Anestesista: dimostrato che Giovanni Paolo II rifiuto' cure salvavita
'Un'analisi delle condizioni di salute di Giovanni Paolo II nelle ultime settimane della sua esistenza dimostra che non gli sono state praticate alcune cure che avrebbero potuto tenerlo in vita ancora a lungo. Il vecchio papa le ha rifiutate perche' le considerava troppo gravose. Per lui sta per iniziare il processo di canonizzazione, a Piergiorgio Welby sono stati rifiutati i funerali'.
Cosi' l'anestesista, Lina Pavanelli, sulle pagine di Micromega. E questa mattina il medico e' intervenuto ad una conferenza stampa, organizzata alla rivista, insieme a Mina Welby, al teologo Giovanni Franzoni e al direttore della rivista Paolo Flores d'Arcais. Per l'anestesista 'il trattamento medico ricevuto da papa Wojtyla nelle ultime settimane di vita costituisce, secondo i criteri stabiliti dalla Chiesa cattolica, un vero e proprio atto di eutanasia'.
Solo Giovanni Paolo II, nell'ultima fase della sua malattia, e' il parere del medico, puo' aver detto no alla nutrizione artificiale, 'non e' possibile infatti ipotizzare che un team di medici del livello di quelli che lo hanno seguito non l'abbiano proposta al paziente'. Il principio da cui si parte e' che i protocolli che indicano quando introdurre la nutrizione artificiale sono molto chiari e nel caso del Pontefice non solo era arrivato il momento, ma ad un certo punto sarebbe stato necessario nutrirlo artificialmente, 'Ci deve essere stato un periodo in cui non e' stato alimentato abbastanza'.
'Solo la sua autodeterminazione al rifiuto del trattamento puo' spiegare il comportamento dell'equipe medica'. Perche' se cosi' non fosse, arriva dritta al punto l'anestesista 'si dovrebbero denunciare quei medici perche' hanno accorciato la vita del paziente introducendo il sondino gastrico troppo tardi: due giorni prima che morisse. In quelle condizioni per l'etica cattolica e' un atto di eutanasia'.
'Il trattamento dell'alimentazione artificiale -interviene Flores d'Arcais- e' obbligatorio nelle forme efficaci ed e' stato demandato alla scienza medica stabilire quale siano le forme efficaci( e' stato stabilito che e' il sondino attraverso l'addome), ma ci deve essere un consenso del paziente'. Ora la conclusione del direttore di Micromega e' che 'A meno che 11 clinici non abbiano violato non solo l'etica medica (evitando il consenso), ma anche il codice penale, il sondino non e' stato messo perche' rifiutato dal paziente'.
'Il sondino gastrico -ha ricordato Pavanelli- e' stato inserito a Papa Wojtyla nel pomeriggio del 30 marzo, due giorni dopo e' morto. Questa e' la versione confermata anche dal professor Renato Buzzonetti, medico personale di Wojtyla'.
'E' noto che il sondino tramite parete gastrica e' efficace se inserito in tempo altrimenti non si riesce a recuperare il peso perso'. Nell'ultima apparizione (30 marzo) il papa appariva dimagrito, insiste la dottoressa Pavanelli, e gia' 'il 3 febbraio 2005 il portavoce Navarro Valls afferma che il paziente si alimenta regolarmente e che sono da escludere possibilita' di alimentazione alternativa di un tipo o dell'altro. In quel momento Navarro Valls ci segnala che il papa messo al corrente del sondino gastrico ha rifiutato'. 'Il dato singolare -si legge nel saggio di Pavanelli- e' l'aver fornito una simile informazione in un momento in cui le condizioni nutrizionali erano ancora discrete: cio' lascia intendere che qualcuno, nello staff medico, doveva aver posto il problema.
Tuttavia, per il momento, esso non veniva affrontato e sarebbe rimasto irrisolto per sempre'. Lo stesso medico Buzzonetti scrive in un libro, come riferisce la dottoressa, che gia' in quel periodo 'la lenta ripresa delle condizioni generali era resa difficile dalla deglutizione molto difficoltosa, dalla fonazione assai stentata, dal deficit nutrizionale e dalla notevole astenia'.
Il parere della dottoressa Pavanelli e' che 'i medici non sono riusciti a convincerlo ad accettare la nutrizione in tempo utile'.
'Da quanto si deduce dal libro di Renato Buzzonetti, il medico di Papa Wojtyla, credo che al pontefice sia mancato anche l'aspetto ventilatorio'. Cosi' Mario Riccio, l'anestesista di Cremona che aiuto' il vice presidente dell'associazione Coscioni, Piergiorgio Welby, nel distacco del ventilatore, commenta le conclusioni di Micromega su gli ultimi giorni di Karol Wojtyla.
