Sabato 6 giugno 2026
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E' MORTO PIERGIORGIO WELBY

U.E. - ITALIA
Notizia ·
'Siamo fieri di aver potuto realizzare in modo ineccepibile un percorso che sembrava impossibile. Da un lato Piergiorgio apparentemente non voleva sentire ragioni: 'si deve fare questo'. Dall'altro lato, cercava di percorrere le vie della legalita' formale nel nostro Paese'.Cosi' Marco Pannella, nella conferenza stampa indetta dall'Associazione 'Luca Coscioni' ha commentato la morte di Piergiorgio Welby, avvenuta ieri sera alle 23,40 a causa di un arresto cardiorespiratorio subentrato parallamente in seguito alla sospensione della ventilazione artificiale e alla sedazione, un coktail farmacologico. Welby e'morto 'dieci mesi dopo Luca Coscioni', ha detto Pannella dando l'annuncio questa mattina alle 7,30 dai microfoni di Radio Radicale. Alla domanda 'perche' ora', nella conferenza stampa con i giornalisti cui ha partecipato anche il medico anestesista e rianimatore all'ospedale di Cremona Mario Riccio, che ha praticato l'anestesia, e' stato risposto: 'Welby ha deciso che fosse arrivata l'ora. Sono stati 88 giorni di confronto difficile ma risolto in una decisione comune a servizio della sua scelta e di quella della sua famiglia. Ma la scelta e' stata sua'. Dal punto di vista penale, e' stato aggiunto da Riccio, 'non vi sono rischi se non come nel 'Processo' di Kafka. In termini giuridici ci auguriamo ora che non succeda nulla. Era doveroso interrompere questa violenza contro il corpo di Welby. Non era una scelta regolata dai tempi della politica o della magistratura'.

Welby, e' stato detto ancora in conferenza stampa, 'non ha lasciato un ultimo messaggio. Le sue ultime parole sono state quelle che ha lasciato a ciascuno di noi, a Mina e Carla. Saranno loro a scegliere quando e se renderle note'. Con Welby, al momento dell'addio, c'erano la sua famiglia, in primis la moglie Mina e la sorella Carla, e alcuni amici 'passati a salutarlo a casa'.

Si chiudono cosi' 88 giorni di sofferenza, durante i quali Piergiorgio Welby aveva detto: 'Devo concentrarmi sulla mia morte, e' la prima volta che muoio'. E' 'uno degli ultimi quadri che ha dipinto', e' stato detto durante l'affollata conferenza a Montecitorio.

Sempre Pannella ha fatto sapere: 'Fino all'ultimo momento, quando mi ha abbracciato, ha detto: 'Vecchio bestione'. Era il momento del saluto. Per me questa persona e' un confronto'.

Percio', ha proseguito Pannella, 'contro il feticismo, abbiamo realizzato questo percorso per tutti coloro che sono costretti a vivere come una vergogna il conquistare la morte naturale senza accanimenti contro la naturalita' del vivere possibile, che va tutelato'.

'Invito a leggere  i saggi di De Martino, degli anni '50, sulla differenza tra superstizione e religiosita'.Non c'e' una famiglia del nostro Paese -ha incalzato il leader radicale- che abbia vissuto eventi luttuosi, che non dica al dottore: 'Facciamolo soffrire il meno possibile' o che non chiede 'se ha sofferto troppo' o non rimarchi: 'se proprio non c'e' nulla da fare, fatelo soffrire il meno possibile'. Non c'e' famiglia italiana, di assassini, politici o boia come noi che non abbia nel proprio vissuto questa implorazione'. Poi la conclusione del leader radicale: 'C'e un politico nei confronti del quale nelle ultime 48 ore Piergiorgio ha espresso fiducia: Ignazio Marino', esponente dei Ds, presidente della Commissione Sanita' del Senato.

Domani sara' convocata una seconda conferenza stampa, forse alla sede della stampa estera o alla sede dei Radicali in via di Torre Argentina 76, intorno alle ore 11.

CAPPATO E RICCIO INTERROGATI DALLA DIGOS La Digos ha interrogato Marco Cappato, presidente dell'Associazione Luca Coscioni e Mario Riccio, il medico anestesista che ha sedato e contestualmente proceduto al distacco dal ventilatore polmonare Piergiorgio Welby. I due sono stati sentiti come persone informate dei fatti, subito dopo la conferenza stampa convocata alla Camera dei Deputati per spiegare il decesso di Welby.
"È stato un confronto sereno -ha detto Cappato- io e Mario Riccio siamo stati sentiti separatamente, come persone informate sui fatti". Quanto alle conseguenze della scelta di "staccare la spina" al malato di distrofia muscolare, Cappato spiega: "Tutti noi cittadini rischiamo l'ergastolo ogni giorno se un potere folle volesse perseguirci andando contro le leggi. Riccio è consapevole di aver fatto solo il proprio dovere di medico".


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COMMENTI

'Esprimo le piu' sentite condoglianze, mie personali e di tutta Azione Sociale, alla Famiglia Welby e alla 'Associazione Luca Coscioni' per la scomparsa di Piergiorgio Welby. E' stata fatta la volonta' di Dio'. E' quanto ha scritto in un telegramma Alessandra Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale ed europarlamentare di Alternativa Sociale.

'La morte di Welby, oltre a suscitare in tutti commozione e profondo cordoglio, probabilmente chiude una vicenda dolorosa anche per le strumentalizzazioni che la hanno accompagnata. L'accanimento terapeutico va bandito e il codice deontologico dei medici in proposito fa delle affermazioni ben precise che sono di per se' sufficienti, senza dover per forza dar luogo a leggi che aprano spiragli all'eutanasia'. Lo afferma Maurizio Gasparri dell'esecutivo di Alleanza Nazionale. 'Nel momento del dolore -aggiunge Gasparri- non si puo' pero' tacere su un uso strumentale di questa vicenda, sulla quale dovrebbero riflettere quanti si precipitano su casi eclatanti per farne una bandiera al di la' dei diritti e delle sofferenze delle singole persone'.

'Arrestare i 'colpevoli di questo omicidio'. E' quanto afferma il capogruppo dell'Udc alla Camera Luca Volonte' dopo la morte di Piergiorgio Welby.

'Di fronte alla morte per i cristiani c'e' solo la preghiera e la speranza di eternita'. Oggi la mia preghiera va a Giorgio Welby, di cui ho avuto grande rispetto riaffermando, pero', che nessuno puo' decidere di porre fine a una vita data da Dio per chi crede in Dio, e dalla natura per chi non e' credente'.?Lo dichiara il segretario della Democrazia Cristiana, senatore Gianfranco Rotondi. 'L'eutanasia -aggiunge- e' di certo una questione che scuote le coscienze, ed e' una questione di diritto positivo, non religiosa: l'ora della morte non e' nella disponibilita' dell'individuo, secondo la tradizione occidentale. La nostra morale ci impone che la vita va difesa, tutelata e vissuta anche nelle situazioni piu' estreme, come ci ha insegnato con il suo 'calvario' Papa Giovanni Paolo II. Piuttosto la politica pensi ad organizzare al meglio l'assistenza sanitaria e a non farla pesare solo sulle famiglie, ed eviti di fare ideologizzare temi come questi e a non farne delle crociate'.

'Con la morte di Welby non si chiuda la riflessione politica su questo delicatissimo argomento. C'e' la necessita' di intervenire sul tema legislativamente, come peraltro suggerito dal Presidente della Repubblica. Davanti alle atroci sofferenze dei malati affetti da patologie irreversibili non si puo' far finta di niente'. E' quanto afferma Pino Sgobio, Capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera dei Deputati.


'Nell'apprendere con grande commozione la notizia della scomparsa di Piergiorgio Welby, desidero far pervenire a voi tutti, in un momento di cosi' grande sofferenza, i sentimenti del cordoglio piu' profondo e della piu' intensa solidarieta' mia personale e di tutta la Camera dei deputati'. E' il messaggio di cordoglio che il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha inviato alla famiglie di Piergiorgio Welby. 

