Arrestato maresciallo CC che spacciava droga
Invece di distruggere, come falsamente attestato, un quantitativo di hashish pari a 86 chilogrammi sequestrato dai Carabinieri durante un'operazione contro il traffico di droga, ne consegnò una parte ad alcuni complici così da poterlo immettere sul mercato illegale: con questa ipotesi accusatoria è stato arrestato questa mattina un maresciallo dei carabinieri in servizio presso la compagnia di San Giovanni in Persiceto, nel Bolognese. Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Bologna coordinati dalla Procura del capoluogo emiliano. Il sottufficiale dovrà rispondere di detenzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente aggravata dall'ingente quantità, falso ideologico e peculato. Nel corso della stessa operazione sono stati arrestati anche il presunto complice del militare, accusato di spaccio di droga, ed altre due persone con ruoli minori. Sette le perquisizioni domiciliari effettuate ed altrettante le persone indagate di cui solo una appartenente all'Arma dei Carabinieri.
Il maresciallo finito in manette era già indagato per un'altra vicenda legata alla sparizione di 800 grammi di hashish dalla caserma di San Giovanni in Persiceto. Un ammanco emerso durante le periodiche ispezioni dei militari. In questo caso non fu ritrovato il verbale di distruzione e così i militari avvisarono prontamente l'autorità giudiziaria per verificare eventuali responsabilità nelle procedure di custodia dello stupefacente. Dalle verifiche operate a ritroso sull'operato del maresciallo sono emersi alcuni particolari che hanno portato al suo arresto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il sottufficiale avrebbe, nel novembre 2009, attestato falsamente la distruzione di 86 chilogrammi di hashish presso l'inceneritore di Granarolo dell'Emilia e dunque se ne sarebbe appropriato in modo indebito. Dopo alcuni giorni due bolognesi (tra le persone indagate) furono arrestati a Palermo perchè trovati in possesso di 55 chilogrammi di hashish. La Procura ritiene che la droga sequestrata a Palermo sia parte del quantitativo di hashish di cui il militare dichiarò la distruzione mai avvenuta. A questa conclusione gli inquirenti sono arrivati attraverso due accertamenti.
Primo, in entrambe le partite era impressa sui panetti di hashish la lettera "P". Inoltre, un esame condotto dall'istituto forense di tossicologia dell'Università di Bologna ha rilevato la perfetta coincidenza tra l'hashish sequestrato a Palermo ed alcuni campioni provenienti dalla partita bolognese conservati dai militari. L'accusa ritiene che il maresciallo cedette parte della droga al suo complice e ad un altro soggetto (indagato a piede libero perchè nei suoi confronti c'è un quadro indiziario più leggero) i quali, a loro volta, consegnarono lo stupefacente (55 chilogrammi di hashish) ai due bolognesi poi arrestati a Palermo. Nel corso delle perquisizioni domiciliari sono state rinvenuti 600 grammi di hashish nell'abitazione della donna arrestata e 62 grammi di cocaina oltre a 8mila euro ed un bilancino di precisione nell'abitazione di E.G. Nella sua abitazione, infine, è stata scoperta una divisa dell'Arma priva di mostrine. Il procuratore aggiunto di Bologna,Valter Giovannini, nel manifestare apprezzamento per l'operato dei carabinieri e per la rapidità delle indagini, riferendosi al maresciallo arrestato ha sottolineato che si tratta di "una macchia immediatamente ripulita" ma "nulla sposta in merito al legittimo orgoglio che tutti gli appartenenti all'Arma di Bologna e Provincia devono avere nello svolgere il loro lavoro".
Il maresciallo finito in manette era già indagato per un'altra vicenda legata alla sparizione di 800 grammi di hashish dalla caserma di San Giovanni in Persiceto. Un ammanco emerso durante le periodiche ispezioni dei militari. In questo caso non fu ritrovato il verbale di distruzione e così i militari avvisarono prontamente l'autorità giudiziaria per verificare eventuali responsabilità nelle procedure di custodia dello stupefacente. Dalle verifiche operate a ritroso sull'operato del maresciallo sono emersi alcuni particolari che hanno portato al suo arresto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il sottufficiale avrebbe, nel novembre 2009, attestato falsamente la distruzione di 86 chilogrammi di hashish presso l'inceneritore di Granarolo dell'Emilia e dunque se ne sarebbe appropriato in modo indebito. Dopo alcuni giorni due bolognesi (tra le persone indagate) furono arrestati a Palermo perchè trovati in possesso di 55 chilogrammi di hashish. La Procura ritiene che la droga sequestrata a Palermo sia parte del quantitativo di hashish di cui il militare dichiarò la distruzione mai avvenuta. A questa conclusione gli inquirenti sono arrivati attraverso due accertamenti.
Primo, in entrambe le partite era impressa sui panetti di hashish la lettera "P". Inoltre, un esame condotto dall'istituto forense di tossicologia dell'Università di Bologna ha rilevato la perfetta coincidenza tra l'hashish sequestrato a Palermo ed alcuni campioni provenienti dalla partita bolognese conservati dai militari. L'accusa ritiene che il maresciallo cedette parte della droga al suo complice e ad un altro soggetto (indagato a piede libero perchè nei suoi confronti c'è un quadro indiziario più leggero) i quali, a loro volta, consegnarono lo stupefacente (55 chilogrammi di hashish) ai due bolognesi poi arrestati a Palermo. Nel corso delle perquisizioni domiciliari sono state rinvenuti 600 grammi di hashish nell'abitazione della donna arrestata e 62 grammi di cocaina oltre a 8mila euro ed un bilancino di precisione nell'abitazione di E.G. Nella sua abitazione, infine, è stata scoperta una divisa dell'Arma priva di mostrine. Il procuratore aggiunto di Bologna,Valter Giovannini, nel manifestare apprezzamento per l'operato dei carabinieri e per la rapidità delle indagini, riferendosi al maresciallo arrestato ha sottolineato che si tratta di "una macchia immediatamente ripulita" ma "nulla sposta in merito al legittimo orgoglio che tutti gli appartenenti all'Arma di Bologna e Provincia devono avere nello svolgere il loro lavoro".
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