENE DA LONTANO

Il caso Stardust si inserisce in un dibattito ben più ampio. Già un anno fa Il Post ricordava che una giuria californiana aveva condannato Meta per aver usato a scopo pubblicitario dati sulla salute riproduttiva acquistati dall’app Flo senza il consenso degli utenti, un caso nato nel 2021 come class action collettiva. Anche un’indagine del 2024 del King’s College London aveva analizzato venti app di fertilità e ciclo mestruale, scoprendo che tutte condividono dati con inserzionisti terzi – inclusi, in un caso, indirizzi di casa – ma solo in circa la metà dei casi lo ammettono chiaramente. Il modello di business, del resto, si regge in gran parte proprio sulla vendita o condivisione di questi dati, oltre che su abbonamenti e pubblicità.

UN’ALTRA FORMA DI SORVEGLIANZA

Ma il problema non è solo pubblicitario. Dal ribaltamento della sentenza Roe v. Wade negli Stati Uniti, gli esperti temono che i dati dei period tracker possano finire in mano alle forze dell’ordine in stati dove l’aborto è vietato. Alcuni datori di lavoro includono queste app nei benefit aziendali, aprendo la porta a un possibile controllo sulle dipendenti. Per le persone trans, poi, la semplice presenza di un’app di questo tipo sul telefono può rivelare involontariamente informazioni sensibili. Come ha sottolineato un’esperta di privacy interpellata da Bbc, questi dati possono intrecciarsi con altre forme di sorveglianza fino a diventare estremamente rivelatori.

(Giulia Alfieri su StartMag del 08/08/2026)

8 AGOSTO 2026

USAUSA. Few and Far accusata di frode finanziaria e telematica

Una giuria federale statunitense ha incriminato il fondatore e proprietario della startup di criptovalute Few and Far con l'accusa di frode finanziaria e telematica, per un presunto piano volto a dirottare milioni di dollari raccolti dagli investitori verso il gioco d'azzardo online e spese personali.

8 AGOSTO 2026

AMERICHE. Il contrabbando di farmaci dimagranti alimenta profitti e violenza al confine tra Brasile e Paraguay

La città paraguaiana di Ciudad del Este si trova nel punto di incontro tra Paraguay, Brasile e Argentina ed è un crocevia per il traffico di droga, la tratta di esseri umani e il riciclaggio di denaro.

Ora, alcuni criminali intraprendenti hanno trovato una nuova miniera d'oro nel tirzepatide, noto localmente come "tirze", il nome generico del principio attivo del popolare farmaco dimagrante Mounjaro.

In Paraguay, la tirzepatide viene prodotta legalmente e, secondo i listini prezzi delle farmacie online, una dose settimanale costa circa 40 dollari.

Ma oltre confine, in Brasile, l'unica versione autorizzata del farmaco è Mounjaro, che viene importato dagli Stati Uniti e costa circa sette volte di più.

I sequestri del farmaco sono aumentati vertiginosamente: finora, nel 2026, la dogana brasiliana ha segnalato di aver confiscato una quantità di fiale superiore di oltre 10 volte rispetto a quella sequestrata nel 2025.

Lo scorso anno, la banca brasiliana Itaú BBA ha stimato che il mercato nero del commercio di tirze ammontasse a 485 milioni di dollari.

Le forze dell'ordine paraguaiane affermano che la droga sta alimentando un aumento delle rapine a mano armata e sospettano che gruppi della criminalità organizzata brasiliana possano essere coinvolti nel contrabbando transfrontaliero.

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8 AGOSTO 2026

USAUSA. Il capo di una truffa piramidale iraniana, condannato per questo, si è costruito una nuova vita in Texas

Mazyar Mahan è un regista iraniano residente in Texas, il cui film più recente, "Exile Echoes", ha vinto premi in diversi festival cinematografici nel 2025.

In Iran, tuttavia, ha lasciato centinaia di persone con gravi perdite finanziarie e vite sconvolte dopo che queste avevano investito in uno schema piramidale da lui co-fondato, secondo una sentenza di un tribunale iraniano che lo ha condannato in contumacia a tre anni di carcere.

I giornalisti hanno utilizzato registri giudiziari e catastali, nonché database trapelati, per ricostruire il percorso di Mahan da Teheran al Texas, dove è cittadino americano e ha iniziato una nuova vita come neolaureato con dottorato di ricerca presso l'Università del Texas a Dallas. La sua fuga negli Stati Uniti gli ha permesso di evitare una condanna al carcere per il suo coinvolgimento in un sistema fraudolento che avrebbe generato oltre 25 milioni di dollari di profitto, una "parte consistente" dei quali sarebbe stata trasferita all'estero.

A più di dieci anni dalla sua condanna, le vittime di questa truffa in Iran continuano a chiedere giustizia e il recupero dei loro risparmi rubati.

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8 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. L’elettricità torna ai livelli di prezzo più alti da oltre tre anni

L’elettricità torna ai livelli di prezzo più alti da oltre tre anni: il prezzo unico nazionale (Pun) ha raggiunto 207,8 euro/MWh il 5 agosto, mai così in alto da gennaio 2023. Con un mix di gas più caro, consumi elevati per il caldo e problemi alla produzione in Europa, Arera ha rafforzato l’Unità di Vigilanza. A luglio anche la domanda elettrica ha toccato 58,1 GW, valore massimo per il 2026. Intanto il gas Ttf è arrivato oltre 60 euro/MWh e l’idroelettrico italiano ha prodotto il 20% in meno nel primo semestre.

7 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Controlli aeroporti. EES: troppe code, diversi scali lo sospendono

Gli aeroporti europei bocciano l’EES. Come previsto, il traffico estivo sta mettendo sotto pressione i grandi scali del Vecchio Continente e il nuovo Entry/Exit System starebbe aggravando ulteriormente la situazione generando lunghe code ai controlli.

Secondo quanto si apprende da Politico.eu, diversi hub e vettori starebbero cercando di rimediare sospendendo temporaneamente il sistema nei momenti di maggiore affluenza per snellire la gestione dei flussi Extra Ue.

Chi ha sospeso l’EES

“Quando si formano code durante i mesi estivi di punta, il sistema viene disattivato per garantire un transito agevole nei nostri hub di Parigi e Amsterdam”, ha fatto sapere alla testata Air France-Klm.

Lunghe code ai controlli biometrici starebbero interessando anche altri grandi aeroporti europei, tra cui Francoforte, Bruxelles e Milano.

La sospensione dell’EES è stata concessa dalla Commissione europea fino al 6 settembre, ma esclusivamente in caso di circostanze “eccezionali”.

(TTG)

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Cittadinanza italiana per discendenza: cosa cambia con la sentenza Cassazione 24045/2026

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno emesso una sentenza destinata a fare da punto di riferimento in materia di cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis). Con la pronuncia n. 24045, resa il 14 aprile 2026 e depositata il 26 luglio 2026, come riporta lentepubblica.it, la Cassazione ha definitivamente risolto un contrasto interpretativo che si trascinava dal 2018 attorno agli articoli 7 e 12, comma 2, della legge n. 555 del 1912, in tema di perdita della cittadinanza da parte del figlio nato all'estero a seguito della naturalizzazione del genitore.

Il nodo giuridico era sorto in modo improvviso, dopo oltre un secolo di interpretazione pacifica: dapprima in sede giurisdizionale a partire dal 2018, poi in sede amministrativa con la circolare del Ministero dell'Interno n. 43347 del 3 ottobre 2024. Le Sezioni Unite hanno ora posto fine all'incertezza, enunciando quattro principi di diritto.

Il primo e più rilevante per i diretti interessati stabilisce che la nuova disciplina introdotta dal decreto-legge n. 36/2025 (convertito nella legge n. 74/2025, il cosiddetto Decreto Tajani), che ha ristretto i criteri di riconoscimento della cittadinanza per discendenza, non si applica alle domande giudiziali di accertamento dello stato di cittadino presentate prima del 27 marzo 2025: queste restano regolate dalla legislazione precedentemente in vigore.

Il secondo principio chiarisce la questione centrale sulla bipolidia originaria: il figlio nato all'estero da genitore italiano è, fin dalla nascita, cittadino italiano per iure sanguinis e al tempo stesso straniero per iure soli secondo la legge del Paese di nascita. La Cassazione ha stabilito che, in questa situazione di doppia cittadinanza acquisita alla nascita, la successiva naturalizzazione del genitore durante la minore età del figlio — sia essa volontaria o involontaria — non incide sulla cittadinanza italiana del figlio stesso. Quest'ultimo, una volta raggiunta la maggiore età, potrà eventualmente rinunciare volontariamente alla cittadinanza italiana, ma non ne è automaticamente privato.

Il caso concreto oggetto del ricorso riguardava dei minori, figli di un soggetto nato cittadino italiano, la cui madre — anch'essa nata cittadina italiana — era stata naturalizzata in Venezuela. La Corte ha accolto il ricorso avverso il diniego di riconoscimento della cittadinanza.

La sentenza è destinata a incidere su un numero molto elevato di procedimenti, in particolare quelli promossi da discendenti di emigranti italiani in America Latina, che negli ultimi anni si erano visti opporre dinieghi fondati proprio sull'interpretazione contestata degli articoli 7 e 12 della legge del 1912. La pronuncia si inserisce in un quadro normativo e giurisprudenziale ancora in evoluzione, dopo la riforma del 2025 e la sentenza della Corte Costituzionale n. 63/2026, che aveva confermato in parte la stretta introdotta dal legislatore per i nati all'estero con un'altra cittadinanza che non avessero ancora avviato una procedura di riconoscimento.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. AGCOM blocca tre domini di Anna's Archive su richiesta degli editori

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha ordinato il blocco di tre domini di Anna's Archive, una delle più grandi "biblioteche ombra" presenti in rete, che si autodefinisce il più grande archivio digitale aperto della storia. Il provvedimento è stato adottato su istanza degli editori e impone a tutti i provider italiani di inibire l'accesso ai domini interessati tramite blocco DNS. Gli utenti italiani che tentano di raggiungere quei siti vengono reindirizzati su una pagina che comunica l'avvenuto blocco per diffusione di materiale illecito.

Come riporta Punto Informatico, Anna's Archive non ospita direttamente i file protetti da copyright, ma funziona come motore di ricerca che aggrega e indicizza milioni di libri, ebook e articoli scientifici, fornendo link a risorse esterne come Library Genesis e Sci-Hub. Il sito dichiara di mettere a disposizione oltre 25 milioni di libri e quasi 100 milioni di articoli accademici.

Il primo blocco italiano risale al gennaio 2024, quando l'AGCOM aveva già disposto l'oscuramento del dominio principale annas-archive.org in seguito a un reclamo formale presentato dall'Associazione Italiana Editori (AIE) — che rappresenta editori di libri, riviste scientifiche e contenuti digitali, controllando circa il 90% del mercato locale. Il reclamo, depositato nel dicembre 2023, elencava oltre 30 titoli come campione delle opere dei propri associati presenti sulla piattaforma senza autorizzazione.

Il provvedimento attuale riguarda ulteriori domini attivati dalla piattaforma nel tentativo di aggirare il primo blocco: Anna's Archive ha adottato nel tempo la strategia del cosiddetto "domain hopping", registrando nuovi indirizzi in vari paesi ogni volta che uno viene oscurato o sospeso. Nei documenti AGCOM si parla esplicitamente di "reiterazione della violazione" già accertata con la delibera precedente. Il sito ha così cambiato più volte dominio, spostandosi su estensioni nazionali di diversi paesi.

La vicenda si inserisce in un contesto internazionale di crescente pressione legale contro la piattaforma: nei mesi scorsi, Spotify e diverse case discografiche avevano ottenuto da un giudice statunitense un'ingiunzione per bloccare tutti i domini di Anna's Archive, dopo che il sito aveva annunciato di voler distribuire tramite rete Torrent oltre 86 milioni di tracce audio estratte dal catalogo dello streaming. Anche nei Paesi Bassi è stato adottato un blocco analogo a quello italiano.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Consob oscura 6 siti abusivi: la lista nera sale a 1.805

La Consob ha disposto l'oscuramento di altri 6 siti web attraverso i quali venivano offerti abusivamente servizi e attività di investimento su strumenti finanziari. Come riporta ANSA, il totale dei siti bloccati dall'autorità di vigilanza sui mercati finanziari sale così a 1.805, a partire dal luglio 2019, quando alla Consob furono attribuiti i poteri di oscuramento nei confronti degli intermediari finanziari abusivi.

I siti colpiti dal provvedimento sono: Cubo Markets Ltd (cubomarkets.com), Galidix (galidix.com), Maderix (maderix.ltd), Senvix (senvixitaly.com e senvix-italy.com) e Algebris Capital (algebriscapital.com). Il blocco riguarda sia i domini principali sia le relative pagine di accesso e le aree riservate ai clienti. Del totale complessivo dei siti oscurati, 233 sono riconducibili a fenomeni legati a cripto-attività.

La Consob richiama l'attenzione sull'evoluzione delle tecniche ingannevoli utilizzate per sottrarre denaro e dati personali agli utenti: cresce il ricorso a e-mail e siti web clonati, profili falsi di politici o personaggi famosi e contenuti generati con l'intelligenza artificiale — immagini, voci o video — con l'obiettivo di spingere i risparmiatori verso scelte di investimento dannose.

L'autorità raccomanda a chiunque voglia investire online di verificare preventivamente che l'operatore sia regolarmente autorizzato e, nel caso di prodotti finanziari o cripto-attività, che sia stato pubblicato il prospetto informativo o il cosiddetto white paper. Tutte le indicazioni utili sono disponibili nella sezione Occhio alle truffe! del sito istituzionale della Consob.

7 AGOSTO 2026

USAUSA. Burrito da 20 dollari: il simbolo del distacco di Trump sul costo della vita

Un burrito da 20 dollari al college. Da lì è partita, sui social americani, una polemica che ha messo a nudo le contraddizioni interne al mondo conservatore statunitense sul tema del costo della vita. Come riporta il Washington Examiner, tutto è cominciato con un post su X di Andrew Kolvet, portavoce di Turning Point USA, che citava la lamentela di uno studente universitario: un burrito non dovrebbe costare 20 dollari. Kolvet ha aggiunto che, pur riconoscendo che parte del problema sia un'eredità dell'inflazione post-Covid e dell'era Biden, "l'esperienza vissuta è la stessa: sembra che le cose di base costino troppo."

La reazione nel campo conservatore è stata immediata e tutt'altro che compatta. Marc Thiessen, ex speechwriter di George W. Bush e commentatore vicino a Trump, ha risposto con sprezzante sarcasmo, liquidando la questione. Il vicepresidente JD Vance, invece di difendere le politiche economiche dell'amministrazione, ha scelto di rispondere con un attacco personale nei confronti di Thiessen. Poche ore dopo, in un'intervista su Fox News, Vance ha scaricato la responsabilità del caro vita su quarant'anni di politiche economiche sbagliate e sui progressisti.

Ben Shapiro ha negato che un burrito possa davvero costare 20 dollari, mentre il deputato Dan Crenshaw ha consigliato agli studenti di "smettere di lamentarsi, trovare un lavoro e mangiare ramen come abbiamo fatto tutti noi al college." L'insieme di queste reazioni si è tradotto, nella sostanza, in un messaggio ai consumatori in difficoltà: arrangiatevi.

Secondo il Washington Examiner, questo atteggiamento mette in luce una difficoltà ricorrente per l'amministrazione Trump e per il Partito Repubblicano in senso più ampio: convincere gli elettori di avere soluzioni concrete, sia nel breve che nel lungo periodo, per alleviare le pressioni economiche quotidiane di milioni di americani.

I dati confermano il disagio reale. Un sondaggio Washington Post-Ipsos del luglio 2026 su oltre 2.600 adulti ha rilevato che il 65% degli americani considera i generi alimentari non accessibili economicamente. La quota sale all'82% tra chi guadagna meno di 50.000 dollari l'anno, al 70% nella fascia 50.000-100.000 dollari, e rimane al 56% anche tra chi supera i 100.000 dollari. Un sondaggio AP-NORC dell'agosto 2025 aveva già documentato che il 53% degli adulti indica le spese alimentari come una fonte di stress significativa.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Dolomiti Superski: accordo Antitrust, rimborsi e voucher per 30 milioni agli sciatori

Buone notizie per chi ha acquistato uno skipass sulle Dolomiti nelle ultime tre stagioni invernali. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha chiuso "con impegni" l'istruttoria avviata nel luglio 2025 nei confronti del Federconsorzio Dolomiti Superski e dei dodici Consorzi vallivi ad esso aderenti, accettando il pacchetto di misure proposto dagli stessi gestori.

Come riporta Il Sole 24 Ore, l'indagine riguardava alcune disposizioni dello Statuto feder-consortile che, secondo l'Autorità, avrebbero potuto generare due distinte restrizioni della concorrenza: la prima relativa alla definizione centralizzata del prezzo degli skipass dei Consorzi di zona; la seconda concernente i limiti imposti ai Consorzi di valle nella vendita dei propri skipass attraverso soggetti terzi.

I consumatori-sciatori che hanno acquistato skipass vallivi, giornalieri o plurigiornalieri nelle stagioni 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025 potranno scegliere tra due opzioni: un voucher sconto pari al 30% della spesa sostenuta, da utilizzare per futuri acquisti, oppure un rimborso diretto del 20% dell'importo versato. Il pacchetto complessivo vale 30 milioni di euro: 18 milioni destinati ai voucher e 12 milioni ai rimborsi in denaro. Le misure saranno operative a partire dal 15 ottobre.

L'accordo non si limita però al ristoro per il passato. I gestori si sono impegnati a stabilizzare, per le successive cinque stagioni invernali, alcune promozioni e agevolazioni già previste per il super-skipass Dolomiti Superski, per un valore stimato di ulteriori 20 milioni di euro. Secondo l'AGCM, tali misure sono idonee ad attenuare gli eventuali effetti negativi che la presunta intesa avrebbe potuto produrre sui consumatori.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Carburante irregolare: un distributore su cinque nei guai dopo i controlli della GdF

Un impianto di rifornimento su cinque risultato fuori norma, oltre dieci tonnellate di carburante sequestrato e sanzioni superiori ai 20mila euro. È il bilancio, tutt'altro che rassicurante per i consumatori, dei controlli condotti nelle ultime quarantotto ore dalla Guardia di Finanza della Capitale in una serie di stazioni di servizio di Roma e provincia, selezionate a campione. Come riporta Adnkronos, l'operazione è scattata sull'onda di un'inchiesta giornalistica che aveva raccolto le denunce di numerosi meccanici romani, sempre più alle prese con veicoli in panne a causa di benzina e gasolio adulterati o allungati con acqua.

A tracciare il quadro della situazione è il colonnello Daniele Corradini, comandante del I Gruppo Roma delle Fiamme Gialle, che ha coordinato la maxi-operazione. Le irregolarità riscontrate riguardano tre ambiti distinti: la qualità del prodotto erogato, la corretta esposizione dei prezzi al pubblico e la corrispondenza tra il carburante dichiarato come erogato e quello effettivamente immesso nei serbatoi degli automobilisti. Tra gli impianti irregolari figurano anche distributori responsabili della vendita di carburante non puro, che — sottolinea il colonnello — avrebbe potuto arrecare gravi danni ai motori dei veicoli.

Il fenomeno non è circoscritto alla Capitale. Stando a quanto dichiarato dallo stesso Corradini, nel solo 2026 il Comando Regionale Lazio della Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro oltre 165 tonnellate di prodotto non conforme, con un incremento di oltre il 350% rispetto all'anno precedente. I dati trovano conferma nelle analisi di laboratorio condotte dai tecnici dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che hanno rilevato la presenza di sostanze estranee nei campioni esaminati: in media, circa un campione ogni dieci-quindici analizzati risulta adulterato e non conforme né alle norme commerciali né a quelle fiscali.

A sollevare l'allarme erano stati i meccanici romani, che hanno riferito un'escalation senza precedenti di guasti legati a carburante contaminato. Nei primi sei mesi del 2026, il solo Comando Provinciale di Roma ha sequestrato 74 tonnellate di carburante fuori norma. Nel mirino dei finanzieri, in particolare, il gasolio, ritenuto più facilmente adulterabile rispetto alla benzina.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Decreto giustizia-migranti è legge: cosa cambia su asilo, avvocati e magistratura

Nella serata di mercoledì 5 agosto la Camera dei deputati ha convertito in legge il cosiddetto decreto giustizia-migranti (decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100), con 165 voti favorevoli e 80 contrari. Il provvedimento, sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia — incassando 191 sì — era già passato al Senato senza modifiche il 30 luglio scorso e doveva essere convertito entro l'11 agosto. Come riporta Il Sole 24 Ore, il testo interviene su due ambiti distinti: l'amministrazione della giustizia e il recepimento del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024.

Sul fronte della giustizia, il decreto riforma l'esame di Stato per l'accesso alla professione forense: viene introdotta una sessione unica annuale, articolata in due prove scritte — redazione di un parere e di un atto giudiziario — e una prova orale, in luogo delle tre prove scritte attualmente previste. Viene inoltre prorogata al 31 dicembre 2026 la permanenza dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, per evitare vuoti di organico nei tribunali. Slittano anche altri termini già oggetto di rinvii precedenti: l'entrata a regime delle norme sulla composizione collegiale del giudice per le indagini preliminari in materia di custodia cautelare in carcere viene differita al 28 febbraio 2027, le intercettazioni tramite infrastrutture digitali centralizzate al 31 dicembre 2027 e l'operatività del Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie al 17 ottobre 2027. Il provvedimento destina inoltre risorse alla digitalizzazione della giustizia, con particolare attenzione alla continuità dei servizi di connettività e alla sicurezza delle infrastrutture regionali.

Sul versante dell'immigrazione, il decreto attua le prime disposizioni del Patto europeo su migrazione e asilo, entrato nella fase applicativa nel giugno 2026. Cambiano le procedure per la protezione internazionale: la procedura di frontiera per l'esame delle domande di asilo dovrà concludersi entro dodici settimane, mentre il periodo minimo che deve trascorrere dalla formalizzazione della domanda prima che il richiedente possa accedere al mercato del lavoro si allunga da sessanta a novanta giorni. Per gli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare vengono introdotti controlli sanitari e il fermo amministrativo. Se il richiedente non collabora alle procedure di identificazione o si sottrae agli accertamenti, è previsto il trattenimento oppure l'applicazione di misure alternative. La competenza sui ricorsi in materia di protezione internazionale, compresa la convalida del trattenimento, torna dalle Corti d'appello alle sezioni specializzate. Il decreto prevede anche l'adeguamento delle banche dati nazionali al sistema europeo Eurodac.

L'approvazione è arrivata al termine di un acceso confronto parlamentare: le opposizioni hanno contestato sia il metodo — l'uso reiterato della fiducia — sia il merito di alcune disposizioni, mentre la maggioranza ha rivendicato la necessità di adeguare l'ordinamento italiano alla nuova normativa europea e di rendere più efficiente il sistema giudiziario.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. RSA ad Arezzo: otto mesi di attesa per un posto, l'estate peggiora tutto

Trovare un posto in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) nella provincia di Arezzo richiede in media otto mesi. È quanto emerge dal monitoraggio del Dipartimento dei Servizi Sociali della Asl, aggiornato al 30 giugno 2026: nelle 42 strutture autorizzate del territorio aretino sono disponibili 1.111 posti letto, ma il tempo medio di attesa per ottenerne uno ha raggiunto i 240 giorni, pari appunto a circa otto mesi.

Come riporta La Nazione, la domanda cresce progressivamente da anni e l'incremento delle strutture non riesce a stare al passo. Le richieste di inserimento superano i posti disponibili, con un andamento in costante aumento rispetto ai mesi precedenti. Al 30 giugno 2025 erano 229 le persone in lista d'attesa nella sola provincia di Arezzo.

Il periodo estivo aggrava ulteriormente la situazione: con le ferie delle badanti e la ridotta disponibilità di assistenza domiciliare, molte famiglie si trovano a fare i conti con l'impossibilità di gestire autonomamente i propri anziani non autosufficienti, aumentando la pressione sulle strutture residenziali.

