Domenica 7 giugno 2026
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Assolto Mario Riccio. Non e' omicidio!

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Proscioglimento con formula piena per il medico anestesista Mario Riccio che interruppe la ventilazione meccanica che teneva in vita Piergiorgio Welby, affetta da una gravissima forma di distrofia muscolare. La decisione e' del gup Zaira Secchi la quale, accogliendo oggi la richiesta del pubblico ministero Francesca Loi e del difensore di Riccio, Giuseppe Rosso Divita, ha dichiarato il non luogo a procedere contro il medico perche' il fatto non costituisce reato.
Con la sentenza e' stato dichiarato in sostanza che Welby aveva il diritto di interrompere la ventilazione meccanica e che il medico aveva il dovere di assecondare la sua richiesta. Durante l'udienza di oggi e' stata anche interrogata la moglie di Welby, Mina, che si e' dichiarata molto soddisfatta della decisione.
Per l'avvocato Giuseppe Rossodivita che ha assistito il medico Riccio "la sentenza pronunciata oggi e' molto importante perche' riconosce i diritti del malato tutelati dagli art. 13 e 32 della Costituzione che gli consentono di rifiutare le terapie o la prosecuzione delle terapie non piu' volute anche quando questa interruzione possa determinare la morte del malato stesso". Il difensore ha aggiunto: "Il paziente e' l'unico titolare del diritto. Il medico interviene per adempiere al suo dovere come riconosciuto dalla sentenza di oggi".
Nel corso dell'udienza il gup Zaira Secchi ha anche ascoltato la moglie di Welby, Mina, che a sua volta, conclusa l'udienza, si e' dichiarata molto contenta della decisione. "Anzi, ci speravo tanto e me lo aspettavo". L'aspettativa nasce dal fatto che per circa un'ora e mezzo il giudice ha chiesto a Mina Welby qual e' stato l'iter della malattia di suo marito entrando nei particolari.
"Quando un giudice chiede cose personali sul consenso della persona interessata -ha detto Mina Welby- era chiaro che di fronte a tanti particolari la decisione doveva essere quella di un proscioglimento. Io ho detto tutto sul decorso della malattia di mio marito; come abbia cercato di vivere al meglio; era informato della sua malattia. Addirittura non mi voleva sposare perche', diceva, 'altrimenti mi avrebbe rovinato la vita'. Io ho insistito, ci siamo sposati siamo stati 27 anni insieme. Nel 1997 la prima crisi". Mina Welby ha poi spiegato che il marito trovo' nei Radicali un appoggio, un megafono per le sue intenzioni di condurre una battaglia. "Non sono stati i Radicali a usarlo -ha detto- ma lui a usare loro. Tornando indietro io rifarei tutto. Spero che il Parlamento ora riesca a fare qualche cosa in nome di Piergiorgio".
Prosciogliendo il medico Mario Riccio il giudice Zaira Secchi ha preso in considerazione anche la disposizione dell'art. 51 del Codice penale il quale afferma che "l'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorita' esclude la punibilita'".
Con la decisione di oggi e' stato posto fine a una battaglia giudiziaria che ha sempre visto la Procura della Repubblica di Roma decisa a sostenere la necessita' di prosciogliere Mario Riccio. Ad una prima richiesta il giudice Renato Laviola anziche' accogliere le richieste della Procura aveva disposto che l'ufficio del pubblico ministero formulasse il capo di imputazione nei confronti di Riccio. Di conseguenza l'esame del caso, nel quale era stato ipotizzato il reato di omicidio del consenziente, era passato per ragioni procedurali al gup Zaira Secchi che oggi ha ascoltato a lungo la moglie di Welby accogliendo, infine, le argomentazioni esposte sia dalla Procura sia dalla difesa.

LE REAZIONI

Dal punto di vista personale è un grande sollievo quello che mi viene dalla sentenza di oggi. L'accusa di omicidio del consenziente poteva portarmi quindici anni in carcere, non c'era da scherzare...". Il dottor Mario Riccio tira un sospiro di sollievo dopo il verdetto di non luogo a procedere emesso dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma. "In linea generale dico che oggi si scrive una pagina molto importante, perché - spiega - noi eravamo sicuri di quel che avevamo fatto, ma è stato stabilito che tutte le terapie sono interrompibili".
"Tutte le cure, anche quelle salvavita si possono interrompere. Lo dice la Costituzione. Il paziente può delegare la sospensione della somministrazione medica ad una persona, questa delega è un permesso. Io ho posto in essere il volere del paziente e non bisogna cadere in speculazioni etiche, politiche, religiose". Parlando di eutanasia, ad esempio? "Certamente. E' stato messo in dubbio il volere di Welby, la sua capacità d'intendere, come se non fosse capace, costretto da un ordine politico e non da un suo espresso desiderio". L'Ordine dei medici l'aveva già assolta. "Anche in quel caso -ricorda l'anestesista- si era riconosciuto che le terapie non possono essere eseguite contro il volere del paziente. Questo concetto è sempre stato vigente, con la vicenda Welby oggi si è ribadito. Per questo, in questo non caso, l'eutanasia non c'è mai entrata niente. E' una manovra per fare sciacallaggio, l'aveva spiegato bene il cardinal Martini dicendo che non ci si doveva far confondere". "Anche papa Wojtila rifiutò il respiratore. In teoria, insomma, Giovanni Paolo II poteva essere ancora vivo. Possiamo dire che nel suo caso è stata fatta una eutanasia? No. Ed allora si deve dire che anche con Welby si è riconosciuto un diritto sancito dalla Costituzione".

"L'assoluzione di Mario Riccio e' una conquista straordinaria della nonviolenza radicale di Piergiorgio Welby, dell'associazione Coscioni, di Mario Riccio e di quanti in questi mesi hanno lottato per l'affermazione del diritto a scegliere sulla propria salute, sulle proprie cure e sul proprio corpo". Marco Cappato, segretario associazione Coscioni ed europarlamentare radicale, commenta cosi' l'assoluzione.
"Ci auguriamo e ci impegneremo perche' da oggi il paese dell'agonia e della tortura di Giovanni Nuvoli abbia la forza di essere piu' civile e piu' rispettoso delle volonta' dei malati italiani qualunque esse siano: di assistenza, di terapia, di interruzione senza dolore di terapie". Come radicali, prosegue l'europarlamentare, "ci batteremo in Parlamento e fuori per l'estensione attraverso il testamento biologico di tale diritto nel momento in cui non si sia piu' in grado di intendere e volere; ci batteremo anche per il diritto dei malati terminali che pur non dipendono da trattamenti sanitari e anche per l'eutanasia legale e controllata contro l'attuale eutanasia selvaggia e clandestina". Conclude Cappato: "I fondi che stanno arrivando e arriveranno all'associazione Coscioni per le spese processuali, saranno utilizzati per aiutare i Welby e i Nuvoli di tutta Italia".

