Mercoledì 10 giugno 2026
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Afghanistan. Confermato il calo del 21% di terre coltivate ad oppio

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Dopo anni di continuo incremento, l'estensione delle coltivazioni di oppio in Afghanistan nel 2005 indica una sensibile riduzione, ma un anno favorevole dal punto di vista meteorologico ha resto alta la produttivita'. Sono le indicazioni che emergono da un rapporto sulla situazione afghana presentato a Washington dal capo dell'Agenzia antidroga dell'Onu, Antonio Maria Costa, che ha tra l'altro mezzo esortato i membri del Parlamento che usciranno dalle elezioni dei prossimi giorni in Afghanistan a impegnarsi con chiarezza su questo fronte o dimettersi.
"Sono le prime buone notizie dopo anni di incremento della produzione e dopo l'enorme crescita che era stata registrata lo scorso anno", ha detto Costa, incontrando la stampa internazionale prima di un'audizione in Congresso. Nel 2005 sono 104.000 gli ettari di Afghanistan destinati all'oppio, contro i 131.000 del 2004. Il declino della coltivazione nel Paese asiatico ha avuto come conseguenza anche un calo complessivo del 16% a livello mondiale della produzione di oppio.
Ma in termini di tonnellate uscite dall'Afghanistan e destinate ad alimentare il mercato dell'eroina soprattutto in Europa, le notizie non sono altrettanto confortanti. Il declino, in questo caso, e' dell'ordine solo del 2%, perche' la situazione meteo nel Paese e' stata favorevolissima per i coltivatori. L'oppio rappresenta in Afghanistan ancora un giro d'affari con dimensioni pari al 52% di quelle del prodotto interno lordo legale.
Costa ha spiegato Che l'Onu ha chiesto apertamente al presidente Hamid Karzai la rimozione dei governatori delle province dove si registrano gli incrementi piu' significativi, come quella di Farah (+348%) nel sudovest n quella di Balkh (+ 334%) nel nord. "Ho chiesto al presidente Karzai la testa del generale Atta", ha detto Costa, riferendosi al governatore della provincia di Balkh. L'Onu invece ritiene positivo che assumano ruoli di governo piu' importanti i governatori di aree che stanno ottenendo successo nel convincere i coltivatori a cambiare produzione, come e' accaduto nella provincia di Nangarhar, al confine con il Pakistan, dove il declino e' stato in un anno del 96%. Anche gli esponenti politici che emergeranno dalle imminenti elezioni, secondo Costa, dovranno impegnarsi a stare lontani dal mercato dell'oppio o dimettersi.
Costa ha chiesto una tolleranza zero nei confronti dei 'signori della guerra' coinvolti nelle coltivazioni e nei laboratori di trasformazione dell'oppio e maggiori investimenti da parte dell'Unione Europea per le coltivazioni alternative. Un piu' forte impegno contro il narcotraffico e' necessario anche da parte dei Paesi confinanti con l'Afghanistan, in particolare l'Iran, che risulta consumare un quarto della produzione afghana e attraverso il quale passa la maggior parte del traffico diretto verso l'Europa.
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