Sul fronte economico, la retta sociale media nelle RSA aretine si attesta a 52,91 euro al giorno, un valore inferiore alla media regionale toscana di 54,18 euro. Una recente delibera della Giunta regionale ha introdotto il principio della libera scelta della struttura, consentendo ai cittadini di individuare la RSA accreditata in cui ricevere assistenza. Resta però aperta la questione principale: la disponibilità concreta di posti.

7 AGOSTO 2026

USAUSA. USA: il Dipartimento Veterani sperimenta l'MDMA contro PTSD e alcolismo

Il Dipartimento per i Veterani degli Stati Uniti (VA) ha avviato la sua prima sperimentazione clinica con terapia assistita da MDMA — la sostanza psicoattiva nota comunemente come ecstasy — per trattare gravi disturbi della salute mentale nei reduci militari. Come riporta Newsweek, lo studio punta a valutare l'efficacia di questo approccio su veterani affetti da disturbo da stress post-traumatico (PTSD) severo e dipendenza da alcol, condizioni che non hanno risposto in modo soddisfacente alle terapie tradizionali.

Il trial, randomizzato e controllato con placebo, arruolerà circa 80 veterani presso i centri VA di Providence (Rhode Island) e West Haven (Connecticut). I partecipanti riceveranno o la terapia assistita da MDMA oppure una psicoterapia identica abbinata a un placebo attivo, per consentire un confronto rigoroso tra i due approcci. Requisito indispensabile per l'ammissione: la presenza simultanea di PTSD grave e disturbo da uso di alcol — entrambe le diagnosi devono coesistere.

Il farmaco sarà somministrato in forma farmaceutica certificata, in un ambiente clinico controllato e secondo protocolli di sicurezza sviluppati in collaborazione con la FDA statunitense. Il VA sottolinea che l'uso clinico di queste sostanze al di fuori dei trial di ricerca potrà essere valutato solo dopo un'eventuale approvazione da parte della FDA, scoraggiando esplicitamente qualsiasi forma di automedicazione.

La sperimentazione si inserisce in un contesto più ampio: il VA è attualmente coinvolto in 20 trial clinici attivi su terapie psicodeliche per disturbi della salute mentale. L'iniziativa segue il decreto esecutivo del presidente Trump "Accelerating Medical Treatments for Serious Mental Illness", che ha spinto l'amministrazione ad esplorare il potenziale terapeutico delle sostanze psichedeliche, citando esplicitamente l'elevato tasso di suicidi tra i veterani — superiore di oltre 1,5 volte rispetto alla popolazione adulta generale.

Parallelamente, il VA ha annunciato un secondo trial, denominato PIVOT (Psilocybin Intervention for Veterans Overcoming Treatment-Resistant Depression), dedicato alla valutazione della psilocibina — il principio attivo dei cosiddetti "funghi allucinogeni" — nel trattamento della depressione maggiore resistente alle cure, inclusi i casi con PTSD concomitante. La FDA ha già riconosciuto la designazione di "terapia innovativa" a diverse sostanze psicoattive, tra cui MDMA, psilocibina e LSD, aprendo la strada a percorsi di revisione accelerata.

7 AGOSTO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Sigarette elettroniche vietate senza ricetta: la criminalità ringrazia

In Australia il modello di controllo del tabacco e delle sigarette elettroniche ha raggiunto un punto di non ritorno. Come riporta Vaping Post, nel Paese il fumo tradizionale è calato ai minimi storici sulla carta, ma il mercato legale della nicotina è stato nel frattempo travolto da sigarette elettroniche e tabacco illegali, con miliardi di dollari che finiscono nelle casse della criminalità organizzata.

Il paradosso australiano è evidente: mentre le sigarette restano liberamente acquistabili, ottenere un prodotto da svapo regolamentato richiede una ricetta medica e la dispensazione in farmacia. L'Australia è l'unico Paese al mondo ad aver adottato questo modello prescrittivo per le sigarette elettroniche. Il ricercatore James Martin della Deakin University di Melbourne ha definito la situazione un vero e proprio "disastro totale", sostenendo che l'unica via d'uscita è legalizzare la vendita al consumo dei prodotti da svapo. Secondo le sue ricerche, il canale farmaceutico serve soltanto una piccola frazione degli stimati 1,5 milioni di australiani che usano lo svapo.

La logica di fondo è semplice: un mercato legale non funziona solo perché i prodotti sono teoricamente reperibili. Deve essere accessibile, conveniente e abbastanza competitivo da reggere il confronto sia con le sigarette sia con i prodotti da svapo illegali. Quando l'offerta regolamentata non soddisfa la domanda, il mercato non scompare: si sposta verso venditori informali, canali social, siti web e fornitori legati alla criminalità organizzata.

I dati confermano il fallimento della strategia proibizionista. Un sondaggio nazionale ha rilevato che l'87% degli utilizzatori di sigarette elettroniche ha aggirato completamente i canali legali. Secondo il medico e ricercatore Colin Mendelsohn, oltre il 90% delle sigarette elettroniche circolanti in Australia è privo di qualsiasi controllo sulla sicurezza. Il mercato illegale del tabacco vale ormai più di 4 miliardi di dollari australiani l'anno, e le entrate fiscali sul tabacco si sono quasi dimezzate rispetto al 2019, con perdite cumulative stimate in 10 miliardi di dollari australiani entro il 2029.

Le conseguenze non sono solo economiche. Negli ultimi mesi si sono registrati oltre 40 attentati incendiari contro negozi che vendevano tabacco e sigarette elettroniche illegali solo in Victoria. La criminalità organizzata, attirata dai margini elevati, ha scatenato una vera guerra di territorio per il controllo del mercato illecito della nicotina.

Le tasse altissime sulle sigarette — destinate ad aumentare del 5% all'anno — hanno allargato ulteriormente il divario di prezzo tra prodotti legali e alternative illegali, rendendo queste ultime ancora più attraenti. Chiudere i negozi visibili crea al massimo ostacoli temporanei: le transazioni si spostano in canali più difficili da monitorare, e ogni repressione aumenta sia il rischio che il guadagno per chi opera nell'illegalità.

Secondo i critici della politica australiana, il Paese ha trattato allo stesso modo la prevenzione giovanile e la cessazione del fumo negli adulti, vietando indiscriminatamente tutti i prodotti a base di nicotina a prescindere dal loro profilo di rischio. Il risultato è che il mercato legale della nicotina è stato di fatto ceduto alla criminalità organizzata, mentre i consumatori adulti vengono spinti verso prodotti non regolamentati e potenzialmente più pericolosi di quelli che avrebbero acquistato legalmente.

7 AGOSTO 2026

FRANCIAFRANCIA. Crack a Marsiglia: consumo in strada in "accelerazione senza precedenti"

A Marsiglia il consumo di crack nelle strade del centro città ha raggiunto livelli di guardia. Secondo quanto riporta Le Monde, il fenomeno — già definito "esponenziale e particolarmente visibile da due anni" — ha subito un'ulteriore brusca accelerazione negli ultimi sei mesi, tanto che gli operatori sul campo parlano di una situazione "senza precedenti".

A documentarlo è il dispositivo Tempo, promosso da Médecins du Monde insieme ad associazioni per la riduzione del rischio e strutture medico-sociali con équipe di strada. La coordinatrice del progetto, Marianne Poisson, descrive una crisi che peggiora di settimana in settimana: diverse centinaia di persone in condizioni di grave precarietà, senza alloggio, con diritti negati e disturbi psichici, consumano crack in pieno giorno nelle vie del centro, soprattutto nei pressi della stazione Saint-Charles. La tendenza è confermata anche dal rapporto TREND dell'Osservatorio francese sulle droghe e le dipendenze (OFDT), pubblicato nel giugno 2026.

Il profilo dei consumatori si sta modificando: sono sempre più giovani, con una presenza crescente di donne — talvolta adolescenti — particolarmente esposte al rischio di violenze. Il crack viene prodotto localmente a partire da cocaina venduta a basso prezzo nei numerosi punti di spaccio del centro città.

A rendere ancora più critica la situazione è la chiusura, avvenuta a fine maggio 2026, del Sleep In, centro di accoglienza e riduzione del rischio del quartiere Saint-Charles, gestito dal Groupe SOS. La struttura — che offriva trenta posti letto d'emergenza e consulenze mediche — è stata chiusa per insalubrità e non riaprirà per diversi mesi, lasciando centinaia di persone senza alcun punto di riferimento. Gli operatori ammettono di non avere nulla da proporre a chi chiede riparo e assistenza.

Da più parti si torna a invocare l'apertura di una Halte Soins Addictions (HSA), una struttura supervisionata per il consumo e la cura delle dipendenze, sul modello di quelle già attive a Parigi e Strasburgo dal 2016 e in altri paesi europei da quarant'anni. In maggio era stato raggiunto un accordo di principio tra il municipio, l'Agenzia regionale per la salute, l'ospedale universitario e la prefettura, ma la realizzazione concreta è ancora bloccata. Nel frattempo, comitati di residenti "esasperati" hanno tornato a farsi sentire, chiedendo alle autorità di agire con urgenza.

7 AGOSTO 2026

USAUSA. 25 milioni di dollari per catturare il capo del cartello CJNG, cittadino americano

Il governo degli Stati Uniti ha messo sul piatto una ricompensa da 25 milioni di dollari per chiunque fornisca informazioni utili alla cattura di Juan Carlos González, noto come "Pelón": è lui, secondo le autorità americane, il nuovo vertice del Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG), considerato il più potente del Messico. Lo riporta l'Associated Press.

La cifra, annunciata mercoledì 5 agosto, rappresenta un netto aumento rispetto ai precedenti 5 milioni di dollari già offerti per lo stesso soggetto. L'amministrazione Trump ha complessivamente stanziato oltre 100 milioni di dollari in premi per diversi vertici del CJNG, e ha al contempo disposto restrizioni sui visti per familiari e collaboratori dei membri del cartello.

González è figlio acquisito di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come "El Mencho", il precedente leader del cartello ucciso in febbraio dalle forze militari messicane in un'operazione per la quale gli Stati Uniti hanno fornito supporto di intelligence. La morte di El Mencho aveva scatenato un'ondata di violenze nello stato di Jalisco. González, cittadino con doppia nazionalità messicana e statunitense, avrebbe preso le redini dell'organizzazione in seguito a quell'evento. Il CJNG è coinvolto in attività che spaziano dal traffico di droga alla produzione di avocado.

Insieme all'annuncio dei premi, il Dipartimento di Giustizia ha reso pubbliche nuove accuse formali nei confronti di altri cinque dirigenti di alto rango del cartello, tutti imputati per traffico di stupefacenti e reati connessi alle armi. Le autorità statunitensi hanno dichiarato che questi provvedimenti mirano a sgretolare la struttura di comando dell'organizzazione, nell'ambito della più ampia pressione esercitata dall'amministrazione Trump sul Messico e su altri paesi latinoamericani in materia di sicurezza.

Il CJNG figura tra gli otto cartelli messicani già classificati come organizzazioni terroristiche straniere. Le misure annunciate questa settimana giungono a poche settimane dall'imposizione di sanzioni contro 50 persone e società riconducibili al cartello, tra cui lo stesso González: quelle sanzioni avevano comportato il congelamento dei beni e il blocco delle transazioni finanziarie con gli Stati Uniti.

7 AGOSTO 2026

UCRAINAUCRAINA. Ucraina, nuova "scuola" per i cartelli della cocaina e dei droni

La guerra in Ucraina sta producendo un effetto collaterale inquietante: il paese si è trasformato in un terreno di addestramento per membri dei principali cartelli della droga latinoamericani. Come riporta la testata albanese Pamfleti, l'Ucraina è emersa come nuova "scuola" operativa per le organizzazioni criminali dedite al narcotraffico, con ricadute preoccupanti per la sicurezza europea.

Il meccanismo è stato ricostruito da un'inchiesta della rivista specializzata Intelligence Online e ripresa da The Telegraph: membri dei cartelli messicani e colombiani si sono infiltrati nella Legione Internazionale ucraina — il corpo di volontari stranieri costituito dal presidente Zelensky nei primi giorni del conflitto — non per combattere le truppe russe, ma per acquisire competenze avanzate nella guerra con i droni.

Il caso più emblematico riguarda un pilota con il nome in codice "Aguila 7" (Aquila 7), ex militare delle forze speciali messicane, arruolato nella Legione ma in realtà appartenente al temuto cartello Los Zetas. Il suo scopo era apprendere le tecniche di pilotaggio dei droni FPV per poi riportarle in Messico e metterle al servizio delle guerre tra bande. La sua presenza, insieme a quella di altri sospettati, è emersa dopo che i servizi di intelligence messicani hanno informato le controparti ucraine nel luglio 2024.

L'indagine avrebbe inoltre portato alla luce almeno tre ex appartenenti alle FARC colombiane — le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, disciolte con l'accordo di pace del 2016 — con un passato nel traffico di cocaina, tutti infiltrati sfruttando le procedure di selezione particolarmente lacunose della Legione. The Telegraph ha segnalato che persino un cittadino finlandese con condanne per traffico di stupefacenti era riuscito ad arruolarsi.

La Legione Internazionale conta migliaia di volontari latinoamericani, in larga parte ex militari o poliziotti colombiani — molti dei quali addestrati dall'esercito statunitense — rimasti senza impiego dopo gli accordi di pace con le FARC. Lo stipendio mensile da combattente, fino a 3.000 dollari, è notevolmente superiore al reddito medio colombiano, il che rende facile per affiliati ai cartelli mimetizzarsi tra i legionari in buona fede.

Un funzionario dell'SBU (il servizio di sicurezza ucraino) interpellato da Intelligence Online ha ammesso senza mezzi termini: "Abbiamo accolto i volontari in buona fede. Ma dobbiamo ora riconoscere che l'Ucraina è diventata una piattaforma per la diffusione globale delle tattiche FPV. Alcuni vengono qui per imparare a uccidere con un drone da 400 dollari, poi rivendono queste conoscenze al miglior offerente."

Le competenze che i cartelli cercano di acquisire sono precisamente quelle sviluppate dall'esercito ucraino: produzione di droni, schieramento tattico, resistenza alla guerra elettronica e coordinamento in tempo reale sul campo di battaglia. I cartelli messicani, del resto, già utilizzano droni armati contro rivali e forze di sicurezza nel proprio paese, rendendo l'acquisizione di tattiche testate sul campo ucraino particolarmente allarmante per la sicurezza regionale.

Il fenomeno si intreccia con un secondo filone: quello del narcotraffico vero e proprio. Prima della guerra, l'Ucraina — e in particolare il porto di Odessa — era già un importante snodo di transito per la cocaina sudamericana diretta verso l'Europa orientale. Il conflitto ha inizialmente interrotto questi flussi, ma dal 2023 le rotte si sono riorganizzate attraverso l'Ucraina occidentale, con sequestri in aumento nelle regioni di confine.

7 AGOSTO 2026

LIBERIALIBERIA. Locale notturno al centro del caso cocaina da 317 milioni di dollari

Un locale di intrattenimento notturno nel sobborgo di Paynesville, alla periferia della capitale liberiana Monrovia, si trova al centro del più grande caso di traffico di droga mai registrato in Liberia. Come riporta FrontPage Africa, il proprietario del Private Bar Entertainment Center, identificato come Leroy Harries (indicato da alcuni funzionari anche come George Harris), è stato formalmente accusato dalla polizia nazionale liberiana nell'ambito dell'indagine sul traffico di cocaina del valore stimato di circa 317 milioni di dollari.

L'annuncio è arrivato dal ministro dell'Informazione Jerolinmek M. Piah durante una conferenza stampa ordinaria del ministero. Secondo Piah, le accuse mosse a Harries comprendono possesso illegale di sostanze stupefacenti, importazione illecita, traffico, distribuzione e vendita di droga, sabotaggio economico, riciclaggio di denaro, cospirazione criminale, agevolazione criminale e sollecitazione criminale.

Il locale era già emerso nelle fasi precedenti delle indagini: testimoni avevano riferito a FrontPage Africa che Usman Ali, un consegnatario con base nel Regno Unito poi accusato nel caso, aveva partecipato il 17 maggio 2026 a una festa di compleanno organizzata proprio al Private Bar in onore di Leroy Harris e Michael Browne — entrambi tra i sospettati nell'inchiesta — poche settimane prima che venisse intercettato all'aeroporto internazionale Roberts un primo carico di cocaina del valore di oltre 19 milioni di dollari, nascosto in scatole falsamente dichiarate come dadi da brodo e tessuti locali.

Il caso si è poi enormemente ampliato il 21 luglio 2026, quando un'operazione congiunta delle forze di sicurezza ha condotto un blitz in un deposito nel quartiere VOA Community di Paynesville, sequestrando 3.971 chilogrammi di cocaina — il più grande sequestro nella storia della Liberia. Il valore complessivo stimato dei due sequestri supera i 336 milioni di dollari. Le autorità hanno poi proceduto alla distruzione pubblica di circa 4,2 tonnellate di droga, con l'obiettivo dichiarato di inviare un segnale netto ai trafficanti.

7 AGOSTO 2026

USAUSA. New York: quasi 5 anni di centri antidroga con consumo supervisionato. Funzionano?

A New York City sono aperti da quasi cinque anni i primi centri di consumo supervisionato di droghe degli Stati Uniti — strutture in cui è consentito iniettarsi eroina o fumare crack in loco, sotto la sorveglianza di personale qualificato. CBS News ha fatto il punto sull'efficacia di questi luoghi, sollevando domande cui la scienza non ha ancora dato risposta definitiva.

I due centri, gestiti dal no-profit OnPoint NYC e situati nei quartieri di East Harlem e Washington Heights a Manhattan, hanno aperto il 30 novembre 2021, autorizzati dalla città ma non dal governo federale, che mantiene in vigore leggi degli anni Ottanta contro i cosiddetti "crack house". Si tratta dei primi centri di questo tipo formalmente riconosciuti da un ente pubblico negli Stati Uniti.

Nel solo primo anno di attività, 2.841 persone hanno frequentato i due centri per un totale di 48.533 accessi, e il personale è intervenuto in 636 occasioni per scongiurare overdose letali. Un quinto dei partecipanti è stato indirizzato verso servizi di alloggio, disintossicazione, cure primarie o sostegno all'impiego. Secondo quanto riportato dalla Drug Policy Alliance, il 100% di chi ha chiesto di accedere a percorsi di disintossicazione o ricovero per dipendenze è stato messo in contatto con strutture esterne.

I sostenitori del modello sottolineano anche l'impatto sul territorio: prima dell'apertura del centro di Washington Heights, il parco di fronte contava in media 13.000 siringhe abbandonate al mese raccolte dai parchi cittadini. Nel mese successivo all'apertura, le siringhe raccolte erano scese a 1.000.

Sul fronte delle morti per overdose, i dati mostrano che negli ultimi due anni i decessi in città sono calati sensibilmente rispetto al picco storico del 2023. Il Dipartimento della Salute di New York ha attribuito il risultato a "diversi anni di maggiori investimenti in strategie di prevenzione delle overdose basate sull'evidenza", senza citare esplicitamente OnPoint. I National Institutes of Health (NIH) stanno finanziando uno studio pluriennale sui tre centri di consumo supervisionato attivi negli Stati Uniti — i due di New York e uno a Providence, nel Rhode Island — ma le conclusioni non sono ancora disponibili. Uno dei ricercatori principali ha dichiarato a CBS News di ritenere che questi centri abbiano avuto un effetto positivo sulla salute pubblica.

Non mancano però le voci critiche. Secondo l'analista Charles Fain Lehman, gli stessi dati portano a conclusioni opposte. I detrattori accusano i centri di attrarre spacciatori e consumatori abituali, peggiorando la sicurezza percepita nelle zone circostanti. Uno studio pubblicato sul Journal for Experimental Criminology ha rilevato un aumento significativo dei reati contro il patrimonio vicino alla sede di Washington Heights, anche se gli autori hanno collegato il fenomeno all'apertura di un negozio Target nelle vicinanze, facilmente soggetto a taccheggio, piuttosto che al centro di consumo.

Un'analisi dei dati sulle chiamate al 112 effettuata da CBS News ha mostrato che la maggioranza delle segnalazioni dagli indirizzi di OnPoint riguardava servizi di ambulanza, con poche chiamate che richiedevano l'intervento della polizia. Uno studio del 2023 non aveva rilevato variazioni significative nei livelli di criminalità o degrado nelle aree limitrofe ai centri.

Sul piano politico, il nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani ha visitato OnPoint a marzo 2026, appena due mesi dopo il suo insediamento, esprimendo pubblico sostegno al programma.

I centri di consumo supervisionato esistono da decenni in Europa, Canada e Australia. Quello di Vancouver, in Canada, è attivo dal 2003, ma quella città ha registrato un aumento costante delle morti per overdose fino al picco del 2022, a dimostrazione di quanto il fenomeno sia complesso da valutare.

Fonte: CBS News

7 AGOSTO 2026

BOLIVIABOLIVIA. Le leggi antidroga come strumento di tortura sessuale sulle donne

In Bolivia le norme antidroga vengono usate dalle forze dell'ordine come leva per arrestare donne vulnerabili e sottoporle ad abusi sessuali durante la detenzione. È quanto denuncia un'inchiesta esclusiva pubblicata da TalkingDrugs, piattaforma internazionale di informazione e dibattito sulle politiche sulle droghe, emanazione della charity britannica Release.

Secondo l'inchiesta, le vittime appartengono in larga misura alle fasce più marginali della popolazione: donne povere, spesso di estrazione indigena, che difficilmente riescono ad accedere alla giustizia e a far valere i propri diritti. Le leggi antidroga boliviane — prima tra tutte la Legge 1008 del 1988, che equipara anche il semplice possesso al traffico e prevede pene minime di otto anni — consentono la detenzione preventiva prolungata, aprendo spazi di impunità all'interno dei quali si consumerebbero violenze e abusi sessuali da parte di agenti e funzionari.

Il quadro descritto dall'inchiesta trova riscontro in numerosi rapporti internazionali. Il Dipartimento di Stato americano documenta da anni come le forme di tortura più diffuse nei confronti delle detenute includano violenza sessuale, stupro di gruppo da parte di guardie, privazione sensoriale e abusi verbali. Le ONG che operano negli istituti penitenziari boliviani segnalano una "cultura del silenzio" che soffoca qualsiasi denuncia, anche per il timore di ritorsioni. L'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) ha a sua volta rilevato casi di violenza sessuale commessa da agenti di polizia nelle strutture di detenzione preventiva femminile.

A rendere ancora più grave il quadro è la sistematica impunità: la Costituzione boliviana vieta esplicitamente la tortura, ma nessun funzionario pubblico è mai stato condannato per questo reato. Le indagini penali si basano tradizionalmente sulla confessione estorta, e gli abusi avvengono soprattutto durante il trasferimento dei fermati nelle strutture di polizia o nelle prime ore di detenzione, quando le detenute sono più esposte e meno raggiungibili da avvocati e familiari.

TalkingDrugs sottolinea come il problema sia strutturale: finché la principale risposta al consumo e al piccolo spaccio resterà la criminalizzazione draconiana, i diritti fondamentali delle persone più vulnerabili — in particolare le donne povere — continueranno a essere calpestati da un sistema che, anziché tutelarle, le espone ad ulteriori violenze.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. 'Fuori i partiti dalla Rai', mobilitazione Europa radicale, Articolo5, Spazio pubblico

A un anno dall'entrata in vigore dell'European Media Freedom Act, il Regolamento europeo riguardante la garanzia per la libertà e la pluralità dell'informazione, alcuni rappresentanti di Europa radicale, Articolo 5 e Spazio pubblico hanno tenuto questa mattina un punto stampa davanti alla sede Rai di Viale Mazzini.

Stefano Balassone (Articolo 5), Federica Valcauda (Spazio Pubblico) e Carmelo Palma (Europa radicale), in rappresentanza delle rispettive associazioni, hanno lanciato l'appello 'Fuori i partiti dalla RAI!' presentando le prossime tappe della mobilitazione politica e un testo con le richieste urgenti per l'adeguamento della governance e del modello di finanziamento della tv pubblica agli standard europei.

