Sabato 6 giugno 2026
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Afghanistan. I radicali stigmatizzano i successi delle politiche Unodc

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Sulla notizia della diminuzione della produzione di oppio in Afghanistan Marco Perduca, segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
Malgrado la riduzione delle aree destinate alla produzione di papavero -e c'e' solo l'imbarazzo della scelta su dove risorgeranno quei campi se in Birmania, Laos, Pakistan o forse Iran, Cina o Corea del nord- la produzione totale di oppio afghano per quest'anno e' prevista intorno alle 4.100 tonnellate, che rappresentano una diminuzione esiziale rispetto alle 4.200 dell'anno scorso e che confermano l'Afghanistan come il maggior produttore di oppio per eroina nel mondo con l'87% dell'offerta globale (tutta peraltro destinata ai mercati europei).
Da quando i Talebani sono stati sconfitti oltre tre anni fa, l'amministrazione Afghana ha lanciato un paio di campagne di eradicazione che, secondo le Nazioni unite, son servite a distruggere un migliaio di ettari di produzione che si vanno ad aggiungere ai 30mila scarsi annunciati ad agosto 2005. Per rafforzare gli appelli all'autoeradicazione più volte si e' ricorsi all'invocazione di un Jihad contro la pianta malefica.
Nel presentare al pubblico lo studio del suo Ufficio, Costa ha dicharato all'AFP che "i Governatori [che non garantiscono l'eradicazione] dovrebbero essere puniti. Non sono puniti abbastanza [...] dovrebbero essere rimossi o incarcerati". In tempi in cui la "comunita' internazionale" dovrebbe contribuire alla rinascita dell'Afghanistan con lungimiranti politiche prammatiche, come per esempio la legalizzazione dell'oppio per fini medici, ma anche in tempi in cui da piu' parti vengono sollevati dubbi sulla qualita' dell'amministrazione delle giustizia, e' particolarmente grave sentire un Sottosegretario delle Nazioni Unite invocare la galera o la rimozione forzata di chi non riesce ad applicare politiche fallimentari in materia di "riduzione dell'offerta" di sostanze stupefacenti.
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