Giovedì 11 giugno 2026
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Afghanistan. Onu: nel 2006 coltivazioni oppio aumentate del 50%

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Il 12,6% della popolazione afghana, pari a 2,9 milioni di persone, e' coinvolto a vario livello nella produzione di oppio e nel traffico di oppiacei piu' o meno raffinati. Sono dati dell'Unodc (Ufficio per le droghe e il crimine delle Nazioni unite), presentati ieri, durante la conferenza stampa presso la sede del partito radicale, a Roma, per illustrare la proposta di legalizzare le colture di oppio afghane. Nel 2006, la produzione illecita di oppio in Afghanistan ha superato le 6100 tonnellate, con un incremento del 50% rispetto all'anno precedente. La totalita' del raccolto viene utilizzata per la produzione di eroina pari al 93% della produzione di materie prime per eroina, con un totale stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari. Questa eroina raggiunge, nella stragrande maggioranza dei casi, mercati europei principalmente attraverso l'Iran, il Pakistan, l'Uzbekistan. Secondo quanto riportato dai Radicali, solo una frazione infinitesimale del giro d'affari legato agli oppiacei resta ai cittadini, mentre il resto va ad arricchire le tasche dei signori della droga, dei signori della guerra afghani, e dei talebani. E non e' finita. Sempre secondo dati dell'Onu, nel 2006 la superficie afghana dedicata alla coltura illecita del papavero ha raggiunto l'estensione record di 165 mila ettari, con un incremento del 59% rispetto al 2005.
Il giro d'affari mondiale, generato dall'eroina afghana, e' stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari, mentre e' impossibile quantificare quale sia l'ammontare dell'attivita' di riciclaggio di denaro, che le Nazioni unite stimano interessi tra il 3% ed il 5% del commercio globale. Ora, si legge nella nota diffusa dai Radicali, la coltivazione di oppio, pur essendo legale in Francia, India, Turchia, Ungheria, Spagna e Australia, non risulta sufficiente a coprire la richiesta mondiale di oppiacei per le terapie del dolore. Questo, a fronte del fatto, precisa il deputato Rnp Sergio D'Elia, durante la presentazione di ieri mattina, che "ci sono 10 Paesi in tutto il mondo che ogni anno consumano l'80% della morfina mondiale, mentre quelli in via di sviluppo, pari all'80% della popolazione mondiale, coprono un consumo di appena il 10% di morfina nel mondo". Questo il commento di D'Elia: "C'e' una sorta di razzismo in tutto questo: i bianchi magari cristiani possono morire con tutte le attenzioni del caso, mentre i neri sono figli di un dio minore e muoiono nell'indifferenza". E l'Italia? E' al 103° posto per l'utilizzo di morfina contro il dolore.
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