"Da oggi la Rai è fuori legge - ha detto Federica Valcauda di Spazio Pubblicoo - e noi chiediamo che si ripristini la legalitá e che ci sia una legge compatibile all'European Media Freedom Act. Europa radicale, Spazio pubblico e Articolo 5 lanciano un appello, 'Fuori i partiti dalla Rai!' che è possibile sottoscrivere sul sito di Europa radicale.

Da anni i Radicali chiedono che i partiti siano fuori dalle nomine, ma la politica italiana è ferma al palo". Da qui l'invito "a tutti i partiti e le associazioni che vogliono l'informazione al centro dell'agenda politica a mobilitarsi nelle prossime settimane, l'8 di ogni mese, assieme a noi per tenere alto il tema dell'informazione e della democrazia. Il rispetto della democrazia passa dal conoscere per deliberare".

(ANSA).

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Auto usate. Vendute 213 su 100 a luglio. Aci

A luglio 2026, il mercato dell'usato auto registra un calo nei volumi assoluti. I passaggi di proprietà delle autovetture sono stati 287.960, contro i 293.900 di luglio 2025, con una diminuzione del 2%.

Lo comunica l'Automobile Club d'Italia, pubblicando il bollettino mensile ''Auto-Trend'', l'analisi statistica realizzata sui dati del Pra, consultabile su www.aci.gov.it.

In calo anche il mercato dell'usato delle due ruote: i passaggi di proprietà dei motocicli sono stati 70.168, rispetto ai 71.645 di luglio 2025, con una diminuzione del 2,1%. Nel complesso, i passaggi di proprietà per tutti i veicoli sono stati 401.774, contro i 410.807 dello stesso mese dell'anno precedente, con una diminuzione del 2,2%. Ogni 100 autovetture nuove, a luglio ne sono state vendute 213 usate. Considerando i primi sette mesi dell'anno, il rapporto si attesta a 180 auto usate ogni 100 nuove. Nei primi sette mesi del 2026, i passaggi di proprietà risultano in lieve calo solo per le autovetture, -0,4%, mentre i motocicli fanno registrare un incremento dell'1,6% e tutti i veicoli risultano stabili. A luglio 2026, le radiazioni di autovetture dal Pubblico Registro Automobilistico hanno registrato un aumento del 2,2% rispetto allo stesso mese del 2025, con 111.416 pratiche contro le 109.034 dell'anno precedente. La crescita è determinata soprattutto dall'aumento delle demolizioni, pari al +7,8%, a fronte di una diminuzione delle esportazioni, -9,3%. Il tasso unitario di sostituzione è stato pari a 0,82 nel mese di luglio e a 0,69 nei primi sette mesi: ogni 100 auto nuove, a luglio, ne sono state radiate 82. In calo le radiazioni dei motocicli: 12.619 pratiche, contro le 13.104 di luglio 2025, pari a -3,7%. Per tutti i veicoli, le radiazioni sono state 135.423, rispetto alle 133.407 dello stesso mese dell'anno precedente, con un aumento dell'1,5%. Nei primi sette mesi del 2026, le radiazioni restano in crescita: +6,4% per le autovetture, +1,6% per i motocicli e +5,3% per tutti i veicoli.

Nel mercato dell'usato continuano a prevalere le alimentazioni tradizionali, diesel e benzina. Prosegue, tuttavia, la crescita delle motorizzazioni elettrificate: le auto ibride a benzina raggiungono a luglio una quota del 12,1% dei passaggi di proprietà, con un incremento del 18,5% su base annua. In aumento, ma ancora contenuta, la presenza delle auto elettriche usate: a luglio rappresentano l'1,3% del mercato, con una crescita del 17,4% rispetto allo stesso mese del 2025. Si conferma anche a luglio il progressivo aumento della quota di vetture usate più anziane. Le auto con età compresa tra 20 e 29 anni hanno rappresentato il 16,2% dei passaggi di proprietà contro il 14,4% di luglio 2025. Le autovetture con più di 30 anni incidono per il 2,7% del totale, rispetto al 2,5% registrato nello stesso mese dell'anno precedente. Quanto alla classe Euro delle autovetture radiate, nei primi sette mesi del 2026 prevalgono nettamente le Euro 4, che rappresentano il 36,5% del totale, seguite dalle Euro 5-6, pari al 33,4%. Le Euro 3 incidono per il 18,5%, mentre le classi più datate, Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, pesano complessivamente per l'11,3%. A luglio si conferma la stessa distribuzione: Euro 4 al 36,3%, Euro 5-6 al 34,4%, Euro 3 al 17,8% ed Euro 2 all'8,8%.

(Adnkronos)

7 AGOSTO 2026

USAUSA. Mancata tutela minori. Meta multata per 567 milioni di dollari

Un giudice statunitense del Nuovo Messico ha ordinato a Meta di pagare altri 567 milioni di dollari (421 milioni di sterline) per non aver avvertito il pubblico dei pericoli che le sue piattaforme rappresentavano per i bambini, segnando la sanzione più elevata mai inflitta all'azienda in materia di sicurezza dei minori.

Il giudice Bryan Biedscheid ha affermato che il gigante dei social media rappresenta un "disturbo pubblico" paragonabile all'inquinamento atmosferico e che deve destinare il denaro a un fondo finalizzato alla riduzione dei danni futuri.

La sentenza di giovedì si aggiunge alle multe di 375 milioni di dollari che Meta era già stata condannata a pagare nel caso, per un totale di 942 milioni di dollari.

Il giudice Biedscheid ha paragonato Meta a una fabbrica, il cui prodotto è la pubblicità e i contenuti, e ha definito "il danno psicologico e lo sfruttamento sessuale dei minori come l'inquinamento da eliminare".

Un portavoce di Meta, la società che possiede e gestisce Instagram, Facebook, WhatsApp e Threads, ha dichiarato giovedì: "Non siamo d'accordo con la sentenza e presenteremo ricorso".

"Ci impegniamo a fondo per garantire la sicurezza degli utenti sulle nostre piattaforme e siamo sempre stati trasparenti riguardo alle difficoltà nell'identificare e rimuovere malintenzionati e contenuti dannosi. Rimaniamo fiduciosi nel nostro operato in materia di protezione degli adolescenti online e continueremo a difenderci dalle accuse che travisano i fatti."

Riguardo alla precedente sentenza di condanna a 375 milioni di dollari, Meta aveva dichiarato di voler presentare ricorso e fornito una spiegazione simile. Era la prima volta che uno stato citava in giudizio Meta con successo per questioni relative alla sicurezza dei minori.

Meta sta attualmente affrontando migliaia di cause legali negli Stati Uniti per questioni simili. Oltre alle sentenze del New Mexico, all'inizio di quest'anno Meta ha perso una causa storica a Los Angeles, che ha stabilito la sua possibile responsabilità per la creazione di piattaforme che creano dipendenza .

Bruce Daisley, ex vicepresidente europeo di Twitter (ora X), ha dichiarato al programma Today di BBC Radio 4 che la multa inflittagli dal New Mexico, pur essendo elevata, era "una goccia nell'oceano" per Meta.

Nei suoi ultimi risultati finanziari , il gigante dei social media ha registrato un fatturato di 61 miliardi di dollari da aprile a giugno, con un aumento del 28% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

"Ma è un segnale che ci stiamo muovendo verso una fase in cui i social media saranno affrontati a livello globale", ha affermato.

Nel frattempo, l'ex ministro per la tutela dei minori Jess Phillips ha dichiarato a Today di ritenere che le azioni legali intentate negli Stati Uniti contro le grandi aziende tecnologiche potrebbero consentire al Regno Unito di adottare misure più incisive, senza temere di danneggiare le relazioni diplomatiche tra Regno Unito e Stati Uniti.

Il caso del Nuovo Messico trae origine da una causa intentata nel 2023 dagli avvocati dello Stato del Nuovo Messico, i quali sostengono che Meta debba essere ritenuta responsabile per il modo in cui le sue piattaforme hanno messo in pericolo i minori, esponendoli a materiale sessualmente esplicito e al contatto con predatori sessuali.

Nella prima fase del processo, Meta è stata ritenuta colpevole di aver violato ripetutamente la legge sulle pratiche sleali del Nuovo Messico, poiché i suoi algoritmi di raccomandazione "indirizzavano" di fatto i giovani utenti verso contenuti e contatti dannosi.

Gli algoritmi di raccomandazione sono gli strumenti che Meta utilizza per selezionare automaticamente i contenuti che un utente visualizza sulle sue piattaforme.

Nel pronunciarsi su questa seconda fase del processo, il giudice Biedscheid ha stabilito che i danni causati da Meta hanno raggiunto il livello di "disturbo pubblico", ovvero un problema di salute e sicurezza talmente diffuso da avere un impatto negativo sulla collettività.

Oltre a essere la multa più salata mai inflitta a Meta per questioni relative alla sicurezza dei minori, la sentenza sembra rappresentare anche la prima volta che un'azienda di social media viene considerata una fonte di disturbo per la quiete pubblica.

"Così come l'inquinamento nocivo prodotto dalla fabbrica può ledere il diritto del pubblico comune a un'aria ragionevolmente pulita, gli effetti dannosi delle piattaforme di Meta sui bambini non rimangono confinati alle piattaforme stesse, ma si diffondono a Internet nel suo complesso e, cosa forse ancora più preoccupante, al mondo reale, creando un onere sociale comune e un danno per i bambini colpiti, le loro famiglie, le scuole, gli ospedali e le forze dell'ordine", ha scritto il giudice.

Misure aggiuntive

Il fondo che Meta è stata incaricata di creare sarà utilizzato per finanziare gli interventi volti a mitigare "l'ampio impatto del danno", ha dichiarato il giudice Biedscheid.

Secondo l'ordinanza, la stragrande maggioranza dei fondi, pari a 420 milioni di dollari, sarà destinata al trattamento dei danni già causati dalle piattaforme di Meta, attraverso il finanziamento di "programmi clinici o di altro tipo appropriati e di professionisti nel campo della salute comportamentale".

Un'altra parte dei fondi sarà destinata alla formazione in materia di sensibilizzazione e prevenzione, anche per insegnanti e operatori sanitari, su come affrontare i danni che i social media possono causare ai minori.

Il giudice ha inoltre ordinato a Meta di adottare altre misure, tra cui garantire che nessun account di un utente di età inferiore ai 18 anni venga consigliato a un adulto e che nessun adulto possa inviare messaggi a un utente minorenne, vietare l'invio o la ricezione di materiale di nudo da parte di utenti minorenni e applicare una politica di "tolleranza zero" per gli utenti adulti che si rendono responsabili di sfruttamento sessuale di minori.

Inoltre, a Meta è stato ordinato di:

  • Eliminare il conteggio dei "mi piace" per gli utenti di età inferiore ai 18 anni.
  • Vietare le notifiche push per tali utenti tutti i giorni dalle 22:00 alle 7:00 e vietare tali notifiche durante il normale anno scolastico dalle 8:00 alle 15:00, esclusi i fine settimana.
  • Introduciamo un limite di utilizzo obbligatorio per tali utenti di 90 ore cumulative al mese su Instagram e Facebook, ovvero circa tre ore al giorno.

La prossima settimana inizierà in California un altro importante processo contro Meta. Quasi trenta procuratori generali di stati americani hanno citato in giudizio l'azienda per violazione delle leggi sulla privacy dei minori.

(BBC)

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Carta europea disabilità. I primi passi del governo

Il governo fa un passo avanti sulla Carta europea della disabilità e sul contrassegno europeo di parcheggio, con l’obiettivo di assicurare la libera circolazione delle persone con disabilità all’interno dell’Unione europea. La Carta sarà rilasciata gratuitamente dall’Inps, in formato fisico e digitale, avrà validità fino a dieci anni e potrà essere richiesta anche tramite l’app IO. Il contrassegno sarà invece rilasciato dai Comuni, durerà dieci anni, sarà disponibile anche in formato digitale e potrà essere richiesto attraverso una piattaforma dedicata. Il decreto è stato approvato in via preliminare e dovrà completare l’iter prima di entrare in vigore.

7 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Ristoranti virtuali in crescita

I ristoranti virtuali su Deliveroo sono cresciuti di oltre il 150% in cinque anni e oggi sono presenti in più di 300 comuni italiani. Questo modello permette a un ristorante di creare marchi e menu diversi destinati solo al delivery, senza aprire nuove cucine. Monza è la città con la maggiore incidenza di virtual brand, seguita da Varese, Milano, Torino e Bologna. Questa tendenza si inserisce in momento di crescita del mercato dell’online food delivery, che nel 2025 ha superato i 2 miliardi di euro.

6 AGOSTO 2026

USAUSA. Cartello narco CJNG truffa anziani con false vendite di timeshare: 400 milioni di dollari sottratti

Il Dipartimento di Giustizia americano ha tenuto il 5 agosto 2026 una conferenza stampa di alto profilo per annunciare l'incriminazione di cinque vertici del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), organizzazione criminale messicana, con l'accusa di traffico di droga, detenzione illegale di armi e — fatto che ha suscitato particolare clamore — una gigantesca truffa ai danni di anziani statunitensi attraverso falsi schemi di vendita di proprietà vacanza (timeshare). Come riportato da WSPA/NewsNation, il direttore dell'FBI Kash Patel ha dichiarato che tra il 2019 e il 2023 lo schema fraudolento ha colpito oltre 6.000 cittadini americani per un totale di più di 400 milioni di dollari.

Il meccanismo della truffa seguiva un copione collaudato: i call center controllati dal cartello, operativi in Messico e in altre parti del mondo, ottenevano i dati dei proprietari di timeshare da contatti interni ai resort. Dopodiché contattavano le vittime — per lo più anziani — spacciandosi per agenti immobiliari o avvocati, promettendo di aiutarli a vendere o affittare la loro quota di proprietà vacanza in cambio del pagamento anticipato di presunte tasse e commissioni. I guadagni promessi non arrivavano mai, e anzi le vittime venivano contattate una seconda volta da altri truffatori che si fingevano legali o funzionari governativi, pronti a "recuperare" il denaro perso in cambio di ulteriori pagamenti.

Tra gli indagati figurano Julio Montero Pinzón e Carlos Rivera Varela, accusati di aver fondato e guidato il "Grupo Elite" del CJNG — un gruppo di sicari armati che trafficava droga e controllava con la violenza comunità e funzionari pubblici — e di essere coinvolti separatamente negli schemi truffaldini legati ai timeshare. Il direttore Patel ha comunicato che tre dei ricercati sono stati inseriti nella lista degli "most wanted" dell'FBI proprio in connessione con questa vicenda.

L'FBI sta lavorando al recupero del denaro sottratto alle vittime. Patel ha inoltre reso noto che nel solo mese di luglio l'agenzia ha eseguito oltre 30 trasferimenti internazionali di custodia in 15 paesi diversi, a dimostrazione dell'intensità della cooperazione internazionale avviata per smantellare la rete criminale.

L'Attorney General facente funzione Todd Blanche ha sottolineato come il CJNG si avvalga di violenza e intimidazione per mantenere il controllo sul traffico di narcotici negli Stati Uniti — fentanyl, cocaina, metanfetamine — e ha evidenziato che le azioni di contrasto messe in campo con numerose agenzie federali (FBI, Homeland Security, IRS, Dipartimento di Stato, Dogane e DEA) hanno contribuito a ridurre del 22% i decessi per overdose da fentanyl nel paese.

6 AGOSTO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Paradiso per i cartelli della cocaina: prezzi alle stelle

L'Australia è diventata una delle destinazioni più redditizie al mondo per i trafficanti di cocaina. Come riporta l'Australian Financial Review, le organizzazioni criminali internazionali considerano il paese una vera e propria "mucca da mungere": i prezzi che è possibile spuntare sul mercato australiano sono nettamente superiori a quelli praticati altrove nel mondo, rendendo ogni spedizione straordinariamente lucrativa.

Il divario di prezzo è enorme. Secondo dati già noti alle autorità australiane, un chilogrammo di cocaina a Sydney può fruttare circa 250.000 dollari australiani, contro i circa 16.000 dollari che costerebbe nella città di confine di Brownsville, in Texas. Un moltiplicatore che spiega l'attrazione irresistibile che il mercato australiano esercita sui cartelli sudamericani e messicani.

L'Australia è vista dai trafficanti come un bersaglio privilegiato anche per via della sua conformazione geografica: una costa vastissima, decine di porti e aeroporti, e una popolazione con un'elevata capacità di spesa. Non a caso, la cocaina è la seconda droga illegale più consumata nel paese, dopo la cannabis, con un tasso di consumo tra gli adulti che la colloca ai vertici mondiali.

Le operazioni delle forze dell'ordine australiane hanno registrato sequestri sempre più imponenti negli ultimi anni, segno dell'intensificarsi dei tentativi di approvvigionamento da parte dei cartelli. Soltanto a dicembre 2024, la Polizia Federale Australiana ha sequestrato 2,3 tonnellate di cocaina al largo delle coste del Queensland — il più grande sequestro nella storia del paese — con un valore di mercato stimato in 760 milioni di dollari australiani. Pochi mesi dopo, nel maggio 2025, un'altra operazione congiunta tra la polizia del Nuovo Galles del Sud e la Polizia Federale ha portato al sequestro di oltre una tonnellata di cocaina al largo della costa neozelandese, per un valore stimato di quasi 400 milioni di dollari.

I meccanismi di riciclaggio sono altrettanto sofisticati. Indagini precedenti avevano già rivelato come banche australiane e internazionali fossero state inconsapevolmente utilizzate per ripulire centinaia di milioni di dollari provenienti dal traffico di cocaina sudamericano, con i proventi illeciti spesso convertiti in dispositivi elettronici di alto valore poi riesportati all'estero in container.

Il mercato illegale delle droghe in Australia vale complessivamente — secondo stime aggiornate al 2022 — oltre 11 miliardi di dollari australiani l'anno. Una cifra che, lungi dallo scoraggiare i trafficanti, continua ad alimentare la corsa dei cartelli internazionali verso l'isola-continente.

6 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Narcos colombiani in Ucraina per imparare a usare i droni da guerra

I cartelli della droga colombiani starebbero infiltrando propri uomini nelle fila delle forze armate ucraine con un obiettivo preciso: acquisire competenze avanzate nell'uso dei droni militari per poi trasferirle alle operazioni criminali in America Latina. È quanto rivela un'inchiesta del Financial Times, ripresa da diverse testate internazionali.

Secondo quanto riportato, i gruppi criminali colombiani avrebbero compiuto ripetuti tentativi, nell'arco dell'ultimo anno, di inserire propri affiliati nell'esercito ucraino, travestiti da volontari stranieri. Lo scopo non sarebbe né ideologico né di solidarietà con Kiev, bensì puramente tecnico: fare esperienza in prima linea con i cosiddetti droni FPV (first-person view), sistemi a basso costo ma ad alto potenziale offensivo che si sono rivelati uno degli strumenti bellici più efficaci del conflitto.

Tra le competenze che i cartelli cercherebbero di acquisire figurano la cifratura dei canali di comunicazione, la configurazione di droni con connessioni in fibra ottica — capaci di eludere i sistemi di disturbo elettronico — e le tecniche di impiego coordinato in scenari di combattimento. Stando alle fonti citate dal Financial Times, a fianco dei colombiani risulterebbero coinvolti anche elementi riconducibili ai cartelli messicani, in particolare al Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG), già noto per disporre di unità dedicate esclusivamente all'uso militare dei droni.

La ragione strategica di questo "tirocinio" di guerra è chiara: finora l'esercito colombiano ha neutralizzato il 96% degli attacchi con droni esplosivi condotti dai gruppi criminali semplicemente disturbando le frequenze radio. Per aggirare questa difesa, i cartelli avrebbero deciso di puntare sui droni a guida in fibra ottica, immuni ai sistemi di jamming, e di formare propri operatori specializzati direttamente sul campo di battaglia ucraino.

Funzionari della sicurezza e operatori umanitari hanno lanciato l'allarme: questi meccanismi di reclutamento rischiano di consentire alla criminalità organizzata di appropriarsi di tecnologie belliche sviluppate in uno dei conflitti armati più intensi dell'era contemporanea. "Gli schemi di reclutamento sono molto complessi, ma ciò che mi preoccupa di più è il livello di specializzazione che stanno acquisendo", ha dichiarato al Financial Times un operatore umanitario colombiano attivo in Ucraina.

Le autorità militari ucraine hanno dichiarato di essere consapevoli del rischio e di aver introdotto misure di screening per individuare i reclutati sospetti. Indagini condotte dall'intelligence ucraina, in collaborazione con quella messicana, avrebbero già portato all'identificazione di diversi individui che si erano infiltrati con documenti falsi, inclusi ex combattenti delle FARC colombiane e veterani delle forze speciali messicane.

6 AGOSTO 2026

MESSICOMESSICO. Influencer ucciso in diretta: il fenomeno dei "narco influencer"

L'assassinio di César Gastélum, creator messicano con oltre 700.000 follower su TikTok, ha riportato al centro del dibattito pubblico il fenomeno dei cosiddetti narco influencer: persone che sui social media glorificano la vita dei cartelli della droga, ostentando lusso, armi e denaro facile. Come riporta l'International Business Times UK, Gastélum è stato ucciso martedì sera a Culiacán, nello Stato di Sinaloa, mentre era in diretta streaming con due amici davanti a un fast food nel quartiere Tres Ríos. Due uomini in motocicletta si sono avvicinati con calma e uno di loro ha aperto il fuoco contro di lui a distanza ravvicinata.

Al momento dell'omicidio, Gastélum e i suoi amici erano vestiti da fattorini per le consegne, nell'ambito di una challenge sui social. Il livestream è stato interrotto e in seguito rimosso dalla piattaforma, ma le immagini dell'attacco hanno continuato a circolare in rete.

L'omicidio è avvenuto a circa 400 metri dalla sede della Procura dello Stato di Sinaloa.

Va precisato che Gastélum non era necessariamente un narco influencer nel senso stretto del termine: i suoi contenuti spaziavano tra video comici, tendenze culinarie e scorci di vita quotidiana. Era particolarmente noto per i suoi sketch umoristici e aveva accumulato oltre 24 milioni di "mi piace" su TikTok. Tuttavia, le autorità federali messicane stanno indagando su un possibile collegamento tra la sua morte e alcune pubblicazioni sui social in cui avrebbe fatto riferimento a una fazione di un gruppo criminale — secondo quanto dichiarato dal Gabinetto di Sicurezza del governo federale.

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha affrontato il caso in conferenza stampa, dichiarando che le indagini punteranno a identificare sia gli esecutori materiali sia eventuali mandanti, e che dovrà essere chiarita la ragione di questo tragico omicidio. La polizia locale ha confermato il decesso e le autorità stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona.

Il caso di Gastélum non è isolato. Secondo media locali, nella sola Sinaloa si contano ormai circa una decina di influencer uccisi negli ultimi anni, alcuni dei quali sospettati di avere legami con organizzazioni criminali. Nel maggio 2025, la beauty influencer Valeria Márquez era stata assassinata durante una diretta TikTok nel suo salone di bellezza a Zapopan, in Jalisco. Per quell'omicidio, a luglio le autorità hanno annunciato l'arresto di Ramón Ángel Álvarez Ayala, identificato come capo di una cellula criminale collegata al Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG). In gennaio 2026, l'influencer Nicole Pardo era stata rapita davanti a un centro commerciale sempre a Culiacán, per poi essere ritrovata e liberata.

Sullo sfondo di questi episodi c'è la guerra intestina che da oltre due anni insanguina lo Stato di Sinaloa tra le due principali fazioni del Cartello di Sinaloa: i "Mayos", fedeli a Ismael "Mayo" Zambada, e i "Chapitos", legati ai figli di Joaquín "El Chapo" Guzmán. Entrambi i capifazione stanno scontando condanne a vita negli Stati Uniti. Questa lotta per il controllo del territorio ha lasciato migliaia di morti e dispersi.

Il fenomeno dei narco influencer si inserisce in una strategia più ampia con cui i cartelli utilizzano le piattaforme digitali — YouTube, TikTok, Instagram — non solo per fare propaganda e glorificare il proprio stile di vita agli occhi delle generazioni più giovani, ma anche come strumento di reclutamento e, secondo alcune analisi, per riciclare denaro attraverso i proventi pubblicitari dei creator. Le piattaforme faticano a contenere questo tipo di contenuti: TikTok ha dichiarato in passato il proprio impegno a rimuovere account e contenuti che promuovono attività illegali, ma il fenomeno continua a proliferare.