 Il presidente del consiglio Romano Prodi ha rilasciato una dichiarazione sul caso Welby a Rai News 24, ascoltabile sul sito di Radio Radicale. 'Credo - ha detto Prodi - che tutta l'attenzione oggi sia sulla persona e sui suoi familiari. E' morto dopo un lungo periodo di sofferenza. Siamo vicini alla moglie ai suoi cari. Poi, dal punto di vista politico, e' chiaro che il dibattito cominciato proseguira' ed e' chiaro che il Paese, un governo, non puo' non tener conto del grande valore della vita umana e quindi riflettere profondamente su questo caso. Non come caso singolo, ma come discorso generale'. 'Sono convinto - ha poi detto Prodi - che la legislazione possa arrivare fino a un certo punto. In questi casi c'e' sempre il dramma delle scelte che dovra' fare l'ammalato quando puo' farlo, o che possono fare i suoi familiari, i medici, sempre nel rispetto assoluto della priorita' della vita, il grande valore che dobbiamo cercare di custodire con ogni mezzo'.

 'Piergiorgio Welby non e' morto. E' stato ammazzato. Coloro che gli hanno staccato la spina, annunciandolo in conferenza stampa, hanno soppresso una vita, hanno commesso un reato, un assassinio, un delitto che grida vendetta al cospetto di Dio. E lo hanno fatto per mera propaganda, per inseguire il loro mortifero obiettivo ideologico. Loro, che sono contrari alla pena di morte, si sono arrogati il potere di condannare a morte un innocente'. Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito, a proposito dell'uccisione di Piergiorgio Welby. 'La magistratura -continua Pedrizzi- non puo' che incriminare i responsabili di questo cinico e disumano crimine per violazione degli articoli 579 e 580 del codice penale. In questo campo, infatti, non c'e' alcun vuoto normativo: la legislazione e' chiara, precisa e inequivocabile. L'articolo 579 del codice penale ('Omicidio del consenziente') recita: 'Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, e' punito con la reclusione da sei a quindici anni'. E l'articolo 580 del codice penale ('Istigazione o aiuto al suicidio') aggiunge: 'Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, e' punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni'. 'Se il suicidio non avviene, e' punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima'. La magistratura -conclude Pedrizzi- faccia il proprio dovere'.

 'Con dolore esprimo le mie piu' profonde condoglianze ai parenti e agli amici di Piergiorgio Welby spentosi questa mattina'. Lo afferma il Vice Presidente del Senato, Gavino Angius, apprendendo la notizia della scomparsa di Piergiorgio Welby, avvenuta questa mattina a Roma. 'Il vuoto legislativo presente nel nostro Paese in materia di testamento biologico-osserva Angius- nonostante le sollecitazioni pervenute dal Presidente della Repubblica, Napolitano, hanno reso gli ultimi giorni di Piergiogio di una sofferenza drammatica e disumana. La sua volonta' di spegnersi, negata dalle autorita' competenti, resta il simbolo di un drammatico ritardo del nostro paese su queste questioni e di forme di pregiudizio inaccettabili in una nazione civile e moderna quando limitano la liberta' di scelta dell'individuo sulla sua stessa vita. La politica ha l'obbligo di decidere se vuole restare ancorata ai problemi reali dei cittadini in modo da dare loro effettiva rappresentanza'. 'Mi auguro che la lotta di questo uomo coraggioso non resti una storia a se' ma possa sollecitare una pronta risposta del Parlamento su questo tema. Rinnovando il mio cordoglio per la scomparsa di Piergiorgio Welby - conclude Angius - mi stringo attorno ai suoi familiari in questo momento di lutto e di grande dolore'.