'In genere la tracheostomia serve a collegare il respiratore. Il papa fu tracheostomizzato a fine febbraio (24 ndr), ma non fu ventilato come avviene di solito con i malati di Parkinson quando perdono la capacita' di deglutire'. 'Come ho avuto modo di riferire al Gip La Viola in gennaio il caso del Papa e quello Di Bella sono stati esempi di sospensione delle terapie ma nessuno e' intervenuto'. Secondo l'anestesista sicuramente nel caso del pontefice si e' trattato di un'autodeterminazione, 'ma nell'etica della chiesa si tratta di eutanasia passiva'. 'Siamo di fronte alla doppia morale tipica dell'ambiente confessionale, come quando a difendere la famiglia scende in campo chi ne ha piu' di una'.
'Perche' l'ultimo giorno e' stato messo il sondino per la nutrizione al Papa, se lui lo aveva rifiutato?'. E' questa la domanda che la moglie di Piergiorgio Welby, Mina, ha posto nel corso della conferenza organizzata questa mattina da Micromega sul trattamento terapeutico ricevuto da papa Wojtyla negli ultimi giorni di vita.
'Dai commenti sulla non possibilita' di poter rifiutare nel testamento biologico la nutrizione e l'idratazione artificiale, posso dedurre che il Papa non abbia piu' avuto la capacita' di opporsi'. Mina Welby si chiede inoltre 'se sia giusto che una religione possa imporre alla Scienza dettami etici e morali'.
'Il Vaticano, dichiarando che il paziente non puo' decidere di interrompere l'alimentazione, la respirazione e l'idratazione artificiali lancia, di fatto, un boomerang contro se stesso'. Cosi', in una nota, Rocco Berardo vice segretario Associazione Coscioni che aggiunge: 'Cio' che e' avvenuto in occasione della morte di papa Wojtyla e' la rappresentazione esatta di quanto il Vaticano si ostina a negare ai malati: il diritto di rifiutare un trattamento medico. Come Piergiorgio Welby, che scrisse il suo 'Lasciatemi morire', cosi' Karol Wojtyla chiese ai suoi medici 'lasciatemi tornare alla Casa del Padre''. 'Il Vaticano, - prosegue Berardo - dunque, nella sua smania di proibire tutto, finisce per vietare anche gli stessi comportamenti di cui si sono resi protagonisti i suoi piu' autorevoli esponenti. La distorsione della politica italiana sta proprio in questo: dover fare i conti con le affermazioni di uno 'stato estero confessionale' piuttosto che con la ragionevolezza e la volonta' popolare'.
Cosi' l'anestesista, Lina Pavanelli, sulle pagine di Micromega. E questa mattina il medico e' intervenuto ad una conferenza stampa, organizzata alla rivista, insieme a Mina Welby, al teologo Giovanni Franzoni e al direttore della rivista Paolo Flores d'Arcais. Per l'anestesista 'il trattamento medico ricevuto da papa Wojtyla nelle ultime settimane di vita costituisce, secondo i criteri stabiliti dalla Chiesa cattolica, un vero e proprio atto di eutanasia'.
Solo Giovanni Paolo II, nell'ultima fase della sua malattia, e' il parere del medico, puo' aver detto no alla nutrizione artificiale, 'non e' possibile infatti ipotizzare che un team di medici del livello di quelli che lo hanno seguito non l'abbiano proposta al paziente'. Il principio da cui si parte e' che i protocolli che indicano quando introdurre la nutrizione artificiale sono molto chiari e nel caso del Pontefice non solo era arrivato il momento, ma ad un certo punto sarebbe stato necessario nutrirlo artificialmente, 'Ci deve essere stato un periodo in cui non e' stato alimentato abbastanza'.
'Solo la sua autodeterminazione al rifiuto del trattamento puo' spiegare il comportamento dell'equipe medica'. Perche' se cosi' non fosse, arriva dritta al punto l'anestesista 'si dovrebbero denunciare quei medici perche' hanno accorciato la vita del paziente introducendo il sondino gastrico troppo tardi: due giorni prima che morisse. In quelle condizioni per l'etica cattolica e' un atto di eutanasia'.
'Il trattamento dell'alimentazione artificiale -interviene Flores d'Arcais- e' obbligatorio nelle forme efficaci ed e' stato demandato alla scienza medica stabilire quale siano le forme efficaci( e' stato stabilito che e' il sondino attraverso l'addome), ma ci deve essere un consenso del paziente'. Ora la conclusione del direttore di Micromega e' che 'A meno che 11 clinici non abbiano violato non solo l'etica medica (evitando il consenso), ma anche il codice penale, il sondino non e' stato messo perche' rifiutato dal paziente'.
