Afghanistan. Il Pentagono non collabora contro il narcotraffico
Pentagono e Dea ai ferri corti in Afghanistan. Sono caduti invano, infatti, i ripetuti appelli dell'agenzia antidroga statunitense (Drug Enforcement Administration), perche' il Dipartimento della Difesa collabori nella lotta al narcotraffico, ritenuto peraltro una fonte fondamentale di finanziamento della guerriglia talebana e qaedista. Nel frattempo, come scrive il Los Angeles Times, la coltivazione di papavero da oppio e' letteralmente esplosa, con un aumento, soltanto nell'anno in corso, di oltre il 50 percento.Dall'Afghanistan proviene ormai il 92 percento dell'oppio consumato a livello mondiale, per un profitto annuo dei trafficanti che si aggira intorno ai 2,3 miliardi di dollari. I militari americani, impegnati a combattere le sacche di resistenza degli irriducibili del mullah Omar, entrano continuamente in contatto con personaggi e luoghi toccati dall'enorme giro d'affari, e nonostante questo, si rifiutano di agire attivamente per fermarlo, si lamentano alla Dea.
"Mi sorprende che abbiamo lasciato le cose peggiorare fino a questo punto" commenta Robert B. Charles, ex funzionario dell'anti-narcotici al Dipartimento di Stato, "se non agiamo con aggressivita' contro la minaccia delle droghe fin da subito, tutti i progressi compiuti finora andranno buttati a mare".
Secondo i lobbisti della Dea che lavorano al Congresso, il Pentagono potrebbe mettere a repentaglio la guerriglia anti-Usa lottando contro il narcotraffico che la finanzia. Mentre i vertici militari sostengono di non poter sprecare nessuna delle risorse impegnate nella lotta al terrorismo.
L'ex segretario alla Difesa, Donald H. Rumsfeld aveva detto che il commercio crescente di oppio era un problema di ordine pubblico e non una questione militare. Sarebbe un "cambiamento di missione", e' la linea del Pentagono, se i nostri 21mila uomini impegnati in Afghanistan si concentrassero sulla lotta al narcotraffico, e tutto questo potrebbe rappresentare un precedente per le future missioni. Il portavoce Bryan Whitman fa del resto notare che le forze di polizia afgane e le truppe britanniche dell'Isaf-Nato hanno come principale responsabilita' quella della lotta al narcotraffico.
I vertici militari Usa temono che una repressione anti-droga potrebbe nuocere alla popolazione e ai signori della guerra che guadagnano da questo commercio, che rappresenta ancora un terzo del Pil afgano e vede un ottavo degli afgani coinvolti a qualche livello. Dalle autorita' di Kabul, almeno ufficialmente, si condividono gli appelli della Dea per un maggior coinvolgimento del Pentagono: "Ci spiace che non ci sia una maggiore cooperazione fra i due, e lo andiamo dicendo dal 2003" osserva Ashraf Haidari, ufficiale di collegamento afgano con l'esercito Usa e le agenzie che si occupano della sicurezza nel paese.
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