"Sono molto contenta. Ci speravo tanto. In qualche modo posso dire che me l'aspettavo. Era complicato, perché il giudice quando deve decidere su queste cose deve valutare il consenso della persona, il suo proposito". Così la moglie di Piergiorgio Welby, Mina, ha commentato la sentenza.
"Oggi in aula, davanti al giudice, ho parlato della mia storia con Piergiorgio. Ho parlato degli anni passati insieme, a partire dal 1978. Lui era informatissimo, già allora. Non voleva che lo sposassi, mi diceva: 'ti rovino la vita'. Io invece gli ho risposto: se non mi sposi me ne vado". Nel '97 ci fu la prima grave crisi respiratoria. "Avevamo un patto di non aiutarlo se non c'era più nulla da fare. Poi, però, lui mi disse che non ce la faceva e allora chiamai l'ambulanza e lui andò in ospedale".
Adesso? "Ora spero che il Parlamento intervenga e vari una legge sul testamento biologico. Piergiorgio Welby voleva una legge sull'eutanasia in Italia. Con internet ha saputo della situazione che c'è in Olanda, in Belgio. Scelse così di andare dai Radicali, e attraverso di loro, aveva voce, avere un megafono per spiegare le sue ragioni. Le ragioni di chi era nelle sue condizioni. E' lui, insomma, che si è servito dei Radicali".
Rifarebbe tutto se tornasse indietro? "Certamente. Non cambierei nulla". Arrivare al 20 dicembre, però, non è stato facile. "Abbiamo cercato un medico. Un primo anestesista si era rifiutato. Riccio invece ha voluto parlare con Piergiorgio e lui con la sua voce gli ha detto cosa voleva: prima la sedazione e poi il resto".

Il non luogo a procedere per il medico Mario Riccio, dice l'on. Donatella Poretti, radicale della Rosa nel Pugno e segretaria della Commissione Affari Sociali, e' una buona notizia, che riapre uno spiraglio di ottimismo in una vicenda sintomatica dello Stato italiano, dove reato e peccato rischiano ogni giorno che passa di confondersi sempre di piu'.
Ricordiamo, infatti, che si era arrivati all'imputazione coatta nei confronti dell'anestesista da parte del Gip, Renato Laviola, il quale respingendo la richiesta di archiviazione della Procura di Roma aveva parlato di un "sacro inviolabile e indisponibile diritto alla vita. Un limite invalicabile da tutti gli altri diritti, compreso quello costituzionale dell'autodeterminazione, fissato nell'articolo 32 della Carta, secondo cui nessuno puo' essere obbligato al trattamento sanitario.
Quelle parole accompagnate dall'imputazione coatta facevano intravedere un processo inquisitorio: un giudice che vuol condannare senza l'accusa, un processo senza un reato (nemmeno per la Procura), ma con la pena gia' scritta da un giudice accusatore.
Alla fine di questo episodio, la ragione e' per fortuna tornata a prevalere nel Tribunale di Roma con la decisone del Gup, Zaira Secchi, che ha prosciolto con formula piena il dr. Riccio perche' il fatto non costituisce reato!
Ora la parola torna alla politica, che ha un solo compito: far rispettare l'articolo 32 della Costituzione anche per quando il paziente non e' in grado di esprime la propria volonta' (a differenza dei casi di Welby o di Nuvoli), che puo' essere rispettata appieno attraverso il testamento biologico. Ecco perche' credo profondamente che serva non una legge comunque, ma una buona legge!

La sentenza con la quale il Gup di Roma ha prosciolto da tutte le accuse Mario riccio, 'ribadisce un principio cardine della democrazia'. Lo spiega Cinzia Caporale, componente del Comitato nazionale di Bioetica. Specificando che si tratta di un 'commento preliminare non avendo letto il dispositivo della sentenza', la studiosa ribadisce che 'sarebbe stato terrificante se fosse stato attenuato il diritto del malato a rifiutare qualsiasi terapia, anche quella salvavita'. Allo stesso tempo, pero', commentando le motivazioni del Gup che individuano una sorta di dovere del medico ad ottemperare alle richieste del paziente, Caporale precisa che tale diritto 'va contemperato con il diritto del medico da agire secondo scienza e coscienza'.

"Il proscioglimento di Mario Riccio è una bella notizia, siamo sollevati e soddisfatti perché, come spesso accade, dalla società arrivano segnali di apertura che la politica fa fatica a cogliere". La senatrice Erminia Emprin, capogruppo Prc in commissione Sanità, commenta così il proscioglimento del medico. "La sentenza afferma che Welby aveva il diritto di chiedere l'interruzione della ventilazione meccanica e che il medico aveva il dovere di assecondare la sua richiesta. Ricordo che si tratta di un diritto costituzionale e infatti Riccio non avrebbe dovuto subire un procedimento. Speriamo che il Parlamento sia in grado di tradurre e legiferare sul diritto dei malati".

Una sentenza 'saggia, che pone al centro il principio di autodeterminazione del paziente e che ci vede favorevoli'. Cosi' il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnom), Amedeo Bianco. 'Gia' la commissione medica dell'Ordine di Cremona aveva messo in relazione il comportamento di Riccio con l'osservanza del principio del rispetto della volonta' del paziente, con la possibilita' per quest'ultimo di appellarsi al principio di autodeterminazione per la sospensione delle terapie'. La sentenza di oggi, ha proseguito il presidente Fnom, 'si inserisce quindi nel filone delle sentenze che danno appunto la prevalenza al principio di autodeterminazione del paziente e questa e' una scelta saggia'. Infatti, 'laddove il malato e' capace e informato, e' abilitato a decidere circa la sospensione della terapia cui e' sottoposto; questo e' cosa completamente diversa dall'eutanasia o dall'abbandono terapeutico, ma si tratta di una scelta consapevole da parte di un paziente capace di intendere'. Bianco ha quindi ricordato come il principio di autodeterminazione del paziente sia 'fondamentale' nel Codice deontologico medico, 'proprio come lo sono il principio di rifiuto dell'eutanasia o dell'abbandono terapeutico'. Quanto alla questione del Testamento biologico, 'gli impedimenti sono innanzitutto di carattere politico, ma se si conviene che in questo ambito c'e' bisogno di definire delle regole, allora e' il Parlamento il luogo deputato a decidere le regole'.

