Giovedì 4 giugno 2026
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Ancora ombre sulle staminali ringiovanite

AMERICHE - USA
Notizia ·
Nuove ombre sulle cellule staminali 'ringiovanite', riprogrammate cioe' in laboratorio come staminali pluripotenti. Queste cellule, che potrebbero rivoluzionare la medicina personalizzata grazie alla messa a punto di nuove terapie bypassando l'utilizzo di embrioni, presentano ancora problemi di sicurezza.
In particolare, i ricercatori si chiedevano se il loro materiale genetico fosse alterato durante il processo di riprogrammazione.
Ebbene, un nuovo studio pubblicato su 'Nature' da scienziati dell'Universita' della California a San Diego (Usa), in collaborazione con altri gruppi di ricerca internazionali, svela che il materiale genetico delle simil-staminali riprogrammate puo' davvero essere compromesso. E suggerisce che lo screening genetico esteso di queste cellule debba diventare una pratica standard prima dell'utilizzo clinico. Il team di ricercatori, co-diretto da Zhang Kun, ha esaminato 22 diverse linee di cellule pluripotenti indotte ottenute da sette gruppi di ricerca differenti, che hanno impiegato diversi metodi per riprogrammare cellule della pelle, trasformandole cosi' in simil-staminali.
In tutte queste linee i ricercatori hanno scoperto mutazioni puntiformi, si stima sei mutazioni per essoma (la parte del genoma che contiene le istruzioni genetiche per la fabbricazione delle proteine).
"Ogni singola linea di cellule staminali che abbiamo esaminato presentava mutazioni. Sulla base delle nostre conoscenze, ci aspettavamo di vedere 10 volte meno mutazioni rispetto a quelle che abbiamo effettivamente osservato", ha detto Zhang. Insomma, secondo i ricercatori l'opera di riprogrammazione lascia sul genoma delle "cicatrici permanenti". "Le staminali riprogrammate forniscono un nuovo importante strumento nella lotta contro le malattie, ma prima di usarle direttamente nella clinica dobbiamo fare in modo che siano sicure e dobbiamo essere in grado di definire la loro struttura e il loro comportamento in termini piu' precisi", spiega Lawrence Goldstein, della UC San Diego Stem Cell Program.
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