Afghanistan. La strategia antidroga dei militari italiani: lo zafferano
Bulbi di zafferano al posto dei semi di papavero da oppio: all'indomani della decisione della Nato di impiegare i militari dell'Isaf nella guerra ai narcotrafficanti, nell'ovest dell'Afghanistan continua la via soft italiana al contrasto della produzione di droga. E' di ieri, infatti, l'ultima donazione ai contadini della regione di Herat di bulbi di zafferano da parte dei militari del Prt, il Team di ricostruzione provinciale: 18 tonnellate di bulbi come 'alternativa', sottolineano dal comando di Isaf, alle piantagioni di papavero. Di 'metodi diversi', rispetto a quello militare, aveva parlato solo due giorni fa il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a margine della riunione Nato di Budapest, che ha dato il via libera alle attivita' anti-droga dei militari dell'Isaf. I ministri della Difesa dell'Alleanza atlantica hanno deciso che le forze internazionali potranno combattere i trafficanti che con il loro business finanziano i taleban, ma sempre su richiesta del governo di Kabul, di concerto con l'esercito afgano e con l'autorizzazione dei rispettivi governi. L'Italia, soddisfatta dell'accordo raggiunto, che e' quello che aveva proposto, non partecipera' pero' ('almeno per ora') a questa attivita' di contrasto con i propri militari. Proprio La Russa ha infatti spiegato che 'nell'ovest, la nostra area di responsabilita', in questi ultimi anni la coltivazione di stupefacenti e' diminuita dell'82%: per cui riteniamo che li' ci possano essere altri modi, anche la 'moral suasion', per disincentivare la coltivazione dell'oppio, mentre un approccio diverso potrebbe comportare il rischio di mettersi in contrasto non solo con i taleban, ma anche con parte della popolazione civile'. ADUC è indipendente
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