Ambrosini: si vogliono perseguire 300-400 mila clandestini, ma Cpt accolgono al massimo 2mila persone
"Associare il 'clandestino' a chi ammazza o ruba è semplicemente irrealistico, si tratta di persone che si spostano senza chiedere il permesso e senza avere un'autorizzazione" spiega Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia dei processi migratori all'Università di Milano e direttore della rivista "Mondi migranti", chiedendo maggior "cautela" nell'uso di certe definizioni e categorie e portando come esempio quello dei "15mila migranti sbarcati a Lampedusa e definiti dai media genericamente come "clandestini".
"Il 60% di loro ha richiesto la protezione per i rifugiati e il 30% l'ha ottenuta, il che significa che uno su tre di quei 'clandestini' ha diritto per Legge alla tutela". Intervenuto per presentare l'esperienza del progetto "Cittadini possibili" per l'integrazione dei rifugiati nella Diocesi di Milano al convegno in corso nel capoluogo lombardo dal titolo "Da rifugiati a cittadini: un percorso possibile" organizzato dalla Caritas, il professore evidenzia innanzitutto come di fronte al fenomeno dell'immigrazione sia necessario avere "il senso della complessità", anche alla luce della "funzione economica" rappresentata dai migranti e dai problemi nei loro Paesi d'origine. In merito alle nuove norme piú restrittive nei confronti degli immigrati contenute nel pacchetto sicurezza, Ambrosini afferma che "le richieste di ingresso nel nostro Paese dei migranti sono state 627mila, di cui 400 mila circa nel campo dell'assistenza alla persona, il che significa che ci sono 3-400 mila persone che sono nella condizione di essere perseguiti".
A fronte di questa massa di uomini, donne e bambini, il docente si domanda retoricamente: "Dove li mettiamo? Chi li processa? Quali sono le risorse per identificarli, trattenerli, condannarli e rimandarli nel loro Paese di origine?". "I Cpt (Centri di permanenza temporanea) oggi possono accogliere circa 2mila persone, anche se vogliamo moltiplicarli per dieci, avremo 20mila posti: rimangono fuori 280-380mila persone". "Al di là della demagogia, nei Paesi democratici le espulsioni sono sempre basse per una ragione di costi, basta vedere gli Stati Uniti dove le persone senza permesso di soggiorno sono 10-11 milioni e gli espulsi ogni anno sono pochissimi".
"Poi bisogna ricordare che si espellono i piú deboli e facili da individuare e non i piú pericolosi, e soprattutto chi è originario di un Paese con i quali l'Italia ha stabilito rapporti bilaterali, altrimenti c'è il rischio, come già avvenuto in passato, che venissero rimandati nel nostro Paese". Secondo il direttore di "Mondi Migranti" il pacchetto sicurezza avrebbe dunque piú che altro due funzioni: da un lato "deterrente" nei confronti di vuole emigrare verso il nostro Paese ("in Italia vi tratteremo male"), e dall'altro "rassicurante per la popolazione italiana". "Ma attenzione che quegli stessi italiani ora sono preoccupati per ció che puó accadere alla badante che hanno in casa o di chi si prende cura dei loro genitori, come ha fatto notare con buon senso il ministro Mara Carfagna". "Perche' se si vuol essere coerenti, bisogna perseguire oltre chi affitta loro le case, anche i datori di lavoro, che sono l'anello piú importante della catena".
"Il 60% di loro ha richiesto la protezione per i rifugiati e il 30% l'ha ottenuta, il che significa che uno su tre di quei 'clandestini' ha diritto per Legge alla tutela". Intervenuto per presentare l'esperienza del progetto "Cittadini possibili" per l'integrazione dei rifugiati nella Diocesi di Milano al convegno in corso nel capoluogo lombardo dal titolo "Da rifugiati a cittadini: un percorso possibile" organizzato dalla Caritas, il professore evidenzia innanzitutto come di fronte al fenomeno dell'immigrazione sia necessario avere "il senso della complessità", anche alla luce della "funzione economica" rappresentata dai migranti e dai problemi nei loro Paesi d'origine. In merito alle nuove norme piú restrittive nei confronti degli immigrati contenute nel pacchetto sicurezza, Ambrosini afferma che "le richieste di ingresso nel nostro Paese dei migranti sono state 627mila, di cui 400 mila circa nel campo dell'assistenza alla persona, il che significa che ci sono 3-400 mila persone che sono nella condizione di essere perseguiti".
A fronte di questa massa di uomini, donne e bambini, il docente si domanda retoricamente: "Dove li mettiamo? Chi li processa? Quali sono le risorse per identificarli, trattenerli, condannarli e rimandarli nel loro Paese di origine?". "I Cpt (Centri di permanenza temporanea) oggi possono accogliere circa 2mila persone, anche se vogliamo moltiplicarli per dieci, avremo 20mila posti: rimangono fuori 280-380mila persone". "Al di là della demagogia, nei Paesi democratici le espulsioni sono sempre basse per una ragione di costi, basta vedere gli Stati Uniti dove le persone senza permesso di soggiorno sono 10-11 milioni e gli espulsi ogni anno sono pochissimi".
"Poi bisogna ricordare che si espellono i piú deboli e facili da individuare e non i piú pericolosi, e soprattutto chi è originario di un Paese con i quali l'Italia ha stabilito rapporti bilaterali, altrimenti c'è il rischio, come già avvenuto in passato, che venissero rimandati nel nostro Paese". Secondo il direttore di "Mondi Migranti" il pacchetto sicurezza avrebbe dunque piú che altro due funzioni: da un lato "deterrente" nei confronti di vuole emigrare verso il nostro Paese ("in Italia vi tratteremo male"), e dall'altro "rassicurante per la popolazione italiana". "Ma attenzione che quegli stessi italiani ora sono preoccupati per ció che puó accadere alla badante che hanno in casa o di chi si prende cura dei loro genitori, come ha fatto notare con buon senso il ministro Mara Carfagna". "Perche' se si vuol essere coerenti, bisogna perseguire oltre chi affitta loro le case, anche i datori di lavoro, che sono l'anello piú importante della catena".
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