'La morte di Welby per eutanasia pone un sigillo drammatico alla tragedia di una vita dolorosissima. E' certo un caso di eutanasia che, pero', non credo avra' un seguito penale'. Lo dice il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, commentando la morte di Piergiorgio Welby. Per il senatore a vita, dopo aver espresso in sede civile la possibilita' di rifiutare le cure, sarebbe ora 'comportamento di incoerenza e contraddittorieta' grave' se la Procura di Roma 'procedesse contro il medico che ha staccato la spina'. Quindi, sottolinea Cossiga, 'con la necessaria non promozione dell'azione penale, la magistratura avra' con cosi' larga maggioranza, introdotto nell'ordinamento italiano l'istituto dell'eutanasia, non servira' che i fautori dei 'nuovi diritti' presentino una apposito disegno di legge'. 'Sarebbe certo un comportamento di incoerenza e di contradditorieta' grave -spiega Cossiga- se la Procura della Repubblica di Roma procedesse contro il medico che ha staccato la spina su richiesta del malato che da tempo aveva chiesto la 'morte dolce'. Un pubblico ministero infatti aveva in sede civile espresso parere favorevole acche' il giudice autorizzasse il medico a praticare l'eutanasia e poi, quando il giudice respinse il ricorso di Welby, anche se con una ordinanza o pilatesca o frutto di colossale ignoranza sul rapporto tra legge e diritto soggettivo nel nostro ordinamento, interpose appello'. 
'Il pm -continua Cossiga- e' un organo unitario e indivisibile, e lo e' ancora piu' ora che e' entrato in vigore, senza che la controriforma Mastella ne abbia sospeso l'applicazione, il decreto legislativo che attribuisce in via primaria al capo dell'ufficio la promozione e l'esercizio dell'azione penale. Non sarebbe possibile che la Procura della Repubblica di Roma, dopo aver sposato in sede civile la tesi essere diritto del malato rinunciare ad una terapia anche a costo di andare incontro a morte certa ed essere diritto o forse anche dovere del medico accogliere questa rinuncia e quindi 'staccare la spina' -sottolinea l'ex capo dello Stato- sostenesse ora che l'evento auspicato si e' drammaticamente verificato, diversa e opposta tesi sostenesse in sede penale'.
'Va bene che ormai si e' affermata la giurisprudenza integrativa ed anche sostitutiva della legge, ma questo sarebbe troppo. E lo dice chi accetta l'insegnamento della Chiesa cui appartiene, costituire l'eutanasia puramente e semplicemente un omicidio almeno materiale. Ma ora, quando con la necessaria non promozione dell'azione penale, la magistratura avra' con cosi' larga maggioranza, introdotto nell'ordinamento italiano l'istituto dell'eutanasia -avverte Cossiga- non servira' che i fautori dei 'nuovi diritti' presentino una apposito disegno di legge'.

'E' un caso di tortura'. Cosi' Giuseppe Rippa, direttore di 'Quaderni radicali', commenta l'epilogo del caso Welby. 'La vicenda -spiega Rippa- e' stata fonte di equivoci: apre il dibattito sull'eutanasia, ma non riguarda l'eutanasia. Piergiorgio veniva esposto a una vera e propria forma di tortura quando si sapeva che non erano possibili sbocchi'. A giudizio di Rippa, dunque, 'l'accanimento terapeutico era il fatto che Welby non aveva speranze. Lo hanno torturato fino alla fine per soddisfare la loro presunta scientificita'. Chiedo: Ma Cuccurullo che sbocchi poteva offrire a quest'uomo in croce? L'eutanasia e' un'altra storia'.

'Il distacco della ventilazione a Welby, seguita dalla morte, e' da considerare come una uccisione deliberata a dimostrazione di un totale disprezzo per la vita e la dignita' di qualsiasi persona. Se il medico anestesista e' stato veramente l'autore materiale di questo vero atto eutanasico oltre che essere un medico privo totalmente di un barlume di etica professionale, ha mostrato una assoluta mancanza di rispetto verso il giuramento di Ippocrate, verso il codice deontologico del medico e verso la legislazione vigente. Proprio per questo quindi va sottoposto a procedimento da parte degli organi competenti, sia professionali che giuridici'. E' quanto afferma il responsabile del dipartimento Sanita' di Forza Italia, Domenico Di Virgilio, commentando la morte di Piergiorgio Welby. 'Inoltre -continua il parlamentare azzurro, in una nota sottoscritta anche da Giacomo Baiamonte, Mariella Bocciardo, Fiorella Ceccacci, Elisabetta Gardini, Salvatore Mazzaracchio, Giuseppe Palombo e da Gabriella Carlucci- se questo medico ritiene di avere ancora una coscienza e un rispetto per la sua stessa etica professionale sentira' per tutta la vita il rimorso per questa azione'. 'Il grave atto messo in pratica, proprio poche ore dopo che il Css aveva stabilito che non si trattava di accanimento terapeutico -sottolinea ancora Di Virgilio- dimostra chiaramente il disprezzo per ogni tipo di normativa da parte dei fomentatori di questo atto, nonche' una totale assenza di sensibilita' trasformando in una sceneggiata mediatica un momento drammatico della vita di un individuo'.

