Afghanistan. Le coltivazioni di oppio secondo Simona Lanzoni
Fumigare le coltivazioni di papavero da oppio in Afghanistan? Se a dicembre il dipartimento di Stato Usa stava programmando simili operazioni, le argomentazioni del presidente afgano Hamid Karzai devono aver convinto la Casa Bianca: meglio tecniche tradizionali di eradicazione delle piante. L'agenzia Misna nel dare la notizia intervista Simona Lanzoni, responsabile progetti per la Fondazione Pangea, una onlus attiva nella capitale afgana Kabul."Sicuramente interventi di questo tipo rischiano di avvelenare la popolazione e distruggere qualsiasi tipo di coltura, ma resto convinta che le coltivazioni di oppio continueranno ad esistere e prolificare, perche' costituiscono l'asse portante dell'economia afgana". "Le fumigazioni potrebbero avvelenare le falde acquifere in un Paese dove e' in corso un processo di desertificazione, c'e' gia' pochissima acqua e quella che c'e' e' in gran parte avvelenata, anche a causa dei lunghi anni di guerra durante i quali sono piovuti dal cielo gas di ogni tipo: avviare una campagna di fumigazione sarebbe come gettare veleno sul veleno". Ricordando che, secondo le Nazioni Unite, l'Afghanistan produce circa il 90% dell'oppio mondiale e la sua produzione e' aumentata del 64% tra il 2003 e il 2004, l'operatrice umanitaria sostiene che "in ogni caso la produzione continuera'. Chi si arricchisce, tra l'altro, non sono i piccoli contadini ma i signori della guerra e gli ex talebani. Quando nel 1996 il regime talebano proibi' la produzione d'oppio, in realta' aveva una consistente quantita' di scorte da smaltire. In quegli anni, in seguito al divieto, gli agricoltori rischiarono la fame e in molti furono costretti a vendere i loro appezzamenti di terreno a pakistani o a signori della guerra; oggi quegli stessi agricoltori si ritrovano a lavorare come braccianti nei campi d'oppio un tempo di loro proprieta'". L'intervistata tiene a sottolineare che, se l'oppio continua a essere una risorsa per l'Afghanistan, e' anche perche' l'Occidente non fa che alimentarne il traffico illecito. "Le cose forse potrebbero cambiare se se ne regolarizzasse il commercio finalizzando il suo utilizzo esclusivamente al campo farmaceutico".
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