6 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Maxitruffa online: in 120 prenotano un albergo inesistente

Il meccanismo non è nuovo, ma le dimensioni della truffa stavolta sono decisamente inusuali. Ad aver prenotato una vacanza al “Residence Andrea” di Cesenatico sono circa 50 famiglie, per un totale di oltre 120 persone dal weekend a oggi. Con un problema: il “Residence Andrea” non è mai esistito.

Come riporta tg24.sky.it, i turisti se ne sono accorti solo una volta arrivati in loco. Ed è scattata la macchina della solidarietà del tessuto imprenditoriale locale, con diversi alberghi e campeggi che hanno messo a disposizione sistemazioni a titolo gratuito per i truffati.

Nonostante la diffusione della notizia della truffa, continuano ad arrivare clienti dell’inesistente residence, tanto che la Polizia locale ha affisso cartelli sul posto spiegando che si tratta di un raggiro e invitando a rivolgersi agli uffici del turismo per trovare altre sistemazioni.

Ad oggi sono già 50 le denunce presentate alle forze dell’ordine.

(TTG)

6 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Consumo farmaci 2025. Rapporto Aifa

Rapporto dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul consumo di farmaci nel 2025

Nel 2025 sono state consumate mediamente, in regime di assistenza convenzionata, circa 18 confezioni per ciascun cittadino e 1.148,2 dosi per mille abitanti ogni giorno (+1% rispetto al 2024). Considerando l’intera assistenza territoriale, pubblica e privata, le confezioni dispensate sono state circa 1,9 miliardi, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente (-0,5%).

Circa 7 cittadini su 10 (66,9% degli assistiti) hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci.

La spesa farmaceutica totale ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. La spesa pubblica si attesta sui 28,4 miliardi di euro (+5,8% rispetto al 2024), pari al 72,2% della spesa farmaceutica complessiva e al 20% della spesa sanitaria pubblica totale.

La spesa farmaceutica relativa agli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche (inclusi ospedali, ASL, RSA, strutture penitenziarie e i canali della distribuzione diretta e per conto) è stata pari a 18,9 miliardi di euro, in aumento del 6,2% rispetto al 2024.
La spesa territoriale pubblica (comprensiva della spesa dei farmaci di Classe A erogati in regime di assistenza convenzionata, in distribuzione diretta e per conto) è stata pari a 14,3 miliardi di euro, (+3,5% rispetto al 2024).

La spesa a carico dei cittadini è stata pari a 10,7 miliardi di euro, con un incremento del 7,5%, trainata dall’acquisto dei farmaci di classe A acquistati privatamente (+16,2%), dei farmaci di fascia C con ricetta (+7,4%) e di quelli di automedicazione (+6,5%).

Sono alcuni dei principali elementi che emergono dal Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei medicinali in Italia, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco sul portale istituzionale.

Nel 2025, tirzepatide compare al primo posto tra i farmaci di fascia A acquistati privatamente dal cittadino: in particolare, con 225 milioni di euro, incide per il 13% sulla spesa privata dei farmaci di classe A. Seguono, a notevole distanza, colecalciferolo, pantoprazolo e ibuprofene, che rispetto al 2024 registrano un incremento della spesa dovuto a una crescita dei consumi.

La spesa di compartecipazione, sostenuta dai cittadini per la quota eccedente il prezzo di riferimento dei farmaci a brevetto scaduto, è stata di 1,04 miliardi di euro, pari a 17,71 euro pro capite. Si può notare che nelle Regioni a minor reddito, come Calabria, Sicilia e Campania, i cittadini pagano di tasca propria le cifre più alte (22,35 euro pro capite contro i 13,73 euro del Nord), indice anche di una resistenza a sostituire il farmaco di marca con il generico.

La spesa pro capite e i consumi crescono con l’aumentare dell’età, in particolare la popolazione con più di 64 anni assorbe oltre il 60% della spesa e quasi il 70% delle dosi. Le Regioni del Nord registrano una prevalenza inferiore (63,5%) rispetto a quelle del Centro (68,9%) e del Sud (70,4%).

Il Rapporto OsMed continua a rappresentare uno strumento straordinario per comprendere l'evoluzione dell'assistenza farmaceutica nel nostro Paese – afferma il Direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo –. L’edizione 2025 evidenzia come le dinamiche della spesa siano strettamente intrecciate ai cambiamenti demografici, all’introduzione di nuove opzioni terapeutiche, ai modelli prescrittivi e alle differenze territoriali nei consumi. La disponibilità di dati sempre più completi consente di descrivere e capire questi fenomeni, ma anche di orientare le politiche del farmaco, promuovere l’appropriatezza prescrittiva e valutare l’impatto delle strategie adottate”.

L’edizione 2025 analizza i principali fenomeni nazionali: tra le novità spiccano l’approfondimento sui farmaci per i disturbi respiratori in ambito pediatrico, l’analisi di nuove categorie terapeutiche ad alta prescrizione e l’ampliamento della valutazione della variabilità regionale. Saranno elaborati, in una seconda fase, specifici approfondimenti tematici e territoriali, pensati per rappresentare con maggiore dettaglio la complessità dell’assistenza farmaceutica.

In questa edizione del Rapporto OsMed, inoltre, nell’analisi dell’acquisto privato dei farmaci di classe A per il periodo 2023-2025 si utilizzano per la prima volta i dati di sell-out, provenienti dal dataset Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite e Promofarma, elaborati da Pharma Data Factory e successivamente analizzati e integrati da AIFA con le necessarie fonti informative. Il nuovo approccio consente di misurare le effettive dispensazioni a carico dei cittadini e di superare le criticità dei dati di sell-in, influenzati dai fenomeni di accumulo e smaltimento delle scorte nelle farmacie.

Consumi e spesa per categoria terapeutica

Nell’assistenza convenzionata, anche nel 2025 i farmaci cardiovascolari si confermano la classe terapeutica a maggiore spesa, con 54,30 euro pro capite, e a maggior consumo, con 508,93 DDD. L’aumento più marcato dei consumi ha riguardato i farmaci del sistema genito-urinario e ormoni sessuali (+4,2%), i farmaci dell’apparato gastrointestinale e del metabolismo (+2,7%), e i farmaci del sistema nervoso centrale (+2,1%). Si osserva inoltre una marcata riduzione delle DDD per gli antimicrobici per uso sistemico (-7,9%). Gli inibitori della pompa protonica rimangono la categoria a maggiore spesa (9,65 euro pro capite), sebbene in diminuzione del 7,7% rispetto al 2024. I farmaci con il costo medio per dose giornaliera più elevato sono risultati tirzepatide (25,23 euro), ceftriaxone (11,23 euro) e teriparatide (10,31 euro).


Negli acquisti diretti delle strutture pubbliche, invece, la spesa si concentra soprattutto negli antineoplastici e immunomodulatori (144,36 euro pro capite), mentre i farmaci del sangue e organi emopoietici rappresentano la categoria a maggior utilizzo (54,87 DDD). Tra i farmaci a maggior spesa, invece, si osservano incrementi nel consumo per i farmaci antineoplastici e immunomodulatori (+8,1%), del sistema respiratorio (+6,1%) e degli antimicrobici generali per uso sistemico (+2,4%), mentre si registra una riduzione per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo (-11,5%), del sistema nervoso centrale (-6,4%) e dei farmaci del sangue ed organi emopoietici (-1,1%).

Le categorie a maggiore impatto sulla spesa sono gli inibitori di PD-1/PD-L1 (19,14 euro pro capite) e gli inibitori dell’interleuchina (14,25 euro pro capite): in entrambi i casi, rispetto al 2024 si nota una crescita, rispettivamente del +9,1% e del +2,8%. Tra i principi attivi, pembrolizumab (554,1 milioni di euro) e daratumumab (553,5 milioni di euro) si confermano i farmaci a maggiore spesa e rappresentano insieme il 5,8% della spesa complessiva per gli acquisti diretti. Al terzo posto e al quarto posto si collocano semaglutide, con 335,4 milioni di euro, e dupilumab, con 312,4 milioni di euro.

Farmaci in età pediatrica

Nel 2025, il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di bambini, ha assunto almeno una terapia farmacologica. Gli antinfettivi per uso sistemico si confermano la categoria terapeutica a maggiore consumo, sebbene si registri una marcata contrazione nell’uso (-21,9%), con un’inversione rispetto alla tendenza misurata negli anni precedenti.

Seguono, per consumo, i farmaci dell’apparato respiratorio, anch’essi in riduzione, e i farmaci del sistema nervoso centrale. Questi ultimi fanno rilevare un incremento, in particolare nell’uso di antiepilettici e psicofarmaci.

Nel 2025 la prevalenza d’uso tra bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni ha raggiunto lo 0,64%, con una crescita del +12,1% nell’ultimo anno (circa 6,4 bambini su 1.000), confermando un trend che vede i consumi triplicati dal 2016. Gli incrementi più marcati riguardano i trattamenti per l’ADHD come il metilfenidato (+28,9%), gli antipsicotici atipici come aripiprazolo (+14,6%) e risperidone (+13,3%) e gli antidepressivi come la sertralina (+9,6%). Nonostante la crescita osservata dopo la pandemia, il consumo di psicofarmaci in età pediatrica in Italia rimane sensibilmente inferiore rispetto ai livelli registrati in altri contesti internazionali (in Francia la prevalenza è dell’1,61%, negli USA supera il 24%). Si registrano comunque forti differenze territoriali, con le Regioni del Centro che evidenziano tassi superiori di oltre il 50% alla media nazionale.

Il focus sui farmaci respiratori in età pediatrica rivela una prevalenza d’uso del 17,8%, quasi doppia rispetto alla prevalenza epidemiologica dell’asma, pari al 9%. Questo scostamento sembra indicare un ricorso improprio a prescrizioni per infezioni respiratorie acute non asmatiche, e segnala la necessità di rafforzare gli interventi formativi rivolti alla pediatria di libera scelta.

Farmaci e anziani

Nel 2025, il 97,2% degli ultrasessantacinquenni ha ricevuto almeno una prescrizione farmacologica. Il 67,7% degli over 65 assume almeno 5 farmaci contemporaneamente, mentre il 27,9% è esposto a una politerapia grave (≥10 farmaci). La politerapia cronica, cioè l’assunzione di 5 farmaci diversi per almeno 6 mesi nel corso di un anno, interessa il 33,2% degli anziani. Basilicata, Campania e Puglia mostrano livelli di consumo e costo medio per dose giornaliera costantemente superiori alla media nazionale.


La spesa media per utilizzatore è stata di 591,10 euro (648,23 euro nei maschi e 545,72 euro nelle femmine), in aumento rispetto al 2024 del 3,7%.

Diabete e gestione del peso

Nel 2025, la spesa complessiva per i farmaci antidiabetici ammonta a 1.593,7 milioni di euro (+34,9%). Una crescita particolarmente rilevante ha riguardato Semaglutide e Tirzepatide: i consumi in Fascia C (acquisto privato) sono aumentati dell’85,7% e la spesa del 75,8%. AIFA monitora con attenzione l’evoluzione di questo fenomeno, che riflette una mutata e crescente domanda di trattamenti destinati a curare non solo la patologia diabetica.

Semaglutide ha fatto registrare una spesa di 430 milioni di euro a carico del SSN e di 162,7 milioni in Fascia C. In forte crescita tra i principi attivi di classe A acquistati privatamente dai cittadini tirzepatide, con 225,5 milioni di euro, a fronte di una spesa di 123,4 milioni a carico del SSN, erogati nell’ambito delle condizioni previste dalla Nota 100.

Antibiotici

Nel 2025 si registra una contrazione dei consumi degli antibatterici per uso sistemico nell’assistenza convenzionata (-7,9% in DDD, -8,6% in spesa), a fronte di un lieve aumento negli acquisti delle strutture pubbliche (+2,4%).

Medicinali Equivalenti e Biosimilari

Nel 2025 i farmaci a brevetto scaduto hanno rappresentato il 72,9% della spesa e l’88,1% dei consumi in regime di assistenza convenzionata di classe A. La quota dei farmaci equivalenti, ad esclusione di quelli che hanno goduto di copertura brevettuale, ha rappresentato il 23,5% della spesa e il 32,1% dei consumi.


L’Italia conferma il primato europeo nell’impiego dei biosimilari, che raggiungono il 71,4% di consumi. Tuttavia, permangono ampi margini di crescita per i medicinali equivalenti, il cui uso risulta meno diffuso nelle Regioni meridionali. I cittadini delle Regioni meridionali, per scegliere il farmaco di marca, pagano cifre significativamente più elevate: 22,35 euro pro capite per Sud e Isole (totale 432,7 milioni di euro), 19,43 euro pro capite per il Centro (totale 230,6 milioni di euro), 13,73 euro pro capite per il Nord (totale 380,4 milioni di euro).

Farmaci Innovativi

Dopo anni di forte espansione, la spesa per le sole indicazioni innovative ammesse al Fondo dedicato si è contratta del -19,4% nel 2025, scendendo a 700 milioni di euro. L’incidenza delle indicazioni innovative sul totale degli acquisti diretti delle strutture pubbliche è scesa dal 6,6% del 2023 al 4% nel 2025. Il fenomeno è legato sia alla naturale scadenza del triennio di innovatività (2023-2025) per molte molecole oncologiche ed ematologiche, sia all’ingresso di nuovi farmaci con innovatività condizionata, caratterizzati da un impatto finanziario più contenuto.

Terapie avanzate (ATMP) e farmaci orfani

Nel 2025 sono stati erogati 1.195 trattamenti con terapie avanzate, per una spesa complessiva di 222,6 milioni di euro (784 trattamenti CAR-T per 149,3 milioni euro e 411 terapie geniche/tessutali non-CAR-T per 73,3 milioni euro) in aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente.


Due nuove terapie avanzate hanno fatto ingresso sul mercato per la prima volta nel 2025: tabelecleucel per malattia linfoproliferativa post-trapianto positiva al virus di Epstein-Barr e etranacogene dezaparvovec per il trattamento dell’emofilia B.


La spesa dei farmaci orfani è aumentata del 7,9% rispetto al 2024, raggiungendo i 2,55 miliardi di euro, pari all’8,6% della spesa farmaceutica a carico del SSN. La categoria terapeutica che al primo posto sia per la spesa che per i consumi è rappresentata dai farmaci antineoplastici e immunomodulatori (rispettivamente 46,5% e 47,7%). La più alta incidenza sulla spesa riguarda i farmaci utilizzati per le malattie genetiche e nei linfomi, mielomi e altre malattie onco-ematologiche (rispettivamente 32,0% e 31,6%), invertendo l’andamento del 2024. Le medesime aree terapeutiche registrano anche i consumi più elevati, sebbene i farmaci per le malattie genetiche registrino valori notevolmente inferiori rispetto a quelli osservati per i linfomi, mielomi e altre malattie oncoematologiche.

Confronto europeo

Il Rapporto propone un confronto tra l’assistenza farmaceutica italiana e quella di altri nove Paesi europei per i farmaci distribuiti sia a livello territoriale che tramite il canale ospedaliero. La spesa farmaceutica totale italiana, comprensiva della spesa territoriale pubblica e privata e della spesa ospedaliera, con un valore di 750 euro pro capite, è inferiore rispetto a quella registrata in Germania (779 euro), Austria (795 euro) e lievemente superiore a quella di Belgio (738 euro) e Spagna (727 euro); risulta, invece, nettamente superiore a quella di Polonia (388 euro), Svezia (536 euro), Portogallo (541 euro) e Gran Bretagna (575 euro). Sul canale delle farmacie territoriali, tutti i Paesi dell’Euro10 presentano prezzi medi superiori a quelli italiani (in Germania i prezzi territoriali sono più alti del +372,4%).

L’Italia presenta ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei. Si colloca invece al primo posto, tra i dieci Paesi analizzati, per i biosimilari che rappresentano il 70,3% della spesa e il 71,4% dei consumi, rispetto a una media per i 10 Paesi europei considerati del 60,9% per la spesa e del 45,9% per i consumi.

Con una spesa di 52,9 euro pro capite per i farmaci orfani, l’Italia si conferma al quarto posto, dopo Francia (77,9 euro), Austria (74 euro) e Belgio (73 euro).

6 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. REddito famiglie area Ocse +0,2%, Italia +0,8%

La crescita del reddito reale delle famiglie nell'area Ocse è rallentata allo 0,2% nel primo trimestre del 2026, rispetto all’aumento dello 0,6% del quarto trimestre del 2025.

Lo ha reso noto l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, che riunisce i 38 Paesi industrializzati, precisando che nel contempo, il Pil reale pro capite dell'area è cresciuto dello 0,3%, un leggero aumento rispetto allo 0,2% dell’ultimo trimestre dello scorso anno.

Come rileva l’Ocse, la crescita del Pil si concentra sulla variazione dell'attività economica aggregata, mentre la crescita del reddito delle famiglie riflette la variazione del reddito percepito dalle famiglie, ovvero il reddito disponibile per la spesa o il risparmio.

Tra i 21 paesi per i quali sono disponibili i dati, 13 hanno registrato una crescita del reddito reale pro capite e 8 una contrazione.

Tra le economie del G7, il reddito reale pro capite è aumentato in media dello 0,2% nel primo trimestre del 2026, dopo 0,0% nel trimestre precedente, ma riflettendo risultati diversi tra i vari paesi.

In Italia, in particolare, il reddito reale pro capite delle famiglie ha invertito la tendenza dopo la contrazione dello 0,9% nel quarto trimestre del 2025 ed è cresciuto dello 0,8% nel primo trimestre. La ripresa è stata trainata dagli aumenti delle retribuzioni dei dipendenti, associati a un leggero calo del tasso di disoccupazione (dal 5,7% al 5,4% nel primo trimestre del 2026), che ha compensato la riduzione delle prestazioni sociali, spiega l’Ocse. La crescita del Pil reale pro capite nella Penisola intanto è rimasta stabile allo 0,3%.

In Canada, Germania e Stati Uniti, il reddito reale pro capite delle famiglie è cresciuto dello 0,2%, rispettivamente dallo 0,0%, 0,1% e -0,2% del quarto trimestre 2025.

Al contrario, nel Regno Unito il reddito reale pro capite famiglie si è contratto dello 0,8%, dopo un aumento dell'1,1% nel trimestre precedente. La contrazione riflette un maggiore onere fiscale su redditi e patrimoni, in parte dovuto a una riduzione dell'esenzione fiscale sulle plusvalenze, unitamente a una diminuzione delle prestazioni sociali nette e a un'inflazione più elevata. Allo stesso tempo, il Pil reale pro capite nel Regno Unito è aumentato dello 0,6% dopo due trimestri senza crescita.

Anche in Francia il reddito reale pro capite delle famiglie si è contratto, seppur leggermente, diminuendo dello 0,1% dopo un aumento dello 0,3% nel quarto trimestre.

(Radiocor)

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. LAV e Università di Torino insieme per una carne coltivata più etica

La LAV (Lega Antivivisezione) ha avviato una collaborazione con l'Università di Torino per portare avanti una ricerca sulla carne coltivata con un obiettivo preciso: rendere questa tecnologia pienamente compatibile con i principi del benessere animale. Come riporta LAV, il progetto punta a sviluppare metodi di produzione che riducano o eliminino del tutto l'uso di componenti di origine animale nel processo di coltura cellulare.

Il nodo centrale riguarda il siero fetale bovino (FBS, Fetal Bovine Serum), un liquido ricavato da feti bovini che viene tradizionalmente impiegato come terreno di coltura per far proliferare le cellule. Il suo utilizzo pone evidenti problemi etici: la produzione del siero richiede l'uccisione di una mucca gravida e del suo feto. La ricerca mira dunque a individuare alternative cruelty-free, ossia terreni di coltura di derivazione vegetale o comunque privi di qualsiasi componente animale.

La collaborazione si inserisce nel solco del progetto CultMeat, avviato dall'ateneo torinese, che coinvolge ricercatori del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute. Il team lavora su cellule staminali suine con l'intento di trasformarle in tessuto muscolare, utilizzando un metodo già testato con successo su cellule umane nell'ambito della medicina rigenerativa. L'obiettivo di medio termine è rendere scalabile e industrialmente praticabile la produzione di carne coltivata, abbattendone i costi.

LAV considera la carne coltivata una delle risposte possibili alla sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi e sostiene attivamente la ricerca in questo campo, anche in un contesto normativo nazionale difficile: l'Italia ha approvato una legge che vieta la produzione e la commercializzazione di carne coltivata, provvedimento che ha però incontrato la bocciatura della Commissione Europea per vizio procedurale. La ricerca scientifica, nel frattempo, prosegue.

5 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Google Android: la CGUE conferma la multa da 4,125 miliardi di euro

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) ha respinto in via definitiva il ricorso di Google e della sua controllante Alphabet contro la maxi-multa antitrust legata al sistema operativo Android. Lo rende noto lo studio legale Macfarlanes, precisando come la sentenza — pronunciata il 2 luglio 2026 — confermi definitivamente una sanzione di 4,125 miliardi di euro, la più elevata mai irrogata in materia antitrust nell'intera storia dell'Unione Europea.

La vicenda ha origine dalla decisione della Commissione Europea del luglio 2018, con cui Google era stata sanzionata per aver abusato della posizione dominante di Android — detenendo all'epoca oltre l'80% del mercato mobile europeo — in tre modalità distinte: obbligando i produttori di dispositivi a preinstallare Google Search e il browser Chrome come condizione per accedere al Play Store; imponendo accordi di anti-frammentazione che vietavano ai costruttori di distribuire versioni modificate del sistema operativo; e pagando i principali produttori di smartphone e gli operatori di rete affinché il proprio motore di ricerca risultasse l'unico predefinito sui dispositivi.

La Commissione aveva inizialmente fissato la multa a 4,34 miliardi di euro. Nel settembre 2022, il Tribunale dell'UE (di primo grado) aveva confermato nella sostanza l'infrazione, annullando però parzialmente le conclusioni relative ad alcuni accordi di condivisione dei ricavi e ricalcolando la sanzione a 4,125 miliardi. Google aveva quindi impugnato questa pronuncia dinanzi alla CGUE, chiedendone l'annullamento totale: istanza che la Corte ha ora respinto, rendendo la penale definitiva e non ulteriormente appellabile.

Sul piano delle conseguenze pratiche, la sentenza apre la strada a richieste di risarcimento danni da parte di concorrenti che abbiano subito perdite a causa delle condotte contestate tra il 2011 e il 2018, in qualsiasi dei 13 Stati dello Spazio Economico Europeo coperti dalla decisione originaria della Commissione. In base alla Direttiva UE sul risarcimento del danno da pratiche anticoncorrenziali, chi agisce in giudizio non dovrà dimostrare nuovamente l'illecito — già accertato in via definitiva — ma soltanto quantificare il pregiudizio subito.

Google ha dichiarato di essere rimasta delusa dalla sentenza, sostenendo che il giudizio non riconosca gli investimenti effettuati per mantenere Android aperto e gratuito, e ricordando di aver già adeguato i propri accordi di licenza fin dal 2018, in ottemperanza alla decisione originaria della Commissione. La società ha altresì introdotto nel 2021 ulteriori misure a favore della libertà di scelta degli utenti.

La condanna Android si aggiunge a una multa da 2,4 miliardi per il caso Google Shopping e a una sanzione da 2,95 miliardi irrogata nel settembre 2025 per pratiche anticoncorrenziali nell'ad tech: il conto complessivo delle sanzioni antitrust UE a carico di Alphabet supera ormai i 11 miliardi di euro.

5 AGOSTO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Reclami finanziari ai massimi storici, pressione su banche e assicurazioni

In Australia i reclami nel settore finanziario hanno raggiunto un livello senza precedenti. Secondo i dati preliminari dell'Australian Financial Complaints Authority (AFCA), l'organismo indipendente di risoluzione delle controversie, nel corso dell'anno finanziario 2025-26 sono state presentate 119.949 segnalazioni da consumatori e piccole imprese — il risultato più alto dalla fondazione dell'ente e il terzo anno consecutivo in cui i reclami hanno superato quota 100.000. Come riporta Money Magazine Australia, il dato rappresenta un aumento del 19% rispetto ai 100.745 casi dell'anno precedente.

