Al via domande per ingressi stagionali
Dalle ore 8,00 di stamani possono essere presentate dai datori lavoro le domande di nulla osta per il lavoro stagionale degli 80mila cittadini extacomunitari autorizzati, esclusivamente con modalita' informatiche e soprattutto attraverso la collaborazione delle associazioni di categoria autorizzate. Il 'click day' e' possibile attraverso il sito web dedicato www.interno.it segue le stesse procedure gia' adottate per i 170mila lavoratori extracomunitari.
Si tratta di una procedura informatica con domande di ingresso on line che evitano le lunghe file alle poste del passato, secondo la Coldiretti che lo scorso anno e' stata l'associazione che ha presentato il maggior numero di domande ed e' impegnata nelle proprie strutture territoriali a raccogliere le richieste dei datori di lavoro.
La maggioranza dei lavoratori stagionali extracomunitari - sottolinea la Coldiretti - trovera' occupazione in agricoltura che insieme al turismo e all'edilizia e' il settore con maggiori maggiore opportunita' occupazionali per questi lavoratori sopratutto per le grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy: dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti.
Possono essere assunti per lavori stagionali cittadini non comunitari originari di Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina, nonche' di Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria come Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia, Egitto e i cittadini stranieri non comunitari titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2005, 2006 o 2007.
Rispetto agli anni passati sono aumentate le autorizzazioni di ingresso nelle regioni del mezzogiorno, sulla base della ripartizione territoriale effettuata dal Ministero della Solidarieta' Sociale con la circolare N.2/2008 del 18 gennaio, il maggior numero di autorizzazioni per lavoratori stagionali extracomunitari riguardano - riferisce la Coldiretti - Campania (9.500), Lazio (7.500), Emilia Romagna (7.000), Veneto (6.500), Puglia (6.500) e Calabria (6.400). A seguire - continua la Coldiretti - Sicilia (6.400), Abruzzo (4.850), Piemonte (3.600), Lombardia (3.500), Toscana (3.500), Trento (3.000), Marche (1.700), Basilicata (1.250), Bolzano (1.200), Friuli Venezia Giulia (750), Liguria (750), Sardegna (750), Molise (550) e Valle d'Aosta (100), mentre 5.150 restano disponibili al Ministero per eventuali esigenze territoriali.
Con il 13 per cento di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli e' nelle campagne dove la presenza di immigrati evidenzia infatti una incidenza tra le piu' elevate dei diversi settori economici, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull'immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.
Il fatto che siano saliti a 129.004 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, dimostra - sottolinea la Coldiretti - la determinazione della parte piu' sana ed economicamente attiva dell'imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualita' del lavoro adempiendo puntualmente agli obblighi burocratici ed economici connessi ai rapporti di lavoro dipendente anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano un'ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarita'.
I lavoratori stranieri presenti nelle campagne italiane appartengono a 155 diverse nazionalita' anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura - sostiene la Coldiretti - sono principalmente nell'ordine i polacchi (16 per cento), i rumeni (15 per cento), gli albanesi (11 per cento) e a sorpresa gli indiani (7 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l'abilita' e la cura che garantiscono alle mucche.
Sono molti i "distretti agricoli" dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che - continua la Coldiretti - gli immigrati occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del made in Italy alimentare nel mondo. In tal senso - conclude la Coldiretti - sono determinanti i percorsi di semplificazione burocratica relativi alle procedure di autorizzazione all'ingresso, tavoli istituzionali permanenti di confronto, la riduzione dei costi per le imprese, l'efficacia e tempestivita' dell'azione e del coordinamento amministrativo istituzionale e la certezza di disponibilita' di quote di ingresso come e' avvenuto quest'anno.
Si tratta di una procedura informatica con domande di ingresso on line che evitano le lunghe file alle poste del passato, secondo la Coldiretti che lo scorso anno e' stata l'associazione che ha presentato il maggior numero di domande ed e' impegnata nelle proprie strutture territoriali a raccogliere le richieste dei datori di lavoro.
La maggioranza dei lavoratori stagionali extracomunitari - sottolinea la Coldiretti - trovera' occupazione in agricoltura che insieme al turismo e all'edilizia e' il settore con maggiori maggiore opportunita' occupazionali per questi lavoratori sopratutto per le grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy: dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti.
Possono essere assunti per lavori stagionali cittadini non comunitari originari di Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina, nonche' di Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria come Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia, Egitto e i cittadini stranieri non comunitari titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2005, 2006 o 2007.
Rispetto agli anni passati sono aumentate le autorizzazioni di ingresso nelle regioni del mezzogiorno, sulla base della ripartizione territoriale effettuata dal Ministero della Solidarieta' Sociale con la circolare N.2/2008 del 18 gennaio, il maggior numero di autorizzazioni per lavoratori stagionali extracomunitari riguardano - riferisce la Coldiretti - Campania (9.500), Lazio (7.500), Emilia Romagna (7.000), Veneto (6.500), Puglia (6.500) e Calabria (6.400). A seguire - continua la Coldiretti - Sicilia (6.400), Abruzzo (4.850), Piemonte (3.600), Lombardia (3.500), Toscana (3.500), Trento (3.000), Marche (1.700), Basilicata (1.250), Bolzano (1.200), Friuli Venezia Giulia (750), Liguria (750), Sardegna (750), Molise (550) e Valle d'Aosta (100), mentre 5.150 restano disponibili al Ministero per eventuali esigenze territoriali.
Con il 13 per cento di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli e' nelle campagne dove la presenza di immigrati evidenzia infatti una incidenza tra le piu' elevate dei diversi settori economici, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull'immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.
Il fatto che siano saliti a 129.004 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, dimostra - sottolinea la Coldiretti - la determinazione della parte piu' sana ed economicamente attiva dell'imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualita' del lavoro adempiendo puntualmente agli obblighi burocratici ed economici connessi ai rapporti di lavoro dipendente anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che gettano un'ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarita'.
I lavoratori stranieri presenti nelle campagne italiane appartengono a 155 diverse nazionalita' anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura - sostiene la Coldiretti - sono principalmente nell'ordine i polacchi (16 per cento), i rumeni (15 per cento), gli albanesi (11 per cento) e a sorpresa gli indiani (7 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l'abilita' e la cura che garantiscono alle mucche.
Sono molti i "distretti agricoli" dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che - continua la Coldiretti - gli immigrati occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del made in Italy alimentare nel mondo. In tal senso - conclude la Coldiretti - sono determinanti i percorsi di semplificazione burocratica relativi alle procedure di autorizzazione all'ingresso, tavoli istituzionali permanenti di confronto, la riduzione dei costi per le imprese, l'efficacia e tempestivita' dell'azione e del coordinamento amministrativo istituzionale e la certezza di disponibilita' di quote di ingresso come e' avvenuto quest'anno.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti