Associazione Cannabis Terapeutica, appello ai parlamentari
Appello a Parlamentari e Senatori:
la nostra Associazione, composta da medici, esperti del settore e pazienti, non può che plaudire la volontà del Legislatore di stabilire delle norme che rendano la cura del dolore una realtà effettiva ed efficace nel nostro paese, così come di istituire una rete di centri per le cure palliative delle patologie degenerative ed irreversibili.
Riteniamo anche importante che in questo testo unificato adottato come testo base sia stata ricordata la possibilità di intervenire mediante l'utilizzo di farmaci cannabinoidi.
L'importanza di tali sostanze farmacologicamente attive è dimostrata dal fatto che una semplice ricerca sulla banche dati biomediche internazionali, ad esempio quella della famosa National Library of Medicine americana, permette di trovare centinaia di citazioni di articoli scientifici riguardanti i cannabinoidi nella terapia del dolore e dei sintomi della sclerosi multipla, della spasticità, della nausea e del vomito dopo chemioterapia, della sindrome da deperimento in corso di AIDS e di gravi altre patologie.
Per questo consideriamo estremamente interessante che questa classe di sostanze sia stata presa in considerazione come possibilità palliativa mediante una semplificazione delle procedure per averne accesso.
Rammentiamo infatti che la Cannabis indica nelle forme di foglie, olio e resina fa parte e ha sempre fatto parte della Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana, ma purtroppo sul mercato italiano non è disponibile alcun farmaco di questo tipo. Si è costretti così, una volta che un medico abbia deciso di avvalersi di tali sostanze per la terapia dei sintomi di un proprio paziente, a dare inizio a una laboriosa procedura di importazione dall'estero. Infatti farmaci cannabinoidi sono da molti anni ormai impiegati in vari paesi stranieri con l'approvazione degli organi di controllo governativi, quali ad esempio la severa Food and Drugs Administration americana.
Le nostre perplessità risiedono nel fatto che nella proposta di legge in questione sia espressamente nominato un solo cannabinoide (il cosiddetto Delta-8-tetraidrocannabinolo -THC) che risulta essere presente in bassissima concentrazione nei preparati a base di Cannabis, meno dell'uno per cento del Delta-9 THC (si noti il 9 al posto dell'8, quando un numero fa la differenza!), che è il più importante principio attivo della pianta, tanto che presumibilmente si tratta di un artefatto del processo di estrazione e analisi, ed infatti ha un'attività molto minore. L'unico studio clinico riguardante tale sostanza risale ormai a quattordici anni fa, anche se peraltro si trattava di una interessante ricerca che dimostrava la sua efficacia come farmaco anti-vomito nei bambini sottoposti a chemioterapia per il tumore, con scarsi effetti collaterali.
Tutti gli altri studi clinici riportati in letteratura hanno utilizzato altri tipi di cannabinoidi, e ricordiamo che sono stati finora caratterizzati almeno 66 tipi di queste sostanze.
Quel che, inoltre, è più grave è che nessuno dei farmaci in commercio contiene o è caratterizzato in base a questa molecola, che non si ritrova nel Marinol, nel Cesamet, nel Sativex, nel Bedrocan, nel Bediol, nel Bedrobinol (questi i nomi commerciali dei medicinali). E tutti i malati italiani che vengono attualmente curati con i cannabinoidi ovviamente utilizzano proprio questi farmaci: se tale Legge, una volta promulgata, venisse applicata alla lettera, di fatto una terapia con cannabinoidi diverrebbe virtualmente impossibile!
Anche un precedente Decreto del Ministero della Salute (del 18 aprile 2007) riguardante l'aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, prendeva in considerazione i principi attivi contenuti in questi farmaci (Delta-9-THC, Trans-delta-9-THC e Nabilone).
Non vorremmo che la buona volontà del Legislatore fosse incappata in un qui pro quo chimico - farmacologico, anche se comprendiamo che si tratta di una materia complessa e altamente specialistica, ma che una volta fissata in termini ufficiali potrebbe avere gravi ripercussioni di tipo pratico per la cura dei pazienti.
Auspichiamo quindi che la proposta di Legge venga perfezionata con le opportune integrazioni, riportanti i principi attivi cannabinoidi "dimenticati".