Il settore bancario e finanziario si conferma l'area con il maggior numero di dispute, con 66.971 reclami, pari a un incremento del 23% rispetto all'esercizio precedente. Le assicurazioni generali seguono con 36.022 segnalazioni. In forte crescita anche i reclami relativi alla previdenza complementare (fondi pensione), saliti del 42% a 8.755 casi, e quelli riguardanti investimenti e consulenza finanziaria, aumentati del 56% fino a 6.542. I prodotti più contestati sono stati i conti correnti personali, le polizze auto e le carte di credito; le criticità principali riguardano i ritardi nella gestione dei sinistri, la scarsa qualità del servizio e il rifiuto delle richieste di rimborso assicurativo.

A trainare l'impennata sono le difficoltà economiche delle famiglie: le pressioni legate al costo della vita, l'incertezza economica, l'aumento delle segnalazioni legate a errori nei rapporti di credito e i reclami per frodi e truffe informatiche. Deborah Jenkins, responsabile clienti dell'AFCA, ha sottolineato come questi numeri riflettano il peso che le difficoltà economiche continuano a scaricare sui consumatori e sull'intero sistema finanziario.

L'AFCA ha inoltre evidenziato come molti istituti finanziari potrebbero fare di più per risolvere i reclami internamente, prima che questi arrivino all'arbitrato esterno. L'eccesso di casi che raggiunge l'organismo sta mettendo sotto pressione il sistema di risoluzione delle controversie, causando ulteriori ritardi per i consumatori. Dal 2018, anno della sua istituzione, l'AFCA ha gestito complessivamente circa 690.000 reclami e ha contribuito a garantire circa 2,6 miliardi di dollari in risarcimenti e rimborsi a favore di consumatori e piccole imprese.

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Carburanti: sconto di 17 centesimi sul gasolio prorogato al 25 agosto

Il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga del taglio delle accise sul gasolio fino al 25 agosto. Lo sconto, in vigore dal 28 luglio, sarebbe scaduto il 6 agosto: l'esecutivo ha deciso di estenderlo di 19 giorni per coprire il periodo di massimo traffico dell'esodo estivo di metà agosto. Come riporta ANSA, la riduzione resta fissata a 17 centesimi al litro (IVA compresa), corrispondente a un taglio delle accise di 140 euro per mille litri.

La misura riguarda esclusivamente il diesel: benzina e GPL rimangono esclusi dall'agevolazione, una scelta che ha già sollevato polemiche. Con lo sconto attivo, il prezzo medio del gasolio alla pompa si attesta intorno a 2,09 euro al litro. Senza l'intervento statale, secondo le stime, il costo sarebbe salito a circa 2,27 euro al litro, superando il precedente record storico di 2,23 euro registrato a metà marzo 2022.

La proroga è stata resa necessaria dal persistere delle tensioni sui mercati petroliferi internazionali, legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz e ai timori di un'ulteriore escalation del conflitto in Medio Oriente. La copertura finanziaria necessaria ammonta a circa 245 milioni di euro, reperiti attraverso tagli alle spese correnti dei ministeri e dall'extra-gettito IVA registrato a luglio. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha sintetizzato così la situazione: "Abbiamo tagliato un po' di spese ai ministeri, non erano molto contenti, ma poi vedremo".

Dal 25 agosto tornerà in vigore il meccanismo delle accise mobili, che il governo ha annunciato di voler monitorare per valutare eventuali ulteriori interventi. È prevista anche la proroga del credito d'imposta per le imprese di autotrasporto.

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Minore straniero rinchiuso nel CARA di Capo Rizzuto: Italia condannata dalla CEDU

Con sentenza del 9 aprile 2026 (causa H.D. c. Italia, ricorso n. 41645/23), la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per la detenzione illegittima di un minore straniero non accompagnato nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Sant'Anna, a Isola di Capo Rizzuto (Crotone). Come riporta ASGI – Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, la vicenda riguarda un ragazzo diciassettenne originario del Burkina Faso, nato nel 2006, giunto in Italia il 24 giugno 2023 e immediatamente collocato in quella struttura, destinata ad accogliere adulti e richiedenti asilo.

Il minore è rimasto nel centro per oltre cinque mesi, senza possibilità di uscire, in condizioni di promiscuità di fatto con i migranti adulti nonostante una separazione formale interna, in assenza della nomina di un tutore e di qualsiasi servizio educativo, ricreativo o di supporto psicosociale. Non gli era nemmeno consentito incontrare i propri avvocati in forma riservata, né era stato informato delle ragioni per cui si trovava privato della libertà.

La Corte di Strasburgo ha accertato la violazione di tre articoli della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Quanto all'articolo 5 (diritto alla libertà personale), i giudici hanno escluso qualsiasi base legale per il trattenimento — avvenuto peraltro nei confronti di uno straniero già in possesso di un permesso di soggiorno — e hanno ritenuto del tutto inadeguata la tutela giurisdizionale interna: attendere due mesi per fissare un'udienza cautelare a favore di un minore illegittimamente detenuto è incompatibile con i tempi di speditezza imposti dalla Convenzione. Quanto all'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti), la Corte ha ribadito che il solo collocamento di un minore non accompagnato in una struttura per adulti è di per sé problematico, e che una permanenza di oltre cinque mesi in quelle condizioni configura un trattamento inumano e degradante. È stata accertata anche la violazione dell'articolo 13 (diritto a un ricorso effettivo), per l'ineffettività degli strumenti di tutela a disposizione del ragazzo.

Va ricordato che, all'epoca dei fatti, la detenzione di minori in centri per adulti era espressamente vietata dalla normativa italiana, prima che il decreto-legge n. 133 del 5 ottobre 2023 ne consentisse l'applicazione — seppure in casi eccezionali — modificando il decreto legislativo 142/2015.

Il trasferimento del minore in una struttura adeguata è avvenuto soltanto dopo che la CEDU stessa, su ricorso dell'avvocato, aveva indicato all'Italia la necessità di procedere in tal senso. L'Italia è stata condannata al pagamento di un risarcimento danni in favore del ricorrente, nel frattempo divenuto maggiorenne. La sentenza rappresenta anche un monito esplicito all'Italia sull'organizzazione e la gestione dei centri per migranti, che devono garantire gli standard previsti dalle convenzioni internazionali — a maggior ragione quando ospitano minori — e sull'esigenza di costruire un sistema effettivo di rimedi giurisdizionali.

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. AI Act: dal 2 agosto obblighi di trasparenza per chatbot e sistemi sanitari

Dal 2 agosto 2026 sono diventati pienamente applicabili gli obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act — il Regolamento (UE) 2024/1689 — il primo quadro normativo organico al mondo sull'intelligenza artificiale. Come riporta Quotidiano Sanità, il passaggio riguarda in modo diretto anche il settore sanitario e i servizi pubblici rivolti ai cittadini.

Le disposizioni entrate in vigore, contenute nell'articolo 50 del Regolamento, riguardano specifiche categorie di sistemi: quelli che interagiscono direttamente con le persone (come chatbot, assistenti vocali e avatar), gli strumenti di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica, e i sistemi che generano o manipolano testi, immagini, audio e video. L'obiettivo dichiarato è consentire ai cittadini di riconoscere quando stanno comunicando con un sistema di intelligenza artificiale o quando sono esposti a contenuti prodotti artificialmente.

In concreto, chi sviluppa o mette sul mercato questi sistemi è tenuto a progettarli in modo che l'utente venga informato della natura artificiale dell'interlocutore fin dall'inizio della prima interazione, in modo chiaro e accessibile. L'obbligo non si applica solo quando tale natura risulti evidente di per sé.

In ambito sanitario, le implicazioni sono particolarmente rilevanti. Un assistente virtuale presente sul portale di un'azienda sanitaria, usato per fornire informazioni sugli orari degli ambulatori, sulle prenotazioni o sui documenti necessari per una prestazione, dovrà indicare esplicitamente al paziente che non sta parlando con un operatore umano. Rientrano nell'ambito applicativo anche i chatbot nei portali sanitari, le app con informazioni amministrative, gli avatar nelle campagne di salute pubblica e qualsiasi sistema che produca contenuti destinati ai cittadini.

È tuttavia importante non confondere questi obblighi di trasparenza — già vigenti — con le norme sui sistemi di IA classificati ad alto rischio, come quelli impiegati in diagnostica o nelle decisioni cliniche. Per questa categoria, che include molti strumenti usati in sanità, le scadenze sono successive: il termine principale è fissato al 2 dicembre 2027, con un'ulteriore finestra al 2 agosto 2028 per i sistemi integrati in prodotti già soggetti ad altre normative europee.

Sul fronte sanzionatorio, le violazioni degli obblighi di trasparenza rientrano nella fascia intermedia del sistema previsto dall'AI Act: le multe possono arrivare fino a 15 milioni di euro oppure al 3% del fatturato mondiale annuo, se superiore. Per le piccole e medie imprese si applica il parametro più basso tra i due. Per le istituzioni europee il tetto massimo è di 750mila euro.

In Italia, la legge n. 132/2025 ha designato AgID e ACN come autorità nazionali competenti: AgID per la valutazione e l'accreditamento, ACN per la vigilanza, le ispezioni e i poteri sanzionatori. A supporto dell'applicazione, l'Ufficio per l'IA della Commissione europea ha reso disponibili strumenti di segnalazione per cittadini, imprese e whistleblower, oltre a un canale dedicato per i fornitori che intendano segnalare presunte violazioni da parte di altri operatori della filiera.

5 AGOSTO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Bristol, prima città per riduzione del danno: le charity chiedono strutture di consumo supervisionato

Diverse organizzazioni non profit britanniche stanno sostenendo pubblicamente la richiesta di istituire, in Inghilterra, la prima struttura legale di consumo supervisionato di droghe. Lo riporta ITV News, sottolineando come al centro del dibattito ci sia Bristol, città che ha appena ottenuto il riconoscimento ufficiale di prima "City of Harm Reduction" del Regno Unito.

Il consiglio comunale di Bristol ha approvato una mozione — sostenuta da consiglieri di Verdi, Labour e Liberal Democratici — con cui la città si impegna a trattare il consumo di droghe come una questione di salute pubblica piuttosto che come un problema di ordine penale. La mozione è stata proposta dalla consigliera verde Cara Lavan, il cui partner è morto per overdose, e punta a fare pressione sul governo nazionale affinché autorizzi l'apertura di una struttura di consumo supervisionato in città.

Nel 2024, 87 residenti dell'area di Bristol sono morti per overdose, un dato superiore alla media nazionale. Secondo i promotori dell'iniziativa, strutture di questo tipo — luoghi sicuri dove i consumatori di sostanze possono assumere le proprie droghe sotto la supervisione di personale sanitario qualificato — consentirebbero di ridurre i decessi, limitare la diffusione di virus come l'HIV e aprire un canale verso i percorsi di trattamento e recupero.

Il riferimento principale è il centro "The Thistle" di Glasgow, aperto nel gennaio 2025 e primo impianto di questo genere nel Regno Unito: nel suo primo anno ha registrato oltre 11.000 accessi. La Scozia detiene il primato europeo per mortalità da droghe, con 1.172 decessi nel solo 2023, dei quali 246 a Glasgow. L'idea del Thistle era stata proposta nel 2016, dopo un'epidemia di HIV tra i consumatori per via endovenosa, ma era rimasta bloccata per anni dal governo centrale prima del via libera definitivo nel 2024.

I Verdi di Bristol sperano ora di replicare quel modello in Inghilterra, chiedendo al governo laburista di autorizzare una struttura analoga in città. La consigliera Lavan ha dichiarato di sperare che altre amministrazioni locali seguano l'esempio di Bristol, per creare un "effetto domino" che convinca il governo nazionale a cambiare approccio sulla politica delle droghe, trattandone il consumo "principalmente come una questione di salute, non di giustizia penale". I conservatori locali hanno invece votato contro la mozione, definendola "ideologicamente orientata".

5 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. NovaSolarEnergy: come funziona uno schema Ponzi travestito da investimento solare

Una nuova piattaforma online che si presenta come opportunità di investimento nel settore dell'energia solare sta circolando in rete: si chiama NovaSolarEnergy e, secondo un'analisi pubblicata da Decripto.org, si tratta di un classico schema Ponzi ancora attivo.

Il sito promette rendimenti elevati e garantiti attraverso presunte partecipazioni in impianti solari. In realtà, come rivela l'analisi, non esiste alcuna attività produttiva reale alla base: i guadagni corrisposti ai vecchi iscritti vengono finanziati semplicemente con il denaro versato dai nuovi utenti reclutati. È il meccanismo tipico dello schema Ponzi, che non genera alcun valore economico ma si regge esclusivamente sull'afflusso continuo di nuovi aderenti.

Secondo Decripto.org, NovaSolarEnergy ricorre alle tecniche più classiche delle offerte finanziarie online di dubbia liceità: promesse di profitti certi e costanti, piani di affiliazione a più livelli e forti pressioni a reclutare nuovi utenti. Non esistono prove dell'esistenza di impianti fotovoltaici reali, né risulta che la società sia regolarmente registrata e sottoposta a vigilanza da parte di un'autorità finanziaria riconosciuta.

Il ricorso alla narrazione delle energie rinnovabili non è casuale: il tema della transizione ecologica gode di grande credibilità presso il pubblico, e lo sfruttano per abbassare la guardia delle potenziali vittime. Non è la prima volta che schemi di questo tipo si camuffano da investimenti "green": in Italia, il caso Voltaiko aveva già mostrato come la promessa di impianti fotovoltaici virtuali possa attrarre migliaia di risparmiatori prima che le autorità intervengano.

Chi valuta di aderire a piattaforme di questo tipo dovrebbe ricordare che nessun investimento legittimo può garantire rendimenti certi. Prima di versare qualsiasi somma, è sempre necessario verificare che l'operatore compaia nei registri degli intermediari autorizzati pubblicati dalla Consob o da altre autorità europee competenti. La presenza di incentivi al reclutamento e la mancanza di trasparenza sulla destinazione dei fondi sono segnali d'allarme che non vanno ignorati.

5 AGOSTO 2026

USAUSA. Falso consulente finanziario condannato a 3 anni per truffa agli investitori

Un giovane del North Carolina ha ricevuto una condanna a tre anni e mezzo di carcere per aver truffato almeno 64 investitori spacciandosi per un consulente finanziario autorizzato. Come riporta Wealth Management, un giudice federale del Maryland ha emesso la sentenza nei confronti di Hunter Haithcock, 25 anni, dopo che l'imputato aveva già patteggiato in autunno la propria colpevolezza per frode telematica e frode ai danni di investitori.

Secondo quanto stabilito dal tribunale, tra il settembre 2019 e l'ottobre 2022 — quando Haithcock era ancora adolescente e nella prima giovinezza — l'uomo ha sottratto alle vittime almeno 655.498 dollari. Il meccanismo della truffa era semplice quanto efficace: il giovane si presentava come consulente finanziario registrato, affermando di lavorare presso TD Ameritrade. In realtà non era iscritto ad alcun albo e non aveva alcun rapporto con la società di brokeraggio, di cui utilizzava abusivamente il nome e i dati personali di un vero advisor per rendersi credibile.

La Securities and Exchange Commission (SEC) aveva già avviato un procedimento a suo carico nel settembre 2024, contestandogli una frode ai danni di decine di investitori al dettaglio. In precedenza, le autorità di vigilanza avevano emesso nei suoi confronti un ordine di cessazione delle attività illecite.

Nell'ambito dell'accordo di patteggiamento con il Dipartimento di Giustizia, Haithcock dovrà scontare anche due anni di libertà vigilata al termine della detenzione, e sarà tenuto a restituire alle vittime l'intera somma sottratta: 655.498,93 dollari, tra risarcimento e confisca.

5 AGOSTO 2026

USAUSA. Meme coin $TRUMP crolla del 97%: senatori USA chiedono indagine SEC

La criptovaluta $TRUMP, lanciata da Donald Trump pochi giorni prima del suo secondo insediamento alla Casa Bianca nel gennaio 2025, ha perso circa il 97% del proprio valore rispetto al picco storico di 75 dollari per token. Oggi il coin vale meno di 400 milioni di dollari di capitalizzazione complessiva, contro i circa 9 miliardi raggiunti il 19 gennaio 2025, con perdite stimate in 3,8 miliardi di dollari per quasi un milione di investitori retail, secondo i dati della società di analisi blockchain Nansen citati dal New York Times.

Come riporta CNN Business, il 4 agosto 2026 i senatori democratici Elizabeth Warren (Massachusetts) e Richard Blumenthal (Connecticut) hanno inviato una lettera al presidente della SEC Paul Atkins chiedendo un'indagine formale sulla vicenda. Nella lettera i due parlamentari sostengono che lo schema potrebbe configurare una frode o un arricchimento illecito, e sollecitano l'agenzia a verificare se il token abbia agevolato condotte illegali. "La SEC deve essere disposta ad applicare la legge anche quando i potenziali responsabili hanno potenti connessioni politiche", si legge nel testo della lettera.

Secondo le analisi blockchain citate dai senatori, 988.905 acquirenti — circa due terzi del totale — hanno subito perdite cumulative pari a 3,81 miliardi di dollari tra il lancio del token e la fine di giugno 2026. Nel medesimo arco temporale, le entità riconducibili a Trump avrebbero incassato circa 636 milioni di dollari in diritti, commissioni di transazione e proventi legati alle cosiddette "Celebration Coins", come risulta dalla dichiarazione patrimoniale del presidente per il 2025. L'80% dell'offerta totale del token era detenuta da entità affiliate alla Trump Organization al momento del lancio.

Warren e Blumenthal ipotizzano che la vicenda possa essere riconducibile a un "soft rug pull", ossia a una progressiva ritirata del supporto da parte dei creatori del token che scarica le perdite sugli investitori ordinari, piuttosto che a un abbandono improvviso del progetto. Le analisi di mercato confermano una dinamica già vista in precedenti cicli di meme coin: un numero ristretto di acquirenti precoci e di trader algoritmici ha raccolto guadagni ingenti nei primi momenti di trading, prima che il grande pubblico potesse reagire, mentre chi è entrato successivamente ha assorbito la quasi totalità delle perdite.

Sul fronte regolatorio, la questione si intreccia con un dibattito più ampio in Congresso. Nel febbraio 2025 la stessa SEC aveva emesso una dichiarazione in cui affermava che i meme coin tipici non rientrano nella normativa federale sui titoli finanziari, pur riservandosi di esaminare singoli token che sembrino etichettati come meme coin principalmente per evitare la regolamentazione. I senatori sostengono che $TRUMP meriti proprio tale revisione individuale. A luglio 2026 un rapporto dello staff del Sottocomitato permanente per le indagini del Senato, intitolato "Bound To Fail", aveva già esaminato il crollo del token. La Casa Bianca ha rimandato le domande alla Trump Organization, mentre la SEC non ha rilasciato commenti pubblici.

Sul fronte legislativo, il 4 luglio 2026 la senatrice Kirsten Gillibrand aveva presentato una proposta di legge volta a vietare a funzionari eletti e ai loro coniugi di creare o promuovere asset digitali, una misura che riguarderebbe sia Trump sia la first lady Melania Trump, la quale ha dichiarato circa 6 milioni di dollari di proventi da NFT e prodotti digitali correlati.

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Carceri. Staff sotto organico tra polizia, amministratori ed educatori. Rapporto Antigone

Polizia Penitenziaria sotto organico del 15,39%, 17,77% del personale amministrativo delle carceri in meno e 932 educatori sui 1.036 previsti.

E' il quadro che emerge dal Rapporto di metà anno 2026 di Antigone sulla situazione nei penitenziari italiani.

Secondo i dati riportati nelle schede di trasparenza pubblicate dal ministero e aggiornate al 30 giugno 202 - si legge nel rapporto - manca il 15,39% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica.

In totale il personale effettivamente presente è pari a 32.212.

Il rapporto detenuti agente attuale è pari a 2 detenuti per ogni agente, a fronte di una previsione di 1,5.

Tra le regioni italiane questo rapporto varia fra l'1,3 e il 2,4 detenuti per ogni agente, le regioni che hanno in media un rapporto più elevato sono Lombardia, Puglia e Abruzzo.

Per quanto riguarda il personale amministrativo, su 4.137 previsti in organico, sono presenti 3.406 amministrativi effettivi. Manca il 17,77% delle unità previste in pianta organica.

Il numero totale degli educatori, secondo le schede trasparenza, è pari a 932 a fronte delle 1.036 previste in pianta organica. La media nazionale di persone detenute in carico a ciascun funzionario è di 69,5. Come per gli agenti, il dato differisce sul territorio: mentre a Verona il rapporto è di un educatore per 152,2 detenuti, nella Casa Circondariale di Sciacca, sono presenti 2 educatori per 24 detenuti, con un rapporto pari a 12 detenuti per educatore.

Nonostante i vari concorsi durante l'ultimo biennio - sottolinea Antigone - il sovraffollamento crescente annulla gli effetti di un aumento del personale, rendendo necessario un ripensamento degli organici di tutti gli operatori, non soltanto del comparto sicurezza, soprattutto nell'ottica dei turn over e dei futuri pensionamenti. L'assenza del personale si ripercuote anche sui diritti delle persone detenute, ad esempio rendendo più complicato organizzare visite mediche all'esterno per difficoltà nell'organizzare il servizio di scorta o allungando i tempi per ricevere risposte per richieste di benefi ci penitenziari o per l'ottenimento di misure alternative.

(Labitalia)

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Conto bancario di base ostacolato in modo ingiustificato. Bankitalia

In Italia il conto di base per i consumatori che banche, Poste e altri prestatori di servizi di pagamento sono tenuti ad offrire è «ostacolato o scoraggiato in modo ingiustificato» denuncia la Banca d'Italia in un documento sugli orientamenti di Vigilanza nel quale invita in modo perentorio a sciogliere i 'nodi' e ad attuare tutte le misure per rendere fluido l'offerta di questi prodotti. In particolare la Banca d'Italia invita a considerare con attenzione l'inclusività: «sia chiarito che l’obbligo di offrire il conto di base si estende ai consumatori legalmente soggiornanti non solo in Italia, ma anche in tutto il territorio dell’Unione europea, compresi quelli senza fissa dimora, i rifugiati e i richiedenti asilo». Via Nazionale chiede correttivi in tempi brevi.

(Radiocor)

5 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. L'oro ai massimi da un mese

L’oro torna a correre sui mercati internazionali e aggiorna i massimi da circa un mese, sostenuto dal ritorno della domanda per gli asset rifugio e dalle aspettative di un possibile allentamento delle tensioni geopolitiche. Il prezzo spot sale a 4.156 dollari l’oncia, in rialzo dell’1,9%, mentre i futures sull’oro avanzano dell’1,5% a 4.215 dollari. In forte progresso anche l’argento, con il futures in aumento del 2,5% a 61,7 dollari e il prezzo spot a 61,5 dollari (+3,3%). A sostenere il metallo prezioso contribuiscono soprattutto le attese su un possibile accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran, che hanno ridotto alcune pressioni sui prezzi dell’energia e sui timori inflazionistici. Allo stesso tempo, gli investitori restano concentrati sui prossimi dati macroeconomici americani, in particolare sul mercato del lavoro, per valutare le prossime mosse della Federal Reserve sui tassi di interesse.

L’oro beneficia tradizionalmente di un contesto caratterizzato da incertezza geopolitica, volatilità dei mercati e prospettive di tassi più bassi, fattori che riducono il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento. Le aspettative sulla politica monetaria della Fed restano quindi un elemento chiave per l’evoluzione delle quotazioni nei prossimi mesi. Il movimento rialzista arriva dopo una fase di consolidamento dei prezzi, con gli operatori che continuano a considerare il metallo prezioso uno strumento di protezione contro possibili nuovi shock sui mercati finanziari ed energetici.

