Ancora reazioni al sangue da staminali embrionali
Produrre sangue artificiale da cellule staminali? "L'Italia e' vicina a raggiungere lo stesso obiettivo annunciato dai ricercatori britannici. In tempi analoghi", dunque forse gia' fra tre anni, "ma lavorando sulle cellule adulte. Certo una cosa e' dire che fra tre anni si arrivera' alla sperimentazione, altra e' parlare di produzione industriale. E' bene precisare che quella del sangue artificiale e' una produzione costosissima. Dunque si trattera' di una soluzione complementare, che non sostituira' le donazioni". A descrivere la via italiana al sangue artificiale, all'indomani dell'annuncio di uno studio targato Gb, e' il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, a margine di un incontro sulle attivita' trasfusionali organizzato dall'Osservatorio Sanita' e salute della capitale.
"Vorrei raffreddare gli entusiasmi sorti dopo l'annuncio della ricerca britannica - afferma Fazio - Precisando che gruppi di studiosi italiani stanno portando avanti lavori molto avanzati sulle staminali adulte per arrivare al sangue artificiale. Ma la via italiana e' quella scelta anche dalle Forze armate Usa - precisa - Lavoriamo sulle cellule adulte anche per una sostenibilita' a lungo termine. C'e' anche una collaborazione con la Mayo clinic americana e gli studiosi dell'Istituto superiore di sanita'", aggiunge. Dunque l'Italia non e' indietro in questo settore. "Si tratta pero' di una produzione molto costosa, che dunque non sostituira' mai le donazioni", ribadisce il sottosegretario.
Inoltre la prossima Conferenza Stato-Regioni dovrebbe esaminare un provvedimento "che propone di finanziare dal 2009 Banche cordonali in tutte le regioni italiane.
Cosa che - ricorda Fazio - aiutera' la ricerca sul sangue da staminali adulte".
E mentre nei laboratori della Penisola si lavora alacremente da anni, anche Giuliano Grazzini, direttore del Centro nazionale sangue, ricorda che "la produzione di plasma artificiale sara' costosissima.
Dunque non e' in discussione l'importanza delle donazioni. Ricerche come quella britannica sono in corso in tutto il mondo. Si tratta di studi importanti - dice - i cui risultati non sono dietro l'angolo, e che soprattutto non sostituiranno mai il ruolo chiave delle donazioni".
'Oltre agli inaccettabili risvolti etici, questa ricerca non ha ancora dimostrato nulla': e' il commento del genetista Bruno Dallapiccola in merito all'annuncio di alcuni ricercatori britannici, pubblicato nei giorni scorsi sull'edizione on-line dell'Independent, sulla possibilita' di produrre sangue usando cellule staminali embrionali.
'Non c'e' ancora nessun risultato - afferma lo scienziato in una intervista a Radio Vaticana - che sia stato prodotto attraverso l'uso 'traslazionale', ossia la possibilita' di trasferire la ricerca sulle cellule staminali embrionali a livello del paziente. Poi - aggiunge Dallapiccola - piuttosto che leggere questi risultati sull'Independent, sarebbe opportuno vederli pubblicati da una rivista scientifica dotata di revisori critici in grado di giudicare se sono fondati'.
Nel frattempo, il genetista afferma che la ricerca sulle cellule staminali embrionali finalizzata alla cura di malattie come il Parkinson o l'Alzheimer 'non ha ancora dato alcun risultato'. Un gruppo di ricercatori britannici si e' detto in grado di ottenere, entro tre anni, globuli rossi in quantita' illimitata da embrioni umani rimasti inutilizzati
Le associazioni e federazioni dei donatori di sangue italiani mettono in guardia dai facili entusiasmi. "In primo luogo la produzione industriale di sangue dalle cellule staminali, embrionali o adulte, non potra' avvenire che fra molti anni - spiega Aldo Ozio Caligaris, presidente nazionale della Fidas e coordinatore pro tempore del Civis (Coordinamento interassociativo volontari italiani del sangue) - in quanto dalla partenza del progetto scientifico alla sperimentazione sull'uomo bisognera' aspettare almeno tre anni".
