Venerdì 5 giugno 2026
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Al via i test antidroga farsa dei parlamentari. Capogruppo Pdl si defila

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Test volontario antidroga per i politici. Dal caso di Cosimo Mele (l'allora deputato centrista scoperto in un noto albergo della Capitale durante un 'festino' a base di coca) a quello dell'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, l'idea torna di moda ogni volta che scoppia uno scandalo a base di sesso e droga.
E il mondo politico si divide. C'e' chi aderisce come Pier Ferdinando Casini, che il test vorrebbe renderlo obbligatorio, chi invece dichiara di non avere intenzione di farlo, come il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che denuncia il pericolo di una "spirale perversa". A rilanciare l'idea del test dell'urina e del capello (nel primo caso si puo' rilevare un consumo di stupefacenti avvenuto nelle ultime 24-48 ore, nel secondo caso si possono invece trovare tracce risalenti anche a sei mesi prima) per i politici e' stato Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa si e' sottoposto all'esame durante la festa dell'Unita' Nazionale e delle Forze Armate insieme al sindaco di Milano, Letizia Moratti e al vicesindaco, Riccardo De Corato. Ora e' Carlo Giovanardi a farsene paladino. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha messo a disposizione i locali del Dipartimento per le politiche di contrasto agli stupefacenti dove da questa mattina i volontari possono sottoporsi all'esame. Si sono presentati finora in 28, secondo quanto riferito da Giovanardi. Tra i primi a farsi avanti il leader centrista Casini, che rivendica la paternita' dell'iniziativa: "L'Udc aveva proposto una legge che lo rendeva obbligatorio per i parlamentari, ma il provvedimento e' stato bocciato in Parlamento. Bisogna che ciascuno si assuma le sue responsabilita'. Oggi questo test e' meglio di niente, anche se e' solo un fatto simbolico".
Di tutt'altro avviso Fabrizio Cicchitto. Fermo restando la liberta' di ognuno di sottoporsi al test e premesso che se si entra in questa logica di idee allora il test, per avere un senso, dovrebbe riguardare l'intera classe dirigente del Paese: il capogruppo dei deputati Pdl argomenta cosi' la sua scelta di non sottoporsi all'esame antidroga. "Tutto cio' dice Cicchitto - e' la conseguenza del fatto che, da alcuni mesi a questa parte, per colpire Berlusconi ci si e' occupati ossessivamente della sua vita privata. Come era facilmente prevedibile - prosegue Cicchitto - dalla vita privata di Berlusconi si e' passati ad occuparsi della vita privata di ogni appartenente alla classe politica. Poi si passera' inevitabilmente alla vita privata di molti altri, come e' nella logica perversa della spirale messa in moto. Siccome non voglio minimamente contribuire alla edificazione di una sorta di orwelliana 'fattoria degli animali' - conclude - non aderisco a questa operazione pur non avendo nulla da temere da essa, come sa chi mi conosce'.
A Montecitorio per il test antidroga e' stata messa a disposizione dei parlamentari la stanza 361, la sala rianimazione. Dove pero' in giornata non si e' registrato un gran movimento: "Non abbiamo ancora un monitoraggio completo - dicono i responsabili - e comunque, trattandosi di un test volontario saranno i singoli parlamentari, se vorranno, a rendere pubblica la loro decisione di sottoporsi all'esame". Contro quello che ribattezza "partito ambulatorio" si schiera Margherita Boniver: "Niente controllo sull'eventuale uso di droga per me - dice il presidente del comitato Schengen -: credo valga la mia intera vita e la mia reputazione a rendere la mia vicenda personale assolutamente trasparente". Dello stesso avviso il deputato Pdl Enrico Pianetta: "Il patto" con gli elettori e la mia "dignita' di parlamentare", dice, "valgano piu' dell'analisi di un capello". Per Vittoria Franco, responsabile delle Pari opportunita' del Pd "si tratta dell'ennesima iniziativa di propaganda". Difende invece l'iniziativa in nome della "trasparenza della politica" la Pdl Barbara Saltamartini. Cosi come la deputata Pd Luciana Pedoto, la prima a presentarsi stamani nei locali del Dipartimento della presidenza del Consiglio. Pedoto racconta di aver pagato un ticket di 70 euro per la prestazione specialistica e di aver trovato un personale medico assai "educato e professionale'. Ma non tutto e' andato liscio: "Mi hanno tolto un ciuffo di capelli sulla nuca - lamenta la parlamentare -. Per me e' stato un mezzo choc, perche' noi donne sui capelli abbiamo una certa vanita'".
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