(Gea-Green Economy Agency)

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Cambia la disciplina sul riconoscimento facciale 

Cambia la disciplina sul riconoscimento facciale prevista dal decreto legislativo che recepisce l’AI Act: per l’utilizzo in tempo reale servirà l’autorizzazione del pubblico ministero. Per il riconoscimento “a posteriori”, la polizia giudiziaria dovrà chiedere il via libera al pm entro 24 ore dall’avvio del sistema, obbligo assente nella prima versione del testo. In caso di mancata autorizzazione o di termini non rispettati, l’uso del sistema dovrà cessare subito e i dati raccolti saranno cancellati, salvo che costituiscano corpo del reato.

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Caldo, siccità e rincaro dei costi produttivi mettono sotto pressione l’agricoltura

Caldo, siccità e rincaro dei costi produttivi mettono sotto pressione l’agricoltura italiana, colpendo quasi tutte le filiere. Il grano duro registra un raccolto in calo del 6%, e la produzione di latte scende addirittura del 10% a causa delle alte temperature. Tra raccolti anticipati, giacenze elevate e prezzi in discesa, soffrono anche ortofrutta, vino e olio d’oliva, che insieme valgono oltre 35 miliardi di euro. Ma le difficoltà riguardano pure miele e funghi, penalizzati dalla scarsità d’acqua e dalle temperature oltre la media.

5 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Crescono le ricerche online sui viaggi in auto

Nonostante il caro carburanti, nell’estate 2026 crescono del 20% le ricerche online sui viaggi in auto rispetto allo scorso anno. L’Osservatorio Telepass rileva una pianificazione più mirata: le ricerche su monumenti e attrazioni specifiche sono aumentate del 3,4%, mentre quelle generiche sul “cosa fare” sono crollate del 26,3%. La cultura rappresenta l’81% delle ricerche turistiche nei primi mesi del 2026, con il Pantheon davanti a Colosseo e Fontana di Trevi; tra i borghi di mare guida Otranto, seguita da Tropea e Cefalù.

LETTERE
10 AGOSTO 2026

Richieste di pagamento per abbonamento a sito truffa: cosa fare

· di Redazione
Salve, ricevo continuamente dal 2021 richieste di pagamento per il sito milf disposte, mi hanno mandato da pagare 2000€ per un abbonamento mai utilizzato, cosa devo fare, fino adesso ho sempre letto di non pagare e che è un sito truffa ma continuano ad arrivarmi mail di pagamento.
Luca, dalla provincia di TV

Risposta:
Gentile Luca,
continui ad ignorare le pretese che non arrivano per posta tracciabile (raccomandata a/R o pec), ché non hanno nessun valore. Magari... metta il loro indirizzo nella posta indesiderata del suo programma di posta.
10 AGOSTO 2026

Concorso pubblico: titolo non valutato per errore nel form telematico

· di Redazione
Buongiorno, in data 1 luglio 2026 a seguito di una prova scritta precedentemente superata, ho sostenuto la prova orale (superata anch'essa) per un concorso pubblico per OSS per "azienda zero" di Torino. L'ultima sessione delle prove orali era il 20 luglio. In data 25 luglio ricevo un'e-mail (no PEC) nella quale mi davano la loro valutazione dei titoli presentati nella domanda telematica. In data 31 luglio ricevo da loro una nuova e-mail (no PEC) nella quale rivalutavano i miei titoli, riducendone il punteggio. Mi accorgo però che non era stato preso in considerazione il mio servizio militare sostitutivo (Servizio civile) pur avendolo inserito nella domanda nei tempi stabiliti. Lo faccio notare ma loro si oppongono sostenendo che nonostante avessi presentato copia del documento, nella fase di compilazione della domanda telematica l'avevo inserito in una casella diversa da quella utile per la valutazione (nello specifico casella "servizio civile universale" invece che "esperienze a vario titolo presso asl o pubbliche amministrazioni"). Ammettendo la "disattenzione" (anche se il form di compilazione della domanda era piuttosto ambiguo), ma in un concorso pubblico, la sostanza non ha più valore della forma? Il mio errore, se così si può considerare, non cancella il merito o il valore del titolo stesso che ho presentato nei tempi stabiliti e che implicitamente "Azienda Zero" riconosce valido? Non si lede così per eccesso di formalismo burocratico, il mio diritto di pari opportunità? Cosa potrei fare per oppormi a questa decisione? Grazie
Dario, dalla provincia di AT

Risposta:
Gentile Dario,
La questione che descrive riguarda la fase di valutazione dei titoli in un concorso pubblico, un ambito che esorbita dal dominio tipico di ADUC (tutela del consumatore) e rientra nel diritto amministrativo. Le offriamo tuttavia alcune indicazioni di orientamento generale, precisando che per un'azione concreta le consigliamo di rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto amministrativo.

Il principio che lei invoca, ovvero che la sostanza debba prevalere sulla forma, è riconosciuto nell'ordinamento, ma nel diritto dei concorsi pubblici le commissioni esaminatrici hanno un ampio potere discrezionale nella valutazione dei titoli e sono tenute ad applicare le regole del bando in modo uniforme tra tutti i candidati. Il bando che ha allegato prevede espressamente che il servizio civile debba essere inserito in una sezione specifica della domanda telematica e avverte che dichiarazioni incomplete o inserite in modo non corretto "potrebbero non permettere la corretta valutazione dei titoli". Se effettivamente il form risultava ambiguo nella distinzione tra "servizio civile universale" e "esperienze presso PA", questo potrebbe costituire un elemento a suo favore, ma la valutazione spetta a un giudice.

Lo strumento previsto per contestare gli atti di un concorso pubblico è il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) competente, in questo caso il TAR Piemonte. I termini per impugnare gli atti concorsuali sono generalmente molto stretti (60 giorni dalla piena conoscenza dell'atto lesivo), quindi è fondamentale che si rivolga quanto prima a un avvocato amministrativista per valutare la fondatezza del ricorso e rispettare le scadenze. Prima di procedere in sede giurisdizionale, può anche valutare di inviare un'istanza formale scritta all'ente, chiedendo il riesame della propria posizione e documentando l'ambiguità del form di compilazione.

Per approfondire: la nostra guida su procedimento amministrativo e accesso agli atti
10 AGOSTO 2026

Specchio difettoso: diritti del consumatore e rimborso integrale

· di Redazione
Buongiorno, lo specchio è arrivato intero i primi di luglio 2026 ma delle quattro funzionalità dichiarate sul sito ne funziona solo una. Sto chiedendo a Produceshop che provvedano a ripararlo o sostituirlo senza spese a mio carico oppure che lo ritirino e mi rimborsino per l'intero importo pagato perché non voglio uno specchio non rispondente alle mie necessità, ma Produceshop vuole solo riconoscermi un indennizzo del 40% obbligandomi a tenere lo specchio nuovo ancora impacchettato ma guasto. Vorrei sapere quali sono i miei diritti, se le mie richieste sono corrette e in caso positivo come posso farle valere.
Grazie
Simonetta, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Simonetta,
Se i fatti sono andati come lei descrive, le sue richieste sono del tutto corrette e fondate sulla garanzia legale di conformità prevista dal Codice del Consumo.

Quando un bene acquistato non è conforme a quanto dichiarato dal venditore — nel suo caso, funzionalità pubblicizzate sul sito che risulterebbero in parte assenti o non funzionanti — il consumatore ha diritto, a sua scelta, alla riparazione o alla sostituzione senza spese. Se però queste soluzioni non sono possibili, richiedono tempi eccessivi o causano un notevole inconveniente (come nel caso di un prodotto inutilizzabile che le viene chiesto di tenere), il consumatore può esigere una riduzione del prezzo oppure la risoluzione del contratto con rimborso integrale. La logica è questa: la riduzione del prezzo è un'opzione che spetta al consumatore, non al venditore, e non può esserle imposta dall'esterno. Se lei non vuole tenersi il prodotto difettoso — neanche con uno sconto — ha il diritto di chiedere la restituzione integrale del pagamento.

Le consigliamo quindi di inviare al venditore una comunicazione scritta formale — via PEC o raccomandata A/R — in cui ribadisce la sua posizione, richiama espressamente la garanzia legale di conformità, rigetta la proposta di indennizzo unilaterale del 40% e fissa un termine ragionevole (ad esempio 15 giorni) per ottenere la sostituzione o, in alternativa, il rimborso integrale previo ritiro del prodotto. Conservi tutta la documentazione: ordine, prova di pagamento, corrispondenza e fotografie o video delle funzionalità non operative.

Può usare il nostro generatore di moduli per predisporre la lettera formale.

Se il venditore non dovesse rispondere o rifiutasse ancora, può rivolgersi al Giudice di Pace (gratuito fino a 1.100 euro, con spese ridotte fino a 5.000 euro) oppure avviare una procedura di mediazione civile.

Per approfondire: la nostra scheda sulla garanzia legale dei prodotti.
10 AGOSTO 2026

Garanzia su riparazione in garanzia: diritti dopo nuovo guasto

· di Redazione
Gentile Aduc, in data 2023 ho acquistato una cappa aspirante per cucina, marca Elica. Prima della scadenza dei due anni di garanzia si è guastata la pulsantiera di illuminazione e aspirazione. L'assistenza Sate di Firenze su input di Elica ha provveduto a sostituire il pezzo, con intervento in data 19-09-2025.
Ora (dunque dopo pochi mesi) il pezzo si è di nuovo rotto. Assistenza Elica sostiene che l'intervento di sostituzione (pezzo e montaggio) non è in garanzia in quanto tale, e che essendo terminata la garanzia di acquisto della cappa, non sono tenuti a nessun tipo di intervento. È legittimo che l'intervento fatto di sostituzione e aggiustaggio sia privo di garanzia, poiché effettuato all'interno del periodo di garanzia iniziale del prodotto? Quell'intervento non ha una sua garanzia?
Posso fare valere (e come) dei diritti al riguardo? O devo provvedere di tasca mia ad acquisto del pezzo e riparazione?
Grazie mille,
Dario, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Dario,
La situazione che descrive merita un chiarimento normativo importante, perché la posizione espressa dal venditore/assistenza non è necessariamente corretta.

Il Codice del Consumo prevede che, quando un bene viene riparato o sostituito in garanzia, il periodo di garanzia legale si "rinnovi" per i difetti oggetto dell'intervento: in altre parole, se la sostituzione del pezzo è avvenuta il 19 settembre 2025 in esecuzione della garanzia legale di conformità, lei avrebbe diritto a un nuovo periodo di tutela (almeno 2 anni) su quel componente specifico, a decorrere dalla data in cui l'intervento è stato effettuato. Questo principio è recepito nella normativa di attuazione della direttiva UE sulla garanzia dei beni di consumo.

Di conseguenza, se la pulsantiera si è rotta di nuovo dopo pochi mesi dalla sostituzione in garanzia, riteniamo che lei abbia buone ragioni per contestare il rifiuto opposto dall'assistenza. Il fatto che la garanzia originaria del prodotto sia nel frattempo scaduta non è dirimente, poiché ciò che rileva è la data della riparazione/sostituzione e la natura del difetto che si ripresenta.

Le consigliamo di procedere così: invii una lettera di messa in mora formale al venditore (il negozio o il soggetto a cui ha acquistato la cappa), non all'assistenza o al produttore, perché la garanzia legale di conformità obbliga il venditore, non il fabbricante. Nella lettera descriva i fatti, faccia presente che l'intervento del 19 settembre 2025 ha generato un nuovo periodo di garanzia sul componente sostituito, e richieda l'intervento gratuito entro un termine congruo (ad esempio 15 giorni). Se non ottiene risposta soddisfacente, potrà rivolgersi al Giudice di Pace, senza necessità di avvocato per le controversie di modesto valore.

Per redigere la lettera di messa in mora può usare il nostro generatore di moduli per la messa in mora.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti (due anni a carico del venditore)
10 AGOSTO 2026

TIM Vision disattivato senza disdetta: come contestare la modifica unilaterale

· di Redazione
Buonasera,

mi è stato disattivato il pacchetto TIM VISION L con DAZN sottoscritto tramite contratto legato ad una linea fissa e Fibra sottoscritto il 25 Giugno.
Dal 01 Agosto non ho più il servizio e dietro le mie innumerevoli rimostranze scritte e verbali mi hanno inviato da Tim un nuovo contratto che costa circa 33 Euro al mese in più.
Io sono allibito in quanto non ho effettuato alcuna disdetta.

Cosa posso fare?

Grazie

Cordialmente
Fabio, dalla provincia di TO

Risposta:
Gentile Fabio,
La situazione che descrive, se confermata nei fatti, configura una modifica unilaterale del contratto da parte dell'operatore, che in base alla normativa vigente (Codice delle Comunicazioni Elettroniche e delibere AGCOM) richiede un preavviso di almeno 30 giorni e il diritto per il cliente di recedere senza penali se le modifiche sono peggiorative. La disattivazione di un servizio compreso nel contratto, senza disdetta da parte sua e senza un preavviso adeguato, è una condotta che può essere contestata formalmente.

Le consigliamo di seguire questi passi:

1. Invii un reclamo scritto all'operatore (se non lo ha già fatto in forma scritta e documentata) tramite raccomandata A/R o PEC, descrivendo la situazione, chiedendo il ripristino del servizio alle condizioni originarie e la restituzione di quanto eventualmente non erogato. Può usare il nostro generatore di lettere per la telefonia.

2. Se entro 45 giorni non riceve una risposta soddisfacente (o la risposta è negativa), può attivare la procedura di conciliazione obbligatoria tramite il portale ConciliaWeb di AGCOM (accesso con SPID o CIE), che è condizione necessaria prima di qualsiasi altra azione. Qui trova la nostra scheda sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom.

3. Se la conciliazione fallisce, può scegliere tra la definizione della controversia al Corecom (procedura gratuita, senza avvocato, con possibili indennizzi automatici) oppure il ricorso al Giudice di Pace per eventuale risarcimento del danno.

Conservi tutta la documentazione: contratto originario, comunicazioni ricevute, eventuali prove della mancata erogazione del servizio.

Per approfondire: la nostra scheda sulla conciliazione obbligatoria davanti al Corecom e la nostra scheda sul ricorso al Giudice di Pace.
10 AGOSTO 2026

Rimborso volo cancellato non verificabile: come ottenere la prova di pagamento

· di Redazione
Buongiorno,
il problema è il seguente: una piattaforma turistica on line per biglietti aerei deve effettuare un rimborso per un volo cancellato. La società in questione afferma di aver effettuato il rimborso tramite lo stesso mezzo di pagamento, ma ciò non risulta dalle contabili bancarie/carta di credito.
È stata richiesta la prova del rimborso e del sistema di pagamento su cui è stato effettuato, ma la società non invia copia delle evidenze.
Quali sono i riferimenti di legge per poter avere tali documenti a conferma del rimborso realmente effettuato ed effettuare la tracciabilità dello stesso?
Grazie
Sebastiano, Roma

Risposta:
Gentile utente,
Trattandosi di un volo cancellato con rimborso non verificabile, la questione si muove su due piani: il diritto al rimborso in quanto tale (Regolamento UE 261/2004) e l'obbligo della controparte di fornire documentazione a supporto del pagamento effettuato.

Sul primo piano: se il volo è stato cancellato, il passeggero ha diritto al rimborso integrale del biglietto entro 7 giorni dall'avvenuta cancellazione. Questo è un diritto diretto e non negoziabile.

Sul secondo piano, che è il cuore della sua domanda: non esiste una norma specifica che obblighi in modo autonomo un'azienda a fornire al cliente la "prova di pagamento" del rimborso, ma la questione si inquadra nell'obbligo generale di buona fede contrattuale e nelle norme sulla trasparenza delle operazioni di pagamento. In particolare, la normativa sui servizi di pagamento (derivata dalla Direttiva PSD2, recepita in Italia) prevede che il prestatore di servizi di pagamento debba fornire all'utente informazioni sulle transazioni effettuate. Tuttavia, questo obbligo grava sulla sua banca o sull'emittente della carta, non direttamente sull'intermediario commerciale.

Le consigliamo quindi di procedere così:

1. Invii una diffida scritta e formale alla piattaforma (tramite PEC o raccomandata A/R) in cui, richiamando il Regolamento UE 261/2004, diffidi a fornire entro 15 giorni la ricevuta o la contabile del rimborso con l'identificativo della transazione (codice operazione, data valuta, beneficiario, IBAN o estremi carta accreditata). Per redigere questa lettera può usare il nostro generatore gratuito di moduli per i trasporti.

2. Parallelamente, chieda alla sua banca o alla società emittente la carta di credito un estratto dettagliato del periodo in questione, e di verificare se esiste un accredito "in sospeso" o una transazione con riferimento alla piattaforma, anche con denominazione parziale o codice merchant diverso.

3. Se entro il termine non riceve risposta o documentazione, può presentare reclamo all'ENAC (ente preposto all'applicazione del Reg. 261/2004 in Italia) tramite il portale ENAC online, oppure adire il Giudice di Pace per il recupero della somma.
9 AGOSTO 2026

Pignoramento presso terzi: il debitore può richiedere l'atto alla banca?

· di Redazione
Buonasera, nel caso un correntista abbia ricevuto per email la "notizia" di un pignoramento, può richiedere alla banca stessa l'atto di pignoramento, nel senso, se è un suo diritto chiederlo ed un obbligo per la banca di inviarlo oppure in ogni caso tale atto verrà recapitato presso l'indirizzo del debitore.

Nel caso fosse un diritto del correntista, che fare nel caso in cui la banca si rifiuti di inviare tale atto?
Silvia, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Silvia,
per legge il debitore deve ricevere lo stesso identico atto ricevuto dalla banca. Ovviamente l'atto viene notificato prima alla banca per evitare che il debitore venuto a conoscenza prima che sia posto il vincolo sul conto vada a prelevare le somme.
Di sicuro riceverà anche lei notifica dell'atto ma intanto può chiederne copia alla banca via pec però, riportando i dati indicati nella mail che ha ricevuto. Può anche controllare sull'estratto conto online se è presente la dicitura saldo bloccato per pignoramento e se c'è indicazione del numero di ruolo della procedura esecutiva (R.G.E.) e del Tribunale competente. In tal modo poi un avvocato potrà verificare il fascicolo.
Ma mi preme di evidenziare che prima del pignoramento lei avrà ricevuto sicuramente degli atti preliminari perché diversamente il pignoramento sarebbe nullo.
Ha risposto Anna D'Antuono: la consulente Anna D'Antuono
8 AGOSTO 2026

Università telematica: retta non pagata dopo abbandono, come contestarla

· di Redazione
Vi scrivo per sottoporvi una situazione sulla quale avrei bisogno di un vostro parere, poiché ho ricevuto una raccomandata che mi impone il pagamento di una somma entro cinque giorni.
Circa tre anni fa mi sono iscritta ad un'Università telematica con l'intenzione di conseguire la laurea magistrale. Ho completato tutte le pratiche di iscrizione, ma, dopo circa un mese, sono sopraggiunti dei problemi personali che mi hanno costretta ad abbandonare questo percorso. Non ho mai effettuato l'accesso alla piattaforma con le credenziali fornite, non ho mai seguito le lezioni, sostenuto esami o usufruito dei servizi dell'Ateneo. Dopo circa un anno ho scoperto, controllando la cartella dello Spam della mia email, una comunicazione con la quale mi veniva richiesto il pagamento della retta. Ho risposto immediatamente spiegando quanto accaduto, precisando di non aver mai usufruito del servizio e manifestando la mia volontà di rinunciare agli studi. Successivamente sono state inviate ulteriori comunicazioni di sollecito che, purtroppo, sono finite anch'esse nella cartella Spam e di cui mi sono resa conto soltanto in seguito.
Ieri, infine, ho ricevuto una raccomandata nella quale mi viene richiesto il pagamento dell'importo entro cinque giorni. Nel frattempo la somma richiesta è quasi raddoppiata rispetto a quella iniziale.
Vorrei sapere come procedere e se vi siano i presupposti per contestare tale richiesta, considerato che non ho mai usufruito dei servizi universitari e che avevo già comunicato la mia volontà di interrompere il percorso di studi.
Carmen, dalla provincia di GR

Risposta:
Gentile Carmen,
La situazione che descrive è comprensibile, ma occorre essere chiari su un punto fondamentale: l'iscrizione a un corso universitario è un contratto, e il diritto a non pagare la retta non dipende automaticamente dal mancato utilizzo della piattaforma. Dipende da cosa prevede il contratto sottoscritto al momento dell'iscrizione e dal regolamento dell'Ateneo, che solitamente disciplinano le modalità e i termini per la rinuncia agli studi.

Il nodo centrale è questo: se il regolamento o il contratto di iscrizione prevedevano una procedura formale di rinuncia (ad esempio, presentazione di un modulo specifico, comunicazione entro certi termini, ecc.), una risposta via email generica potrebbe non essere stata sufficiente a produrre effetti giuridici, e l'Ateneo potrebbe sostenere che il rapporto contrattuale era ancora in corso.

Detto questo, ci sono elementi che potrebbero essere a suo favore e che vale la pena verificare. In primo luogo, occorre rileggere con attenzione il contratto sottoscritto all'atto dell'iscrizione e il regolamento studenti, per capire cosa prevedono in caso di rinuncia e quali obblighi di pagamento sorgono indipendentemente dall'utilizzo dei servizi. In secondo luogo, bisogna accertare se la comunicazione email da lei inviata circa un anno fa costituisca o meno una rinuncia formalmente valida secondo quel regolamento. In terzo luogo, occorre valutare come si è formato il raddoppio dell'importo richiesto, se cioè siano stati applicati interessi, penali o rette di anni successivi: se la rinuncia fosse stata accettata o fosse valida, le somme maturate successivamente potrebbero essere contestabili.

Le consigliamo di agire subito, data la scadenza di cinque giorni indicata nella raccomandata. In via prioritaria, risponda per iscritto tramite raccomandata A/R, ribadendo formalmente la rinuncia agli studi e richiedendo il dettaglio analitico delle somme richieste con la relativa motivazione contrattuale. Nel frattempo recuperi tutta la documentazione: il contratto originale di iscrizione, il regolamento, la sua precedente email di rinuncia e le eventuali risposte ricevute.

Questa risposta scritta non equivale a riconoscere il debito, ma interrompe i termini e mette l'Ateneo nella posizione di dover giustificare ogni voce. Se la documentazione evidenzia che la rinuncia era regolare o che le somme aggiuntive non hanno base contrattuale, potrà contestare formalmente l'importo richiesto. Se la situazione dovesse aggravarsi (ad esempio con un decreto ingiuntivo), sarà necessario valutare il caso con un legale, poiché si entrerebbe in un ambito che richiede una strategia processuale specifica.

Per approfondire: la nostra guida sul decreto ingiuntivo
Qui come compilare una lettera raccomandata A/R o PEC di messa in mora di cui sopra:
il nostro modulo per la messa in mora e diffida
8 AGOSTO 2026

Prezzi carburante diversi tra distributori stesso marchio: cosa fare

· di Redazione
Mi sono fermato a fare rifornimento in due distributori con lo stesso marchio (IP) uno ad Alia (PA) e l'altro Palermo città. Dopo informazioni assunte scopro che i due impianti sono della stessa proprietà ECO ENERGY Srl, anche se il gestore è diverso.
La problematica che intendo sollevare: perché nei due impianti lo stesso giorno (04/08 u.s.) nel prezzo di vendita del gasolio ci sono più di 20€c. di differenza e nella benzina circa 14€c.
Nei due impianti i prezzi alla pompa erano:
- Impianto di Alia (PA) VIA PALERMO 127 - Benzina(self) € 2.097 - Gasolio(self) € 2.237;
- Impianto di Palermo VIA PITRE' SNC - Benzina(self) € 1.997 - Gasolio(self) € 2.097.
Non si può fare nulla per arginare queste vicende? Ma chi deve controllare, vigili, Carabinieri, GdF?
Tutti passano davanti a questi impianti e nessuno vede niente.
Con l'augurio che presto quest'Italia possa CAMBIARE.

Risposta:
Gentile Salvatore,
La questione che segnala riguarda una differenza di prezzo tra due impianti di distribuzione carburanti che, secondo quanto riferisce, appartengono alla stessa proprietà. Comprendiamo la frustrazione, ma è importante chiarire il quadro normativo per evitare qualifiche improprie.