"In secondo luogo - prosegue Caligaris - la produzione industriale necessaria per coprire i bisogni di milioni di pazienti avra' costi enormi, per cui la produzione di sangue dalle cellule staminali non potra' mai sostituire la donazione volontaria, gratuita e periodica del sangue. Ma, al massimo, costituire un elemento complementare per situazioni particolari".
Attenzione, poi, perche' "il grosso rischio che si corre prospettando un prossimo superamento dei bisogni trasfusionali - dice il coordinatore del Civis - e' quello di indurre nella cittadinanza la credenza che non ci sia piu' bisogno del gesto solidale di tanti donatori, con il pericolo di mettere in crisi la raccolta di sangue ed emocomponenti, il sistema trasfusionale italiano e di conseguenza l'intero Servizio sanitario nazionale".
La possibilita' di ottenere sangue dalle cellule staminali "ha riaperto in Italia il balletto tra evidenze scientifiche controverse: qual e' la fonte cellulare piu' valida? Le cellule adulte, come si dice qui da noi, o quelle embrionali, come dicono nel resto del mondo?". Lo sottolinea Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e presidente del Centro di studi biogiuridici 'Ecsel' (European centre for science, ethics and law).
Nel rapporto tra scienza, bioetica e politica "occorre ricollocare ciascun attore nel proprio ruolo: la scienza e' e deve restare libera, a meno di non voler rinunciare esplicitamente al progresso scientifico - dice Marini - la bioetica e' chiamata a valutare i profili etici delle applicazioni tecnologico-industriali del progresso scientifico. E la politica deve fondare su questi risultati eventuali limiti e divieti rivolti non alla scienza, ma a talune applicazioni tecno-industriali, specie quelle che alimentano fenomeni di business del corpo umano e delle sue componenti". Si tratta di un percorso logico e sistematico molto chiaro che, invece, "e' soggetto a manipolazioni da parte di scienziati, bioeticisti e politici", sottolinea il presidente di Ecsel.
"Tenuto conto di cio' - aggiunge Marini, vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica - ritengo che vada superato l'atteggiamento, ormai di routine, di chi solleva per ogni nuova scoperta scientifica la questione etica, che non va agitata o minacciata, ma affrontata e regolata in modo condiviso. Allo stesso modo va superata la strategia biopolitica dominante oggi in Italia, secondo cui vanno minimizzate le evidenze scientifiche contrarie a quelle sostenute nella contingenza, perche' cio' non rende un buon servigio alla causa della formazione di una opinione pubblica informata e responsabile, questione centrale del dibattito sul rapporto tra scienza e societa'".
"Vorrei raffreddare gli entusiasmi sorti dopo l'annuncio della ricerca britannica - afferma Fazio - Precisando che gruppi di studiosi italiani stanno portando avanti lavori molto avanzati sulle staminali adulte per arrivare al sangue artificiale. Ma la via italiana e' quella scelta anche dalle Forze armate Usa - precisa - Lavoriamo sulle cellule adulte anche per una sostenibilita' a lungo termine. C'e' anche una collaborazione con la Mayo clinic americana e gli studiosi dell'Istituto superiore di sanita'", aggiunge. Dunque l'Italia non e' indietro in questo settore. "Si tratta pero' di una produzione molto costosa, che dunque non sostituira' mai le donazioni", ribadisce il sottosegretario.
Inoltre la prossima Conferenza Stato-Regioni dovrebbe esaminare un provvedimento "che propone di finanziare dal 2009 Banche cordonali in tutte le regioni italiane.
Cosa che - ricorda Fazio - aiutera' la ricerca sul sangue da staminali adulte".
E mentre nei laboratori della Penisola si lavora alacremente da anni, anche Giuliano Grazzini, direttore del Centro nazionale sangue, ricorda che "la produzione di plasma artificiale sara' costosissima.
Dunque non e' in discussione l'importanza delle donazioni. Ricerche come quella britannica sono in corso in tutto il mondo. Si tratta di studi importanti - dice - i cui risultati non sono dietro l'angolo, e che soprattutto non sostituiranno mai il ruolo chiave delle donazioni".
