Afghanistan. Bruciate 60 tonnellate di droga
"Un cambiamento storico", lo ha definito il portavoce del ministero dell'Interno afghano Lutfullah Mashal, con toni trionfalistici. Piu' realisticamente un primo passo consistente di un percorso ancora tutto da svolgere, quello del Governo di un Paese come l'Afghanistan, principale produttore mondiale di eroina, in cui il 60% della produzione locale e' rappresentata da sostanze stupefacenti, che ha distrutto nelle ultime due settimane 60 tonnellate di droghe illegali, per un valore di mercato di centinaia di milioni di dollari.Scorte di hashish, oppio, morfina ed eroina -ha spiegato il portavoce- sono state bruciate dopo essere state sequestrate ai trafficanti in procinto di contrabbandarle all'estero.
Lo scopo? Evitare che l'Afghanistan diventi un narco-Stato, come ha detto oggi un funzionario. Perche' "le droghe costituiscono per il Paese, di fronte al resto del mondo, un rischio piu' grande del terrorismo" ha affermato il Presidente Hamid Karzai. Dietro pressante incoraggiamento dei Paesi occidentali, il capo dello Stato ha ha promesso una 'guerra santa' alla produzione dell'oppio, che ha raggiunto livelli record in particolare dopo il rovesciamento del regime dei Taliban, nel 2001.
E mentre Washington ha gia' destinato alla campagna 700 milioni di dollari, la Gran Bretagna ne ha procurati 100 e altri 300 ne sta raccogliendo da altri Paesi.
Fatta salva, almeno per ora, la considerazione internazionale, l'attenzione dei vertici del Paese si concentra ora all'interno. Il 10% della popolazione afghana dipende dalla produzione di oppio. E il rischio, piu' concreto che mai, e' che questo rapido sradicamento possa peggiorare la sicurezza nelle aree meridionali e orientali, dove il papavero da oppio e' principalmente coltivato e dove i militanti sono piu' attivi.
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