'Il sondino gastrico -ha ricordato Pavanelli- e' stato inserito a Papa Wojtyla nel pomeriggio del 30 marzo, due giorni dopo e' morto. Questa e' la versione confermata anche dal professor Renato Buzzonetti, medico personale di Wojtyla'.
'E' noto che il sondino tramite parete gastrica e' efficace se inserito in tempo altrimenti non si riesce a recuperare il peso perso'. Nell'ultima apparizione (30 marzo) il papa appariva dimagrito, insiste la dottoressa Pavanelli, e gia' 'il 3 febbraio 2005 il portavoce Navarro Valls afferma che il paziente si alimenta regolarmente e che sono da escludere possibilita' di alimentazione alternativa di un tipo o dell'altro. In quel momento Navarro Valls ci segnala che il papa messo al corrente del sondino gastrico ha rifiutato'. 'Il dato singolare -si legge nel saggio di Pavanelli- e' l'aver fornito una simile informazione in un momento in cui le condizioni nutrizionali erano ancora discrete: cio' lascia intendere che qualcuno, nello staff medico, doveva aver posto il problema.
Tuttavia, per il momento, esso non veniva affrontato e sarebbe rimasto irrisolto per sempre'. Lo stesso medico Buzzonetti scrive in un libro, come riferisce la dottoressa, che gia' in quel periodo 'la lenta ripresa delle condizioni generali era resa difficile dalla deglutizione molto difficoltosa, dalla fonazione assai stentata, dal deficit nutrizionale e dalla notevole astenia'.
Il parere della dottoressa Pavanelli e' che 'i medici non sono riusciti a convincerlo ad accettare la nutrizione in tempo utile'.
'Da quanto si deduce dal libro di Renato Buzzonetti, il medico di Papa Wojtyla, credo che al pontefice sia mancato anche l'aspetto ventilatorio'. Cosi' Mario Riccio, l'anestesista di Cremona che aiuto' il vice presidente dell'associazione Coscioni, Piergiorgio Welby, nel distacco del ventilatore, commenta le conclusioni di Micromega su gli ultimi giorni di Karol Wojtyla.
'In genere la tracheostomia serve a collegare il respiratore. Il papa fu tracheostomizzato a fine febbraio (24 ndr), ma non fu ventilato come avviene di solito con i malati di Parkinson quando perdono la capacita' di deglutire'. 'Come ho avuto modo di riferire al Gip La Viola in gennaio il caso del Papa e quello Di Bella sono stati esempi di sospensione delle terapie ma nessuno e' intervenuto'. Secondo l'anestesista sicuramente nel caso del pontefice si e' trattato di un'autodeterminazione, 'ma nell'etica della chiesa si tratta di eutanasia passiva'. 'Siamo di fronte alla doppia morale tipica dell'ambiente confessionale, come quando a difendere la famiglia scende in campo chi ne ha piu' di una'.
'Perche' l'ultimo giorno e' stato messo il sondino per la nutrizione al Papa, se lui lo aveva rifiutato?'. E' questa la domanda che la moglie di Piergiorgio Welby, Mina, ha posto nel corso della conferenza organizzata questa mattina da Micromega sul trattamento terapeutico ricevuto da papa Wojtyla negli ultimi giorni di vita.
'Dai commenti sulla non possibilita' di poter rifiutare nel testamento biologico la nutrizione e l'idratazione artificiale, posso dedurre che il Papa non abbia piu' avuto la capacita' di opporsi'. Mina Welby si chiede inoltre 'se sia giusto che una religione possa imporre alla Scienza dettami etici e morali'.
'Il Vaticano, dichiarando che il paziente non puo' decidere di interrompere l'alimentazione, la respirazione e l'idratazione artificiali lancia, di fatto, un boomerang contro se stesso'. Cosi', in una nota, Rocco Berardo vice segretario Associazione Coscioni che aggiunge: 'Cio' che e' avvenuto in occasione della morte di papa Wojtyla e' la rappresentazione esatta di quanto il Vaticano si ostina a negare ai malati: il diritto di rifiutare un trattamento medico. Come Piergiorgio Welby, che scrisse il suo 'Lasciatemi morire', cosi' Karol Wojtyla chiese ai suoi medici 'lasciatemi tornare alla Casa del Padre''. 'Il Vaticano, - prosegue Berardo - dunque, nella sua smania di proibire tutto, finisce per vietare anche gli stessi comportamenti di cui si sono resi protagonisti i suoi piu' autorevoli esponenti. La distorsione della politica italiana sta proprio in questo: dover fare i conti con le affermazioni di uno 'stato estero confessionale' piuttosto che con la ragionevolezza e la volonta' popolare'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti