Sabato 6 giugno 2026
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Abortire e' una decisione che spetta solo alla donna. Corte Costituzionale motiva

U.E. - ITALIA
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La decisione di interrompere una gravidanza nelle modalita' previste dalla legge e' "rimessa soltanto alla responsabilita' della donna". Lo sottolinea la Corte Costituzionale nell'ordinanza n.196 depositata oggi, con la quale spiega la ragioni per cui, il 20 giugno scorso, decise di dichiarare inammissibile la questione di legittimita' sollevata dal giudice tutelare di Spoleto sulla legge 194/1978.
La Corte cita diversi precedenti giurisprudenziali a sostegno del suo verdetto.
La vicenda riguardava, nello specifico, una minorenne che aveva deciso di abortire, ma non voleva parlarne con i genitori. Il giudice, quindi, aveva sollevato dubbi sull'articolo 4 della legge 194, cuore della normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza, spiegando che, a suo parere, questa e' in contrasto con diversi articoli della Costituzione, tra cui quello sul diritto alla salute (art.32) e quello (art.2) sui diritti inviolabili dell'uomo. A sostegno della sua tesi, il giudice di Spoleto citava anche una sentenza della Corte di giustizia Ue sull'embrione umano.
La Consulta, nella sua ordinanza, ricorda che nel caso in cui la donna che sceglie di abortire non abbia ancora compiuto 18 anni e nei casi in cui i genitori o chi ne esercita la tutela non possano esprimere l'assenso, "il provvedimento del giudice tutelare risponde ad una funzione di verifica in ordine alla esistenza delle condizioni nelle quali la decisione della minore possa essere presa in piena liberta' morale". Pertanto, "non essendo il rimettente chiamato a decidere, o a codecidere, sull'an' della interruzione della gravidanza", l'articolo 4 della legge 194 "che tale interruzione consente, non viene in applicazione del giudizio a quo", sottolineano i 'giudici delle leggi', per cui il ricorso del giudice umbro e' inammissibile.
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