 'La prima spontanea riflessione e': lasciatelo riposare in pace. Nei confronti di Piergiorgio Welby e' forte, soprattutto in questo momento, un sincero sentimento di umana pieta''. Lo ha dichiarato il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. 'Purtroppo-aggiunge Fini- la sua commovente e tragica vicenda e' stata sin troppo strumentalizzata per meschine ragioni politiche da chi ha dimostrato di non avere alcuna remora di tipo morale. Si e' giunti alla bassezza di rivendicare come meritorio un atto che ha posto fine a una vita piu' che a una sofferenza. Chi lo ha fatto non potra' non rispondere alla giustizia'.

'Siamo fortemente addolorati per la morte di Piergiorgio Welby, non solo per le gravi sofferenze che ha dovuto sopportare a causa della malattia, ma anche perche' pensiamo che sia terribile morire convinti che la propria vita e' indegna di essere vissuta. Allo stesso tempo, pero', deploriamo che Welby sia divenuto il simbolo di una battaglia per la morte invece che di una battaglia per la migliore assistenza dei malati in gravi condizioni'. Lo sostiene in una nota Scienza e Vita. L'impegno di Welby, secondo l'Associazione, 'ha dimostrato proprio il contrario di quello che i radicali volevano sostenere: la sua vita aveva un senso, profondo e importante. Anche persone malate come lui, infatti, possono intervenire nella societa', contribuire alla riflessione collettiva e soprattutto ricordarci che anche la sofferenza ha diritto di parola in un mondo sempre piu' orientato ad escludere quelli che non sono giovani, sani e benestanti. Welby, con la sua testimonianza, ci ha insegnato molto: non la necessita' dell'eutanasia, ma la necessita' di una buona assistenza e di un ruolo sociale per i malati, che possono e devono essere riconosciuti come protagonisti della nostra societa' e della nostra cultura. Grazie a Welby, speriamo che il nostro sistema sanitario migliori, che non ci sia piu' nessun malato che si senta escluso e inutile, che chieda la morte. Che non ci sia piu' nessuno a pronunciare le parole di tristissima memoria 'vita indegna di essere vissuta''.

'Dopo mesi di polemiche ora e' il momento per il silenzio, per la riflessione e soprattutto per pregare per l'anima di Welby'. E' il commento dei Laici di Don Orione (M.L.O). in merito alla notizia della morte naturale di Pier Giorgio Welby. 'Vorremo - continua la nota - che si attribuisca alla vita umana piu' valore e soprattutto che si eviti di speculare, soprattutto sui media, sulla sofferenza altrui'.

 'Mi ha stupito, addolorato, indignato il fatto che alla conferenza stampa di poche ore fa ci fosse anche un ministro del nostro governo. Il fatto che il ministro Emma Bonino, in quanto rappresentante radicale ma comunque con una doppia presenza, abbia legittimato una cosa che e' contro la legge, mi fa chiedere assieme ad altri colleghi le sue dimissioni'. Lo afferma a Radio Radicale la senatrice della Margherita Paola Binetti, stigmatizzando le posizioni del ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino sul caso Welby.

 'Nel giorno della sua morte bisogna rendere atto a Piergiorgio Welby della straordinaria determinazione e generosita' con cui ha condotto una battaglia politica difficile, in una condizione personale drammatica.Welby ha scelto di esercitare un diritto che la Costituzione gli riconosce e, da dirigente e militante politico quale era e quale andra' ricordato, ha voluto anche negli ultimi scampoli della sua esistenza affermare che le questioni di diritto e di liberta' sono le questioni politiche per eccellenza'. Lo ha dichiarato Benedetto Della Vedova,presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia. 'Fin dall'inizio -ha proseguito Della Vedova-abbiamo ricordato che la liberta' del malato (quando questi sia vigile e consapevole) e la sua possibilita' di scelta di fronte alle cure e ai trattamenti sanitari che gli vengono prospettati e' l'unico possibile fondamento di relazioni terapeutiche ragionevoli e rispettose della dignita' dell'individuo. A maggiore ragione -ha concluso- lo vogliamo sottolineare nel giorno in cui Welby ha fatto liberamente la sua scelta, chiedendo e ottenendo l'assistenza di un medico che, in scienza e coscienza e nel rispetto dei suoi doveri deontologici, ha cosi' ritenuto di adempiere alla volonta' del paziente'.