'I magistrati devono applicare le leggi, non interpretarle o riscriverle alla luce dei propri personalissimi convincimenti ideologici. La decisione del gup di Roma di prosciogliere il dott. Mario Riccio, non applica, e anzi disattende, gli articoli 579 ('Omicidio del consenziente') e/o 580 ('Istigazione o aiuto al suicidio') del codice penale e, sancendo un diritto all'eutanasia, che e' giuridicamente insussistente, perche' non previsto in alcun luogo normativo e tantomeno costituzionale, costituisce un precedente pericolosissimo, in grado di spalancare la porta all'aberrazione dei medici trasformati da garanti della vita a 'dottor Morte', che staccano la spina ai malati invece di curarli e alleviare la loro sofferenza'. Lo dichiara l'onorevole Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito. 'Con la sua decisione il gup ha sancito che l'eutanasia in Italia e' legale; che il nostro ordinamento costituzionale e giuridico considera la vita un bene disponibile e tangibile e riconosce, tutela e garantisce il diritto alla morte per mano di un terzo. Quando la realta' e' opposta: per la legge italiana, piaccia o non piaccia al gup, se la morte sopraggiunge per mano di un terzo, quest'ultimo ne diventa responsabile, anche se vi e' il consenso alla propria morte da parte della vittima'. 'Del resto rimettere le decisioni soltanto ed esclusivamente al paziente ed assegnare al medico il ruolo di mero esecutore della volonta' del malato, come ha fatto il gup con la sua decisione, non puo' che condurre ad un'inquietante deriva. Il paziente, infatti, puo' anche rifiutare interventi come, ad esempio, l'aiuto alla respirazione, l'alimentazione e l'idratazione parenterali, ma tale volonta' non vincola nessuno, perche' nessuno puo' disporre del bene-vita, tantomeno del bene-vita altrui. Un discorso che vale a maggior ragione per il medico, il quale, per la sua specifica professione, ha il dovere di effettuare gli interventi salvavita'. 'Insomma, quando si parla di interventi salvavita, come la ventilazione polmonare, l'alimentazione e l'idratazione parenterali, il diritto del paziente a veder rispettata la propria volonta', la propria autonomia e la propria autodeterminazione terapeutica, di esercitare in sostanza la propria liberta', - conclude Pedrizzi - trova un limite insuperabile nella tutela di un bene, la vita appunto, ritenuto dalla Costituzione stessa e dalla nostra legislazione ordinaria, indisponibile e intangibile'.

La Federazione italiana medici di medicina generale, attraverso il suo segretario nazionale Giacomo Milillo, esprime soddisfazione per l'assoluzione di Mario Riccio. Fondamentale per la Fimmg e' tuttavia che scelte del genere vengano prese collegialmente tra medico, paziente e famiglia; tra i quali deve sussistere un rapporto duraturo, di conoscenza profonda della malattia, delle volonta' del paziente e della storia familiare. "Della sentenza pensiamo tutto il bene possibile se il magistrato ha ritenuto di avere gli elementi per assolvere il medico. Ogni persona ha il diritto di poter lasciare le proprie volonta' (di scegliere o rifiutare le cure che gli vengono offerte). Nel caso di Welby non si e' trattato di eutanasia se l'interruzione delle cure e' stata l'esecuzione di una sua volonta'. In questo caso non c'e' motivo di condannare il medico". Quanto alla necessita' di una legge che faccia chiarezza, Milillo ha sottolineato che questa sarebbe di aiuto non tanto ai medici (che si limitano a eseguire la volonta' del paziente) quanto ai pazienti che con la nomina di un fiduciario si assicurano che le proprie volonta' verranno eseguite, indipendentemente dalle opinioni della famiglia. "Proprio sulla figura del fiduciario la legge dovrebbe insistere, per evitare strumentalizzazioni da parte della famiglia".

No comment del Vaticano sulla sentenza. Il card. Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la salute, vuole leggere con attenzione le motivazioni della sentenza che ha prosciolto Riccio. In un recente intervento, tuttavia, il porporato aveva ricordato che non rientrano nella definizione di accanimento terapeutico l'alimentazione e l'idratazione, che tecnicamente comprende anche l'uso del respiratore. "Questi interventi non possono in se stessi costituire un accanimento terapeutico, perche' non sono terapie ma il modo ordinario di soddisfare bisogni del paziente". Nel suo intervento, il card. Barragan aveva ricordato i sei punti dai quali deriva per la morale cristiana la liceita' del testamento biologico, ricordando che in mancanza di essi questo strumento sarebbe ritenuto illecito dalla Chiesa: "attenzione - aveva avvertito - a non far passare forme di eutanasia dissimulate". Per la Santa Sede, il primo punto discriminante e' la necessita' che sia espresso "un consenso informato alla decisione del medico curante di evitare sempre l'eutanasia e di rinunciare all'accanimento terapeutico, in modo che il paziente possa prendere nelle proprie mani gli ultimi momenti dell'esistenza". Secondo il card. Barragan, e' necessario che il criterio per fissare la sproporzionalita' delle terapie tenga conto "dell'evoluzione e del progresso della medicina" e "dell'eventuale cambiamento delle circostanze economiche, sociali, familiari e di politica sanitaria", cioe' della possibilita' concreta, che e' in crescita, di assistere e dare sollievo al paziente". Un altro punto qualificante e' per la Chiesa l'individuazione di "un vero fiduciario che intervenga soltanto nel caso d'incoscienza del malato terminale, con la certezza morale di interpretare la volonta' del paziente evitando l'accanimento terapeutico e non favorendo mai l'eutanasia".

