Lunedì 8 giugno 2026
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Afghanistan. Oppio legale? La parola alla politica

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Si sono conclusi oggi i lavori del seminario internazionale di Kabul organizzato dal think tank francese Senlis Council (clicca qui) per presentare i risultati di uno studio di fattibilita' incentrato sulla possibilita' di produrre oppio legalmente in Afghanistan per fini medico-scientifici. Marco Perduca, Segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista e Rappresentante all'ONU del Partito Radicale ha preso la parola durante la sessione su "droga e conflitti" alla quale partecipavano esperti, diplomatici europei e rappresentanti della forza militare internazionale ISAF.
"Durante la conferenza" ha esordito Perduca "piu' volte si e' invocato lo stato di diritto come uno degli elementi centrali delle ricostruzione di un Afghanistan che possa divenire finalmente e stabilmente democratico, ma occorre comprendere di che "rule of law" stiamo parlando. Infatti, buona parte delle leggi pro-stabilita' che sono state adottate negli ultimi tempi in Afghanistan derivano dalle norme contenute nelle tre Convenzioni delle Nazioni unite in materia di droga. Ma, sebbene esse siano totalmente conformi a quanto da decenni applicato nel resto del mondo, non e' detto che questo sistema di controllo attraverso la proibizione sia la misura piu' efficace per affrontare quello che, dopo la sconfitta dei talebani, rischia di essere il piu' poderoso ostacolo per il futuro degli afghani".
Dopo aver brevemente ricordato la struttura della Convenzione del 1961 che, tra le altre cose, elenca le piante e le sostanze da proibire senza peraltro fornire argomenti scientifici sul perche', il Segretario della LIA ha continuato sostenendo che il problema "e' legato alle politiche anti-droga piuttosto che a una loro migliore applicazione. Infatti", ha continuato Perduca "come gli antiproibizionisti radicali hanno denunciato fin dal 1993 con uno studio della LIA, occorre riformare radicalmente il sistema globale di 'controllo delle droghe' creato dalle tre Convenzioni dell'ONU in materia di stupefacenti, abbandonando la proibizione come unico modello, o dogma, e avviare una regolamentazione attraverso la legalizzazione non solo delle piante e dei loro derivati medici ma anche di tutte le cosiddette 'droghe' che, forse anche in conseguenza della loro proibizione, oggi sono presenti fin nel piu' recondito angolo del mondo".
Al dibattito su "droga e conflitti" hanno partecipato esperti colombiani, olandesi, francesi e americani, nonche' i rappresentanti della forza militare ISAF sollevando ulteriori problemi legati alla reale e concreta possibilita' di lanciare dei progetti pilota di produzione legale di oppio in un paese in cui non esistono ne' le istutuzione ne', tanto meno, la mera nozione di cosa un'organizzazione statale possa essere. Nel suo intervento conclusivo Perduca ha invitato i presenti a "continuare a lavorare insieme perche' vengano investite le autorita' dei vari paesi presenti in Afghanistan nonche' le istituzioni internazionali competenti in materia di ricostruzione e 'droga' al fine di ricercare laicamente una soluzione che nell'imporre uno stato di diritto efficace tenga sicuramente presente le peculiarita' del contesto del paese, ma anche il contributo che l'oppio afghano potrebbe portare alla promozione di uno stato 'amico dei cittadini' invece che lo 'stato di polizia' che si concorrerebbe a creare con l'eradicazione forzata, ma anche, o soprattutto, al contributo umanitario che potrebbe derivare dal fornire ai paesi poveri -e non solo- tonnellate morfina Made in Afghanistan."
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