Domenica 7 giugno 2026
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Abortirai con dolore, il Niguarda si autoassolve dopo indagine di un giorno

U.E. - ITALIA
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"Non e' stata negata una valida assistenza alla paziente". E' l'esito dell'indagine ordinata dalla direzione generale dell'ospedale Niguarda di Milano sul caso dell'anestesista obiettore che, secondo quanto segnalato dalla Cgil, si sarebbe rifiutato di alleviare il dolore a una paziente sottoposta a interruzione terapeutica di gravidanza. 

Il direttore medico di presidio, Roberto Cosentina, incaricato di verificare l'accaduto, scrive: "la soluzione adottata dal collega anestesista ha rappresentato un ragionevole compromesso tra le necessita' cliniche della paziente (certamente tutelate), il proprio convincimento etico e il rispetto della vigente normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza".  A questa conclusione, si legge nella relazione, il medico arriva dopo aver sentito le versioni di Maurizio Bini, direttore facente funzione della Struttura di Ostetricia e ginecologia; di Sergio Vesconi, direttore del dipartimento di Emergenza urgenza e di Anestesia e rianimazione 1, e dei medici coinvolti.    

Le loro testimonianze e l'analisi della cartella clinica della paziente, spiega Cosentina nella relazione consegnata al direttore generale Pasquale Cannatelli, suggeriscono che l'anestesista, "pur invocando il diritto all'obiezione e quindi astenendosi da interventi diretti, ha visitato la paziente e ha riferito al ginecologo di guardia le proprie conclusioni cliniche. Suggerendo il ricorso a una terapia analgesica non-stupefacente (successivamente rivelatasi efficace). Il collega ginecologo, concordando sull'ipotesi terapeutica ed avendone titolo, ha prescritto la terapia e ha vigilato sulla sua esecuzione riportando il tutto in cartella clinica. Il collega anestesista ha seguito il decorso clinico anche nelle giornate successive".

Secondo l'indagine, infine, "non era clinicamente corretto procedere ad analgesia epidurale (non essendo iniziato il travaglio) e l'eventuale ricorso a farmaci stupefacenti poteva concretare una situazione, per il non noto possibile rischio lesivo nei confronti del feto, assoggettabile, a mio parere, agli ambiti di applicazione dell'obiezione di coscienza".
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