Mercoledì 10 giugno 2026
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20mila firme per commissione d'inchiesta su campi libici di detenzione migranti

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Una commissione di inchiesta per indagare sul trattamento riservato nei centri libici agli immigrati respinti dall'Italia. Per chiederla una delegazione composta dagli autori del documentario-denuncia "Come un uomo sulla terra" ha presentato oggi alla rappresentanza in Italia del Parlamento europeo e dell'Alto commissario per rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr) circa 20mila firme, raccolte negli ultimi mesi. "Abbiamo consegnato queste firme - spiega Andrea Segre, uno degli autori del film - insieme a una copia del documentario, di cui stiamo organizzando una proiezione con alcuni parlamentari europei.
L'obiettivo è ottenere una commissione di inchiesta che indaghi sulla situazione dei centri libici destinati agli immigrati, e possibilmente una missione sul campo per verificare la situazione da vicino".
Il film, che ha trovato poco spazio nelle sale cinematografiche, ma ha vinto il premio come miglior documentario al Salina DocFest 2009 e anche all'Arcipelago Film Festival di Roma, denuncia le condizioni nei centri libici destinati agli immigrati. "Con i respingimenti gli sbarchi sono diminuiti - spiega Segre - da 19.000 a 1.900. Detto cosí sembra un successo, ma bisogna capire che quegli oltre 17mila che mancano all'appello non sono scomparsi, ma sono finiti in questo circuito dei centri libici.
Abbiamo raccolto - aggiunge - almeno 50 testimonianze di persone che sono state dentro questi centri di detenzione, dieci delle quali figurano nel film. Una volta sbarcati sulla costa libica, le persone vengono stipate in un container, anche 120 insieme, per raggiungere i centri, con un viaggio che richiede spesso anche 48 ore. Sono centri sovraffollati, dove 50-60 persone vengono stipate dentro una stanza di 12-13 metri quadri. I testimoni ci hanno raccontato di vari episodi di violenza sessuale, sia su uomini che su donne, da parte delle guardie. Non c'è alcun tipo di percorso legale e spesso non viene fatta neanche l'identificazione della persona. E non sono rari i casi in cui i detenuti sono venduti dalle stesse guardie ai trafficanti di schiavi".
E una volta entrati, da questi centri è piuttosto difficile uscire. "Puó capitare - sottolinea il regista - di rimanere chiusi in un centro di questo tipo anche per due-tre anni".
Capita soprattutto ad eritrei e somali. Molti infatti vengono rimpatriati nei paesi di origine grazie ad accordi diretti tra la Libia e questi paesi. In alcuni casi, come quello dell'Eritrea e della Somalia, questi accordi non ci sono.
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