Sabato 6 giugno 2026
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Aborti in Puglia. Sempre in calo

U.E. - ITALIA
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La Puglia e' la regione che dal 1982 al 2007 ha visto la riduzione piu' consistente del ricorso all'aborto rispetto alle altre regioni. E' passata infatti da un tasso di 25,5 per 1.000 donne in eta' fertile (fra 15 e 49 anni) nel 1980 e di 30,7 nel 1984 (il piu' alto registrato in Italia e piu' del doppio delle altre regioni meridionali) a uno di 11,4 nel 2006. A rilevarlo e' il rapporto Istisan 'Evoluzione dell'interruzione volontaria di gravidanza in Puglia dagli anni '80 al 2007' dell'Iss.
Secondo il rapporto, la Puglia e' anche l'unica regione meridionale che dall'inizio della legalizzazione dell'aborto ha attivato servizi per l'interruzione di gravidanza in ogni Usl (al tempo oltre 50) e col tempo sono calati anche gli aborti clandestini. La diminuzione dell'abortivita' tra il 1984 e il 1995 e' stata di oltre il 50% nel Centro e nel Nord e del 39% nel Mezzogiorno. Dal 1996 in poi al Nord c'e' stata una ripresa leggera ma continua, con livelli di abortivita' passati da 8,5 per 1000 nel 1996 a 10 per 1000 donne nel 2004. Il Centro oscilla tra il 9,8 e il 10,7 per 1000, mentre il Sud registra un continuo ma lento declino.
La Puglia ha invece un andamento piu' simile a quello delle regioni centro settentrionali. Il tasso di abortivita' cresce dal 25 per 1000 nel 1980 fino a raggiungere il suo massimo nel 1984 (30,7 per 1000); dal 1985 in poi la riduzione e' continua e superiore al resto del Paese (oltre il 60%) e determina una convergenza verso i valori nazionali. La differenza tra i tassi di abortivita' delle pugliesi e delle italiane e' passata da 10 punti per 1000 negli anni '80 a circa 2 punti nel 2006. Un risultato ottenuto, spiega il rapporto, grazie alla disponibilita' di servizi e l'impegno informativo con il contributo dell'Iss. Tuttavia i servizi di ivg in Puglia sono in calo per il costante aumento di personale obiettore e la lieve riduzione di strutture disponibili per il riassetto dei reparti di ginecologia. Resta invece alta l'attivita' privata, che nel 2006 era intorno al 50%, contro l'8,9% del resto d'Italia.
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