Afghanistan. Apcom: il punto sulla nuova strategia antidroga degli Usa
E' un flusso ininterrotto, che parte in Afghanistan, ricalcando i tracciati dell'antica Via della Seta, e attraversa l'Asia centrale, la Russia, i Balcani, fino al ricco mercato europeo. Per chiudere questa "via della droga", le forze della coalizione internazionale a guida statunitense impegnate nel conflitto afgano, non sono finora riuscite a imbastire alcuna strategia definitiva. Oggi il nuovo corso di Barack Obama cerca di prendere di petto la situazione e annuncia un cambio di strategia, consapevole che sulla partita della lotta al narcotraffico si gioca un pezzo importante della sua influenza in una delle regioni cruciali per il controllo dell'Eurasia.L'annuncio è venuto sabato, a margine del G8 allargato sulla sicurezza. Richard Holbrooke, inviato speciale statunitense per l'Afghanistan ha definito la politica di sradicamento dei campi di oppio afgani "una mera perdita di denaro", che non ha ridotto "di un solo dollaro" le ricche entrate dei talebani per la coltivazione e la produzione dell'oppio, base per l'eroina, di cui l'Afghanistan è il principale produttore mondiale, con una quota di "mercato" del 93 per cento.
"Magari hanno distrutto qualche appezzamento di terra", ha affermato, facendo riferimento agli sradicamenti, Holbrooke.
"Anzi - ha continuato - hanno aiutato solo i talebani". I quali si sono finora avvantaggiati da questa linea dura, andando a raccogliere il malcontento dei contadini, buttati sul lastrico dalla politica degli sradicamenti. "Non sono i contadini il nostro nemico, loro coltivano per guadagnarsi da vivere. Siamo contro il sistema della droga e la politica Usa, finora, sonsegnava la gente nelle mani dei talebani", ha spiegato Holbrooke.
La linea di Washington, insomma, è ora quella di tagliare i fondi per le politiche estensivo di sradicamento e di usare "i soldi per lavorare sulle politiche d'interdizione, sullo stato di diritto e sulle coltivazioni alternative". Oltre a un maggiore raccordo con le altre presenze importanti nella regione, a partire dall'Iran. "Ci sono temi come nercotraffico sul quale credo che l'Iran abbia un grande interesse a cooperare e spero che in futuro lo farà", ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che a Trieste ha fatto da padrone di casa. Un futuro su cui peró, vista la situazione a Teheran dopo le contestate elezioni, è difficile scommettere.
Sembrano cosí raccolti gli appelli lanciati alla fine dell'inverno dal numero uno dell'Unodc Antonio Maria Costa. "E' stata una stagione dura per la gente in Afghanistan", aveva spiegato il funzionario Onu. "Lo scorso anno la siccità e la crisi alimentare hanno aggiunto sofferenze per la gente che vive in regioni piagate dalla povertà e dall'insicurezza. Per molti afgani, al momento, la piú importante questione di sicurezza è quella alimentare". Quindi, per ottenere dei risultati, affermava Costa, è necessario "sradicare la povertà, non solo i papaveri".
Il cambio di strategia sull'oppio una prima reazione l'ha prodotta, ed è stata non del tutto positiva. Il ministro afgano per la lotta alla droga generale Khoidaidad ha bocciato la nuova linea, affermando che Kabul ha raggiunto "grandi successi" negli sradicamenti.
Risultati che si rispecchierebbero anche nei dati diffusi dall'Unodc, l'agenzia Onu per la lotta alla droga e alla criminalità, secondo la quale in Afghanistan la coltivazione dell'oppio è diminuita nel 19 per cento rispetto al 2008.
La mossa Usa, comunque, sembra andare anche in un'altra direzione. Da Mosca sono partite negli ultimi mesi continue bordate alla politica antidroga degli americani. Ancora oggi Viktor Ivanov, direttore del Servizio di controllo federale russo sulla droga, ha accusato l'Isaf, la missione a guida Nato in Afghanistan, d'immobilità rispetto al tema del norcotraffico.
"Abbiamo sequestrato circa 20 tonnellate di droga in questi primi sei mesi del 2009", ha detto Ivanov, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Interfax. "Abbiamo rilevato 175 cartelli della droga in Afghanistan - ha continuato - che purtroppo operano sotto gli occhi dell'Isaf".
Secondo l'analisi di Mosca, sono tre i percorsi che l'eroina segue per arrivare sui mercati. "Uno dei principali è quello dei Balcani, che va in Europa attraverso l'Iran e la Turchia. Il secondo è quello del Nord, conosciuto anche come Via della Seta, apparentemente a causa delle nostre frontiere indistinete e che presenta poche difficoltà nel trasportare la droga in Russia. Il terzo è il percorso meridionale, che passa attraverso il Pakistan, l'India e poi, via mare, va in tutto il mondo", spiegava un mese fa Ivanov.
Attacchi giustificati dall'allarme sociale provocato dal fatto di avere circa 2,5 milioni di tossicodipendenti nel paese, con 30mila russi che entrano nella spirale della droga ogni anno.
Solo alcune settimane fa, Mosca accusava gli Usa di non aver impedito un'invasione dell'eroina, la cui quantità sarebbe aumentata di 44 volte dall'inizio dell'invasione in Afghanistan.
E l'invasione è motivata dal fatto che la Russia si trova nel mezzo dui una delle vie della droga.
Alla questione sociale , peró, è legato anche un tema di piú stretta natura strategica. Mosca è impegnata ad aumentare il suo "grip" sulla regione centro-asiatica, "heartland" del continente eurasiatico da cui dipende l'egemonia sul mondo secondo la geopolitica classica. E appare interessata a utilizzare uno dei suoi strumenti geopolitici regionali, l'Organizzazione della cooperazione di Shanghai (Sco), di cui è capofila assieme alla Cina, innestandola anche sulle inefficienze occidentali in tema di narcotraffico. Lo scorso 27 marzo a Mosca, la Sco ha tenuto un'importante riunione che aveva come tema l'Afghanistan. Ne è emerso un interesse rafforzato della Cooperazione di Shanghai - formato da una cintura di paesi che di fatto "circonda" l'Afghanistan - a contribuire alla stabilizzazione del paese, tra l'altro sigillando i confini.
Mosca, in quell'occasione, ha chiarito che non pensa a una sua partecipazione diretta alla stabilizzazione entro i confini afgani. Ma, attraverso la politica antidroga e una tendenza alla "canalizzazione" degli approvvigionamenti, manifestata con l'appoggio al Kirghizistan nella vicenda del parziale "sfratto" delle forze Usa dalla base di Manas e il permesso agli americani di trasportare attraverso il territorio della Federazione materiali non bellici, sta cercando di approfondire la propria influenza nel conflitto. Se con la precedente amministrazione guidata da George W. Bush gli sforzi di Mosca (e della Cina, che ha interesse a stabilizzare il suo Xinjiang e domare i ribelli uiguri) per contare di piú parevano cadere nel vuoto, con Obama la musica potrebbe essere cambiata.
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