An insedia gruppo di lavoro contro modifiche a Bossi-Fini
Il presidente dei deputati di Alleanza Nazionale, Ignazio La Russa, ha insediato un gruppo di lavoro, formato da parlamentari di An, con il compito specifico di predisporre proposte di legge in materia di cittadinanza, immigrazione e questione rom. Il gruppo di lavoro ha già prodotto un documento di indirizzo a cui attenersi nella fase di formazione dei provvedimenti legislativi.
Ecco i punti già elaborati, a partire dall'immigrazione: la legge 'Bossi-Fini' contiene principi irrinunciabili che non possono, in alcun caso, essere aggirati con una sorta di semaforo verde che consentirebbe a chiunque, indistintamente e senza alcuna precauzione, di entrare in Italia asseritamente per un anno, come vorrebbe il 'Governo Prodi'; la 'Bossi-Fini' si fonda sul principio della solidarietà nei confronti dei lavoratori stranieri regolari che rispettano le nostre leggi e la nostra cultura. Per contro, prevede grande severità per i clandestini e per chi non lavora e viola le leggi. La 'Bossi-Fini' può, come tutte le normative, essere migliorata, anche recependo i suggerimenti delle Forze dell`Ordine che sono prezioso elemento di conoscenza riguardo ad una realtà troppo spesso non ben definita.
E ancora, fra gli altri punti, per An le quote sono, contrariamente alla propaganda demagogica, un contributo responsabile per evitare che nascano aspettative vane. C'è poi un capitolo specifico che riguarda l`immigrazione delle popolazioni nomadi. In primo luogo, occorrerà evitare la contraddizione tra la rivendicazione di fondo (l`essere nomadi) e l`installarsi in campi stabili che, sovente - senza ovviamente incorrere in inaccettabili generalizzazioni - diventano basi dalle quali si progettano o si commettono reati; una ulteriore attenzione, per quanto riguarda i nomadi, deve esser posta per evitare l`odiosa pratica dello sfruttamento dei minori, costretti a delinquere a favore degli schiavisti dei tempi moderni, o abbandonati in una zona grigia che non consente loro alcuna crescita né alcuna possibilità di inserimento reale nella società. E ancora, il permesso di soggiorno di queste popolazioni nelle città deve essere previsto in modo che gli interessati abbiano condizioni di vita compatibili con la dignità e che i residenti tradizionali non vedano pregiudicata la loro sicurezza e tranquillità.
E infine sulla cittadinanza, An ritiene che può essere concessa solo a chi ama l`Italia, a chi si sente italiano, vi risiede regolarmente da lungo tempo, conosce la nostra lingua e i nostri costumi, conosce e rispetta la Costituzione e le leggi ed è consapevole dell`identità storico-culturale del nostro Paese. Non può essere in alcun caso un diritto acquisibile semplicemente in base ad un dato temporale, legato cioè a una non definita presenza sul territorio nazionale; una attenzione particolare, in tema di cittadinanza, può essere accordata agli immigrati di seconda generazione, per i quali può essere prevista la naturalizzazione dopo la frequenza di un ciclo di formazione scolastica che sancisca la sussistenza della avvenuta integrazione.
Ecco i punti già elaborati, a partire dall'immigrazione: la legge 'Bossi-Fini' contiene principi irrinunciabili che non possono, in alcun caso, essere aggirati con una sorta di semaforo verde che consentirebbe a chiunque, indistintamente e senza alcuna precauzione, di entrare in Italia asseritamente per un anno, come vorrebbe il 'Governo Prodi'; la 'Bossi-Fini' si fonda sul principio della solidarietà nei confronti dei lavoratori stranieri regolari che rispettano le nostre leggi e la nostra cultura. Per contro, prevede grande severità per i clandestini e per chi non lavora e viola le leggi. La 'Bossi-Fini' può, come tutte le normative, essere migliorata, anche recependo i suggerimenti delle Forze dell`Ordine che sono prezioso elemento di conoscenza riguardo ad una realtà troppo spesso non ben definita.
E ancora, fra gli altri punti, per An le quote sono, contrariamente alla propaganda demagogica, un contributo responsabile per evitare che nascano aspettative vane. C'è poi un capitolo specifico che riguarda l`immigrazione delle popolazioni nomadi. In primo luogo, occorrerà evitare la contraddizione tra la rivendicazione di fondo (l`essere nomadi) e l`installarsi in campi stabili che, sovente - senza ovviamente incorrere in inaccettabili generalizzazioni - diventano basi dalle quali si progettano o si commettono reati; una ulteriore attenzione, per quanto riguarda i nomadi, deve esser posta per evitare l`odiosa pratica dello sfruttamento dei minori, costretti a delinquere a favore degli schiavisti dei tempi moderni, o abbandonati in una zona grigia che non consente loro alcuna crescita né alcuna possibilità di inserimento reale nella società. E ancora, il permesso di soggiorno di queste popolazioni nelle città deve essere previsto in modo che gli interessati abbiano condizioni di vita compatibili con la dignità e che i residenti tradizionali non vedano pregiudicata la loro sicurezza e tranquillità.
E infine sulla cittadinanza, An ritiene che può essere concessa solo a chi ama l`Italia, a chi si sente italiano, vi risiede regolarmente da lungo tempo, conosce la nostra lingua e i nostri costumi, conosce e rispetta la Costituzione e le leggi ed è consapevole dell`identità storico-culturale del nostro Paese. Non può essere in alcun caso un diritto acquisibile semplicemente in base ad un dato temporale, legato cioè a una non definita presenza sul territorio nazionale; una attenzione particolare, in tema di cittadinanza, può essere accordata agli immigrati di seconda generazione, per i quali può essere prevista la naturalizzazione dopo la frequenza di un ciclo di formazione scolastica che sancisca la sussistenza della avvenuta integrazione.
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