Mercoledì 10 giugno 2026
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Aborto, nuova norma per proteggere indentita' delle donne

U.E. - SPAGNA
Notizia ·
Nuove misure per proteggere la privacy della donne che abortiscono in Spagna: in attesa della riforma della legislazione attuale per rendere l'aborto un diritto della donna entro un certo limite temporale - annunciata nel congresso del Partito socialista lo scorso fine settimana - il governo di Jose' Luis Zapatero approverà nel consiglio dei ministri di oggi un decreto per garantire la riservatezza delle donne che effettuano un'interruzione di gravidanza. 

La norma, scrive oggi 'El Pais', avrà carattere retroattivo e fissa dei requisiti minimi di qualità per i centri che praticano aborti. In sostanza i dati personali delle donne saranno segreti fin dal primo momento e ad essi corrisponderà un codice che sarà fornito alla donna. Saranno cosí separati i dati personali e sull'identità genetica da quelli della storia clinica della paziente. La rivelazione dei dati, secondo il decreto, sarà possibile sotanto su ordine giudiziario e non per mera iniziativa della polizia, che in Spagna ha ampio margine d'indagine ed è stata accusata nei mesi scorsi di abusi in questo senso nei confronti di donne che avevano abortito. 

Il tema dell'aborto è tornato di attualità in Spagna dallo scorso dicembre, quando delle indagini in cliniche private di Barcellona e Madrid avevano fatto emergere irregolarità nell'applicazione della legge spagnola. Questa consente l'aborto in tre soli casi: stupro (entro le 12 settimane), "gravi tare fisiche o psichiche" del nascituro (entro le 22 settimane e con il parere di uno specialista) e "grave pericolo per la vita o la salute psichica della madre" (senza limiti temporali, ma anche in questo caso con il parere di un medico). L'obiettivo del Psoe ora sarebbe quello di rendere l'aborto un diritto entro un certo numero di settimane di gravidanza: attualmente il 96% delle interruzioni sono giustificate col "pericolo per la salute psichica della madre", sulla base di pareri medici non sempre approfonditi. 

Proprio negli ultimi giorni una nuova polemica ha scaldato il dibattito, dopo una decisione del Tribunale di Barcellona di rivelare i nomi di circa 200 donne che hanno compiuto aborti volontari in alcune cliniche della capitale catalana per "proteggere meglio" i diritti del personale medico imputato. La stessa vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega ha criticato duramente i giudici sabato scorso: "E' una decisione inaudita, inaccettabile e lesiva dei diritti fondamentali delle donne", aveva detto, "disprezza la loro identità e la confidenzialità dei dati".     (Ap)
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