Afghanistan. E’ presto per usare legalmente l’oppio?
L'Afghanistan non e' ancora pronto per adottare la proposta che vorrebbe utilizzare l'oppio per farne antidolorifici, legali, contribuendo ad integrare la carente produzione mondiale. Il Senlis Council, un'organizzazione non governativa con sede a Parigi, ha infatti suggerito che l'oppio prodotto in Afghanistan sia adoperato per produrre morfina e codeina.Il ministro dell'antinarcotici Habibullah Qaderi, intervistato dall'agenzia Reuters, si e' detto felice degli studi del Senlis, ma che e' troppo presto per considerare positivamente l'idea, visto che il Paese sta combattendo ancora contro la produzione illegale di papavero.
"Per ora respingo la proposta perche' mette in pericolo i nostri sforzi. Porterebbe l'anarchia e ci creerebbe tanti problemi. Con l'aiuto internazionale si e' arrivati a ridurre del 21% le coltivazioni illegali, ma c'e' ancora tanta strada da fare. Non vogliamo confondere il popolo: da una parte il Governo vuole controllare e fermare la coltivazione, dall'altra parla di concederne l'autorizzazione all'uso. E' troppo presto per parlarne".
Anche l'Unodc (Ufficio antidroghe e crimine dell'Onu) rifiuta la proposta del Senlis, perche' si rischia di creare confusione tra i contadini, alimentando false aspettative.
Il. Senlis ha stimato che la carenza mondiale di morfina e codeina e' di 10 mila tonnellate l'anno, e la produzione afghana potrebbe coprirne 4 mila.
"L'Afghanistan deve concentrarsi per migliorare le strutture rurali, fornendo ai contadini un'economia alternativa al papavero, e molto dipende dagli aiuti internazionali che ricevera'", ha ripetuto il ministro.
Marco Perduca presente oggi a Kabul in quanto Segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista e Rappresentante alle Nazioni unite per il Partito Radicale ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Va dato atto al Senlis Council di aver gettato un sasso nello ristagno della ricostruzione dell'Afghanistan -che secondo le ultimissime stime prodotte dall'ONU in questi giorni si conferma a rischio "narco-stato"- e di averlo fatto dati alla mano con un ricchissimo documento di oltre 700 pagine. E va anche dato atto agli afgani presenti alla prima giornata della conferenza di Kabul di aver reagito con attenta cautela alla proposta di legalizzare la produzione dell'oppio in Afghanistan. C'e' invece da stupirsi (ma per quanto ancora?) del silenzio degli europei, che contribuiscono sostanzialmente alle operazione "anti-droga" nel paese e dall'opposizione degli USA e delle Nazioni unite che continuano a opporre vecchi dogmi proibizionisti al fallimento delle politiche di "controllo delle droghe" ancorate alle tre convenzioni internazionali sugli stupefacenti. L'Afghanistan da solo non potra' mai guadagnarsi quello che oggi e' un privilegio riservato dalle Nazioni unite ad Australia, India, Francia, Spagna e Turchia, occorrera' che tutti coloro che hanno a cuore il futuro di un paese praticamente raso al suolo da tre decenni di conflitti si uniscano per porre la questione della legalizzazione della produzione dell'oppio, che poi e' anche la legalizzazione delle cure del dolore, al centro dell'agenda politica del proprio paese e della propria organizzazione partitica anche come nuova strategia di promozione della liberta' e democrazia e lotta al terrorismo".
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