Appello scienziati su 'Nature': in Italia poca attenzione alla scienza
'Perche' nessuno ha mai parlato della necessita' di incrementare gli investimenti per la scienza, la tecnologia e l'istruzione?' Lo domandano ai leader politici, dalle pagine di una delle piu' prestigiose riviste scientifiche internazionali, Nature, il direttore del centro ricerche sui vaccini della Novartis, Rino Rappuoli, il direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche 'Mario Negri', Silvio Garattini, e il direttore del centro per la risonanza magnetica dell'universita' di Firenze, Ivano Bertini. Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, si legge nella lettera, 'hanno affrontato molte questioni critiche per il futuro dell'economia del Paese, ma entrambi hanno omesso un aspetto cruciale', quello della ricerca. Mentre va scomparendo l'economia del XXsecolo, basata su industria manifatturiera e commercio, 'l'economia del XXI secolo sara' imperniata sugli investimenti nella scienza e nella tecnologia'.
L'Italia, rilevano i ricercatori su Nature, non sta nemmeno applicando la strategia di Lisbona varata dall'Unione Europea e che prevede di investire il 3% del Pil nella ricerca entro il 2010. L'Italia, osservano, 'e' una delle nazioni che investono meno in ricerca (meno dell'1,5% del Pil contro il 3,86% della Svezia, il 2,51% della Germania, il 2,13% della Francia e l'1,73% del Regno Unito'. Gli scienziari sono solo 2,7 per ogni 1.000 abitanti, contro la media di cinque e sei, rispettivamente, di Europa e Stati Uniti. 'Senza ulteriori investimenti l'economia italiana ne soffrira', creando cosi' un danno anche per le future generazioni'.
Secondo i ricercatori 'la scarsa attenzione dedicata alla scienza da parte della campagna elettorale italiana purtroppo riflette anche un disinteresse generale in tutto il Paese.
Alcuni ritengono che il sistema universitario italiano non sia competitivo e pertanto non valga la pena investirvi finche' non saranno attuate le riforme. Ma tali riforme non saranno possibili se non si incrementano gli investimenti per la ricerca'. Attualmente, osservano, 'gli stanziamenti in bilancio per la ricerca arrivano a coprire solo gli stipendi del personale e non sono previsti altri fondi che potrebbero servire ad incoraggiare e stimolare i migliori scienziati. Forse la comunita' scientifica italiana non e' riuscita a far capire l'importanza della scienza per creare imprese innovative e occupazione qualificata, che sono la chiave per un futuro prospero. Ma i nostri amministratori nazionali devono assumersi questa responsabilita' e dare la massima priorita' agli investimenti in ricerca e tecnologia'.
COMMENTI
"E' fondamentale raddoppiare i fondi da destinare alla ricerca e all'innovazione e raggiungere almeno l'obiettivo del 2% del Pil, ma questo non servira' a nulla se prima non interverremo sul metodo di attribuzione di questi fondi, che deve essere all'insegna della massima trasparenza". Lo sottolinea Ignazio Marino, chirurgo e presidente della Commissione sanita' del Senato, che ha scritto a Nature in risposta alla lettera dei ricercatori italiani in pubblicazione domani sulla rivista scientifica, in cui si denuncia la mancanza di attenzione, nella campagna elettorale dei principali leader candidati premier, alla necessita' di aumentare i fondi per la ricerca. "Il tema della ricerca - ci tiene a precisare Marino - e' ben presente nel programma del Partito democratico ed e' un impegno su cui lavoriamo con determinazione". Ma un aumento di fondi non risolve il problema, se non verranno assegnati premiando il merito. Per Marino, infatti, "la vera piaga e' nei meccanismi clientelari delle universita' e dei centri di ricerca, dove pochi baroni gestiscono e si dividono i fondi senza rispettare alcun meccanismo meritocratico. Il Partito democratico - aggiunge - fara' in modo che i finanziamenti per la ricerca siano assegnati secondo il principio del 'peer review', ovvero il giudizio tra pari, un metodo adottato in tutto il mondo occidentale, l'unico che premia il merito e assicura la trasparenza".
