Sabato 6 giugno 2026
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Aspro confronto dottrinale sui clandestini mussulmani morti in mare verso l'Italia

MONDO
Notizia ·
Una disputa senza precedenti sta scuotendo i vertici dell'Islam. Al centro della discussione alcune recenti sentenze religiose - "fatwa" - del Gran Muftì d'Egitto Alì Jumaa, uno dei massimi esponenti della dottrina islamica. Nel mirino si trova, in particolare, il pronunciamento in cui il religioso definiva i 22 clandestini annegati al largo della Calabria il 28 ottobre scorso non "martiri" ma "avidi di denaro".

Il quotidiano palestinese al Quds al Arabi spiega ieri in prima pagina il conflitto in corso, che vede contrapposti al Muftì alcuni "dotti della Legge" - "ulema" - appartenenti all'Università al Azhar, massima autorità dell'Islam sunnita nel mondo. Gli ulema in un comunicato, diffuso sotto la sigla "Fronte degli Ulema di al Azhar", condannano la fatwa del Muftì senza mezzi termini e la definiscono "fuori dalla Shariya" (Legge islamica), accusando il religioso di essere "connivente col governo e con l'Occidente".

Alì Jumaa, dal canto suo, ha risposto per le rime e ha deciso di adire le vie legali. Secondo il quotidiano, ha denunciato alla giustizia egiziana gli ulema di al Azhar. Si tratta di un passo senza precedenti: mai era accaduto prima che il vertice di un'alta istituzione dottrinaria, quale è il Gran Muftì, ricorresse alla giustizia ordinaria contro un'altra importante istituzione religiosa.

La fatwa sui clandestini sta creando molti grattacapi all'importante esponente religioso. Il Centro ricerche islamiche di al Azhar - ha riferito ieri il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat - non ha voluto omologare la sentenza del Muftì e, in una "vivace riunione cui ha partecipato lo stesso Jumaa", ha affermato che contrariamente a quanto dice il Muftì, i clandestini periti il 28 ottobre "sono martiri, perché sono andati via in cerca di lavoro per la loro sopravvivenza". E questa ricerca, sostiene al Azhar, è né più né meno che "Jihad", cioè "lotta", in questo caso per la vita.

Oltre alla sentenza sui clandestini, al Jumaa è sul banco degli imputati anche per altri suoi pronunciamenti. Tra questi, una fatwa che permette a "ragazzi e ragazze di convivere promuiscuamente nelle università".

Il conflitto in corso, in realtà, sembra solo un ennesimo episodio che vede il Muftì contrapposto a settori più integralisti dell'Islam egiziano, a partire dai Fratelli musulmani. Secondo al Quds al Arabi, al Jumaa sarebbe accusato di "estrema subalternità alla cultura americana", perché ha il torto "d'aver studiato per lunghi anni in scuole straniere". In questo senso, non è escluso che sia in corso una manovra per estrometterlo dalla prestigiosa carica di direttore della Casa delle Fatwa, l'organo di stato che ha l'ultima parola in materia di dottrina.
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