Lunedì 8 giugno 2026
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Allo studio misure per garantire riconoscimento immigrati

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Rendere obbligatorio per gli stranieri che chiedono o devono rinnovare il permesso di soggiorno i rilievi 'fotodattiloscopici', ossia fotografie e impronte digitali.
Inasprire le sanzioni per chi utilizza false generalita' o traffica in documenti fasulli. Fermo e carcere per chi, a richiesta delle forze dell'ordine in casi di accertamento, non rende note le generalita'. Introduzione di un nuovo reato per chi rovina irreparabilmente i polpastrelli immergendoli nell'acido per non permettere l'identificazione. E' quanto prevedono due proposte di legge per modificare l'attuale normativa sull'immigrazione (testo unico e legge Bossi-Fini) e il codice penale per la parte che riguarda le false dichiarazioni sulle generalita'. Le pdl, (una a prima firma del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Luciano Violante, l'altra proposta da Enrico Buemi dello Sdi) iniziano oggi il loro iter alla Camera nelle commissioni congiunte Affari Costituzionali-Giustizia. Il dibattito iniziera' la prossima settimana. Questo pomeriggio i membri delle commissioni hanno ascoltato l'esposizione degli ulivisti Ferrari e Samperi, che saranno i relatori dei provvedimenti.
I testi sono sostanzialmente identici e si rendono necessari, spiegano i promotori, alla luce di un crescente fenomeno di criminalita' dell'utilizzo di false generalita' o generalita' plurime da parte degli stranieri che delinquono. La concessione del permesso di soggiorno avviene quindi senza che vi sia spesso la possibilita' di una preventiva verifica dell'eventuale passato criminale dello straniero, che se pregiudicato, puo' entrare o rientrare in Italia continuando a delinquere figurando come un onesto cittadino. E sul fronte delle indagini diviene quindi impossibile, si legge nelle pdl, ricostruire la reale identita' del soggetto.
L'attuale normativa sugli stranieri non rende obbligatori, ai fini dell'ottenimento del permesso di soggiorno, i rilievi fotodattiloscopici, attraverso i quali e' possibile ricostruire se un individuo ha commesso in precedenza reati o e' stato oggetto di un provvedimento di espulsione.
Questo comporta non solo la possibilita' che il permesso d'ingresso venga concesso a chi in realta', a causa dei precedenti mai accertati, e' un criminale, ma anche il rischio che il permesso venga negato a chi non ha commesso nessun delitto quando il suo nome e' stato utilizzato dal vero criminale.
Le pdl prevedono inoltre che si introduca un trattamento sanzionatorio adeguato nei confronti dei soggetti che concorrono alla realizzazione di documenti falsi impiegati per ottenere i permessi di soggiorno. Per prevenire il ricorso a nomi di fantasia (molti extracomunitari provengono da paesi che non hanno un'anagrafe o non forniscono collaborazione per l'identificazione dei propri cittadini) si prevede di ridefinire, anche sotto il profilo sanzionatorio la falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulle generalita' proprie o altrui prevedendo l'arresto facoltativo in flagranza e l'applicazione della custodia in carcere, come avviene ad esempio negli Stati Uniti dove la pena in carcere , per chi fornisce false generalita' prevede il carcere senza limiti temporali finche' non sia accerta la reale identita' della persona. Attualmente invece in Italia la legge prevede una blanda sanzione per lo straniero che controllato non esibisca documenti, ma soprattutto non prevede i questi casi l'obbligo del fotosegnalamento, fissando in 24 ore la durata massima del fermo per l'identificazione. Di fatto per ora, lo straniero che nel corso di un controllo viene trovato sprovvisto di documenti subisce una denuncia a piede libero per un reato che in concreto non e' punito ed e' di dubbia configurabilita' (non e' infatti reato di clandestinita' il fatto di non mostrare i documenti).
Da un anno a questa parte pero', spiegano Violante e Buemi, si sta diffondendo una prassi volta ad impedire, in modo a volte irreversibile, la possibilita' di rilevare le impronte digitali immergendo i polpastrelli delle dita nell'acido, cosa che rende impossibile rilevare le impronte.
"Di fronte a questa nuova frontiera- aggiungono- si rende necessario introdurre una nuova figura di reato che preveda, anche il carcere, per chi "altera o mutila le creste papillari dei polpastrelli delle dita delle mani o di altre parti del corpo".
Il presidente della commissione Affari costituzionali, non esclude che, per evitare che l'introduzione delle nuove norme provochi problemi di discriminazione, le norme relative alle impronte digitali possano essere estese, se l'esigenza emergesse nell'ambito del dibattito parlamentare, anche ai cittadini italiani. Ma questo punto non trova completamente d'accordo Buemi che dice: "Se si crea il problema della discriminazione possiamo parlarne, ma questo non mi sembra il problema centrale, che e' quello invece di venire incontro alle denunce di molti magistrati che rilevano la difficolta' di definire in maniera certa l'identita' di chi viene nel nostro Paese.
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