Afghanistan. L'aumento della produzione dell'oppio, le cause nel proibizionismo
"Va dato atto all'onesta' del sottosegretario Antonio Maria Costa e del suo ufficio per aver finalmente ristabilito un minimo di verita' in merito alla produzione di papavero in Afghanistan. L'Unodc oggi, come del resto il Fondo Monetario Internazionale nel maggio scorso, ci presentano una situazione in cui nell'ultimo anno in Afghanistan vi sarebbe stato un aumento dell'80% della produzione con una superficie totale coltivata che passa da 74.000 a 80.000 ettari pari a 3.600 tonnellate". Inizia cosi' un comunicato diffuso dal segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista, Marco Perduca per commentare lo studio pubblicato lo scorso 29 ottobre dall'ufficio sul controllo delle droghe delle Nazioni Unite e consultabile integralmente a questo indirizzo: clicca qui."Questo nuovo fiorire di papaveri in Afghanistan e' legato all'estrema redditivita' della pianta che, nel 2000-2001, a seguito di una presunta, ma mai abbastanza documentata, riduzione della produzione di oppio e a causa della campagna americana contro i Talebani e Al Qaeda, aveva raggiunto la cifra record di 700 dollari al chilo. Per fronteggiare questo autunno caldo (perche' droga significa violenza, crimine e morte, visto che anche in Afghanistan e nei paesi limitrofi si stanno manifestando problemi di dipendenza), l'Onu propone la solita ricetta fallimentare del rilancio proibizionista totale. Costa ritiene infatti che, per "evitare che la metastasi del cancro" uccida il Paese e i vicini, si devono applicare misure sempre piu' restrittive con una serie di iniziative chirurgiche di lotta alla produzione", scrive Perduca.
"Il proibizionismo, lungi dall'aver "curato" l'Afghanistan dal cancro della droga, lo ha consegnato nella mani di criminali organizzati e reti terroristiche che si finanziano quasi totalmente coi proventi della droga proibita. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, e ce lo dimostra dati alla mano l'Fmi, la droga ha consentito uno "sviluppo" economico -tutto illegale, naturalmente, quindi incontrollato e incontrollabile- di un Paese distrutto da una decennale occupazione militare straniera e 10 anni di conflitti armati interni. Il Fondo ritiene che dei 4,4 miliardi di dollari del Pil afgano il 23% sia da attribuire alla produzione di papavero (e' ragionevole ipotizzare che altrettanto possa essere attribuibile al traffico nazionale e verso altri Paesi). Sono cifre da caso economico -conclude il segretario della Lia-, e devono divenire materia di studio puntuale e preciso per capire come affrontare il fenomeno in maniera radicalmente opposta, perche', e l'esperienza dovrebbe insegnarlo, rafforzare il proibizionismo significa solo aggiungere valore economico, e quindi incentivi, alla produzione delle droghe".
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