"Sono felice per Mario Riccio e per tutti coloro che, al dila' dei pietismi, agiscono con amore e professionalita' per il rispetto della dignita' umana. Con questa sentenza si apre una nuova strada, che puo' rendere meno tormentoso il destino di quanti, come fu per Piergiorgio Welby e come e'tuttora per Giovanni Nuvoli, decidono di ribellarsi alla sofferenza quando questa diviene una vera e propria forma di tortura. Rita Bernardini esprime la sua soddisfazione per il proscioglimento del dott. Riccio che, come ha specificato il giudice 'ha fatto solo il suo dovere di medico', e l'apertura della giurisprudenza ad una concreta salvaguardia dei diritti dei malati terminali. La battaglia condotta con determinazione dall'associazione Luca Coscioni e dai radicali segna un altro punto fondamentale a favore della persona, sostenendo il dovere di uno Stato laico di offrire liberta' di scelta e garantire condizioni di vita umane. Con la decisione di oggi, il leader radicale Piergiorgio Welby coglie con pienezza il successo della sua battaglia pienamente politica, civile, umana".

"Il non luogo a procedere nei confronti di Mario Riccio e' una decisione molto importante per l'affermazione dei diritti dei cittadini e per la stessa vita della nostra democrazia. Il giudice Zaira Secchi ha ribadito che la richiesta di Piergiorgio Welby era legittima e che il comportamento del dottor Riccio e' stato corretto, anzi e' stato doveroso in quanto ha rispettato le volonta' del paziente. Nessun reato, dunque: una condotta pienamente legittima di un medico che ha risposto ad una richiesta drammatica, ma tutelata dai principi fondamentali della Costituzione italiana e del Codice di Deontologia Medica, in linea peraltro con quella che era stata fin dall'inizio la posizione del pubblico ministero. Non posso che prendere atto con grande piacere di questa decisione, con l'orgoglio di rivendicare come questa sia stata una battaglia radicale. E che continua ad essere una battaglia per tutti coloro che vivono situazioni simili a quella di Welby. Una battaglia di liberta' e di civilta'". Lo afferma il ministro Emma Bonino.

'Il proscioglimento del dottor Riccio e' un fatto positivo e riapre politicamente una questione, quella del testamento biologico, che deve essere affrontata con prudenza, ma che non puo' essere elusa'. Lo afferma Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia. 'La normativa italiana, come ha confermato quest'oggi il Gup di Roma, consente ad un paziente vigile e cosciente - secondo un principio di umanita' e di liberta' - di rifiutare le cure e anche di revocare il consenso rispetto a trattamenti precedentemente accettati e consente ai medici di dar corso a questa volonta'; la stessa normativa non consente invece ad un paziente di lasciare direttive anticipate 'cogenti' in ordine alle cure e ai trattamenti che intende accettare o rifiutare nel caso in cui la malattia evolva, portandolo ad uno stadio di incoscienza. E non consente neppure ai medici di rispettare queste direttive'. 'Questo squilibrio obiettivo della normativa e dei diritti riconosciuti ai diversi pazienti non serve a presidiare alcun diritto costituzionale, ma, al contrario, a comprometterne seriamente almeno uno: quello di non essere sottoposti a cure obbligatorie non e' affatto eversivo (e non ha nulla a che fare ne' culturalmente ne' giuridicamente con l'eutanasia) richiedere che il principio del consenso informato, che e' gia' oggi, in modo incompleto, un principio fondamentale dell'ordinamento giuridico italiano, trovi piena attuazione per tutti i pazienti'.

'Provo tanta soddisfazione per il proscioglimento di Mario Riccio, ma e' anche la conferma di una previsione razionale e coerente con i precedenti pronunciamenti della Procura'. Cosi il senatore Salvatore Bonadonna (Rifondazione comunista-Sinistra europea) commenta la decisione del Gup di Roma. 'Questo atto ci ripaga delle amarezze prodotte a una persona come Mario Riccio, che aveva sempre praticato e manifestato al piu' alto livello il senso della partecipazione e della solidarieta' umana nei confronti di Welby penso a come commenterebbe Piero, sicuramente ridendo, e sono particolarmente vicino a Mina Welby che ha raccolto il testimone e come si vede sta continuando l'opera in difesa dei diritti umani. Ora finalmente la politica deve superare le remore e le resistenze e procedere decisamente in generale a sostegno a diritti umani, nello specifico portando a compimento la legge sul testamento biologico'.

Nessuna conseguenza immediata sul caso di Giovanni Nuvoli, ma "ripercussioni pratiche positive potrebbero arrivare". Tommaso Ciacca, il medico anestesista che segue l'ex rappresentante algherese di 53 anni affetto da sclerosi laterale amiotrofica, commenta cosi' il proscioglimento oggi di Mario Riccio. Nessuna novita' immediata, dunque, a sentire Ciacca, nella strategia dell'associazione Coscioni per "interrompre la tortura" cui e' sottoposto Nuvoli. "Il proscioglimento di Riccio e' sicuramente un passo importantissimo verso il riconoscimento pieno dell'autodeterminazione del paziente. Un passo di civilta'", dice. Quanto a Nuvoli, la novita' giudiziaria su Mario Riccio "al momento non avra' conseguenze, dopo che c'e' stato stop di due settimane fa. Al momento non sta interferendo direttamente con la vicenda di Nuvoli. Ma- non esclude- potrebbe portare ripercussioni sul piano giudiziario".

La Consulta di bioetica "plaude al giudice che ha saputo decidere chiudendo definitivamente il caso Riccio, il medico, nostro socio e membro del Comitato scientifico, che con coraggio ha accolto le richieste di Welby circa la sedazione e il rifiuto delle terapie". La decisione del gup romano, secondo l'associazione, "chiude una polemica troppo lunga sulla correttezza del comportamento di Riccio, non solo sul piano deontologico ma anche su quello giuridico". La Consulta, si legge in una nota il presidente Maurizio Mori, "auspica che la decisione sia esemplare e non solo faciliti altri casi oggi gia' esistenti e prossimi, ma consenta ai progetti di legge sul testamento biologico di ripartire, giungendo al piu' presto a una legge liberale, a garantire la volonta' dei cittadini".

