Domenica 18 ottobre 2026
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Afghani in Italia: paese di transito, non di approdo stabile

U.E. - ITALIA
Notizia ·

L'Italia resta per i migranti afghani soprattutto una tappa di passaggio lungo la rotta balcanica, più che una meta dove costruire una vita stabile. È quanto emerge da un rapporto dell'Afghanistan Analysts Network (AAN), think tank che da anni monitora i flussi migratori legati all'Afghanistan, firmato dal ricercatore Fabrizio Foschini.

 

Il rapporto si concentra in particolare sull'area di Trieste e Gorizia, al confine con la Slovenia, snodo chiave per chi arriva attraverso la rotta balcanica occidentale. Nonostante i tassi di riconoscimento della protezione siano altissimi — oltre il 95% negli ultimi anni, con appena l'8% di dinieghi nel 2024 su 1.833 decisioni esaminate — l'Italia non è mai riuscita a sviluppare comunità afghane stabili e radicate, paragonabili a quelle presenti in altri paesi europei come Germania o Regno Unito.

 

I numeri delle richieste di asilo presentate da cittadini afghani in Italia raccontano un andamento altalenante: da 1.365 domande nel 2012 si è arrivati a un picco di 5.250 nel 2021, anno del collasso della Repubblica afghana e della presa di potere dei talebani, quando l'Italia ha accolto attraverso un'operazione di evacuazione quasi 5.000 cittadini afghani. Negli anni successivi le richieste si sono progressivamente ridotte, attestandosi a 2.042 nel 2024.

 

Parallelamente ai canali di asilo tradizionali, il governo italiano ha attivato corridoi umanitari dedicati, che hanno permesso l'ingresso regolare di 1.200 persone considerate vulnerabili nel biennio 2022-2023 e di altre 700 persone nel 2025, attraverso accordi con paesi terzi come Pakistan, Iran e Turchia, dove molti afghani transitano o risiedono in attesa di una ricollocazione.

 

Il rapporto dell'AAN si sofferma anche sulle condizioni di vita e di lavoro spesso precarie degli afghani che arrivano in Italia: molti di loro, pur ottenendo lo status di protezione, considerano il paese solo una tappa intermedia verso altre destinazioni europee percepite come più accoglienti o con sistemi di integrazione più strutturati, come Germania, Austria o i paesi scandinavi. Questo spiega, secondo l'analisi, perché nonostante gli alti tassi di accoglimento delle domande, la popolazione afghana stabilmente residente in Italia resti numericamente contenuta rispetto ad altri paesi europei.

 

La zona di Trieste e Gorizia, già descritta in precedenti rapporti dello stesso network come area di arrivo per chi percorre la rotta balcanica, continua a essere un punto di osservazione privilegiato per comprendere le dinamiche migratorie afghane in Europa, caratterizzate da lunghe attese per l'accoglienza e da un flusso costante di persone che vedono l'Italia più come un corridoio che come una destinazione finale.

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