"Non e' una dichiarazione elettorale - sottolinea ancora Marino - ma un metodo che abbiamo gia' sperimentato, vincolando in Finanziaria 16 milioni di euro per i giovani ricercatori sotto i 40 anni. La selezione e' attualmente in corso e la Commissione incaricata di giudicare i progetti migliori tra i 1.720 presentati, e' composta da dieci scienziati, anche loro con meno di 40 anni, la meta' dei quali lavora in centri stranieri. Nessun barone, nessuna possibilita' di nepotismo. Questi fondi passeranno a 81 milioni di euro a partire dall'anno prossimo, e sono certo che se sara' il Partito democratico a guidare il Paese - conclude - promuoveremo questo metodo che assicurera' crescita intellettuale, culturale ed economica".
"Le preoccupazioni espresse dai ricercatori su Nature sono le stesse che ho io, e che mi hanno convinto ad accettare la candidatura al Senato della Repubblica" Lo afferma Umberto Veronesi, capolista del Pd al Senato in Lombardia, sottolineando che il suo intento "e', infatti, di portare la scienza in Parlamento, incentivando l'interesse e la cultura delle ricerca scientifica". I miei obiettivi, sottolinea Veronesi, "sono di portare l'attuale investimento in ricerca italiano al livello dei paesi piu' avanzati, vale a dire dall'attuale 0,9 % all'1.5 % del Pil, di creare un percorso di carriera piu' solido per i giovani ricercatori e di affrontare in modo approfondito il rapporto fra scienza e societa', promuovendo la cultura scientifica a partire dai programmi di istruzione dei ragazzi delle scuole medie e dei licei". La crescita del mondo della scienza, conclude l'esponente del partito Democratico, "e' presente nel programma del Pd, e la richiesta che mi ha fatto Veltroni di candidarmi e' l'espressione concreta della sua volonta' di darle voce".
Il ministro della Salute Livia Turco risponde all'appello dei ricercatori e, contro 'la fuga dei cervelli', rilancia: "L'innovazione è la grande sfida del Paese", ricordando che per la sanità sono stati raggiunti stanziamenti record e sviluppati impegni per oncologia, neuroscienze e malattie rare. "La sollecitazione ad un maggiore impegno nella ricerca e nella scienza che ci proviene oggi da alcuni illustri ricercatori italiani va senz'altro raccolta, proseguendo negli indirizzi già avviati in questi due anni di governo", dichiara il ministro in un comunicato in risposta all'appello di alcuni scienziati italiani. "A partire dalla ricerca sanitaria, per la quale abbiamo registrato l'aumento record a 350 milioni di euro l'anno degli stanziamenti, intervenendo contestualmente sul piano della trasparenza per l'assegnazione dei fondi, attraverso bandi pubblici e selezione dei progetti da parte di Commissioni indipendenti con il metodo del peer review", ricorda Turco, aggiungendo: "In questi venti mesi abbiamo anche avviato azioni contro la piaga tutta italiana della 'fuga dei cervelli', vincolando una fetta cospicua delle risorse ai progetti presentati da giovani ricercatori italiani". "Un'idea - annuncia il ministro - che ha avuto immediato successo con la presentazione di oltre 1.700 progetti, tutti di ricercatori "under 40", che saranno selezionati nelle prossime settimane". Il ministro poi sottolinea "la spinta a settori nevralgici, come l'oncologia e le neuroscienze, ma anche il cambio di passo nella ricerca sulle malattie rare, che ci ha permesso di dare risposte concrete a questi malati e alle loro famiglie. Abbiamo infatti stanziato 30 milioni di euro l'anno per tre anni per la ricerca, esteso l'esenzione dal ticket ad altre 109 malattie rare e istituito un "numero verde nazionale", cui tutte le famiglie possono rivolgersi per avere informazioni e per chiedere assistenza e aiuto, caso per caso". "Tutti impegni confermati e rilanciati dal programma del PD - assicura Turco - che pone l'innovazione come la vera grande sfida da vincere per cambiare e migliorare il nostro Paese. Dall'università alle infrastrutture, dalle imprese private alla pubblica amministrazione. Una sfida che riguarda tutti gli ambiti di intervento". Dall'ambiente, "con la spinta alla ricerca per nuove fonti energetiche", alla medicina, "con lo sviluppo della telemedicina e l'incremento degli sforzi per la cura delle malattie rare", dalla pubblica amministrazione, "con l'informatizzazione e lo sviluppo di nuove tecnologie per migliorare i servizi ai cittadini", al mondo delle imprese, "da incentivare nella spinta all'innovazione in tutti i campi". "Si tratta - conclude - quindi di una visione nuova dell'impegno pubblico nella ricerca, da non considerare più come un settore a sé, ancorato, come troppe volte avviene ancora in Italia, a logiche di frammentazione e di dispersione delle risorse e delle conoscenze. La ricerca deve, infatti, attraversare in modo trasversale tutti i settori della vita economica e sociale, uscendo dai particolarismi e collegandosi funzionalmente agli obiettivi di crescita e sviluppo del Paese".
L'Italia, rilevano i ricercatori su Nature, non sta nemmeno applicando la strategia di Lisbona varata dall'Unione Europea e che prevede di investire il 3% del Pil nella ricerca entro il 2010. L'Italia, osservano, 'e' una delle nazioni che investono meno in ricerca (meno dell'1,5% del Pil contro il 3,86% della Svezia, il 2,51% della Germania, il 2,13% della Francia e l'1,73% del Regno Unito'. Gli scienziari sono solo 2,7 per ogni 1.000 abitanti, contro la media di cinque e sei, rispettivamente, di Europa e Stati Uniti. 'Senza ulteriori investimenti l'economia italiana ne soffrira', creando cosi' un danno anche per le future generazioni'.
Secondo i ricercatori 'la scarsa attenzione dedicata alla scienza da parte della campagna elettorale italiana purtroppo riflette anche un disinteresse generale in tutto il Paese.
Alcuni ritengono che il sistema universitario italiano non sia competitivo e pertanto non valga la pena investirvi finche' non saranno attuate le riforme. Ma tali riforme non saranno possibili se non si incrementano gli investimenti per la ricerca'. Attualmente, osservano, 'gli stanziamenti in bilancio per la ricerca arrivano a coprire solo gli stipendi del personale e non sono previsti altri fondi che potrebbero servire ad incoraggiare e stimolare i migliori scienziati. Forse la comunita' scientifica italiana non e' riuscita a far capire l'importanza della scienza per creare imprese innovative e occupazione qualificata, che sono la chiave per un futuro prospero. Ma i nostri amministratori nazionali devono assumersi questa responsabilita' e dare la massima priorita' agli investimenti in ricerca e tecnologia'.
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"E' fondamentale raddoppiare i fondi da destinare alla ricerca e all'innovazione e raggiungere almeno l'obiettivo del 2% del Pil, ma questo non servira' a nulla se prima non interverremo sul metodo di attribuzione di questi fondi, che deve essere all'insegna della massima trasparenza". Lo sottolinea Ignazio Marino, chirurgo e presidente della Commissione sanita' del Senato, che ha scritto a Nature in risposta alla lettera dei ricercatori italiani in pubblicazione domani sulla rivista scientifica, in cui si denuncia la mancanza di attenzione, nella campagna elettorale dei principali leader candidati premier, alla necessita' di aumentare i fondi per la ricerca. "Il tema della ricerca - ci tiene a precisare Marino - e' ben presente nel programma del Partito democratico ed e' un impegno su cui lavoriamo con determinazione". Ma un aumento di fondi non risolve il problema, se non verranno assegnati premiando il merito. Per Marino, infatti, "la vera piaga e' nei meccanismi clientelari delle universita' e dei centri di ricerca, dove pochi baroni gestiscono e si dividono i fondi senza rispettare alcun meccanismo meritocratico. Il Partito democratico - aggiunge - fara' in modo che i finanziamenti per la ricerca siano assegnati secondo il principio del 'peer review', ovvero il giudizio tra pari, un metodo adottato in tutto il mondo occidentale, l'unico che premia il merito e assicura la trasparenza".
"Non e' una dichiarazione elettorale - sottolinea ancora Marino - ma un metodo che abbiamo gia' sperimentato, vincolando in Finanziaria 16 milioni di euro per i giovani ricercatori sotto i 40 anni. La selezione e' attualmente in corso e la Commissione incaricata di giudicare i progetti migliori tra i 1.720 presentati, e' composta da dieci scienziati, anche loro con meno di 40 anni, la meta' dei quali lavora in centri stranieri. Nessun barone, nessuna possibilita' di nepotismo. Questi fondi passeranno a 81 milioni di euro a partire dall'anno prossimo, e sono certo che se sara' il Partito democratico a guidare il Paese - conclude - promuoveremo questo metodo che assicurera' crescita intellettuale, culturale ed economica".