La differenza di prezzo tra distributori, anche se appartenenti alla stessa proprietà, non è di per sé vietata né configura una "truffa" in senso giuridico. In Italia i prezzi dei carburanti sono liberi: ogni gestore fissa autonomamente il prezzo al pubblico, e la stessa rete può avere prezzi diversi da impianto a impianto in base a costi di gestione, affitti, concorrenza locale e altri fattori. La presenza di gestori diversi, come lei stessa indica, è già di per sé un elemento rilevante: ciascun gestore risponde in proprio della propria politica commerciale, anche all'interno della stessa rete o proprietà.

Detto questo, esistono obblighi di trasparenza che le imprese del settore devono rispettare. I distributori sono tenuti a esporre i prezzi in modo ben visibile prima dell'accesso all'impianto, affinché il consumatore possa fare una scelta consapevole. Se i prezzi erano correttamente esposti e lei ha comunque effettuato il rifornimento, da un punto di vista strettamente contrattuale non vi è una condotta illecita nei suoi confronti.

Se invece ritiene che i prezzi non fossero esposti correttamente o in modo leggibile prima dell'accesso, può presentare un esposto alla Camera di Commercio competente per territorio e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che ha funzioni di vigilanza sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti. La Guardia di Finanza ha competenze in materia di prezzi e pratiche commerciali e può ricevere segnalazioni su eventuali irregolarità nell'esposizione dei prezzi.

Per segnalazioni sui prezzi praticati nella sua area, può anche utilizzare il portale ufficiale Osservaprezzi Carburanti del MIMIT, dove i prezzi vengono comunicati dai gestori e sono pubblicamente consultabili.

Per approfondire: la nostra guida su pubblicità e pratiche commerciali scorrette
8 AGOSTO 2026

Lavatrice in garanzia: tubo di scarico rotto, intervento a pagamento

· di Redazione
Buongiorno. Ho acquistato una lavatrice Whirlpool a gennaio 2025 e quindi ancora in garanzia legale.
Venerdì 31 luglio 2026 mentre la lavatrice centrifugava fuoriusciva acqua dal tubo di scarico che in quel momento presentava un taglio lungo il suo percorso. Ho chiamato il centro assistenza nazionale di Milano e mi hanno fissato l'appuntamento con il tecnico per oggi pomeriggio. Durante la telefonata con un operatore del centro assistenza mi ha proposto l'estensione della garanzia, che ho rifiutato. Per concludere il tecnico che ha sostituito il tubo mi ha fatto pagare €65 l'intervento con il materiale perché dal centro assistenza di Milano hanno fissato l'appuntamento dichiarando che io avrei pagato il lavoro svolto, cosa non vera perché ho rifiutato solo l'estensione della garanzia. Il tecnico mi ha detto che evidentemente la rottura del tubo di scarico non rientra nella garanzia legale. Chiedo gentilmente a voi se tutto questo è vero, perché a me risulta che rientra nella garanzia legale perché la rottura è stata causata da un difetto del materiale del tubo. Preciso che il tubo si è rotto non perché è stato schiacciato oppure rotto durante lo spostamento della lavatrice che da quando è stata acquistata non è stata mai spostata. Vi ringrazio e vi saluto.
Giovanni, dalla provincia di CA


Risposta:
Gentile Giovanni,
La questione che descrive riguarda la garanzia legale di conformità, che si applica ai beni di consumo per due anni dalla consegna e obbliga il venditore (non il produttore né il centro assistenza) a rimediare gratuitamente ai difetti di conformità. Il punto centrale è stabilire se la rottura del tubo di scarico costituisca un difetto di conformità oppure no.

La legge prevede che, se il difetto si manifesta entro dodici mesi dalla consegna, si presume che esistesse già al momento dell'acquisto, salvo prova contraria da parte del venditore. Nel suo caso, poiché ha acquistato a gennaio 2025 e il guasto si è verificato a luglio 2026, siamo oltre i dodici mesi: questo significa che la presunzione non opera automaticamente a suo favore, e spetta a lei dimostrare che la rottura era riconducibile a un difetto originario del materiale e non a un uso scorretto o a un evento esterno. Lei sostiene che il tubo non è mai stato spostato né schiacciato e che la rottura è avvenuta spontaneamente durante l'uso normale: se effettivamente le cose stanno così, si tratta di un argomento fondato a sostegno della sua tesi, ma occorre essere consapevoli che potrebbe essere necessaria una perizia tecnica per dimostrarlo in modo conclusivo.

In ogni caso, il soggetto obbligato dalla garanzia legale è il venditore presso cui ha acquistato la lavatrice, non il centro assistenza del produttore. Se il venditore rifiuta di intervenire gratuitamente, le consigliamo di inviargli una diffida scritta in cui chiede il rimborso dei 65 euro già pagati e l'applicazione della garanzia legale di conformità. Può generare la lettera tramite il nostro strumento per la generazione di moduli.

Se il venditore non risponde o risponde negativamente, i passi successivi sono la mediazione civile obbligatoria (condizione di procedibilità per andare in giudizio) e, in caso di esito negativo, il Giudice di Pace per importi contenuti come il suo.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia dei prodotti (due anni a carico del venditore) e la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria.
8 AGOSTO 2026

Impugnare delibera AGCOM al TAR Lazio: termini, costi e alternative

· di Redazione
Ho ricevuto il 5 agosto 2026 un provvedimento AGCOM relativo a una controversia con Sky Italia, che ritengo ingiusto. Nel fascicolo risulta che AGCOM aveva richiesto a Sky il contratto e/o la registrazione della telefonata, ma Sky ha dichiarato di non avere alcuna evidenza.
Chiedo un parere urgente sulla possibilità di impugnare il provvedimento davanti al TAR Lazio, sui termini da rispettare e sui relativi costi.
Giuseppe, dalla provincia di CT

Risposta:
Gentile Giuseppe,
La delibera che ha ricevuto (n. 52/26/CIR del 22 luglio 2026, notificatale il 5 agosto 2026) rigetta la sua istanza per carenza di prova: in sostanza, l'Autorità ha ritenuto che lei non abbia prodotto documentazione sufficiente a dimostrare l'esistenza dell'offerta promozionale che afferma di aver accettato, e che l'operatore non potesse essere gravato dell'onere di produrre una registrazione che dichiara inesistente.

La stessa delibera indica espressamente che può essere impugnata davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio entro 60 giorni dalla notifica. Poiché lei afferma di averla ricevuta il 5 agosto 2026, il termine scadrebbe il 4 ottobre 2026 (5 agosto + 60 giorni). Le chiediamo di verificare con precisione la data di notifica, poiché è da quella che si computa il termine, non dalla data di deliberazione.

Sul fronte dei costi, il ricorso al TAR richiede obbligatoriamente l'assistenza di un avvocato abilitato al patrocinio amministrativo, oltre al pagamento del contributo unificato (che per le controversie di questo tipo è generalmente di importo contenuto, ma la invitiamo a verificare con il suo legale il valore esatto applicabile al suo caso). Le spese di patrocinio variano in funzione dell'accordo con il professionista.

Prima di percorrere la strada del TAR, le segnaliamo che la delibera stessa precisa che è "fatta salva la possibilità per l'utente di richiedere in sede giurisdizionale il risarcimento dell'eventuale danno subito": questo significa che in alternativa al TAR, o parallelamente, potrebbe agire davanti al Giudice di Pace o al Tribunale ordinario per ottenere il risarcimento del danno contrattuale, percorso generalmente meno costoso. In questo caso la strategia processuale è una valutazione che spetta esclusivamente a un avvocato di fiducia, al quale le consigliamo di rivolgersi con urgenza data la brevità del termine.

Per raccogliere e organizzare il fascicolo, può usare il nostro generatore di moduli per telefonia e pay TV.

Per approfondire: la nostra scheda sul ricorso al Giudice di Pace.
8 AGOSTO 2026

Rimborso consumi idrici pagati in eccesso: cosa fare se il gestore non risponde

· di Redazione
Se accedo al PANNELLO UTENTE del mio gestore idrico, dove risultano: elenco delle letture, fatture emesse e MC pagati negli ultimi 5 anni, calcolo la differenza della lettura iniziale al 27/08/2021 e la lettura al 30/12/2025 mi accorgo che ho pagato 308 MC in più di quelli realmente consumati.
Se invio richiesta di rimborso (02/03/2026) e, trascorsi abbondantemente i 30 giorni previsti, non rispondono.
Se invio una "Messa in mora" (22/04/2026) e non rispondono.
Se nelle fatture usano addebitare, quadrimestralmente, da oltre 5 anni, consumi stimati, oltre a quelli reali rilevati, fino a 9 MC, poi rimborsati nelle successive.
Se tale prassi perdura da un decennio.
Se in epoca precedente al decennio ho segnalato, più volte, fatture errate e/o sovrastimate, poi annullate e/o compensate.
Cos'altro posso fare?
Ringrazio anticipatamente per il gradito riscontro.
Sandro, dalla provincia di AQ

Risposta:
Gentile Sandro,
La situazione che descrive — consumi fatturati in eccesso rispetto alle letture reali rilevate dal contatore, richiesta di rimborso inviata e rimasta senza riscontro, messa in mora inoltrata e anch'essa ignorata — configura, se i fatti sono come li espone, un caso di addebito indebito per il quale ha diritto al rimborso delle somme pagate e non dovute.

Il percorso da seguire ora è il seguente.

Il servizio idrico rientra nelle competenze di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), che disciplina anche le modalità di fatturazione e la gestione dei reclami per l'acqua. Prima di agire in sede giudiziale, è obbligatoria la procedura di conciliazione obbligatoria tramite lo Sportello del Consumatore ARERA. Può avviare la procedura online sul sito dello Sportello ARERA oppure, in alternativa, tramite le associazioni dei consumatori.

Se la conciliazione ARERA non porta a un accordo, il passo successivo è il ricorso al Giudice di Pace competente per territorio (quello di Avezzano, nel suo caso), trattandosi di una controversia di valore inferiore a 5.000 euro per la quale non è necessario l'avvocato.

Tenga presente che le bollette di utenze idriche si prescrivono in due anni: questo significa che le somme riferite a periodi antecedenti al biennio precedente la richiesta di rimborso potrebbero essere contestate in ordine alla prescrizione dalla controparte, anche se lei ha già avanzato un reclamo formale che può aver interrotto i termini.
Per predisporre un reclamo formale strutturato o una diffida verso il gestore, può utilizzare il nostro generatore di moduli per energia e utenze.

Per approfondire: la nostra guida sulle conciliazioni obbligatorie per energia e utenze e la nostra scheda su ARERA.
8 AGOSTO 2026

Contributo di bonifica senza beneficio: come contestare l'ingiunzione

· di Redazione
Riceviamo ogni anno pagamento di bonifica consorzio bilaterale nord anche se non riceviamo nessun beneficio la nostra zona è urbanizzata siamo in zona Cecchina Albano Laziale RM grazie
Marina, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Marina,
Il documento che ha condiviso è un'ingiunzione di pagamento emessa da un concessionario della riscossione per conto del Consorzio di Bonifica Litorale Nord, per un contributo consortile 2024 di 18,00 euro, a cui si aggiungono spese di notifica per un totale di 24,94 euro, da pagare entro 60 giorni dalla notifica.

La questione che solleva — ovvero l'assoggettamento al contributo di bonifica pur in assenza di beneficio fondiario diretto per una zona urbanizzata — è una delle più dibattute in materia consortile. Il contributo di bonifica è dovuto, in linea di principio, solo se il fondo trae un "beneficio" dall'attività del consorzio (scolo delle acque, regimazione idraulica, ecc.). Tuttavia l'accertamento del beneficio e la contestazione del piano di classifica adottato dal consorzio sono materie di natura tributaria, di competenza delle Corti di Giustizia Tributaria di primo grado.

Questo significa che il percorso per contestare l'ingiunzione — sia sul merito (assenza di beneficio) sia sulla legittimità del piano di classifica — richiede il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado competente per territorio, entro 60 giorni dalla notifica dell'ingiunzione.

Quel che possiamo dirle è che il termine per agire è tassativo: se l'ingiunzione è stata notificata e non ha ancora pagato né proposto ricorso, è fondamentale verificare immediatamente entro quando scadono i 60 giorni dalla data di notifica indicata nel documento.

Per approfondire: la nostra guida su come fare ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria contro gli atti del fisco
8 AGOSTO 2026

Accesso alla perizia medica assicurativa: diritti e valore dei reclami IVASS

· di Redazione
Ringraziandovi,

noto spesso che le risposte preformulate delle assicurazioni rappresentano che formalmente la norma sul diritto di accesso agli atti (art. 146 del Codice delle Assicurazioni) si applica esclusivamente alla circolazione stradale e dei natanti, sostenendo che le polizze infortuni rientrano nel diritto civile dei contratti e non prevedono un analogo obbligo legale di consegna della perizia in fase stragiudiziale.

Inoltre a seguito di un reclamo vittorioso all'IVASS e/o al Gdp, cosa si può effettuare se la compagnia non consegna ugualmente i documenti?

Qual è il valore legale delle pronunce favorevoli e specifiche di IVASS e Gdp nei confronti della compagnia?
Francesca, dalla provincia di FE

Risposta:
Gentile Francesca,
La questione che pone tocca un punto tecnico rilevante e merita una risposta articolata su due livelli distinti.

Sul primo punto, la posizione delle compagnie assicurative che lei descrive non è del tutto infondata dal punto di vista strettamente formale: l'articolo 146 del Codice delle Assicurazioni Private disciplina effettivamente l'accesso agli atti nell'ambito della responsabilità civile auto e natanti, e non si estende automaticamente alle polizze infortuni. Tuttavia, questo non significa che l'assicurato sia privo di tutele. Sul piano contrattuale, l'assicurato ha diritto a conoscere gli atti e i documenti che la compagnia ha prodotto o acquisito nell'ambito del suo sinistro, inclusa l'eventuale perizia medica, in quanto elementi che fondano la decisione della compagnia sul rimborso o sull'indennizzo. Questo discende dai principi generali di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, nonché dalle norme in materia di trasparenza e comportamento diligente dell'impresa assicurativa, su cui vigila l'IVASS. Sul piano privacy, poi, la perizia medica che riguarda la sua persona è un suo dato personale: ha diritto di accedervi ai sensi del GDPR, indipendentemente dal settore assicurativo.

Sul secondo punto, relativo al valore delle pronunce favorevoli, occorre essere precisi. Un provvedimento dell'IVASS a seguito di reclamo non è una sentenza esecutiva: l'IVASS esercita una funzione di vigilanza e può sanzionare la compagnia, ma non emette titoli esecutivi che obbligano direttamente la compagnia a consegnare documenti. Se l'IVASS ha accolto il reclamo e la compagnia non ottempera, l'ente può avviare procedimenti sanzionatori, e lei può segnalare l'inadempimento all'IVASS stesso. La pronuncia del Giudice di Pace, invece, se definitiva e passata in giudicato, ha pieno valore di titolo esecutivo: se la compagnia non ottempera volontariamente, lei può procedere con l'esecuzione forzata tramite ufficiale giudiziario, eventualmente con l'assistenza di un avvocato per gli atti esecutivi.

Per predisporre un reclamo formale alla compagnia o all'IVASS, può usare il nostro generatore di moduli per le assicurazioni.

Per approfondire: la nostra guida sul Giudice di Pace la nostra scheda sulle polizze assicurative collegate ai contratti di acquisto
8 AGOSTO 2026

Fumo dal balcone del vicino: come tutelarsi dalle immissioni in condominio

· di Redazione
Buongiorno, il mio problema consiste nel fumare sigarette anche se ho smesso circa quarant'anni orsono. Mi spiego: in condominio, esattamente al piano sotto il mio, c'è un signore che a tutte le ore esce sul balcone a fumare ed io non posso più aprire le finestre poiché entra tutto il suo fumo. Siamo ostaggio del suo vizio. Capisco che è in casa sua e può fare ciò che vuole, però, senza recare danno o disagio ad altri, credo... L'ho incontrato e, cortesemente, gli ho chiesto se poteva limitarsi nel fumare in quella zona o cambiare balcone. La sua risposta: e... ho questo vizio. Null'altro. Evidentemente in casa dà fastidio, così ha pensato bene di andare sul balcone a infastidire altre persone. Insomma, non posso aprire le finestre per fare girare l'aria - con questo caldo - nemmeno uscire stendere i panni sullo stendino, che mia moglie ha rilavato perché puzzavano di fumo. Cosa posso fare? Grazie.
Marco, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Marco,
La situazione che descrive è effettivamente fastidiosa e, se i fatti sono come li espone, può avere alcune possibilità di tutela, anche se occorre essere onesti: non esiste una norma che vieti in assoluto di fumare sul proprio balcone, e ottenere risultati concreti richiede un percorso specifico.

Il punto di riferimento è l'articolo 844 del Codice Civile, che vieta le immissioni di fumo, esalazioni e analoghi fenomeni quando superano la normale tollerabilità, tenuto conto della condizione dei luoghi. Non si tratta quindi di un divieto assoluto, ma il giudice valuta caso per caso se le immissioni siano intollerabili. La giurisprudenza ha riconosciuto in più occasioni che il fumo di sigaretta proveniente da un'unità immobiliare vicina può superare la soglia di tollerabilità, soprattutto se sistematico e tale da impedire l'uso normale degli spazi (aprire le finestre, stendere i panni, ecc.).

Le consigliamo di procedere così: prima di tutto invii al vicino una lettera raccomandata A/R in cui descrive il disagio e chiede formalmente di adottare accorgimenti per limitare le immissioni (cambiare balcone, fumare in orari circoscritti, ecc.). La lettera serve a documentare che ha tentato una soluzione bonaria. Conservi ogni documentazione utile: fotografie, annotazioni di date e orari, eventuali testimonianze di altri condomini.

Se la situazione non cambia, può avviare una mediazione civile con un suo legale di fiducia e, qualora fallisca, rivolgersi al Giudice di Pace per chiedere la cessazione delle immissioni e il risarcimento degli eventuali danni subiti.
8 AGOSTO 2026

Multa per area pedonale: come fare opposizione al verbale

· di Redazione
Ho parcheggiato la mia autovettura regolarmente in stalli con strisce bianche. Questo, prima dell'orario che indicava la zona area pedonale. Mi sono visto notificare preavviso di accertamento per parcheggiato in area pedonale.

Allego la cartellonistica stradale di divieto.

Chiedo se tutto questo è corretto e se potrei fare opposizione alla notifica del verbale.
Mario


Risposta:
Gentile Mario,
La segnaletica che ha allegato mostra un'area pedonale attiva — nel periodo estivo dal 15 giugno al 15 settembre — tutti i giorni dalle 20:45 alle 24:00. Se il veicolo era parcheggiato in stalli con strisce bianche prima dell'inizio dell'orario di chiusura, ma il verbale contesta una violazione avvenuta durante l'orario di vigenza della zona pedonale, occorre verificare con precisione l'ora riportata nel verbale stesso: è questo il punto centrale su cui ruota l'eventuale opposizione.

Se l'orario indicato nel verbale rientra effettivamente nell'orario di vigenza dell'area pedonale (ad esempio le 21:00), la presenza di stalli bianchi non è di per sé dirimente: l'istituzione dell'area pedonale con ordinanza comunale può sospendere o rendere inaccessibili quegli stalli durante i periodi indicati. In quel caso la contestazione sarebbe probabilmente fondata.

Se invece il verbale indica un orario precedente all'apertura della zona pedonale (ad esempio le 20:30, prima delle 20:45), oppure una data fuori dal periodo estivo (prima del 15 giugno o dopo il 15 settembre), allora avrebbe argomenti concreti per fare opposizione, allegando la segnaletica e dimostrando che al momento del parcheggio il divieto non era ancora in vigore.

Ha a disposizione due strade: ricorso al Prefetto entro 60 giorni dalla notifica, oppure ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica. I due rimedi sono alternativi. Le consigliamo di verificare attentamente ora e data riportate nel verbale prima di procedere. Per predisporre un ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace può utilizzare il generatore di moduli ADUC per i ricorsi.

Per approfondire: la nostra guida sul ricorso al Giudice di Pace e la nostra guida su multe e violazioni al codice della strada.
6 AGOSTO 2026

Multa parcheggio in Croazia con ticket già pagato: cosa rischia

· di Redazione
Buongiorno,

vorrei chiedere un parere in merito a una vicenda che ha coinvolto mio padre durante una vacanza a Mali Lošinj (Lussinpiccolo), in Croazia.

Mio padre ha parcheggiato l'auto in un parcheggio gestito da Lošinj Usluge d.o.o. e ha acquistato un titolo di sosta di 18 giorni, pagando 216 €, valido dall'8 luglio al 26 luglio 2026. Successivamente ha effettuato anche un ulteriore pagamento per prolungare la sosta.

Purtroppo il ticket cartaceo, pur essendo stato collocato all'interno dell'auto, è accidentalmente scivolato dal cruscotto sul pavimento del veicolo, risultando quindi non visibile dall'esterno. Chiaramente si tratta di un errore involontario, non avrebbe senso pagare per poi non mostrare il ticket.

Durante il soggiorno sono stati lasciati sul parabrezza numerosi DPK (Daily Parking Tickets) da 20 € ciascuno, praticamente ogni giorno. I verbali sono rimasti esposti sull'auto e sono stati successivamente danneggiati dalla pioggia, tanto che oggi non è nemmeno possibile identificare con precisione il numero dei verbali e le relative date.

Abbiamo inviato un reclamo a Lošinj Usluge allegando il ticket da 216 €, le prove dei pagamenti e spiegando l'accaduto. La società ha respinto il reclamo affermando semplicemente che, dalle fotografie scattate dagli ispettori, il ticket non risultava visibile e che, secondo il loro regolamento, i DPK sono quindi corretti e non annullabili.

L'importo complessivo richiesto supera i 380 €.

Vorrei sapere:

se una richiesta di questo tipo sia, a vostro avviso, giuridicamente fondata, considerato che il corrispettivo del parcheggio era stato integralmente pagato e che non vi è stato alcun mancato pagamento ma soltanto un errore nell'esposizione del ticket;

se la richiesta di emettere un DPK per ciascun giorno di sosta possa essere considerata sproporzionata, nonostante il gestore avesse già incassato il corrispettivo del parcheggio;

quali siano le concrete conseguenze nel caso in cui decidessimo di non pagare spontaneamente la somma richiesta e quali strumenti giuridici avrebbe il gestore croato per recuperare il credito nei confronti di un cittadino residente in Italia;

se esistano precedenti o orientamenti giurisprudenziali, italiani o europei, relativi a casi analoghi.

Vi ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrete dedicare al caso.

Cordiali saluti.
Mario, dalla provincia di PD

Risposta:
Gentile Mario,
La vicenda descritta presenta profili di interesse, ma è necessario essere chiari su un aspetto preliminare fondamentale: la controversia riguarda un contratto stipulato in Croazia con una società croata, per una prestazione svolta in territorio croato. Questo significa che il diritto applicabile è quello croato (o, al più, il diritto dell'UE nella misura in cui recepito dalla Croazia), e non il diritto italiano o il Codice del Consumo italiano, che non si applicano in questo contesto. Non siamo quindi in grado di fornire un parere tecnico sulla fondatezza giuridica della pretesa secondo l'ordinamento croato, né di orientarla su precedenti giurisprudenziali croati: per questo sarebbe necessario rivolgersi a un'associazione di consumatori croata.

Detto questo, le offriamo alcune considerazioni di carattere generale che possono aiutarla a valutare la situazione.

Sul piano sostanziale, qualora i fatti siano andati come descritti, la pretesa del gestore appare quantomeno discutibile dal punto di vista dell'equità contrattuale: se il corrispettivo era stato integralmente pagato e il titolo di sosta era fisicamente presente nel veicolo, l'unica irregolarità contestabile sarebbe quella formale dell'esposizione, non un mancato pagamento. L'emissione di un verbale giornaliero per ogni giorno di sosta, in presenza di un abbonamento già pagato, potrebbe configurare una richiesta sproporzionata rispetto all'inadempimento formale contestato. Tuttavia, la valutazione dipende interamente dal regolamento del parcheggio e dalla normativa croata applicabile.

