Aborto, al via registro degli obiettori in strutture pubbliche
In Spagna la sanità pubblica effettua solo il 2,5% degli aborti: a rilevarlo ieri è il quotidiano di centrosinistra 'El Pais', secondo cui l'inerzia, la burocrazia e l'ideologia di alcuni capireparto, giudici e politici regionali rende urgente la creazione di un registro degli obiettori di coscienza, annunciato dal governo per rendere compatibile il diritto ad abortire con quello ad obiettare. In alcune regioni, come Murcia, Navarra e Castilla-La Mancha nessun centro pubblico pratica aborti, mentre in tutto il paese ci sono stati 100.000 aborti nel 2006. Nelle cliniche private gli aborti sono praticati con frequenza, tanto da aver provocato polemiche a seguito di indagini in alcune cliniche di Madrid e Barcellona sospettate di violare la legge spagnola, che prevede l'interruzione di gravidanza solo in alcuni casi tassativi. Teoricamente infatti per la legge spagnola l'aborto non è un diritto, ma viene consentito dietro parere medico in alcuni casi. Ma che succede se la donna è in pericolo di vita? Il quotidiano madrileno riporta il caso di un'amniocentesi fallita nel grande ospedale pubblico 'Hospital de la Paz' della capitale, dopo cui la donna è stata inviata ad abortire in una clinica privata nonostante la situazione fosse molto pericolosa, e altri esempi che riguardano personale medico. Solo il 50% dei medici in Spagna sarebbero però obiettori, secondo il capo di ginecologia di un altro grande ospedale madrileno, il Severo Ochoa. Secondo questo professionista con 20 anni di esperienza, Javier Martinez Salmean, in certi casi i dottori si rifiutano di praticare aborti più per questioni emotive che per convinzioni ideologico-religiose. "Forse dovrebbero chiedersi se possono lavorare in un sistema pubblico", osserva Salmean. L'aborto inoltre è un'operazione urgente che spesso contrasta con ritmi e programmazioni settimanali in grandi centri. Ma ci sono poi altri casi, in cui il caporeparto obiettore impone le sue convinzioni ai subordinati. La legge spagnola - approvata subito dopo il ritorno della democrazia ma in seguito mai modificata - prevede la possibilità di ricorrere all'aborto in tre soli casi: stupro (entro le 12 settimane), "gravi tare fisiche o psichiche" del nascituro (entro le 22 settimane e con il parere di uno specialista) e "grave pericolo per la vita o la salute psichica della madre" (senza limiti temporali, ma anche in questo caso con il parere di un medico). Secondo le statistiche, gli aborti del 2006 sono stati motivati con lo stupro solo in 13 casi, con il rischio per il feto in 2.875 casi e con il rischio per la salute della madre in 98.523 casi. Buona parte del problema, secondo 'El Pais', sta proprio qui: la legge è generica e molti psichiatri preferiscono non rischiare. In alcune cliniche private invece, come quella di Barcellona del dottor Carlos Morin, indagato e attualmente agli arresti domiciliari, si effettuano aborti compilando test psicologici su carta, con valutazioni numeriche, da uno a cinque. Il governo socialista di José Luis Zapatero per ora ha evitato di proporre riforme della legge, ma si è detto favorevole a un dibattito 'consensuale', che però appare difficile da realizzare data la posizione apertamente ostile dell'opposizione di centrodestra del Partido popular (Pp). Per ora, dopo molti casi di donne chiamate a testimoniare in indagini della polizia con metodi intimidatori, il Governo ha deciso di adottare due misure: definire "un quadro comune di base che garantisca l'equità, la qualità, il rispetto e il diritto all'intimità" per le donne che interrompono volontariamente la propria gravidanza; e creare un registro dei medici obiettori, per cercare di facilitare l'applicazione della legge sull'aborto nelle strutture pubbliche. L'ordine professionale dei medici ha chiesto di poter gestire questo registro, per vegliare sul "codice etico e il buon esercizio della professione".
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