"Le preoccupazioni espresse dai ricercatori su Nature sono le stesse che ho io, e che mi hanno convinto ad accettare la candidatura al Senato della Repubblica" Lo afferma Umberto Veronesi, capolista del Pd al Senato in Lombardia, sottolineando che il suo intento "e', infatti, di portare la scienza in Parlamento, incentivando l'interesse e la cultura delle ricerca scientifica". I miei obiettivi, sottolinea Veronesi, "sono di portare l'attuale investimento in ricerca italiano al livello dei paesi piu' avanzati, vale a dire dall'attuale 0,9 % all'1.5 % del Pil, di creare un percorso di carriera piu' solido per i giovani ricercatori e di affrontare in modo approfondito il rapporto fra scienza e societa', promuovendo la cultura scientifica a partire dai programmi di istruzione dei ragazzi delle scuole medie e dei licei". La crescita del mondo della scienza, conclude l'esponente del partito Democratico, "e' presente nel programma del Pd, e la richiesta che mi ha fatto Veltroni di candidarmi e' l'espressione concreta della sua volonta' di darle voce".
Il ministro della Salute Livia Turco risponde all'appello dei ricercatori e, contro 'la fuga dei cervelli', rilancia: "L'innovazione è la grande sfida del Paese", ricordando che per la sanità sono stati raggiunti stanziamenti record e sviluppati impegni per oncologia, neuroscienze e malattie rare. "La sollecitazione ad un maggiore impegno nella ricerca e nella scienza che ci proviene oggi da alcuni illustri ricercatori italiani va senz'altro raccolta, proseguendo negli indirizzi già avviati in questi due anni di governo", dichiara il ministro in un comunicato in risposta all'appello di alcuni scienziati italiani. "A partire dalla ricerca sanitaria, per la quale abbiamo registrato l'aumento record a 350 milioni di euro l'anno degli stanziamenti, intervenendo contestualmente sul piano della trasparenza per l'assegnazione dei fondi, attraverso bandi pubblici e selezione dei progetti da parte di Commissioni indipendenti con il metodo del peer review", ricorda Turco, aggiungendo: "In questi venti mesi abbiamo anche avviato azioni contro la piaga tutta italiana della 'fuga dei cervelli', vincolando una fetta cospicua delle risorse ai progetti presentati da giovani ricercatori italiani". "Un'idea - annuncia il ministro - che ha avuto immediato successo con la presentazione di oltre 1.700 progetti, tutti di ricercatori "under 40", che saranno selezionati nelle prossime settimane". Il ministro poi sottolinea "la spinta a settori nevralgici, come l'oncologia e le neuroscienze, ma anche il cambio di passo nella ricerca sulle malattie rare, che ci ha permesso di dare risposte concrete a questi malati e alle loro famiglie. Abbiamo infatti stanziato 30 milioni di euro l'anno per tre anni per la ricerca, esteso l'esenzione dal ticket ad altre 109 malattie rare e istituito un "numero verde nazionale", cui tutte le famiglie possono rivolgersi per avere informazioni e per chiedere assistenza e aiuto, caso per caso". "Tutti impegni confermati e rilanciati dal programma del PD - assicura Turco - che pone l'innovazione come la vera grande sfida da vincere per cambiare e migliorare il nostro Paese. Dall'università alle infrastrutture, dalle imprese private alla pubblica amministrazione. Una sfida che riguarda tutti gli ambiti di intervento". Dall'ambiente, "con la spinta alla ricerca per nuove fonti energetiche", alla medicina, "con lo sviluppo della telemedicina e l'incremento degli sforzi per la cura delle malattie rare", dalla pubblica amministrazione, "con l'informatizzazione e lo sviluppo di nuove tecnologie per migliorare i servizi ai cittadini", al mondo delle imprese, "da incentivare nella spinta all'innovazione in tutti i campi". "Si tratta - conclude - quindi di una visione nuova dell'impegno pubblico nella ricerca, da non considerare più come un settore a sé, ancorato, come troppe volte avviene ancora in Italia, a logiche di frammentazione e di dispersione delle risorse e delle conoscenze. La ricerca deve, infatti, attraversare in modo trasversale tutti i settori della vita economica e sociale, uscendo dai particolarismi e collegandosi funzionalmente agli obiettivi di crescita e sviluppo del Paese".
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