'Oltre agli inaccettabili risvolti etici, questa ricerca non ha ancora dimostrato nulla': e' il commento del genetista Bruno Dallapiccola in merito all'annuncio di alcuni ricercatori britannici, pubblicato nei giorni scorsi sull'edizione on-line dell'Independent, sulla possibilita' di produrre sangue usando cellule staminali embrionali.
'Non c'e' ancora nessun risultato - afferma lo scienziato in una intervista a Radio Vaticana - che sia stato prodotto attraverso l'uso 'traslazionale', ossia la possibilita' di trasferire la ricerca sulle cellule staminali embrionali a livello del paziente. Poi - aggiunge Dallapiccola - piuttosto che leggere questi risultati sull'Independent, sarebbe opportuno vederli pubblicati da una rivista scientifica dotata di revisori critici in grado di giudicare se sono fondati'.
Nel frattempo, il genetista afferma che la ricerca sulle cellule staminali embrionali finalizzata alla cura di malattie come il Parkinson o l'Alzheimer 'non ha ancora dato alcun risultato'. Un gruppo di ricercatori britannici si e' detto in grado di ottenere, entro tre anni, globuli rossi in quantita' illimitata da embrioni umani rimasti inutilizzati
Le associazioni e federazioni dei donatori di sangue italiani mettono in guardia dai facili entusiasmi. "In primo luogo la produzione industriale di sangue dalle cellule staminali, embrionali o adulte, non potra' avvenire che fra molti anni - spiega Aldo Ozio Caligaris, presidente nazionale della Fidas e coordinatore pro tempore del Civis (Coordinamento interassociativo volontari italiani del sangue) - in quanto dalla partenza del progetto scientifico alla sperimentazione sull'uomo bisognera' aspettare almeno tre anni".
"In secondo luogo - prosegue Caligaris - la produzione industriale necessaria per coprire i bisogni di milioni di pazienti avra' costi enormi, per cui la produzione di sangue dalle cellule staminali non potra' mai sostituire la donazione volontaria, gratuita e periodica del sangue. Ma, al massimo, costituire un elemento complementare per situazioni particolari".
Attenzione, poi, perche' "il grosso rischio che si corre prospettando un prossimo superamento dei bisogni trasfusionali - dice il coordinatore del Civis - e' quello di indurre nella cittadinanza la credenza che non ci sia piu' bisogno del gesto solidale di tanti donatori, con il pericolo di mettere in crisi la raccolta di sangue ed emocomponenti, il sistema trasfusionale italiano e di conseguenza l'intero Servizio sanitario nazionale".
La possibilita' di ottenere sangue dalle cellule staminali "ha riaperto in Italia il balletto tra evidenze scientifiche controverse: qual e' la fonte cellulare piu' valida? Le cellule adulte, come si dice qui da noi, o quelle embrionali, come dicono nel resto del mondo?". Lo sottolinea Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e presidente del Centro di studi biogiuridici 'Ecsel' (European centre for science, ethics and law).
Nel rapporto tra scienza, bioetica e politica "occorre ricollocare ciascun attore nel proprio ruolo: la scienza e' e deve restare libera, a meno di non voler rinunciare esplicitamente al progresso scientifico - dice Marini - la bioetica e' chiamata a valutare i profili etici delle applicazioni tecnologico-industriali del progresso scientifico. E la politica deve fondare su questi risultati eventuali limiti e divieti rivolti non alla scienza, ma a talune applicazioni tecno-industriali, specie quelle che alimentano fenomeni di business del corpo umano e delle sue componenti". Si tratta di un percorso logico e sistematico molto chiaro che, invece, "e' soggetto a manipolazioni da parte di scienziati, bioeticisti e politici", sottolinea il presidente di Ecsel.
"Tenuto conto di cio' - aggiunge Marini, vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica - ritengo che vada superato l'atteggiamento, ormai di routine, di chi solleva per ogni nuova scoperta scientifica la questione etica, che non va agitata o minacciata, ma affrontata e regolata in modo condiviso. Allo stesso modo va superata la strategia biopolitica dominante oggi in Italia, secondo cui vanno minimizzate le evidenze scientifiche contrarie a quelle sostenute nella contingenza, perche' cio' non rende un buon servigio alla causa della formazione di una opinione pubblica informata e responsabile, questione centrale del dibattito sul rapporto tra scienza e societa'".
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