Ansiolitici. Il consumatore per eccellenza e' donna
Donna, 52 anni, sposata, in grado di svolgere le attivita' quotidiane ma che non e' seguita da uno psicologo ne' da uno psichiatra. E' l'identikit delle consumatrici di antidepressivi e ansiolitici che emerge dalla ricerca 'Stili di vita, stato di salute psicofisica delle donne', il primo studio osservazionale caso-controllo condotto nelle farmacie venete. Lo studio, promosso dalla commissione Pari Opportunita' della Regione Veneto e' stato realizzato nel 2008 dal Dipartimento di Medicina e Sanita' pubblica Sezione di Farmacologia dell'Universita' degli Studi di Verona.L'indagine, pubblicata da 'Dialogo sui farmaci' ha coinvolto 11.357 donne intervistate in farmacia da 249 farmacisti e ha analizzato sia le cause di stress degli ultimi 6 mesi che eventuali assunzioni di farmaci psicotropi. Risultato: il 44% del campione ha denunciato un forte stress emotivo dovuto alla morte di un parente, il 43% per problemi familiari e affettivi (malattie e incidenti), il 27% per difficolta' finanziarie, il 6% per violenza subita tra le mura domestiche. In seguito a questi eventi il 34% delle intervistate ha dichiarato di assumere ansiolitici e/o antidepressivi negli ultimi 6 mesi.
Non solo: tra chi si recava in farmacia con una ricetta di medicinali psicotropi il 48% aveva una prescrizione per ansiolitici, il 33% per ansiolitici e anche antidepressivi, e il 19% solo per antidepressivi. Emerso anche un uso prolungato degli ansiolitici, quando le linee guida ne suggeriscono l'uso per periodi brevi. In generale, comunque, tra i farmaci acquistati dal campione prevalgono quelli cardiovascolari, per l'apparato gastrointestinale e il metabolismo e per l'apparato muscolo scheletrico.
Lo studio, secondo gli esperti, va oltre la territorialita' regionale e mette in evidenza come il disagio femminile sia associato in una certa misura all'uso dei farmaci antidepressivi e ansiolitici. Fondamentali, inoltre, la capacita' del farmacista nell'ascoltare, consigliare e informare le donne e nel fare da 'mediatore' per la ricerca epidemiologica.
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