"La sentenza di proscioglimento a favore del dott. Riccio crea un pericolosissimo precedente: si rischia una legittimazione dell'eutanasia nel nostro Paese per via giurisprudenziale". Lo sostiene la vicepresidente dei deputati di Fi, Isabella Bertolini, secondo la quale "da oggi in Italia si crea una impunità di fatto per chiunque vorrà porre fine all'esistenza di un altro individuo, gravemente malato, che lo abbia richiesto". "Il principio dell'intangibilità della vita risulta drammaticamente compromesso da questa sentenza. Il nostro dissenso non può che essere assoluto. Purtroppo i paladini dell'eutanasia e del relativismo a tutti i costi troveranno nuovo slancio da questa decisione". "Ora la battaglia deve continuare in Parlamento. Noi faremo di tutto per impedire l'approvazione della legge sul testamento biologico, provvedimento ambiguo e pericoloso, attraverso il quale si tenta di introdurre legalmente l'eutanasia in Italia".

"E' proprio il caso di dirlo: c'e' un giudice a Roma...". Cosi' il deputato azzurro Maurizio Lupi. "La decisione del gup di prosciogliere Riccio e' un fatto di inaudita gravita'. In questo modo, infatti, si sancisce nei fatti un diritto all'eutanasia che la nostra legge non ammette". "Come era prevedibile quanto e' accaduto ha ridato fiato a tutti coloro che, in questi anni, si sono battuti per dare alla legge la liberta' di decidere chi far vivere e chi far morire. Purtroppo non credo siano queste le liberta' di cui il nostro Paese ha bisogno".

La decisione del Gup di Roma "da un lato da' sollievo alla pena di Mina Welby, dall'altro e' un punto importante per l'applicazione delle norme deontologiche dei medici italiani". Il presidente della commissione Sanita' del Senato, Ignazio Marino, si dice "molto contento" del proscioglimento dell'anestesista Mario Riccio. "Sono molto contento avendo conosciuto Mina e Piergiorgio, avendo visto varie volte Mina in questi mesi: credo sia una passo importante dal punto di vista della pena umana che lei ha continuato a sopportare dopo la scomparsa di Piergiorgio". Secondo Marino, quella di Piergiorgio Welby e' stata "una situazione molto chiara, in linea con quanto affermato dalla Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo". Conseguenze della scelta del Gup romano sul caso Nuvoli? "Credo che ogni paziente possa essere sottoposto a trattamenti medici solo col suo consenso".

'In Italia non vi e' alcuna legge che autorizzi l'eutanasia e la soppressione di una vita umana, ancorche' su richiesta del diretto interessato, e' comunque un reato che dovrebbe dare luogo a delle conseguenze giuridiche e penali ben precise. L'assoluzione del dottor Riccio non puo' e non deve in ogni caso assumere un significato simbolico o costituire un precedente per avallare la soppressione indebita di altre vite umane'. Lo afferma in una nota il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. 'L'Udc, in coerenza con i principi cristiani - aggiunge Cesa - continuera' la propria battaglia in Parlamento a difesa del valore della vita dall'inizio, dal suo concepimento, fino alla sua fine naturale'.

'La vicenda e la sua positiva conclusione confermano che ora il Parlamento deve fare la sua parte perche' il vuoto normativo su questioni cosi' delicate non e' tollerabile per i pazienti e le loro famiglie, coinvolti da strazianti dolori, ed anche per i medici, chiamati ad assumersi responsabilita' enormi'. Soddisfazione per il proscioglimento di Mario Riccio e' stata espressa da Tommaso Pellegrino, capogruppo Verde in commissione Affari sociali. Secondo il deputato del Sole che ride, firmatario di una proposta di legge sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico, e' urgente un atto di civilta'. Servono nuove regole per dare maggiori strumenti al Comitato di Bioetica al fine di un pronunciamento rapido sui singoli casi'.

La decisione del Giudice dell'Udienza Preliminare di prosciogliere Mario Riccio 'e' un atto del tutto fuori luogo'. A sostenerlo la senatrice Laura Bianconi, capogruppo di Forza Italia in commissione Sanita', secondo la quale nel caso Welby si e' trattato di 'eutanasia'. 'Rispetto l'autonomia della magistratura ma non capisco le motivazioni che hanno spinto il gup a prosciogliere il dottor Riccio, reo di aver staccato la spina ad un uomo nei confronti del quale il parere del Consiglio superiore di sanita', coinvolto dal ministro della Salute, il 20 dicembre scorso affermava testualmente che 'i trattamenti terapeutici nei confronti di Welby non sono accanimento terapeutico''. In questo modo, afferma, 'il CSS ha sancito che qualsiasi atto volto a porre termine alla vita di Welby sarebbe stato, nei fatti, un diritto all'eutanasia che la nostra legge non ammette. Mi auguro che la cosa non finisca qui e continuero' a battermi affinch, non nasca in Italia una legge che permetta chi far vivere e chi far morire aprendo la strada all eutanasia legalizzata'.

"Non discuto la correttezza giuridica degli atti del giudice, che peraltro non conosco ancora nel dettaglio, ma mi piacerebbe si riflettesse adeguatamente sull'immenso problema deontologico che non dobbiamo rimuovere: la vocazione dei medici e' quella di chi combatte per la vita". Francesco D'Agostino, ex presidente del Comitato nazionale di bioetica e presidente dei Giuristi cattolici sposa la questione dal piano giuridico a quello deontologico. "La questione fondamentale e' che al di la' della decisione giudiziaria, che e' senz'altro saggia e che bisogna rispettare, la cosa importante e' capire che c'e' un profilo deontologico di importanza pari a quello giuridico". Insomma, "se per il diritto e' assolutamente indubbio che ogni cittadino ha il diritto di rifiutare qualsiasi terapia, che non commette un atto illecito il medico che sospende la terapia dopo una valida richiesta del paziente", resta un punto deontologico: "Il principio fondamentale della medicina e' l'impegno per la vita, il sostegno al paziente, in una logica di apertura alla vita". E a Riccio: "Mi sono sempre meravigliato che un medico, che a quanto so ha conosciuto Welby solo l'ultimo giorno, si sia mosso da Cremona non per portare vita ma, eventualmente, per favorire una decisione per la morte".

('Il fatto che l'anestesista, dott. Mario Riccio, sia stato prosciolto dall'accusa di 'omicidio del consenziente' va valutato dopo un'attenta lettura della sentenza e dovra' essere compresa facendo riferimento alla congruita' con l'ordinamento giuridico esistente. Questa sentenza puo' mettere la parola fine a una vicenda giudiziaria, ma apre di nuovo la piu' complessa ed estesa questione delle relazioni tra medico e paziente e della reciprocita' di diritti e doveri personali'. Lo dichiara Adriano Pessina, Direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell'Universita' Cattolica. 'Il cosiddetto 'caso Welby' non e' facilmente riconducibile alla questione strettamente giuridica del diritto del paziente di rifiutare i trattamenti e al riconoscimento del valore dell'autodeterminazione del paziente stesso, ma mette in gioco il significato e il valore della relazione medico-paziente e le differenze che esistono tra rifiuto di un trattamento e sospensione di un trattamento gia' iniziato, e non giudicato ne' futile ne' sproporzionato alla situazione clinica. Risulta difficile pensare che il dott. Riccio abbia compiuto il proprio dovere mentre gli altri rianimatori, che si sono rifiutati di attuare la procedura dell'interruzione della ventilazione artificiale, si siano macchiati della colpa di omissione di atti dovuti. In realta' la questione e' molto piu' complessa di quanto possa apparire rispetto a una delega giuridica alla comprensione della prassi medica, impostazione che in questi anni sta introducendo un approccio puramente procedurale alle complesse relazioni di cura e di assistenza'. 'Esiste una questione etica e antropologica che e' piu' estesa della questione giuridica perche' pone in evidenza la necessita' di trovare criteri condivisi e intersoggettivi per superare il conflitto delle volonta' e delle decisioni dei differenti soggetti coinvolti nelle prassi di cura e di presa in carico di pazienti con gravi patologie disabilitanti'.

Con il proscioglimento del medico anestesista Mario Riccio "si corre il rischio serio di un'ammissione, per via giudiziaria, dell'eutanasia nell'ordinamento giuridico del nostro Paese". Lo afferma il vice presidente dei deputati di Forza Italia Enrico La Loggia, secondo il quale "occorre reagire con determinazione, sul piano legislativo, affinche' questo atto non assuma le caratteristiche di un grave ed inquietante precedente'.

'Guardiamo con preoccupazione alla decisione del Gup di Roma, che ha prosciolto Mario Riccio dall'accusa di omicidio del consenziente: quanto accaduto oggi genera un grave precedente giuridico a cui tutti potranno rifarsi, prime tra tutti le lobby pro-eutanasia, per avere campo libero e introdurre la pratica nel Paese'. Lo afferma, in una nota, il capogruppo Udc alla Camera Luca Volonte'. "Dopo la decisione del Gup, alla quale si puo' ricorrere comunque in appello, qualcuno ha gia' pensato di strumentalizzare l'intera vicenda per pretendere una legge sul testamento biologico. Purtroppo per loro, i dati dell'ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri confermano la completa inutilita' di un provvedimento di questo tipo, al quale noi ci opporremo con forza in ogni sede, preferendo un rapporto di vera alleanza tra medico e paziente e favorendo la cura invece della morte'.

E' stato compiuto "un passo avanti per fare chiarezza in una materia complessa e delicata". Il proscioglimento di Mario Riccio e' "una tappa importante nella definizione di un quadro di riferimento, anche legislativo, utile a garantire il principio di autodeterminazione del paziente previsto dalla nostra Costituzione e dal Codice di deontologia medica". Livia Turco, con una nota, spiega la portata della decisione del Gup romano sull'anestesista che distacco' il respiratore a Piergiorgio Welby. "Ho sempre ritenuto e ritengo non accettabile l'eutanasia- scrive il ministro della Salute- quale azione volontaria di interruzione della vita, mentre sono stata sempre convinta assertrice della necessita' di rispettare le volonta' del malato che non vuole essere curato". Ora, continua, "la parola passa al legislatore che dovra' comprendere le diverse sensibilita' in un quadro normativo ben definito, a garanzia del cittadino e del medico, per far si' che le volonta' del malato possano essere sempre rispettate". Gli "strumenti piu' idonei" allo scopo sono, secondo la responsabile della Salute, sono "il testamento biologico e l'applicazione della Convenzione di Oviedo sui diritti del malato". Strumenti che "sono gia' all'esame del Parlamento, sui quali mi auguro che si sia capaci di trovare la maggiore condivisione possibile trattandosi di una materia di altissimo valore che riguarda la vita e la morte di tutti i cittadini".

"Non discuto la sentenza del giudice, ma trovo che permangono elementi di ambiguita'. Mi auguro che questa sia l'ultima volta che si scateni una bagarre di questo tipo che nuoce ai pazienti, agli scienziati e a tutta l'opinione pubblica". Paola Binetti, senatrice della Margherita, commenta cosi' la decisione del Gup di prosciogliere Mario Riccio. "Il caso Welby resta un caso che ha appassionato l'opinione pubblica al punto tale da aver reso difficile comprendere fino a che punto si fosse trattato di un intervento, quello del dottor Riccio, che aveva accelerato la morte del paziente diventandone concausa, e fino a che punto, invece, si fosse trattato di una sospensione di terapie". Binetti ribadisce: "Accettiamo la decisione del giudice, ma nello stesso tempo auspichiamo che si faccia chiarezza quanto prima nella competenza dei medici che devono prendere queste decisioni e nel dialogo sereno con le famiglie, che devono partecipare a una corretta interpretazione del punto di vista dei familiari malati". In nessun caso, puntualizza la senatrice, "si strumentalizzi la vita, il dolore e la sofferenza grave per posizioni demagogiche che fanno dei diritti alla autodeterminazione il pretesto per la negazione della vita stessa".

'Chi crede fermamente, con il conforto della Costituzione Italiana e della Convenzione di Oviedo, in quel diritto fondamentale della persona rappresentato dall'autodeterminazione del paziente rispetto ai trattamenti sanitari, accoglie con soddisfazione il 'non luogo a procedere' nei confronti del dottor Mario Riccio e ancor piu' il fatto che il giudice abbia riconosciuto come nel corso della vicenda di Piergiorgio Welby egli abbia agito secondo 'il proprio dovere''. Lo afferma, in una nota, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi. 'E' un ulteriore motivo per affrontare finalmente, anche sul piano legislativo, le grandi questioni relative ai diritti del paziente, al testamento biologico e a una interpretazione matura e saggia di quella 'alleanza terapeutica' che deve fondare un rinnovato e consapevole atto tra malato e medico'.

"Basta casi Riccio. La politica si assuma finalmente le sue responsabilita' e approvi in tempi rapidi una legge sul testamento biologico. Per non lasciare i medici e la magistratura soli a decidere caso per caso". Vincenzo Carpino, presidente dell'Aaroi (l'associazione degli anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani), commenta cosi' la vicenda giudiziaria "del collega" Mario Riccio, che ha aiutato il presidente dell'Associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, a morire interrompendo la ventilazione forzata. Una decisione che ha portato il medico a doversi difendere davanti alla Procura di Roma fino all'assoluzione di oggi, da parte del giudice per l'udienza preliminare Zaira Secchi che ha pronunciato il non luogo a procedere. "Non possiamo essere che soddisfatti per la conclusione della vicenda del collega Riccio, fermo restando che abbiamo criticato il suo comportamento piu' volte, perche' noi non siamo i medici che staccano la spina. Ma quelli che salvano le vite. Pero' il vero problema e' politico. La legge sul testamento biologico e' arenata in Commissione Igiene e sanita' al Senato - accusa - dopo almeno 60 audizioni, compresa la nostra. La politica e' latitante e non si assume le sue responsabilita' prendendo tempo e lasciandoci soli. Ma cosi' facendo il rischio e' di trovarsi di fronte a tanti casi Riccio". Gli anestesisti chiedono ai politici di "delineare la cornice entro la quale i medici si possono muovere. Solo su un argomento sono tutti d'accordo, cioe' sul no all'accanimento terapeutico. Ma anche su questo punto serve chiarire cosa si puo' o non si puo' fare. Come per il caso dell'alimentazione e dell'idratazione forzata. Si segua - conclude - l'esempio della legge sul prelievo di organi che ci invidiano all'estero. E si scarichi dal medico anestesista e rianimatore la decisione e la responsabilita' di fronte alle richieste dei malati. Non e' compito nostro decidere".

"Il non luogo a procedere stabilito dal Gup di Roma nei confronti di Mario Riccio rappresenta una ragionevole decisione'. E' quanto sostiene la parlamentare di Forza Italia Chiara Moroni. 'Non si poteva sostenere che la scelta di Riccio di aiutare Piergiorgio Welby avesse potuto costituire un reato. Il proscioglimento del medico ed il dibattito che ancora segue impongono tempi rapidi per una discussione parlamentare che parta dal testamento biologico. Bisognera' affrontare la discussione con competenza ed in maniera non ideologica per varare una legge che tuteli la volonta' del malato, che vieti l'accanimento terapeutico e che introduca efficaci terapie del dolore'.

"La vita non e' un diritto disponibile ne' davanti a Dio, ne' davanti alla legge. Dissentiamo da tante sentenze, anche da questa". Cosi' il segretario della Dc Gianfranco Rotondi commenta la sentenza del Tribunale di Roma di proscioglimento di Mario Riccio. "Uno puo' fare come Corso Bovio ed e' una sua scelta; piu' difficile e' chiedere la collaborazione delle strutture sanitarie per abbandonare questo mondo. Si comincia con la morte dolce e si finisce al suicidio assistito. Altra cosa e' il rifiuto dell'accanimento terapeutico'.

'Il proscioglimento del dott. Riccio e' un atto di grande civilta' giuridica. E' una vittoria di tutte le forze laiche che hanno sostenuto la battaglia dell'Associazione Coscioni e di Radicali Italiani perche' fosse rispettata la volonta' di Welby e posta fine alle sue atroci sofferenze'. E' il commento del capogruppo della Rnp e vicesegretario dello Sdi, Roberto Villetti. 'Non e' un riconoscimento dell'eutanasia entro limiti certi e rigorosi, per la cui introduzione ci battiamo da tempo ma apre le porte al varo del testamento biologico. Come socialisti ci siamo sempre attestati su una frontiera di rispetto della dignita' umana e continueremo a farlo con convinzione'.

"Il proscioglimento dell'anestesista e' una buona notizia per il medico, ma soprattutto perche' e' stata riconosciuta la liberta' di scelta di Welby". Lo afferma la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a palazzo Madama, che aggiunge: "E' un atto di giustizia e di rispetto per la volonta' di una persona". "La liberta' di ciascuno di poter scegliere della propria vita e della propria morte e' un diritto inalienabile che nel caso di Welby e' stato messo violentemente in discussione, fino a vedere negato da parte della Chiesa il funerale religioso. Ora serve una legge sul testamento biologico alla quale stiamo lavorando in Senato che possa dare una normativa in materia".

"Il proscioglimento del dottor Mario Riccio e' un fatto di indubbia rilevanza giuridica ed etica e certamente provoca turbamenti nelle coscienze dei medici e di quanti assistono malati cronici, inguaribili e terminali". Ad affermarlo e' Domenico Di Virgilio, capogruppo di Forza Italia alla Commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale del Dipartimento Sanita' di Forza Italia. "Non sta a me entrare nel merito della sentenza ma, da medico, mi chiedo se non sia stato profondamente leso quel rapporto di fiducia tra medico, paziente e famiglia che e' alla base da sempre di una medicina a misura d'uomo. Per poter prendere delle decisioni cosi' drammatiche occorre profonda conoscenza del paziente, della sua storia familiare e della malattia". "Come ha fatto il dottor Riccio partendo da una citta' cosi' lontana, in pochissime ore a stabilire questo rapporto di fiducia con il signor Welby? Perche' il medico curante che da tempo lo seguiva non si e' dichiarato disponibile, a mio parere con ragione, a praticare quanto poi fatto dal dottor Riccio? Quali profondi turbamenti questa sentenza provochera' negli oltre 2.500 pazienti in stato vegetativo persistente presenti in Italia, nei medici che li seguono e nei loro familiari?". "A queste domande non potra' mai rispondere nessuna legge neanche quella sul testamento biologico, ma solo la coscienza del medico che ha stabilito un rapporto duraturo, profondo e fiduciario con il malato".

"Prendiamo atto della sentenza del giudice che ha prosciolto dall'accusa il medico che stacco' la spina a Welby e la rispettiamo". Lo afferma Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera. "Con questo atto si chiude una vicenda giudiziaria complessa ma rimane inevasa la domanda che la dolorosa vicenda di Welby ha posto alle nostre coscienze di legislatori prima che alla nostra sensibilita' privata di cittadini". Per il capogruppo Idv "non bisogna attendere un nuovo caso Welby per trovare il coraggio di legiferare su un tema cosi' delicato ma ineludibile e non piu' procrastinabile come quello del testamento biologico". Auspico "che il Parlamento trovi il tempo e il modo per legiferare su questo tema e che i parlamentari, nella loro prima qualita' di legislatori, trovino la forza e il coraggio di dare al paese una legge in materia, andando oltre schieramenti preconcetti e arroccamenti ideologici".