*Francesco Crestani
Medico-Chirurgo
Presidente dell'Associazione Cannabis Terapeutica
la nostra Associazione, composta da medici, esperti del settore e pazienti, non può che plaudire la volontà del Legislatore di stabilire delle norme che rendano la cura del dolore una realtà effettiva ed efficace nel nostro paese, così come di istituire una rete di centri per le cure palliative delle patologie degenerative ed irreversibili.
Riteniamo anche importante che in questo testo unificato adottato come testo base sia stata ricordata la possibilità di intervenire mediante l'utilizzo di farmaci cannabinoidi.
L'importanza di tali sostanze farmacologicamente attive è dimostrata dal fatto che una semplice ricerca sulla banche dati biomediche internazionali, ad esempio quella della famosa National Library of Medicine americana, permette di trovare centinaia di citazioni di articoli scientifici riguardanti i cannabinoidi nella terapia del dolore e dei sintomi della sclerosi multipla, della spasticità, della nausea e del vomito dopo chemioterapia, della sindrome da deperimento in corso di AIDS e di gravi altre patologie.
Per questo consideriamo estremamente interessante che questa classe di sostanze sia stata presa in considerazione come possibilità palliativa mediante una semplificazione delle procedure per averne accesso.
Rammentiamo infatti che la Cannabis indica nelle forme di foglie, olio e resina fa parte e ha sempre fatto parte della Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana, ma purtroppo sul mercato italiano non è disponibile alcun farmaco di questo tipo. Si è costretti così, una volta che un medico abbia deciso di avvalersi di tali sostanze per la terapia dei sintomi di un proprio paziente, a dare inizio a una laboriosa procedura di importazione dall'estero. Infatti farmaci cannabinoidi sono da molti anni ormai impiegati in vari paesi stranieri con l'approvazione degli organi di controllo governativi, quali ad esempio la severa Food and Drugs Administration americana.
Le nostre perplessità risiedono nel fatto che nella proposta di legge in questione sia espressamente nominato un solo cannabinoide (il cosiddetto Delta-8-tetraidrocannabinolo -THC) che risulta essere presente in bassissima concentrazione nei preparati a base di Cannabis, meno dell'uno per cento del Delta-9 THC (si noti il 9 al posto dell'8, quando un numero fa la differenza!), che è il più importante principio attivo della pianta, tanto che presumibilmente si tratta di un artefatto del processo di estrazione e analisi, ed infatti ha un'attività molto minore. L'unico studio clinico riguardante tale sostanza risale ormai a quattordici anni fa, anche se peraltro si trattava di una interessante ricerca che dimostrava la sua efficacia come farmaco anti-vomito nei bambini sottoposti a chemioterapia per il tumore, con scarsi effetti collaterali.
Tutti gli altri studi clinici riportati in letteratura hanno utilizzato altri tipi di cannabinoidi, e ricordiamo che sono stati finora caratterizzati almeno 66 tipi di queste sostanze.
Quel che, inoltre, è più grave è che nessuno dei farmaci in commercio contiene o è caratterizzato in base a questa molecola, che non si ritrova nel Marinol, nel Cesamet, nel Sativex, nel Bedrocan, nel Bediol, nel Bedrobinol (questi i nomi commerciali dei medicinali). E tutti i malati italiani che vengono attualmente curati con i cannabinoidi ovviamente utilizzano proprio questi farmaci: se tale Legge, una volta promulgata, venisse applicata alla lettera, di fatto una terapia con cannabinoidi diverrebbe virtualmente impossibile!
Anche un precedente Decreto del Ministero della Salute (del 18 aprile 2007) riguardante l'aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, prendeva in considerazione i principi attivi contenuti in questi farmaci (Delta-9-THC, Trans-delta-9-THC e Nabilone).
Non vorremmo che la buona volontà del Legislatore fosse incappata in un qui pro quo chimico - farmacologico, anche se comprendiamo che si tratta di una materia complessa e altamente specialistica, ma che una volta fissata in termini ufficiali potrebbe avere gravi ripercussioni di tipo pratico per la cura dei pazienti.
Auspichiamo quindi che la proposta di Legge venga perfezionata con le opportune integrazioni, riportanti i principi attivi cannabinoidi "dimenticati".
*Francesco Crestani
Medico-Chirurgo
Presidente dell'Associazione Cannabis Terapeutica
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