Sul piano delle conseguenze pratiche in caso di mancato pagamento spontaneo: una società croata che voglia recuperare un credito nei confronti di un cittadino residente in Italia dovrebbe avviare un procedimento giudiziario in Croazia e poi richiedere il riconoscimento e l'esecuzione della sentenza in Italia, o avviare direttamente un procedimento in Italia. Per importi di questa entità (poco più di 380 €), questa strada è economicamente poco conveniente per il creditore, e nella pratica è raramente percorsa. Non le consigliamo però di fare di questa considerazione una strategia deliberata, poiché la situazione potrebbe comunque generare complicazioni, ad esempio in caso di ulteriori soggiorni in Croazia.

Al momento, comunque, potrebbe valutare di avviare un procedimento per controversie di modesta entità in Paesi UE: il portale europeo per le controversie di modesta entità (e-Justice)
6 AGOSTO 2026

Anticipo lavori non eseguiti: come recuperare i soldi versati

· di Redazione
Buongiorno! Cerco di essere sintetico: una società di serramenti, pur avendo ricevuto un anticipo di 750 euro, tramite bonifico, a fronte di un preventivo di 1500 euro circa, per dei lavori di modifica ad alcune finestre, dopo più di un anno e continui solleciti, non ha ancora provveduto. Tramite PEC ho sollecitato il rimborso, ma non ha avuto alcun riscontro. Vi ringrazio per l'aiuto che vorrete darmi.
Vincenzo, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Vincenzo,
Sulla base di quanto descritto, se effettivamente la società ha ricevuto un anticipo di 750 euro e, dopo oltre un anno, non ha eseguito i lavori né rimborsato la somma nonostante i solleciti, si trova in una situazione di inadempimento contrattuale che le dà diritto alla restituzione dell'anticipo versato, con possibilità di richiedere anche il risarcimento degli eventuali danni subiti.

Il primo passo è inviare una diffida formale scritta tramite raccomandata A/R (o PEC, come ha già tentato), nella quale diffidi la controparte a restituire la somma entro un termine congruo (ad esempio 15 giorni), specificando che in mancanza di riscontro si riserva di agire in sede giudiziaria. Se la PEC inviata non conteneva un'esplicita richiesta di rimborso con termine e avvertenza di azione legale, le consigliamo di inviare una nuova diffida con questi elementi.

Qualora anche questa non sortisse effetto, potrà rivolgersi al Giudice di Pace per le controversie fino a 5.000 euro: la procedura è relativamente semplice, non richiede necessariamente l'assistenza di un avvocato, e consente di ottenere un decreto ingiuntivo o una sentenza di condanna al pagamento.

Per preparare la diffida può utilizzare il nostro generatore di moduli per la diffida.

Conservi tutta la documentazione: il preventivo firmato, la ricevuta del bonifico, le comunicazioni inviate e ricevute (o l'assenza di riscontro). Saranno fondamentali in caso di contenzioso.

Per approfondire: la nostra guida sul Giudice di Pace
6 AGOSTO 2026

TARI pagata due volte: come ottenere il rimborso dal Comune

· di Redazione
In seguito a sollecito/ingiunzione ho pagato un arretrato TARI che successivamente ho scoperto dal gennaio di quest'anno di aver già pagato; mi sono recato all'ufficio tributi per il rimborso ma mi hanno detto di rivolgermi direttamente alla società di riscossione preposta, cosa che ho fatto inviando loro la documentazione tramite PEC; nessuna notizia, nessun rimborso finora dal gennaio di quest'anno, l'importo è di € 129; potete aiutarmi? Vi ringrazio.
Raffaele, dalla provincia di VT

Risposta:
Gentile Raffaele,
il soggetto responsabile del rimborso, in caso di pagamento non dovuto, è il Comune (o l'ente impositore), non necessariamente la sola società di riscossione. Se l'ufficio tributi del Comune la ha rimbalzata al concessionario e il concessionario non ha risposto da mesi, ha senso tornare a sollecitare il Comune in modo formale, con una richiesta scritta di rimborso, indicando la data della sua PEC precedente e la mancata risposta, e chiedendo di sapere a chi compete la decisione e in quale termine verrà adottata.
Faccia anche una segnalazione al Difensore civico regionale che potrebbe rafforzare la sua legittima pretesa: il sito del Difensore Civico della Regione Lazio

Le suggeriamo quindi di inviare una diffida scritta all'ufficio tributi del Comune, chiedendo il rimborso dell'importo, specificando che il pagamento è risultato duplicato, allegando le prove, e sollecitando una risposta entro un termine ragionevole (ad esempio 30 giorni). Se anche dopo questa diffida non ottiene risposta, la via per contestare un diniego o il silenzio dell'amministrazione è il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado: la nostra guida su come fare ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria
6 AGOSTO 2026

Casa di riposo: rimborso retta e cauzione dopo decesso dell'ospite

· di Redazione
Al momento dell'ingresso di mia madre in casa di riposo, ho versato la prima mensilità più 2000 euro di cauzione. Al punto sei di questo contratto si dice che in nessun caso la caparra verrà restituita. Mamma è deceduta il 17/6/26. Il bonifico ricorrente è stato fatto regolarmente al 5 del mese di giugno. Al 20/07 ricevo una fattura per l'intera retta per il mese di giugno, con data bonifico sempre 20/7/26.
Oggi ho mandato una pec alla struttura, chiedendo il rimborso dei 12 giorni di giugno e la restituzione della cauzione, perché il rapporto contrattuale si è concluso con il decesso per impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa di forza maggiore. Di conseguenza, le clausole di trattenuta integrale della retta in caso di decesso si configurano come vessatorie ed illegittime. Ho agito correttamente? Sicuramente non otterrò risposta se non telefonica con toni offensivi, conoscendo il responsabile della struttura: cosa dovrò fare dopo?
Deborah, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Deborah,
sulla restituzione della caparra, in caso di mancata spontanea restituzione dovrà procedere in giudizio davanti al Giudice di pace. Per quanto riguarda invece la restituzione dei 12 giorni di giugno, l'eventuale clausola contrattuale che preveda che in caso di decesso sia comunque dovuta l'ultima mensilità potrebbe essere ritenuta valida da un tribunale, e quindi non le spetterebbe il rimborso.
5 AGOSTO 2026

Findomestic: app bloccata e link privacy sospetto, cosa fare

· di Redazione
Buongiorno, segnalo un blocco totale dei servizi della banca Findomestic. Con l'ultimo agg.to dell'app non è possibile gestire nulla ne dal web ne dall'app. Inoltre il link presente nell'app di rif.to all'accettazione della normativa privacy rimanda in realtà ad un file di trasferimento addebito servizi! Ho inviato pec per rimborso e riserva di chiusura conto e chiesto info alla polizia postale che rimanda ad eseguire una denuncia.
Cosa si può fare?
Grazie
Giovanni, dalla provincia di CT

Risposta:
Gentile Giovanni,
Il disagio segnalato riguarda due aspetti distinti, ed è opportuno trattarli separatamente.

Sul blocco operativo dell'app e del sito web: se la banca ha reso inaccessibili i propri servizi a seguito di un aggiornamento, questo costituisce un disservizio contrattuale che la banca è tenuta a risolvere. La pec già inviata è un ottimo punto di partenza perché attribuisce data certa alla contestazione. Se la banca non risponde o non risolve in tempi ragionevoli, può presentare ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF), che è lo strumento stragiudiziale gratuito per le controversie con le banche. Prima di accedere all'ABF occorre aver già presentato un reclamo formale (la pec vale come tale) e attendere 30 giorni senza risposta o con risposta insoddisfacente. Il sito dell'ABF è arbitrobancariofinanziario.it.

Sul link che rimanda a un documento diverso da quello atteso: questa è una circostanza che merita attenzione, ma le suggeriamo di non amplificare l'inquadramento prima di avere certezza su cosa si tratti. Potrebbe essere un errore tecnico nell'app (un link errato inserito per sbaglio), non necessariamente una condotta fraudolenta. È importante conservare uno screenshot del collegamento anomalo come prova. Se dopo aver ricevuto risposta dalla banca dovesse risultare che il documento collegato al consenso privacy era effettivamente diverso da quello indicato, potrebbe valere la pena segnalarlo al Garante per la protezione dei dati personali (garanteprivacy.it), poiché riguarderebbe una scorretta informativa sul trattamento dei dati.

In merito alla denuncia alla polizia postale: non è uno strumento consigliabile in questa fase, se i fatti si limitano a quanto descritto. Prima di procedere su quel piano, è più utile ottenere una risposta scritta dalla banca. Può usare il nostro generatore di moduli per una diffida o reclamo formale aggiuntivo.

Per approfondire: la nostra guida sull'Arbitro Bancario Finanziario e la nostra guida su privacy, regole e diritti sul trattamento dei dati.
5 AGOSTO 2026

Rumori notturni da raccolta rifiuti: come tutelarsi legalmente

· di Redazione
Buongiorno. Sono iscritto alla vostra newsletter da anni...
Siamo residenti a Roma ma da tanti anni trascorriamo le vacanze estive a Roseto Capo Spulico (CS) in un appartamento di proprietà di mia moglie; in particolare mia moglie, essendo insegnante, trascorre lì quasi tutto il periodo estivo.
Quest'anno abbiamo trovato un'amara sorpresa: proprio nel parcheggio antistante la nostra abitazione è stato installato un conferitore automatico delle varie tipologie di rifiuti. Dal 10 luglio, giorno del nostro arrivo, si sono verificate continue e intollerabili immissioni rumorose e schiamazzi che superano la normale tollerabilità, derivanti dallo svuotamento del conferitore effettuato dal personale addetto.
Tali rumori consistono in:
apertura dei vani del conferitore, scarico dei rifiuti nel macchinario addetto alla raccolta, chiusura dei vani del conferitore, motore acceso del macchinario e si concentrano in modo particolare nelle prime ore del mattino (dalle 03:30 alle 5:00) per tutti i giorni della settimana.
Si fa presente che in data 20/07/2026 sono già state effettuate delle segnalazioni via PEC agli indirizzi [email protected] e [email protected] e nei giorni successivi sono state effettuate diverse segnalazioni telefoniche, senza tuttavia risolvere la problematica. Io sono rientrato a Roma perché terminate le ferie di luglio e mia moglie è stata costretta, suo malgrado, a fare anch'essa ritorno perché la situazione era diventata davvero insopportabile. Il prossimo 7 agosto faremo ritorno a Roseto ma familiari presenti tuttora a Roseto ci hanno confermato che la situazione non è cambiata. Stavo pensando di presentare un esposto, che invio in allegato, per smuovere un po' la situazione ma vi chiedo la cortesia di darmi un parere su cosa sia meglio fare.
Grazie per la vostra disponibilità.
Martino, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Martino,
La situazione che descrive — rumori prodotti da operazioni di raccolta rifiuti nelle ore notturne e nelle prime ore del mattino — riguarda un profilo che coinvolge sia la normativa acustica che il diritto civile relativo alle immissioni intollerabili.

Sul piano civile, il codice civile tutela il proprietario (o chi ha il godimento di un immobile) dalle immissioni di rumore che superano la normale tollerabilità, tenuto conto delle condizioni del luogo. Se i fatti sono come lei descrive, e le operazioni avvengono sistematicamente tra le 3:30 e le 5:00 del mattino ogni giorno, si tratta di un caso che appare suscettibile di tutela giudiziale: può agire davanti al Tribunale per ottenere la cessazione delle immissioni e il risarcimento del danno. Le consigliamo però di documentare tutto nel modo più rigoroso possibile prima di procedere: registrazioni audio/video con data e ora visibile, misurazioni fonometriche se possibile (anche tramite app certificate), diario con data/orario/descrizione di ogni episodio, testimonianze di altri residenti.

Sul piano amministrativo, la segnalazione via PEC al Comune è corretta come primo passo, ma se non ha avuto risposta entro 30 giorni può presentare un esposto all'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Calabria), che ha competenza sui controlli acustici e può disporre rilievi fonometrici ufficiali. Un esposto all'ASL competente per territorio può essere un ulteriore canale. Questi controlli ufficiali producono documentazione utilizzabile anche in sede giudiziale.

Le consigliamo inoltre di verificare se nel Comune sia vigente un regolamento acustico comunale o un'ordinanza sindacale che disciplini gli orari di raccolta rifiuti: se le operazioni avvengono in violazione di tali orari, il Comune ha un obbligo di intervento ancor più diretto.

Sull'esposto che ha preparato, senza averlo letto non possiamo entrare nel merito, ma come struttura generale suggeriamo di indicare: dati dell'immobile, descrizione cronologica degli episodi, documentazione già raccolta, le PEC già inviate e l'assenza di risposta utile, e di richiedere espressamente un sopralluogo fonometrico e l'adozione di provvedimenti urgenti.

Per approfondire: la nostra guida su risarcimento del danno: come provarlo e quantificarlo la nostra guida su inquinamento acustico e rumori molesti
5 AGOSTO 2026

Multa per eccesso di velocità a Firenze: ricorso ancora valido?

· di Redazione
Ho preso una multa per eccesso di velocità in viale Etruria uscita città, ho visto sul vostro sito la contestazione, è ancora valida?
Michele, dalla provincia di FI

Risposta:
Gentile Michele,
in linea teorica, visto che non ci dice a cosa faccia riferimento, è ancora tutto valido. Il motivo della mancata omologazione, che è base per il ricorso, è venuto meno solo di qualche settimana fa, e crediamo che la multa sia come minimo di circa tre mesi fa.
Qui il nostro modulo per fare ricorso al giudice di pace contro le multe
5 AGOSTO 2026

Tivùsat: decoder inutilizzabili e smart card non sostituibili, i diritti dei consumatori

· di Redazione
Spett.le Associazione dei Consumatori,

il sottoscritto desidera sottoporre alla Vostra attenzione alcune possibili criticità riguardanti il servizio Tivùsat, affinché possano essere valutati gli eventuali profili di interesse sotto il profilo della tutela dei consumatori, della concorrenza, della sostenibilità ambientale e dell'economia circolare.

In particolare, la progressiva dismissione del sistema di accesso condizionato Nagravision Tiger avrebbe comportato l'inutilizzabilità di numerosi decoder ancora perfettamente funzionanti, con la conseguente necessità, per molti utenti, di acquistare nuovi dispositivi. Si chiede di valutare se fossero tecnicamente ed economicamente praticabili soluzioni alternative, quali aggiornamenti software o altre misure idonee a prolungare la vita utile degli apparati e a ridurre la produzione di rifiuti elettronici.

Si segnala inoltre che, in caso di smarrimento, furto o guasto della smart card, non risulterebbe generalmente possibile ottenerne la sostituzione, con la conseguenza che l'utente sarebbe costretto ad acquistare un nuovo decoder certificato per continuare a fruire del servizio. Si chiede di verificare la proporzionalità di tale scelta e la sua incidenza sulla libertà di scelta dei consumatori.

Si evidenzia altresì che alcuni manuali d'uso riportano la possibilità di effettuare aggiornamenti del firmware tramite porta USB; tuttavia, i relativi file di aggiornamento non risulterebbero disponibili agli utenti, rendendo di fatto tale funzionalità inutilizzabile. Anche sotto tale profilo si chiede di valutare la coerenza della situazione con i principi di trasparenza, riparabilità e prolungamento della vita utile dei prodotti.

Si chiede, infine, di valutare gli eventuali effetti complessivi di tali politiche sulla tutela dei consumatori, sulla concorrenza, sulla libertà di scelta degli utenti e sull'ambiente, anche alla luce del ruolo svolto nell'ambito di Tivù S.r.l., nonché della coerenza delle stesse con i principi di tutela dei consumatori, economia circolare e diritto alla riparazione.

La presente costituisce una segnalazione finalizzata a richiedere un approfondimento della vicenda e non intende attribuire responsabilità accertate a soggetti determinati.

Resto a disposizione per fornire eventuale documentazione e ulteriori elementi utili.

Distinti saluti.
Fabio, dalla provincia di MI

Risposta:
Gentile Fabio,
La segnalazione che ci sottopone tocca più profili distinti, che è opportuno inquadrare separatamente per capire dove esistono tutele concrete per il singolo consumatore e dove invece la questione resta su un piano di policy più generale.

Sul piano della tutela individuale, il profilo più rilevante riguarda la garanzia legale di conformità: se un decoder è stato acquistato da meno di due anni e la dismissione del sistema di accesso condizionato lo rende inutilizzabile, il consumatore ha diritto a rivolgersi al venditore per ottenere riparazione, sostituzione o rimborso. Il venditore è il soggetto obbligato, non il produttore né il gestore del servizio.

Sul piano contrattuale, qualora il servizio Tivùsat sia erogato in forza di un contratto con condizioni specifiche (ad esempio riguardo alla sostituibilità della smart card o alla continuità del servizio), eventuali modifiche unilaterali o limitazioni non previste potrebbero essere contestate come inadempimento contrattuale o, se le clausole risultassero squilibrate a danno del consumatore, come clausole potenzialmente vessatorie ai sensi del Codice del Consumo.

Sul piano della trasparenza, se un manuale d'uso descrive una funzionalità (come l'aggiornamento via USB) che nella pratica non è accessibile, il consumatore che ha acquistato il prodotto anche in ragione di quella caratteristica potrebbe aver subito una comunicazione commerciale non veritiera, profilo su cui l'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) è competente a valutare l'eventuale ricorrenza di pratiche commerciali scorrette.

I temi più ampi che solleva — economia circolare, diritto alla riparazione, concorrenza nel mercato dei decoder — sono questioni di politica industriale e regolatoria che esulano dall'assistenza individuale che ADUC offre, ma le segnaliamo che il diritto alla riparazione è oggetto di una direttiva europea recentemente approvata, il cui recepimento in Italia è in corso.

Se ritiene di aver subito un danno concreto come consumatore, le consigliamo di inviare un reclamo scritto al venditore del decoder o al gestore del servizio, conservando tutta la documentazione. Per la redazione, può utilizzare il nostro generatore di moduli di reclamo.

Per approfondire: la nostra guida sulla garanzia legale dei prodotti e la nostra scheda sulle clausole vessatorie.
5 AGOSTO 2026

Trasferimento rapporti bancari ignorato: come procedere con reclamo e ABF

· di Redazione
Egregi,

Il 14 luglio u.s. scrivevo alla mia filiale di appartenenza della Banca Intesasanpaolo sita in Piazza Annibaliano a Roma chiedendo il trasferimento dei rapporti presso la filiale di via Faleria a Roma (lettera allegata). Nonostante mi era stato detto che l'operazione è semplice e veloce, ho comunque dato un termine ultimo di 15 giorni per il trasferimento.

La filiale non ha mai risposto alla mia richiesta e ad oggi i rapporti non sono stati trasferiti.

La presente per chiederVi che strade mi consigliate di percorrere per ottenere il trasferimento e anche per informare gli organi di controllo della controversia.

RingraziandoVi anticipatamente, Vi porgo cordiali saluti.

Gabriele, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Gabriele,
La lettera inviata alla banca il 14 luglio scorso costituisce già un primo elemento documentale utile. Tuttavia, per attivare formalmente i meccanismi di tutela previsti, le consigliamo di presentare un reclamo scritto ufficiale alla banca, che è il passaggio obbligatorio prima di qualsiasi altra azione.

Il reclamo deve essere indirizzato all'Ufficio Reclami della banca (non alla singola filiale), deve descrivere i fatti — la richiesta di trasferimento, il termine indicato, il mancato riscontro — e deve chiedere esplicitamente sia il trasferimento del rapporto sia una risposta scritta. La banca è tenuta a rispondere entro 30 giorni dalla ricezione del reclamo. Può inviarlo tramite raccomandata A/R, PEC o tramite i canali ufficiali indicati nel contratto di conto corrente.

Qualora la banca non risponda entro i 30 giorni o risponda in modo insoddisfacente, avrà due strade alternative: ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF), che è un sistema di risoluzione stragiudiziale gratuito per i consumatori competente sulle controversie con banche e intermediari finanziari, oppure rivolgersi al Giudice di Pace per le controversie di valore fino a 5.000 euro (o al Tribunale per importi superiori). L'ABF non ha costi e non richiede un avvocato: si attiva online tramite il portale dell'ABF.

Per quanto riguarda la richiesta di informare gli organi di controllo: qualora la banca persista nel diniego o nell'inerzia, può segnalare la condotta anche alla Banca d'Italia (che vigila sulle banche in materia di trasparenza e correttezza). La segnalazione alla Banca d'Italia non è uno strumento per ottenere un risarcimento diretto, ma serve a far emergere eventuali condotte scorrette sistematiche.

Per predisporre il reclamo formale, può utilizzare il nostro generatore di moduli per reclami bancari.

Per approfondire: la nostra guida sull'Arbitro Bancario Finanziario e la nostra guida sul Giudice di Pace.
5 AGOSTO 2026

Manutenzione plantari non erogata: inadempimento contrattuale e rimedi

· di Redazione
Egregi,

Il 17.10.25 ho acquistato due plantari (su misura) presso la ditta Fantauzzi di Roma. Il prezzo di acquisto comprendeva un servizio post-vendita di controllo e manutenzione programmata a 15 giorni e sei mesi. Mi è stato rilasciato un contratto relativo a questa manutenzione, che allego.

Quando ho contattato la ditta prima della scadenza semestrale, sono stato inizialmente messo in attesa per alcune settimane con delle scuse, e successivamente informato che la ditta non effettuava più la manutenzione programmata per la quale avevo pagato.

Il 25.5.26 ho inviato una PEC di diffida e messa in mora, chiedendo l'erogazione del servizio, senza ricevere risposta.

La presente per richiedere il Vostro parere e se pensate che iscrivere una causa a ruolo presso il Giudice di Pace sia una strada percorribile o se esistano altre strade.

Ringraziando anticipatamente, porgo cordiali saluti.

Gabriele, dalla provincia di RM

Risposta:
Gentile Gabriele,
La situazione che lei descrive configura, se i fatti sono andati come riferisce, un inadempimento contrattuale da parte del venditore: il servizio post-vendita di controllo e manutenzione era parte integrante del contratto e del corrispettivo pagato, e la sua mancata erogazione per ragioni organizzative interne al venditore non costituisce una causa di esonero dalla responsabilità.

La diffida inviata a mezzo PEC il 25 maggio 2026 è uno strumento corretto e ben impostato: fissa formalmente la mora e dà prova certa della ricezione e della decorrenza dei termini. Se nel frattempo non ha ricevuto alcuna risposta né è stata offerta un'alternativa concreta (ad esempio l'erogazione del servizio presso un'altra sede), le opzioni percorribili sono le seguenti.

Prima di adire il giudice, le consigliamo di valutare la mediazione civile obbligatoria: per le controversie in materia di contratti tra consumatori e professionisti, la mediazione è condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria. Può presentare istanza presso un organismo di mediazione accreditato (se ne trovano diversi a Roma). La durata massima è di 3 mesi. Se la controparte non aderisce o la mediazione si chiude senza accordo, lei è libero di procedere in giudizio.

Quanto al Giudice di Pace: è una strada percorribile se il valore della controversia non supera 5.000 euro. Il Giudice di Pace di Roma è competente territorialmente. Potrà chiedere sia il rimborso della quota di corrispettivo riferibile al servizio non erogato, sia il risarcimento degli eventuali danni documentabili (ad esempio spese per rivolgersi ad altro specialista per la manutenzione del plantare). Per danni alla salute la valutazione è più complessa e richiederebbe l'assistenza di un avvocato.

Le suggeriamo di raccogliere e conservare: il contratto originale con la descrizione del servizio, le ricevute di pagamento, qualsiasi documentazione delle telefonate o dei contatti intercorsi, e la PEC di diffida con la relativa ricevuta di consegna.

Per impostare una lettera formale di sollecito o supporto alla procedura, può utilizzare il nostro generatore di moduli.

Per approfondire: la nostra scheda sui contratti dei consumatori e le nuove regole di vendita e la nostra guida sulla mediazione civile obbligatoria.

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