"Dopo l'assoluzione da parte del Gup di Roma di Mario Riccio e' ora necessario che il Parlamento dia vita a una legge sul testamento biologico, che tuteli il diritto di ogni persona di decidere come e in che misura sottoporsi a cure mediche ed anche il diritto di rifiutarle". Lo dice Silvana Mura deputata di Idv. "Il problema non e' decidere sulla vita o sulla morte ma sulla dignita' di una persona che deve essere tutelata anche e soprattutto nella malattia e nella sofferenza". La legge e' necessaria, commenta la parlamentare dell'Idv, "proprio per evitare che temi cosi' delicati siano regolati da precedenti giurisprudenziali come la sentenza odierna, e' necessario che il legislatore si pronunci dando vita ad un'apposita legge in materia".

'Rispettata la Costituzione e la volonta' soggettiva del paziente'. E 'il commento del senatore del gruppo Verdi - Pdci Gianpaolo Silvestri, vicepresidente della commissione sanita' del Senato, al proscioglimento del medico anestesista Mario Riccio. 'E' pure un utile sprono affinche' la dichiarazione anticipata di volonta', meglio conosciuta come testamento biologico, esca dalle secche dei veti incrociati. Mi auguro che la Commissione, dopo le numerosissime audizioni, giunga alla stesura del testo, io senz'altro lavorero' in tal senso'.

("L'assoluzione di Riccio e' una buona notizia, ma allo stesso tempo ci deve far riflettere. E' necessario che ci sia la legge che intervenga su questa questione e che non siano le procure della Repubblica a dover dire cio' che e' lecito e cio' che non e' lecito. C'e un vuoto normativo da colmare". Lo afferma Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera intervenendo sul caso Welby.

'Restiamo sbigottiti per la decisione del gup, che ha ordinato il "non luogo a procedere" nei confronti di Riccio, indagato per 'omicidio del consenziente' perche' il fatto non costituisce reato. Aspettiamo di leggere le carte, ma da quello che trapela la decisione e' gravissima, perche' di fatto legalizza un caso di omicidio creando un precedente molto pericoloso'. Lo afferma Massimo Polledri, della lega, che rincara: 'Un magistrato ha liberamente interpretato la legge, per ridare fiato alle trombe dei paladini del testamento biologico e dell'eutanasia'. A suo giudizio, 'il gup ha disatteso il codice penale e sancito per motivi prettamente ideologici un diritto all'eutanasia che in Italia non esiste e non e' previsto ne' dalla giurisprudenza ne' dalla Costituzione. Inoltre il gup, inteso come singola persona, non puo' decidere di un caso di omicidio, che deve essere sottoposto al giudizio di un tribunale o della corte d'assise. La sentenza di non luogo a procedere e' assolutamente inaccettabile. Su un tema eticamente tanto delicato forzare la mano e' inutile e pericoloso'.

"E' una scelta di buon senso, siamo pienamente soddisfatti per la conclusione di questa vicenda". Cosi' Salvo Cali', segretario nazionale del sindacato medici italiani (SMI). "Un medico, un collega, e' stato ingiustamente perseguito giudiziariamente solo per aver fatto correttamente il suo lavoro". E continua: "Ci auguriamo che non ci siano altri casi come quello di Mario Riccio e che si colmi il vuoto legislativo su questa delicata materia". Per il presidente del sindacato dei medici "il nostro Paese ha gia' dimostrato di essere maturo perche' si affronti questo tema senza ideologismi e senza ingerenze di nessun tipo". Serve "una legge che metta al centro della sua azione il cittadino e che consenta al medico di operare con serenita'".

"Si tratta di un passo in avanti per i diritti del cittadino malato. Se il Parlamento latita, e' attraverso le aule dei tribunali che si fanno strada prima nuove consapevolezze e poi nuove leggi. Onore, dunque, al Dr. Riccio; un ringraziamento speciale per l'avv. Giuseppe Rossodivita, che ha ancora una volta dimostrato la sua sensibilita' militante Âà e una concreta speranza per Giovanni Nuvoli". Cosi' Silvio Viale, membro del Comitato Scientifico di Exit-Italia e del Comitato Nazionale dei Radicali Italiani. "Ora, dopo la sentenza di Roma, non ci sono piu' scuse per l'Ordine dei Medici; prenda un posizione chiara sulle questioni di fine vita: la volonta' liberamente espressa, in qualunque forma, dal singolo paziente deve essere rispettata e attuata, sempre e comunque". Per Viale "il vero vincitore, oggi, e' Piero Welby: la sua iniziativa nonviolenta continua a produrre effetti sulle vite di migliaia di cittadini malati, in tutta Italia".

"Contraria all'eutanasia" e "convinta della possibilita' di arrivare in Parlamento a una legge sul testamento biologico". Questa la posizione di Fiorenza Bassoli, senatrice dell'Ulivo e relatrice del disegno di legge 'arenato' in Commissione Igiene e sanita' del Senato. "Mentre sul caso personale di Mario Riccio non voglio dire altro se non che rispetto le decisioni della magistratura". Secondo la senatrice, che ha l'arduo compito di trovare una sintesi tra le diverse proposte depositate a palazzo Madama, "bisogna avere fiducia nel legislatore, che deve trovare il giusto inquadramento della distinzione tra l'eutanasia e l'accanimento terapeutico, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione", che sancisce il diritto dei cittadini a non essere sottoposti ad alcun trattamento medico obbligatorio. Per 'portare a casa' una legge pero', avverte Bassoli, "servono larghe intese, e bisogna andare oltre le posizioni preconcette". Il cammino del disegno di legge resta comunque accidentato. "La discussione in Commissione si e' interrotta dopo le prime due sedute per altre scadenze concomitanti, come i provvedimenti sull'intramoenia e ora quello sulla semplificazione degli adempimenti legislativi connessi alla tutela della salute. Dunque la discussione proseguira' con la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva". Bassoli non vuole parlare di tempi: "L'iter sara' quello regolamentare. Dunque la discussione generale e poi, spero, la presentazione del testo unico. Non e' interesse di nessuno portare la discussione alle calende greche".
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