'Chiedere le dimissioni di Emma Bonino dal governo significa chiedere le dimissioni del governo. Il governo Prodi, infatti, non potrebbe esistere senza Emma'. Lo dice il senatore della Margherita, Natale D'Amico, replicando alle affermazioni di Paola Binetti contro Emma Bonino per la sua campagna sul caso Welby. Intervistato da Radio radicale, D'Amico ricorda che 'la Rosa Nel pugno e i Radicali fanno parte di una coalizione di governo che si e' presentata assieme agli italiani: quindi chiedere le dimissioni di Emma Bonino dal governo significa chiedere la crisi del governo di centrosinistra. La collega Binetti chiede questo? Spero -auspica il senatore Dl- che la saggezza prevalga'.

 Solo un intervento legislativo del Parlamento 'avrebbe potuto dettare delle regole universali' applicabili anche al caso Welby. Lo afferma il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi. 'Non credo che in un Paese civile -spiega Bondi - questioni cosi' delicate si possano risolvere in questo modo. Sono molto impressionato sia per la morte di Welby sia per le modalita' in cui e' avvenuta. Un cosi' drammatico caso umano avrebbe richiesto serieta' e pieta' umana. Invece la sorte di Welby e' stata fin dal principio enfatizzata mediaticamente e poi utilizzata politicamente. Tutto cio' e' avvenuto dopo che era stato richiesta una decisione della magistratura e delle autorita' sanitarie (che hanno fornito un parere contrario all'interruzione della vita di Welby) e poi si era giustamente invocato un intervento legislativo del Parlamento che solo avrebbe potuto dettare delle regole universali'.

 La Consulta di Bioetica, appreso della morte di Piergiorgio Welby, 'esprime la propria solidarieta' alla famiglia e a tutti coloro che gli sono stati vicini e lo hanno aiutato a uscire dallo stato di tortura in cui e' stato posto da una situazione senza cuore e poco rispettosa della ferma volonta' personale'. E' quanto si legge in un comunicato nel quale la Consulta di Bioetica di dice anche ' vicina al socio Mario Riccio che si e' recato al capezzale di Welby e lo ringrazia per la sensibilita' mostrata'. 'E' inoltre raccapricciante e inaccettabile -si legge nel comunicato- il parere del Consiglio Superiore di Sanita' che ieri ha ritenuto non fosse accanimento terapeutico quello operato su Welby, non essendoci imminenza di morte. Il ragionamento fatto dal CSS parte da una definizione inadeguata e non considera che a decidere della proporzionalita' delle cure puo' essere solo l'interessato, ossia il paziente. Il criterio dell'imminenza della morte ci sembra -scrive la Consulta di Bioetica-del tutto inappropriato per la definizione di accanimento terapeutico: sulla scorta della definizione del CSS i cittadini corrono il rischio di rimanere in balia di una medicina disumana che opera in base a un rigurgito di vitalismo medico che pensavamo dimenticato'. Rinnovando la solidarieta' a Welby, la Consulta di Bioetica auspica che 'l'esempio fornito serva per una riflessione che aumenti la liberta' di scelta delle persone sofferenti'.

 'Si e' conclusa la dignitosa e drammatica battaglia di Piergiorgio Welby, come egli voleva. Dobbiamo tutti rendere omaggio al suo coraggio ed al suo impegno civile. Appaiono in proposito volgari e inaccettabili le dichiarazioni dell'onorevole Volonte' che ha voluto strumentalizzare, senza alcuna pieta' cristiana, una umana e dolorosa vicenda'. Lo afferma il senatore repubblicano Antonio Del Pennino.

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