Americhe. Preoccupano le rotte del narcotraffico nel mar dei Caraibi
L'Organizzazione degli Stati Americani sta studiando nuove tattiche per combattere il fenomeno del narcotraffico: "militari, economiche e politiche". E' Patricia Olamendi, viceministro messicano agli Esteri, che in una intervista fa presente come il mar dei Caraibi, e i piccoli Paesi che vi si trovano stanno diventando "luoghi ideali per trasportare la droga" verso gli Stati Uniti o l'Europa. La Olamendi si dice preoccupata delle grosse organizzazioni mafiose che sono in grado di approfittarsi della debolezza di questi piccoli Paesi, alcuni dei quali hanno solo pochi chilometri quadrati di estensione. Mancano programmi di intercettazione, anche se riconosce che "quando si chiude il passo alla droga da una parte, si apre da un altro, e la criminalita' organizzata va sempre a cercare dove la situazione e' piu' debole". Ma il problema non sta solo nel narcotraffico, il consumo di stupefacenti nell'America Latina e' in crescita in maniera esponenziale. Il fatto che il Brasile sia il maggior consumatore di cocaina, secondo solo agli Stati Uniti, da' il senso di quello che sta succedendo. "L'esperienza brasiliana dovrebbe servirci da esempio -suggerisce Patricia Olamendi-. Oggi parliamo di consumi in Messico che prima erano inimmaginabili, sia di cocaina come di altre droghe sintetiche, come di crack, e di eroina che fino ad alcuni anni fa era impensabile nel nostro Paese".
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